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sabato 18 febbraio 2017

Politecnico di Torino:L'ironia dello studente Marco Rondina verso le autorità presenti






Ha spiazzato la platea lo sveglio studente del Politecnico,sono sorrisi amari quelli che ho visto nel filmato,almeno sicuramente i personali,ha descritto un'Italia che non c'è,e chissà nonostante l'auspicio del medesimo,se mai ci sarà.

E' vero,abbiamo dei professionisti validissimi in questo paese,di pari passo a studenti come Marco,peccato che siano gestiti dal potere in un modo ignobile.

I.S.

iserentha@yahoo.it

giovedì 12 gennaio 2012

A Torino la vecchia cabina telefonica ritorna importante




Una cabina multifunzione di Madrid


La nuova vita della vecchia cabina

di Andrea Rossi

Torino installa il prototipo: serve per telefonare, andare su Internet, caricare scooter e automobili

Le davate per morte? Fuori dal tempo? Obsolete? Sbagliavate. Le cabine telefoniche sono più vive che mai. A dispetto del boom dei telefoni cellulari ne sono rimaste ben 130 mila in tutta Italia. D’accordo, solo qualche anno fa erano quasi il triplo. E solo quest’estate l’Authority per le telecomunicazioni ha autorizzato Telecom a sradicarle una a una: 30 mila l’anno. Nel 2016 sarebbero dovute scomparire del tutto.

Non succederà. Molte rimarranno in funzione. E una buona parte verrà riconvertita in qualcosa di avveniristico. Il primo prototipo sarà installato tra qualche settimana a Torino. La città è capofila in Italia per il progetto europeo Smart City, la piattaforma per le città intelligenti che il ministro per l’Università Francesco Profumo ha definito «un’opportunità strategica per il sistema della ricerca italiano e per la crescita del nostro Paese».

L'articolo completo

CLICK CABINA MULTIFUNZIONE



Nonostante tablet,smartphone e ogni possibilità di accesso a internet,per chi ne è sprovvisto un'ottima opportunità da sfruttare,con la possibilità ulteriore di poter caricare scooter e auto elettriche.

@ Dalida @


sabato 8 gennaio 2011

To-bike sharing:La bici a noleggio piace ai torinesi e non solo

Il Bike sharing piace: in sette mesi venduti cinquemila abbonamenti




Sono oltre 300 le bici in distribuzione nelle 45 stazioni attive oggi

SILVIA CAPRIOGLIO


TO Bike, il servizio di bike sharing della Città, ha festeggiato ieri i suoi primi 7 mesi di attività con numeri che smentiscono la tradizionale immagine di "bogia nen" dei torinesi. Hanno infatti raggiunto quota 5 mila gli abbonati, con un’adesione che resta sempre alta anche con l’inizio della stagione invernale. Sono oltre 300 le bici in distribuzione nelle 45 stazioni attualmente attive, le ultime due inaugurate questo mercoledì in piazzetta Lagrange e in corso Re Umberto angolo via Legnano. E nel corso del mese è previsto il taglio del nastro per altre 5 postazioni, anche al di là delle zone più battute del centro; oltre a corso San Maurizio angolo via Giulia di Barolo e corso Marconi angolo via Ormea, anche in via Padova angolo corso Regio Parco, lungo Dora Firenze angolo ponte Bologna e corso Montelungo, in piazza d’Armi.

Intorno al migliaio i prelievi giornalieri, a fronte dei 250 circa del periodo delle feste, a conferma di come TO Bike sia un servizio soprattutto legato alla quotidianità cittadina e all’uso della bicicletta per andare in ufficio, all’università o per sbrigare le commissioni in centro. Il servizio piace infatti un po’ a tutte le fasce d’età e categorie professionali, ma in particolare a studenti, impiegati e liberi professionisti tra i 20/30 anni e i 40/50. Complice del successo anche i costi contenuti: 25 euro per l’abbonamento annuale, 8 per il settimanale e 5 per il giornaliero. Così in centinaia l’hanno scelto come regalo eco da mettere sotto l’albero per amici e parenti.

L’idea di godersi la città sulle due ruote è stata gradita anche dai turisti, abituati a servizi analoghi nelle grandi capitali europee, che hanno acquistato 300 abbonamenti giornalieri e oltre 100 settimanali. In via Milano 2 è infatti attivo lo Spazio TO Bike, aperto tutti i giorni, weekend compreso (lunedì, mercoledì, venerdì ore 7-13; martedì e giovedì 13-20, sabato e domenica 9-15; numero verde 800548040 attivo dal lunedì al sabato 7-20). Sul sito www.tobike.it gli utenti possono inoltre dare un voto alle loro stazioni preferite e sollecitare l’apertura di nuove; in pole position la richiesta di aprirne una in zona ospedale Mauriziano.
Forse in molti hanno capito che muoversi a due ruote pedalando in città,è la forma più economica e veloce,si può prendere un mezzo pubblico dalla cintura,scendere alla fermata più vicina al posteggio bike sharing e se fortuna vuole posteggiare in un altra piazzola,se poi anche i turisti aumentati notevolmente in questi ultimi anni scelgono in buon numero di utilizzare il giornaliero,la scommessa iniziata alcuni mesi fa risulta già vinta.

@ Dalida @

giovedì 16 dicembre 2010

Bye,bye Peyrano,l'ultimo cioccolato di questo Natale



Giuseppe Peyrano

Per oltre un secolo è stato
un punto di incontro
per gli estimatori
dell'eccellenza torinese

DI FRANCA CASSINE

C’era una volta una famiglia torinese. Proprio come una fiaba d'altri tempi potrebbe cominciare la storia dei Peyrano e del loro cioccolato, finito ieri nell’elenco dei grandi marchi falliti, con un presente fatto di esercizio provvisorio e un futuro legato ai possibili acquirenti di marchio e laboratori. Una storia fatta di passione, di intuito imprenditoriale, di caparbietà e di tanto lavoro. Una storia che dalle rive del Po ha fatto il giro del mondo grazie a un marchio, quello di Peyrano, diventato sinonimo di cioccolato. E la fama dei prodotti ha raggiunto un livello tale che, nell'era di Internet non poteva mancare un gruppo creato su Facebook chiamato «Amo il cioccolato Peyrano» pieno zeppo di dichiarazioni passionali per le golosità a base di cacao, mentre la Lancia nella gamma di colori della sua Musa ha addirittura creato quello «cioccolato Peyrano».

Il racconto ha radici lontane. Si comincia con Giacomo Peyrano che nulla aveva a che fare con l’attività dolciaria, essendo lui proprietario di un imbarcadero sul fiume Po. A scoprire la passione per i dolci è il suo primogenito, Antonio che diventa apprendista nella ditta cioccolatiera Baratti & Milano, trasferendosi poi nel 1912 con le sorelle Lucia e Giovanna e il piccolo Giacomo (detto Giacolin) ad Ancona.

Qui viene assunto dalla ditta Capobianchi in qualità di tecnico della cioccolata, mentre Lucia ricopre la funzione di responsabile incarto delle caramelle. E’ la laboriosa Lucia che decide nel 1914 di tornare a Torino per avviare l'attività di produzione e vendita di caramelle che prende il nome di Peyrano Lucia, con sede in corso Moncalieri. Purtroppo a causa della guerra il negozio deve chiudere, ma riaprirà nel 1919 e, con il ricongiungimento dei fratelli Antonio, Giovanna e Giacolin, l’attività comincerà a decollare. Grazie anche ai suggerimenti e all’esperienza acquisita da Antonio, nel 1920 i fratelli decidono optare per il cioccolato che viene lavorato rigorosamente a mano. Solo intorno al 1924 verrà acquistato il «mélangeur» che cambierà il modo di creare i prodotti e segnerà l’inizio di un'era di grande crescita per la ditta Peyrano, facendone aumentare a dismisura la fama.

A mastro Antonio succede Giacomo, coadiuvato a partire dal 1932 dalla moglie Angiola e nel 1953 è il turno di Giuseppe, primogenito della coppia, a fare il suo ingresso in azienda che introduce attrezzature tecnologicamente all’avanguardia e consente così di ampliare la varietà dei cioccolatini. Il 1963 segna una svolta perché i Peyrano rilevano la storica pasticceria Pfatisch situata in corso Vittorio Emanuele 76, aggiungendo così all’esperienza maturata nella produzione di cioccolato la nuova sfida della pasticceria (dolce e salata) e quella della confetteria. La boutique viene ribattezzata Peyrano Pfatisch e diventa la seconda sede della famiglia.

E se negli anni Sessanta a Giuseppe subentra il fratello Giorgio con la moglie Bruna e la cognata Giulia, è l’anno 2002 che segna un cambiamento epocale nella storia aziendale. Giuseppe e la moglie Giulia acquistano le quote societarie del fratello Giorgio e della moglie, e le girano a membri della famiglia Maione, gruppo industriale napoletano. Grazie a questa fusione viene ampliato il volume d’affari inaugurando, prima a Napoli poi a Roma e successivamente in tutta Italia, boutique firmate Peyrano.



Sarebbe davvero un peccato se uno dei simboli del cioccolato torinese e piemontese finisse di esistere,ma come spiega bene l'articolo sono anni che la famiglia Peyrano vive una difficile storia societaria,anche il passaggio di mano alla società napoletana non ha avuto i risultati sperati.

@ Dalida @

martedì 16 novembre 2010

A Torino il testamento biologico è una realtà



Mai più casi Eluana a Torino. Un segnale chiaro e forte al Parlamento, «che approvi in fretta una legge in grado di regolamentare questo delicato tema capace di dividere le coscienze». E’ questa la sostanza del documento a cui ieri sera il Consiglio comunale di Torino ha detto sì - nonostante i malumori dei cattolici (in primis Calgaro e Olmeo dell’Api) e la netta contrarietà dell’opposizione («si tratta solo di una farsa, neanche fossimo in «Second Life») - con 21 sì, 4 no, 11 astenuti. Questo registro dei Testamenti Biologico nato grazie a una delibera popolare (primo firmatario il presidente dei Radicali italiani Silvio Viale) firmata da 2800 persone ha così concluso il suo iter amministrativo.

Torino non è la prima città italiana a intervenire sulla questione: Pisa, Firenze, Vicenza, Genova e il X Municipio di Roma hanno già approvato l’istituzione del Registro. «Condivido i contenuti della delibera e rispetto la partecipazione popolare: senza i Radicali - ha esordito il sindaco Chiamparino - che hanno promosso la legge sul divorzio, l’Italia sarebbe più povera per quanto riguarda i diritti civili». E ha aggiunto: «Oggi non è un problema di democrazia o di procedure formali. In Italia, nella contrapposizione tra laicismo e confessionalismo è stata mutilata la possibilità di accrescere il patrimonio dei diritti civili. Un primo passo verso un riconoscimento della centralità della persona, all’interno del contesto di relazioni in cui vive. E’ un invito a meditare, un segnale che manda la Città di Torino per accelerare la discussione e le decisioni del Parlamento. L’unica preoccupazione che ho è il sovraccarico burocratico che può derivare al Comune, che assume nuove funzioni senza avere ulteriori risorse».

Insieme con la delibera è stata approvata (28 sì, 4 no e 4 astenuti) una mozione di accompagnamento (primo firmatario il capogruppo Pd Andrea Giorgis) con la quale si chiede alla giunta di attivare ogni forma di comunicazione verso i cittadini perché possano esercitare la propria autodeterminazione sul trattamento sanitario di fine vita.

Dura l’opposizione: «Quello di Torino è diventato un Consiglio delle realtà virtuali» (Ghiglia, An-Pdl); «E’ una forzatura politica perché su questo tema il Comune non ha competenze» (Zanolini, Fli); «Provvedimento inutile e inopportuno» (Angeleri, Lega Nord). Spiazzante ciliegina sulla torta, la dichiarazione dell’assessore che dovrà tradurre in pratica la delibera, il super cattolico assessore Ferraris (Moderati): «Un segnale utile per il dibattito nazionale: una provocazione politica, insomma senza risvolto pratico».

Seppure la votazione comunale di ieri ha dato il via libera alla possibilità dei cittadini torinesi di avvalersi del testamento biologico,sia effettivamente un'opportunità quasi simbolica,può far riflettere l'intero paese sulla questione,poichè non si vuole obbligare chicchessia a scegliere o meno l'ultima volontà,ovvero l'accanimento terapeutico,bensì dovrà essere una libera scelta,da organizzarsi per tempo,naturalmente.

@ Dalida @

mercoledì 3 novembre 2010

Quando l'arte fa acqua e raccoglie con la bacinella!

La sala Gam incriminata,la Galleria d'arte moderna di Torino






Infiltrazioni nella sala
appena inaugurata. I visitatori:
«E’ un’installazione?»

EMANUELA MINUCCI

Il marito: «Scusa ma che ci fa un’opera di Kounellis nel bel mezzo della mostra di Licini?». Risposta della moglie: «Ma che Kounellis! Non vedi che ci cade davvero l’acqua nella bacinella? Piove dal soffitto!». Ancora il marito: «Quanto scommettiamo, non vedi come è transennata l’area? Questa è arte povera cara mia, è tutto spiazzamento, elevazione dell’oggetto comune ad opera d’arte».

Intervento (salvifico e accompagnato da sorrisino imbarazzato) di un’addetta alla sala: «Signori, in effetti, la galleria si scusa perché questo è uno spazio nuovissimo e appena riqualificato, ma con tutta questa pioggia sgocciola acqua dal soffitto e siamo costretti a raccoglierla in una bacinella».

La scenetta - che sembra tratta dal film «Dove vai in vacanza» con la ruspante coppia Sordi-Longhi impegnata in un’esilarante visita alla Biennale di Venezia - è accaduta sul serio, lunedì mattina, alla Gam, nell’appena inaugurata sala espositiva che ospita la magnifica antologica di Osvaldo Licini (con i suoi cento capolavori). E purtroppo quella bacinella bianca transennata in blu non era un’opera d’arte, ma solo un modo per raccogliere la pioggia che trasudava dal tetto in una luminosa sala inaugurata un mese fa.

Com’è possibile che piova all’interno di un museo costruito nel 1953 e più volte restaurato? E che rischi corrono le opere esposte in quella sala? La presidente della Fondazione Musei Giovanna Cattaneo si sente di tranquillizzare i frequentatori della sua Gam e anche gli amanti dell’arte in generale: «Questo museo - spiega - purtroppo, ha da sempre problemi con la pioggia, anzi, nei Sessanta fu chiusa per tredici anni perché l’edificio aveva addirittura dei problemi di tenuta statica». Aggiunge: «Con il tempo si sono fatti diversi interventi di restauro conservativo ed ora le condizioni dello stabile sono di gran lunga migliorate. Purtroppo, però, i lavori di risistemazione del tetto dell’ala adibita alle mostre temporanee sono ancora in corso e di fronte a questa pioggia eccezionale il soffitto ha avuto una piccola perdita che abbiamo comunque provveduto a mettere in sicurezza». Conclude: «Contiamo sul fatto che nel tempo più rapido possibile questi problemi vengano risolti».

Anche l’assessore alla Cultura Fiorenzo Alfieri - che è subito stato informato dalla direzione della Gam dell’allarme infiltrazioni - parla di problemi strutturali: «Quell’edificio rivela da sempre una sofferenza congenita, in ogni caso non c’è alcun rischio per le opere d’arte che sono ben lontane dall’unico punto in cui ci sono stati problemi di perdite che andranno comunque risolti al più presto». Insomma, alla Gam anche la pioggia ha un valore storico. Ma si spera che l’installazione temporanea delle bacinelle finisca.


La notizia pare simpatica,soprattutto dalla conversazione dei due signori,i quali aprono un siparietto niente male sulla presunta arte e l'effettiva miseria dell'infiltrazione,in una struttura relativamente giovane e ristrutturata più volte negli anni senza successo.
Qui non c'entrano i fondi tagliati alla cultura dal "prodigioso" attuale esecutivo,molto attento nel tagliare fondi alla cultura e prodigo al via,vai di escort in ogni dove...
Bensì all'infinito pozzo senza fine dei lavori pubblici,economicamente carissimi per la collettività,senza raggiungere standard vicini alla decenza.

Archiviamo anche questa!!

@ Dalida @

mercoledì 6 ottobre 2010

Vignette in esposizione:Torino archivio di stato fino a dicembre

Archivio di Stato-Piazza Castello-Torino-dal 7 ottobre all'11 dicembre








Da Cavour a Garibaldi sino ai nostri tempi,una rassegna nata per commemorare anticipatamente il prossimo anniversario dell'Unità d'Italia.

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mercoledì 22 settembre 2010

Torino,la provocazione del ricercatore nel far lezione sotto il ponte



L’ansia prima dell’esame è la stessa di sempre. Quello che fa strano è trovarsi con gli appunti in mano seduti a terra, all’aria aperta, davanti a una lavagna appesa a un muro tempestato di murales, con il Po che scorre un metro più in là. Ieri, gli studenti di Architettura hanno sostenuto l'orale di Principi di statica sotto il ponte Regina Margherita. È la scelta provocatoria fatta per protesta dal titolare del corso, Giorgio Faraggiana. Come dire: l'Università è ridotta a far gli esami sotto i ponti.

Faraggiana è uno dei ricercatori «indisponibili»: non più disposti, cioè, a fare attività d'insegnamento diversa da quella prevista per legge. La loro figura dovrebbe occuparsi soltanto della didattica «integrativa»: assistenza agli studenti, consulenza su piani di studio e tesi. In pratica, i ricercatori tengono interi corsi, senza che questa attività (che sottrae ore proprio alla ricerca), sia riconosciuta.

Gli esaminandi sotto il ponte sono solidali. «È giusto protestare - afferma Stefano Lattanzio, 22 anni - la riforma peggiora l'offerta didattica, specie per quanti verranno dopo di noi». «Ho scoperto dal portale di facoltà che l'esame era sotto un ponte - dice Matteo Giglioli - mi sembra un'ottima iniziativa. Non è poi così bizzarro: i ponti sono argomenti di studio, il docente ci porta spesso ad analizzarli dal vivo».

L'astensione dalla didattica degli indisponibili blocca molti corsi. Lanciata dalla Rete 29 aprile, coordinamento promosso dai ricercatori torinesi, sta provocando slittamenti dell’inizio dell’anno accademico in tutta la penisola. A Torino, le adesioni più massicce si registrano al Politecnico, in particolare ad Architettura, con il 95% di «indisponibili». Percentuali altissime anche all'Università degli studi, come il 95% a Psicologia o l'87% a Scienze della Formazione. È forse nelle facoltà scientifiche che l'astensione determina il calo più vistoso dell’offerta didattica, per via delle attività legate ai laboratori. Escluse Medicina e Agraria, dove nessuno dei ricercatori aderisce, alla Facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali, gli indisponibili sono 116 su 186 e lasciano scoperti 256 corsi. E al prossimo Senato Accademico, il 28 settembre, i ricercatori chiederanno un ulteriore rinvio di 15 giorni dell’inizio corsi.

«Senza intervento straordinario - spiega il portavoce del coordinamento, Alessandro Ferretti, ricercatore di Fisica Sperimentale - nel 2011 ci saranno finanziamenti inferiori a quelli che servono a coprire gli stipendi di chi lavora all'Università. La riforma Gelmini si abbatte sui ricercatori: quelli assunti, non hanno prospettive di carriera; i precari, dovranno aspettare anche 12 anni prima di entrare».

La mobilitazione si è allargata ai ricercatori di Lettere e Filosofia, che stanno tenendo un ciclo di lezioni a Palazzo Nuovo, per spiegare le ragioni della protesta. A poco più di una settimana dall’inizio dei corsi, ancora non è pronto l'orario, e c'è il rischio di interi insegnamenti che potrebbero sparire. Come quello di Letteratura spagnola: andato in pensione il docente Aldo Ruffinatto, resta solo il ricercatore Guillermo Carrascon, che è però uno dei 71 indisponibili (su 91). «L'astensione è l'unica arma che abbiamo - dice la ricercatrice di Letterature comparate, Chiara Lombardi - anche per le facoltà umanistiche la ricerca è fondamentale».

Indisponibilità delle aule,mezzi da terzo mondo della didattica,mancanza di professori,e per ciò che riguarda la ricerca scientifica all'attuale esecutivo importa come un fico secco.
Del resto tutta questa cultura di massa,è considerabile ad uno spreco per il sultano,lui a scuola ci manderebbe solo chi se lo può permettere.

&& S.I. &&

lunedì 23 agosto 2010

Torino,capitale del risparmio energetico nella pubblica illuminazione



Luci d'artista Torino,iniziativa annuale nel periodo natalizio

di ALESSANDRO MONDO

Almeno 400 mila euro risparmiati ogni anno: una boccata d’ossigeno per le esangui casse del Comune.

Il «tesoretto» sarà il frutto dei 3 milioni di Kilowattora non consumati nei dodici mesi e rimanda alla sostituzione di 7 mila lampade con altre di nuova generazione: l’ultima tranche del piano di ammodernamento dell’illuminazione pubblica partito sotto la Mole negli ultimi anni. Da Iren, come si chiama oggi Iride dopo la fusione con l’emiliana Enìa, ricordano che l’operazione è stata portata avanti negli anni. Ventimila gli apparecchi già sostituiti dal 2002, per restare all’ultima fase. Ne restano, per l’appunto, 7 mila, disseminati in tutta la città: la concentrazione maggiore riguarda i corsi Unione Sovietica, Siracusa, Trapani e Benedetto Croce.

Come spiega l’assessore Roberto Tricarico, a quel punto Torino - forte di 94 mila lampade lungo le strade e nei parchi cittadini -, sarà la più grande città italiana a investire su questo fronte. Il senso è quello di un risparmio in prospettiva, visto che l’investimento del Comune sfiora i due milioni: per la precisione, 1 milione 800 mila. Questione essenzialmente economica, ma anche estetica. «Partiremo in autunno, non appena l’intervento verrà deliberato in giunta - spiega Tricarico -. Non soltanto saremo una delle città meglio illuminate ma a medio e lungo termine risparmieremo».

I tempi per la sostituzione, da sei mesi a un anno, sono già definiti. Per gli intenditori del genere, le nuove lampade - che utilizzano vapori di sodio o alogenuri metallici, diffondendo a seconda dei casi la luce gialla o bianca - pensionano i vecchi apparecchi a vapori di mercurio con una potenza di 250 Watt. Quelli di nuova generazione, invece, pur avendo una potenza di soli 150 Watt, garantiscono una maggiore emissione di luce, meno consumi e quindi costi minori.

Non è l’unica notizia sul fronte ambientale. Nella stessa ottica - abbattere i costi, questa volta puntando sulle energie rinnovabili - va letto l’accordo tra Smat e Edison per mettere a rendita le superfici dei campi pozzi di Venaria e Borgaro: parliamo di una superficie complessiva di 100 mila metri quadrati. Come? Realizzando due «campi fotovoltaici» di 3 mila Kilowattora ciascuno capaci di garantire un approvigionamento di 6,6 milioni di Kilowattora l’anno. «Si tratta di un intervento speculare, anche se più significativo, rispetto alle batterie di pannelli fotovoltaici montati entro fine anno nell’impianto di depurazione con sede va Castiglione Torinese - spiega Paolo Romano, amministratore delegato di Smat -. In quel caso la superficie impiegata, pari a 25 mila metri quadrati, ci permetterà di risparmiare un milione di Kilowattora/anno».

Sempre il fotovoltaico rimanda alla proposta di legge presentata in Regione da Monica Cerutti, capogruppo di Sinistra, Ecologia e Libertà: incentivare anche in Piemonte i «Gaf», cioè i Gruppi di Acquisto Fotoltaici, già nati (ma a livello comunale) in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. L’iniziativa, che vede tra i suoi promotori più noti Jacopo Fo, ricalca i gruppi di Acquisto Solidale e punta a favorire l’acquisto di energia fotovoltaica da parte delle famiglie. «Il nostro progetto - precisa Cerutti - vuole incentivare le famiglie che decidono insieme di fare un acquisto e concorrono con le superfici dei tetti delle loro abitazioni a raggiungere standard decisamente più competitivi rispetto a quelli di un impianto domestico».

Una iniziativa che potrebbe essere replicata dalle migliaia di comuni italiani,e non solo in Italia,un investimento che rientrerebbe in pochissimo tempo,dando più efficenza alla pubblica illuminazione e un aiuto all'abbattimento dell'effetto serra.

@ Dalida @

domenica 2 maggio 2010

Internet wi-fi free a Torino in molte piazze



Per accedere al servizio basterà entrare sul sito «Torino facile» e rendersi così riconoscibile tramite una password, poi la navigazione sarà gratuita. Le aree coperte dal servizio di accesso wireless Wi-fi, in cui sono installate le apparecchiature necessarie alla navigazione, sono distribuite nel centro e in alcune zone più periferiche del territorio cittadino.

I siti sono: piazzale Valdo Fusi (copertura intera area), piazzale del Maglio (intera area cortile interno), Giardini Reali (copertura zona a ridosso dell’edificio adibito a punto di informazioni turistiche), via Vigone (copertura area giardino pubblico e nel cortile del vicino edificio comunale), piazza Vittorio Veneto (intera piazza), piazza Carignano (intera piazza), area Porte Palatine (copertura del parco pubblico circostante le Porte Palatine e piazza San Giovanni), piazza Cavour (intera piazza e gli adiacenti giardini Balbo), piazza della Repubblica (intera piazza e tratto iniziale di via Milano), corso Giulio Cesare (intera area vicino al mercato coperto situato all’angolo tra corso Vercelli e corso Giulio Cesare), corso Racconigi (intera area mercatale compresa tra corso Peschiera e via Frejus) e piazza Carlo Felice (copertura intera piazza).

Per registrarsi su Torino facile

CLICK REGISTRAZIONE TORINO FACILE



[ da La stampa ]

Ottima iniziativa purchè non inondino di pubblicità online,se siete di Torino sicuramente potrete sfruttare il servizio,anche se dovrete portarvi appresso il notebook,o forse il più pratico smartphone.

@ Dalida @

domenica 21 marzo 2010

Gaetano Bruno,come organizzare un orto biodinamico sul terrazzo




Il galateo insegna che non sta bene chiedere l’età. Ma con Gaetano Bruno si può fare uno strappo alla regola: «Ho 71 anni, 2 mesi e 4 giorni», risponde fiero il fisico elettronico. Non solo, il signor Bruno si domanda anche cosa farà da grande. E non ha dubbi: «Costruirò ponti e dighe. Ma per quello c’è tempo - dice - quindi per ora ho coronato il mio sogno: realizzare 5 livelli al sesto piano per ricreare la Costiera amalfitana nel centro di Torino, coltivando 150 metri quadri di orto biodinamico a terrazzamenti collegati da scalini».

Che l’orto mania fosse una moda si sapeva, da Veronica Berlusconi e Marella Agnelli fino a Michelle Obama e a Antonio Di Pietro: tutti rapiti dal flower power metropolitano. Gaetano Bruno però non si è accontentato di un semplice balconcino per coltivare insalata e pomodori non modificati. Il suo è un vero e proprio esempio di sviluppo sostenibile da cui ricava, ogni anno, più di 300 chili di frutta e verdura.

Insieme alla moglie ucraina Nataliya, laureata in biologia vegetale, ha progettato con cura ogni angolo del tetto, mettendo a punto oasi verdi ecologicamente corrette: nessun prodotto chimico, riciclaggio dell’acqua piovana, ampio recupero dei materiali e utilizzo di un compost auto prodotto per rinnovare la terra. «Ho colonie...chilometriche di lombrichi rossi che trasformano gli scarti vegetali in fertilizzante», racconta orgoglioso. Ecco gli ingredienti per avere il Giardino dell’Eden in città.

Ma da soli non bastano, perché dietro a un buon piatto c'è sempre la maestria di un grande chef. E quella di Gaetano Bruno si chiama passione. «Anche se ho lavorato soprattutto nell’ingegneria aereonautica - spiega - devo dire grazie a mio papà, che mi ha insegnato l’amore per le piante. A lui e alla Costiera amalfitana, da cui proveniva, ho dedicato i miei francobolli verdi», come chiama le 5 terrazze del giardino pensile.

Gaetano ha sempre sognato la Costiera, con i suoi frutti e i suoi profumi. E Costiera fu: sulle altane ci sono più di 2000 piante, tra alberi e arbusti ornamentali e fruttiferi (viti, kiwi, peschi, olivi, prugni, limoni, salici bianchi e persino una palma da datteri), piante erbacee da ortaggio (zucche, patate, piselli, rucola, verze, cavoli, fragole, peperoni, ecc) nonché quelle da fiore. Tutto il ciclo naturale del giardino è trascritto con cura su un'agenda, «il libro mastro». Con parte del raccolto vengono preparate marmellate, pesto, sciroppi, sottaceti e un buon vino chiamato «Le Terrazze», che il fratello di Gaetano, esperto informatico, pensa a etichettare.

Camminando sotto i rami ancora spogli, il padrone di casa spiega che ogni terrazza è individuata secondo un punto cardinale. Quella a nord è allestita a frutteto, quella a est è la sola a non avere terra ma vasi, mentre quella a sud è dedicata alla madre che Gaetano ha perso quand’era bambino. Alcuni alberi, alti anche 7-8 metri, provengono infatti dalla casa di campagna degli avi, dove la mamma amava passare le vacanze estive da ragazza. Qui, sotto l'ombra di un grande albicocco, il signor Bruno osserva le amate rose (oltre 80 esemplari) e ascolta il canto degli uccelli, in particolare quello di Tipiciù. «Quel pettirosso è uno dei miei migliori amici: mi segue sempre da molto vicino».

Infine c’è la terrazza ovest, un tripudio di macchia mediterranea che fa dimenticare di essere a due passi da corso Vittorio. Che splendido paradosso a così pochi metri di distanza: in basso la schizofrenia del traffico, in alto il silenzio ovattato della vegetazione.

[ da La stampa ]

Una opportunità che non può essere praticata da chiunque,possedere un terrazzo così ampio è molto difficile,anche la passione del resto,in ogni caso lo possiamo considerare un orto metropolitano da guinness dei primati.

&& S.I. &&

lunedì 15 marzo 2010

Arturo Brachetti e il suo progetto di museo interattivo della magia







Il bravissimo trasformista,l'uomo dai mille volti domani martedì 16 marzo, in via Palazzo di Città 26/b, alle ore 12,30, a Torino,presenterà il suo personale progetto di museo interattivo,un'idea molto affascinante nel quale sono sicura che avrà molto successo.

Il suo sito

Click Arturo Brachetti

Una delle sue performance mozzafiato





«Dove può nascere, se non a Torino, un museo dedicato alla magia?». È quello che ha pensato Arturo Brachetti, trasformista e illusionista, che dopo essere salito sui palcoscenici di mezzo mondo vuole realizzare un inedito progetto nella sua città. Ha preso carta e penna, ha disegnato ogni piccolo particolare del futuro museo e ne ha parlato con le istituzioni cittadine che si sono dette pronte a dargli una mano.
Il Comune si è reso disponibile a cedere un’area oggi in disuso in corso Principe Eugenio e la Regione si impegnerà a trovare il denaro necessario: costerà non meno di cinque milioni di euro. L’area comprende una chiesa sconsacrata - al cui interno nascerà un teatro da 300 posti - le sacrestie e un parco. Secondo le intenzioni di Brachetti, il museo sarà interattivo e al mattino le visite saranno dedicate alle scolaresche, mentre il teatro “delle illusioni” ospiterà spettacoli di magia, ma anche di cabaret. Ci sarà posto anche per una caffetteria e una biblioteca magica. All’esterno, ci sarà un tendone da circo per gli spettacoli estivi e una locomotiva a vapore che servirà a creare un’atmosfera da favola.
«Da tempo - spiega Brachetti - la mia fantasia corre in una direzione: far nascere a Torino un’eccellenza unica al mondo. Un luogo di intrattenimento e svago in cui scoprire la magia in tutte le sue espressioni e attirare moltissimi turisti. Un’oasi verde, nel pieno centro di Torino, in un quadro surreale e affascinante».

@ Dalida @

mercoledì 20 gennaio 2010

Il codice indelebile contro il furto delle bici a Torino



Da marzo a Torino sarà possibile in modo volontario approfittare dell'opportunità organizzata dalla Provincia,il furto delle biciclette è una pratica molto diffusa,e nell'ipotesi che le autorità le trovino,avendo la certificazione e il codice indelebile stampigliato sulla stessa,sarà possibile restituirle al proprietario,poichè per ovviare a tale pratica i ladri dovranno carteggiare la parte,e la bici difficilmente potrà essere rivenduta.

Il primo e l'ultimo venerdì del mese,dalla 14 alle 17,sarà allestito un gazebo in corso Inghilterra 7,davanti alla sede,la pratica costerà 5 euro,il costo è dovuto al timbro da apporre alla bici,la registrazione nell'elenco ufficiale e il tesserino rilasciato al proprietario.

Tempi più difficili per i ladri di biciclette.

@ Dalida @

domenica 10 gennaio 2010

Riforma Gelmini,il 30% nelle scuole che non torna,l'esempio della Gabelli-Torino





Scuola elementare Gabelli-Torino

L'allarme di una preside di periferia: «Senza allievi immigrati
io devo chiudere»



di MARIA TERESA MARTINENGO



L’uscita dei bambini dalla scuola «Gabelli», a Torino, racconta una storia già vista nei decenni passati: che la vecchia Barriera di Milano ha affitti accessibili agli ultimi arrivati, gli immigrati, quarant’anni fa italiani del Sud e oggi stranieri. Nel giorno in cui il ministro Gelmini ha confermato la scelta di mettere il tetto del 30% alla presenza di stranieri nelle scuole, qui ad aspettare sotto la pioggia ci sono mamme arabe dai capelli nascosti in foulard neri, mamme cinesi in minigonna e stivali, africane con cascate di treccine che piovono sulla schiena.

«Quarant’anni fa c’erano le mamme siciliane e pugliesi appena arrivate - tanti figli e altri problemi linguistici - e la “Gabelli” era la stessa scuola accogliente», commenta nel corridoio la dirigente Nunzia Del Vento. «Solo che allora invece della percentuale, per i figli degli immigrati che parlavano in dialetto e avevano genitori analfabeti, le maestre avevano uno strumento forte, il tempo pieno, la scuola mattino e pomeriggio, quella che oggi viene eliminata». Ma l’uscita da scuola dice anche che forse Torino è un po’ più avanti di quanto pensino a Roma. I bambini marocchini, romeni, nigeriani, cinesi salutano le mamme in italiano, strillano «andiamo in cartoleria perché ho bisogno di matite», «hai portato la merenda?» e così via. E le mamme, qui almeno, rispondono nella stessa lingua.

«In questa scuola abbiamo ormai il 65-70% di alunni di origine straniera - dice Nunzia Del Vento - ma di questi il 90% è nato a Torino oppure è arrivato a 3-4 anni. Quando si iscrivono da noi questi bambini hanno almeno frequentato la materna a Torino, molti sono stati al nido». È a questo punto che la dirigente, una storia lunghissima di insegnamento in Barriera, sbotta davanti a tre maestre che la guardano in un silenzio da funerale: «Mi devono dire come si calcola quel 30%. Chi devo considerare straniero? Devo fare un esame di ammissione? Poi, se qui intorno la popolazione residente è straniera, mi dicano con quale criterio io devo smettere di prendere le iscrizioni». Già, il problema arriva in queste settimane.

«Parliamo di scuola dell’obbligo e io devo poter dire alle famiglie che qui non le posso prendere, ma che un’altra scuola le prenderà. Ma quale? Dove? E poi, io dovrei ricevere altri bambini da altre parti della città perché altrimenti, visto che il quartiere è abitato da immigrati, nel giro di due o tre anni chiudo. Ma chiudere una scuola è perdere una ricchezza». Veronica Vennettilli, laureata, titolare di un’impresa artigiana, marito architetto, è presidente del consiglio d’istituto della «Gabelli». Ha sentito il ministro Gelmini in tivù ed è un fiume in piena.

«Mia figlia Teresa è in quarta elementare, mentre la più grande, Lavinia, è in prima media nel quartiere dove dovremo trasferirci, un contesto molto diverso dalla Barriera. Sto sperimentando che ha avuto una preparazione ottima, migliore di certi suoi compagni che di stranieri in classe ne hanno avuto uno solo». Una preparazione che, per una mamma italiana attrezzata per poter giudicare, è stata «non solo ottima dal punto di vista didattico ma ricca di stimoli, di educazione alla tolleranza, alla comprensione di culture e abitudini diverse».

[ da La stampa ]

La rigidità che vorrebbe la Ministra non può essere interpretata senza disagi,in taluni casi come l'esempio riportato,e chissà quanti ce ne saranno su tutto il territorio italiano.
Se da un lato non si vuole che si verifichino classi ghetto,il buon senso dovrà far tornare sui suoi passi la Gelmini,laddove è possibile potrebbe essere positivo,e nello stesso tempo permettere a delle realtà come la Gabelli di poter continuare l'eccezionale insegnamento,un aspetto importantissimo per la società multi razziale ormai diffusa.

@ Dalida @

Acquedotti,il colabrodo delle reti idriche italiane


La più virtuosa Milano al di sotto della media europea nella perdita dell'oro blu,Firenze a ruota ma al di sopra delle percentuale



Perché centro litri d’acqua arrivino nella casa di un torinese bisogna che ne vengano immessi nella rete idrica 153. Gli altri cinquanta si perdono per strada. Consoliamoci, altrove va peggio: a Bari ogni cittadino sa che per avere cento litri d’acqua a disposizione l’acquedotto ne deve prelevare 206. A Palermo siamo a 188, a Trieste 176, a Roma 161, a Napoli 154. Poi c’è Torino. Dopo, chi fa meglio: Genova con 142 litri ogni cento recapitati a destinazione, Bologna con 133, Firenze con 129, Milano con 111.

Vista da qui l’Italia sembra una repubblica fondata sullo spreco delle risorse idriche, sulle falle nei sistemi, le voragini nelle tubature. In una metropoli come Torino - considerata tra le più virtuose - un terzo dell’acqua immessa nell’acquedotto va persi, o comunque non viene fatturata. Nei paesi più avanzati la media non supera mai il 20 per cento.

[ da La stampa ]

Non solo Torino dovrà rivedere la rete idrica del suo territorio,gli investimenti in tal senso dovranno essere organizzati assai diffusamente in Italia,anzi solo Milano e Firenze possono considerarsi virtuose,soprattutto il capoluogo meneghino.

Se per nostra fortuna,il nord del paese ha le Alpi che gli consentiranno una buona tenuta sul versante idrico,il centro si difenderà bene avendo gli Appennini,ma nel corso dei futuri decenni sarà sempre più difficile l'approvvigionamento del bene essenziale per l'uomo,la siccità e la scarsità delle precipitazioni saranno assai più sensibili.

Al contrario in moltissime zone del mezzogiorno,l'emergenza acqua è già realtà da diverso tempo,non sprecare il bene primario per la vita dell'uomo dovrà diventare fondamentale.

@ Dalida @


venerdì 18 dicembre 2009

Carcere Lorusso-Cotugno di Torino,alla ricerca del marchio di produzione


Caffè Huehuetenango Busta e 2 Tazzine

Il carcere di Torino ha iniziato alcuni anni fa il progetto del laboratorio a conduzione dei carcerati nella produzione del caffè,da alcuni mesi si sono aggiunte altre produzioni.

Ad esempio il cioccolato con la supervisione dell'azienda Gobino,venduto tramite il circuito "Gas"cooperative equo solidali,ma sono molti altri i prodotti lavorati nella medesima struttura,borse,maglie,fioriere,panchine e inoltre una tipografia.

In futuro sono in progetto altre opportunità,come una lavanderia e una serra per prodotti ortofrutticoli biologici.

Tutto ciò fa ben sperare nel recupero alla società di molte persone,nel lavorare e guadagnare uno stipendio,imparando una professione,è la base del recupero dopo la prigionia.
Ora tramite i lavoratori e chi aiuta a livello professionale,è in studio l'operazione marketing,reperire un logo e un nome ai vari prodotti è molto importante.

Auguri per la decisione,e che sia ben ponderata,a volte risulta determinante nel successo,insieme alla qualità indispensabile del resto.

@ Dalida @

domenica 13 dicembre 2009

La sindrome di Stendhal alla Reggia di Venaria



La galleria di Diana,la sua rara bellezza colpisce le menti più sensibili


Bella e maestosa, fino a sconvolgere le menti più sensibili: è l’effetto che la Galleria Grande della Reggia di Venaria ha creato in alcune persone che non sopportano forti emozioni. C’è chi si sente smarrire dinanzi alla vastità e alla bellezza dell’ambiente, come capitò allo scrittore Stendhal, a fronte dei capolavori della Galleria degli Uffizi di Firenze.

Mentre le cucine sotterranee della residenza, che il regista Peter Greenaway ha rianimato con grida e le fantomatiche immagini degli antichi cuochi, hanno fatto gridare qualche bambino che fatica a distinguere la realtà dalla sua rappresentazione virtuale. Persino gli immensi giardini, quelli che sembrano avere confini solo con le montagne e il cielo, hanno suscitato qualche vertigine a chi è a disagio in spazi grandiosi.

«Sono effetti collaterali - dice Alberto Vanelli, direttore della reggia - di una magnificenza di forte impatto, ma che non vuole creare disagi. La nostra dimora deve essere per tutti, deve dare piacere a tutti, anche a chi ha problema, non solo uditivo, visivo o di mobilità, ma anche a chi ha disabilità mentali. Così abbiamo deciso di organizzarci per accogliere bene anche chi ha problemi psichici. Siamo il primo museo al mondo a farlo». All’approccio collabora il dipartimento di salute mentale della Asl 3, diretto dal dottor Enrico Zanalda: «Abbiamo formato - dice - guide museali in grado di porsi in relazione con questi particolari visitatori, per i quali si sono allestiti percorsi calibrati in base alle loro sensibilità».

Anche dinanzi alla sindrome di Stendhal sono in grado d’intervenire? «Non è proprio una sindrome clinica - spiega Zanalda - è piuttosto un disagio fugace, che colpisce persone colte come Stendhal dinanzi a opere di particolare bellezza. I disagi avuti nella Galleria Grande o nei giardini sono più attribuibili all’agorafobia, al disagio causato da grandi spazi».

[ da La stampa ]

Un particolare in più di poterla visitare,potrete mettere alla prova la vostra sensibilità o i problemi di agorafobia che adduce il professionista in materia.

Se supererete il test godrete della magnificenza di tale opera,che non ha nulla da invidiare a Versailles.

@ Dalida @

giovedì 10 dicembre 2009

Maxi processo eternit a Torino,e venne la resa dei conti!






I parenti delle vittime si avviano al maxi processo di Torino,le loro testimonianze

TORINO

È cominciata a Torino la prima udienza del maxiprocesso Eternit. I due imputati, il miliardario svizzero Stephan Schmidhaeny e il barone belga Louis De Cartier, non sono presenti e sono stati dichiarati contumaci.
I due sono accusati delle morti legate alla lavorazione dell’amianto nelle quattro sedi italiane di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). I capi d’imputazione risultano disastro ambientale doloso e inosservanza volontaria delle norme sulla sicurezza.

Il presidente Giuseppe Casalbore è poi passato ad affrontare le questioni tecniche legate ai responsabili civili: la prima di esse ad essere interpellata è la Presidenza del Consiglio (citata da una signora di Casale Monferrato), i cui avvocati si sono costituiti per chiedere di essere esclusi.

L’udienza si svolge nella maxiaula 1, che è stipata di avvocati e giornalisti delle televisioni. Nella maxiaula 5 si sono radunate le persone che intendono costituirsi parte civile. In aula magna, collegata in videoconferenza, c'erano invece le parti civili (oltre 700) già costituite all’udienza preliminare. Le parti lese elencate nel capo d’accusa sono quasi 2.900. «Il processo sarà giusto - ha detto il pubblico ministero Raffaele Guariniello alle tivù prima dell’apertura dei lavori - e i suoi tempi saranno quelli giusti per dare giustizia sia alle vittime che agli imputati».

Per il pubblico è stato allestito anche l’auditorium della vicina sede della Provincia di Torino, collegato in videoconferenza al Tribunale. Ma l’assenza di un interprete ha fatto sì che la maggior parte dei presenti, stranieri, lasciasse l’aula prima dell’inizio dell’udienza. L’obiettivo dell’accusa, spiegano i pubblici ministeri, è quello di dimostrare che il reato è permanente, perché esistono tuttora contaminazioni di amianto nelle strade, nelle infrastrutture, nelle case e edifici pubblici dei paesi colpiti, a partire da Casale Monferrato e Cavagnolo. Se raggiungeranno il loro scopo, il reato sarà imperscrittibile.


Un presidente severo
Il giudice Giuseppe Casalbore, che presiede il processo Eternit, è noto negli ambienti giudiziari torinesi per la sua severità, e già nella prima ora di udienza non ha risparmiato ramanzine ai numerosi presenti nella maxiaula. Il primo rimprovero è arrivato dopo soli 3 minuti quando ha minacciato di mandare vie due persone che in fondo al locale stavano conversando. Poi ha spiegato in tono perentorio che non intende sentire squillare le suonerie dei cellulari. Quindi notando che alcuni avvocati erano senza toga ha detto: «Vi pregherei di indossarla sempre, per tutta la durata dell’udienza e non solo quando intervenite. È obbligatorio per legge: non mi importa come ve la procurate, la dovete avere». Qualche minuto dopo ha sgridato l’operatore di una televisione perchè indossava il cappello: «Mi faccia la cortesia, non lo usi: per legge, e per educazione».

Sui giornali in Belgio
La presenza sul banco degli imputati del barone belga Louis de Cartier de Marchienne ha dato grande risalto al processo in Belgio. Il quotidiano La Libre Belgique dedica al dibattimento la prima pagina con la foto di una manifestazione dei lavoratori. «Il profitto di fronte alla salute», titola il quotidiano, che propone ai lettori anche un profilo del giudice Raffaele Guariniello: «Un procuratore ostinato». In Belgio, ricorda l’agenzia di stampa Belga, nel 2008 il Fondo amianto ha permesso di indennizzare circa 300 persone.

La delegazione francese: «processo esemplare»
Attilio Manerin, rappresentante dell’associazione francese delle vittime dell’amianto definisce «esemplare» il processo di stamane, annunciando che proprio sulla scia del processo italiano, 15 giorni fa è stato indagato per omicidio anche il padrone della Eternit transalpina. «Siamo venuti qui in duecento - afferma Manerin - per sostenere la lotta della Eternit Italia in quello che per noi è un processo esemplare. Proprio 15 giorni fa, in Francia, il padrone della Eternit francese è stato indagato per omicidio grazie all’esempio del processo italiano». «Speriamo - è l’auspicio del portavoce delle vittime francesi dell’amianto - che questo processo renda dignità ai morti dell’amianto e ai loro familiari».

[ da La stampa ]

Migliaia di vittime su tutto il territorio italiano,Casale Monferrato è il simbolo della tragedia,oltre le innumerevoli vittime lavoratori dello stabilimento ve ne sono altrettante tra la popolazione della città.

Seppur i maggiori accusati non siano presenti,dovranno comunque inginocchiarsi alla giustizia,anche dai paesi esteri questo maxi processo viene visto come un modello,che possano prendere atto della realtà e portino l'esperienza nel loro paese,poichè di amianto ne sono morti tanti e continueranno a morirne altrettanti.

@ Dalida @

mercoledì 2 dicembre 2009

Testamento biologico,alcune testimonianze filmate

Testamento Biologico from Marco Iozzo on Vimeo.


Torino non è la prima esperienza in Italia: Pisa, Firenze, Vicenza, Genova ed enti come il X Municipio di Roma, hanno già approvato l´istituzione del registro del testamento biologico. La mozione, appoggiata dalla maggioranza, con qualche defezione nell´area ex popolare del Pd e nei Moderati, e da Rifondazione, era stata presentata a marzo, pochi giorni dopo la morte di Eluana Englaro. Si tratta di un documento complementare alla delibera di iniziativa popolare presentata da Silvio Viale, Igor Boni e Diego Castagno con oltre 2 mila e 700 firme. Atto che prosegue il suo iter amministrativo. «Con l´istituzione del registro affermiamo un principio che è quello della laicità, finalizzata a separare le convinzioni religiose dai doveri di uno stato laico», sostiene la prima firmataria Cerutti.

[@#& blog Freedom &#@]

domenica 22 novembre 2009

Torino film festival,vince "la bocca del lupo" di Pietro Marcello

La storia dell'amore trans voluta dai gesuiti




TORINO — «Sì certo, sono feli­ce... Vincere un festival, importante come questo, ricevere tante lodi, fa piacere. Ma non cambia la vita. La vi­ta è altro. E alla fine, come dice Gian­ni Amelio, il cinema è solo un vi­zio ». Un vizio magnifico, che ha fat­to conoscere un nuovo regista, Pie­tro Marcello, trentenne di Caserta, autore de La bocca del lupo , il film che ha trionfato al Film Festival tori­nese, il primo italiano sul podio in 27 edizioni.

«In ogni caso — prosegue — qui a vincere sono soprattutto loro, gli emarginati. L’ex carcerato Enzo, il trans Mary, i senza tetto né legge che ogni sera si affollano nei labirin­ti dei carrugi, intorno al porto. Quan­do il prossimo 3 dicembre il film ver­rà presentato a Genova, allora la fe­sta sarà davvero tutta loro». E anche dei gesuiti della fondazione San Marcellino, che da 45 anni si occupa­no dei più bisognosi, gestendo i dor­mitori e le mense cittadine. Sono stati loro a incaricare Pietro Marcel­lo di raccontare quel mondo, contri­buendo anche finanziariamente alla produzione insieme con l’Indigo Film e l’Avventurosa di Pietro Mar­cello e Dario Zonta. Il giovane regi­sta l’ha fatto attraverso lo sguardo di due di loro, due esseri umani dera­gliati dalla vita ma uniti da una delle più belle e intense storie d’amore.

E se uno dei due è un transessua­le, ai gesuiti non importa nulla. «So­no consapevole che il tema è delica­to, specie nell’ambito della Chiesa e di questi tempi — riconosce Marcel­lo —. Però l’ho potuto affrontare nel modo più libero possibile. Nessun li­mite, nessun compromesso. I gesui­ti hanno capito benissimo che que­sta è una storia che va oltre il discor­so dell’omosessualità, qui si parla di solitudine, dell’amore che nasce dal dolore». Del resto, oltre alle lodi dei committenti, La bocca del lupo (prossimamente distribuito dalla Bim) ha vinto anche il Fipresci, il premio della critica internazionale, che lo ha definito nella motivazione «senza dubbio la più grande storia d’amore del festival».

[ da Corsera ]

Ha vinto una storia molto importante,una pellicola che riuscirà a sensibilizzare sul tema,poichè la xenofobia e soprattutto l'omofobia sono fenomeni molto preoccupanti di questi tempi,sono orgogliosa che tramite il "film festival" di Torino,tutto ciò sia stato evidenziato premiandone i contenuti.

@ Dalida @