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martedì 8 gennaio 2013

L'incompresa ex Ministra Fornero....




“L’aumento della disoccupazione e le previsioni negative per il 2013 non sono un fallimento del governo Monti” dice il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, intervistata da Radio Capital. “Ci sono forze e tendenze di lungo periodo e noi paghiamo errori di lungo periodo – ha spiegato -. C’è molto nella riforma del lavoro che tende a contrastare la precarietà, soprattutto per giovani e donne, ma si deve dire che il lavoro non si fa a comando ma ricostituendo l’economia e migliorando la formazione”. Fornero ha sottolineato che al centro della riforma “c’è l’apprendistato” e che nei due mesi che restano lavorerà “ogni giorno per una aggiunta di costruzione al nuovo apprendistato”. E sulla definizione dei giovani come schizzinosi, Fornero precisa: “E’ un episodio che rivela le difficoltà avute nella comunicazione. Io non ho detto che i giovani sono ‘choosy‘. Un tempo usavo dire ai miei studenti di non esserlo, oggi invece i giovani non sono nella condizione di esserlo, perché hanno solo lavori precari. E’ quasi il contrario di quanto mi è stato attribuito. Poi dire che non lo avevo detto è stato inutile, pazienza”.



Fornero:La professorina che difende ciò che è indifendibile,se da vent'anni di caimano insieme ai legaioli scodinzolanti ad aspettare inutilmente l'osso del federalismo,insieme agli incapaci del Pd ovvero la peggiore opposizione mai vista,tutti insieme abbiano minato per decenni l'avvenire di questo paese ci sta,ma che dal pulpito di una politica da "macelleria sociale", la quale ha solo tassato e aumentato balzelli e salvato banche ed enti finanziari,insieme ai decantati bocconiani che non hanno fatto nulla per avviare qualsiasi traccia di sviluppo e di rilancio dell'economia,il suo "non è stata colpa nostra",risulta beffardo come il suo fuggi-fuggi dalle domande scomode.

Fortunatamente sua figlia si è guadagnata un caldo e accogliente posto di lavoro universitario,grazie ai suoi meriti come ha tenuto a puntualizzare l'ex ministra,avrebbe fatto notizia quasi inverosimile la condizione di precaria o staggista con mansioni gratuite,ma è un film che i membri della casta non vedranno mai....

&& S.I. &&

per eventuali notifiche - iserentha@yahoo.it

sabato 12 maggio 2012

No alla violenza in qualsiasi caso





di Andrea Aparo

Complimenti! Ci si mette un casco integrale, ci si apposta e si spara con vigliaccheria alle gambe di un padre di famiglia, una persona per bene, cercando di azzopparlo senza riuscirci, perché è “…uno dei tanti stregoni dell’atomo dall’anima candida e dalla coscienza pulita”. Gran bella motivazione! Dimostrazione chiara di scarso quoziente intellettuale, insufficiente capacità di analisi e profonda ignoranza e incompetenza economica, sociale, politica e tecnologica.

Non c’è nulla di stregonesco nell’atomo, nella scienza e nella tecnologica a meno di accecare la propria ragione con il fanatismo e credenze basate su vaneggiamenti pseudo-ideologici, miti e leggende.

Dichiarano di fare parte della Federazione Anarchica Informale- Cellula Olga. Dimostrano di avere limitate conoscenze e capacità in termini di strategia di comunicazione. Cos’è che è informale? La federazione o l’anarchia? Esiste una federazione anarchica formale? Mah!

Soprattutto dimostrano di credere che la violenza possa fermare chi si basa sui fatti e ha anima candida, coscienza pulita e coraggio.

A seguito delle tante dimostrazioni sopra elencate, l’unica conclusione possibile è che si ha a che fare con i soliti imbecilli del terrore.
Terrore è generato dal fatto che sono semplici imbecilli.



Condivido la riflessione,la violenza non conduce ad alcuna giustizia,chi la interpreta dovesse avere delle motivazioni si mette automaticamente dalla parte del torto e dev'essere punito duramente,anche se ce ne sono a iosa in questo momento storico,essendo a mio giudizio la democrazia in balia degli interessi bancari-finanziari,con molte aziende fatte chiudere anche se in buona salute solo per mero interesse,in aggiunta ad una globalizzazione selvaggia che non potrà avere successo.

Quando si impoverisce improvvisamente chi consuma,fa si di rendere inutili le massicce esportazioni dall'Asia,decretando l'ingolfamento economico.

&& S.I. &&


per eventuali notifiche


iserentha@yahoo.it

sabato 11 giugno 2011

La precarietà delle escort e il macho a pagamento (alias sventrapapere)





Ragazze “click” Vota la tua escort
TENERORSO E ALTRI PUTTANIERI ONLINE

Silvia Dai Pra’
   ESCORTFORUM è stato uno dei miei passatempi preferiti, il mio buco della serratura per la mente maschile, per il diverso; non è il solito sito di annunci privati: gli utenti possono recensire le ragazze, denunciare foto ritoccate, discutere, conoscersi. I nick vanno da tenerorso a sventrapapere68, da j.holmes74 a piùgrossodirocco, i mestieri dall’operaio al medico, gli argomenti dal per chi votare alle prossime elezioni a un evergreen che ricompare puntualmente: perché paghi una escort – quando (almeno a sentir loro) i protagonisti non avrebbero alcuna difficoltà a conquistare una donna. Questo mi ha fatto ricordare un pensiero concepito da bambina, quando, vicino a casa mia, l’offerta di sesso da strada si era ridotta a qualche anziana prostituta senza denti. C’era stata la liberazione sessuale, il femminismo, gli anni settanta.    LE AMICHE DI MIA MADRE parlavano di avventure, andavano agli appuntamenti. Mettete insieme le due cose, filtratele attraverso la mia mente candida, e avrete questa teoria: che presto il mondo del sesso a pagamento sarebbe stato dimenticato, ultimo residuo di una società che frenava la libera espressione del piacere, reprimeva le donne e impediva un reale incontro tra i sessi.
   A sentire gli utenti di escortforum, però, il punto non è quello: e non è neanche che «paghi una donna non tanto per averla, ma per mandarla via quando hai finito», come scrive uno di loro, o che, se ti tocca offrire tre cene, alla fine spendi lo stesso (cinici e misogini dichiarati sono la minoranza), il punto è il bilancio familiare, la vita di coppia. Sì, siamo nel solito film dell’Italia di provincia - un marito, una moglie, dei bambini, lo sguardo di lui che a fine serata indugia malinconico sul cortile interno... - e la maggior parte ammette di ricorrere a una professionista perché ama sua moglie. La passione è svanita, lei non concede più variazioni,
   ma un’amante sarebbe un rischio 
troppo grande: quanto soffrirebbe lei, se mai lo scoprisse con la segretaria?
   C’è però un altro motivo che si affaccia in queste pagine: non sono solo i diversivi ad attrarre, ma quella straordinaria facilità delle escort a provare piacere, la loro abilità a democratizzare lo stallone, a farti sentire, per qualche ora, un Rocco. A differenziare le escort dalle ragazze che stanno sulla strada, non è una maggiore bellezza, è il contesto. Un minimo di conversazione introduttiva, una casa carina, un quartiere signorile, una doccia, un massaggio, l’orgasmo femminile, meglio se multiplo - se si dà ascolto ai clienti, quello della escort è il lavoro più invidiabile che esista: raggiungono tra i tre e i cinque orgasmi a rapporto, e, alla fine, non solo non ringraziano colui che ha regalato loro tanto piacere, ma si fanno dare anche trecento euro.
   Anche se poi, F., quando parlava dei suoi clienti, non usava tanto l’espressione grande amatore, quanto l’aggettivo tirchio. F. era un’ex segretaria, trentott’anni, escort da tre: obiettivo minimo, arrivare a tirar su settecento euro al giorno; obiettivo alto: fama, tv, Grande Fratello. Non sarebbe stata certo la prima a sfondare a quarant’anni - e allora suo padre (un ex operaio che lei nominava ogni cinque minuti, in un vertice di odio, amore e desiderio di riconoscimento) avrebbe capito che donna era, sua figlia. Fino a una certa età, F. aveva pensato che la provincia, un compagno e un lavoro fossero una vita decente: poi col compagno 
s’era lasciata - lei non voleva figli, lui non aveva ambizioni - l’azienda dove lavorava era fallita, ai colloqui a cui si presentava veniva automaticamente bollata, a trentacinque anni, come troppo vecchia. Così, ha scattato le foto, si è aperta il sito, si è spostata a Roma per essere più vicina «alla gente che conta»: tanto, di cose strane ne aveva fatte già, sesso di gruppo, scambio di coppia. Il vero problema? Le cinesi, che devastano il mercato con prestazioni in casa a dieci euro.
   Offresi nuove esperienze erotiche ed artistiche; donna raffinata, di cultura enciclopedica; vera dama di compagnia, classe ed eleganza; è possibile conversare di arte e di musica; sui siti delle escort non ce n’è una che non si definisca amante della cultura, come se ciò che conta fosse tracciare una linea netta tra loro e le prostitute, tra i loro clienti e quelli che chiedono “quanto vuoi?” a 
lato degli stradoni decadenti - ed è deludente clic-care sulle foto e, invece di trovare Juliette Binoche intenta a leggere de Sade, scoprire le solite immagini sgranate di vagine in primo piano o signore a quattro zampe. Ma, per quanto anche F. si definisse di alto livello socio-culturale, in casa sua non c’era un libro, la scuola l’aveva piantata a sedici anni: a lavar via lo squallore ci pensava il Rolex, il Mac sul tavolino, i bastoncini di incenso. Sembrava di essere nella sala d’aspetto di un centro estetico, almeno finché lei non è arrivata con lo strap-on, una cintura che terminava in quindici centimetri di fallo; ci sono tipi che mi chiedono di usarlo su di loro, mi ha detto: solo in quel momento mi sono ricordata che il suo mestiere aveva a che fare con questo.
   «E te, ti vedi con qualcuno?», mi ha chiesto, mentre la conversazione si spostava verso zone più intime: «È qualcuno di importante? Ti fa regali? Mica è un tirchio?».
   Anche un’altra escort, L., morbida signora sui quarant’anni, dava per scontato che i rapporti tra sessi si basassero solo su questo; e, dopo avermi riempita di consigli (gli stessi che poteva darmi mia nonna: gestisci tu il gioco ma fagli credere che sia lui a comandare; non farti mai vedere troppo intelligente...), mi ha congedata con questa massima: «Gli uomini sposano solo le brave ragazze, ma noi leonesse dobbiamo imparare a infilarci nei loro letti e a trarne vantaggio».
   Non era facile comunicare con loro. La candida bambina di ieri si stava ribellando; la donna di oggi cominciava a sentirsi un’imbecille; gli uomini del forum non mi divertivano più, anzi; e le mie escort mi avrebbero sicuramente schiaffeggiata, se mi avessero vista, poche ore dopo averle incontrate, dividere per due il conto al ristorante. Così, ho deciso che su questo argomento non sarei andata più a fondo.
   Solo F. non ha mollato: e, convinta che io fossi quel deus ex machina capace di regalarle la ribalta, ha deciso di sedurmi con l’unica filosofia che conoscesse – l’equo scambio. Prima si è offerta di presentarmi un numero imprecisato di «amici importanti», poi mi ha annunciato che avrebbe fatto pubblicità sul suo sito al mio libro appena uscito (ndr sulla scuola) - e il suo tono diventava sempre più aggressivo mentre ripeteva: «guarda che prima o poi io sfondo». Infine, mi ha chiamata per dirmi che avrebbe fatto la conduttrice di una sagra di paese: visto? Era il primo passo. «Capisci che ti conviene farlo su di me il libro? È uno scambio giusto. Tu mi fai pubblicità, poi io vado in tv e te vendi. Perché non vuoi più scrivere? Sarai mica innamorata? Ma almeno è uno importante?».






Il gioco della illusione maschile sta andando verso mete discount,con la concorrenza asiatica,quella cinese in particolare,le tariffe delle escort nostrane dovranno abbassarsi notevolmente,la globalizzazione tocca tutti i settori,anche il mestiere più antico del mondo,oggi chiamato raffinatamente "escort".

Mediaticamente il nuovo settore risulta più tollerabile,non crea scandali o vergogne antiche anche nell'intimità delle famiglie.

Il surrogato di quanto sei macho è stato sdoganato,per le verifiche chiedere a mogli o fidanzate dell'effettiva professionalità.....

@ Dalida @

venerdì 18 marzo 2011

Fotovoltaico di ultima generazione,il punto della situazione




Energie alternative
Spremere il Sole
Il fotovoltaico di ultima generazione scommette su nuovi materiali e molecole organiche, comprese le bucce d’arancia e di melanzana. Ma richiede forti investimenti di base
Vittorio Pellegrini
   LA RICHIESTA CRESCENTE di energia e il problema della sostenibilità ambientale ci impongono di utilizzare in modo sempre più massiccio le fonti di energia alternativa. Il loro successo dipenderà dalla loro efficienza - cioè da quanta energia esse saranno in grado di produrre in eccesso rispetto a quella spesa; e da altri fattori cruciali quali i costi di fabbricazione e la durata nel tempo. La buona notizia è che oggi disponiamo di una risposta potenzialmente efficace, che deriva dall’utilizzo dell’energia del sole tramite la tecnologia del fotovoltaico. Il meccanismo alla base del funzionamento di un pannello fotovoltaico è piuttosto semplice: grazie all’assorbimento della radiazione luminosa (fotoni) proveniente dal sole vengono generati elettroni di conduzione (e quindi una corrente elettrica) in un materiale, per esempio un semiconduttore. La radiazione solare presenta un massimo di intensità a lunghezze d’onda tra 400 e 700 nanometri (un nanometro è un miliardesimo di metro: per un confronto, i comunissimi laser rossi emettono luce a una lunghezza d’onda di 630 nanometri), per cui i materiali impiegati devono avere assorbimenti ottimali in quelle regioni dello spettro della luce. In linea teorica, ogni singolo fotone che raggiunge il materiale della cella potrebbe produrre un elettrone (efficienza 100%).
   UNA IMMENSA
   PIANTAGIONE
   NEL SAHARA
   In pratica non è così. L’efficienza dei moduli fotovoltaici in commercio (il 95% sono in silicio, gli altri impiegano sottili film di tellururo di cadmio o silicio amorfo) raggiunge valori di circa il 10-15%. Solo alcuni possono raggiungere efficienze oltre il 40% tramite l’impiego di nuovimateriali,peresempiol’arseniuro di gallio e indio - impiegato però in pannelli di seconda generazione, con costi di produzione troppo elevati. Come si diceva, infatti, l’efficienza non è l’unico fattore da tener presente. Altri importanti aspetti sono appunto i costi di fabbricazione, la leggerezza, la flessibilità, i tempi di vita. Lo sviluppo di una tecnologia fotovoltaica innovativa che possa diventare economicamente sostenibile e competitiva rispetto ad altre strategie energetiche (per esempio quella basata sul nucleare) richiede quindi forti investimenti sulla ricerca di base. Questa è la scommessa che già da diversi anni si presenta ai singoli paesi e alle comunità sovranazionali. In Italia, purtroppo, quando si parla di investimenti sulla ricerca di base ci si trova contro a molte resistenze: è davvero utile alla società? La tecnologia del fotovoltaico è invece un buon esempio di sinergia tra ricerca fondamentale 
e innovazione industriale. D’altra parte anche con la tecnologia attuale le potenzialità del fotovoltaico sono enormi. Alcune organizzazioni stanno elaborando un progetto per una piantagione fotovoltaica nei deserti. I numeri sono impressionanti. Una piantagione di circa 300km quadrati nel Sahara (in proporzione un piccolo quadratino nello sterminato deserto) con pannelli fotovoltaicialsiliciopotrebbesoddisfareil fabbisogno energetico di tutto il mondo. Ma torniamo alla ricerca sui materiali e alle novità introdotte negli ultimi anni con la realizzazione delle celle foto-voltaiche di terza generazione, basate su composti organici (molecole, polimeri) o composti ibridi inorganico-organico. La possibilità di sostituire parte dei materiali inorganici usati correntemente nelle celle di prima e seconda generazione (il silicio in primis) con composti organici quali molecole e polimeri facilmente realizzabili con l’impiego della nanotecnologia , leggeri, flessibili e dal costo estremamente contenuto, apre entusiasmanti prospettive. Per esempio, è già possibile sintetizzare composti molecolari attivi con bande di assorbimento modulabili, al fine di ottimizzare in maniera fine l’assorbimento di luce solare con efficienze che raggiungono il 12%. Certamente la comprensione dei meccanismi fisici alla base dell’assorbimento e generazione di elettroni nei sistemi organici e quindi laloroottimizzazionerichiedeulteriori sforzi (cioè investimenti). In Italia ci sono però già molte realtà di ricerca attive in questi ambiti. Per esempio gli Istituti di Nanoscienze del CNR nelle sedi di Lecce e Modena, o quello di Scienze e Tecnologie molecolari del CNR a Perugia, sono impegnati sia nella fabbricazione dei materiali organici, sia nello sviluppo di modelli per capire i meccanismi fondamentali con cui la luce genera le cariche e la corrente elettrica in questi sistemi foto-voltaici di terza generazione.
   TUTTA LA FILIERA
   PRODUTTIVA
   IN ITALIA
   Al CNR di Messina invece si studiano celle organiche basate su pigmenti naturali, quali quelli presenti nel succo d’arancia rossa di Sicilia o nella buccia delle melanzane. Sarebbe senza dubbio lungimirante puntare sulla ricerca delle nuove generazioni di fotovoltaico organico, così da avere, un giorno, tutta la filiera di produzione in Italia - e non come avviene con la tecnologia fotovoltaica basata sul silicio o su altri semiconduttori, che è quasi interamente 
appannaggio di multinazionali americane e cinesi. Con il fotovoltaico di terza generazione abbiamo un’opportunità da sfruttare.






Gli studi per quanto siano assolutamente apprezzabili sono nettamente allo stato embrionale,oltre gli ingenti investimenti quanta strada dovrà fare la ricerca a riguardo.La speranza che si affaccia dalla ultimissima tragedia nipponica,è che gli investimenti sul nucleare in Italia e all'estero verranno dirottati verso le energie rinnovabili,anche perchè oltre l'esaurimento dei materiali fossili,l'energia che ne deriva risulta assai negativa per l'ecosistema come tutti sanno.


Ho idea che i liberisti puri,luminari economici-politici e imprenditoria dovranno rallentare l'economia planetaria ad iniziare dai paesi emergenti asiatici,tutti più poveri ma vivi e un pò più sani,si spera!


@ Dalida @

Isoke Aikpitanyi,la donna nigeriana salvata dal marciapiede


Io, merce sessuale
La nigeriana Isoke Aikpitanyi muove dalla sua odissea per raccontare la tratta delle donne straniere, costrette come lei a prostituirsi: solo in Italia quasi 70 mila schiave

Alessandro Leogrande
   IN NIGERIA LI CHIAMANO italos. Sono i trafficanti che in questi anni hanno ridotto in schiavitù decine di migliaia di donne costrette a prostituirsi nel nostro paese. I numeri, nella loro crudezza, sono impressionanti. Ogni anno in Europa almeno 500 mila donne sono vittime di tratta: “importate” come merce dai moderni schiavisti e costrette a prostituirsi per ripagare un debito esorbitante stabilito dai propri aguzzini. In Italia, il numero delle donne vittime di schiavitù oscilla tra le 50 e le 70.000 unità. Il 40% sono minorenni. Oltre il 50% provengono dall'Africa, in particolare dalla Nigeria, ma poiché spesso non hanno il permesso di soggiorno, è difficile stabilire con precisione il loro numero. Per le nigeriane, il debito da estinguere con i trafficanti che hanno organizzato il loro viaggio, spesso con l'inganno, promettendo loro una vita agiata in Italia, oscilla tra i 50 e i 100 mila euro. Una cifra enorme, che si raggiunge – se si raggiunge – solo dopo migliaia di prestazioni sessuali.
   La tratta di esseri umani è un mondo sommerso. Le vittime hanno paura di denunciare i propri sfruttatori, perché temono di essere uccise o che le proprie famiglie subiscano violente ritorsioni. I trafficanti e le maman (spesso ex-vittime che gestiscono nuove ragazze da avviare alla prostituzione) hanno tutto l'interesse a mantenere il silenzio. Ma a volte la crepa dell'omertà si rompe.
   La storia di Isoke Aikpitanyi è emblematica. Isoke ha avuto il coraggio di ribellarsi alla mafia 
nigeriana che l'aveva ridotta in schiavitù nel nostro paese, e ha deciso di salvare altre ragazze. Qualche anno fa, ha scritto un libro insieme alla giornalista Laura Maragnani, Le ragazze di Benin City, in cui ha raccontato il proprio percorso di liberazione, e ha fondato un'associazione per le vittime ed ex vittime della tratta. Ora Isoke ha scritto un nuovo libro, frutto di una lunga indagine sul campo tra le ragazze nigeriane ridotte in schiavitù: 500 storie vere.
   Con l'aiuto di altre donne della sua associazione, ha incontrato e intervistato 500 ragazze, spesso giovanissime, in tutte le regioni italiane. Il quadro ritratto nel suo libro è agghiacciante. Agghiaccianti sono le violenze subite, il modo in cui i trafficanti riducono le ragazze alla soggezione fisica e psicologica (spesso con riti voodoo), le storie dei tanti aborti clandestini, la raffinatezza dei metodi di controllo. Agghiacciante è la capacità di queste nuove mafie di creare reti trans-nazionali che trafficano corpi. E agghiacciante è – come sottolinea più volte Aikpitanyi – il silenzio omertoso di comunità, 
associazioni e chiese nigeriane sul fenomeno. La tratta non è frutto di una libera scelta delle donne. Qui ci sono solo schiavisti, con moderni kapò al seguito, e decine di migliaia di schiave da liberare. Ma come? Il nostro codice penale contempla il reato di riduzione in schiavitù, ma questo non basta. Come non bastano i percorsi di reinserimento garantiti dall'art. 18 del Testo unico sull'immigrazione. Serve una più vasta opera di sensibilizzazione. Serve incentivare il mutuo aiuto tra nigeriane ex vittime e vittime della tratta. E soprattutto occorre capire tutti i modi in cui la paura diventa la più potente alleata dei trafficanti.
   Quello della riduzione in schiavitù non è un problema solo italiano e nigeriano. È una enorme questione globale, come denuncia la giornalista messicana Lydia Cacho in un altro libro uscito di recente, Schiave del potere. La sua è un'inchiesta giornalistica che attraversa i continenti, dal Sud-est asiatico al Medio oriente, dall'Europa all'America. La moderna industria sessuale, scrive, «ha creato un mercato che molto presto supererà il numero di esseri umani venduti all’epoca della schiavitù africana, dal XVI al XIX secolo». Occorre ricostruire i meccanismi della moderna schiavitù e le dinamiche della tratta su scala mondiale, l'ascesa delle nuove mafie che su questo preciso traffico hanno prosperato. Ma bisogna anche mettere al centro della riflessione la domanda di prostituzione. E, questa, dicono sia Cacho che Aikpitanyi, è una domanda maschile, maschilista, che richiede – anzi, pretende – la riduzione a merce 
di centinaia di migliaia di donne e bambine.







La prostituzione è il mestiere più vecchio del mondo,dicono,ma se fosse interpretata liberamente sarebbe del tutto lecita,basterebbe aprire dei quartieri dedicati a tema,tipo Amsterdam,Amburgo per poter vietare definitivamente la prostituzione su strada.
Purtroppo siamo in un paese dove la chiesa cattolica e la sua politica di riferimento non permetterà mai di regolamentare in tal senso questo problema,poichè non si tratta di decoro sulle nostre strade metropolitane,bensì di schiavismo,violenza e provate a stare voi sulla strada tutta la notte con le temperature invernali e l'aspetto caritatevole pare proprio un dettaglio insignificante.

@ Dalida @