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lunedì 27 aprile 2015

Inge:La prostituta tedesca che sconsiglia la legalizzazione della professione














"La prostituta imprenditrice di se stessa? E' solo un mito". Parla la tedesca Inge

In italia si calendarizza un ddl per depenalizzare il favoreggiamento della prostituzione. Aprendo così la via alla creazione di bordelli legali. Ma le condizioni di vita di chi lavora nel settore migliorerebbero? Non proprio, come spiega questa testimonianza. Che illustra la situazione in Germania: pochi soldi, molte umiliazioni.

DI SABINA AMBROGI

E' stato di recente calendarizzato un disegno di legge, bipartisan, per regolamentare la prostituzione (tra firmatari e cofirmatari sono almeno 77 deputati e senatori), che in Italia è già assolutamente legale. Dove praticarla? In strada? In case affittate? In bordelli più o meno dichiarati?

Il ddl prevede, tra le varie cose, da un lato un superamento della Merlin: depenalizzando appunto il reato di favoreggiamento, si consentirebbe di affittare appartamenti, locali e stanze per l'attività di commercio del sesso. Lo scopo è sia quello di evitare la prostituzione lungo le strade, sia di riconoscere il commercio sessuale alla stregua di ogni altra attività professionale, mediante l'iscrizione della prostituta alla Camera di Commercio, previo versamento di alcune migliaia di euro. In tal modo, come ogni libera (o libero) professionista, potrebbe emettere fattura, pagare le tasse e accedere a un regime pensionistico.

Una professione come un'altra, dunque, da controllare dal punto di vista medico (anche se non si capisce perché non sia il cliente a dover essere controllato e di conseguenza le loro mogli o partner eventuali), anche se lo stigma sociale che grava su di essa appare insuperabile. Nessuno vuole che venga esercitata vicino casa propria, nessuno desidera che la propria figlia o figlio la pratichi. E' inoltre, un'attività in cui, a parte rari casi, si guadagnano cifre molto modeste a fronte di un'usura fisica e morale devastanti.

Con la depenalizzazione del favoreggiamento, erroneamente chiamato “legalizzazione della prostituzione”, che in Italia non è un reato (lo sono sfruttamento, favoreggiamento, induzione, prostituzione minorile e tratta) si darebbe piuttosto il via libera a una potenziale e fiorente categoria imprenditoriale: i tenutari di bordelli. E se nei propositi il disegno di legge parla di locali autogestiti, si può immaginare quanto facilmente si possa aggirare la questione.


Mentre in Italia ci si adopera a far passare questa legge, in Germania dove esistono già bordelli legali e esiste la possibilità di tassare l'attività, si stanno facendo poderose marce indietro: la scelta fatta nel 2002 dal governo Schröder Spd e Verdi, si è rivelata un clamoroso insuccesso sociale e un'ottima opportunità per la criminalità. Oggi- secondo quanto riportato da un articolo di Der Spiegel - ci sono dai 3000 ai 3.500 locali a luci rosse. Si tratta di 500 bordelli a Berlino, 70 a Osnabrück, 270 al confine con la Francia.


Il racconto di Inge, ex prostituta tedesca, ripercorre la situazione attuale : si è prostituita a Berlino quando era ancora un transident, con un'identità transitoria, né donna né uomo, quello che noi chiamiamo ermafrodita. Ora si è operata, è definitivamente donna, felicemente sposata, ha un impiego e lavora come volontaria nei centri di reinserimento per aiutare le sue ex compagne di vita a ritrovare una strada diversa.

Come ha iniziato?
Ho iniziato per difficoltà economiche, come tutte. La motivazione è la maggior parte delle volte finanziaria. Come prostituta ero ricercatissima anche se io vivevo il mio corpo come un' anomalia.

Si guadagna bene in questi locali ?
L'affitto di una stanza in un bordello di lusso costa da 140 a 160 euro al giorno, se passi la mezzanotte, paghi il doppio, quindi, almeno 300 euro. Se hai lavorato molto bene in quelle ore, e se ce la fai, lavori con otto uomini. Alla fine della settimana resta veramente molto poco.

Si pagano le tasse in Germania con questa professione?
Esiste la possibilità ma nessuna lo ha mai fatto. Per pagarti la pensione non basta quello che guadagni: come si fa a accantonare 1200 euro al mese? E poi, ed è la questione principale, nessuna vuole iscriversi come prostituta perché ti resta il marchio a vita. Visto che al massimo lavori fino ai 35 anni, se ce la fai a uscire dal giro, e ti presenti in un posto di lavoro che referenze presenti? E comunque, nessun cliente vuole lasciare nome cognome e codice fiscale. A chi intesti la fattura? I clienti non vogliono lasciare generalità anche per paura di essere ricattati...o di lasciare tracce.

E quando si parla di prostitute dai guadagni stellari?
Mi chiedo se quei guadagni così alti non siano frutto di ricatti, magari a politici o uomini di affari. Io non conosco nessuna che si sia arricchita. Però tutto può essere.

Di che cifre si parla?
Dipende anche dalle prestazioni. Più ne soddisfi più puoi guadagnare.

Che genere di prestazioni?
Arriva quello col cane e pretende che tu faccia delle cose col cane, oppure quello che deve indossare biancheria da donna per avere l'orgasmo, si chiama Damenwäschenträger. Quasi mai è un semplice rapporto sessuale. Un mio cliente voleva che conservassi i preservativi degli altri perché voleva ingoiarne il contenuto.

Però, sempre nell'ottica di scegliere liberamente la professione, altrettanto liberamente si potrebbe dire: “ questo no”.
In quel caso il cliente esce fuori e dice “lei non fa quello che chiedo”. Se dici di no, o c'è il proprietario del locale che ti caccia, o non lavori più perché le colleghe fanno al posto tuo quello che tu non fai. Allora sei costretta ad accettare per non perdere lavoro e perché non si metta in giro una cattiva voce su di te, tipo: “quella non fa niente”. A volte lo fanno anche per deprezzarti in modo che così costi meno la volta successiva. Anche tra di loro le prostitute si fanno una concorrenza spietata, si dicono per esempio: “lei è malata” oppure “io faccio questo, lei non lo fa”. La solidarietà, come immaginabile, non esiste. I clienti, loro, cercano sempre merce nuova.


Quindi non sono “impresarie di se stesse” come in Italia chi è a favore della legge definisce le prostitute?
Non capisco cosa significhi. Se si parla di una soluzione per la tratta, con i bordelli legali la tratta non è mai stata più fiorente. Sono per la maggior parte ragazzine che vengono dai paesi dell'Est: dalla Russia, dall'Ungheria, dalla Bulgaria. Non parlano tedesco, non sanno di avere dei diritti, né vogliono che le loro famiglie sappiano. Ci sono moltissime donne rom gestite dalla mafia rom. Prima c'era un solo un proprietario, ora ne hanno due: chi le obbliga e il padrone del bordello. Prima c'erano solo papponi tedeschi e il fenomeno era più controllato. Ora sono albanesi, rumeni, ungheresi che si sparano tra loro. Dialogano così.


La condizione che si vuole porre in Italia sarebbe che chi gestisce il locale faccia la stessa professione, organizzandosi magari con delle cooperative.
Da noi non ha mai funzionato, non reggono la concorrenza di gestori più potenti, con giri e ricambio continuo di ragazze sempre più giovani.

C'è maggiore sicurezza almeno?
Al contrario. Quello che succede in quelle stanze è affare tuo e del cliente. Il proprietario ti affitta solo la camera: se ti uccide un cliente ti ritrova la mattina dopo la donna delle pulizie. (Dal 2010 al 2015 sono state uccise 33 prostitute) .

Quanti giorni si lavora a settimana?
Dipende. Non tutti i giorni.

Cosa fanno le prostitute quando smettono?
Da noi ci sono dei centri di recupero di vario genere. Ci sono quelli per il recupero dalla tossicodipendenza, dall'alcol, da tutti i tipi di dipendenze e dalla violenza, ci sono i consultori per le ragazze madri, per chi non ha una casa...Una prostituta rientra spesso in tutte queste categorie. E in più è discriminata. Solo alcune, come me, ce la fanno a ritrovare una strada.

Ancora in un'ottica di libertà di scelta: nessuno le obbliga a drogarsi o a bere...
In questi locali circola sempre moltissima droga, anche se non vuoi, per intrattenere i clienti e andare avanti con loro o bevi o ti droghi, o entrambe le cose. Oppure succede che le ragazze arrivano alla prostituzione proprio dalla droga, per pagarsela. Sono quelle che fanno di tutto e si fanno fare di tutto per pochissimi soldi. Comunque non hai molta scelta: devi reggere le prestazioni che ti chiedono e fingere di stare molto bene mentre ti fa schifo tutto. Non arriva mica Brad Pitt! E poi c'è lo schifo dell'odore da superare: quando mi prostituivo, per levarmelo di dosso, mi lavavo con la spugna dei piatti fino a farmi uscire il sangue

Non c'è tutto quel rito delle docce in questi posti, come nelle spa?
Mica sempre. E comunque rimane quell'odore disgustoso di minestrone rancido, uguale per tutti. Credo che sia l'eccitazione che li fa puzzare così.


Con la nuova legge in Italia si vorrebbe introdurre una campagna per il sesso sicuro, e per l'uso del preservativo con le prostitute...
Ah, e chi controlla chi si mette o meno il preservativo? Lo spirito santo? Le ragazze hanno tutto l'interesse a proteggersi. Sono i clienti che non vogliono. Inoltre prima c'erano delle forme di controllo medico imposte. Una volta che liberalizzi non puoi imporre più niente.



Molto interessante questa intervista che devasta letteralmente le certezze sull'argomento,dalla testimonianza della professionista la schiavitu' passa dalla strada alle strutture che ospitano i nuovi bordelli,e vedere dei lati positivi da un eventuale passaggio alla legalizzazione c'e' da usare un lanternino,addirittura anche la vita delle donne e' messa a rischio nelle camere che affittano,come una certa garanzia di pulizia e le incertezze dei rapporti protetti,e se devono uscire dalle prestazioni prima dei quarant'anni da risultare povere e sbandate,a livello umano si tocca il fondo.

Rimangono i quattrini delle concessioni rilasciate e incassate dallo Stato o poco piu',e su cosa succedera' in Italia da domani o nel futuro meno immediato,non ci saranno soluzioni e mai ci saranno del rispetto dei diritti umani.

per eventuali notifiche - iserentha@yahoo.it

mercoledì 4 febbraio 2015

Notizie flash del disastro Italia


















Piemonte, 3,2 milioni in premi ai dirigenti: solo per fare il proprio dovere

CLICK NEWS IL FATTO QUOTIDIANO

Alta velocità Torino-Lione, i costi aumentano: due miliardi in più di spese

CLICK NEWS IL FATTO QUOTIDIANO



E tagliano i servizi pubblici come nella sanità dove chi opera all'interno delle strutture deve farsi dei turni di 12 ore per mancanza di sostituti.

Grande chiampa,fortunatamente non ti ho votato,conosco da tempo quella congrega parecchio attenta alle fondazioni bancarie.

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martedì 15 ottobre 2013

Priebke:Una cremazione e una dispersione,nulla di più




Considerata l'efferatezza nell'aver trucidato 335 uomini alle Fosse Ardeatine,il mancato pentimento e la negazione dell'olocausto,più che giusto negargli alcuna funzione ufficiale del suo funerale e la cremazione con la conseguente dispersione non permetterebbe alcun punto di incontro di rappresentazione del criminale.

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martedì 17 settembre 2013

Costa Concordia:Un pò d'orgoglio dopo la vergogna




Nonostante aver scritto le ultime impegnative dichiarazioni del pregiudicato,l'ingombrante giornalista ha dato una mano anche all'isola del Giglio...


Sperando che questi mostri del mare non debbano più far disastri,i mostruosi passaggi a Venezia sarà il primo divieto da interpretare.



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martedì 2 luglio 2013

Andrea Marcenaro e il paese di merda




di Andrea Marcenaro

Scusate un attimo, però. Siamo un paese di evasori fiscali, di furbi, di gente senza il senso del bene pubblico, i nostri politici sono dei ladri e dei profittatori, i nostri maschi tendono naturalmente al femminicidio, le televisioni vivacchiano all’ombra dell’egemonia culturale berlusconiana, vale a dire quanto di più volgare si riesca a immaginare, le giovani ragazze italiane sono molto inclini a fare le mignotte, i nonni, a parte uno che si addormenta con Kant, sognano il bunga bunga, i medici se ne fottono dei pazienti, le maestre d’asilo menano i bambini, i cani se li mangiano, gli scienziati senza cuore torturano i cani, siamo un paese di merda, di mafia imperante, di ‘ndrangheta dovunque, inaffidabile, poco serio, e ci stupiamo se gli americani ci controllano un po’ i telefoni?

© - FOGLIO QUOTIDIANO [http://www.ilfoglio.it/andreasversion/1107]

Sono considerazioni sottoscrivibili,con alcune generalizzazioni pietose,non si può fare di tutta un'erba,un fascio su medici o maestre d'asilo ad esempio.

Però mi sovviene un solo pensiero leggendo dove lavora il giornalista,ma si è reso conto chi è il suo "grande direttore",poichè con delle riflessioni del genere o ci fa o ci è,non ci sono alternative,ovvero per i pochissimi che non sanno o non conosco,il migliore lacchè berlusconiano da vent'anni a questa parte.

E non fa manco un caldo torrido in questo principio d'estate capricciosa!

&& S.I. &&

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lunedì 24 giugno 2013

Condannato il puttaniere:La riflessione di Gad Lerner


RUBY, B. CONDANNATO A 7 ANNI Lui: "E' una persecuzione, ma resisto"

Condannato il puttaniere, lui e lo Stato sono incompatibili


I sette anni di condanna inflitti a Berlusconi nel primo grado del processo Ruby -uno in più di quanto richiesto dalla pubblica accusa- sarebbero toccati a chiunque altro avesse tenuto simili comportamenti e avesse cercato di avvolgerli in una nuvola di menzogne prendendo in giro il Parlamento e i Tribunali della Repubblica. L’interdizione a vita dai pubblici uffici di un uomo che cerca il sesso a pagamento con delle minorenni, appare a sua volta un provvedimento minimale di precauzione della collettività. Di fronte a una mole schiacciante di riscontri e di prove documentali, Berlusconi ha come al solito opposto la sfacciataggine con cui si dichiara perseguitato. Ma il processo Ruby chiarisce, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la sua assoluta incompatibilità con incarichi da uomo di Stato. Un evasore fiscale puttaniere è meglio che giri al largo dalle istituzioni.



Ottimo Gad,non ha fatto che leggere e definire la sentenza.
Anche se politicamente il Colle e il Pd lo salveranno.

&& S.I. &&

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martedì 14 maggio 2013

Joe Bastianich: “Berlusconi? Lo caccerei dal mio ristorante, ha solo combinato disastri”



Dov'e' questo ristorante,se potessi andrei a congratularmi con il proprietario della sua franchezza,in un paese dove quasi nessuno osa esporsi nel prendere posizione con colui che sarebbe inguardabile in quasi tutte le democrazie occidentali.

Mi sono informato i suoi ristoranti sono negli States,in ogni caso il personale chapeau al grande chef!

&& S.I. &&


venerdì 10 maggio 2013

Il minuto di silenzio della curva filadelfia granata




Non posso che essere d'accordo con la scelta della curva filadelfia durante il minuto di silenzio per la morte di Andreotti,ne' fischi,ne' insulti,bensi' la memoria di chi si e' sacrificato per la giustizia.




&& S.I. &&

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lunedì 15 aprile 2013

Referendum flop sull'Ilva di Taranto




A Taranto referendum flop sull’Ilva


La percentuale è al di sotto delle aspettative degli organizzatori:
non dovrebbe superare il 18-20%

TARANTO

I tarantini disertano il referendum sul futuro dell’Ilva: in pochi sono andati a votare e la sfida del quorum lanciata dai promotori dell’iniziativa sembra sia stata persa. La percentuale è al di sotto delle aspettative degli organizzatori: non dovrebbe superare il 18-20%. In questa prima domenica di tepore e di primavera l’Ilva e Taranto hanno vissuto dunque un’altra giornata importante, l’ennesima in questo ultimo anno: i tarantini sono stati chiamati a votare per il referendum promosso dal Comitato `Taranto Futura´ che per questo ha raccolto 12.000 firme. Una croce su un `sì´ o su un `no´ per decidere del futuro della fabbrica, se il colosso dell’acciaio deve o no chiudere in tutto o in parte.



Se ai tarantini,almeno a maggioranza non interessa la propria salute,e antepone gli interessi economici,se va bene a loro,va bene a tutti.
Sicuramente un referendum non avrebbe potuto incidere nell'immediato sulla decisione governativa di salvare l'impianto,seppur con le promesse di migliorarlo dal punto di vista delle emissioni e della sicurezza,ma il disinteresse sulla pelle dei cittadini pare assolutamente beffardo.

Direi una pietra sopra alla salute su quelle latitudini!

&& S.I. &&

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martedì 2 aprile 2013

Le ragioni della denatalità italiana




Donne e lavoro: perché le ragazze non vogliono figli

di Maurizio Chierici

Le ragazze rispondono alla ricerca dell’Università di Parma: voci da ogni parte d’Italia, voci spezzate dai politici che incrociano i ricatti paralizzando le speranze di lavoro. Erano fragili, adesso disperate per le giovani donne che inseguono la vita: posto, marito, compagno, casa, figlio. Ma i tempi vanno all’infinito. “Nel mondo nel quale sono cresciuta era normale una mamma giovane. Vorrei avere un figlio a vent’anni, come l’hai voluto tu, le dicevo. Una bambina per diventare sua amica come tu sei con me”. Illusione di Giulia Marcigaglia: vecchi e nuovi onorevoli stanno bruciando il futuro nel quale si cullava. Come mai le ragazze d’oggi non vogliono figli? “Non basta essere regine del focolare. Si scontrano con difficoltà che sono montagne. Calcolatrice tra le mani, provano a capire se potranno permettersi la baby sitter almeno per la pizza della settimana, o un asilo nido, e poi la notte, nell’intimità dei letti, sveglie a domandarsi se stanno facendo la scelta giusta. Nel mondo in cui viviamo non c’è posto per realizzare indipendenza, professione, un bambino. Bisogna scegliere o l’uno o l’altro e la scelta ci cambierà. Non saremo più le stesse”. Amarezza di Francesca Licata mentre l’indifferenza degli illuminati le ruba la vita. Senza contare le trappole: “Al rientro dalle ferie Elena comunica al datore di lavoro di essere incinta. Costretta alle dimissioni”. Le si presenta il foglio in bianco firmato il giorno dell’assunzione: rinuncia volontaria al posto in caso di maternità. La legge Prodi 2007 proibiva il ricatto; ricatto riammesso dal Berlusconi appena torna al governo. Giulia Martesini si sconsola: “Scegliere di fare un figlio non è solo una questione biologica, è un atto di fede. Devi credere nell’amore che ha portato a quel concepimento”. Ma se metà delle famiglie italiane non arriva a 1.800 euro al mese e una famiglia su sette resta con le tasche vuote dopo 3 settimane, come possono due ragazzi programmare un figlio che fino a sei anni costa 40 euro la settimana?
E la fata Morgana della ripresa annunciata per il 2013, rimandata al 2014, si allontana fino a quando gli onorevoli cittadini non si accorgeranno dei “nuovi” che stanno scoppiando. Malgrado la fertilità degli extra comunitari, l’Italia invecchia: due bambini per ragazza in Francia e in quasi ogni paese d’Europa; 1,39 per le italiane, 15 mila in meno l’anno da quando scivoliamo nella povertà. Appena possibile diventeranno madri, ma dopo i 30 anni o più di 40. Le nostre giovani donne non godono la tutela della Francia, dove l’assistenza disegnata da Mitterrand accompagna i bambini fino ai banchi di scuola. L’Italia dal cuore duro ha altri pensieri.

Care ragazze, portate pazienza: con battaglie navali on line, i 5Stelle stanno cercando il nuovo presidente. Non possono distrarsi. E non vogliono indignarsi per i miliardi dell’evasione fiscale. I loro niet piovono come sassate. Stamattina le Borse diranno cosa dobbiamo pagare per il Grillo degli insulti e Napolitano-Pilato. Ma un giorno lontano, chissà.



Penso che la civiltà e il progresso di un popolo possa essere misurato anche dalla natalità,se da decenni questa percentuale continua a scendere, a me pare evidente che le ragioni sono molteplici,dal reddito basso,dalle istituzioni che non aiutano,che dire degli assegni familiari da importo indecente,le stesse famiglie che compiono salti mortali per vedersi affidato il pargolo,dai nidi alle scuole materne,se poi il mercato del lavoro di fatto espelle la maggior parte delle donne con i licenziamenti concordati all'assunzione,non c'è da stupirsi se la razza italica andrà sempre più ad assottigliarsi,

Sul recupero della natalità delle famiglie extra e comunitarie che vivono in Italia,dovuto sicuramente alle condizioni di vita dei paesi di origine,ma c'è da starne certi che dopo la prima e seconda generazione anche queste donne inizieranno a fare i conti con la realtà del nostro paese.

&& S.I. &&

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giovedì 14 marzo 2013

A proposito di Francesco I Bergoglio e le frequentazioni con Videla






Su Bergoglio ci sono ombre all'epoca della dittatura argentina,foto e frequentazioni con il criminale Videla,negli ultimi anni gli ha dato parecchio fastidio il progressismo dei neo governi in Argentina,piu' che un uomo che potra' portare una ventata progressista,rimarra' ancorato a vecchi conservatorismi.

&& S.I. &&

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lunedì 18 febbraio 2013

Le cure dalla dipendenza internet al gruppo Abele




“Così curiamo i tossici di Internet”

Una giornata con i ragazzi in terapia al Gruppo Abele. Don Ciotti:
“È la droga più sottovalutata”

di GIUSEPPE BOTTERO

Il primo (lo chiameremo N.) è arrivato qui trascinato dai genitori. Ha diciassette anni, passa sedici ore al giorno incollato al computer. Due anni di scuola bruciati, zero amici. Eppure non capisce. «Io sto bene», dice. Si sveglia alle due del pomeriggio, va a letto alle sei di mattina. In casa niente luce, a cena indossa gli occhiali da sole. Oltrepassa i tornelli del Gruppo Abele di Torino, allarga le braccia e sgrana gli occhi: «Che c’è che non va?».

All’inizio, nulla. Papà e mamma sono orgogliosi: N. non fuma, non si è mai ubriacato. Nessuna notte passata con il cuore in gola ad aspettare il rientro dalla discoteca. Ma quando provano a staccare la spina del pc N. diventa aggressivo. Insulti, botte. Una crisi d’astinenza in piena regola.

Don Ciotti si sta sgolando da mesi. Eroinomani, testimoni minacciati dalla mafia, prostitute, barboni, giocatori d’azzardo andati in rovina. Sotto la sua ala si sono rifugiati in migliaia. Ma l’ultimo rovello del prete combattente è la cyber-dipendenza. «È la più sottovalutata» dice. La più pericolosa. «La nostra società si preoccupa dei ragazzi, ma non se ne occupa. Invece dovremmo dare una mano ai giovani a colmare la vita di vita». Ma come si combatte un nemico che non c’è? Un nemico virtuale, così perfido da infilarsi negli oggetti di cui non possiamo fare a meno: computer, telefonini, tablet? Si danza. Sul filo sottilissimo che c’è tra l’uso e l’abuso. Tra la Rete che ti connette al mondo e quella che ti isola dietro il monitor, le tapparelle abbassate, le paure affidate ad un «avatar» capace di cavarsela contro draghi e mostri, figurarsi durante un’interrogazione.

L'articolo intero

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Una dipendenza da non sottovalutare,non da apparentemente problemi sociali sul tipo dei classici atteggiamenti violenti,o non si viene ricoverati d'urgenza per overdose di stupefacenti o per alcolismo,ma l'isolamento che ne deriva e' sicuramente preoccupante,per quanto il web sia fondamentale nella vita quotidiana non deve diventare uno schermo e una camera l'unico mondo possibile.

@ Dalida @

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martedì 29 gennaio 2013

Andrea Scanzi:Le cose che non ho detto a Mussolini






Grande Scanzi,ha riferito alla nipotina come meglio non avrebbe potuto.

Il mio personale CHAPEAU!

&& S.I. &&

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martedì 16 ottobre 2012

Tra la fame nel mondo e gli sprechi gettati in discarica




Roma, al via la giornata mondiale dell’alimentazione 2012

di ROBERTO GIOVANNINI

Dalla lotta alla fame e alla malnutrizione nel mondo agli ultimi dati sugli sprechi lungo la catena agroalimentare, alla sostenibilità, sicurezza e qualità del cibo. Sono i principali temi affrontati a Roma in occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione 2012 organizzata dalla FAO, che dal 1981 si celebra tutti gli anni il 16 ottobre. La Giornata mondiale dell’Alimentazione ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della fame e della malnutrizione nel mondo, e ha come obiettivo principale incoraggiare le persone, a livello globale, ad agire contro questi problemi.

“Se le nazioni si impegneranno ad aumentare gli sforzi per ridurre la fame nel mondo, l’Obiettivo Onu di Sviluppo del Millennio che prevede di dimezzare il numero di affamati entro il 2015 può ancora essere raggiunto”, ha dichiarato il direttore generale della FAO Josè Graziano da Silva alla sessione d’apertura della Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS). Da Silva ha sottolineato che un enorme progresso è stato fatto nel ridurre il numero delle persone affamate di 132 milioni dal 1990 ad oggi, anche se ancora oggi il 14,9% della popolazione mondiale è denutrita, oltre 870 milioni di persone.

L'articolo completo

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Sarebbe sufficiente convincere le grandi distribuzioni alimentari di non gettare nella spazzatura le eccedenze,poichè di questo problema si tratta,seppur complicato possa essere la distribuzione delle eccedenze,le potrebbero sfruttare le miriadi di mense per non abbienti sparse nel territorio.Diverso è il problema della fame nel mondo nelle zone più remote,al contrario degli aiuti,i quali chissà se arrivano e come ci arrivano,da quelle parti servirebbe del volontariato retribuito dall'Unicef e dall'Onu nell'insegnare tecniche di coltivazione e di allevamento,magari con la ricerca di profondi pozzi d'acqua nei dintorni.

@ Dalida @

giovedì 11 ottobre 2012

La straordinaria avventura oltre la vita del Dott.Eben Alexander





di Emanuela Di Pasqua

Il professor Eben Alexander era sempre stato scettico a proposito di vita ultraterrena e dei racconti di esperienze extracorporee che gli venivano fatti dai suoi pazienti. Ma da quando nel 2008 rimase in coma sette giorni a causa di una rara forma di meningite la sua opinione è parecchio cambiata. La sua storia è finita sulla copertina di Newsweek, ma anche in un libro intitolato significativamente "Proof of Heaven" ("La prova del paradiso", che uscirà il 23 ottobre), e racconta di un'esperienza durante la quale il medico cinquantottenne ha visitato quello che lui stesso definisce un luogo «incommensurabilmente più in alto delle nuvole, popolato di esseri trasparenti e scintillanti».
TRA LA VITA E LA MORTE - Una mattina dell'autunno del 2008 Alexander si svegliò con un feroce mal di testa e di lì a poco venne ricoverato d'urgenza in uno degli ospedali dove aveva lavorato, il Lynchburg General Hospital in Virginia. Qui gli venne diagnosticata una meningite batterica da Escherichia Coli, una patologia tipica dei neonati, che in poche ore lo condusse al coma. Per sette giorni il neurochirurgo statunitense rimase tra la vita e la morte e le frequenti TAC cerebrali e le accurate visite neurologiche dimostrarono una totale inattività della sua neocorteccia (nell'uomo rappresenta circa il 90 per cento della superficie cerebrale e viene considerata la sede delle funzioni di apprendimento, linguaggio e memoria).

LA PROVA DEL PARADISO - Ma mentre Eben Alexander giaceva immobile e privo di conoscenza, sperimentava anche un vivido e incredibile viaggio destinato a cambiare la sua esistenza. Tutto ha avuto inizio «in un mondo di nuvole bianche e rosa stagliate contro un cielo blu scuro come la notte e stormi di esseri luminosi che lasciavano dietro di sé una scia altrettanto lucente». Secondo Alexander catalogarli come uccelli o addirittura angeli non renderebbe giustizia a questi esseri che definisce forme di vita superiore. In questa dimensione, arricchita da un canto glorioso, l'udito e la vista sono diventate un tutt'uno. Come ha raccontato a Newsweek il medico americano: «potevo ascoltare la bellezza di questi esseri straordinari e contemporaneamente vedere la gioia e la perfezione di ciò che stavano cantando».

MILIONI DI FARFALLE - Per buona parte del suo viaggio Alexander è stato accompagnato da una misteriosa ragazza bionda dagli occhi blu, che l'uomo racconta di avere incontrato per la prima volta camminando su un tappeto costituito da milioni di farfalle dai colori sgargianti. Nella memoria del neurochirurgo la giovane aveva uno sguardo che esprimeva amore assoluto, ben al di sopra di quello sperimentabile nella vita reale, e parlava con lui senza usare le parole, inviando messaggi «che gli entravano dentro come un dolce vento». Eben Alexander ne ricorda tre in particolare. Il primo era «tu sei amato e accudito», poi «non c'è niente di cui avere paura» e infine «non c'è niente che tu possa sbagliare». Ma l'accompagnatrice del medico aggiungeva anche: «Ti faremo vedere molte cose qui. Ma alla fine tornerai indietro».

UN UTERO COSMICO - Proseguendo il cammino l'autore di Proof of Heaven è infine giunto in un vuoto immenso, completamente buio, infinitamente esteso e confortevole, illuminato solo da una sfera brillante, «una sorta di interprete tra me e l'enorme presenza che mi circondava. È stato come nascere in un mondo più grande e come se l'universo stesso fosse un gigantesco utero cosmico. La sfera mi guidava attraverso questo spazio sterminato». Non si tratta certamente del primo caso di quello che gli anglosassoni chiamano Near Death Experience (esperienze ai confini della morte), ma di certo turba il fatto che a raccontarla sia un affermato docente di neurochirurgia, da sempre dichiaratosi scettico al proposito. «Mi rendo conto di quanto il mio racconto suoni straordinario, e francamente incredibile - ha dichiarato Eben Alexander -; se qualcuno, persino un medico, avesse raccontato questa storia al vecchio me stesso, sarei stato sicuro che fosse preda di illusioni. Ma quanto mi è capitato è reale quanto e più dei fatti più importanti della mia vita, come il mio matrimonio o la nascita dei miei due figli».



Altra testimonianza di vita oltre la morte,anche se in questo caso solo sospesa,difficile pensare che solo fantasia o un sogno frutto della situazione clinica,a voi le speranze o i dubbi.

@ Dalida @

giovedì 27 settembre 2012

Sallusti:Ovvero quando le parole meriterebbero almeno l'idiozia



A proposito di giornalismo cortigiano e in malafede,dai calzini azzurri del magistrato,al metodo Boffo,per finire a trovare il fidanzatino e i baci a cielo aperti dell'avocatessa....

di Alessandro Robecchi

Va bene, pare che tutto il mondo “intellettuale” italiano, con tutto il milieu giornalistico in prima fila, compatto e granitico, sia in grandi ambasce per il rischio che Alessandro Sallusti, oggi direttore de Il Giornale e al tempo dei fatti di Libero, finisca in galera a seguito di una condanna per diffamazione. E’ confortante assistere a una così poderosa levata di scudi contro la restrizione della libertà personale, e dispiace semmai che tanta compattezza non si veda in altre occasioni. Tanta gente va in galera per leggi assurde e ingiuste – come circa tremila persone accusate del bizzarro reato di “clandestinità” – eppure la notizia è Sallusti. Bene, allora vediamola bene, questa notizia, al di là delle sentenze, delle polemiche, dei meccanismi della giustizia. Proviamo insomma ad applicare il vecchio caro concetto del “vero o falso?”
Il fatto. Nel febbraio del 2007 una ragazzina di Torino (13 anni) si accorge di essere incinta. I genitori sono separati. La ragazzina (che tra l’altro ha problemi di alcol ed ecstasy) vuole abortire, ha il consenso della madre, ma non vorrebbe dirlo al padre (i genitori sono separati). Per questo si rivolge alla magistratura. E’ quanto prevede la legge: mancando il consenso del padre si è dovuto chiedere a un giudice tutelare, che ha dato alla ragazzina (e alla madre, ovviamente) il permesso di prendere una decisione in totale autonomia. Come del resto precisato in seguito, a polemica scoppiata, da una nota dettata alle agenzie dal Tribunale di Torino: “Non c’è stata alcuna imposizione da parte della magistratura”.
L’articolo querelato. Strano che, in tutto il bailamme suscitato dal rischio che Sallusti finisca in carcere, nessuno si sia preso la briga di ripubblicare l’articolo incriminato. Anche in rete si fatica a trovare la versione completa, anche se basta scartabellare un po’ nella rassegna stampa della Camera dei Deputati per trovarlo (andate qui e leggetevelo). L’articolo (Libero, 18 febbraio 2007) è firmato con lo pseudonimo di Dreyfus (quando si dice la modestia) e racconta la vicenda in altri termini. La prosa maleodorante e vergognosa – un cocktail di mistica ultracattolica e retorica fascista – non è suscettibile di querela e quindi ognuno la valuti come vuole. Ma veniamo ai fatti. La vulgata corrente di questi giorni insiste molto su una frase, questa:
“… ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice”
E’ vero. Si tratta di un’opinione. Scema, ma un’opinione. Disgustosa, ma un’opinione.
Vediamo invece le frasi che non contengono opinioni ma fatti. Falsi.
Il titolo, per esempio: “Il giudice ordina l’aborto / La legge più forte della vita”.
Falso. Nessun giudice ha ordinato di abortire.
Altra frase: “Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando l’aborto coattivo”.
Falso. Il giudice ha dato libertà di scelta alla ragazzina e alla madre.
Ancora: “Si sentiva mamma. Era una mamma. Niente. Kaput. Per ordine di padre, madre, medico e giudice, per una volta alleati e concordi”.
Falso. Il padre non sapeva (proprio per questo ci si è rivolti al giudice) e le firme del consenso all’aborto sono due, quella della figlia e quella della madre.
E poi: “Che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti”.
Falso. Complici di cosa? Di aver lasciato libera decisione alla ragazza e a sua madre?

Ora, sarebbe bello chiedere lumi anche a Dreyfus, l’autore dell’articolo. Si dice (illazione giornalistica) che si tratti di Renato Farina, il famoso agente Betulla stipendiato dai Servizi Segreti che – radiato dall’Ordine dei Giornalisti – non avrebbe nemmeno potuto scrivere su un giornale il suo pezzo pieno di falsità.
Non c’è dubbio che il caso della ragazzina torinese sia servito al misterioso Dreyfus, a Libero e al suo direttore Sallusti per soffiare quel vento mefitico di scandalo che preme costantemente per restringere le maglie della legge 194, per attaccare un diritto acquisito, per gettare fango in un ingranaggio già delicatissimo. Ma questo è, diciamo così, lo sporco lavoro della malafede, non condannabile per legge.
Condannabile per legge è, invece, scrivere e stampare notizie false. Di questo si sta parlando (anzi, purtroppo non se ne sta parlando), mentre si blatera di “reato d’opinione”.
Il reato d’opinione non c’entra niente. C’entra, invece, e molto, un giornalismo sciatto, fatto male, truffaldino, che dà notizie false per sostenere una sua tesi.
Per questo la galera vi sembra troppo? Può essere. Ma per favore, ci vengano risparmiati ulteriori piagnistei sul povero giornalista Sallusti che non può dire la sua.

PS) Un mio vecchio maestro di giornalismo, all’Unità (sono passati secoli, ma io gli voglio ancora bene), scrutava i pezzi scritti da noi ragazzini con maniacale attenzione. Quando trovava qualcosa di querelabile ci chiamava e ci diceva: “Vuoi che ci portino via le rotative? Vuoi che ci facciano chiudere il giornale dei lavoratori?”.
Nel fondo di oggi su Il Giornale, Sallusti lamenta con toni da dissidente minacciato di Gulag, che non intende trattare per il ritiro della querela, che ha già pagato 30.000 euro e non vuole pagarne altri 30.000. Spiccioli. Ecco. Forse “portargli via le rotative”, come diceva il mio vecchio compagno sarebbe meglio. Meglio anche della galera. Di molte cose abbiamo bisogno, ma non di un martire della libertà con la faccia di Sallusti.

www.alessandrorobecchi.it

La liberta' d'informazione non e' messa in discussione,ma chi scrive su un giornale o su un semplice blog deve prendersi le proprie responsabilita',le affermazioni sull'articolo incriminato sono gravi,che il carcere sia una pena esagerata sono d'accordo,ma che si possano radiare dal professionismo certi elementi,mi sembrerebbe una cosa buona e giusta.

&& S.I. &&

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giovedì 13 settembre 2012

Tablet a scuola:Un'ottima opportunita'





Un ingente investimento nell'immediato,ma recuperabile in breve tempo,finalmente dovrebbe terminare la lobbies dei testi scolastici,nella quale e' sufficiente aggiungere alcune pagine da un anno all'altro per rendere obsoleti i vecchi testi.

Le scuole che hanno adottato la nuova tecnologia,come cita il servizio televisivo sono poche e sperimentali,ma e' iniziato il nuovo corso,finalmente!

@ Dalida @

Ponte Milvio senza piu' lucchetti


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di Gianluca Nicoletti

Le tronchesi sono ieri calate sui lucchetti dell’amore di Ponte Milvio. Implacabili e spietate come la mannaia di Mastro Titta, il leggendario boia dei tempi di Pio iX. La dolorosa decisione dello sterminio necessario era nell’aria da anni, ma fu presa solamente dopo un summit a dicembre, culminato con il “patto del lucchetto” tra il sindaco Alemanno e Federico Moccia.

Il padre ispiratore di ogni amore moccioso sembrava, almeno allora, quasi convinto a dare la sua benedizione per liberare il ponte dal suo gravoso fardello, a patto ci fosse un esodo guidato dei suoi adepti lungo l’ argine adiacente, dove sarebbe stato messo un apposito supporto. Passò tempo, però nulla si mosse.

Qualcuno obiettava che le coppie officianti compivano il sacro inchiavardamento laddove pulsa la movida notturna, quindi non sempre in stato di assoluta astinenza etilica. E se fossero caduti in acqua assieme alla chiave del lucchetto? Per non parlare del traffico intenso di pantegane (che qualcuno chiama nutrie…) in quel luogo. Insomma nessuno si decideva a prendere la responsabilità del gesto estremo. Fino a che per il presidente del XX Municipio Gianni Giacomini venne il tempo di agire.

La decisione bipartisan dei consiglieri aveva espresso un verdetto di colpevolezza per quei supporti in ferro di amori eterni, non c’erano scuse e non si poteva più indugiare. A parziale risarcimento di chi ama l’amore, una parte dei lucchetti tolti sarebbe stata esposta al Museo Nazionale delle Arti e delle Tradizioni Popolari all’Eur, con il beneplacito della direttrice Daniela Porro e del sovrintendente capitolino Umberto Broccoli.

Ieri, alle 11 in punto, Giacomini, indossata la fascia giallo rossa, fa iniziare lo smembramento dei lucchetti. Il manipolo dei segatori, con l’elmetto giallo e cesoie in mano, appare sotto il fuoco incrociato delle telecamere, per ripetere più volte il gesto plastico del taglio dell’archetto in un sol colpo. Molte sono le tv straniere, per un’agenzia cinese un operatore e una giornalista seguonoo la cerimonia filmando con rispetto i lucchetti a terra disarticolati come salme di giustiziati. Una piccola folla di curiosi assiste in silenzio.

Qualcuno dei residenti vuole sincerarsi che veramente portino via tutta quella “robaccia”, che molti assimilano a gestione disordinata degli affetti. Una signora con il cagnolino in grembo approfitta per vendicarsi dei venditori ambulanti di lucchetti. Un gruppetto d’immigrati aveva fatto di quell’usanza il suo modesto business. Su un banco improvvisato era, fino a ieri, venduto il kit dell’amore, composto di lucchetto e pennarello indelebile per apporvi le iniziali dei destinati a imperitura fedeltà. “Mi hanno detto che avevano una terza chiave-infierisce crudele la signora- quando i ragazzi se ne andavano, si riprendevano il lucchetto e lo vendevano di nuovo!”

Quando il lavoro iniziò a prendere una piega meno artigianale e già i frullini avevano preso posto delle tenaglie, si presentano due fidanzatini fuori tempo massimo. Lui è romano, lei viene da Treviso. Sbigottiti restano con il lucchetto nuovo in mano, non sapendo come dare un senso al loro progetto per assicurarsi l’ eternità affettiva. Sono intercettati dalle televisioni, costretti a baciarsi, dichiarare, raccontare. Insomma andavano per stare soli e sono entrati in un reality!

Alla fine qualcuno suggerisce ai due di andare a mettere il loro lucchetto allo Zodiaco, sotto l’ osservatorio di Monte Mario, dove pare si stia ricostituendo un parco dell’ amore illucchettabile, così la coppia si avvia mesta verso il nuovo paradiso. In nome dell’amore cosa mai saranno per loro altri cinque chilometri a piedi? Anche se in salita e sotto al sole di mezzogiorno.





L'eterno amore,magari ci fosse,nella sua rappresentazione da business della ferramenta avra' qualche altro palcoscenico,i produttori e i commercianti della prova d'amore non andranno in crisi,peccato stravolgere una realta' artistica per concretizzare un segno modaiolo....Ma in questo caso,solo per questo motivo,l'importante e' partecipare.

&& S.I. &&

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martedì 19 giugno 2012

La riforma sul lavoro e' una caga.. pazzesca "parola di Confindustria"


Squinzi (Confindustria): “La riforma del lavoro è una vera boiata”
Il successore di Emma Marcegaglia non ha usato mezze misure per definire la legge voluta dal ministro Fornero."Non possiamo fare altro che prenderla così com'è perché dobbiamo presentarci al summit europeo del 28 giugno con una proposta approvata" ha aggiunto Squinzi.



Eccezionale questa sintonia "confindustriale-governativa",un po' come quella frase famosa fantozziana....

Indovinate chi si dovrebbe prendere lo schiaffo finale?

&& S.I. &&


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martedì 29 maggio 2012

2 giugno:No alla festa della Repubblica




Altro che manifestazione sobria come ha annunciato oggi il Presidente della Repubblica,il 2 giugno Festa della Repubblica dovrà essere concentrata verso le popolazioni terremotate emiliane,anche se saranno pochi i fondi da destinare,considerando le vittime,i feriti e i danni materiali,sfilare con le truppe e i carri armati,sarà da considerare una grave mancanza verso le povere popolazioni.

INVIAMO UNA MAIL A:

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