giovedì 11 ottobre 2012

La straordinaria avventura oltre la vita del Dott.Eben Alexander





di Emanuela Di Pasqua

Il professor Eben Alexander era sempre stato scettico a proposito di vita ultraterrena e dei racconti di esperienze extracorporee che gli venivano fatti dai suoi pazienti. Ma da quando nel 2008 rimase in coma sette giorni a causa di una rara forma di meningite la sua opinione è parecchio cambiata. La sua storia è finita sulla copertina di Newsweek, ma anche in un libro intitolato significativamente "Proof of Heaven" ("La prova del paradiso", che uscirà il 23 ottobre), e racconta di un'esperienza durante la quale il medico cinquantottenne ha visitato quello che lui stesso definisce un luogo «incommensurabilmente più in alto delle nuvole, popolato di esseri trasparenti e scintillanti».
TRA LA VITA E LA MORTE - Una mattina dell'autunno del 2008 Alexander si svegliò con un feroce mal di testa e di lì a poco venne ricoverato d'urgenza in uno degli ospedali dove aveva lavorato, il Lynchburg General Hospital in Virginia. Qui gli venne diagnosticata una meningite batterica da Escherichia Coli, una patologia tipica dei neonati, che in poche ore lo condusse al coma. Per sette giorni il neurochirurgo statunitense rimase tra la vita e la morte e le frequenti TAC cerebrali e le accurate visite neurologiche dimostrarono una totale inattività della sua neocorteccia (nell'uomo rappresenta circa il 90 per cento della superficie cerebrale e viene considerata la sede delle funzioni di apprendimento, linguaggio e memoria).

LA PROVA DEL PARADISO - Ma mentre Eben Alexander giaceva immobile e privo di conoscenza, sperimentava anche un vivido e incredibile viaggio destinato a cambiare la sua esistenza. Tutto ha avuto inizio «in un mondo di nuvole bianche e rosa stagliate contro un cielo blu scuro come la notte e stormi di esseri luminosi che lasciavano dietro di sé una scia altrettanto lucente». Secondo Alexander catalogarli come uccelli o addirittura angeli non renderebbe giustizia a questi esseri che definisce forme di vita superiore. In questa dimensione, arricchita da un canto glorioso, l'udito e la vista sono diventate un tutt'uno. Come ha raccontato a Newsweek il medico americano: «potevo ascoltare la bellezza di questi esseri straordinari e contemporaneamente vedere la gioia e la perfezione di ciò che stavano cantando».

MILIONI DI FARFALLE - Per buona parte del suo viaggio Alexander è stato accompagnato da una misteriosa ragazza bionda dagli occhi blu, che l'uomo racconta di avere incontrato per la prima volta camminando su un tappeto costituito da milioni di farfalle dai colori sgargianti. Nella memoria del neurochirurgo la giovane aveva uno sguardo che esprimeva amore assoluto, ben al di sopra di quello sperimentabile nella vita reale, e parlava con lui senza usare le parole, inviando messaggi «che gli entravano dentro come un dolce vento». Eben Alexander ne ricorda tre in particolare. Il primo era «tu sei amato e accudito», poi «non c'è niente di cui avere paura» e infine «non c'è niente che tu possa sbagliare». Ma l'accompagnatrice del medico aggiungeva anche: «Ti faremo vedere molte cose qui. Ma alla fine tornerai indietro».

UN UTERO COSMICO - Proseguendo il cammino l'autore di Proof of Heaven è infine giunto in un vuoto immenso, completamente buio, infinitamente esteso e confortevole, illuminato solo da una sfera brillante, «una sorta di interprete tra me e l'enorme presenza che mi circondava. È stato come nascere in un mondo più grande e come se l'universo stesso fosse un gigantesco utero cosmico. La sfera mi guidava attraverso questo spazio sterminato». Non si tratta certamente del primo caso di quello che gli anglosassoni chiamano Near Death Experience (esperienze ai confini della morte), ma di certo turba il fatto che a raccontarla sia un affermato docente di neurochirurgia, da sempre dichiaratosi scettico al proposito. «Mi rendo conto di quanto il mio racconto suoni straordinario, e francamente incredibile - ha dichiarato Eben Alexander -; se qualcuno, persino un medico, avesse raccontato questa storia al vecchio me stesso, sarei stato sicuro che fosse preda di illusioni. Ma quanto mi è capitato è reale quanto e più dei fatti più importanti della mia vita, come il mio matrimonio o la nascita dei miei due figli».



Altra testimonianza di vita oltre la morte,anche se in questo caso solo sospesa,difficile pensare che solo fantasia o un sogno frutto della situazione clinica,a voi le speranze o i dubbi.

@ Dalida @

6 commenti:

Katrina Uragano ha detto...

Ho letto ieri la notizia e come spesso accade in queste situazioni sono rimasta un po' perplessa. Voglio dire...uno può raccontare ciò che vuole, tanto noi che ne sappiamo? e intanto vende libri...però di testimonianze simili ce ne sono tante e questo ci dovrebbe far riflettere. Che tutti stiano inventando o sognando? magari una nuova dimensione esiste davvero, è lì senza che si possa vederla all'attuale stato delle cose. Sono agnostica anche in questo. Non so perché non vedo, ma potrebbe anche essere.

Ivo Serenthà ha detto...

L'idea di scrivere un libro è da interpretare,essendo un affermato professionista esiste qualche probabilità in meno che voglia approfittare della situazione,certamente sono esperienze che si devono "vivere" direttamente,o no?

Ciao

Tina ha detto...

Insomma, non è serata ;-))

Ho letto ieri la storia, sono dalla parte della comunità scientifica non solo scettica, ma dubbiosa sul racconto.

Insomma, se non si è capito, non ci credo.;-))

Buona serata Ivo ;-))

sconosciuto ha detto...

Credere o non credere alle affermazioni del Dott. Aben Alexander, non sposta di una virgola la manifestazione assoluta della realtà. Le limitazioni individuali determinano ciò che ognuno deve vivere come esperienze di vita, utili alla sua catarsi, quindi ciò che ognuno esprime come giudizio, rientra nell’ambito di una soggettività utile prima di tutto a se stesso. Ognuno vive ciò di cui ha intimamente bisogno, e in conformità a ciò esprime il responso delle sue speculazioni. Per dare giudizi su simili esperienze occorre avere squisito una maturità spirituale capace di capire che oggettivamente la realtà non è solo l’aspetto o la parte che la scienza può analizzare. Il concetto base della Cristianità afferma che “Dio è in noi e noi siamo in Lui”, e poiché Egli è la Realtà Assoluta, Causa increata che il Tutto comprende e il Tutto trascende, il Tutto è necessariamente multidimensionale e in cui virtualmente tutto muta in modo immutabile. Questo spiega che le affermazioni del Dott. Alexander non sono errate o frutto di allucinazioni. La realtà è nell'essere, nella sua percezione.
Gerardo Paolicchio (sconosciuto)

Ivo Serenthà ha detto...

@ Gerardo Paolicchio

Rispetto le sue certezze e il suo credo,chi le possiede non ha certo necessità di attendere e leggere di queste esperienze,fossero realtà o suggestione.

Esistono e sono degne di rispetto coloro che non hanno alcun credo,e possono seppur con molte perplessità prendere atto di alcune testimonianze personali,come quella pubblicata,chiaramente non spostano di una virgola le proprie convinzioni.

Saluti

Gerardo Paolicchio ha detto...

A Ivo Serentha and Friends
Svegliare gli uomini dal sonno dell’incredulità comporta giustificate reazioni, e in chi lo fa c’è una naturale richiesta di perdono. Le certezze sono a disposizione di tutti, nelle attese di una visione più ampliata della realtà. Con il risveglio tutto cambia, e le premesse per un mondo migliore, sono riposte proprio in quel passaggio esistenziale.
Gerardo Paolicchio