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Dopo Pisa,Firenze,Genova,Vicenza e il X municipio di Roma,la possibilità è realtà anche a Torino,non è una volontà simbolica,ma i familiari potranno avvalersi della volontà del proprio caro tramite un giudice.
Il Comune metterà a disposizione dei torinesi un servizio per registrare i testamenti biologici. La mozione, prima firmataria Monica Cerutti, capogruppo di Sinistra Democratica, è stata approvata dalla maggioranza della Sala Rossa, seppur a ranghi ridotti e con qualche malumore nel fronte cattolico, con 24 voti favorevoli, 12 contrari e 2 astenuti. Ora la giunta Chiamparino e l´assessore all´Anagrafe, Michele Dell´Utri, dovranno mettere a punto il sistema che permetterà a qualsiasi persona di consegnare le proprie volontà riguardo il trattamento sanitario di fine vita.
Torino non è la prima esperienza in Italia: Pisa, Firenze, Vicenza, Genova ed enti come il X Municipio di Roma, hanno già approvato l´istituzione del registro del testamento biologico. La mozione, appoggiata dalla maggioranza, con qualche defezione nell´area ex popolare del Pd e nei Moderati, e da Rifondazione, era stata presentata a marzo, pochi giorni dopo la morte di Eluana Englaro. Si tratta di un documento complementare alla delibera di iniziativa popolare presentata da Silvio Viale, Igor Boni e Diego Castagno con oltre 2 mila e 700 firme. Atto che prosegue il suo iter amministrativo. «Con l´istituzione del registro affermiamo un principio che è quello della laicità, finalizzata a separare le convinzioni religiose dai doveri di uno stato laico», sostiene la prima firmataria Cerutti.
Torino allestirà un ufficio dove i cittadini depositeranno il proprio testamento biologico, autenticato dall'ufficiale di stato civile. "Ci stiamo lavorando - annuncia l´assessore all'Anagrafe, Michele Dell'Utri - e non ci sono controindicazioni. L´operazione non sarà a costo zero perché dovremo istruire degli impiegati, ma è un servizio che possiamo gestire senza ricorrere a nuove assunzioni. Pisa e Roma hanno fatto da apripista: prenderemo spunto da queste città, ma piuttosto che l´ufficio relazioni con il pubblico stiamo pensando di utilizzare un software collegato con l´anagrafe".
[ da La repubblica ]
Il blog Freedom si augura che altre molte realtà possano consentire questa elementare volontà dell'individuo,una fine decorosa in certe situazioni di condizioni di salute impossibile,dovrà essere una possibilità per chi lo vorrà determinare.
La foto pubblicata in rete da Sarkozy,la verità con le gambe corte,si recò dopo alcuni giorni a Berlino,anzichè il giorno prima della dichiarazione della Germania unita.
Fratelli di Francia, dall’altro lato del Muro Alpino vi giunga il più caloroso degli abbracci. Deve essere dura sopportare un leader iperattivo ed esibizionista, con il piglio del dominatore eppure così insicuro da mettere i tacchi rialzati alle scarpe e inseguire i sondaggi come belle donne (e viceversa). Uno che confonde pubblico e privato, figli e famigli, sogno e realtà. È la sua ultima prodezza che mi ha spinto a scrivervi. Geloso dei Gorbaciov e dei Kohl, che per una notte gli avrebbero rubato il centro della scena, ha messo su Facebook una sua foto di vent’anni fa che lo ritrae, giovane deputato, mentre prende a picconate il Muro di Berlino.
Ora «Le Monde» avrebbe scoperto che arrivò sì a Berlino armato di piccone e macchina foto. Ma la settimana dopo, come un qualunque turista della storia. Certo è che la sua smania di protagonismo lo porterebbe a fare lo sposo a ogni matrimonio e il morto a ogni funerale. Comprendo la vostra frustrazione: lo avete eletto per mancanza di alternative, avendo voi un centrosinistra diviso e indeciso a tutto. La comprendo pur senza averla mai provata. Anzi, ne approfitto per offrirvi asilo politico nel Paese della sobrietà. Appuntamento dopo la mezzanotte al Check-Point Charlie di Ventimiglia.
[ da La stampa ]
Davvero un bel testa a testa tra il nostro "divino" e il loro,tra foto e picconate improbabili,psico sondaggi,marameo e telefonate stucchevoli con la Merkel dall'altro lato,a dimenticavo,gli apprezzamenti all'allora premier donna finlandese,sempre del nostro solito noto,per citare i difetti veniali,risulta avvilente tutto ciò,vinceranno ancora per molto tempo con una sinistra improponibile a livello internazionale,nonostante tutto....
Il progetto al momento è limitato ai soli abitanti del Piemonte,chiunque soffra di questo fastidioso dolore può registrarsi al sito,e comunicando i propri disturbi tramite la registrazione sarà inviato ai vari soggetti,il programma da scaricare con le foto e il video degli esercizi fisici molto facili e veloci da interpretare.
Dopo un anno l'organizzazione sanitaria che ha progettato tale attività,vi chiederà se la vostra situazione fisica sarà migliorata o meno.
Un intero quartiere con il mal di testa. O meglio: deciso a combatterlo. Come? Eliminando le cattive abitudini. E’ il destino di San Paolo, la prima circoscrizione di Torino a mettersi a completa disposizione dei medici per prevenire il problema dell’emicrania, quel malessere sempre più diffuso che rovina la vita a un sacco di persone (ma che a volte è soltanto frutto dello stress).
Si tratta dello stesso esperimento - su vasta scala però - realizzato qualche mese fa all’interno del Comune: un buon tasso di dipendenti si era messo a disposizione della «Sezione cefalee e dolore facciale» del dipartimento di Fisiopatologia clinica universitaria presso le Molinette. Dopo otto mesi di corso, imparando a correggere la postura, evitare farmaci inutili, e usare in maniera corretta il computer, mal di testa e dolori cervicali dei dipendenti si erano ridotti di oltre il 40 per cento.
Ora la sfida verrà raccolta da un intero quartiere: «Ci siamo messi volentieri a disposizione dell’équipe del professor Mongini - spiega il presidente del quartiere San Paolo Michele Paolino - e così, fra pochi giorni, pubblicizzeremo attraverso locandine, incontri a tema, lettere ad personam l’esistenza di questo sito attraverso il quale sarà sempre più facile dire addio al mal di testa anche, solo, sottoponendosi a semplici esercizi». Aggiunge: «Il materiale che presto distribuiremo ai cittadini partirà dalla notizia più importante, vale a dire che i soggetti interessati potranno registrarsi fino al 24 giugno 2010 sul sito www.nomalditesta.it. Qui, sotto tutela della privacy, si possono lasciare i propri dati anagrafici e quelli relativi al proprio disturbo». Subito dopo la registrazione si otterrà una scheda personalizzata.
Il coordinatore del progetto, professor Franco Mongini, spiegò, già a suo tempo, che l’80% della popolazione soffre di questo tipo di disturbo, che può diventare invalidante e che comporta necessariamente l’assunzione di farmaci. Il 35% soffre di emicrania e sono in maggioranza donne. Grazie alla campagna che verrà realizzata in modo massiccio a San Paolo l’uso di farmaci potrà essere notevolmente ridotto: «Ci appoggeremo ai medici di famiglia - spiega ancora Paolino - che diffonderanno l’esistenza di questo sito e inviteranno i pazienti a diminuire le medicine, soprattutto se fai-da-te, e a sottoporsi a indagini più serie perché, come ci hanno spiegato i responsabili del Centro cefalee, l’emicrania può avere mille cause».
Fra i consigli che ritroveremo sulle locandine presto affisse a San Paolo c’è il fatto che gli esercizi quotidiani anti-emicrania sono utilissimi (comportano un minimo impegno e si possono fare ovunque) ma ancora più importante è la presa di coscienza del malato di una serie di atteggiamenti fisici che possono contribuire al dolore. «Tutto ciò rientra nella cosiddetta prevenzione» chiarisce Mongini sul sito. «I centri per le emicranie e le cefalee sono intasati per le lunghe liste di attesa. Questi posti dovrebbero essere riservati alle situazioni più gravi; mentre gli altri tipi di mal di testa, per quanto dolorosi, possono essere curati e tenuti sotto controllo partendo da una buona prevenzione, passando per una maggiore consapevolezza, fino all’attuazione di determinati esercizi e quando necessario la somministrazione di farmaci».
[ da La stampa ]
Il sito per registrarsi,al momento solo in Piemonte
Buongiorno a tutti. Siamo arrivati alla soluzione finale, all’ultima partita: il Cavaliere ha ordinato, ha intimato ai suoi alleati, a cominciare dai leaders interni alla sua maggioranza e al suo partito, quindi rispettivamente Bossi e Fini, con tutti i capigruppo, di vedersi al più presto in settimana e lì firmare un giuramento non di fedeltà, ma di impunità per Berlusconi stesso: chi non ci sta è fuori dalla maggioranza. Se la maggioranza non c’è più su questo provvedimento si torna a votare: non si è capito bene per quale motivo il Cavaliere sia così disperato, visto che si pensava che i suoi processi fossero tutti destinati alla prescrizione. Ma evidentemente c’è qualcosa che lui sa e che noi non sappiamo, perché non parla di altro e non pensa a altro da quando è stato bocciato il Lodo Alfano. Ci siamo: colpo di Stato
Vorrei fare poco lo spiritoso oggi, perché credo che siamo in pieno colpo di Stato: l’aria tutt’altro che allegra che aveva il Presidente della Camera, Fini, ieri sera nella bellissima intervista che ha fatto con Fabio Fazio secondo me dimostra chiaramente la tensione e la gravità del momento, siamo di fronte a uno squilibrato o, in alternativa, a un delinquente di tali proporzioni da non riuscire più a controllarsi. Una persona che sa di averne combinate tante e tali per cui deve giocarsi il tutto per tutto, mettendo per iscritto in una legge che lui non deve essere processato, perché questo è il senso di quello che succede questa settimana: i suoi reati non esistono più, i suoi processi non esistono più per legge, con la firma degli alleati, onde evitare che qualcuno si vergogni, arrossisca e scopra dopo le conseguenze di quello che si sta facendo e si tiri indietro. E’ un momento drammatico, forse ancora più drammatico dei tanti che già ci erano sembrati drammatici nel passato, perché nel passato si tentava di coprire con uno strato di vaselina, di ipocrisia le leggi per salvare Berlusconi dai processi: c’era sempre qualcun altro disposto a firmarle, c’era sempre qualche finta ragione generale per giustificare ciò che si faceva e invece no, questa volta questo impunito, questa vergogna ambulante se ne va in giro minacciando i suoi alleati e dicendo “ la firmo io, lo presento io, la stanno scrivendo i miei Avvocati, la firmiamo noi e la firmate anche voi e c’è scritto che io non devo essere processato, anche se la Corte Costituzionale ha appena detto che devo essere processato come tutti gli altri, anche se la legge dice che io devo essere processato, anche se la Costituzione dice che devo essere processato, anche se la magistratura dice che devo essere processato. Adesso facciamo un colpo di Stato, ci costituiamo come i governi in esilio, praticamente, i governi clandestini che si danno delle regole proprie, estranee a quelle del Paese nel quale vivono e si arroccano in qualche nascondiglio, preparando la riscossa. Il problema è che questi signori, in teoria, sarebbero il governo legittimo e non devono resistere a un’invasione straniera o a un colpo di Stato interno, lo stanno facendo loro: lo sta facendo lui il colpo di Stato, il tutto in un clima spensierato. Se leggete i giornali.. anzi, guardate, a futura memoria, così almeno se poi il golpe riesce ci ricorderemo di questi titoli di giornale; a parte le menate sull’influenza A, sulla bufala del secolo praticamente: sapete che muore più gente per l’influenza normale. Titolo su Obama, titolo sulle catacombe dell’atomo in Francia, titolino: “ il Pdl non va, c’è aria da caserma”. “ Giustizia: le condizioni del patto, sì alla prescrizione breve, ma misure a tutela dei processi”; “la Lega Nord: intesa vicina; il Premier e la legge sottoscrivano tutti”, non c’è minimamente la percezione di quello che sta succedendo, sembra che stiano facendo delle riforme per abbreviare i tempi della giustizia. Il Giornale, dopo aver massacrato di botte tutti gli alleati affinché si appecoronassero agli ordini del Premier, adesso ci regala questi bei titoli: “ Niente messa per paura dell’islam”, per non parlare dei deliri di quest’altro personaggio. Questa è la situazione: vedete in televisione, ieri si sentiva il Tg1 dire “ allo studio alcune norme per rendere più sereno il compito del Premier di governare l’Italia”, così viene presentato, lo vogliono rendere più sereno e, soprattutto, vogliono sveltire i tempi della giustizia, no? Chi potrebbe essere contrario, se questo è il messaggio? In realtà c’è un colpo di Stato in atto, perché sta per essere siglata - speriamo non da tutto il centrodestra: da alcune cose dette da Fini sembrerebbe che i suoi uomini non siano disposti a firmarle, ma da alcune altre cose dette da Fini sembrerebbe che potrebbero essere disposti. Vedremo, tanto mancano pochi giorni, come al solito hanno fretta: hanno fretta evidentemente perché non basta loro neanche il fatto di sapere che i processi attualmente aperti sono destinati alla prescrizione e questo non può voler dire che una cosa, quello che dicevo prima, ossia che il delinquente sta continuando a delinquere anche dopo la data ultima scoperta dai magistrati. Per cui lui non spera nella prescrizione, che a noi invece risulta certa, perché lui sa di aver continuato a commettere reati anche dopo e che, prima o poi, si scoprirà e quindi la prescrizione verrà annullata, altrimenti non c’è motivo di modificare la prescrizione, visto che è praticamente certo che i suoi processi siano avviati in gran parte alla prescrizione. Il papello di Berlusconi
Vediamo che cosa comprende questo papello, come l’hanno chiamato alcuni giornali, di Berlusconi, che è molto peggio del papello di Riina tra l’altro, perché danneggerebbe tutti i processi ovviamente: non i processi di mafia, ma tutti i processi per reati commessi anche da mafiosi, ai quali verrebbe data un’altra cadenza di prescrizione, sia per il computo finale dei termini di prescrizione e sia per il computo parziale perché, come vedremo, vogliono fare una prescrizione per ogni grado di giudizio. Se avete Il Fatto Quotidiano del 4 novembre, c’è un illuminante articolo di Tinti, a pagina 3, sulla porcata, anzi sulla doppia o tripla porcata che stanno tentando: innanzitutto il Cavaliere nessuno lo sapeva, ma lo si è scoperto in questi giorni, quando i suoi hanno infilato un emendamento alla Finanziaria, tramite la sua Mondadori ha un grosso contenzioso tributario da 200 milioni di Euro, dovuti e, evidentemente, non pagati. E allora che cosa sta facendo? Sta infilando un emendamento alla Finanziaria per fare in modo che, se due processi tributari arrivano in Cassazione con due sentenze conformi a favore dell’imputato, possono essere chiuse pagando solo il 5% di quello che viene contestato. Non so se è chiaro: se ti chiedono indietro soldi di tasse che non hai pagato e tu riesci a averla vinta nei primi due gradi di giudizio, alla fine, anche se ti danno torto, tu puoi pagare non quello che dovevi, ma il 5% di quello che dovevi. Se così fosse la Mondadori, se è vero che deve 200 milioni di Euro al fisco, potrebbe pagarne quanti? 10 invece di 200: capite che cosa sto dicendo, no? Che cosa è il colpo di Stato che è alle viste: deve pagare? Fa una legge in cui dice che non paga, adesso vedremo se ne fanno anche una per non risarcire il maltolto nel caso Mondadori, vedremo che cosa si inventeranno, se dovesse essere confermata anche in appello la sentenza civile del giudice Mesiano. E questo è un piccolo aspetto collaterale, dopodiché ci sono le norme sui processi: che cosa vogliono fare? Vogliono cambiare la prescrizione e introdurre la prescrizione non solo del reato, ma anche del processo: ieri sera avete sentito Gianfranco Fini dire una cosa falsa, tra le tante cose giuste che ha detto ce ne era una falsa, ossia che i processi a Berlusconi sono cominciati dopo la sua discesa in campo. Non è vero, le inchieste sulla Fininvest sono iniziate già nel 92, ne sono iniziate altre nel 93 e poi ne sono proseguite delle altre, naturalmente e ne sono iniziate di nuove, esattamente come è avvenuto per la FIAT, per l’Olivetti, per Ligresti, per l’Enel, l’IRI, l’Eni, la Montedison, tutti trattati nello stesso modo, le grandi aziende e i grandi gruppi italiani, tutti dal primo all’ultimo. Alcuni si sono arresi, hanno confessato, hanno mandato i loro managers a confessare, hanno patteggiato, hanno portato le carte, restituito il maltolto e conseguentemente, dalle indagini, sono usciti prima. Altri hanno resistito, uno in particolare: perché? Perché lui era entrato in politica apposta per salvarsi e quindi resistendo, negando, opponendosi, mentendo, negando anche l’evidenza etc. è ovvio che, nel tuo caso, i processi durano di più e che, finché non racconti tutto, sono i giudici a scoprire via via quello che hai fatto e lo scoprono, ovviamente, con i tempi che ci vogliono per scoprire le cose, altro conto è se a un certo punto, come hanno fatto altri grandi gruppi, vai, ti arrendi, consegni i tuoi managers, patteggi e restituisci il maltolto. Quindi non è vero che i processi a Berlusconi sono iniziati dopo la sua discesa in campo e chi non ci crede sa dove trovare, nei nostri libri, le sentenze che a Brescia, quando Berlusconi ha denunciato il pool di Milano proprio per averlo perseguito a causa del suo ingresso in politica, hanno risposto “ non è vero, sei tu che sei entrato in politica per perseguitare i giudici e bloccare i processi, che erano già avviati su quasi tutte le tue aziende, stavano arrivando a te e tu lo sapevi , tant’è che sei entrato in politica terrorizzato”. Quella frase di Fini, detta così per dare lo zuccherino a Berlusconi, è falsa, come è falso in radice, logicamente, il ragionamento secondo cui, visto che i processi sono lenti e durano troppo a lungo, allora bisogna tagliare i tempi della prescrizione. Eh no! Se i processi sono lenti e durano troppo a lungo bisogna tagliare i tempi dei processi, non i tempi della prescrizione! E’ come dire che ho la coperta corta e ho freddo e per scaldarmi cosa faccio? Taglio la coperta: no, la coperta la devi allungare, oppure ti tagli le gambe se non ci stai, ma certamente non devi tagliare la coperta. Questi vogliono tagliare la coperta, dicendo che la coperta è corta: come si fa a tagliare i tempi del processo? Evidentemente facendo concorsi per aumentare il numero dei magistrati, facendo assunzioni di personale affinché nei tribunali si lavori tutto il giorno e non solo la mattina, depenalizzando certi reati, se si vuole ritenere che non debbano essere puniti penalmente, perché non ce la si fa, organizzando meglio i tribunali, chiudendo quelli piccoli e accorpandoli a quelli grandi nei capoluoghi di regione, o almeno di provincia, razionalizzando le energie, le forze, i mezzi e soprattutto dando più soldi, e poi riducendo i gradi di giudizio. E poi, se proprio si vuole agire sulla prescrizione, c’è una norma che sarebbe utilissima per accorciare automaticamente, a costo zero, i tempi dei processi: quella che c’è negli altri Paesi, ovvero bloccare la prescrizione nel momento del rinvio a giudizio, quando lo Stato ritiene di aver trovato il colpevole di un reato, da quel momento non c’è prescrizione che tenga e conseguentemente, ovviamente, l’accusato non avrà nessun interesse a tirare in lungo il suo processo: perché? Perché che duri due mesi, due anni o che duri venti anni, se è colpevole alla fine lo condannano e se è innocente alla fine lo assolvono, non è previsto il risultato x, non è previsto il pareggio nella partita. Ecco perché negli altri Paesi nessuno si mette a pagare gli Avvocati per venti anni per fare durare il suo processo venti anni: se sa di essere colpevole patteggia subito e risparmia anche un sacco di soldi in parcelle, questa è anche la ragione per cui all’estero gli Avvocati sono un decimo di quelli che abbiamo noi in Italia, la Francia ne ha circa 15 /20. 000, noi ne abbiamo più di 150. 000. Invece che cosa vogliono fare? Vogliono accorciare i termini di prescrizione, mandando in prescrizione ancora più processi di quelli che già vanno in prescrizione: tenete presente che in questo momento ogni anno vediamo andare in fumo, causa prescrizione, 200. 000 processi, 200. 000 processi con una media di un imputato vuole dire che abbiamo 200. 000 imputati che la fanno franca senza che si possa stabilire se erano colpevoli o, peggio, dopo che si è stabilito che erano colpevoli, ma lo Stato a quel punto si deve arrendere e non li può punire. Se fossero in media due gli imputati per ogni processo - e sapete che ci sono dei processi con decine di imputati - immaginate quante centinaia di migliaia di imputati la fanno franca a prescindere dalla loro colpevolezza, oppure dopo che si è già accertato che sono colpevoli o comunque che non sono innocenti, perché la prescrizione scatta anche dopo che uno è stato condannato due volte, cioè nei due gradi di merito, primo e secondo grado, già si è stabilito che sono colpevoli. Mentre si aspetta di capire se c’è qualche aspetto formale che vizia le prime due sentenze di colpevolezza conforme zac, arriva la prescrizione alla vigilia della Cassazione e quello, anche se era colpevole secondo il Tribunale della Corte d’Appello, se ne va a casa facendosi beffe delle vittime del reato! Questa è la situazione attuale. Il Piano Ghedini per i processi del capo
Che cosa vogliono fare per la prescrizione? Tinti l’ha ben spiegato nel suo articolo: da un lato (piano A, Ghedini) taglio di un quarto dei termini di prescrizione per i procedimenti pendenti relativi a reati di non grave entità, commessi prima del 2 maggio 2006 e con pena massima fino a 10 anni. Quindi per i reati commessi fino al 2 maggio 2006, che è il giorno in cui entrò in vigore l’indulto, e con la pena massima fino a dieci anni la prescrizione viene tagliata di un quarto: sapete che era già stata quasi dimezzata con la legge ex Cirielli, che aveva raddoppiato il numero delle prescrizioni, che erano passate da cento a 200. 000 all’anno. Con quest’altra norma è ovvio che ci saranno decine di migliaia di processi che, all’improvviso, si troveranno già prescritti anche se sono in corso, anche se stanno per finire: perché? Perché naturalmente questa porcata viene applicata ai processi in corso e perché? Perché bisogna farci rientrare il processo a Berlusconi, il processo Mills e i processi per i diritti Mediaset, essendo tutti relativi a reati che, almeno a quanto si sa o a quanto hanno scoperto i magistrati, sono stati commessi prima del 2 maggio del 2006. Dice “ ah, va beh, ma sono solo i reati di non grave entità, puniti con pene inferiori a dieci anni”: sapete quali sono i reati puniti con pena inferiore ai dieci anni? Quasi tutti, se escludete l’omicidio, la strage, il sequestro di persona a scopo di estorsione e alcuni reati di grande traffico di droga, stiamo parlando di enormi quantitativi, quasi tutti gli altri reati stanno sotto la pena massima dei dieci anni. Associazione mafiosa, peculato, corruzione, falsa testimonianza, tutte le associazioni a delinquere, mafiose e non, omicidio colposo, furto, rapina, estorsione, le truffe, le molestie sessuali, le violenze sessuali, tutto. Praticamente questa sarebbe una gigantesca amnistia: perché? Perché già si fa fatica a fare i processi con la prescrizione attuale, figurarsi se la riducono di un altro quarto, no? Ma non sono ancora sicuri neanche con questa norma e quindi ecco il piano B: il piano B (sempre Ghedini) è questo, prescrizione del processo; che cosa vuole dire la prescrizione del processo? Hanno preso una norma fatta dal centrosinistra, quelli del centrosinistra vivono sempre sulla luna e conseguentemente presentano delle norme che sembrano scritte per la Scandinavia, cioè per i Paesi normali, dove si fanno pochi processi e ci sono tanti magistrati per farli, per cui avevano detto “ facciamo una bella legge che stabilisca quanto deve durare al massimo il processo in ogni sua fase”, le indagini già si sa, possono durare fino a un massimo di due anni, benissimo. Poi il Tribunale le può tenere al massimo per tre anni, la Corte d’Appello al massimo per due e la Corte di Cassazione al massimo per uno, altrimenti, se non rispettano ciascun grado questi tempi, il processo si prescrive anche all’interno di una singola fase: mentre oggi il processo è difficile che si prescriva in primo grado, di solito è in appello che arriva la mannaia del fattore tempo, adesso potrebbe prescriversi addirittura in Tribunale, se il Tribunale non riesce a evadere la pratica entro tre anni da quando l’ha ricevuta. Naturalmente non stiamo parlando di un processo che resta in Tribunale tre anni perché dura tre anni, stiamo parlando di un processo che magari il G.I.P., con rinvio a giudizio, manda al Tribunale oggi, il Tribunale di solito riesce a fissare la prima udienza tra un anno, tra un anno e mezzo, tra due anni. Dovrà fissare l’udienza e fare tutto il processo da quando l’ha ricevuto a quando lo manda via entro tre anni, compresi i tempi morti: cosa assolutamente impossibile. Sono queste norme assurde, tipiche di una sinistra astratta, che vive sulla luna: per fortuna poi non l’hanno approvata, anche perché una norma del genere senza dare i soldi ai tribunali per funzionare avrebbe massacrato, falcidiato tutti i processi. E allora che cosa hanno deciso di fare? Hanno deciso di riprendere questa norma targata centrosinistra, gli Avvocati di Berlusconi e di dire “ eh, è d’accordo anche il centrosinistra, hanno fatta loro, l’hanno proposta loro”: piccolo particolare, la proposta riguardava i processi del futuro ovviamente e non i processi in corso, invece questi la vogliono calare nei processi in corso. Da quanto è in Tribunale il processo Mills? Sapete perché è in Tribunale da tanti anni il processo Mills, perché Berlusconi si è fatto una serie di leggi per non farlo mai finire: adesso usa il fatto che è rimasto in Tribunale a lungo, grazie alle leggi che si è fatto lui, dicendo “ non c’è problema, tanto sospendiamo la prescrizione e la prescrizione poi ricomincerà a decorrere quando il Presidente del Consiglio avrà finito il suo mandato e potrà, finalmente, governare. Avevano detto che è così anche in Francia, tant’è che oggi Chirac viene processato per reati commessi venti anni fa da Sindaco di Parigi, perché nel frattempo era diventato Presidente, il Presidente deve essere lasciato tranquillo e quindi la prescrizione si sospende e si ricomincia il processo dopo, questo ci era stato detto”. Lasciamo perdere che Chirac era capo dello Stato e Berlusconi no e noi la norma sul capo dello Stato ce l’abbiamo tale e quale, ma questo ci era stato detto: “ nessun danno, il processo resta lì congelato, la prescrizione non decorre, riprende a decorrere quando lui lascia la carica”, questo ci era stato detto. Adesso cosa dicono? “ Eh, è rimasto lì troppo congelato e dobbiamo stabilire dei limiti, perché non si può mica stare lì in Tribunale per troppi anni!” e chi ce l’ha fatto stare lì in Tribunale per troppi anni? Il processo era rapidissimo, erano in due gli imputati, Mills e Berlusconi, tant’è che Mills già stato ricondannato pure in appello: perché Berlusconi no? Perché ha fatto delle leggi per non farsi giudicare. Adesso usa la durata del suo processo, che ha determinato lui prima facendo lungaggini con i suoi Avvocati e poi facendo una legge che bloccava il processo, per dire “ bene, in Tribunale c’è rimasto troppo, è già prescritto”, perché? Perché in Tribunale non può rimanere più di tre anni il processo, “eh, non se ne sono accorti i giudici che l’hanno tenuto lì per quattro o cinque anni, a causa della legge che mi sono fatto io?”. Vedete la spudoratezza? Ci sarebbe da prenderli a sberle dalla mattina alla sera per la vergogna di quello che riescono a sostenere e a fare con la complicità dei giornali e delle televisioni! Questo è quello che vogliono fare: oltre alla prescrizione per il reato, che diventerebbe più breve di un quarto, vogliono pure stabilire che comunque i processi sono già chiusi, perché sia il processo Mediaset che il processo Mills, proprio a causa delle lungaggini e della sospensione del Lodo Alfano, già sono durati più di tre anni in Tribunale e quindi sono morti: è una dichiarazione di morte dei processi al Presidente del Consiglio e, naturalmente, di tutti quegli altri processi che sono arrivati più di tre anni fa nei tribunali senza esserne ancora usciti. Guardate che questa norma andrà a salvare soprattutto, oltre a Berlusconi, gli imputati dei maxiprocessi: il maxiprocesso di mafia fatto da Falcone e Borsellino iniziò a metà degli anni 80 e finì in Cassazione nel 92: finì nel 92 e è evidente che, essendoci centinaia di imputati, era durato a lungo; era durato a lungo proprio perché c’erano molti mafiosi da processare. Adesso, laddove ci saranno molti delinquenti o presunti tali da processare, immaginate come si farà a farli in tre anni in primo grado, in due anni in appello e in un anno in Cassazione! E’ assolutamente evidente che questa norma è fatta apposta per favorire le lungaggini degli Avvocati: perché? Perché sapranno che basta loro impegnarsi allo spasimo per portare il processo oltre i tre anni in un grado, oltre i due anni in appello e oltre un anno in Cassazione e il processo è morto, anche se il reato non si è ancora prescritto. Del resto i calcoli sono semplici: Alfano, nella sua relazione allo Parlamento sullo stato della giustizia, ha detto che in Italia la durata media del processo penale è sette anni e mezzo; se tu fai una prescrizione del processo che scatta dopo tre anni in primo grado, oppure dopo due anni in secondo grado, oppure dopo un anno in Cassazione, quale è la somma di queste tre prescrizioni? Tre, più due, più uno: sei. Se stabilisci che i processi devono durare sei anni ma, nei fatti, ne durano in media sette e mezzo, è evidente che tutti i processi, stando alla media fatta da Alfano, si prescriveranno o in primo grado, o in appello, o in Cassazione. Quindi capite che cosa sono disposti a fare questi mascalzoni per salvare il Presidente del Consiglio, con il giuramento sul suo papello e lo faranno come al solito, con il sorriso sulle labbra, dicendo “ ci vuole la ragionevole durata dei processi: lo dice la nostra Costituzione, lo dice la Corte Europea, che ci condanna perché durano troppo”. Certo, accorciate i processi allora, non la prescrizione: la prescrizione accorciata vuole dire che i processi continuano a durare a lungo ma, a un certo punto, muoiono. Non è una norma che abbrevia i processi, è una norma che uccide i processi: basterebbe chiamarla con il suo nome, la ammazza processi, la salva delinquenti, la salva ladri, la salva mafiosi, la salva camorristi, la salva corrotti, la salva estorsori, sequestratori, violentatori, pedofili etc. etc.. Naturalmente non troverete molti giornali che la chiamano con il suo nome: troverete invece molti giornali che diranno che è una norma contro l’eccessiva lunghezza dei processi, per abbreviare i processi, per dare certezza ai cittadini. Dietro c’è tutto quello che vi ho raccontato. Berlusconi come Riina
Guardate, questa è la battaglia finale: se il Cavaliere riuscirà a vincere anche questa, magari con la complicità dell’opposizione - chiamiamola così - o del Capo dello Stato - chiamiamolo così - non ci sarà più alcuna speranza, la prassi è la stessa dell’anno scorso con il Lodo Alfano, minacciare sfracelli, minacciare un disastro epocale come quello che vi ho appena illustrato, in modo da fare venire fuori o dal Quirinale o dall’opposizione qualche sherpa che si offre per una mediazione e che, alla fine, gli dice “ salviamo i processi degli altri e vediamo di metterci d’accordo per bloccare i tuoi : quanti ne hai? Due o tre? Blocchiamo solo quelli”, è la stessa cosa che è avvenuta sul Lodo Alfano, quando lui aveva in piedi la blocca processi: sta facendo nuovamente la stessa cosa! Ma guardate che minacciare sfracelli per intavolare una trattativa è ottenere quello che si vuole per sé è la stessa cosa che ha fatto Totò Riina nel 1992, quando ha cominciato a mettere le bombe, poi ha presentato il conto, cioè il papello e le bombe hanno continuato a scoppiare finché qualcuno non ha messo la sua firma, il suo giuramento sotto quel papello. I metodi di Totò Riina oggi sono i metodi delle leggi ad personam e chissà che i beneficiari di certe leggi ad personam non siano gli stessi che hanno messo la loro firma in calce al papello 16 anni fa?! Passate parola e leggete, questa settimana, Il Fatto Quotidiano, perché sui temi dei rapporti mafia e politica abbiamo due o tre scoop veramente interessanti. Buona settimana.
Seppur provvisoria,dopo la camera dovrà passare il vaglio del senato,ma la maggioranza democratica non è un problema in quella realtà.
WASHINGTON - Decisione storica da parte della Camera degli Stati Uniti: per la prima volta in decenni i deputati americani hanno detto sì alla riforma del sistema sanitario. La Camera, in una rara seduta di sabato conclusasi a notte fonda, ha votato a favore della riforma fortemente voluta dal presidente, Barack Obama. Il testo è passato nonostante l'opposizione compatta di tutti i deputati repubblicani tranne uno e di un certo numero di deputati democratici moderati: 220 i voti a favore, 215 i contrari.
Il piano del presidente Usa vuole rompere il monopolio delle assicurazioni private e tagliare costi enormi. Per una appendicectomia servono 30mila dollari, per un parto 40mila.
Una rivoluzione epocale negli States,l'ingiustizia sociale osservata sino ad oggi era palese,finalmente chi è malato nella culla della democrazia,così la definiscono eminenti personaggi,potrà ricevere le cure negate per molti pazienti da sempre.
Per chi è povero o perdeva il posto di lavoro,potrà considerarsi uguale a chi è più fortunato,e non essere costretto anche a morire perchè sprovvisto di assicurazione privata.
In abito elegante, il gruppo d'azione "Put People First" ("Metti le persone al primo posto") hanno scelto un modo particolare per inscenare la loro protesta in occasione del G20 dei ministri della finanza in Scozia: farsi fotografare con la testa sotto la sabbia per mimare l'atteggiamento del mondo della finanza, soprattutto dopo che la proposta del ministro inglese Brown (tassare le transazioni finanziare e responsabilizzare di più le banche) è stata bocciata.
[ da La stampa ]
Nel Regno Unito hanno organizzato l'appariscente protesta,evidentemente lo sconquasso economico brucia ancora moltissimo tra il popolo britannico,le conseguenze sono state ben maggiori da quelle parti rispetto le nostre latitudini.
Però mi domando cosa avrebbero potuto organizzare se il loro governo avesse deciso lo scudo fiscale e i vari lodo salva premier.
Non vorrei essere volgare,ma peggio della testa sotto la sabbia,esiste un altro prodotto organico che potrebbe dare l'idea della vergogna e delle schifo....
DEL RESTO ALMENO UNA PARTE CONSISTENTE DEL PAESE HA CHIAMATO TUTTO CIO',L'ENNESIMA PORCATA
La contestazione cubana contro la violenza,nella quale Yoani non ha potuto partecipare,fermata dalla polizia,maltrattata e picchiata
La testimonianza di Yoani
Nei pressi di calle 23, proprio alla rotonda dell’avenida de los Presidente, abbiamo visto arrivare a bordo di un’auto nera - di fabbricazione cinese - tre robusti sconosciuti: “Yoani, sali in auto” mi ha detto il primo afferrandomi con forza per un polso. Gli altri due trattenevano Claudia Cadelo, Orlando Luís Pardo Lazo e un’amica che ci accompagnava a una marcia contro la violenza. Ironia della vita, quella che doveva essere una giornata di pace e concordia si è trasformata in una serata carica di botte, grida e male parole. Gli stessi “aggressori” hanno chiamato una pattuglia che si è portata via gli altri miei due compagni, Orlando e io eravamo condannati all’auto con targa gialla, lo spaventoso terreno dell’illegalità e dell’impunità per l’Armageddon (1).
Mi sono rifiutata di salire sul brillante Jelly e abbiamo preteso che si identificassero e mostrassero un mandato giudiziario che li autorizzasse a portarci via. Non ci hanno fatto vedere nessuna carta che provasse la legittimità del nostro arresto. I curiosi si accalcavano intorno e io gridavo: “Aiuto, questi uomini ci vogliono sequestrare”, ma loro hanno fermato chi voleva intervenire con un grido che rivelava tutto il fondamento ideologico dell’operazione: “Non vi intromettete, questi sono dei controrivoluzionari”.
Di fronte alla nostra resistenza verbale, hanno preso il telefono e hanno detto a qualcuno che doveva essere il loro capo: “Cosa facciamo? Non vogliono salire sull’auto”. Immagino che all’altro lato la risposta sia stata categorica, perché dopo ci hanno riempito di botte e spintoni, mi hanno caricato con la testa verso il basso e hanno tentato di infilarmi nell’auto. Ho afferrato la porta, ricevendo colpi sulle mani, sono riuscita a togliere un foglio che uno di loro portava in tasca e me lo sono messo in bocca. Mi sono presa un’altra scarica di botte perché restituissi il documento.
Orlando era già dentro l’auto, immobilizzato da una mossa di karate che lo faceva stare con la testa verso il pavimento. Uno ha messo le sue ginocchia sul mio petto e l’altro, dal sedile anteriore mi colpiva nella zona dei reni e sulla testa per farmi aprire la bocca e liberare il documento. Per un istante, ho temuto che non sarei più uscita da quell’auto. “Sei arrivata fino a qui, Yoani”, “Adesso la finirai di fare pagliacciate”, ha detto quello che era seduto accanto all’autista e che mi tirava i capelli.
Nel sedile posteriore si poteva assistere a uno spettacolo molto strano: le mie gambe verso l’alto, il mio volto arrossato per la pressione e il corpo indolenzito, all’altro lato c’era Orlando conciato male da un picchiatore professionista. In un gesto di disperazione sono riuscita ad afferrare, dai pantaloni, i testicoli di questo personaggio. Ho affondato le mie unghie, supponendo che lui avrebbe continuato a schiacciare il mio petto fino all’ultimo respiro. “Uccidimi adesso”, gli ho gridato, con il fiato che mi restava, ma quello che stava nei sedili anteriori ha detto al più giovane: “Lasciala respirare”.
Sentivo Orlando ansimare e le botte continuavano a cadere su di noi, ho pensato per un attimo di aprire la porta e gettarmi fuori, ma all’interno non c’era una maniglia utilizzabile. Eravamo nelle loro mani ma ascoltare la voce di Orlando mi rincuorava.
In seguito lui mi ha detto che gli accadeva lo stesso ascoltando le mie parole rotte dai singhiozzi… perché gli dicevano “Yoani è ancora viva”. Ci hanno lasciati in pessime condizioni, scaraventandoci in una strada della Timba, una donna si è avvicinata: “Che cosa vi è successo?”… “Un sequestro”, ho risposto.
Ci siamo messi a piangere abbracciati in mezzo al marciapiede, pensavo a Teo, non sapevo come avrei potuto spiegargli quel che avevo passato. Come potrò dirgli che vive in un paese dove succedono queste cose, come potrò guardarlo e raccontargli che sua madre è stata malmenata in mezzo alla strada perché scrive un blog dove esprime le sue opinioni in kilobytes. Come potrò descrivergli il volto autoritario di chi ci ha fatto salire con la forza su quella macchina, il piacere che si leggeva sui loro volti mentre ci percuotevano, alzavano la mia gonna e mi trascinavano seminuda verso l’auto. Sono riuscita a vedere, nonostante tutto, il livello di agitazione dei nostri aggressori, la paura del nuovo, delle cose che non possono distruggere perché non le comprendono, il terrore del gradasso che sa di avere i giorni contati.
Centoventisette gallerie provenienti da 22 paesi, 3mila opere esposte, 15 artisti impegnati in cinque teatri cittadini in performance inedite: Torino torna a incantare con Artissima 2009, la fiera d'arte contemporanea alla sua sedicesima edizione. L'appuntamento si propone come una vera officina di cultura.
Da Spelta la lingua lunga della Ventura Già protagonista della trasmissione tv «Quelli che il calcio...», l'ironica poltrona-bocca è uno dei pezzi più divertenti in mostra.
Il malato non immaginario Opera degli svizzeri Daniel Glaser e Magdalena Kunz «Barnabi» viaggia per il salone in sedia a rotelle con LaStampa in grembo
Per chi vive a Torino e provincia,siete in tempo a visitare stasera,per chiunque di voi fosse interessato alla manifestazione,la mostra al Lingotto è aperta anche domani.
VERONICA LARIO E IL “MAIALE” SCOMPARSO Nel testo in cui sferrava l’attacco al marito c’era la parola poi cancellata di Francesco Bonazzi
“Un maiale”. Sarebbe questa l’espressione che c’era nell’e-mail inviata da Veronica Berlusconi all’Ansa. Espressione poi non comparsa nel lancio d’agenzia andato in rete alle 22 e 31 minuti del 28 aprile 2009, tutto dedicato al marito premier, alle sue frequentazioni femminili e all’utilizzo di queste per la composizione delle liste elettorali. Immaginate la scena: Rachele Guidi in Mussolini manda un dispaccio sul suo infedele consorte, condito di una frase irriguardosa. Poi, su consiglio del direttore, ci ripensa. Ora avvolgete velocissimamente il nastro della storia e volate avanti di settant’anni: Miriam Raffaella Bartolini in Berlusconi, in arte Veronica, manda una mail all’Agenzia Ansa con la parola “maiale” Tutto il resto esce ed è un grande scoop, ma il “maiale” resta in redazione. Insomma, settant’anni non sono passati completamente invano per la nostra democrazia. Quando esce il take dal titolo “Europee: Veronica Lario, potere senza ritegno offende donne” è vero che dietro ci sono state sei ore di patimenti, ma alla fine la notizia c’è. Solo separata dagli insulti. La moglie del presidente del Consiglio si fa virgolettare che l’uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo è “ciarpame politico”. Sono i giorni di Noemi Letizia e delle polemiche sulle presunte “veline” candidate dal partito di Silvio Berlusconi. La dichiarazione di Veronica è comunque una bomba, anche se oggi si scopre che è solo una parte dell’originale. In particolare, secondo quanto ha potuto ricostruire il Fatto Quotidiano, la signora Berlusconi sarebbe stata convinta dall’Ansa a ritirare la frase più pesante. Due giorni dopo, del resto, non comparirà neppure nell’intervista che essa stessa concederà a Repubblica. E dire che su un quotidiano di opposizione avrebbe potuto concedersi anche qualche licenza in più, rispetto a un testo consegnato a un’agenzia di stampa che campa anche di soldi pubblici.
A uscire per primo allo scoperto è stato Bruno Vespa nel suo ultimo libro dalle mille anticipazioni. Il manutentore di “Porta a Porta” scrive che quel pomeriggio del 28 aprile, il direttore Giampiero Gramaglia dice a Veronica. “Signora, la frase è un po’ troppo sopra le righe. Mi permette di tagliarla?”. E lei, da donna di mondo: “Direttore, ho i miei buoni motivi per averla scritta. Comunque si regoli come meglio crede. L’importante è che la sostanza di quel che penso esca immutata”. Vespa non dice quale sia la frase incriminata, ma lancia il sasso. Nessuno, ieri, ha potuto smentire questa ricostruzione di Vespa. Anzi. Gramaglia, che dell’Ansa non è più direttore ma è ancora dipendente fino al 31 dicembre prossimo, si limita a dire che la ricostruzione del libro è “sostanzialmente corretta”.
Era evidentemente incazzatissima la signora,la classica goccia,per non dire gocce che fanno sgorgare il vaso,palazzo grazioli,la ragazza napoletana ancora minorenne,le escursioni con voli di stato a villa certosa sono state davvero troppe per chiudere un occhio,meglio tutti e due ormai da molti anni.
La risposta di Libero,allora diretto dal feltrone nazionale,fu di pubblicare un primo piano in topless della signora che si era permessa di ribellarsi in modo così eclatante dall'ingombrante e non più possibile marito.
Nulla da eccepire,quest'anno va di moda il maiale....
Sì, c’è un’altra cocaina che somiglia tantissimo a quella di cui si parla riferita agli sniffatori Vip, ai parlamentari da sottoporre a test, agli uomini di potere e a quelli di spettacolo, a quella dei video di Marrazzo ma anche della storiaccia di Lapo Elkann, senza neppure risalire troppo indietro per li rami della beneamata dinastia a quattro ruote… Somiglia tantissimo fino a sembrare la stessa. E invece no, è alla lettera la stessa ma anche un’altra cocaina. Nello tsunami di polvere bianca che ha scosso l’Europa inondandola stando all’ultimo dossier dell’Osservatorio continentale sulle droghe, con l’Italia tra i paesi in testa alla speciale classifica, c’è molta di questa “altra cocaina”. Abbastanza lontana da quell’idea di privilegio, di vizio, di proibito che da sempre si associa a una certa sfera sociale. Sono ricchi, si annoiano…
No qui sono anche poveri, e si drogano per tirare avanti come fossero degli atleti del successo o anche solo della sopravvivenza, si dopano per “essere all’altezza” e non rimanere indietro in una competizione esistenziale che travolge di frequente tutto, sentimenti, famiglie , professioni e qualunque tipo di valore tradizionale. L’importante è “farcela”, e per farcela si fanno. Curioso paradosso: è una specie di gara sportiva senza niente di sportivo, mentre lo sport troppo spesso ricorre al doping e alla mancanza di regole esattamente come il resto che vorrebbe/dovrebbe sublimare. Oggi consuma cocaina a prezzi quasi stracciati un numero esorbitante di italiani, quasi fosse una specie di “aiutino” come dice la mammana televisiva. Sniffano artisti, pseudoartisti e muratori, impiegati e operai, manager e sottomanager in una scala quasi senza censo, giovani e vecchi con tutte le classificazioni del caso, uomini e donne. E troppo spesso gli incidenti stradali smascherano la dipendenza di chiunque sia al volante da alcool e droghe, cocaina appunto in primis.
Un’umanità affidata all’euforia del momento, i freni inibitori che non frenano, una sensazione di onnipotenza estemporanea e soprattutto l’idea di essere in grado di continuare sotto un peso sempre più opprimente. E questo consumo avviene nella conoscenza di tutti a partire dai periodici ed evidentemente “recitativi” gridi d’allarme dei vari ministri degli Interni delle due sponde, ma nella mancanza di consapevolezza di ognuno. Travolti. Una sniffata collettiva ci seppellirà?
Un tempo,molto tempo fa si facevano solo i ricchi e potenti vari,la cocaina ed altre droghe facevano distinzione,magari usata nei preparativi delle orgie.
La strategia della criminalità organizzata è cambiata,il cosiddetto marketing ha allargato le maglie dei potenziali clienti,portando le sostanze a prezzi tutto sommato economici,gioco forza il mercato si è esteso. La qualità delle sostanze chiaramente sono assai peggiorate,in proporzione anche i danni che subisce il cervello dei tossici dipendenti.
Una società che si deve interrogare su questa piaga,la quale coinvolge soprattutto le giovani generazioni che sommando l'alcolismo generano un mix esplosivo,le previsioni di alcuni studiosi sono allarmanti,si rischia d'avere delle diffuse generazioni in buona parte cerebrolese,considerati i numeri elevati di costoro molto probabilmente lasciati a se stessi,i costi sociali che ne deriveranno difficilmente potranno arginare il fenomeno.
In ultima analisi la classe politica,sono loro che hanno legiferato il proibizionismo,loro stessi dovrebbero dare l'esempio,sono d'accordo per istituzionalizzare il test a campione una tantum per lor signori,se pizzicati come alcune categorie lavorative,dovranno essere sospesi per il normale trattamento di recupero e all'elettorato l'ultima sentenza a nuove elezioni.
Già dimenticavo con il porcellum,non siamo noi a scegliere i candidati in lista....
09-11-1989 l'inizio del crollo del muro di Berlino,l'avvio dell'unificazione della Germania
Un processo ancora da ultimare,le due Germanie divise per molti anni si sono sviluppate agli antipodi,la parte est deve ancora svilupparsi considerevolmente,la maggior parte della popolazione ex comunista si ritiene ancora figli d'un dio minore.
A un anno esatto dal plebiscito che lo issò al potere, la prima tranvata elettorale di Obama (ha perso in due Stati su due) rivela uno dei mali oscuri della nostra democrazia. La psicologia immatura degli elettori. I quali si accostano alla politica con lo stesso atteggiamento emotivo con cui, secondo me sbagliando anche lì, vanno incontro all’amore. Obama è stata una cotta. E, come nelle cotte, i suoi morosi hanno costruito un personaggio immaginario e lo hanno riempito di tutto ciò che volevano vedere. Era bello, era nero, era nuovo e le sue parole massaggiavano i cuori. Ci siamo innamorati di lui come ci si innamora di una ragazza conosciuta a una festa: intensamente, ma in superficie. Infatti è bastato che si rivelasse per quel che è, un uomo politico e non un mago, perché milioni di elettori in America e di fan in tutto il mondo si ritraessero delusi, addirittura traditi. Ma traditi da cosa? Dai propri sogni esagerati e da quel transfer infantile che porta a delegare al Capo-Icona la soluzione, naturalmente immediata, di problemi epocali.
Non si dovrebbe giudicare un leader dopo un anno di lavoro, come non si giudica un raccolto al momento della semina. E’ la stessa traiettoria di tanti matrimoni che non sopravvivono alla convivenza e al calo di adrenalina, quando la vita smette di essere un susseguirsi di gesta eroiche per diventare azione paziente, prosaica, quotidiana. Obama avrà anche perso il suo fascino di amante, ma diamogli almeno la possibilità di riconquistarci come marito.
[ da La stampa ]
Se dopo otto anni di Bush,gli elettori americani hanno già nostalgia dei repubblicani,liberi di esserlo,del resto anche noi abbiamo cronicamente a capo della destra l'uomo solo al comando,di interrogativi dobbiamo farcene anche qui. Penso che se un democratico avesse distrutto gli States come ha contribuito Bush,al contrario avrebbero problemi a presentarsi,ma è il fascino del potere economico la base di tutto ciò,gli si perdona tutto repentinamente...
Il piano di B. per zittirla: boom di programmi regionali Floris, Dandini e Fazio finiranno in un angolo
di Sara Nicoli
Basta avere le idee chiare. E Berlusconi sulla Rai le ha chiarissime. L'ultimo intervento a gamba tesa in diretta a Ballarò ne è stata l'ennesima dimostrazione, con un attacco diretto al conduttore e alla rete "piena di comunisti". Ma dietro le battute e le aggressioni, c'è un disegno politico preciso che, specie negli ultimi tempi, è diventato una sorta di ossessione per il Cavaliere: mettere Raitre nelle condizioni di non nuocere. Giovedì prossimo, intanto, è previsto un cambio al vertice della rete, Antonio Di Bella dovrebbe prendere il posto di Paolo Ruffini, ma la poltrona di direttore, nel quadro della normalizzazione che vorrebbe Berlusconi c'entra fino ad un certo punto. L'idea di "come" raggiungere l'obiettivo agognato da Berlusconi sarebbe maturata nella mente di Paolo Romani, vice ministro dello Sviluppo Economico da sempre longa manus berlusconiana sulla comunicazione. Romani, in un colloquio con il premier di qualche mese fa, avrebbe cercato di calmare l'animosità di Berlusconi nei confronti dei programmi "avversari" (non solo Floris, ma anche la Dandini e Fazio) spiegando che l'unico modo per tacitare definitivamente quelle voci era di utilizzare l'unica arma che il governo ha per tenere sotto pressione il servizio pubblico: agire cambiando alcune norme del contratto di servizio e puntando su quei programmi che sono finanziati solo dal canone. Lì per lì Berlusconi avrebbe scosso la testa, ma poi la cosa è stata spiegata con l'introduzione di una formula magica. La regionalizzazione di Raitre.
Il piano è noto da tempo in Rai, ma la gestione Ruffini ha fatto sì che quest'ipotesi di "rete federale" non abbia mai avuto modo di mettere radici. Solo di recente, nell'ultima parte della gestione-Cappon, la Rai ha dato il via a Buongiorno Regione, il tg regionale in onda all'alba che insiste sulla terza rete, senza tuttavia snaturarne l'identità. Quello che ha in mente questo governo invece è ben altro. Si tratta di prendere il palinsesto di Raitre e "occupare" la maggior parte degli spazi sensibili (perché di grande appeal di pubblico e, conseguentemente, di pubblicità) con programmi di forte connotazione regionalistica o di servizio per il cittadino utente. Questa trasformazione non avverrebbe, secondo le indicazioni del governo, in modo repentino ma assai graduale, con l'obiettivo ultimo di far restare della Raitre che conosciamo oggi solo due, al massimo tre prime serate blindatissime e connotate da programmi più vicini a Mi manda Raitre che a Ballarò o, peggio, a Fazio. A parere di Romani, ma anche del ministro Claudio Scajola, titolare dello Sviluppo Economico da cui dipende la stesura finale del contratto con la Rai, questa trasformazione di Raitre dovrebbe essere uno dei capisaldi del nuovo contratto di servizio (che entrerà in vigore a gennaio e del quale, per adesso, sono state approvate dall'Agcom solo le linee guida), ma è inutile dire che la sola idea ha trovato forti resistenze in azienda. Non solo sul piano politico, ma anche su quello delle risorse economiche. La regionalizzazione di una rete Rai, nello specifico di Raitre, comporterebbe un'espansione dei programmi che sono finanziati solo attraverso il canone (che, com'è noto, è pagato da un terzo degli italiani), e una netta contrazione di quelli finanziati solo dalla pubblicità, con un ovvio abbattimento degli introiti da spot che per altro sono stati soggetti, con la crisi, ad una forte contrazione (l'azienda potrebbe infatti avere, entro il 2012, un buco di 600 milioni di euro). Basti pensare che quest'anno l'azienda ha dovuto coprire con 300 milioni di euro derivanti da spot introiti non pervenuti a copertura di costi per programmi solo finanziati da canone (In mezz'ora di Lucia Annunziata, tanto per fare un esempio, è un programma finanziato dal canone che costa 26 mila euro a puntata tutto compreso). Insomma, i desideri del Cavaliere si scontrerebbero con la stessa sopravvivenza della Rai, ma anche su questo il premier avrebbe in serbo un "predellino" mediatico. Infatti, nonostante una parte della maggioranza, con in testa Fini e Tre-monti, stiano spingendo per dare il via ad una leggina che consentirebbe alla Rai di avere risorse certe grazie alla parcellizzazione del canone all'interno della bolletta della luce (pagare meno, ma pagare tutti), il rischio è che invece la tv pubblica sprofondi nel baratro economico, lasciando magari a B. - sulla falsa riga di quanto avvenne nel '94 con il decreto Salva Rai - la possibilità di un intervento “salvifico”, sul modello - Alitalia. E chi poi avrebbe più il coraggio di parlare del suo, personalissimo, conflitto d'interessi?
La regionalizzazione di Rai 3,la formula magica per azzittire o meglio azzoppare le più interessanti trasmissioni nel panorama televisivo italiano,lo spezzatino delle risorse automaticamente farà cessare in modo anoressico le interessanti inchieste e talk show scomodi al "divino".
Non servono più balconi in piazza,come sappiamo tutti quanti o quasi,è sufficiente controllare la televisione e il potere è assicurato permanentemente.
Speriamo nella rete o all'affacciarsi di canali televisivi alternativi alla televisione del rincoglionimento.
Quelli che seguono sono brani di interviste agli esclusi del Grande Fratello 10, riuniti in un video della Gialappa’s che impazza su YouTube.
Progetti per il futuro? «Vorrei aprirmi una serie di locali, stare nell’ambito del commercialismo». Personaggi storici preferiti? «A me mi piace Bud Spencer e Terence Hill».
La tua passione? «Di solito faccio viaggi incontinentali. Messico, questi viaggi qua». Se fossi un personaggio storico, chi vorresti essere? «Maldini».
Il tuo motto? «Otto?» Motto. «Morto?». Motto! «Ah, motto. Il mio motto? Normale, come sempre».
Sai chi è il presidente francese? «No. Saccio solo quello italiano. Berlusconi». Sì, ma il presidente della Repubblica chi è? «C’è Berlusconi che è il presidente della Repubblica. Poi c’è il presidente del Consiglio che è Carlo Azeglio Ciampi».
Chi è il presidente della Repubblica Italiana? «Piersilvio Berlusconi». Silvio o Piersilvio? «No, Piersilvio».
Cosa porteresti in un’isola deserta? «I profilattici». In un’isola deserta? «Sì, e poi la compagnia che posso dare agli altri».
Che mestiere fai? «Il barrista». Con quante erre? «Due». Qual è la tua passione? «Faccio bodibidink: sollevo anche sessanta pesi».
Il viaggio più interessante? «L’ondra». Come si scrive in inglese? «L - apostrofo - ONDHON».
Se questi sono gli esclusi, non oso immaginare quelli che hanno preso.
[ da La stampa ]
Quando una società,quella occidentale per la precisione,si basa sull'apparire,nella cosiddetta società dell'immagine non può meravigliare se il lessico e la cultura lasciano a desiderare,in questo momento è più affascinante un suv con a bordo un esemplare del genere,rispetto alla minoranza pensante senza l'ingombrante ferraglia.. Lo sporco lavoro educativo di natura mediatica fa la sua "porca figura"
Lotteria lavoro. Finora era un’auto, un motorino, un viaggio, un servizio stile finto d’antan di posate d’argento. E soldi, certo, a cascata o a piccole gocce, in contanti o monete d’oro. Adesso si aggiunge un posto di lavoro pronta consegna, cedibile all’amico o al parente più bisognoso, un anno a mille euro al mese o giù di lì, e poi chissà non arrivi la riconferma. Prima si vinceva un desiderio, un optional, un sogno. Nell’Italia precaria della crisi nera forse il sogno dei sogni è il lavoro. Che c’è di meglio di toccare un tasto così sensibile per tanti se lo scopo è fidelizzare la clientela e raggiungerne di nuova?
MARKETING “CREATIVO” Devono averla pensata così alCs&D (Centro distribuzione e servizi) di Villacidro, Cagliari, cui fanno capo decine di supermercati in tutta la Sardegna, tra cui le catene dei marchi Despar e Sigma. È qui che è stato organizzato il concorso regionale partito il primo novembre e in vigore fino ad ottobre 2010. In palio 4 posti di lavoro al mese, per un anno: 48 in tutto.Comecassiere, commesso, magazziniere, addetto al banco gastronomia, o anche negli uffici interni del Cs&D, questo si valuterà poi, a seconda delle esigenze e delle opportunità. Il regolamento è semplice: si entra in uno dei supermercati di cui sopra, si fa una spesa per un minimo di 30 euro, si ha in cambio una cartolina da compilare e imbucare in un’apposita urna (con 60 euro di spesa cartoline e possibilità raddoppiano, con 90 triplicano, e così via), che ogni fine mese verrà aperta alla presenza di un notaio per estrarne i quattro vincitori. A loro (o a chi loro segnaleranno, unico vincolo è l’età, 32 anni al massimo) verrà stipulato un «contratto di inserimento », settore commercio, a tempo determinato per 12mesi.Unprimo passo verso il mitico posto fisso.
ALL’AVANGUARDIA A dirla tutta, il primo esperimento di lavoro in palio è da attribuire, pur in forma più ridotta, alla catena di supermercati Tigros che, tra le province di Varese, Verbania e Novara, ha appena estratto a sorte con lo stesso meccanismo 10 nuovi occupati. Prima ancora, non risultano precedenti nè in Europa nè nel mondo. L’Italia è all’avanguardia in fatto di destini affidati alla sorte.Ma il direttore generale di Cs&D nonchè vicedirettore di Sigma Antonello Basciu rivendica la paternità dell’idea: «In realtà, è venuta due anni fa a una mia amica, anche se siamo riusciti a realizzarla solo ora». Il suo è uno sguardo del tutto disincantato al tema: «Non c’è nulla di strano, è una vincita come un’altra. Non costa nulla, ed è utile. Anzi, meglio di un’altra: la gente preferisce vincere un posto di lavoro piuttosto che un’auto. Con la situazione che c’è, poi, tutti hanno un parente o un amico che ha bisogno: la gente partecipa per un figlio,una nuora,un conoscente. È tutto regolare, tutto a norma di legge, e diamo una mano alla situazione occupazionale sarda». Il Cs&D, che occupa 2.570 persone nei vari punti vendita, e che «di nuovi occupati ha sempre bisogno», farà anche di più: darà un contributo di 8mila e 40 euro all’anno per ogni assunzione al socio (per esempio Despar o Sigma) in questione, e altri 8mila nel caso il contratto, scaduto il primo anno, diventi a tempo indeterminato.
IL VALORE DEL LAVORO Quello che per Cs&D, come anche per Tigros, è «un’opportunità», per i sindacati, già alle prese con licenziamenti e ricorsi alla cassa integrazione da record, è un nuovo problema da affrontare. «Ben venga ci siano imprese in grado di assumere personale - dice Maria Grazia Gabrielli, responsabile del Terziario nella segreteria nazionale Cgil - Il punto è: perchè non assumere con i metodi tradizionali? ». Curricula, colloqui, formazione, anche relazioni con i sindacati (che non ci sono state) per conoscere le aree di maggior crisi e individuare le soluzioni migliori. «Tanto più in una fase così difficile, anche nel commercio, questo legare il posto di lavoro alla fortuna stride col contesto, col valore del lavoro e col fatto che stiamo parlando di un diritto costituzionalmente sancito - chiude Gabrielli - È un approccio troppo leggero, che non ci sembra opportuno, e che rischia di svilire un problema serio e reale, com’è quello dell’occupazione oggi in Italia».
[ da L'unità ]
Nell'assoluta mancanza di idee e di lavoro,di delocalizzazioni,di tempo determinato,di lavoro a progetto del lavoratore a perdere però,si profila questa idea-provocazione dalla Sardegna a qualche supermercato,dove con una spesa o un biglietto puoi ossigenarti un annetto per tirare a campare.
L'idea creativa del solito paese abituato all'arte d'arrangiarsi,sarà sufficiente tutto ciò tenendo presente del binario parallelo mediatico,dove tutto fila liscio,con il successo e l'agiatezza ancora ben presenti,solo con qualche limitazione meno sfacciata rispetto a qualche annetto fa.
Chiaramente non basterà,e chi glielo comunica alle nuove generazioni dell'impoverimento ormai conclamato che lo attende!!!
Tu hai un figlio di sette anni con un filo di tosse che non si spezza e metà della classe scomparsa sotto le lenzuola, compresa la bambina a cui dice di aver dato un bacio sulla bocca (a sette anni, depravato!). Vuoi sapere se rischia la peste o una semplice costipazione. Compulsi il comunicato di una associazione di pediatri. Sostiene che bisogna vaccinare tutti i bambini, ma che i vaccini non ci sono. Stai per lanciarti a testa bassa contro la serranda di una farmacia quando sul telefonino appare un comunicato: è un’altra associazione di pediatri, che gentilmente ti informa che i vaccini ci sono, ma i bambini non vanno vaccinati. Stai per impazzire. Compri i giornali. Quelli d’opposizione dipingono scenari a metà fra la bidonville e il lazzaretto. Quelli governativi trattano la suina con lo stesso divertito distacco di un raffreddore da fieno. Possibile che anche l’influenza debba essere di destra o di sinistra? Vorresti un’influenza tranquilla, un’influenza Udc.
Accendi il televisore per la conferenza del viceministro Fazio. Hai bisogno del verbo rassicurante dell’Autorità. Compare un signore involuto e palesemente a disagio con il microfono: così poco berlusconiano che, se lo vede il Principale, per la rabbia gli attacca la scarlattina. Spegni, più agitato di prima. Arriva un dispaccio d’agenzia: dei ricercatori inglesi garantiscono che i baci rafforzano il sistema immunitario, purché i baciatori si scambino effluvi da almeno sei mesi. Chiedi a tuo figlio quante volte ha baciato la bambina. Soltanto una, dice lui per tranquillizzarti. E tu ti disperi.
[ da La Stampa ]
Sono due i fattori che hanno reso la situazione così allarmante,l'effetto mediatico assolutamente responsabile di confondere per fare notizia e l'aspetto della vaccinazione di massa,un business per i giganti delle case farmaceutiche,l'incidenza della mortalità di tale influenza è più bassa di quella stagionale,ma ormai le file ai pronto soccorso sono realtà,come le prenotazioni dei vaccini. Un popolo davvero coraggioso e opportunista come al solito,non ci smentiremo mai...
Cosa insegnano le bidonvilles, le favelas, gli insediamenti abusivi "spontanei" che costituiscono oggi più della metà del costruito nel mondo? Che l' abitare non è un problema individuale e che la sua soluzione è una questione collettiva. Lo hanno capito famosi architetti come Alejandro Aravena, lo sbandiera perfino Carlo d' Inghilterra che sostiene che qualunque bidonvilles indiana è meglio organizzata di una new town inglese. Di fronte a un mercato immobiliare impazzito e alla banalità degli speculatori edili l' unica difesa è cominciare a non frammentare la domanda. Se un gruppo di persone cerca casa, ma che sia appropriata alla personale idea di qualità della vita, senso estetico, coscienza ecologica e voglia di risparmiare, l' unico modo è costituire una cooperativa e poi trattare con un' impresa e un progettista. Per far questo non ci vuole una comunità hippie, una setta o una confraternita religiosa, basta un po' di buon senso. Gli appartamenti e i condomini sono oggi progettati e costruiti talmente male, con un' idea perversa dell' abitare che solo gli architetti continuano a possedere, che qualunque soluzione diversa è già una rivoluzione. Se c' è un fallimento dell' architettura contemporanea è proprio la residenza, legata ancora a vecchi modelli del lusso scemo o delle case popolari squallide. La gente che si mette insieme per fare una cooperativa di abitazione non ha bisogno di avere un senso spiccato della comunità, basta che per esempio voglia avere dei servizi utili in comune, un giardino d' infanzia al primo piano, una piscina per i bambini, un orto in comune o tanti orti, una lavanderia in comune, o semplicemente un parcheggio meno costoso del singolo box, un accesso a risorse energetiche rinnovabili, fotovoltaico, eolico, o la condivisione di un progetto estetico, avere ad esempio delle case pensate dai bambini degli stessi abitanti, come è avvenuto a Correggio. Mettersi insieme ad altri per costruire implica l' idea allegra che è meglio conoscere i propri vicini che trovarseli per caso, che è bello tornare la sera in un posto in cui prima di chiudervi la porta dietro potete fare quattro chiacchiere in un cortile comune. Pensate che in Francia è ormai obbligatorio che una volta all' anno i condomini facciano una festa per conoscersi. La cosa interessante è che questa formula si applica a tutto, ad esempio è la formula che si profila oggi in Abruzzo, all' Aquila, per sfuggire a un destino di attese in tenda o alla casa decisa da Bertolaso, è un modo per gli anziani di investire i risparmi pensando a qualcosa di diverso da una casa di cura, è un modo per i giovani di mettere quei pochi soldi in un bene che può anche rivelarsi un luogo di lavoro, dove aprire botteghe, galleria d' arte e artigianato, officine meccaniche e rivendite di prodotti biologici. Non è un' utopia, lo fa diventare utopia l' interesse del folle mercato immobiliare a smembrare la domanda, a polverizzarla negli interessi dei piccoli proprietari indebitati col mutuo. In America Latina le due più grandi banche finanziano questi progetti come unica possibilità di accesso a basso costo a un abitare civile. In Italia le banche non ci pensano nemmeno. Si parla tanto di disoccupazione giovanile, ma questo è uno dei settori dove si potrebbero mobilitare energie giovanili, dalla cooperativa di autocostruzione a quella di gestione e servizi: un condominio, essendo un luogo di vita, è anche un luogo di produzione e di richiesta di servizi. Quando nel 1980 organizzai a Rimini un convegno internazionale sull' autocostruzione e sulle cooperative di abitanti con Giancarlo De Carlo, Ivan Illich, Renzo Piano, Carlo Doglio, John Turner l' allora direttore della rivista Modo, Mendini, mi attaccò per conto di tutta la classe dei progettisti italiani come puro farneticante. E infatti l' Italia arriva solo oggi, in ritardo di trent' anni, a scoprire i vantaggi straordinari del cohousing.
[ da La repubblica ]
Davvero notevole e di estremo interesse questa opportunità che si sta affacciando seppur con piccoli numeri dentro la società,se qualche scettico potrebbe storcere il naso sulla possibilità di creare una convivenza coabitativa,dubitando sull'effettiva armonia e accordo tra varie famiglie unite nello stesso tetto,e comunque una strada percorribile,oltre un notevole risparmio rispetto all'indipendenza dell'appartamento singolo si possono adottare sistemi ecologici molto interessanti,fotovoltaico e orto in comune sono i due aspetti più affascinanti,oltre la buona socialità che ne deriverebbe da una esperienza del genere.
Normalmente questa possibilità nasce dal recupero di stabili di vecchia data,l'opera di ristrutturazione può essere interpretata negli aspetti più semplici dai medesimi proprietari e per altri più tecnici da imprese specializzate spalmando la spesa.
Un'idea che andrà via,via diffondendosi,è una scommessa ma con buone possibilità di successo.
Un ex consigliere Pdl e il link con i razzisti di Giampiero Calapà
Il Ku Klux Klan sbarca in Italia, dalla rete ( http://un skkkk-europe.blog spot.com )
Rimbalza nel mondo reale la notizia della costituzione di una sorta di sezione italiana, chiamata “reame”, dell'organizzazione xenofoba e razzista americana. Il sito (che lancia un appello “a chiunque in Italia voglia difendere la stirpe bianca” e incita contro neri e omosessuali) è la sezione europa del Ku Klux Klan Usa e chiaramente rimanda con un link al blog di Roberto Nicolick, ex consigliere comunale e provinciale di Savona, per la Lega prima e per Forza Italia poi. Nicolick è stato ricandidato dal Pdl anche alle ultime elezioni provinciali, vinte dal centrodestra, ma questa volta il verdetto delle urne è stato impietoso.
Nicolick, giornalista pubblicista, collabora con la redazione genovese del Giornale. Prima dice di non essere a conoscenza dell'esistenza del sito e del collegamento al suo blog, cercando di prendere le distanze da una situazione imbarazzante, ma siccome il favore è ricambiato e sul blog c'è un link che riporta al sito del Ku Klux Klan, è poi costretto ad ammettere: “È probabile che io abbia messo quel link sul mio sito per rendere loro grazie di avermi citato, ma io rifuggo una posizione così massimalista della politica”.
Poco prima, però, ha negato: “Non ero a conoscenza di comparire in questo sito del Ku Klux Klan, che ritengo un po' ridicolo”. Fino ad avventurarsi in una possibile scusa per trovare una giustificazione: “Mi avranno citato in riferimento alle minacce che ho ricevuto un anno fa da sedicenti brigate rosse. Le minacce seguirono alla pubblicazione di un mio libro su un eccidio avvenuto nel Savonese per mano dei partigiani comunisti, che io dimostro non essere tutti buoni”. Il libro si può comprare chiamando a un numero di cellulare dello stesso Nicolick, che compare sul suo blog: “Ne mandai una copia a Giampaolo Pansa, non dimenticherò mai la sua telefonata, mi chiamò per darmi il suo giudizio dopo averlo letto: non è malaccio disse”. Un anno fa nelle due buste “firmate Brigate Rosse che trovai nella cassetta delle lettere c'erano varie minacce e la famosa foto di Aldo Moro, con appiccicata la mia faccia sopra quella del presidente della Dc e al posto del quotidiano il mio libro”, racconta Nicolick. Il presidente della provincia di Savona, Angelo Vaccarezza, difende Nicolick a spada tratta: “Roberto è un uomo convinto delle proprie posizioni, ma da lì ad aderire a un'organizzazione dichiaratamente razzista... Ne sarei profondamente stupito, conoscendolo mi pare davvero strano possa assumere posizioni del genere”. Intanto il sito è stato segnalato alla procura di Roma dall'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, che opera all'interno del ministero per le pari opportunità: “Bisogna evitare la diffusione di messaggi così negativi e incivili, che non possono avere cittadinanza in un Paese democratico come il nostro”, ha detto il ministro Mara Carfagna.
Tocca farsene una ragione,in rete circola di tutto,è il bello e il brutto della democrazia web,ma a parte questa considerazione,è necessario denunciare e prendere le distanze da una realtà mostruosa come questa.
Nicolick,che vi sia lo zampino del politico ora normale cittadino,i dubbi rimangono,lo scrittore lodato discretamente da Giampaolo Pansa,non gli fa onore a quest'ultimo dare credito a costui,considerato il poco nitido presente e passato di dubbio gusto,ad essere magnanimi,ma ormai lo sanno tutti,al giornalista ex comunista,ora scrittore di Libero,fanno gola tutti i possibili e reali crimini della sinistra del paese,durante e dopo la seconda guerra mondiale,ma pare si sia dimenticato,o meglio azzerato il ventennio che hanno dovuto subire i nostri avi.
Al di là delle personali responsabilità su questa nuova mostruosità,possiamo prendere atto ulteriormente,che la mamma degli idioti è sempre in cinta,e li sforna sempre peggio!!
Numerosi prelievi di sangue al giorno, assunzione di medicinali mai testati prima sull'uomo, brevi ricoveri sotto osservazione, possibili danni alla salute e stipendi da capogiro. Passa quasi inosservata - in Italia solo alcune inchieste hanno raccontato del business dei volontari nelle sperimentazioni farmacologiche - ma sul web la professione della cavia umana è ampiamente documentata. C'è chi l'ha fatto in Svizzera (vero Eldorado del settore per gli ottimi pagamenti), chi in Texas, chi in Italia, dove il reclutamento dei volontari - prevalentemente ricercatori o studenti di medicina - avviene tramite l'Istituto superiore di sanità e i vari Comitati etici delle Asl nazionali. C'è chi l'ha provato una sola volta, chi denuncia i danni subiti da un familiare dopo la prova di un certo medicinale e chi invece ne ha fatto il lavoro di una vita.
E' il caso di Paul Clough: 30 anni, americano, cavia volontaria da cinque, 35 sperimentazioni, oltre 500 notti trascorse in 8 cliniche diverse e 3mila prelievi endovenosi. La sua storia è tutta raccontata in un sito, Just Another Lab Rat (Solo un altro topo da laboratorio), nel quale Paul spiega i retroscena di una professione molto discussa. Lui si augura di poter continuare almeno fino ai 45 anni e nel frattempo, tra la fine di un test e l'inizio del successivo, cerca di mettere da parte i soldi per quando il fisico non gli permetterà più di prestarsi alla scienza. Il sito è diventato presto il punto di ritrovo di tutta una comunità di cavie umane che, nella sezione Message Board, si conoscono, confrontano e consigliano sui prossimi test. Secondo Paul negli Stati Uniti altre 10mila persone hanno scelto la sua stessa professione.
Ufficialmente sono tutti volontari ma il cospicuo pagamento - più di 300 dollari al giorno - permette sin da subito di restringere il cerchio dei candidati. In uno studio recentemente pubblicato sulla rivista New Scientist si apprende che sono soprattutto disoccupati, studenti, persone con debiti e, come nuovo trend, anche immigrati illegali e senzatetto. Aspetto, questo, che allarma non poco parte dei ricercatori scientifici e bioeticisti, che individuano nell'esigenza economica di queste persone un incentivo a sottoporsi a continui test, senza però rispettare i tempi e le corrette norme sanitarie.
A spiegare il giusto iter della cavia umana ideale, dal reclutamento alla degenza, ha pensato Paul nel suo dettagliatissimo sito. Tutto inizia con la ricerca delle cliniche e dei test: nella sezione Clinic List sono raccolti in ordine alfabetico tutti gli istituti americani che attualmente stanno cercando volontari. Si va dall'Arizona, dove mancano cavie per una "fase uno" (ovvero prima prova su uomo sano dopo quelle animali) e candidarsi è possibile compilando online una normale form, alle Hawaii dove per un compenso di 4750 dollari si cercano donne giapponesi di prima generazione tra i 45 e gli 80 anni. E così via per circa cinquanta cliniche, oltre a quelle universitarie e a quelle del sonno. In Italia non esistono siti di raccolta delle offerte, ma una semplice ricerca sui motori online permette di individuarne sia in Italia che nella vicina Svizzera.
Una volta scelta la ricerca in base ai requisiti e alla posizione geografica della clinica - alcuni volontari americani vivono addirittura nei camper per potersi spostare meglio da una località all'altra - inizia la fase degli esami. Il candidato cavia deve essere sano (la sperimentazione sui malati fa parte delle fasi 2, 3 e 4) e per attestarlo viene effettuato prima un test telefonico sull'età e le abitudini del candidato. Fumo, alcol, droghe, cattiva alimentazione, allergie, etnia: quasi tutto può compromettere la scelta. Una volta superata la prima fase si passa alle analisi di laboratorio: prelievo del sangue, analisi delle urine, pressione, elettrocardiogramma (per alcuni studi è rischiesto anche il monitoraggio cardiaco di 24 ore), prove allergiche e misurazioni di ogni genere.
Sempre sul sito Just Another Lab Rat si apprende che superata questa fase, circa due settimane dopo, inizia la vera sperimentazione. Al check-in ci si presenta con il cellulare, ma la videocamera non è ammessa; con prodotti di bellezza, ma non a base di aloe o cocco; elettrodomestici, ma senza cuffie: si effettuano nuove analisi e solo se i valori sono compatibili allo studio si procede al ricovero. La sperimentazione ha una durata variabile a seconda del farmaco assunto e durante il ricovero la cavia viene sottoposta a continue analisi, pasti regolari e controllati, ore di sonno cadenzate. Non sono permesse le visite e qualsiasi effetto indesiderato, dal mal di testa alla sudorazione, deve essere segnalato al personale medico. Se il volontario non può proseguire il test a causa di controindicazioni inaspettate viene comunque retribuito e, in caso di compensi superiori a 600 dollari, la somma è soggetta a tassazione.
Alla fine di ogni studio la cavia deve rispettare un periodo di disintossicazione di almeno 30 giorni, durante i quali l'assunzione di vitamine, acqua e pesce aiutano a rimettersi in forma. Questa è la testimonianza di Paul Clough, professione cavia umana. Trent'anni, ancora sano, con la media di 7 studi all'anno guadagna circa 30mila dollari. A 45 anni smetterà ma agli interessati ricorda: "Assumerete medicinali sperimentali che nessuno o pochi umani hanno preso prima. Quindi, certo, è possibile incorrere in malattie, effetti indesiderati o addirittura morte".
[ da La repubblica ]
Di potenziali lavoratori le case farmaceutiche non hanno mai avuto problemi a reperirne,da qualche tempo probabilmente riusciranno a fare una notevole scrematura,considerato la crisi economica piovuta addosso da un anno a questa parte.
Un discreto guadagno da sfruttare nell'età più giovanile,mi viene in mente un proverbio sempre valido,meglio un giorno vissuto da leone o cento da pecora,poichè considerati i rischi ad ogni somministrazione,la vecchiaia per questi "lavoratori" non è assolutamente garantita.
Ma la scelta è necessariamente del tutto volontaria,la scienza e il business dei farmaci ringraziano!
Buongiorno a tutti, vorrei parlarne forse per l’ultima volta, spero, forse no- se non ce ne sarà più bisogno non lo faremo, altrimenti ci ritorneremo- del caso Marrazzo, perché il caso Marrazzo non è importante soltanto per quello che è successo, ma è importante anche per quello che racconta al di fuori dei fatti avvenuti quel giorno, credo forse il 3 luglio scorso, in Via Gradoli 96. Intanto ci insegna come è importante avere dei giornali liberi e lo spiego tra un attimo, intanto ci insegna come è importante che i giornali liberi raccontino i particolari, i dettagli anche minimi di queste vicende senza il condizionamento e con grande professionalità. In terzo luogo, dimostra che non tutti quelli che sono iscritti all’ordine dei giornalisti in Italia fanno lo stesso mestiere e ancora dimostra come, in Italia, ci sia ormai da anni una centrale della diffamazione, della calunnia, del dossieraggio che, immancabilmente, si rivolge in una certa direzione, perché in quella direzione sa, oppure spera di poter trovare terreno fertile, soldi, posti, favori, in cambio di informazioni che possano sputtanare qualche avversario politico o qualche ritenuto avversario politico. Vado con ordine. L'importanza della libera informazione
La prima cosa è l’importanza di un’informazione libera e non condizionata: avete visto da quanti punti di vista si poteva raccontare il caso Marrazzo, il caso Marrazzo, appena esplode, viene raccontato dal punto di vista più ovvio e anche più pruriginoso e appetitoso per le curiosità morbose e voyeristiche del pubblico che compra i giornali e guarda la televisione, ovvero il Presidente della Regione Lazio, volto noto della televisione, difensore civico con Mi Manda RAI Tre, va con i trans e tutti gli aspetti, la moglie, la famiglia, i figli, il dramma, il convento, i trans, il posto, l’auto blu etc. etc.. Questo è l’aspetto, l’unico aspetto sul quale si sono concentrati i giornali di Berlusconi e i giornali fiancheggiatori di Berlusconi. Secondo me è l’aspetto meno interessante, o meglio è l’aspetto che meno dovrebbe interessare a un cittadino, perché al cittadino i gusti sessuali del governatore del Lazio non devono interessare, a meno che i gusti sessuali del governatore del Lazio non influenzino l’azione di governo del governatore del Lazio: nel qual caso, il cittadino ha tutto il diritto e anzi il dovere di interessarsi dei suoi gusti sessuali e di pretendere che non influenzino le sue scelte. Se influenzano le sue scelte irreparabilmente, il cittadino deve pretendere che il governatore se ne vada, quindi l’aspetto trans di per sé non deve interessarci. E non ne sapremmo nulla, se non fosse stata commessa una serie gravissima di reati da parte di un gruppo, di una banda, di una gang di Carabinieri che ha fatto irruzione in quella casa, filmando una scena che avrebbe dovuto rimanere confinata in quella casa e che mai avrebbe dovuto essere divulgata, perché atteneva esclusivamente alla privacy del governatore. Altra faccenda è la droga, si è detto: intanto bisogna stabilire se la droga ce l’hanno messa i Carabinieri, lì vicina al tesserino in bella mostra, oppure se era lì per una sniffata che coinvolgeva il governatore o se era lì per altri clienti o cose di questo genere. Al momento non lo sappiamo, ma anche quello, il consumo di droghe in una casa privata è evidente che non sarebbe mai venuto fuori, se questi Carabinieri non avessero commesso il reato di irrompere con la forza dentro un domicilio senza il mandato di perquisizione, quindi illegalmente, di fare violenza al governatore costringendolo a sottoporsi al filmato e a firmare degli assegni: violenza che, tra l’altro, si nota dal racconto di chi ha visto questo videotape nelle parole del governatore, che dice “ non mi rovinate, non avrete mica chiamato i giornalisti sotto?”, pensava di essere nelle stesse condizioni in cui si trovò Lapo Elkann qualche anno fa, quando chi di dovere gli aveva fatto trovare, tra l’altro in un momento in cui era tra la vita e la morte, i fotografi, i paparazzi, almeno un paparazzo sotto lo stabile. Senza questa violenza, senza quest’irruzione illegale, senza questa violazione della privacy, senza questa estorsione, la firma degli assegni, mai sarebbe venuto fuori tutto questo e quindi non lo conosceremmo e neanche dovremmo conoscerlo, a meno che il governatore fosse un tossicodipendente il cui rapporto con la cocaina lo rendesse inadatto a fare il governatore, ma allora immaginate quanti uomini politici e pubblici amministratori dovrebbero lasciare il loro posto. Meglio sapere tutto
Veniamo a conoscere questi fatti a causa di una serie di reati commessi da questi Carabinieri, altrimenti non sapremmo niente: non dico che sarebbe meglio non sapere niente, paradossalmente alla fine è meglio che si sia saputa questa cosa, è meglio per noi e forse, dal punto di vista pubblico, è meglio anche per lo stesso povero Marrazzo, perché mettetevi un attimo nell’ottica di una scena diversa, cioè i Carabinieri non vengono arrestati, il videotape non viene sequestrato, perché? Perché nessuno scopre che i Carabinieri hanno fatto quel video per ricattare, oppure per fare ricattare Marrazzo da qualcun altro, perché è questo che stiamo cercando di capire in questi giorni: se i Carabinieri lo volevano ricattare loro facendosi dare dei soldi, dei favori, delle promozioni da Marrazzo, oppure se lo volevano, quel video, vendere a qualcuno subappaltando il ricatto. E’ molto probabile che fosse questa seconda ipotesi, perché sapete che quei tre o quattro, addirittura cinque pare siano, Carabinieri che stavano gestendo la cosa, nel momento in cui, poche ore dopo aver filmato e estorto quei tre assegni a firma Marrazzo, oltre a avergli rubato qualche migliaio di Euro, non hanno portato avanti il loro ricatto, tant’è che gli assegni non li hanno incassati e, a parte una telefonata che poi non ha prodotto niente altro, non hanno chiesto esplicitamente qualcosa a Marrazzo, anche se quest’ultimo, convinto che loro lo volessero ricattare, pare che avesse offerto di dare loro una mano per fare carriera nell’arma dei Carabinieri. Loro in realtà il ricatto non l’hanno condotto in prima persona: sono Carabinieri, saranno delinquenti, vedremo, da quello che pare abbiano fatto direi di sì, ma stupidi non sono, il rischio che venissero presi se avessero condotto loro le trattative era molto alto e quindi che cosa fanno loro? Loro sanno di avere in mano la gallina dalle uova d’oro, il videotape e sanno o sperano di trovare qualcuno che è molto interessato a comprarlo. Attenti, non a pubblicarlo, perché ve lo immaginate un giornale, per quanto malfamato sia - e ne abbiamo di giornali malfamati che ne combinano ogni giorno di tutti i colori, ma immaginatevi il giornale più malfamato che vi viene in mente.. ecco, quello lì - che esce un giorno in edicola con allegato il videotape del governatore del Lazio in mutande con un trans e alcune piste di coca: neanche la spazzatura! Come fai a trasmettere un video nel quale si vede platealmente che si stanno commettendo dei reati mentre viene girato, che è un video frutto di reato (violenza privata, violazione di domicilio, perquisizione abusiva, minacce, estorsione, ce ne è una valanga)? Nessuno avrebbe potuto pubblicarlo, eppure molti sono interessati a comprarlo: alcuni trattano e poi non comprano, altri trattano e stanno per comprare, quando intervengono i magistrati e arrestano la banda, interrogano chi ha trattato quel materiale e sequestrano il videotape proprio mentre Marrazzo stava riuscendo o pensava di riuscire a ricomprarselo e a toglierlo di mezzo: pia illusione, viste le copie che circolavano, però i magistrati lo sapevano che c’erano tutte queste copie e quindi, scoperto che Marrazzo si sta mettendo d’accordo con l’agenzia di Milano per fare sparire il video pagandolo, intervengono a sequestrarlo, perché? Perché è il corpo del reato, è la prova di quello che hanno fatto i Carabinieri e quindi, paradossalmente, Marrazzo tentando di far sparire il video accelera il blitz con cui il video viene sequestrato e gli impedisce di farlo sparire: tutto ciò avviene qualche giorno prima delle primarie del Partito Democratico, la settimana scorsa. E’ un bene che sia venuto fuori quello che era successo in quella casa, perché se non ci fosse stata quest’indagine, che nessuno ancora sa come sia partita e chi abbia avvertito i Ros dei Carabinieri, cioè quelli che poi hanno sventato il colpo arrestando i colpevoli e la Procura di Roma del fatto che girava questo video e che si stava cercando di usarlo per ricattare Marrazzo. Non si sa ancora chi abbia avvertito gli inquirenti e le forze dell’ordine, ma in ogni caso, se non fossero intervenuti a sequestrare il video e a arrestare quei cinque Carabinieri, è evidente che cosa succederebbe oggi: nessuno di noi saprebbe niente, tranne quelli che hanno le copie del video, Marrazzo sarebbe al suo posto, in questi giorni si starebbe decidendo quali candidati presentare alle elezioni regionali di marzo, Marrazzo sarebbe sicuramente confermato dal centrosinistra, si farebbe la sua campagna elettorale e intanto, quelli che hanno la copia del videotape, o magari nel frattempo sono riusciti a comprarsene i diritti in esclusiva, non è che lo pubblicherebbero il videotape, ma continuerebbero a tenerselo e magari farebbero sapere a Marrazzo che loro se lo tengono. E’ una carineria importante: perché? Perché se venisse pubblicato, Marrazzo dovrebbe immediatamente dimettersi: è esattamente quello che è successo quando è venuta fuori la notizia. Quindi avremmo un governatore tenuto in scacco da alcuni giornali di Berlusconi o di area Berlusconi, ma anche da Berlusconi in persona, che ne ha ricevuto e visionato il contenuto del videotape e conseguentemente avremmo un governatore dimezzato, un governatore pupazzo i cui fili li tirerebbe l’altra parte politica, senza dimenticare che uno di quelli che stavano trattando il videotape, che era un passo dall’acquistarlo per 100. 000 Euro - questo è il racconto della proprietaria dell’agenzia di Milano, la signora Masi della Photo Masi, la quale ha detto che - Angelucci, che è l’editore di Libero e del Riformista, suo padre è parlamentare del Popolo della Libertà, la famiglia Angelucci è proprietaria di molte cliniche private convenzionate con varie regioni, tra cui il Lazio, mi pare che Marrazzo per colmare il megabuco della sanità regionale avesse cominciato a tagliare un po’ di queste convenzioni, comprese quelle con le cliniche degli Angelucci. Guarda un po’, mi limito a segnalare la coincidenza, non dico che ci sia un rapporto, ma anche se non ci fosse un rapporto sarebbe oggettiva la situazione: chi spera di fare affari, più affari con la Regione Lazio che gliene ne ha fatti fare un po’ meno per ragioni di bilancio, secondo l’agenzia fotografica che trattava il video va a vederlo e poi concorda di comprarlo, o sta trattando per comprarlo e, alla fine, non riesce a comprarlo perché? Perché altri si dicono interessati, si perde qualche altra ora e, nel frattempo, c’è il blitz delle forze dell’ordine: se non ci fosse stato il blitz probabilmente queste trattative sarebbero andate a buon fine e, in pole position, le teste di serie finali erano due, da un lato Libero, edito da Angelucci e diretto da Belpietro, e dall’altro Panorama, edito da Berlusconi e diretto da un certo Giorgio Mulè, che è subentrato a Belpietro due mesi fa, Belpietro prima stava a Panorama, questa è la storia. Meno male che hanno preso i ricattatori, o meglio i Carabinieri che avevano tentato di subappaltare il ricatto e hanno preso il video, così non c’è più il ricatto, non c’è più il governatore e non c’è più un governatore sotto ricatto, meno male che tutto ciò è venuto fuori! L'informazione monodimensionale dei giornali di Berlusconi
Ma voi vedete come questa storia può essere raccontata da punti di vista un po’ meno piatti, un po’ meno scontati, un po’ meno ovvi: il governatore del Lazio va a trans, questo è l’unico aspetto monodimensionale che i giornali di Berlusconi continuano a dare alla vicenda, che è una vicenda che, sotto quell’aspetto lì, è già chiusa, morta e sepolta, perché Marrazzo si è dimesso e quindi pace all’anima sua, politicamente parlando. Meno male che ci sono giornali liberi, che non si chiamano Libero e che non si chiamano Giornale e che non hanno neanche le esigenze di essere sempre paraculi come Il Corriere della Sera e come Il Messaggero, che hanno degli ottimi cronisti, ma che poi, con la titolazione o con la collocazione dei loro pezzi, magari non riescono a dare la dimensione tridimensionale di questa storia, che non è che il governatore va a trans, pace all’anima sua. Il problema è che c’è una centrale di ricatti che è disponibile a ricevere quel materiale delinquenziale e, badate, prima di offrire quel materiale delinquenziale, provento di reato, corpo di reato, bisogna essere sicuri di rivolgersi a persone che non ti denunciano, perché altrimenti tu finisci in galera subito, mentre cerchi di venderlo, quel filmato. E vedete che da luglio a ottobre quel filmato passa di mano in mano, nessuno di quelli che l’hanno visto ne scrive e nessuno di quelli che l’hanno visto denuncia alla magistratura e c’è un video con la prova di un reato gravissimo, commesso da pubblici ufficiali quali sono i Carabinieri, che è passato per le mani di pubblici ufficiali quale, per esempio, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che non ha mai pensato di denunciarli. Questa è la faccenda più interessante, perché? Perché a differenza di Marrazzo, Berlusconi non si è mica dimesso: non si è dimesso per questa storia, non si è dimesso per tutte le altre, non si dimetterà mai - l’ha detto - neanche se lo condannano, per cui paradossalmente abbiamo uno che andava a trans e che si è dimesso e uno che, se andasse a trans, saremmo disposti tutti quanti a chiudere un occhio, anzi a non occuparcene proprio, perché in fondo quelli sarebbero effettivamente fatti suoi, salvo che non si rendesse ricattabile come si rendeva ricattabile per il caso D'Addario e tutto quello che abbiamo sempre detto. La misura tridimensionale di questa storia ci dice quanto sia importante il pluralismo, ossia che ci siano tanti giornali che guardano da diversi punti di vista lo stesso fatto, perché in questo fatto c’è, direi, gran parte del problema italiano: il conflitto di interessi, giornali di Berlusconi che diventano una specie di carta moschicida di tutti i liquami che circolano nella società, li trasformano o in armi per sputtanare gli avversari di Berlusconi, oppure in armi di ricatto per tenere sotto scacco gli avversari del centrodestra. Berlusconi riceve queste notizie come editore e poi ne fa l’uso politico che più gli conviene come Presidente del Consiglio e non è il solo, come abbiamo visto, perché c’è anche l’altra famiglia in conflitto di interessi, che è quella del signor Angelucci padre e figlio, uno deputato, l’altro editore, entrambi con interessi nel mondo delle cliniche e quindi bisognosi di buoni rapporti con la politica e la Pubblica amministrazione di ogni colore, destra e sinistra, perché la sanità è regionale e le regioni sono in parte in mano alla destra e in parte in mano alla sinistra. Dal TG1 di Minzolini solo gossip su Marrazzo
Questa seconda dimensione è quella che non si è notata a guardare la tv perché, come al solito, in tv hanno fatto solo il gossip: avete sentito Minzolini quest’estate, quando diceva, a proposito della D'Addario, “ non facciamo gossip”, nel caso di Marrazzo si sono occupati solo del gossip, ma non si sono occupati dell’aspetto politico che riguarda la gestione di quel dossier e la facilità con cui una banda di delinquenti arriva fino ai vertici di Palazzo Chigi, senza incontrare ostacoli, incontrando anzi molto interesse, vedendosi balenare davanti dei soldi e, alla fine, riuscendo a arrivare perfettamente per le vie traverse al Presidente del Consiglio. Di questo non ha parlato nessuno, come nessuno ha parlato del fatto che il Presidente del Consiglio non ha denunciato questi reati, che erano evidenti e ha, invece, ricevuto un corpo del reato palleggiandoselo in mano per due settimane. Ma devo dire che la cronologia di questa vicenda è abbastanza chiara: in sintesi, il 3 luglio c’è l’irruzione dei Carabinieri in Via Gradoli, filmatino, “ non rovinatemi”, portano via gli assegni, portano via i soldi, immortalano una scena a base di droga, trans e governatore del Lazio. L’11 luglio si capisce subito che non sono loro che vogliono fare il ricatto in prima persona, perché? Perché l’Avvocato del loro complice, quello che li ha avvertiti che Marrazzo era lì, in quel posto, a quell’ora con quel trans, ossia un pusher salernitano, un certo Gianguarino Cafasso, che poi è morto a settembre pare per un overdose, Cafasso tenta di commercializzare il video e a chi si rivolge? A botta sicura, il primo colpo dove va? Da Feltri, o meglio da Libero, che all’epoca era diretto da Feltri - siamo a luglio - e lo fa vedere a due croniste di Libero, che erano ospiti a Annozero e che ci hanno raccontato di aver visto questo video, o almeno la parte che è stata loro fatta vedere. Il 15 luglio dicono di aver informato Feltri e quindi, da metà luglio, Feltri sa che cosa c’è in quel video, che cosa è stato scoperto su Marrazzo e che c’è un ricatto in corso: non scrive e non denuncia. A agosto i Carabinieri - ormai Cafasso è agli ultimi- si rivolgono a un altro possibile spacciatore di video che si chiama Max Scarfone, è un paparazzo molto intraprendente che lavora su Roma e che aveva già piazzato un’altra storia di politica e trans: quella di Sircana, fotografato da lui medesimo mentre parlava in strada con un trans, sporgendosi dal finestrino della macchina. E’ un esperto del ramo, Scarfone si reca presso la Photo Masi di Milano e l’agenzia comincia a contattare i giornali per vedere se sono interessati a quel video che, ripeto, è impubblicabile appena lo si vede. Ci prova nuovamente con Oggi, gruppo Rizzoli/ Corriere della Sera, che aveva già comprato le foto di Sircana, anche se poi aveva deciso di non pubblicarle, credo per 100. 000 Euro, aveva fatto un grosso favore a Sircana non pubblicandole e, all’epoca, scrissi “ meno male che Belpietro su Il Giornale ha raccontato che le foto riguardavano Sircana, perché? Perché è evidente che c’era un intento di ricattare Sircana”. Ma il gruppo Rizzoli e il settimanale Oggi decidono di non comprare questo video, anche perché quando, il 1 settembre, il suo inviato Giangavino Sulas- l’abbiamo intervistato a Annozero- viene portato a visionarlo, non ottiene le necessarie garanzie che non sia un montaggio, un tarocco e quindi decide di lasciar perdere, sente puzza di bruciato. Intanto a agosto è successa una cosa importante: sono cambiati quasi tutti i direttori dei giornali di Berlusconi e vicini a Berlusconi; a Il Giornale è arrivato Feltri al posto di Mario Giordano, Giordano è andato a dirigere nuovamente Studio Aperto, dove stava già prima; Belpietro, che era a Panorama, è andato a Libero al posto di Feltri e, al posto di Belpietro a Panorama, è andato Giorgio Mulè che dove stava? A Studio Aperto. Una girandola di direttore che cambiano, arriva il peso massimo, Feltri, a Il Giornale e, mentre va via, Giordano scrive, salutando i lettori: “ nelle battaglie politiche non ci siamo certo tirati indietro, ma quello che fanno le persone dentro le loro camere da letto, siano essi premi al direttore di giornali, editori, ingegneri first ladies, bodyguards o Avvocati, riteniamo siano solo fatti loro. Siamo convinti che i lettori del giornale non apprezzerebbero una battaglia politica che non riuscisse a fermare la barbarie e si trasformasse nel gioco dello sputtanamento sulle rispettive alcove”, chi legge quest’articolo forse lo capisce che Feltri è arrivato con i dossier sui letti di ingegneri, editori, direttori di giornali, first ladies o bodyguards: a parte che Feltri li ha già pubblicati su Libero, quando ha cercato di sputtanare Veronica Lario mettendola a seno nudo, oppure sostenendo che ha, come amante, il proprio bodyguard, e quello che succede dopo è puntuale, perché il 28 agosto parte la campagna contro Boffo, vecchio dossier sulla sentenza per molestie del direttore di Avvenire e poi Feltri, alla fine di quell’editoriale dove spiega perché sta tirando fuori una storia che risale addirittura al 2000, dice “ cominciamo da Dino Boffo” e infatti la lista delle persone che verranno prese di mira sarà lunga: sono tutte le persone che, strada facendo, si mettono di traverso sul percorso di Berlusconi, quali Ezio Mauro, Carlo De Benedetti, Gianfranco Fini, Enrico Mentana, Michele Santoro, tralascio il sottoscritto, che viene massaggiato quotidianamente e, alla fine, Giulio Tremonti e il giudice Mesiano. Ho visto stamattina che ripartono a prendersela con il capo dello Stato: pensate, il capo dello Stato nemico di Berlusconi, che cosa ci tocca leggere! E di nuovo Gianfranco Fini. Che cosa succede, a questo punto? Che dopo che Oggi ha rifiutato, la Photo Masi si rivolge a Signorini, il quale non è solo il direttore di Chi: Signorini è il vero regista di tutto ciò che ruota intorno all’immagine del Presidente del Consiglio, è una specie di visagista a mezzo stampa che dirige l’orchestra azzurra e, infatti, Signorini che cosa dice? “ Chi non è interessato”: è ovvio, Chi mica può pubblicare una roba del genere! Ma suggerisce di vendere il videotape a Libero, che è un giornale non berlusconiano, è della famiglia Angelucci, ma è strafiloberlusconiano, è quello di Di Pietro. Nel frattempo la voce che c’è questo video gira a tal punto negli ambienti del governo, che viene all’orecchio di Crespi: Luigi Crespi è quel signore corpulento che faceva i sondaggi per Berlusconi e adesso è consulente di vari politici, dalla Ministra Carfagna fino a personaggi anche del centrosinistra che si avvalgono dei suoi servigi e quello manda a alcuni giornalisti che conosce un sms. Uno di questi giornalisti è Peter Gomez, un altro è Giuseppe D’Avanzo, un altro è Gianluigi Nuzzi di Libero e dice loro “ c’è un video che ritrae Marrazzo che sniffa”: naturalmente è un sms.. “ con un trans”, dice. E’ un sms impreciso, che però denota conoscenza della materia: naturalmente i giornalisti che cosa possono fare, quando ricevono un sms? Mica possono scrivere sul giornale che c’è un video con Marrazzo che sniffa: cercano, in qualche modo, di approfondire, ma ovviamente Crespi dice di non aver visto quel video, di non possederlo e conseguentemente nessuno può verificare che cosa sta succedendo. Regala un Tom Tom a Gasparri
Naturalmente facciamo i giornalisti, mica i topi di fogna, o almeno non tutti facciamo i topi di fogna e per cui a nessuno verrebbe in mente di pubblicare sul giornale una roba, perché gli è arrivato un sms che è impossibile da controllare. Non vi dico quanti nomi di politici clienti di trans girano in questi giorni a Roma, fonte trans e fonte politici, nessuno di noi si mette a scrivere una roba del genere, non siamo mica matti, sono fatti loro. Sapete che è venuto fuori, con l’excusatio non petita, Gasparri dicendo “ mi hanno fermato in mezzo a un giro del maggiore all’Acquacetosa nel 96, ma fu un errore perché avevo perso la strada”, adesso infatti c’è una campagna a cui anche Il Fatto Quotidiano ha aderito, “ regala un tom tom a Gasparri, onde evitare che si perda di nuovo: in quelle zone può essere pericoloso!”. In ogni caso Signorini indica Libero come il giornale ideale, perché non è di Berlusconi, ma è vicino a Berlusconi e infatti, come racconta la signora dell’agenzia Masi, anche se Angelucci lo nega, Angelucci secondo la signora va, visiona il video e si comincia a parlare di soldi. Dopodiché interviene Signorini, ma siamo già al 14 ottobre: il 14 ottobre arriva Signorini e dice “ fermato tutto, forse lo prende Panorama”, mica lo vorrà pubblicare? Non si può pubblicarlo e allora perché lo vuole prendere Panorama? Capite che qui, se è vero quello che dice la signora Masi, abbiamo il gruppo Berlusconi e il gruppo Angelucci che si contendono un videotape che non può essere pubblicato e che uso ne vogliono fare, questi due gruppi editoriali che hanno interessi politici ben precisi? Questo è quello che ci dobbiamo domandare, dopodiché il 19 ottobre, dopo quindici giorni che sua figlia l’ha avvertito che c’è questo video, Berlusconi si decide, dopo averlo visto, a telefonare a Marrazzo e gli dice “ stai tranquillo, gira un video così e cosà, ma lo teniamo in cassaforte, mica lo pubblichiamo!”, figuratevi come si sente tranquillo Marrazzo, infatti sviene seduta stante! Berlusconi gli dice “ fallo sparire, compratelo dall’agenzia”, gli dà il numero, Marrazzo telefona annunciato da Signorini all’agenzia Photo Masi, partono le trattative, ma le trattative si concludono in un nulla di fatto: perché? Perché nel frattempo arriva il blitz e i Carabinieri, quelli buoni stavolta, portano via il video dall’agenzia. Quindi - e ho concluso - il nostro Presidente del Consiglio oggi ha un piccolo problema: non è inedito questo suo problema, attiene un’altra volta al Codice Penale. Vi leggo soltanto due articoli del Codice Penale: “ chi, al fine di procurare a sé o a altri un profitto, acquista, riceve o occulta cose provenienti da un qualsiasi delitto o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere o occultare, è punito con la reclusione da due a otto anni”, si chiama ricettazione, chi riceve materiale provento di delitto per averne un tornaconto, non un tornaconto in denaro, ma un tornaconto. Un video proveniente da un’irruzione illegale con violenza privata e estorsione, se qualcuno lo riceve, lo usa, si intromette nel riceverlo, nell’usarlo o addirittura nel venderlo, commette ricettazione. Che cosa ha fatto il nostro Presidente del Consiglio? Ma aggiungo - e ho veramente finito - che questo era l’articolo del Codice Penale che attiene alla ricettazione, adesso vi leggo l’altro, il 361: “ il pubblico ufficiale il quale omette o ritarda di denunciare all’autorità giudiziaria un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio, o a causa delle sue funzioni, è punito con la multa da 30 Euro a 516 Euro. La pena è della reclusione fino a un anno, se il colpevole è un ufficiale o un agente di Polizia Giudiziaria” e chi è il pubblico ufficiale? Il pubblico ufficiale sono tutti coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa, per esempio il Presidente del Consiglio. Speriamo che nessun magistrato si accorga che esistono questi due articoli del Codice Penale, altrimenti Berlusconi potrebbe addirittura essere indagato per omessa denuncia di un reato e per ricettazione. Speriamo di no, perché ne ha già fin troppi di processi, poveruomo, altrimenti poi gli toccherebbe depenalizzare pure questi due! Passate parola e continuate a leggere Il Fatto Quotidiano, grazie.
Ladies & Gentleman,vince come miglior video Gasparri,davvero troppo choccante!!
Sono depositati presso la redazione di 'Chi' filmati e video che documentano gli scandali sessuali più significativi della classe dirigente nazionale. Il premier (che li ha avuti in visione come editore del popolare rotocalco, come distributore cinematografico e come proprietario di quasi tutti gli appartamenti dove si sono svolte le orge) ha selezionato i più eccitanti per proiettarli nei dopocena di Palazzo Grazioli. Una apposita giuria, formata dai suoi ospiti e da lui presieduta, consegnerà il Premio Trimalcione al video più meritevole. Verrà anche assegnato un premio della critica, che adotterà criteri di qualità e non di mera quantità: favorito sarebbe il video 'Bondi, il mio nome è Bondi', nel quale si vede il ministro della Cultura che legge 'Penthouse' scuotendo la testa e imprecando perché ha dimenticato gli occhiali. Ma vediamo quali sono i filmati in concorso.
Marrazzo Di particolare efficacia i dialoghi. Il presidente della Regione Lazio chiede a un trans, con espressione stupita, come mai una ragazza così carina si fa chiamare Giorgio. In un'altra sequenza osserva con sorpresa un paio di scarpe da donna numero 48 chiedendo a un altro trans, l'ex sollevatore di pesi bulgaro Boris Struvanko, se al suo paese tutte le ragazze da marito hanno piedi così enormi.
Tremonti Docu-film di particolare rilievo sociale per il ministro delle Finanze. Lo si vede, ospite della Confindustria, mentre visita un porno-shop esaminando una lunga serie di falli di gomma prodotti nel Nord-Est, nello stesso comprensorio che esporta in tutto il mondo scarponi da sci. Il ministro commenta con grande favore la capacità di diversificare la produzione, ma suggerisce di accelerare i tempi della riconversione: attualmente i falli escono di fabbrica ancora muniti dei ganci da scarpone, che ne rendono difficoltoso l'uso. Presente anche il fido amico Bossi, che per compiacere Tremonti costringe gli uomini del suo seguito a sperimentare di persona i manufatti.
Santanchè Coproduzione italo-saudita, desta scalpore la sequenza, molto audace, nella quale Santanchè indossa il burqa sfidando un capo beduino a sedurla con l'apriscatole. Polemiche per la pubblicità occulta del tonno in lattina.
Bersani Il nuovo leader del Pd è stato ripreso, senza risparmio di mezzi (erano presenti troupes di Carabinieri, Servizi segreti, Polizia di Stato, Guardia di finanza e Mediaset), alla mostra-mercato della piccola industria di Piacenza. Lo si vede visibilmente eccitato mentre accarezza una mietitrebbia e palpeggia un campione di lamierino ondulato.
Di Pietro Premio per il miglior film in dialetto, una delicata ricostruzione dei costumi sessuali nelle campagne del Molise di inizio secolo. Ambientato in una madia, si intitola 'Fai attenzione che stai a rompere li uovi!' e si avvale della vigorosa interpretazione di Tonino Di Pietro e della sorprendente porno-star Bastiana, che anche nelle fasi più concitate del rapporto riesce ad allattare un paio di neonati.
Topolanek Per gli amanti del classico, ecco un vero e proprio kolossal realizzato a Villa Certosa con migliaia di comparse, tra le quali Berlusconi. Il premier ceco Topolanek, affiancato dalla pornodiva Minny, si esibisce nel suo numero più celebre, l'orgia nella piscina: scena ad altissima tensione perché Topolanek non sa nuotare.
Gasparri Autoprodotto, questo video è stato ritenuto troppo choccante perfino dalla disinibita giuria di Palazzo Grazioli, che ha deciso di non ammetterlo in concorso. Secondo indiscrezioni, si tratterebbe di un montaggio che raccoglie, in rapida sequenza, tutte le dichiarazioni di Gasparri ai telegiornali. "Non abbiamo mai visto niente di più osceno", avrebbero confidato ai giornalisti alcuni giurati che hanno abbandonato sconvolti Palazzo Grazioli.
[ da L'Espresso ]
A parte Gasparri,in seconda posizione nominerei Di Pietro con la dichiarazione "Fai attenzione che stai a rompere li uovi",anche nel video hard Tonino non si smentisce...