venerdì 27 gennaio 2012

27 gennaio - Giornata della memoria dedicata a mio padre





La giornata è dedicata all'olocausto degli ebrei durante il periodo nazi-fascista,dove ci furono delle responsabilità gravissime anche da parte italiana,imponendo la legge razziale voluta da Benito Mussolini e contro firmata dal Re,determinando la deportazione di moltissime famiglie ebree e non solo.

Inserisco la personale vicissitudine di mio padre,catturato da soldato dai tedeschi dopo l'armistizio dell' otto settembre e deportato in Germania,dove trascorse due anni nei campi di lavoro nazisti,poichè non volle aderire alla Repubblica di Salò.

click a mio padre

[@#& blog freedom &#@]

Il plastico "vespasiano" direttamente all'isola del Giglio




Ius primae navis

di Massimo Gramellini

Una bella notizia, finalmente, e ne sono debitore al nostro inviato al Giglio, Chiarelli. Temevo che il plastico della Concordia che da giorni bordeggia fra le poltrone di «Porta a Porta» fosse un falso ispirato al modellino della vasca da bagno di Cogne. Avevo letto che il plastico originale, rigorosamente in scala, era stato collocato sull’isola, nel centro operativo dei vigili del fuoco, per fornire informazioni logistiche ai sommozzatori prima delle immersioni. Possibile che privilegino l’opera di salvataggio alle esigenze televisive? - mi ero chiesto con stupore. Infatti non era possibile. Gli armatori hanno concesso il plastico della Concordia a Vespa. Ai vigili del fuoco hanno rifilato quello della nave gemella, la Serena. Tanto, si sono detti, per i sommozzatori non cambia niente. Mentre cambia moltissimo per la tv, poiché solo su uno dei due modellini campeggia il nome sinonimo di audience: Concordia.

I sommozzatori, gente rude e all’antica, non l’hanno presa benissimo. Pare siano ancora fissati con la teoria secondo cui la realtà viene prima della finzione e salvare le persone resta più importante che intervistarle in tv. Ma sono rimasti gli unici a pensarla così: persino la Protezione Civile non ha avuto nulla da obiettare sul fatto che a Vespa spettasse lo ius primae navis. A proposito: il parroco di Besana Brianza aveva raccontato ai fedeli che sarebbe andato in ritiro spirituale per una settimana e invece sapete dov’era? In crociera sulla Concordia. Quella nave tragicomica che non può risollevarsi né affondare sta diventando ogni giorno di più l’autobiografia della nazione.



La colpa dell'imperversare dei plastici è tutta dell'audience,il teatrino "vespasiano" è appetito dal telespettatore medio,un pò come quando si formano le code con i guardoni dal finestrino dopo l'incidente,i plastici siamo noi con qualche distinguo,sui preti che dire,da quando non benedicono più le case usano più fantasia!

&& S.I. &&


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Roma:Il pestaggio d'un minore ad opera di una squadra fascista

E il tentativo di insabbiamento




La legge della giungla

di Antonio Padellaro

Il 2 giugno 2009, festa della Repubblica e giorno del pestaggio di un quindicenne ad opera di una squadretta di picchiatori fascisti, punito per non essersi adeguato al rito dei saluti romani, il Fatto non esisteva ancora. Se fossimo esistiti avremmo naturalmente pubblicato la notizia con la stessa evidenza con cui l’abbiamo pubblicata due anni e mezzo dopo, ma resta da capire per quali misteriosi motivi la stampa italiana al completo decise di ignorare un episodioditale,enormegravitàchefucomecancellato risultando, dunque, come mai avvenuto. Ed ecco Luca, “pestato con ferocia inaudita” dai “teppisti neri” che dopo l’irruzione in un condominio privato “hanno infierito su di lui per mezzo di pugni, calci, colpi di casco mirando prevalentemente alla testa, fino a ridurlo una maschera di sangue” leggiamo nella coraggiosa lettera che Marida Lombardo Pijola, madre di uno degli amici del ragazzo, scrisse tre giorni dopo l’accaduto al sindaco di Roma Gianni Alemanno, invitandolo a un gesto contro la brutalità e che non ricevette mai risposta alcuna. Alemanno, appunto, padre di un altro ragazzo presente alla spedizione selvaggia organizzata per “difendere l’onore” del Blocco Studentesco, movimento di estrema destra nella cui lista Alemanno jr. è stato eletto, nel novembre scorso, rappresentante nel suo liceo. Furono carica e peso politico di cotanto genitore a suggerire l’immediata archiviazione della notizia da parte di tutti i giornali (sull’altra subitanea archiviazione,quellagiudiziaria,sembracheilpmpossa ripensarci dopo l’inchiesta pubblicata sul nostro giornale da Marco Lillo e Ferruccio Sansa)? O è stata la minore età dell’Alemanno rampollo e di altri partecipanti al pestaggio a suggerire alla stampa una cautela che sa di candeggina? A questo proposito è francamente indecente che la famiglia del cosiddetto primo cittadino (con il coro dei Cicchitto e delle Carfagna) si faccia scudo della Carta di Treviso, che giustamente tutela l’identità dei minori nei fatti di cronaca, per attaccare l’inchiesta del Fatto. Essendo evidente a tutti che se non si fosse scritto che quel giorno tra i camerati del blocco nero c’era anche il ragazzo Alemanno non si sarebbe potuto dare conto del silenzio e dell’inattività del padre e della madre. Infine, a parte il Corriere della Sera (e il Messaggero a pag. 37 in cronaca), intorno a questo vergognoso caso che intreccia violenza, omertà, arroganza e disinformazione ancora una volta tutto tace. Così Luca e i suoi amici, bastonati e minacciati impareranno una buona volta che in Italia impera una sola vera legge: la legge della giungla.



Fortunatamente esistono le inchieste giornalistiche del Fatto quotidiano,altrimenti questa brutta storia impunita non sarebbe emersa,perlomeno a prescindere della magistratura,a livello mediatico la pubblica opinione ha potuto farsene un'idea.

&& S.I. &&


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giovedì 26 gennaio 2012

I microscopici 140 caratteri di twitter




L'invasione degli usignoli

di Massimo Gramellini

Aiuto, li sto perdendo. Sono i colleghi più cari, gli amici di una vita. Quelli con cui fino all’altroieri potevo scambiare un sano pettegolezzo all’orecchio o uno sguardo d’intesa durante le riunioni. Ora cerco i loro occhi e non li trovo più: sono curvi sul cellulare, con i pollici a forma di sogliola, per digitare ossessivamente dieci, cento, mille tweet (cinguettii). Cosa sono i tweet?, si starà chiedendo qualche lettore arcaico che avrei quasi voglia di abbracciare. Sono degli sms, ma invece di arrivare a un solo destinatario finiscono in simultanea su migliaia di telefonini. Se prima Pippo mandava a stendere Pippa in privato, adesso l’intera comunità degli usignoli può godersi lo spettacolo. Naturalmente su Twitter si parla soprattutto di cose serie. Per esempio si segnalano libri che nessuno avrà tempo di leggere perché per farlo bisognerebbe staccare di tanto in tanto gli occhi da Twitter. Come il giornalista, anche il cinguettatore non vive ma cinguetta il proprio vissuto. E oltre a cinguettare riceve i cinguettii di tutti gli altri, rivivendo così ogni giorno la frustrazione già mirabilmente espressa da Troisi: «I libri non li raggiungo mai, pecché io sono uno a leggere mentre loro sono milioni a scrivere».

Scherzavo. In realtà Twitter è: a) un giornale personalizzato di cui si è direttori e lettori al tempo stesso, b) una fonte inesauribile di stimoli, c) un passatempo superficiale per maschi nevrotici, compulsivi e ossessivi. Una di queste tre definizioni appartiene a mia moglie, indovinate quale.



Non conosco sua moglie,rispetto la vostra privacy,ho praticato per circa un anno l'esperienza di twitter,non mi è piaciuta granchè,esprimere un concetto in pochi caratteri risulta stressante,è un pò come un coito interrotto stile bugs bunny,l'evoluzione di twitter potrebbe essere bip bip di willy il coyote...

&& S.I. &&


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Ad Adro,Oscar Lancini pretende le scuse da Napolitano






Il sindaco di Adro scrive a Napolitano


“Ci vergogniamo di averla come Presidente” Il primo cittadino del paese bresciano noto per essere stato tappezzato dal Simbolo delle Alpi, attacca pesantemente il Capo dello Stato colpevole di aver nominato Cavaliere l'imprenditore che pagò la mensa a quei bambini esclusi perché i genitori erano morosi. Oscar Lancini si ribella e manda una missiva al Quirinale: "Ci ha offeso, venga a scusarsi con la mia gente, è un suo dovere morale" “Ci vergogniamo di averla come Presidente. Venga a chiedere scusa alla mia gente, è un suo dovere morale”. Il sindaco di Adro, Oscar Lancini, torna a far parlare di sè. Se la prende con il Capo dello Stato, ritenuto colpevole di aver “insultato” i cittadini del piccolo comune bresciano noto per essere stato tappezzato dal Sole delle Alpi e per aver vietato la mensa scolastica a bambini di genitori morosi per 10mila euro complessivi. Una situazione che spinse un imprenditore locale a saldare il debito e scrivere una lettera al Corriere nella quale accostava l’azione “razzista” del sindaco a quella dei nazisti. Gesto che è valso all’imprenditore la nomina a Cavaliere della Repubblica da parte di Napolitano. Nomina che ha scatenato il sindaco: “Le onorificenze quando consegnate a cani e porci fanno divenire ingiustamente porci o cani anche quelli che le hanno meritate”. E questo è solo l’incipit della lettera, che il fattoquotidiano.it pubblica in esclusiva, inviata il 23 gennaio e che oggi alle 11 sarà presentata in una conferenza stampa appositamente convocata in Comune ad Adro.

Per esprimere il suo “punto di vista” Lancini riempie quattro pagine. Invoca le scuse di Napolitano, prende le distanze dall’imprenditore benefattore che ha “purtroppo” il suo stesso cognome (ma “non siamo parenti”), lo accusa di aver “sfruttato” i bambini per “fare pubblicità alla propria azienda” e rivendica il diritto di usare il Sole delle Alpi che, sottolinea, non è “un simbolo di partito” ma significa “appartenenza radicata della gente a un territorio dalla storia millenaria”. Quale? “La Padania”. Quella che per Giorgio Napolitano non esiste. Lo ha detto e ribadito chiaramente, il Capo dello Stato: “Il popolo padano non esiste”. E invece Oscar Lancini glielo ripete, costringendolo a doversi interessare nuovamente di qualcosa che non c’è. Il sindaco rivendica con orgoglio che il suo sia un popolo leghista.

“Ho l’onore di guidare come Sindaco dal 2004 il comune di Adro. Nel primo mandato fui eletto con la lista monocolore Lega Nord con il 44,65% dei voti, nel secondo mandato, quello tuttora in corso, sempre con lista monocolore Lega Nord, sono stato riconfermato con il 61,08% dei voti”, scrive Lancini. Insomma: avrò diritto a parlare a nome dei cittadini? L’onoreficenza, quindi, “la reputo ingiusta e offensiva per la mia gente”. Perché, spiega, “la realtà sulla vicenda della mensa di Adro non corrisponde certo a quanto riportato dalla stampa e dalle televisioni, sempre affamate di notizie da trasformare in patetici e fantasiosi scoop. Un esempio su tutti sia la puntata di Annozero di Santoro, faziosa e filo comunista”. Ce n’è per tutti. Compreso il cosiddetto “benefattore di Adro”, l’imprenditore Silvano Lancini. Scrive il sindaco: “Premiare il ricco Lancini per il gesto ‘nobile’ – nobile se fosse rimasto anonimo, poiché la generosità è una medaglia che si appunta all’anima e non al petto – di contribuire alle casse della mensa trovatasi in difficoltà a causa dei mal pagatori, sarebbe stato già eccessivo. Questo ‘signore’ ha agito così perché poteva permetterselo, ha agito come in passato molti altri cittadini hanno agito, e senza ricevere onorificenze”. Inoltre “appare chiaro che il ricco Silvano ha compiuto il suo gesto al fine di ottenere due risultati”, il secondo “deprecabilmente andato a buon fine, era fare pubblicità alla propria azienda”. Come? Lancini ha le idee chiare e spiega: “La donazione era esplicitamente subordinata alla consegna di una lettera alla stampa. Lettera che ha pesantemente offeso l’intera comunità, le nostre famiglie, l’autorità civile, e l’istituzione religiosa”.




Non poteva che reagire così un elemento del genere,la politica della Lega sull'accoglienza e sull'umanità verso chi ha delle difficoltà non esiste,queste famiglie devono lavorare in nero e non rompere gli zebedei,meglio dire,diritti zero e doveri a disposizione dei loro comodi.

Il film con Abatantuono che interpretava l'imprenditore settentrionale,il quale mandava prima voi gli extracomunitari e poi li rimpiangeva,è la diffusa fotografia della morale stracciona di una parte consistente dell'intera Italia.

&& S.I. &&


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mercoledì 25 gennaio 2012

I figli degli immigrati e l'autogol di Beppe Grillo






Beppe Grillo ha criticato la proposta di concedere la cittadinanza sulla base dello ‘ius soli’ ai figli di immigrati nati in Italia. “E’ senza senso. O, meglio, un senso lo ha – ha scritto il comico genovese sul suo blog - Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della liberalizzazione delle nascite”.


Una risposta al comico genovese è arrivata oggi dalla Provincia di Pesaro-Urbino che ha conferito la cittadinanza onoraria ai ragazzi nati da genitori stranieri. Anche sul web il post è stato molto criticato.



Un vero peccato far nascere da un blog,uno dei più seguiti al mondo,almeno fino a qualche anno fa,un movimento importante che si sta distinguendo da qualsiasi altra forma politica italiana.
Dichiarare che non è un problema riconoscere la cittadinanza ai figli degli immigrati,nati sul suolo italiano,risulta effettivamente senza senso,già i genitori degli stessi devono tirare avanti con il permesso di soggiorno per anni,pur lavorando onestamente,la contraddizione potrebbe rivelarsi che dopo aver studiato e formati quindi nelle scuole pubbliche,al conseguimento della maggiore età potrebbero essere rimpatriati.

Dare la spalla con una boutade ridicola come questa,a chi non vedeva l'ora di screditare l'intero movimento cinque stelle,è semplicemente dilettantesco,evidentemente nei suoi spettacoli e nella vita comune deve continuare a stupire con le battute,e non sarà l'ultima del genere,il movimento sopravviverà ugualmente.

Le giustificazioni del non far diventare un "partorificio" la Repubblica italiana,non regge,si tratta di rispettare chi da anni vive in mezzo a noi.

&& S.I. &&


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Dopo i tempi dei bamboccioni,arrivano quelli degli sfigati




Anonima sfigati

di Massimo Gramellini

Se non sei laureato a 28 anni, sei uno sfigato. (Se non lo sei neppure a 40, fondi la Lega Nord). La colorita scomunica del Fuoricorso (parentesi esclusa) è scappata di bocca al viceministro Michel Martone, suscitando entusiasmo fra i «coloristi» dei giornali, in astinenza dai tempi di Brunetta, e dispetto in qualche altro a causa di una certa incompletezza. Il viceministro infatti si è dimenticato di aggiungere che a 28 anni sei uno sfigato se oltre a fingere di studiare non fai un tubo, a parte lamentarti. Avrebbe dovuto dirlo - lui figlio di papà e quindi privilegiato - per una forma di rispetto verso i tanti studenti lavoratori che a 28 anni sono ancora chini sui libri non per pigrizia, ma per mancanza di qualcuno in grado di mantenerli all’università.

Se poi volessimo marchiare con la lettera scarlatta della «sfigaggine» tutti coloro che intorno a questo problema si comportano male senza provare vergogna, la lista potrebbe utilmente cominciare da quegli imprenditori e liberi professionisti che non assumono chi si è laureato in perfetto orario, ma il figlio dell’amico degli amici che magari si è laureato a 28 anni, in una sede oscura, pagandosi gli esami. E continuare con quei professori universitari che invece di pungolare i fuoricorso cercano in ogni modo di scoraggiare i secchioni: sfruttandoli, umiliandoli e facendoli sentire, loro sì, degli sfigati. Infine dovrebbe comprendere chi, politici in testa, ha ridotto l’università a un esamificio, la società a un gerontocomio e la famiglia a un ricovero di sfigati in cerca d’autore.




Rispetto ad una decina d'anni fa,ora la media per la maggior parte degli studenti è di un'età giusta rispetto al conseguimento della laurea,evidentemente il "brunettismo" ha ancora dei proseliti,a meno che non si vada a Reggio Calabria a laurearsi,e si diventi Ministro della pubblica ignoranza...con tunnel incorporato.



Ma adesso ci sono i tecnici,siamo in buone mani! Madama Fornero,nella versione non piangente e il fenomeno del mi sono fatto da solo,ovvero Michel Martone.

&& S.I. &&


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martedì 24 gennaio 2012

Mario Monti:Come il liquidatore mandato dalla Merkel





Ho una sensazione di freddo alla schiena. Guardo Rigor Montis, la Frignero, Passera e le facce di cera dei vari ministri e vedo dei contabili, degli esattori, dei curatori fallimentari, degli ESTRANEI. Chi li ha invitati? Chi li ha votati? Mi ricordano la pubblicità degli anni '80 della Johnson, la signora Luisa, la domestica seria e precisa, dal fare sicuro, che si presentava alla tua porta, dal motto "Comincia presto, finisce presto e di solito non pulisce il water" perché usava la schiuma attiva di Magic Water.
Il governo di Magic Monti sta facendo le pulizie di casa nostra senza preoccuparsi di chi ci abita in questa casa. Le categorie sociali gli sono indifferenti. Pensionati, camionisti, tassisti, cassintegrati, piccoli imprenditori è come se non ci fossero, come se non avessero mai abitato in Italia. I ministri non fanno parte del tessuto sociale, non sono stati eletti, non devono rispondere a nessuno, non discutono con le controparti, eseguono il loro mandato. Sembrano alieni in visita ispettiva, alteri. Indifferenti a tutto tranne che alle banche. Ospiti che sono diventati padroni, che dopo tre mesi cominciano a puzzare tremendamente e il water non lo puliscono mai.
Mi inquieta la perdita totale, definitiva della democrazia e la accettazione di questa perdita da parte degli italiani come se fosse ineluttabile, ovvia, scontata. Come se la democrazia fosse un optional. Negli anni '70 andava di moda l'esproprio proletario. Si entrava in un supermercato e si faceva la spesa senza pagare. Si usava così. Oggi assistiamo all'esproprio bancario, una sottrazione dei diritti dei cittadini, dall'art.18 alla cassa integrazione, fatta alla luce del sole con rigidità burocratica da persone grigie, in giacca e cravatta, per salvare le banche e l'euro. Li guardo e non vedo umanità, ma lo sguardo fisso e indecifrabile degli squali. Il Paese va a fuoco, ma per loro è solo una pratica da chiudere al più presto. Magic Monti, la schiumattiva che mantiene il water profumato.



Analisi che condivido in buona parte,coloro che sono a governare paiono effettivamente dei liquidatori,Monti non è niente meno che il ministro degli esteri della Merkel,piacerebbe come un genero,si fidano dell'unico italiano legato alla finanza da sempre.

Questa situazione però è dovuta in buona parte all'immobilismo politico che si è perpetrato da decenni,dalla vecchia dc,ai garofani sgradevolmente profumati craxiani,per finire al ventennio del caimano,con un'opposizione ridicola altrettanto colpevole.

Voterò M5S in futuro,poichè è l'unico movimento che mi spinge ancora alle urne,sennò diventerei come quei milioni di americani a stelle e strisce che non ci vanno,tanto qualsiasi ci sia va sempre uno schifo.

Prepariamoci a raccogliere macerie sociali,il fondo non l'abbiamo ancora toccato.

&& S.I. &&


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Quando la lotta all'evasione fiscale diventa di moda

Evasori.info

di Massimo Gramellini

Fra i pochi effetti positivi (Monti direbbe: «Non del tutto negativi») di questa crisi Fine di Mondo c’è il cambio di atteggiamento degli italiani nei confronti degli evasori. Fino a qualche tempo fa, intorno agli evasori luccicava ancora quell’alone di rispetto confinante con l’invidia che nel nostro Paese circonda sempre i furbi quando mettono in pratica le trasgressioni che gli altri osano soltanto immaginare. Rubare allo Stato non era percepito come un furto. Non più di quanto lo sia depredare l’accampamento nemico durante una guerra. L’evasore si ammantava di ideali libertari: il rifiuto di piegarsi al sopruso di un potere straniero. Quando c’è da dare e non da prendere, lo Stato in Italia non siamo mai noi, ma qualcun altro.

Poi è arrivata la crisi e abbiamo capito che le tasse non servono solo a finanziare le cricche corrotte e sprecone (Monti direbbe «non del tutto frugali») dei politici, ma anche a tenere in piedi la baracca. Che ogni euro evaso significa un servizio in meno negli ospedali e per la strada. E che quell’euro mancante, non potendo più gravare sul debito pubblico, d’ora in poi dovrà essere compensato da una nuova imposta. Così l’invidia si è trasformata in disprezzo e rabbia. Specie verso quegli evasori totali, ieri ne sono stati scoperti altri 7500, che non evadono per sopravvivere ma per continuare a spassarsela sulle spalle di chi non ce la fa più. A uno di questi eroi in disgrazia è stato sequestrato un cavallo da corsa, figlio di Varenne: ora trotta per lo Stato. Io avrei preferito veder trottare il proprietario in qualche lavoro socialmente utile.



Li odiavo in tempi non sospetti,ora mi fa piacere che il "sentimento" si sia allargato,peccato che per i ladri non abbiano ancora fatto leggi ad hoc,ovvero ridare integralmente il maltolto e per alcuni anche la galera,visto che il sobrio Monti e la madonnina piangente Fornero stanno stangando tutti,a parte banche e assicurazioni...

&& S.I. &&


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lunedì 23 gennaio 2012

Brierley Hill, nel West Midlands,la montagna di rifiuti più alta delle case







Le autorità della cittadina avevano promesso di trovare una soluzione,ma come si può notare si fa attendere,chi abita nelle vicinanze non ne può più dall'odore,anche i topi stanno scorrazzando vicino alle abitazioni,chissà quando troveranno una soluzione.

@ Dalida @


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Articolo 18:Il tabù e l'apertura mentale del sobrio Monti






“Apertura mentale”: questa la linea guida che il governo Monti vuole seguire nelle trattative con le diverse categorie, sia in temini di liberalizzazioni, sia per il mondo del lavoro. Un tema che sarà affrontato già questa settimana con il ministro del Welfare Elsa Fornero. E sull’articolo 18, il premier, intervistato nella trasmissione In Mezz’ora dice: ”Io sono contrario a trattative che assumano la forma di tabù. Ci deve essere apertura mentale totale dai tre lati del tavolo al quale ci si siede: governo e parti sociali”.






Il modello Marchionne fa tendenza,altrimenti il lavoro lo portiamo da un'altra parte.peccato che in Fiat non lo vedono manco dopo aver firmato sulla propria pelle.



Vorrebbero dare agli imprenditori la possibilità di disfarsi dei lavoratori a piacimento,nello stesso tempo annuncia che ci sono pochi soldi per gli ammortizzatori sociali,i futuri disoccupati andranno tutti dalla madonnina piangente o dalla Marcegaglia per un pasto sicuro,con famigliari al seguito,naturalmente.

Mentre le riforme su banche e assicurazioni,si quelle sono un tabù,vero sobriomonti...

&& S.I. &&


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domenica 22 gennaio 2012

Serge Latouche:Il countdown del capitalismo è inesorabile



Serge Latouche - Economista e filosofo francese

Intervista da Servizio pubblico,di Michele Santoro



Condivido le analisi che ho sentito direttamente giovedì da Latouche,ho l'impressione che ci vorrà molto tempo e non sarà indolore,chissà se la nostra generazione lo vedrà,anche perchè così non si può andare avanti.Le perplessità di Latouche su una deriva ancor peggiore dell'attuale sistema non ce la auguriamo,naturalmente,anche perchè sempre di più ci si sta accorgendo che i consumi portati all'esasperazione non sono sequenziali alla felicità,anzi.

&& S.I. &&


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De Magistris-Genchi:Chi tocca le intercettazioni politiche rischia grosso





Lesa impunità

di Marco Travaglio

Avete presente la Procura di Roma? A parte pochi pm che non guardano in faccia nessuno, è la Procura che in questi anni è riuscita a far archiviare i reati di qualunque politico le capitasse a tiro. Soprattutto uno: B. Archiviato perché scarrozzava sugli aerei di Stato menestrelli e mignotte, nani e ballerine. Archiviato perché mobbizzava il marito della sua amante Virginia Sanjust. Archiviato perché raccomandava le papi girls a Raifiction. Archiviato perché comprava senatori dell’Unione. Archiviato perché minacciava il suo uomo all’Agcom per far chiudere Annozero. Archiviato sempre, a prescindere. Ieri però un politico è riuscita a farlo rinviare a giudizio: Luigi De Magistris, che va a processo con il suo ex consulente Gioacchino Genchi per abuso d’ufficio. Che han fatto i due manigoldi? Abusato di voli di Stato, raccomandato favorite, perseguitato mariti di amanti, comprato senatori, minacciato authority perché violassero i loro doveri istituzionali? No, molto peggio: nel 2007, quando seguivano a Catanzaro l’inchiesta “Why Not”, acquisirono dalle compagnie telefoniche i dati sui tabulati telefonici di 8 parlamentari (Prodi, Mastella, Rutelli, Pisanu, Gozi, Minniti, Gentile, Pittelli) senz’aver chiesto il permesso al Parlamento, violandone l’immunità. Un ingenuo domanderà: come fai a sapere che questo o quel numero telefonico è di un parlamentare? Prima acquisisci i dati dalla compagnia e poi, se scopri che l’intestatario è un eletto, chiedi alle Camere l’autorizzazione a usarlo. Invece i pm e i gip di Roma devono essere dei medium: appena vedono un numero, intuiscono subito che appartiene a un parlamentare. Dunque non si spiegano perché De Magistris e Genchi chiedessero a Tim o Vodafone o Wind di chi fosse un numero: dovevano saperlo prima, per scienza infusa. In caso contrario, è abuso d’ufficio. Ora, dal 1997 l’abuso non è più reato, a meno che non produca un vantaggio patrimoniale o un danno a qualcuno. Ma il pm Caperna e il gup Callari il danno l’han trovato: i parlamentari avrebbero subìto “un danno ingiusto consistente nella conoscibilità di dati esterni di traffico relativi alle loro comunicazioni”. Cioè: si è saputo a chi telefonavano. Il solito ingenuo obietterà: ma il danno, ammesso che esista, i parlamentari se lo sono procurato da soli, visto che nessuno li obbligava a chiamare persone così poco raccomandabili da danneggiarli una volta emerse. Se non fosse un processo, ci sarebbe da ridere. Anche perché sugli eventuali reati dei pm di Catanzaro è competente la Procura di Salerno, non di Roma. E qui le risate raddoppiano: perché l’inchiesta romana la aprì Achille Toro, già in rapporti con personaggi emersi in “Why Not”, poi costretto a lasciare la magistratura per lo scandalo della cricca; e perché dall’accusa di abuso d’ufficio per i tabulati di Mastella, De Magistris era già stato inquisito a Salerno, ben prima di Roma, e archiviato. Ora verrà riprocessato a Roma per lo stesso reato. I giudici della Capitale hanno affermato la propria competenza con argomenti vari e variabili. 1) Fra le parti offese, ci sarebbe il Parlamento (ma poi si sono scordati di citare all’udienza i presidenti delle Camere). 2) Il primo tabulato incriminato arrivò da Wind con sede a Roma (falso: arrivò da Vodafone con sede a Pozzuoli). 3) Siccome i dati le compagnie li trasmettono criptati, non si sa se Genchi li decrittò nel suo ufficio a Palermo o da qualche altra parte. Dunque, nel dubbio, è competente il pm che ha aperto la prima inchiesta. Dunque Salerno? In teoria sì, però per Salerno il reato non c’è. Dunque si ritenta a Roma: vedi mai che almeno lì si trovi un giudice disposto a condannare. Ultima chicca: fra le vittime del presunto abuso di De Magistris e Genchi c’è anche Pisanu, il quale però ha già detto a verbale che il tabulato che lo riguarda non è suo, ma della moglie (non parlamentare, dunque non immune). Ma che sarà mai. Vorrà dire che Pisanu è vittima ma non lo sa. E sua moglie è attratta dall’immunità del marito, per contagio. Un’immunità extralarge, formato famiglia.



In questo modo chiunque farà un'inchiesta ci penserà molte volte a mettere sotto controllo numeri telefonici,toccare gli intoccabili in questo paese non te lo puoi permettere,e se richiedi utenze sospette devi essere un veggente per capire che potresti sentire politici dall'altra parte del filo o della cella....

Una palese dimostrazione che la giustizia non è uguale per tutti,lo sapevamo ne prendiamo atto ulteriormente...

&& S.I. &&


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sabato 21 gennaio 2012

Pm10 e l'aria irrespirabile,il rapporto di Lega ambiente




di Corrado Clini

Legambiente, rapporto “Mal’aria 2012”

“Limiti superati in molte città italiane”

Maglia nera a Milano e alla Lombardia sulla qualità dell’aria. Il rapporto di Legambiente “Mal’aria 2012” non fa sconti e dà l’insufficienza in pagella a quasi tutte le città della regione più popolosa d’Italia. L’anno scorso ben otto capoluoghi lombardi (sui 12 totali) si sono posizionati tra i primi 16 posti della classifica nazionale: Monza, Brescia, Cremona, Mantova, Pavia, Bergamo e Lodi. E ovviamente il capoluogo superato a livello nazionale solo da Torino. La centralina di rilevamento istallata nella centralissima via Senato ha raggiunto ben 131 giorni di sforamento delle Pm10. Val la pena ricordare che la soglia massima consentita è di 35 giorni all’anno, superato questo limite si viene dichiarati “fuorilegge”.

Da metà classifica in poi troviamo anche Como con 76 giorni di sforamento, Varese a 69, Lecco a 64 e Sondrio con 44 giorni.

Non solo polveri sottili. Sette capoluoghi lombardi, infatti, si sono piazzati nei primi 10 posti anche tra le città che hanno registrato i peggiori valori medi di ozono. In leggero aumento, a livello nazionale, anche le città che hanno sforato i livelli di biossido di azoto.

Il quadro è desolante proprio a livello nazionale, prima ancora che a quello regionale. Secondo l’associazione del cigno, nel 2011 il 67 per cento dei capoluoghi di provincia non ha rispettato il limite consentito di superamenti, con un aumento del 12 per cento rispetto al 2010. Delle 82 città prese in esame ben 55 hanno esaurito i 35 superamenti all’anno consentiti.

Il quadro è desolante proprio a livello nazionale, prima ancora che a quello regionale. Secondo l’associazione del cigno, nel 2011 il 67 per cento dei capoluoghi di provincia non ha rispettato il limite consentito di superamenti, con un aumento del 12 per cento rispetto al 2010. Delle 82 città prese in esame ben 55 hanno esaurito i 35 superamenti all’anno consentiti.

“Il numero dei capoluoghi fuorilegge – si legge nel rapporto – è aumentato rispetto allo scorso anno (erano 47 su 86), ma quello che più preoccupa è l’entità del fenomeno e il numero impressionante di superamenti annuali del limite giornaliero di protezione della salute umana per molte di queste 55 città. Se per ipotesi le città potessero accumulare dei debiti di emissione, ovvero utilizzare in anticipo i 35 superamenti concessi ogni anno, Torino non potrebbe più andare oltre i 50 μg/m3 per almeno tre anni e mezzo, Milano e Verona per 2 anni e otto mesi, Alessandria e Monza per 2 anni e mezzo, altre 6 città per oltre due anni. Per non parlare poi delle preoccupanti variazioni da un anno all’altro. In alcune città lo smog ha tolto ai cittadini fino a due mesi di aria respirabile rispetto al 2010, come è successo a Cremona e Verona (terzo posto a livello nazionale) casualmente due città dell’area della Pianura Padana, che si conferma ancora una volta l’area più critica, un’area dove solo sei città si salvano dalle polveri fini”

Un po’ meglio invece la Capitale, dove nei primi due giorni di questa settimana sono tornate le targhe alterne: si è piazzata al trentatreesimo posto con “solo” 69 sforamenti sul Pm 10. Un dato comunque doppio rispetto al 2010 e che ha spinto gli attivisti a consegnare un cigno nero al Sindaco Alemanno.

I dati di Legambiente arrivano mentre nelle città italiane, Milano al primo posto, ci si prepara a tutta una nuova stagione di blocchi del traffico, targhe alterne, chiusure programmate. La Provincia milanese guidata dal Pdl Podestà proprio oggi ha annunciato che da lunedì 23 scatteranno le ordinanze con i provvedimenti antismog anche nei Comuni dell’hinterland. Mentre a Milano è da poco partita la nuova Area C, sostanzialmente promossa, per il momento, da Legambiente.

E se pare chiaro che gli inquinanti nelle città italiane non siano causati solo dalla automobili, per una bella fetta sono responsabili anche i riscaldamenti, dice l’associazione, meno macchine fanno comunque meglio ai polmoni. In attesa di quel Piano nazionale di risanamento della qualità dell’aria, che ancora si fa attendere nonostante le dichiarazioni del nuovo ministro dell’Ambiente



Giustissimo controllare la qualità dell'aria che respiriamo,come ogni anno gli studi fanno capire quanto sia insalubre,reperire soluzioni che possano essere efficaci è molto difficile,l'uso dell'auto è fortemente radicato,del resto una efficace organizzazione del trasporto pubblico e delle piste ciclabli è molto carente,un pò su tutta la penisola.

Il teleriscaldamento dovrebbe portare dei benefici tangibili,ma a Torino dove esiste la rete più diffusa d'Italia,i dati sono peggiori che in altre città,questo grazie alla localizzazione dell'ex capitale subalpina,essendo circondata dalle Alpi e dalla collina ad est,crea un effetto catino dove il ricambio dell'aria risulta difficile.

La panacea sarà quando si dismetteranno i motori a scoppio e sul riscaldamento si costruirà come nei paesi nordici,nei quali le abitazioni risultano studiate ad hoc nella coibentazione dei locali,ma tant'acqua sotto i ponti dovrà ancora passare!

@ Dalida @


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venerdì 20 gennaio 2012

C'era una volta e c'è ancora adesso il paese degli inchini



[ immagine  da Vukic blog ]

Il paese degli inchini

di Marco Travaglio

Dopo il naufragio e l’alibi di ferro del comandante Schettino sullo scoglio spuntato a sua insaputa, all’isola del Giglio c’è un’altra metafora galleggiante che ci inchioda alla nostra irredimibile italianità: il rito dell’inchino. “Ne avrò fatti cinquanta”, racconta ai magistrati il bulletto di Meta di Sorrento, e forse è l’unica cosa vera che dice. Che sarà mai un inchino, nel Paese delle riverenze, dei salamelecchi, dei piegatori di schiene e dei nati curvi? Ecco perché il capitano De Falco assurge subito al rango di eroe, anche se ha fatto solo un paio di telefonate previste dalle sue mansioni: perché pare un extraterrestre. Nelle intercettazioni siamo abituati a sentire gente che si dà del tu e di gomito, che fa pappa e ciccia, che si fa du’ spaghi alla pizzeria dietro l’angolo, che sistema tutto perché in Italia tutto si aggiusta o almeno si arrangia. De Falco invece dà del lei, dice “comando io”, cita le leggi e le rotte, grida “è un ordine!”. È vero che fa solo il suo dovere. Ma è questo che fa di lui un marziano: non fa l’inchino. Intanto, mentre Meta di Sorrento riabbraccia il suo genius loci come un perseguitato (che sarà mai un inchino?), a Castellammare la processione di San Catello si ferma anche quest’anno davanti alla casa del boss. Fa l’inchino. E in Parlamento, sotto il governo che aveva promesso “mai più condoni”, tutti i partiti di tutti i colori si fanno il condono, anzi l’autocondono sui manifesti abusivi, come ogni anno, come sempre. Si autoinchinano. Nel libro Alla fine della fiera. Tangentopoli vent’anni dopo di Federico Ferrero, il pregiudicato Primo Greganti rivela: “Ho dato una mano alla campagna elettorale di Fassino per le comunali di Torino”. Possibile che Fassino non sappia che Greganti è stato condannato a 3 anni e mezzo per le mazzette della Ferruzzi e del gruppo Gavio al Pci-Pds? Possibile che non abbia detto a Greganti: “Caro, non è il caso, faccio da solo”? O forse non glielo poteva dire ed era obbligato all’inchino? Monti continua a tenersi al governo un condannato per Tangentopoli, il sottosegretario Milone, che ha pure enormi conflitti d’interessi nel gruppo Ligresti. Perché non se ne libera? Inchino forzato anche quello? Il ministro Passera, dopo averlo incautamente nominato, lascia al vertice dell’Agenzia per le strade il presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, di cui sono noti pensieri, parole, opere e soprattutto omissioni. Che aspetta a liberarsene? O forse non può e deve invece inchinarsi? E quando finirà, Passera, la sua lunga “riflessione” sulle frequenze tv? Un altro inchino che non può rifiutare? Filippo Penati, miracolosamente a piede libero con tutte quelle tangenti a Sesto San Giovanni, si è “autosospeso” dal Pd, ma seguita a sedere nel Consiglio regionale della Lombardia, luogo notoriamente ben frequentato, e ora è entrato nella commissione regionale d’inchiesta sul San Raffaele. Cos’è, uno scherzo? O l’han messo lì in veste di intenditore, insomma di tecnico? Che aspetta il Pd a dirgli di ritirarsi e a domandargli se non gli venga un po’ da ridere? C’è qualche inchino che ci sfugge? Con quale faccia il Pd può fare opposizione a Formigoni, se si tiene in casa un Penati, per giunta travestito da sceriffo? Formigoni è l’uomo che sapeva troppo poco. Schettino gli fa un baffo: sono 15 anni che gli arrestano un assessore ladro dopo l’altro, e lui cade sempre dal pero, anzi dallo yacht (pagato sempre da qualcun altro a sua insaputa): “Casi individuali”. Non vede e non sente nulla, forse perché è talmente chinato che non riesce ad alzare lo sguardo. Uno Scajola al cubo. E mai che incontri un capitano De Falco che gli urli: “Vada a bordo, cazzo!”. A furia di casi individuali, resterà solo. E ovviamente ignaro di tutto. Come il palo della banda dell’ortica di Jannacci: “Lui era fisso che scrutava nella notte, l’ha vist na gota ma ‘n cumpens l’ha sentu nient, perché vederci non vedeva un’autobotte, però sentirci ghe sentiva ‘n acident... Ed è arrabbiato con la banda dell’Ortica, perché lui dice: ‘Non si fa così a rubar!’...”.



Un paese diffusamente dedito nell'interpretare il vento che tira,o se preferite in attesa di saltare sul carro vincente,direi che l'opportunismo non manca,per uno Schettino che non dovrebbe più nuocere,mai dire mai però,molti altri continueranno nel malaffare,a volte non solo materiale,bensì di natura morale.

L'Italia del debito pubblico alle stelle e con uno sviluppo inesistente,avrà sempre più "sportivi" delle pratiche appena citate!

&& S.I. &&


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