giovedì 20 luglio 2017

Ci sono ancora "eroi" che difendono Renzi













Bravo Recalcati! Curiamo 50 milioni di matti e così rilanciamo l’Italia

di Alessandro Robecchi

Sì, ma le cure? Voglio dire: ottima, davvero notevolissima per rigore scientifico e fluidità d’intuizione la diagnosi del professor Recalcati, pubblicata sulla rivista scientifica Repubblica. Meticolosa l’anamnesi, sopraffina l’analisi, univoca la diagnosi: tutti quelli a cui sta sulle balle Matteo Renzi sono matti. Chi non vuole bene a Matteo e non lo ricorda nelle sue preghiere è matto. Chi dubita di lui è matto. In poche parole: sono tutti matti.

Ora, io ho da fare, ho degli impegni, una vita mia, e vorrei evitare di finire in un ospedale psichiatrico guardato a vista dalla Serracchiani, e quindi mi dichiaro subito renziano di ferro. Dottore, mi dica cosa devo applaudire e io applaudo, giusto per non essere scambiato per matto. Chiarita la posizione personale, veniamo ai problemi tecnici. Io credo che con questa faccenda dei matti si possa davvero rilanciare il Paese. Ecco come.

Censimento dei matti. Prima di affrontare il problema dei matti è meglio sapere quanti sono. Il 4 dicembre si sono autodenunciati 19.419.507 matti. Poi ci sono i matti che non hanno votato al referendum, quelli che non sanno nemmeno chi sia Matteo Renzi e persino molti che hanno votato sì e sono diventati matti dopo. Parliamo di una cinquantina di milioni di persone come minimo. Assumere medici, infermieri, capisala per curare adeguatamente questa massa poderosa di matti assicurerà il rilancio del Paese. Senza contare l’industria del mobile e falegnameria, che dovrà produrre milioni di lettini per analisi. Poi il personale amministrativo, e un fotografo nuovo per Recalcati, che nel suo sito compare ruvido e fascinoso mentre si trattiene gli occhiali, perché ha paura che un matto glieli rubi.

Profilassi e prevenzione. Contrariamente a quel che crede Matteo Renzi, non è che la gente pensi continuamente a Matteo Renzi, e quindi parla male di Renzi (mostrando sintomi di follia) solo quando si parla di politica, sinistra, diritti, economia, lavoro e quelle cose lì. Uno al bar con gli amici può chiacchierare di tutto, dal calciomercato alla pittura fiamminga, e magari solo per un momento dice “Uh, Renzi, che palle!”. Come cogliere il paziente nell’esatto momento in cui dimostra di essere matto? Secondo i miei calcoli, basterebbero tre-quattro milioni di persone dislocate in mercati, pizzerie, musei, balere, scuole, palestre, insomma ovunque. Al primo accenno di follia, il funzionario si qualifica e per il matto scatta l’identificazione, la segnalazione alla Asl di competenza, eventualmente il ricovero coatto.

Psicofarmaci. E’ ovvio che nei casi più gravi, e nelle sindromi acute (la sinistra rivoluzionaria che vuole la terra ai contadini e le armi al popolo, quella di Bersani, insomma) si dovrà ricorrere ai farmaci. Con un rapido calcolo, penso che servirebbero dalle ottocento alle mille tonnellate di Xanax da distribuire o somministrare in vario modo, a D’Alema, per esempio, sparate in siringoni con un fucile da rinoceronti. Per sedare alcuni milioni di elettori del Pd che se ne sono andati (per forza! Sono matti!) si useranno diverse formule, da “Ce lo chiede l’Europa”, (dosaggio Monti), a “Te lo giuro, è di sinistra!”, (protocollo Renzi), fino allo sbarazzino “Il primo Xanax mandorlato”, (ricetta Farinetti).

Problemi tecnici. So cosa state pensando: con cinquanta milioni di matti ci sarebbe un ingorgo burocratico. Controllare che tutti quelli che non amano Matteo Renzi vadano alle sedute, prendano le pillole, non saltino le visite periodiche del dottor Recalcati richiede una quantità immensa di dipendenti. Questo è il vero nodo della questione: per controllare i matti che non amano Renzi saremmo costretti ad assumere anche molti matti che non amano Renzi, essendo questi la stragrande maggioranza del paese. E’ un effetto collaterale non da poco. Pensiamoci, professore!

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Ci sarà sempre un “recalcati” delle cause perse,lo possiamo considerare uno tra gli ultimi dei tanti difensori che hanno appoggiato senza se e senza ma il rignanese,ormai il prof. sta facendo la figura del soldatino giapponese sperduto nelle isole del Pacifico.

Un gesto quasi eroico se non fosse ridicolo.

Ma questa è la stampa italica,dove la realtà pare diffusamente una chimera.

P.s.

Consiglio l’articolo di Travaglio sul Fq di oggi,(19-07-2017) la presa per i fondelli risulta sublime come la sua.

I.S,

iserentha@yahoo.it

sabato 15 luglio 2017

La fake news "cameriera scomparsa" del Resto del Carlino sino ad arrivare al Corsera

















La vera storia della "cameriera scomparsa"

di Alessandro Gilioli

La vicenda di Claudio Ortichi, l'albergatore del bolognese che non riesce a trovare una cameriera o che ne trova solo di svogliate e pretenziose, aveva attirato la mia attenzione fin da quando era uscita sul Resto del Carlino - oggi è in prima pagina sul Corriere, nella rubrica di Gramellini.

Aveva attirato la mia attenzione perché mi sembrava un po' strana - con tutti i disoccupati o precari che ci sono in questo Paese - e perché mi sembrava un po' troppo strumentale alla solita narrazione del presente, quella che ha fatto e continua a fare egemonia culturale: non è vero che non c'è lavoro, sono gli italiani - soprattutto quelli giovani - a essere pelandroni e choosy, come diceva Fornero.

Già il giorno in cui su Fb avevo trovato l'articolo del Carlino, avevo quindi cercato sui vari siti di lavoro l'annuncio disertato da così tante e schizzinose ragazze che non sentono la crisi - mettendo svariate chiavi di ricerca, compresa quella di Castel San Pietro Terme, dove si trova l'albergo - ma stranamente non ne avevo trovato nessuno.

Poi neppure mi ricordo perché avevo lasciato perdere, probabilmente qualcosa di più urgente atterrata sul mio tavolo.

Oggi però, letto l'articolo di Gramellini, non ho resistito e ho fatto una telefonata a questo signor Ortichi, persona simpatica e gradevolissima, per capire com'erano andate le cose.

E, diciamo, le cose sono andate un po' diversamente dalla narrazione.

Il signor Ortichi non ha mai - mai - messo un annuncio su un sito o su un giornale per cercare una cameriera.

Si è limitato, il 31 maggio scorso, a scrivere un post sulla sua bacheca Facebook, in cui ha 1262 amici. Tra un post sulla Juve e uno contro i maltrattamenti animali, aveva scritto tre righe per dire che cercava una cameriera che sapesse un paio di lingue. Nessun accenno al tipo di assunzione, nessun accenno alla paga, soprattutto nessun numero di telefono o mail a cui rivolgersi.

Oltre a questo, aveva "diffuso la voce", racconta, tra i clienti, i fornitori e i colleghi ristoratori della zona.

Non aveva messo annunci, il signor Ortichi, perché preferiva "assumere qualcuno che non fosse proprio una sconosciuta", il che è nel pieno dei suoi diritti, ci mancherebbe.

Qualche settimana dopo, chiacchierando con un amico giornalista locale, Ortichi ha raccontato questa cosa. L'amico giornalista ci ha fatto un pezzo sul Carlino (titolo: "Hotel cerca una cameriera, ma non si presenta nessuno") arricchito da qualche commento sociologico: "Difficile trovare un posto di lavoro? Più difficile trovare un dipendente", (…) "ci sarà anche la crisi di posti di lavoro tanto sbandierata in questi anni, ma evidentemente c’è anche chi la crisi non la sente", (…) "forse tutte le potenziali interessate sono al mare o in piscina" etc).

Qualche giorno dopo Gramellini ha letto il pezzo sul Resto del Carlino, non si è penato di telefonare a Ortichi per chiedere come stavano le cose (me l'ha detto lui stesso, Ortichi) e ci ha fatto direttamente un pezzo in prima pagina del Corriere riassumendo quello del collega locale e aggiungendo di suo che per trovare una cameriera "l'albergatore le ha provate tutte", mentre non aveva messo neppure un annuncio se non sulla sua bacheca Facebook.

Fine della storia.

Ah, da quando è uscito il pezzo sul Carlino a ieri - quando Gramellini ha scritto il suo - Ortichi ha ricevuto oltre cento curriculum.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

E meno male che le fake news nascono perlopiù da leoni da tastiera,mannaggia che professionalità al resto del carlino sino ad arrivare al corsera,essendo tempi dove ci sono tanti giovani che corrono per fare stage gratuiti "di lavoro" nella speranza d'essere assunti con i tempi da calende greche,il tutto risulta di una banalità grottesca.

Ma nei giornaloni e in Tv si parla solo delle minchiate quotidiane del rignanese,del baffettino resuscitato,della fidanzata fedifraga del felpato,o dell'imbalsamato di arcore,in assenza dei congiuntivi imbarazzanti pentastellati,se poi si condisce il tutto con i giovani choosy che non rispondono agli annunci di lavoro,il cerchio si chiude splendidamente.

I.S.

iserentha@yahoo.it

venerdì 14 luglio 2017

Tempi scadenti della politica? Tocca sapersi accontentare











Renzi e le gambe della politica

di Alessandro Gilioli

Diciamo spesso, come se fosse scontato, che le singole persone non contano, o almeno non più di tanto. Che i processi storici - ma anche quelli politici, più di breve termine - sono determinati dalle grandi trasformazioni sociali, economiche, tecnologiche. Chi ha un po' letto Marx, poi, ha ancora meno dubbi in proposito.

Sì, è probabile che i grandi processi abbiano cause che trascendono dai singoli. La scoperta del telaio meccanico è stata più importante di Napoleone. Quella di Internet sicuramente ha avuto più peso degli ultimi dieci presidenti degli Stati Uniti messi insieme.

Eppure, negli accadimenti meno epocali della politica, non sono convinto che questo principio valga sempre e comunque. Anzi, penso che la "politique politicienne" sia molto influenzata dai singoli, da alcuni singoli, dalle loro caratteristiche e dalle loro azioni. Ad esempio, credo che se il Pci è stato per decenni il primo partito comunista dell'Occidente e se oggi esiste il Pd che ne è l'erede organizzativo, molto sia dipeso da Togliatti. Se il Partito socialista italiano ha preceduto di venticinque anni gli altri nell'implosione, molto è dipeso da Craxi. Se Forza Italia è nata e ha a lungo governato, molto è dipeso da Berlusconi.

Tutto questo porta al significato, al ruolo e all'incidenza di Matteo Renzi, oggi. Se non altro perché della politique politicienne è l'attore principale, in primis mediaticamente ma non solo.

E la questione non è tanto, secondo me, quanto Renzi ha "portato a destra" il Pd: tema quanto meno controverso, per chi ricorda le decisioni concrete di governo (ma anche all'opposizione) sotto le precedenti segreterie, dal pacchetto Treu al fiscal compact, dall'inseguimento di Casini a quello di Fini.

La questione è piú sottile, forse. Ed è quanto impatta Renzi - proprio lui, come persona - in tutto quello che è cambiato non solo nel quadro politico, ma anche nella realtà del paese, nelle sue speranze disattese, nel senso diffuso di delusione e di trascinamento, nello scuotimento quasi unanime ed esamine di teste di fronte alla polemica del giorno, nella stanchezza verso la politica vista come un teatro assurdo e lontano in cui è in gioco il potere di uno e non i destini di tutti.

Questo mi chiedo, oggi, forse anche oltre la stessa volontà e lo stesso ego pure ipertrofico dell'ex premier che ha diviso l'Italia in una curva di suoi fan contro una curva di suoi odiatori, e in mezzo gli altri trenta milioni che non ne possono del derby sulla sua persona in corso ogni giorno nei Palazzi della politica, sui media, sui social.

Questo mi chiedo circondato dalle anticipazioni del suo libro, dalle dichiarazioni e controdichiarazioni, dalle battute e dalle controbattute, dai retroscena su chi sale e chi scende alla sua corte, dalle previsioni su quando farà cadere il governo, dallo scazzo quotidiano con Letta o con D'Alema o con Grillo, tutti scazzi di cui non ci importa piú nemmeno capire torti e ragioni talmente ne siamo esausti.

Questo mi chiedo, è ovvio, anche vedendo una sinistra arrotolata attorno alla persona di Renzi, al suo detestarlo fino a considerarlo il principale nemico o alla sua speranza che cambi, che lasci, che studi, ma insomma sempre arrotolata lì.

Questo mi chiedo e non ho molte risposte tranne che sì, le persone contano, almeno sul breve della politica. E noi in Italia non siamo stati molto fortunati nell'esprimere queste persone - o forse solo non siamo più capaci di esprimere o premiare nulla di meglio di lui e di quelli con cui litiga sui giornali.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

C'è da accontentarsi del meno peggio,altrimenti passeranno altri decenni e la storia sarà pressocchè uguale a ciò che abbiamo vissuto da Craxi in poi.

Ci si deve adeguare ai tempi che si vivono,e questi sono davvero pessimi,con l'aggiunta di una comunità europea da incubo,con la certezza che uscirne o rimanerci sarà comunque un'agonia.

Davvero un cul de sac asfissiante,vero?

I.S.

iserentha@yahoo.it

lunedì 10 luglio 2017

Riflessioni sulla emergenza immigrazione


"Emergenza immigrati"

di Alessandro Gilioli

Al contrario di Matteo Renzi e moltissimi altri, io credo che l'Europa avrebbe fondati motivi nel caso avvertisse qualche senso di colpa nei confronti dell'Africa.

Intendiamoci: avremmo il dovere morale di intervenire per salvare vite umane dalle carestie e dalle guerre anche se non portassimo alcuna responsabilità. Ma avendo invece la coscienza piena di merda, il nostro egoismo è ancora più vergognoso e indicibile.

Merda, sì, che altro non è stato il colonialismo, lo sfruttamento delle risorse naturali, le stragi con il gas nervino, il sostegno a orrendi dittatori che però ci consentivano buoni business, il neocolonialismo aziendale e infine (forse la cosa più grave di tutte) l'esportazione di un modello - il consumo come ragione di vita - a miliardi di persone che a quel modello sono state convertite senza che avessero la possibilità di praticarlo.

Aiutarli "a casa loro" con quello che alcuni chiamano un piano Marshall, aiutarli ad attraversare in sicurezza il Mediterraneo, aiutarli a vivere: sono tutte azioni ovviamente ugualmente dovute - nemmeno "umanitarie", perfino dovute - che però nessun leader dei maggiori partiti intende attuare e neppure proporre perché da tempo la politica si è trasformata in puro inseguimento del consenso, ha rinunciato a dire ciò che è giusto ma impopolare - facendo anche pedagogia politica - nel tentativo invece di agguantare l'umore del momento tra i più.

E non serve a nulla discutere se la card salviniana di Renzi è stata "un errore di comunicazione" o una svolta in senso antimigrazione, perché oggi comunicazione e politica sono la stessa cosa, e solo comunicare in modo "anticiclico" sui migranti consentirebbe poi di introdurre nel dibattito idee diverse dal chiudere i porti o dallo spegnere le luci alle navi delle Ngo.

Fate schifo, facciamo schifo. Noi europei, quasi tutti: tranne chi salva vite in mare e chi fa ogni giorno cooperazione in terra. Fanno schifo di sicuro i tre o quattro partiti maggiori italiani, tutti. Uno schifo senza fine fatto di ipocrisie ed egoismo, di inseguimento del consenso in una corsa al peggio morale, e di bugie tanto assurde quanto autoassolutorie su quello che è successo e che sta ancora succedendo: prima li abbiamo invasi, poi li abbiamo derubati, poi li abbiamo armati, poi li abbiamo abbandonati e respinti, infine li consideriamo. "un'emergenza".

E - qui viene quasi da ridere - li consideriamo un'emergenza nostra, non loro.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Per come ci siamo infilati in un cul de sac dopo Dublino e l'altro trattato che non rammento,il salvataggio dell'umanità africana,economica e di rifugiati,diventa insostenibile se è solo a carico nostro.

L'Italia rischia di diventare un enorme campo profugo permanente,con i paesi della comunità europea che se ne fottono,mica sono banche i profughi...

Che poi annusando l'insostenibilità,di chi ci ha messo in questo pasticcio disumano,ora fa un inversione a u solo per sopravvivere elettoralmente,come si dice in Veneto, "era meglio il buso del tacon".

Ormai c'è la verifica provata,dopo il 4 dicembre ha solo rimandato la sua fuoriuscita dalla politica,il camaleontismo non premia,gli italiani piaccia o meno premieranno chi ha avuto a torto o a ragione le idee chiare sugli sbarchi.

Questi sono bravissimi a nascondere i problemi,probabilmente oltre il bla,bla,bla,non cambierà nulla,le loro cazzate sparate a ripetizione piacciono a molta gente,si tratta solo di indorare la pillolona!

I.S.

iserentha@yahoo.it

domenica 9 luglio 2017

Verso la catastrofe climatica,il parere di Luca Mercalli












CLICK NEWS IL FATTO QUOTIDIANO

Caro Luca,sono anch'io preoccupato da molti anni,e sono d'accordo su tutte le sue riflessioni,come non esserlo,ma difficilmente ci sarà una rivoluzione su come stiamo ottusamente sfruttando le risorse del pianeta,il countdown della presenza dell'homo sapiens,diciamo così,è iniziato e non si fermerà.

L'elezione di Trump ne è la verifica.

I.S.

iserentha@yahoo.it


mercoledì 5 luglio 2017

La comunità europea...Più che altro solo una comunità bancaria

















Il razzismo “perbene” della classe media: non sono “perseguitati”

di Alessandro Robecchi

Siccome il catalogo delle ipocrisie planetario si arricchisce ogni giorno di più, servirebbe una bussola, un tutorial su YouTube, o almeno un rinnovo periodico del vocabolario. Il trucchetto funziona sempre: se non si riescono a cambiare le cose si cambiano le parole. Le parole nuove vengono ripetute e quindi accettate, e così, ecco che il migrante non è più migrante semplice, ma si divide in migrante perseguitato e migrante economico, con il corollario che il primo è un migrante vero, e l’altro una specie di furbacchione che non vuole lavorare al suo paese, è povero e cerca di esserlo meno andando via di lì.

Col suo piglio neogollista da glaciale sciuparepubbliche il presidente francese Macron l’ha detto meglio di tutti: “Come spieghiamo ai nostri cittadini, alla nostra classe media, che all’improvviso non c’è più un limite?”. Perfetto e di difficile soluzione, in effetti: come spiegare a gente che borbotta se trova più di tre persone in fila alla cassa dell’Autogrill che ci sono migliaia di uomini e donne che vengono qui sperando finalmente di mangiare qualcosa? Mentre Macron diceva quelle cose (notare l’equazione “cittadini” uguale “classe media”), nei boschi tra Ventimiglia e Mentone era in corso una poderosa caccia all’uomo con i cani lupo alla ricerca di qualche decina di migranti passati clandestinamente in Francia. Scene degne dell’Alabama di fine Ottocento, a poche centinaia di chilometri dalla recente esibizione di grandeur di monsieur le Président.

Dietro le parole, le formule, le riunioni politiche ai massimi livelli, insomma, si certifica e accetta un concetto caro al pensiero liberale: i poveri sono in qualche modo colpevoli di esserlo, e quindi un po’ – lo dico in francese – cazzi loro. Le Le Pen e i Salvini e tutta la compagnia neofascista che ogni giorno starnazza dalle cronache, hanno il loro conclamato razzismo, certo. Ma esiste un razzismo molto più presentabile e pulito, accettabile e incoraggiato, da “classe media” per dirla con monsieur Macron, ed è quello contro i poveri. L’aggettivo “economico” è usato a piene mani per descrivere chi non ce la fa, chi rimane sotto le soglie, chi resta stritolato. Restando alle voluttuose giravolte del vocabolario, non è un caso che i licenziamenti economici nelle politiche del lavoro italiano si chiamino “licenziamenti per causa oggettiva”. Capito? Il mercato è oggettivo, le vite delle persone invece sono soggettive, e quindi (di nuovo) cazzi loro.

Non è niente male come paradosso per iniziare un secolo e un millennio: superate le ideologie (ahahah), archiviata ogni idea di socialismo, di pari diritti, di pari dignità eccetera eccetera, ecco che il mondo – e l’Europa in prima fila – riscopre una grandissima rottura di palle per ceti medi: i poveri. Irritano i migranti economici, in quanto poveri, irritano i turisti low cost che mangiano il panino in strada invece di andare al ristorante, con grande scorno dei Briatore e dei Nardella, irritano i laureati poveri che reclamano una vita più decente, con grande scorno dei Poletti. E’ come se si affermasse (a destra e a sinistra) un nuovo status sociale: l’equazione cittadino uguale ceto medio che Macron ha così soavemente esposto, penetra nelle coscienze. Come la bella Lisa, la prosperosa salumiera de Il ventre di Parigi di Zola, tutti paiono vagamente, persino subliminalmente convinti che il povero “si è cacciato in quella situazione”, e in un piccolo, veloce passaggio logico si trasforma la povertà in una colpa. Ecco spiegata la guerra in atto: una guerra contro i poveri, colpevoli di minare – con il loro colpevole essere poveri – la tranquilla stabilità di tutti gli altri. Non male come modernità: sono cose che si sentivano dire a tavola tanto tempo fa, quando annuendo e dicendo “signora mia”, si passava la salsa allo zar.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Discorso lungo,riflessioni che possono partire dal jobs act e la porcheria dei licenziamenti senza giusta causa,inseriti da un molto presunto governo di cxsx.

Continuando verso una immensa migrazione epocale perlopiù dall’Africa dove il colonialismo ha portato a queste conseguenze.

Ma l’orribile schifezza arriva da questa inesistente comunità europea,quella che s’interessa solo di banche per intenderci,e sul fenomeno dei migranti da i 35 eurini a Italia e Grecia lasciando parcheggiati all’infinito tutte queste persone,ovviamente nell’inevitabile scontro tra poveri.

Poiché nei quartieri tipo Prati mica fanno centri d’accoglienza,o a Capalbio ad esempio….

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 28 giugno 2017

Prima si smacchia il giaguaro poi il risultato è a macchia di leopardo













CLICK IL FATTO QUOTIDIANO LUISELLA COSTAMAGNA

Vadano avanti così,il fondo non lo hanno ancora toccato,fino al 4 dicembre c'è stata solo la minoranza Dem a togliere il disturbo,ora i malumori si stanno moltiplicando,e se uno che annusa il vento come Franceschini negli ultimi giorni lo sta scaricando anche lui,direi che al bulletto di Rignano sull'Arno la spocchia gli riesce sempre meno.

Se ci dovrà essere un governo di dx in futuro,perlomeno avremo la versione originale,il surrogato ha i mesi contati.

I.S.

iserentha@yahoo.it

martedì 27 giugno 2017

La sinistra progressista del paese ormai perduta

















Una ragione per votare

di Alessandro Gilioli

Da ragazzi avevamo organizzato un torneo di calcio, sette otto squadre, campionato classico, tutti contro tutti. Il regolamento che ci eravamo dati stabiliva che ogni squadra doveva presentarsi al campetto - mi pare fosse il Calvairate - con almeno nove giocatori, sennò l’altra vinceva a tavolino. Un paio di volte noi ci siamo presentati in sei e appunto abbiamo perso a tavolino, campionato andato e ciao.

Vi racconto questa storia perché in questi giorni sono già circolate tante ipotesi e tante interpretazioni sui risultati dell’ultimo turno elettorale, quello delle amministrative.

Io qui tento la mia, di interpretazione, prendendo un po' di città in cui al ballottaggio a sorpresa ha vinto il centrodestra.

Allora, come sappiamo al ballottaggio non ci sono partiti piccoli e non c’è dispersione di voto: c’è una scelta secca, o di qua o di là.

Partiamo da Sesto San Giovanni e parliamo di voti assoluti, di voti veri, non di percentuali: qui la candidata del centrosinistra al ballottaggio di cinque anni fa ha preso circa 16 mila voti, al ballottaggio di quest’anno circa 11 mila. Perso un terzo dei voti.

A Genova il candidato del centrosinistra quest’anno al ballottaggio ha preso circa 90 mila voti, cinque anni fa sempre al ballottaggio ne aveva presi 115 mila. Persi 25 mila voti.

All’Aquila il candidato del centrosinistra quest’anno ha preso meno di 14 mila voti al ballottaggio, cinque anni fa - sempre al ballottaggio - ne aveva presi più di 20 mila. Persi 6000 voti, di nuovo quasi un terzo svaporato.

Ora, quando succedono queste cose è abbastanza improbabile che tutti quei voti siano passati dal centrosinistra al centrodestra, specie in un ballottaggio.

Una parte sì, certo, è possibile, e le analisi dei flussi ci diranno quanti, ma insomma la lettura più probabile è che quei voti persi al ballottaggio dai candidati del centrosinistra siano in grande maggioranza di gente che ha deciso, questa vota, di non votare, di stare a casa, di andare da un'altra parte.

Di non appoggiare, al momento della scelta secca tra centrodestra e centrosinistra, quel centrosinistra che cinque anni fa invece aveva invece votato.

Una volta l’astensione riguardava soprattutto l’elettorato più qualunquista, meno informato, meno coinvolto e spessso un po' reazionario. Tanto che - si diceva - un’alta astensione sfavoriva la destra e favoriva la sinistra.

Adesso ad astenersi sempre di più sembrano essere gli elettori di sinistra. O meglio, è il caso di dirlo, gli ex elettori di sinistra.

E non sembra tanto un’astensione di disinteresse o indifferenza, quanto di rabbia e di delusione.

Non è gente che diserta le urne perché non si interessa di politica, ma proprio perché è incazzata con la politica. E ancora di più con la sua parte politica, o meglio con quella che era la sua parte politica.

Insomma, forse domenica le destre ai balllottaggi hanno vinto non tanto per bravura propria ma perché gli elettori di sinistra non si sono presentati in campo. Un terzo di loro non sono andati a giocare la partita, proprio come noi che eravamo andati al campetto Calvairate in sei su nove.

Forse il primo problema di qualsiasi sinistra in Italia oggi non è portare via voti all’avversario (e magari all’avversario più vicino, come si fa di solito a sinistra) ma portare via voti all’astensione. Andarsi a riprendere almeno il terzo che non si è presentato. Anzi, andarsene a prendere molti di più, se possibile.

Dare agli astenuti - specie quelli freschi, i nuovi astenuti, gli astenuti di incazzatura - un buon motivo per presentarsi alle urne. Una buona ragione per votare. Che sia una ragione politica, programmatica, emozionale, umana, etica, economica, leaderistica, quello che volete.

Ma una ragione, cacchio, per andare a votare. Altrimenti è ovvio che vincono le destre, più o meno a tavolino.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Tolga dal panorama politico Renzi e i suoi lacchè,e vedrà che ne ritorneranno un buon numero di elettori,non si è ritirato a dicembre,insiste,ci saranno nuove Caporetto all'orizzonte.

Prima o poi l'equivoco finirà,quando un bulletto dell'ex partito che fu di Enrico Berlinguer,che produce politiche di dx finirà di far danni.

Ne prende ancora troppi di voti e non sono tutti interessati come lei adombra!

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 14 giugno 2017

Il ritorno della ideologia fascio-neo nazista

















Fasci, neonazi, svastiche: il maiale in cucina ha iniziato a puzzare

di Alessandro Robecchi

Colpo di scena, tutti stupiti che ci sia ancora la destra. Grandi oh! di sorpresa, analisi messe su in fretta e furia per spiegare il contrario di quello che si era spiegato fino al giorno prima. Questo ci ricorda due cosette da nulla: la prima, il blocco sociale della destra c’è, esiste, non se n’è mai andato. La seconda, i voti di destra che Matteo Renzi aveva programmaticamente detto di voler attrarre (testuale: “Se con i nostri voti abbiamo non vinto, per vincere davvero i voti li andiamo a cercare di là”) non sono arrivati, non arrivano mai, preferiscono l’originale, seppur sbiadito, alla copia, com’era prevedibile (e come si è ripetuto fino alla nausea, avendone sempre in cambio sberleffi e contumelie, vabbé).

La mucca in corridoio di Bersani ora è una mandria, difficile non vederla. E in più, per restare alla metafora, c’è qualche maiale in cucina.

Tipo gli eletti di Casa Pound, per dire, o la lista Fasci Italiani del Lavoro che prende il 10 per cento in un paesino vicino a Mantova con tale Fiamma Nerini, 20 anni, ragioniera. Consiglio un viaggetto tra le pagine Facebook sue (ma ora le ha chiuse), del padre Claudio Negrini, fondatore del movimento, e del movimento stesso, posti dove si festeggia la presa di Addis Abeba, per dire dell’aderenza al presente e dell’odore di olio di ricino.

Come sia possibile che l’immagine di un fascio littorio compaia su un simbolo elettorale, venga stampato su una scheda e addirittura votato da 334 persone che nel caldo afoso della bassa hanno scelto una granita alla merda, è una cosa che dovrebbe spiegarci il ministero degli Interni. Si vede che la battaglia per il decoro non è ancora arrivata alle schede elettorali e si limita ai diseredati.

Naturalmente si può minimizzare, archiviare tutto come marginalità folkloristica, cavarsela con l’irrisione della macchietta, sorridere davanti alle cartoline del Ventennio, cose che in effetti qualche risata la strappano. E però i segnali si moltiplicano, le barzellette in orbace si affacciano alle cronache sempre più spesso, al punto che passa la voglia di sghignazzare. La torta con la svastica con cui Casapound di Lodi ha festeggiato il compleanno di un suo dirigente è piuttosto indicativa. Risultano le allarmate proteste delle comunità ebraiche italiane e poco altro, come se ci si trovasse al cospetto di un cretino che si veste da Uomo Ragno o una goliardia da gente che ha studiato poco. Insomma, si lascia correre (non risulta sia arrivata la polizia, ecco). A Roma, i cartelli contro i negozi stranieri affissi dai bellimbusti di Azione Frontale (urca!) sono passati via come una bravata. Anche lì non risultano retate. A Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza, un manipolo di

Lealtà Azione ha pensato bene di andare al Cimitero Maggiore a fare il saluto romano ai camerati defunti. Gli stessi che qualche giorno dopo hanno partecipato a un’iniziativa (contro la pedofilia, andiamo, chi non è contro?) che ha ottenuto il patrocinio del municipio 7 della città. Dunque, ci è toccato pure vedere il logo dei filonazi accanto a quello del Comune, che si è poi fortunatamente – e dopo molte proteste – dissociato. E questo senza contare i periodici spettacolini con labari e gagliardetti, o i concerti dove si canta di difesa della razza.

Si sa che i paragoni storici valgono quello che valgono, l’Italia non è Weimar, una ragioniera della pianura mantovana non è un pittore austriaco coi baffetti da pirla, quelli che tagliano la torta con scritto Sieg Heil! non invaderanno la Polonia, d’accordo. Però si sappia che il virus è in circolo, che quotidianamente si infrange la legge inneggiando alle peggiori pagine della nostra storia, e che chiudere un occhio, anche due in certe occasioni, non ha frenato il fenomeno. Che il maiale in cucina, insomma, puzza un bel po’.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Ma lo sa anche lei immagino,come mai quel virus si diffonde,tra l’Europa della banche che lascia a se stesse famiglie,precari e disoccupati.
In aggiunta l’ondata migratoria che peggiorerà la guerra tra poveri,sempre con l’Europa che se ne fotte,dando i 35 eurini a Italia e Grecia,che aiutano perlopiù affaristi e criminalità organizzata.

La storia si ripete ciclicamente,con delle novità legate ai tempi.

Sarà mica tutto organizzato per caso…?

I.S.

iserentha@yahoo.it

giovedì 8 giugno 2017

Il turbo trasformismo del Pd














Venghino signori! Comincia lo show del compagno Renzi

di Alessandro Robecchi

La parrucca canuta e la barba finta sono già state consegnate a Ringnano sull’Arno, pronte per l’uso. Nel caso clamoroso che Jeremy Corbyn riesca nell’impresa di vincere le elezioni inglesi, Matteo Renzi è pronto a trasformarsi nel Corbyn italiano, dopo essere stato il Valls italiano, l’Obama italiano, il Marcon italiano e altro ancora. Già si affacciano timidamente su twitter i primi segnali della nuova trasformazione, per ora soltanto sottoforma di esternazioni “simpatiche” di portavoce ed esperti di comunicazione (!). Non che stupisca la coerenza ad assetto variabile: sono passati solo due anni (elezioni inglesi del 2015) da quando gli stessi strateghi renzisti spiegavano la sconfitta del timidissimo e conservatorissimo candidato Labour Miliband con un esilarante: “ha perso perché troppo di sinistra”. Ora che Corbyn (che è di sinistra davvero) rischia di vincere, o comunque di prendere più voti del suo predecessore, ecco in rampa di lancio il nuovo travestimento. Il vocabolario politico andrebbe aggiornato: più che trasformismo, qui si tratta di applicare la dottrina Fregoli: più cambi d’abito in pochi minuti.

Dai vapori delle strategie elettorali che scaldano i motori comincia a distinguersi un vecchio, caro ritornello, una cosa che si è conficcata nelle orecchie degli italiani come quelle canzoncine pop che ci allietano l’estate e che fischiettiamo anche se ci sembra di non averle mai ascoltate davvero. Insomma, ecco che s’avanza la solita tiritera del “voto utile”, dove “utile” si può tradurre che bisogna darlo al Pd.

Più la pattuglia alla sinistra di Renzi (non che sia difficile stare alla sinistra di Renzi, eh!) si avvicinerà minacciosa alla soglia del 5 per cento, più i toni si faranno suadenti, disponibili, accomodanti. In pratica, se il Pd renzizzato si renderà conto che può avere un’emorragia di voti a sinistra, più il blogger di Rignano dovrà organizzare uno dei suoi travestimenti più arditi: fingersi di sinistra pure lui, addirittura lui. Non so se TiketOne vende già i biglietti, ma ne voglio un paio di prima fila, perché lo spettacolo sarà imperdibile.

Fin’ora la strategia semantica della cordata che ha conquistato il Pd è stata abbastanza semplice: vendere come “di sinistra” provvedimenti ultraliberisti e cancellazione di diritti. Un gioco di prestigio che ha funzionato soltanto per qualche mese e poi si è sciolto come un gelato nell’altoforno: prima qualche elettore, poi molti, poi un paio di milioni, si sono accorti che scrivere la legge sul lavoro insieme a Confindustria e andare in giro a dire che si tratta di una legge di sinistra era una discreta presa per il culo. Che abbracciare il “modello Marchionne” non era proprio una cosa geniale. Che farsi periodicamente salvare da Verdini non era esattamente nel dettato teorico gramsciano. Che cancellare la tassa sulla prima casa anche ai cumenda con villa di diversi ettari non era precisamente una lotta alle diseguaglianze.

Ora si apre un periodo, assai divertente, di bastone e carota. La linea è già tracciata: da un lato screditare l’avversario (definire “sinistra radicale” una formazione che ha come riferimento Pisapia è semplicemente ridicolo), dall’altra gettare brioches al popolo, fingersi dialoganti, archiviare il vecchio arrogantissimo (e scemo) “ciaone” per sfoderare un grottesco “compagni, parliamone”. Insomma, quello che da anni si allea con Berlusconi, che concorda con lui fallimentari riforme, che inventa con lui leggi elettorali incostituzionali, verrà a spiegarci che è colpa della sinistra se alla fine farà un governo con Berlusconi. Per cui consiglio di preparare i fazzoletti: il “Renzi-torna-di-sinistra-show” sarà uno spettacolo circense di grande presa, più dell’uomo cannone, più della donna barbuta, più delle magliette gialle al terremoto. Venghino, venghino, portate i pop-corn.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Personalmente,penso che si sia capito da quando commento qui e altrove,il compagnissimo di rignano non mi ha mai incantato,anzi sono andato in piazza per contestarlo,capirai che fascino mi suscita…

Mi spiace citare Arturo Brachetti,non merita l’accostamento,ma il trasformismo del fenomeno di rignano è velocissimo come il grande artista.

Che siano larghe intese quest’autunno o il prossimo anno lo vedremo,sicuramente vivremo anni sensazionali,il marketing dei rottamatori con zio caimano risulterà stupendo,solo quello naturalmente,la storia insegna.

I:S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 7 giugno 2017

Ingiustizie sociali? Non c'è rimedio in Italia

















Cosa ci siamo dimenticati?

di Alessandro Gilioli

«Cosa ci siamo dimenticati? Cosa ci siamo dimenticati?
Ci siamo dimenticati di voi!
Ci siamo dimenticati delle donne e dei bambini che cambieranno questo mondo con il loro amore e la loro gentilezza e con la loro meravigliosa, divina inclinazione al gioco.
Ci siamo dimenticati di essere felici».

(Il sogno di Lenny Belardo, da "The Young Pope")

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Questo blog non parla quasi mai di quello che succede in tivù, però se posso oggi vorrei partire da una signora che l’altra sera, mi pare venerdì, era a Otto e mezzo sulla Sette.

La signora si chiama Anna Falcone, fa l’avvocato, non fa parte di nessun partito, però l’autunno scorso si è impegnata nei comitati per il No al referendum del 4 dicembre e in tivù l’hanno invitata a parlare della Costituzione nel giorno della festa della Repubblica.

Falcone allora è partita dall’articolo tre: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l’uguaglianza".

E di lì il discorso è arrivato al tema enorme ma quasi assente nel dibattito politico italiano - e anche dal vocabolario della sinistra: le disuguaglianze, l’eccesso spaventoso di disuguaglianze che si è intrecciato alla crisi economica dal 2008 a oggi, ma che affonda le sue radici molto prima.

Diceva Adriano Olivetti che in un capitalismo umano ed equilibrato «nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l'ammontare del salario minimo». Oggi ci sono amministratori delegati che guadagnano più di mille volte rispetto a un loro dipendente.

La spesa mensile in consumi delle famiglie benestanti in Italia è ormai più del doppio rispetto a quella delle famiglie più povere, dati Istat.

Il 10 per cento degli italiani possiede 2000 miliardi di euro in ricchezza mobiliare: conti in banca, azioni, titoli. Duemila miliardi di euro, pari a metà di tutto il patrimonio privato, pari a quasi tutto il debito pubblico.

E un eccesso di diseguglianze peggiora la vita di tutti; è dimostrato che quando le disuguaglianze sono troppe, aumenta la delinquenza e quindi diminuisce la sicurezza di tutti: rapine, omicidi e scippi crescano in misura direttamente proporzionale all'allargamento della forbice sociale, all'abisso crescente tra base e vertice della piramide

E l’Italia è uno dei paesi con maggiori disuguaglianze sociali in Occidente, insieme a Stati Uniti e Regno Unito, come ha detto proprio l’altro giorno l’economista premio Nobel Joseph Stiglitz.

Ecco, per vent’anni la sinistra in Italia si è dimenticata o quasi di parlare di tutto questo - e di fare qualcosa per invertire la tendenza. Non so se è colpa di Berlusconi - che ci ha costretto a parlare di lui - o se è colpa, chessò, di Blair e della sua "terza via", di D’Alema e dei suoi tatticismi di palazzo, di Renzi del suo vuoto nuovismo. Non lo so.

So però che in altri paesi del mondo - ultima, la Gran Bretagna - la sinistra esiste in tanto in quanto mette la questione della troppa disuguaglianza - dei "molti versus i pochi" - al centro del suo linguaggio e delle sue proposte.

Forse ha fatto bene l’avvocato Falcone, l’altra sera in televisione, a ricordarci questa cosa di base.

Oggi vedo che Falcone - insieme a un'altra persona che stimo, Tomaso Montanari - fa seguire alle parole gli atti, o almeno un loro tentativo.

Il mio in bocca al lupo non è tanto per loro, o per gli effetti elettorali che questa cosa può avere, ma per chiunque rimetta le troppe disuguaglianze del presente al centro di quella cosa che si chiama politica.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Condivido ci sono delle ingiustizie intollerabili,dalle retribuzioni dei manager ai patrimoni nascosti chissà dove e quindi intoccabili.

A me basterebbe che si facesse una lotta senza pietà all'evasione fiscale e al lavoro nero,poichè non è possibile che determinate categorie di professionisti siano più poveri dei lavoratori dipendenti,o si arrivi all'assurdità che una buona percentuale di datori di lavoro guadagnino meno dei loro dipendenti.

Ma se tutto ciò è permesso da decenni,significa che il sistema paese è organizzato così,c'è da metterci una pietra sopra,l'inferno può proseguire.

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 31 maggio 2017

L'estate da spiaggia elettorale


















La pazza estate: vedremo Orfini scrivere “Vota Matteo” sulle vongole

di Alessandro Robecchi

Ho il timore che si studieranno per anni, specie nelle facoltà di psichiatria e nei centri per il disagio comportamentale, gli effetti di una campagna elettorale estiva sul popolo italiano. Il tasso di litigiosità, già altissimo, supererà le soglie di allarme rosso, il caldo ecciterà gli animi, basterà occhieggiare in spiaggia il vicino d’ombrellone con le infradito “Vota Alfano” per fomentare terribili faide sul bagnasciuga. I primi stambecchi con scritto “Vota Silvio” avvistati dai turisti sulle Dolomiti creeranno scandalo e indignazione, ma anche molta invidia tra gli avversari, che tenteranno di scrivere “Vota Matteo” sulle vongole, un lavoraccio di cui sarà incaricato Orfini.

Nelle redazioni dei talk show è il panico. Gente che è arrivata alla fine di maggio sui gomiti, trascinandosi con la lingua fuori per le cazzate sentite e trasmesse in inverno e primavera, si vedrà annullare ferie e permessi: tutti in onda a ferragosto! Per portare il pubblico plaudente negli studi televisivi si rastrelleranno gli anziani nel centri commerciali. Prime stime delle falangi della propaganda: i Cinque Stelle quasi padroni assoluti in campeggi e spiagge libere, fastidiosi come testimoni di Geova, pronti all’evangelizzazione delle coste. I renzisti in fila nelle città d’arte, o appostati ai caselli autostradali intasati, intenti a spiegare ai viaggiatori che se avesse vinto il Sì la coda non ci sarebbe. I berlusconiani, anzianissimi, in decorose pensioncine, destinati ad incontrarsi con pensionati del Pd sulla battigia, agevolando il colpo di sole che li convincerà di essere in fondo fratelli, e benedire le larghe intesa già conclamate.

La promessa elettorale cambierà la sua natura, i programmi scoloreranno come il giornale lasciato sul parabrezza sotto il sole, a quaranta gradi. Cambiano le priorità, insomma. Va bene il welfare e le pensioni, ok, buoni argomenti. Ma a un certo punto, in macchina a sessanta gradi all’ombra, con i bambini che frignano e la spia dell’acqua accesa, sarete disposti a votare chiunque vi trovi un posto auto vicino al mare a Gallipoli.

Ci saranno innumerevoli problemi di linea politica. La svolta animalista di Berlusconi si applicherà anche al fritto di pesce o resterà circoscritta gli agnellini per farsi la foto a Pasqua? Michela Brambilla perorerà la causa dei pescespada? E Matteo da cosa si travestirà questa volta? Nel caso in Gran Bretagna dovesse vincere Corbyn (i sondaggi sono sorprendenti) si presenterà come il Corbyn italiano? O continuerà a recitare la parte del Macron italiano? O girerà per gli stabilimenti balneari presentandosi semplicemente come il Renzi italiano? (in questo caso mi porterei la scorta). Dramma per i leghisti. Sceglieranno le spartachiadi di polenta nei rifugi alpini dove credono di giocare in casa, o si spingeranno al Sud in omaggio alla linea salviniana di farsi prendere a pomodori sotto la linea gotica per poi fare le vittime?

E la sinistra, riuscirà a mettere d’accordo le sue millemila formazioni per superare l’assicella del cinque per cento adottata proprio per farla fuori, insieme ad Angelino buonanima?

Il combinato disposto campagna elettorale/sagre paesane aggiungerà delirio a delirio. Sarà un tripudio dada-ideologico tra festivalini improvvisati, feste della birra riformista, miss maglietta gialla bagnata, microconvegni in bermuda e crema solare su “i destini dell’Europa”, seminari sulla decrescita felice, arruolamenti in massa di venditori di cocco fresco, gazebo torridi, comizi negli autogrill. Sarà un inferno e al tempo stesso una spettacolare sagra della demenza, l’allegria dei naufragi, la fiera degli endorsement strappati all’intellettuale, all’attore, al cantante, allo scrittore mentre affettano il cocomero, in ciabatte e occhiali scuri, destituiti di ogni autorevolezza nell’assurda estate del nostro scontento.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Mi metterò d’impegno nell’evitare le prossime idiote certezze,e riuscirò ad esserne quasi immune,basta volerlo.

È molto probabile che abbiano tutta questa fretta,poiché la finanziaria 2018 sarà all’insegna o molto simile alle lacrime e sangue,meglio incassare prima.

Valuterò a settembre-ottobre se rimanere a casa o votare il meno peggio, turandomi tutti gli orifizi,avremo mica la pretesa di godere della sovranità nazionale,con un Europa,Germania e banche, che dettano senza appello le agende governative.

Tutto il resto è una squallida coreografia che ha raccontato molto bene.

I.S.

iserentha@yahoo.it

lunedì 29 maggio 2017

Lo sbarramento al 5% e il nulla a sinistra del Pd


















A sinistra del Pd: una questione di pratiche

di Alessandro Gilioli

Come cittadino italiano sono contrario a una soglia di sbarramento alta come quella che si profila - il 5 per cento - perché rischia di lasciare senza rappresentanza anche liste con 1,5-2 milioni di elettori. Sono convinto che l'esclusione delle idee espresse da una fascia così ampia di persone sia non solo sbagliata ma anche dannosa: la extraparlamentarizzazione dei conflitti sociali o culturali non ha mai portato nulla di buono all'Italia.

Come potenziale elettore - forse - di quell'area che viene abitualmente chiamata "a sinistra del Pd", sono invece assolutamente favorevole alla soglia del 5 per cento.

Insomma, una specie di conflitto d'interessi alla rovescia.

Sono favorevole, come potenziale elettore di sinistra, perché quell'area lì ha nel suo passato recente e forse nel suo dna la tendenza a far prevalere la somma aritmetica dei suoi partitini a un vero progetto comune, che parli oltre la sua storica nicchia di militanti e attivisti.

Questa somma aritmetica - una sorta di Sacro Graal - finisce insomma per stimolare le pratiche più radicate e meno utili a un cambio di passo: scarsa progettualità comune sulle real issues politiche e sociali, lottizzazione delle liste, corsa disperata a mandare o rimandare in Parlamento un pezzo di ceto politico che altrimenti resta senza lavoro.

Siccome gli elettori non sono scemi, queste cose le percepiscono.

Con i risultati, nelle urne, a tutti noti. Cioè sempre un decimale sotto o sopra quella fatidica soglia, con una sostanziale ininfluenza politica e culturale in entrambi i casi.

Ben venga quindi il 5 per cento, se costringe la variegata area a sinistra del Pd a fare un bel cambio di passo e di mentalità. Che diventa condizione indispensabile per una progettualità politica, di cui la corsa elettorale è solo un effetto collaterale.

Un cambio di passo e di mentalità che si può basare solo su due colonne portanti: questioni reali e pratiche di coinvolgimento (se non temessi di essere fucilato dagli antianglofoni, userei le formule: real issues e people engagement).

Questioni reali: un manifesto molto basico basato su uno o due temi fondamentali (disuguaglianza, redistribuzione, nuove povertà, lavoro, reddito, patrimoniale, civiltà e umanità sulle migrazioni, basta così).

Pratiche di coinvolgimento: Il manifesto è la piattaforma a cui aderiscono non solo partiti e associazioni, ma anche e soprattutto singoli, individui, cani sciolti, persone d’area e fuori dalla nicchia. Gli aderenti a questo manifesto dovrebbero essere il corpo elettorale per scegliere liste e frontmen, una testa un voto.

Sono perfettamente consapevole che la semplicità di queste pratiche e di questo percorso cozza contro un'antica tradizione in senso contrario: trattative, divisioni, personalismi e antipersonalismi, scomuniche reciproche, etc. Una tradizione che affonda le sue radici culturali nel Concilio di Nicea - o forse in quello di Efeso.

Proprio per questo - e lo dico con solida assertività - sarebbe il percorso giusto, sarebbero le pratiche giuste.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Ben venga lo sbarramento al 5%,il proporzionale con tutti i partitini dei prefissi telefonici hanno contribuito al pantano della prima Repubblica,e allo sfacelo iniziato con mani pulite.

Non sarà un maggioritario o uno sbarramento ad essere la panacea che curerà tutti i mali del paese,perlomeno non sarà il peggio.

Bastasse una legge elettorale nel diventare un paese serio, i motivi sono ben più seri e irrisolvibili.

I.S.

iserentha@yahoo.it

giovedì 25 maggio 2017

Il tempo che viviamo,tra dibattiti grotteschi e surreali
















Il dibattito pubblico lo conferma: esce Lsd dai rubinetti

di Alessandro Robecchi

Caro direttore, amici lettori, autorità competenti.

Vorrei attirare la vostra attenzione su una mia teoria che ogni giorno si dimostra più fondata e che dovrebbe allarmare tutti. Qualcuno ha sciolto dell’acido negli acquedotti, non c’è altra spiegazione. Il tono del dibattito pubblico, i suoi argomenti, le decisioni prese in seguito o sull’onda di quello che si dice al bar o alla fila alla posta (o che ha scritto su Facebook mio cugggino) sembrano meno lucide di un assaggiatore del Narcos o di un chitarrista rock degli anni Settanta.

L’ultimo esempio è il complicato affaire dei vaccini, un argomento importante che è stato trasformato (credo dopo massiccia assunzione di Lsd dai rubinetti) in una guerra tra untori medievali millenaristi vogliosi di strage per malattia e un esercito di crocerossini inventori della penicillina. Ogni voce sensata o ragionevole, da una parte e dall’altra, è stata zittita. Un dibattito sui vaccini da somministrare ai bambini è diventato la caricatura di uno scontro ideologico. Risultato, per non saper né leggere né scrivere: il decreto fatto in fretta e furia, pieno di buchi e di incertezze, spropositato rispetto a quello che le strutture sanitarie e scolastiche potranno fare. Se va bene sarà un casino indicibile, con in più l’introduzione di un classismo sanitario ripugnante: chi è contrario potrà continuare a essere contrario pagando, chi non potrà pagare dovrà essere d’accordo.

Come del resto è successo coi voucher: per paura di prendere un’altra sberla in un altro referendum, zac, via tutti. Non una soluzione, ma una decapitazione, tipo abbattere la casa perché hai bruciato l’arrosto. Credo che i primi sversamenti di acido lisergico negli acquedotti del Paese siano cominciati all’Expo, quando ci si divideva tra “lo straordinario successo” e il “flop clamoroso e costoso”. Oggi che si potrebbe andare a controllare gli effetti di quel “miracolo” (per esempio se ci sono i tanti punti di pil in più promessi, o le migliaia di posti di lavoro creati che no, non ci sono), addio, tutto perdonato, tutto dimenticato, ci sono altre priorità.

Alte concentrazioni di acido nella capitale ovvio. Prima il derby a testate tra olimpici e non-olimpici, poi tutti esperti di costruzione di stadi e marketing urbano, poi fotografatori di monnezza traboccante dei cassonetti (o di cassonetti lindi come a Zurigo centro, per contrastare con una cazzata altre cazzate). Politici o presunti tali vanno in tivù a dire di bambini uccisi dai topi. Saviano dice il suo pensiero sul Pd, eccolo accusato di grillismo, Saviano dice qualcosa contro Grillo, eccolo ri-arruolato, “uno di noi”. De Bortoli era un bravo e attendibile giornalista e diventa una specie di punkabbestia fissato con le scie chimiche. Gli stessi che menavano fendenti su “voi votate con Salvini” al referendum sulle riforme costituzionali, ora discutono una legge elettorale che piace solo a loro e a Salvini. Senza nemmeno sapere di che si parla si prendono le misure sull’avversario: se un Di Maio ha detto bianco io devo dire nero, se Renzi ha detto nero io devo dire bianco, la realtà dei fatti è un dettaglio trascurabile sullo sfondo. Arrivano le cifre del Jobs act – oggettivamente un disastro – ed ecco pronto il ribaltamento: senza sarebbe stato peggio. Però si può sparare al ladro. Quelli che dicevano no, no, non siamo mica in Texas ora dicono, bene, giusto, la sicurezza! Ma solo di notte. Molti ridono.

Tutto questo senza il minimo rossore né vago imbarazzo, come fosse normale vedere gli elefanti rosa, come se il Paese fosse una enorme Woodstock della scemenza collettiva, tutti a tirare mutande e reggiseni sul palco in omaggio a questa o quella star dei due schieramenti, indipendentemente da quello che sta suonando. Date retta: c’è acido negli acquedotti. Non c’è altra spiegazione.

DA ALESSANDROROBECCHI.IT

Non ho idea se sia colpa del noto allucinogeno o meno,più che altro dai rubinetti pare che sgorghi stupidità liquida e che vada direttamente al cervello.

Da quel leggo,non vedendo tv in chiaro,ho rinunciato da parecchio tempo,tutte le querelle che ha descritto mi risultano interessanti come fissare un muro per ore,ne prendo atto ma non mi soffermo più di tanto,c’è il grosso rischio di diventare sempre più dementi.

Che ci possiamo fare,questo è il quotidiano che ci offre il nostro tempo,mi auguro che sia ciclico,almeno per le prossime generazioni.

I.S.

iserentha@yahoo.it

lunedì 22 maggio 2017

La corruzione italica raccontata dall'ex manager Alberto Pierobon

















CLICK NEWS IL FATTO QUOTIDIANO

Apprezzo la denuncia dell'ex manager e del giornale,di cui sono abbonato,per la franchezza d'informazione,sono articoli da incorniciare e mi auguro che ci siano diffusamente.

Detto ciò,questo è un paese marcio profondamente,e non saranno pochi uomini a cambiarlo,purtroppo questo è il dramma di noi italiani,almeno di quelli onesti.

I.S.

iserentha@yahoo.it