giovedì 11 gennaio 2018

Il confine tra molestia e corteggiamento,ma Catherine Deneuve ha torto


















Ti va un gelato da Fassi?

di Alessandro Gilioli

L'estate scorsa uno dei miei figli, raggiunta l'adolescenza, mi chiedeva qualche consiglio su come "provarci" con una ragazza. Cosa dirle, come fare capire il suo interessamento senza risultare sgradevole.

Banalmente, gli ho consigliato di iniziare dicendole: «Ti va dopo scuola di prendere un gelato con me da Fassi?», che è un po' il loro locale di riferimento in zona. «E se lei dice che non può?», mi ha fatto il ragazzo. «Tu proponiglielo un'altra volta, magari dopo una settimana. Poi basta». «Basta in che senso?», ha chiesto lui. «Basta nel senso che due inviti sono sufficienti. Se lei al secondo invito dice di no e non contropropone un'altra data, vuol dire che non è interessata. E tu non la inviti più. Semmai sarà lei, se cambiasse idea, a proportelo, E se non lo fa, è chiusa. Ok?».

Non so se sono sono stato troppo severo, troppo inibitorio. Ma a me non sembra affatto che la "zona grigia" di cui si parla molto in questi giorni - cioè la presunta area "incerta" tra corteggiamento e molestia - sia poi così grigia, così incerta.

Almeno, non lo era quando ero più giovane io, quando piaceva una ragazza a me. Mi sembravano molto chiare le modalità di emissione e di risposta dei "messaggi indiretti". Della progressività graduale tra un invito a un caffè e uno a pranzo, fino a quello per un cinema o una cena. Non mi era difficile capire il grado di disponibilità o interesse della persona che mi piaceva. E mi sembrava semplice anche l'evoluzione (reciproca) di questo ipotetico interesse: cioè il conoscersi un po' di più - oltre l'eventuale attrazione fisica - che avveniva appunto al caffè, al pranzo, alla passeggiata insieme per strada o al parco. Non mi era difficile interpretare (in un senso o nell'altro) le parole, il body language, il linguaggio in chiaro ma anche quello non verbale della persona che mi piaceva. E mi comportavo di conseguenza.

Non avendo più da tempo il problema o l'opportunità del corteggiamento, non so - onestamente - se oggi è ancora così. Cioè se i ragazzi e gli uomini in genere hanno gli strumenti psicologici ed emotivi per capire subito (o quasi subito) i feed back.

In merito ho però letto di recente molte analisi sulla "fragilità" e sulla "insicurezza" del maschio contemporaneo, sulla sua difficoltà ad accettare un'evoluzione del mondo (e soprattutto dell'altra metà del cielo) che avrebbe messo in crisi certezze predatorie ataviche e istintuali. E ho poi notato che queste certezze vengono riesumate e rivendicate da non pochi come giuste o quanto meno naturali e quindi inevitabili, facenti parte dell'identità maschile e pertanto non reprimibili - e maledetto sia il "politicamente corretto".

Ho visto perfino scrivere - da ottime persone - che «cercare di farsela dare è biologia maschile. E punto». Come se gli esseri umani fossero soltanto tronco encefalico - cioè istinto - e non avessimo faticosamente elaborato nei millenni un'altra parte della zucca in cui abbiamo a poco a poco inserito il ragionamento, l'etica, l'empatia, le relazioni sociali, quindi anche le inibizioni laddove queste servono a rispettare l'altro, a vivere in società civile anziché nella giungla dove vince il più forte. Certo che "farsela dare" è un istinto: ma sappiamo (spero) regolarlo con quello che ci dice la parte forse un po' più evoluta del nostro cervello. Quella in cui abitano appunto l'etica, il rispetto, l'empatia.

Ma il problema più grosso forse è che questa rivendicazione diffusa dell'istinto - e quindi dell'estensione dell'io, indifferente all'altro - è uno dei tratti caratterizzanti di questi anni e non riguarda solo il rapporto tra i generi. Ha ad esempio un emblema gigantesco e vivente in politica, con Donald Trump: io sono più forte, quindi posso inquinare il mondo perché mi fa comodo, esattamente come posso mettere le mani addosso a una donna perché mi va così. In Italia, è la stessa matrice vomitevole di molta stampa di destra, quella che ha in odio il "politicamente corretto" perché mette dei limiti di comportamento, di relazione, di rispetto. Perché è un freno all'estensione istintuale dell'io, una regolamentazione alla legge del più forte.

Insomma, oggi c'è una questione che parte dal confronto di genere ma che la trascende e tracima nella società nel suo complesso. E la questione riguarda il modo in cui ciascuno di noi si rapporta all'altro da sé. Se facendo prevalere Il tronco o la corteccia, l'istinto o l'etica, l'estensione dell'io o la coscienza dell'interconnessione tra tutte le persone e le cose, che implica la limitazione dell'io istintuale.

C'è una linea, una cesura tra queste due scelte. Sono contrapposte tra loro. Dal punto di vista del comportamento, dell'etica e della politica. E valgono nei rapporti tra generi esattamente come in ogni altra occasione in cui ci rapportiamo con l'altro da noi.

Cioè sempre, se non siamo eremiti.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Al contrario di ciò che afferma la Denueve il corteggiamento è lecito,ci mancherebbe,ma senza esagerare stile polipo sfiancante, se poi si aggiunge anche un certo potere sulla "preda",direi che andiamo ben oltre al naturale approccio.
Da che mondo e mondo,si può intuire dal primi momenti di conoscenza o in tempi più maturi,un certo feeling che si instaura,ma quando non ce n'è e s'insiste é automatico definirla molestia.

L'attrice francese per quanto franca e sincera,mi è apparsa un po' sportiva diciamo così,poiché si arriva abbastanza in fretta alla forzatura,come si é letto di qualche troglodita, "tanto andrà a finire che gli piace".

I.S.

iserentha@yahoo.it

lunedì 8 gennaio 2018

Il pippone di fine anno e la classe molto fortunata del 99...











Che bello essere del ’99 oggi! Vai a votare e non in guerra

di Alessandro Robecchi

Campo minato e suggestione irresistibile. Sublime tentazione del nonnesco “Ah, vi lamentate, ma una volta si stava peggio!”, e rischio di retorica in agguato. C’è tutto questo – e altro ancora – nell’arte di maneggiare i paragoni storici. Così quando il presidente Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno, ha ricordato che a marzo voteranno per la prima volta i ragazzi del ’99 (inteso come 1900) e ha tracciato un sottile paragone con i ragazzi del ’99 (inteso come 1800) che vennero mandati nelle trincee della Grande Guerra, la sensazione è stata quella di camminare su un terreno insaponato.

Sottotesto: le cose non vanno benissimo, ma ricordatevi che oggi avete diritto di voto, pace, Youtube e telefonini, mentre cento anni fa, alla vostra età, si andava a morire per la patria (ultima vittoria registrata dai libri di storia, peraltro). Paragone storico giustificato solo dall’assonanza dalla data, ovviamente, perché tutto il resto c’entra – senza polemica e anzi con un po’ di leggero divertimento – come i cavoli a merenda. Un po’ come dire, ehi, ragazzi del ’99, pensate che culo che avete oggi che potete alzarvi alla mattina e andare a votare, mentre i ragazzi del 3099 avanti Cristo passavano le loro giornate a scheggiare le pietre per fabbricare frecce e andavano a cacciare i mammut senza nemmeno il jobs act o l’alternanza scuola-lavoro.

Beh, in effetti, a vederla così, è un bel salto in avanti.

Anche i ragazzi del 1609 ebbero i loro rovesci del destino: nemmeno il tempo di compiere diciotto anni ed ecco la peste, quando si dice la sfiga. Per non parlare dei ragazzi del 1879, che a diciott’anni si misero in mente la balzana idea di chiedere diritti, lavoro e socialismo e vennero falciati, a Milano, dalle mitragliatrici di Bava Beccaris…

Ok, ok, si sta meglio adesso: il vecchio trucco di consolarsi con le sfighe del passato funziona sempre. Nel 1979, per esempio, questo articolo l’avrei scritto con la macchina da scrivere, nel 1909 a mano con il calamaio, nel ’99 avanti Cristo su fogli di papiro e prima ancora sulle tavolette di cera, che poi spedirle al giornale, sai che casino.

Dei ragazzi del ’99, quelli ricordati con orgoglio nazionale da Mattarella, tra l’altro, si ricorda il successo a Vittorio Veneto (un micidiale contropiede alla Ronaldo, dopo Caporetto), insomma, li si ricorda perché contribuirono a una vittoria, mentre si potrebbe anche ricordare che furono mandati in trincea a calci nel culo, obbligati, coscritti pena la galera per diserzione, persino molti ragazzi del ’99 per cui l’Italia, il re, Trieste, erano faccende lunari e lontanissime. Di quei ragazzi si ricorda il risultato finale (vittoria!) ma quasi mai le angherie subite, le rivolte contro i propri stessi ufficiali (leggere Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu, strepitosa cronaca di quei massacri), persino la satira (“Il general Cadorna / ha detto alla regina / se vuoi veder Trieste / guardala in cartolina”).

Dicono i sondaggi che i ragazzi del ’99, intesi come Novecento, andranno a votare se va bene nel trenta per cento dei casi, uno su tre, e questo perché non si può obbligarli come si fece, mandandoli in trincea, con quelli di cent’anni fa. Il paragone, insomma, non regge. Ai ragazzi del ’99, anche se vinsero, non andò poi benissimo: se sopravvissuti alla grande mattanza del 15-18 ebbero poi 39 anni alla data delle leggi razziali, e dai 40 ai 45 nella seconda guerra mondiale. Come viatico per il futuro, diciamo, il Carso non fu granché, speriamo che le elezioni del 4 marzo, come portafortuna, funzionino un po’ meglio.

Usare la storia passata per consolarsi dell’oggi rimane però una tentazione troppo forte. Parlo di nonni, genitori a corto di argomenti, professori convinti che oggi si stia meglio di ieri e che domani si starà meglio di oggi (cosa decisamente smentita dall’andamento dell’economia, che certifica i figli oggi meno sicuri e fiduciosi dei loro padri ieri). Insomma giocare col passato per dire del presente è affascinante, ma non funziona sempre, anzi. I ragazzi del ’99 (inteso come Novecento), pur disoccupati, sottopagati, precari, incerti sul futuro, spronati a lavorare gratis perché “fa curriculum” stanno meglio dei ragazzi del ’99 (inteso come 1100) che partirono per la quinta crociata e finirono spesso sbudellati dagli infedeli. Innegabile. Che un giovane operatore di call center oggi stia meglio di Pietro Micca (specie dopo l’esplosione) è difficilmente contestabile, così come uno che partecipa al concorso per aspiranti bidelli o infermieri (tipo: ottomila concorrenti per tre posti disponibili) sia meno disperato di un adolescente precolombiano all’arrivo di Pizarro è abbastanza evidente. Però è un po’ troppo facile.

Risultato: non è vero che si stava meglio quando si stava peggio, no, no, si stava proprio peggio, e adesso si sta benone e andate a votare che fa bene alla salute.

Quanto ai ragazzi del ’49 (inteso come 900), che compirono diciott’anni nel 1968 e assistettero e parteciparono a un tentativo di cambiare gli equilibri del mondo, sognavano la “fantasia al potere” e altre amenità che oggi sembrano lontane come una carestia nell’anno Mille o una guerra nel Medio Evo. La fantasia chissà dov’è (maddai! Un’app ci sarà di sicuro, no?), ma il potere è ancora lì, sempre lui, anche quando è sereno, tranquillo, rassicurante, un po’ noioso, a dirci di non lamentarci troppo, perché cent’anni fa si stava peggio, signora mia!

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Mi piacerebbe sapere quanti 18-20enni fossero sintonizzati sul pippone di fine anno a schermi pressoché unificati,immagino pochini,ma andiamo avanti.

Si,si,non partono fortunatamente per una guerra,però la maggioranza è già partita o partirà per un non lavoro,da considerarsi tale, pressoché gratuito o da indigente nelle più rosee delle previsioni.

E questi avranno una voglia di essere rappresentati il 4 marzo,al max dal male minore…

Avanti i prossimi quelli del terzo millennio,quello andato a male già dai primi albori!

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 3 gennaio 2018

Nulla di nuovo all'orizzonte:Ricchi sempre più ricchi,poveri sempre più poveri
















Anno dei Signori 2017: ci hanno guadagnato soltanto i miliardari

di Alessandro Robecchi

Giusto perché non è ancora finito il tempo dei bilanci sul 2017, annus horribilis, ecco un dato che può generare lo sfavillante ottimismo di cui ci dicono ci sia gran bisogno. Su con la vita! I 500 uomini più ricchi del pianeta nel 2017 si sono messi in tasca giusti giusti mille miliardi di dollari, con un incremento del 23 per cento rispetto all’anno prima e insomma, non facciamola lunga: si certifica, nell’anno dei Signori 2017, che per diventare ricchi la cosa migliore è essere già molto ricchi.
La forbice della diseguaglianza non solo non si chiude, ma si apre a dismisura, in un’annata d’oro per i miliardari. Il primo della lista, Jeff Bezos, il capo di Amazon, ha incrementato la sua fortuna del 34 e passa per cento, ora è vicino ai 100 miliardi di dollari (99,6, per la precisione, cioè per arrivare a 100 gli mancano solo 400 milioni di dollari, suggerisco di aprire una sottoscrizione). Lo inseguono Bill Gates e Warren Buffet, staccati di una manciata di miliardi (91 e 85). Il primo europeo è in sesta posizione, ed è quel Bernard Arnault, francese, che vende lusso a tutti, cioè di sicuro ai suoi 500 colleghi della classifica degli uomini più ricchi del mondo. Più ricchi che nel 2016, anno in cui erano diventati più ricchi che nel 2015, anno in cui… Potete tornare indietro un bel po': nei dieci anni della crisi è gente che non si è mai fatta mancare il segno più.
Ma sì, ma sì, sono classifiche che lasciano il tempo che trovano. L’indignazione generica del momento e poi basta.
Eppure – lo dico, male, un po’ rozzamente, perdonate – queste classifiche potrebbero mettere qualche idea in testa. Per esempio che lì dentro potrebbero annidarsi i famosi soldi che non ci sono mai. Ritornello costante di ogni governo più o meno o para-liberale (non solo italiano) quando si parla di servizi e diritti è “sì, sarebbe giusto, ma non ci sono i soldi”. Ora con tutti i soldi che ti fanno ciao ciao con la manina dalle classifiche (mille miliardi di dollari in più in un anno), direi che i soldi ci sono, invece, e pure tanti, e si sa anche chi li ha in tasca.
E’ noto il ritornello liberista, che sono in realtà due. Il liberista classico dirà che ci pensa il mercato e che se uno ha cento miliardi di dollari in tasca e un suo dipendente fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, pazienza, che ci vuoi fare, è il mercato. Poi c’è il liberista moderno, smart e di sinistra, quello che dice uh, che bello i ricchi diventano più ricchi, e così anche chi lavora per loro sarà più felice. E’ un classico da Tony Blair in poi: la convinzione che se aiuti i padroni automaticamente aiuti anche i lavoratori. Una teoria interessante, che però cade un po’ a pera appena si guardano i numeri, perché i famosi padroni guadagnano mille miliardi in un anno, e i famosi lavoratori – pardon – una cippa di cazzo. Peggio: si sentono ripetere ogni giorno che i tempi sono cambiati e che devono cedere terreno e diritti. E quando la grande politica, i grandi leader mondiali (e anche i piccoli di casa nostra), parlano di diseguaglianze e di come combatterle, tendono a parlarne con Jeff Bezos e Bill Gates più che con quelli che spostano pacchi e scrivono software.
Gli anni della crisi, che hanno messo in ginocchio il ceto medio e proletarizzato tutti gli altri, in molti paesi e più che altrove in Italia, sono stati anni benedetti soltanto per i ricchi, coronati dal boom del 2017.
Naturalmente né la storia né la geopolitica, né l’economia si fanno con l’aritmetica, ma non è difficile fare due più due e capire che i soldi che mancano qui (al lavoro) sono finiti là (al profitto e al capitale), in misura eccessiva rispetto a qualsiasi decenza. Farsi rendere un po’ di quei soldi – e non soltanto in metafora – dovrebbe essere al primo punto di ogni programma che osasse chiamarsi “di sinistra”.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Ma su dai,che vogliamo che sia,verso un neo feudalesimo con i servi della gleba dotati di un minimo di tecnologia.

Attenzione però,fino a quando esisterà un diffuso welfare familiare,dopo saranno ..azzi acidi per tutti.

È il capitalismo straccione,talmente ingordo da risultare molto al di là dell’idiozia,direi assolutamente criminale!

I.S.

iserentha@yahoo.it

venerdì 29 dicembre 2017

E' iniziato "il mercato delle vacche" elettorale
























2018, si porta molto il pacatismo

di Alessandro Gilioli

A leggere l'intervista che Berlusconi ha dato al Corriere di oggi, sembra di avere davanti un autorevole e moderato statista di centrodestra: di Gentiloni dice che è stato «insufficiente» ma ne elogia «la cortesia», su Grasso si limita all'aggettivo «inelegante», poi cita John Kennedy, ipotizza uno Ius soli seppur più temperato di quello appena cestinato e infine invita «al buonsenso». Pacatissimo, insomma. E nulla a che vedere con il Cavaliere caimano, spaventoso e a tratti sedizioso che è stato per anni, dal '94 al predellino e oltre.

Non molto dissimili erano i toni dell'intervista che Luigi Di Maio ha dato ieri al Fatto: «Voglio dare stabilità al Paese», «confido che il referendum sull'euro non si debba fare perché l’Europa è molto cambiata e per l’Italia ci sono maggiori spazi per farsi sentire», «creeremo una Banca pubblica per gli investimenti sul modello francese». Approccio istituzionale, nessun aggettivo fuori posto, moderazione verbale e programmatica. E nulla a che vedere con anni e anni di blog e comizi di Grillo, non privi di insulti sprezzanti.

Di Gentiloni - "l'impopulista", non c'è neppure bisogno che vi dica: la sua conferenza di fine anno è stata una dose di benzodiazepina, tutta tesa a rassicurare, acquietare, confortare, rasserenare. E nulla a che vedere con la baldanza nuovista e un po' isterica del suo predecessore, schiantatosi un anno fa come un motociclista cocainato sulla tangenziale.

È curioso come questo Paese sia passato in pochissimo tempo da un estremo al suo opposto. Solo ieri la politica italiana era fatta di tweet deflagranti, accuse violente, promesse di rovesciamenti mirabolanti, il tutto trasmesso con toni urlati, eccitati, demagogici, elettrizzati, talvolta ribellistici se non eversivi, comunque indirizzati alla pancia, finalizzati a provocare sdegno o creare chimere di cambiamenti rivoluzionari. Con tutti e tre i maggiori leader - Berlusconi, Grillo e Renzi - impegnati in questa assordante gara.

Adesso siamo alla democristianizzazione comportamentale multipartisan, con il Di Maio statista, il Gentiloni camomilla e la versione mansueta di Berlusconi. E pure quella che un tempo si chiamava "sinistra radicale" si è scelta un leader che non viene dalla piazza, ma dagli stucchi dorati e silenti di Palazzo Madama.

Insomma, sembra che la politica non voglia più eccitare, ma sedare. Con poche eccezioni, come Salvini (che però da mesi perde consensi nei sondaggi) e qualche ultrà renziano che non ha ancora capito che è cambiato il vento. Che nove italiani su dieci non si divertono più davanti a pollai urlanti dei talk show, ma cambiano canale appena le voci accalorate si accavallano. Perfino sui social sembra che ci sia meno gente che si accanisce nei flame, avendone ormai constatato l'inutilità totale dello scambio di insulti.

È il pacatismo, chissà se una svolta o solo una fase di down dopo la sovreccitazione trasversale recente.

Intendiamoci: questa mutazione è avvenuta, con ogni probabilità, più per stanchezza che per saggezza, più per distacco che per maturazione, più per disinteresse che per educazione. Ma intanto è avvenuta.

Con tutti suoi lati positivi - evidenti - ma anche quelli negativi, cioè i rovesci della medaglia, essendo un altro estremo opposto: ad esempio il rischio che il confronto perda passione, che la moderazione si tramuti in pigra difesa del presente. Che anche nelle cose da fare - e da cambiare - tutte le vacche diventino nere.

E neppure questo farebbe bene, in un Paese sempre più declinante e diseguale, che bisogno tanto di educata razionalità quanto di trasformazioni sociali radicali.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Ma che passione ci dovrebbe essere? Gli appassionati chi dovrebbero essere? Il ceto medio ormai inesistente? I lavoratori con degli stipendi da fame e precarizzati,che l'autonomia e men che mai una famiglia non se la potranno mai permettere? O magari i lavoratori che vedono come un'oasi nel deserto,che pare un miraggio,l'allungamento della vita lavorativa,le famose aspettative di vita,maddechè?

E dulcis in fundo,prendere atto che dei politici,la quasi totalità di una scarsezza infinita,prendono vitalizi e pensioni impressionanti per un qualsiasi comune mortale...

Ah già,quasi,quasi,dimenticavo questa Europa delle banche e della finanza,che sa mettere solo barriere sul fenomeno degli immigrati e dei rifugiati vari,e che fa capire in modo vigliacco e ipocrita,di arrangiarsi,perlopiù all'Italia e alla Grecia.

C'è da appassionarsi vero? Ovunque ti giri davvero un "wonderful world",fino al 4 marzo ne sentiremo,leggeremo e vedremo delle belle,poi la solita routine vomitevole.

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 20 dicembre 2017

Gli infiniti tentativi di piazzare una banca dalle parti di Arezzo...

















Dalle necropoli a Yalta: le volte in cui MEB tentò di piazzare la banca

di Alessandro Robecchi

L’elenco delle persone importanti con cui Maria Elena Boschi ha parlato di Banca Etruria verrà pubblicato a dispense: sono centoottantasei volumi di quattrocento pagine l’uno, elegantemente rilegati, ma consiglio di tenere un po’ di posto nella libreria per quando usciranno gli aggiornamenti, come una volta l’Enciclopedia Britannica. Tutti gli incontri sono stati smentiti dall’interessata, anche con roboanti annunci di querele. Nella grande opera non mancano spunti storici, di costume, le ricostruzioni testimoniali, alcune tavolette di cera, papiri, molti sms, che – come dice la stessa Maria Elena al Corriere – lei cancella raramente e quindi può usare per sputtanare o intimorire qualcuno di qui e di là, se dovesse servire.
Già in alcune necropoli etrusche sono state rinvenute iscrizioni e figure evocative che rivelano l’incessante zelo di Maria Elena Boschi. Su monete e vasellame si ritrova spesso l’effigie di questa donna bionda che tenta di vendere a tutti una banca fallita. Alcuni storici del primo secolo avanzano l’ipotesi che le ultime parole di Giulio Cesare non fossero dedicate al tradimento di Bruto, ma alla visita di una misteriosa dama, per cui prima di spirare pare abbia detto: “Oh, no, ancora quella che vuol vendermi banca Etruria!”.
Per questioni storiografiche è difficile tornare più indietro nel tempo, anche se in alcune pitture rupestri si vede chiaramente una donna che offre una banca decotta in cambio di sette pelli di mammuth, due punte di freccia e il segreto del fuoco.
Per venire a tempi più vicini, sembra che intorno al 1530 Cortés, deciso a sterminare gli Aztechi, avesse con sé una determinatissima conquistadora che lo consigliava: “Aspetta, Hernàn, prima del vaiolo proviamo a smollargli banca Etruria”. Non si sa come andò a finire, cioè se la scomparsa di alcune civiltà precolombiane vada addebitata anche a questa misteriosa spacciatrice di banche, in ogni caso lei ha tutti gli sms di Montezuma e se serve li mostrerà alla stampa.
Il Medioevo è sicuramente il periodo più difficile da ricostruire: i funzionari delle agenzie, authority, banche centrali, ministri del tesoro, consiglieri cambiavano spesso. Le testimonianze si fanno numerose, confuse, contraddittorie e sono molte le domande che restano senza risposta. Corrisponde a verità che il rogo di Giovanna d’Arco fosse alimentato, oltre che da fascine di legna, da prospetti per gli azionisti di banca Etruria? E’ vero che Bonifacio VIII era interessato all’offerta?
Di sicuro c’è che Maria Elena Boschi contattò Luigi XVI – anche grazie alla mediazione del gentiluomo uomo di corte Verdini – e che la trattativa stava per andare in porto: banca Etruria in cambio di un bilocale a Parigi, due cavalli alsaziani e un servizio di porcellane custodito a Versailles, ma quei gufi della rivoluzione francese fecero saltare l’accordo.
Pochi sanno che la famosa foto di Yalta, quella con Roosevelt, Churchill e Stalin, è un abile montaggio, e dall’inquadratura è stata cancellata Maria Elena Boschi che offriva banca Etruria al nuovo ordine mondiale. Roosevelt e Churchill non ci cascarono nemmeno per un secondo, ma Stalin ci fece un pensierino inaugurando così la tradizione dei comunisti che dicono speranzosi: “Abbiamo una banca?”. Poi non se ne fece nulla per colpa della guerra fredda. Quanto ai verbali e ai documenti custoditi nell’Area 51, in Nevada, sono secretati, ma qualcosa trapela, e sembra che una giovane donna abbia chiesto agli alieni di acquisire banca Etruria, ma senza fare pressioni.
Gli storici, com’è ovvio, studiano alacremente i molti volumi dell’opera, e cercano riscontri, anche se per una ricostruzione dei fatti sarebbero di grande importanza i numerosi sms “del mondo del credito e del giornalismo” che Maria Elena Boschi, come se fosse un avvertimento, dice di conservare.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Non è cambiato nulla,dall’utilizzatore finale su altri bersagli chiaramente,agli utilizzatori familiari per interessi vari.

La storia si ripete,essendo tutto sommato simili le forze politiche degli ultimi disastri nazionali,hanno potuto,possono ancora e potranno distruggere,ringraziando buona parte dell’elettorato e una formidabile protezione che consente quasi qualsiasi nefandezza,non essendoci eco delle malefatte tra i media compiacenti.

P.s.

Dalle ultime dichiarazioni di Ghizzoni non ci sarà solo la biondina a querelare,ho idea l’intero giglio magico…

I.S.

iserentha@yahoo.it

venerdì 15 dicembre 2017

Le contraddizioni e le mancate dimissioni di Maria Elena Boschi












CLICK IL FATTOQUOTIDIANO.IT MARCO TRAVAGLIO

Se fossimo in un Paese serio le dimissioni ci sarebbero state già molto tempo fa,ad esempio dopo il 4 dicembre 2016,lei e il suo amico avrebbero dovuto fare altro nella vita,al contrario questi personaggi ce li dovremo godere ancora per molto tempo,c'è chi li vota ancora,il che è tutto dire.

Per ciò che riguarda la querela al Direttore,un'altra medaglia al valore del giornalismo a schiena dritta,in un paese ad alta concentrazione di cortigianeria,merce rara la professionalità!

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 13 dicembre 2017

L'Italia è il Paese con il maggiore numero di poveri dell'intero continente














CLICK NEWS IL FATTO QUOTIDIANO.IT

Ma come...? Nonostante il bomba e l'ultima ruota di scorta,siamo messi così male...?

Ci manca solo più il caimano per terminare l'opera!

I.S.

iserentha@yahoo.it

Raschiare il barile delle alleanze,una delle poche strategie del Pd














Verdi, Cicchitto, Bonino e Casini: cosa non si fa per un punticino in più

di Alessandro Robecchi

Fare una legge elettorale (e imporla con il voto di fiducia) che premia le coalizioni senza avere una coalizione, ci pone di fronte a un magnifico esempio di situazionismo autolesionista estremo. Un po’ come ordinare un cappuccino ma senza tazza, e poi dire: che problema c’è?, si può sempre leccarlo dal bancone del bar.
A leggere i retroscena, anche quelli più amici, anche quelli dei giornalisti embedded che sanno sempre (e ci spiegano) cosa dice “Renzi ai suoi”, la preoccupazione nelle file del Pd si sta tramutando in panico e la rincorsa a creare liste parallele, di sostegno, civetta, o a imbarcare chiunque abbia soltanto, anche lontanamente, una parvenza di istinto per l’alleanza è frenetica. Ad oggi, sembrerebbe, il tabellone “arrivi” è piuttosto striminzito, molto diverso dal fitto tabellone “partenze”. Ma muniamoci di microscopio e vediamo il dettaglio.
Ad affiancare la corsa solitaria del Pd per formare una solida coalizione ci sarebbero (a sinistra) i Verdi e Massimo Zedda, sindaco di Cagliari. E’ una mossa sorprendente che promette grande stupore tra gli elettori e assicura una reazione di speranzosa sorpresa: ah, esistono ancora i Verdi, maddai! Ripresisi dallo stupore, secondo i calcoli dei geni del Nazareno, milioni di italiani si precipiterebbero a votare per la coalizione Pd perché ci sono i Verdi. Qualche appeal in più potrebbero avere Emma Bonino e Benedetto Della Vedova, altra gente per cui non c’è esattamente la fila fuori dai negozi. Quindi ci sarebbe una lista dal suggestivo nome di Più Europa a sostenere il cristallino europeismo di Matteo Renzi, uno che mette e toglie le bandiere dell’Europa dalle sue scenografie (metti la cera, togli la cera) a seconda delle contingenze del momento e di quello che gli sussurrano gli esperti di comunicazione. So cosa state pensando: con i Verdi e il loro 0,1 per cento a sostegno del partito che salutò con battimani e insulti (“ciaone”) la vittoria delle trivelle, e l’ottima Bonino a caccia di firme, non saranno troppo sbilanciati a sinistra (ahahah)? Bene, ecco in soccorso la pattuglia centrista: si valutano come sicuri nella grande coalizione che puntava al 40 per cento, poi più realisticamente al 30, poi più realisticamente al 25, poi… (coraggio, mancano mesi), figure di spicco istituzionali come Beatrice Lorenzin e Pieferdinando Casini. La prima, firma autorevole di tutti i massicci tagli alla sanità degli ultimi anni, il secondo eterno revenant della Repubblica, attualmente impegnato nella Commissione d’inchiesta sulle banche, già passato (vado a memoria non avendo sottomano un pallottoliere) da Dc, Ccd, Udc, Ncd, Polo delle Libertà, Casa delle Libertà, Scelta Civica, Unione di Centro. Gli mancano solo la Triestina Calcio e i sommozzatori moderati e le ha fatte tutte: un’ottima spiegazione di cosa significhi “rottamazione”. A completare il quadro delle truppe a sostegno del renzismo arriva per fortuna anche Fabrizio Cicchitto, cioè si punta tutto su una categoria di elettori finora poco rappresentata, quelli che soffrono di amnesia e hanno la memoria del pesce rosso: Cicchitto? Finalmente un nome nuovo!
Dunque riassumendo, il Pd renzista che fino a ieri si vantava di consensi al quaranta per cento (vero, preso alle Europee nel Mesozoico, e finto, quello di chi ha perso il referendum costituzionale) si troverebbe oggi quotato a un venticinque tendente al venti e aggrappato a volti nuovi come Casini e Cicchitto, il che equivale a usare come salvagente un’incudine in ghisa. Ai volenterosi coalizzanti, poi, bisognerà promettere posti, seggi più o meno sicuri (sempre meno, tra l’altro), togliendoli alle componenti interne che già mugugnano e si agitano per la fifa di restare fuori dal gioco, ad assistere dal divano, la notte degli scrutini, ad un altro grande successo di Matteo.

DA ALESSANDROROBECCHI.IT


Mi pare che ce l’abbia già iscritta alla congrega una pornostar,altrimenti potevamo aggiungere questo ulteriore consiglio,si sa l’effetto cicciolina potrebbe aumentare la percentuale…

Ma al di là delle battute,a me fa specie che i sondaggi diano tra il 20-25% quel carrozzone,tramite le plurime leggi di destra uscite dal cilindro del mago toscano,mi sarei aspettato una caduta vertiginosa.

In ogni caso l’amico del caimano potrà solo sperare nelle larghe intese,non vedo altro futuro per loro,sono talmente simili che è difficile distinguerli.

Per ciò che riguarda le bricioline indicate da lei,che possono fare,raschiare il barile degli pseudo amici interessati all’occorrenza,sarà molto probabilmente una delle poche strategie rimaste.

I.S.

iserentha@yahoo.it

sabato 25 novembre 2017

Le dieci domande di Marco Travaglio a Eugenio Scalfari















CLICK NEWS IL FATTO QUOTIDIANO MARCO TRAVAGLIO

A seguito della dichiarazione di preferire il caimano rispetto alle cinque stelle,dal Direttore del Fatto quotidiano le dieci domande che riassumono le enormi contraddizioni del fondatore di La repubblica.

E dire che sarebbe bastato rispondere a quella domanda salvandosi in corner,ovvero che quel giorno sarebbe stato meglio recarsi al mare,se proprio gli risultano così indigeste le cinque stelle.

I.S.

iserentha@yahoo.it

venerdì 24 novembre 2017

Black Friday:La sciocca vetrina del tempo che viviamo


















CLICK IL FATTO QUOTIDIANO.IT DIEGO FUSARO

Il consumismo sfrenato anche a me risulta patetico,il venerdì dedicato importato dagli anglossassoni ne è il riassunto,ma se fosse questa l'ultima distorsione umana,dopo guerre e soprusi di ogni genere,a me pare il male minore a cui non mi abituerò mai,cercherò di conviverci non lasciandomi attrarre dall'uscita dell'ultimo smartphone,con le code surreali per accaparrarselo.

Sulla condizione e sullo sfruttamento delle persone fino ad arrivare ai bambini,ormai regola nell'est del mondo,aspetterei che i tempi facciano si che l'autodeterminazione dei propri diritti faccia breccia anche su quelle latitudini,tempi lunghi ma inesorabili.

Piuttosto sarà l'automazione,tramite gli androidi nel dare all'umanità il colpo di grazia definitivo.

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 22 novembre 2017

La storia la determiniamo noi,tramite Andreotti,Craxi e caimani assortiti

















Silvio con l’anzianometro fa promesse già esaudite (e pure anticostituzionali)

di Alessandro Robecchi

Per mia leggerezza, colpa e distrazione (mi scuso) ho vissuto fino alla mia veneranda età senza essere a conoscenza dell’esistenza della Federanziani, mi scuso e corro a iscrivermi. Se ora so che esiste, è perché Silvio Berlusconi ha inviato un videomessaggio (“cari coetanei…”) a un qualche convegno della Federanziani per dire che lui farà molto per gli anziani. Ha detto anche che lui finanzia studi e ricerche perché si possa vivere fino a 125 anni, che è possibile, di non buttarsi giù e di non fare quella faccia, la vita comincia a novant’anni. Comprensibile la gioia alla Federanziani, perché se fosse vero, alla lunga, potrebbe avere più iscritti del partito comunista cinese.

Tra le promesse di Silvio che fanno esplodere l’anzianometro c’è quella della pensione minima a mille euro e l’annuncio che verrà istituito – lui regnante di nuovo – un ministero della terza età, anche se non ne spiega bene le mansioni. E’ lui, è lui, lo riconosciamo tutti. E’ il vecchio, caro Silvio, l’animatore di Villa Arzilla, quello che prometteva le dentiere gratis. Insomma, rieccolo, stupore e meraviglia. Come in quel libro di Stephen King dove uno attraversa un muro e si ritrova nel 1963, ecco, solo che qui lo fanno sessanta milioni di italiani, e senza nemmeno cercare il passaggio segreto si ritrovano all’inizio degli anni 2000, con i teatrini già visti e deplorati per decenni.

Ma insomma, del miracolo del Silvio risorto si è già detto in abbondanza: a furia di flebo come i patti del Nazareno, leggi elettorali fatte apposta per farlo uscire dal sarcofago e altre strizzatine d’occhio, ora è qui e dovremo ascoltarlo. E infatti già girano le sue rutilanti proposte, tra le quali brilla quella sulla flat-tax, cioè un’aliquota uguale per tutti, ricchi e poveri. Si favoleggia, a fine legislatura silviesca, quindi intorno al 2023, un’Irpef al 20 per cento, ripetendo la favoletta antica che se le tasse fossero basse tutti le pagherebbero. Ritornello antico che vuole dire soprattutto una cosa e lancia un messaggio preciso: sì, io le tasse al 20 per cento le pagherei, ma così…

Sfugge naturalmente a Silvio l’esistenza di un dettaglio come la Costituzione Italiana che dice (art. 53) che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Certo, si sa che la Carta non è il suo primo pensiero, ma uscire dal sepolcro e come prima cosa fare una proposta anticostituzionale contiene comunque una certa dose di paradosso. Ci sarebbe poi il dettaglio accessorio dell’allargamento della no tax area fino a 12.000 euro. In soldoni, insomma, il messaggio di Silvio è sempre quello: più soldi per tutti ma pagando meno tasse, poche e uguali per tutti, che è esattamente il contrario dell’eguaglianza. A molti è sfuggito un dettaglio raccapricciante, e cioè che nella sua ansia detax, nella trance agonistica del ritorno in pista, Berlusconi – oggi abbellito da inserti in mogano e con il toupé stile prato all’inglese – abbia proposto anche l’abolizione di tasse già abolite totalmente o parzialmente, come quella sulla casa o la tassa di successione. Insomma il programma di Silvio revenant è già ora, alle prime schermaglie della campagna elettorale, un monumento glorioso al conflitto di interessi: meno tasse per i ricchi in generale (e lui è ricco assai), niente tasse per i ricchi che lasciano grosse eredità (categoria in cui rientra in pieno). Insomma, mentre altri aspiranti omini forti cercano pietosamente di riaffermarsi dicendo “sono cambiato”, la forza di Silvio è di non essere cambiato per niente, e questo dà da pensare. Dopotutto, il ritorno in auge di roba simile spiega bene l’assoluto fallimento di chi doveva consegnarlo per sempre al passato e ha finito per dirgli “alzati e cammina”.

DA ALESSANDROROBECCHI.IT

  1. Ha omesso,forse per buon gusto,che sconfiggerà il cancro,ma c’è tempo fino a primavera…
    Che dire,ogni popolo ha i governi che si merita,un detto che non fa una piega!
    da Ivo Serentha   - mercoledì, 22 novembre 2017 alle 10:19

  2. Questo mantra del popolo che avrebbe il governo che si merita non mi trova d’accordo. Se il popolo avesse accesso ad una informazione corretta e rispettosa di tutti i punti di vista potrebbe pure darsi. Mentre abbiamo un sistema dei media in cui uno può mentire, corrompere,evadere le tasse,comprarsi i giudici ed essere trattato quale stinco di santo che abbia nuovi verbi da proporre(sempre le solite cazzate in realtà)….
    da Eparrei   - mercoledì, 22 novembre 2017 alle 17:05

  3. @ Eparrei
    Non v’è dubbio che esista ed è esistita una informazione falsa e tendenziosa,ma evidentemente lei non conosce o fa finta d’ignorare che una buona parte di compatrioti sceglie molto bene chi votare dentro la famosa cabina.
    Non faccia passare gli italiani così sprovveduti da pendere dalle labbra di note trasmissioni,la storia che abbiamo vissuto da Andreotti,Craxi e caimani assortiti,e tutta farina del proprio sacco,a maggioranza naturalmente.
  4. da Ivo Serentha   - mercoledì, 22 novembre 2017 alle 20:14
I.S.

iserentha@yahoo.it

martedì 14 novembre 2017

Tutti i punti per rivoluzionare finalmente l'Italia


















Anche con Feudalesimo e Libertà

di Alessandro Gilioli

Sarà che sono stato fuori dal dibattito per una settimana ma io ancora non ho capito - dal punto di vista proprio semantico - cosa c'è dentro l'invocata "unità" politica della sinistra di cui sento oggi tanto parlare.

È unità per dare ferie malattie e maternità a chi lavora nella Gig economy e dintorni?
È unità per fare i raggi X una a una alle "cooperative" (dalla sanità alla pulizia) che fanno centinaia di milioni e sottopagano i dipendenti?
È unità per alzare le imposte di successione dei milionari, che in Itaia sono tra le più basse del mondo?
È unità per avvicinarsi - almeno avvicinarsi, dico - al principio di Olivetti secondo cui "nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l'ammontare del salario minimo"?
È unità contro la legge sulle pensioni che ci porta verso i 70 anni, tra le età più alte d'Europa?
È unità per far pagare il triplo - o dare in cambio tre giorni di riposo - chi lavora di domenica nelle cattedrali del consumo?
È unità per far far pagare l'Imu a chi vive in un un castello con dieci ettari di bosco attorno?
È unità per far pagare una robusta multa mensile a chi tiene il secondo e magari il terzo, il quarto appartamento di proprietà sfitto nello stesso comune in cui è di fatto domiciliato?
È unità per dimezzare - almeno - i 24 miliardi di euro all'anno di spese militari (oltre a quelli fatti passare falsamente sotto la voce "cooperazione")?
È unità per alzare le pene e abbassare le soglie perché l'evasione fiscale sia considerata un reato?
È unità per far togliere i diritti civili a vita a chi evadendo poi truffa anche l'Isee, cioè i poveri veri?
È unità per togliere il permesso di fare impresa a chi viene beccato a pagare un dipendente in regola tre ore e le altre 8 ore a nero?
È unità per far salire ogni mese del 20 per cento il conto delle aziende che non pagano il dovuto alle loro partite Iva entro entro i 60 giorni?

Se ad esempio l'unità è su queste cose - e su tante altre, ma non quelle di cui leggo in questi giorni - io ci sto eh.

Anche con Feudalesimo e Libertà, per dire

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Al di là della personale condivisione su tutti i punti che ha inserito,entrambi possiamo considerarci dei pericolosi bolscevichi in un paese come questo.

Aggiungo unicamente la lotta alla corruzione senza alcuna pietà,intesa con pene severissime per chi viene trovato con le dita nella marmellata,poichè sono costoro che hanno e stanno mettendo in ginocchio l'Italia.

Tranquilli,le ipotetiche larghe intese o la conosciutissima destra vista sino ad ora,faranno come al solito finta di nulla.

I.S.

iserentha@yahoo.it

giovedì 9 novembre 2017

Come diventare ricchi con il merchandising renzusconi













Merchandising per chi non è mai stato renziano. Si diventa ricchi (o quasi)

di Alessandro Robecchi

Io ve lo dico: se ci mettiamo a vendere le spillette con scritto “Mai stato renziano” facciamo i soldi. Fate conto di metterle allo stesso prezzo delle primarie, due euro l’una, e sono cifre importanti, abbastanza per avviare un percorso imprenditoriale basato sulla cessione beni e servizi per chi vuole derenzizzarsi. Ecco i principali servizi offerti dalla nostra azienda.

Tweet predatati. Può capitare che qualcuno chieda prove provate del vostro non essere mai stati renziani. Di solito in questi casi si esibisce un tweet del 2014, o un post del 2015, si cita una vecchia battuta sulla Leopolda. Se non siete in possesso di pezze d’appoggio, la nostra azienda vi fornisce tweet e post di Facebook predatati, critici o ironici, con cui accreditarvi. La cancellazione di vostri vecchi tweet inneggianti a “Matteo che vince” è disponibile con un piccolo supplemento. Maggiorazione del dieci per cento per i tweet su “Quanto è brava Maria Elena”.

Renzisti anonimi. Il percorso di recupero personale può essere lungo e faticoso. Oltre alle riunioni, in cui ognuno racconta la sua storia, i motivi che l’hanno portato al renzismo e le ragioni per cui vuole smettere, sono possibili colloqui individuali, nei casi più gravi saranno presenti una suora e un esorcista (tariffa da concordare).

Biglietti del treno. Siamo spiacenti, la nostra azienda risolve molti problemi ma non può fare miracoli. Se siete tra quelli che hanno pensato che il treno di Renzi era una buona idea, le vostre probabilità di recupero e guarigione sono troppo basse, quindi niente rimborso.

Cancellazione selfie. Vi siete fatti un selfie con Renzi? Comparite plaudenti sotto il palco da cui parla? Sono ricordi che un uomo vuole cancellare, e anche una donna. Tecnicamente non è difficile, basta un piccolo fotomontaggio per sostituire le fattezze di Matteo con quelle di chiunque altro, il cicciottello della seconda B, oppure il collega d’ufficio che scrocca troppi caffè alla macchinetta. Qui le tariffe variano: se di quella foto vi siete vantati con gli amici dovremo raggiungerli uno per uno e potrebbe costarvi caro. Non si accettano carte di credito.

La strage dei cugini. Quante volte per sostenere una riforma renzista avete tirato in ballo vostro cugino? “Il jobs atc funziona, perché mio cugino l’hanno assunto!”, oppure “Mio cugino cerca un cameriere e non lo trova!”, o anche: “Il figlio di mio cugino si trova tanto bene con l’alternanza scuola-lavoro!”. Sappiamo che il più delle volte si trattava di cugini immaginari, ma nel caso fossero cugini veri, potrebbero lasciarsi sfuggire che non vi hanno mai detto quelle scemenze. Testimoni pericolosi, insomma. La nostra azienda si propone di eliminarli discretamente, facendolo sembrare un incidente. In questo caso la tariffa è piuttosto alta, ma si può discutere uno sconto-quantità. Supplemento per i cognati.

Certificazioni. Purtroppo la normativa Ue ci obbliga a un complesso sistema di certificazioni. Per fare qualche esempio: il codice Ue34-71-J indica chi ha smesso di essere renziano dopo i tagli alla sanità, mentre Ue61-12-F indica chi ha smesso dopo il referendum sulle trivelle. E’ un lavoro complesso e costoso, ma vi mette al riparo da brutte sorprese future. Disponibili le pergamene da appendere in ufficio con la dicitura “Non più renzista dal…” (Esempio: Non più renzista dal gennaio 2016, “Mps è risanata, ora investire è un affare”, codice Ue57-83.Y). Visitate il nostro negozio di cornici.

Assistenza. Il nostro centralino è sempre in funzione per qualsiasi chiarimento e l’ufficio commerciale valuta sconti per gruppi numerosi di gente che si è sbagliata e sente il bisogno di un percorso di riabilitazione, tipo Confindustria, Rai, gente che scrive su Il Foglio. Sconti e convenzioni con chirurgi plastici per chi “ci ha messo la faccia”.

DAL BLOG DI ALESSANDROROBECCHI.IT

Non ho necessità di alcun servizio,sia per l'ultimo fenomeno che non vuole schiodarsi manco con i titoli di Libero...

Pure per il ritorno di fiamma del caimano,anzi gli suggerirei di fare un percorso contrario per alcuni fulminati sulla via dell'elezione regionale in Sicilia.ovvero di far comparire se necessita,di avere avuto simpatie da vent'anni per mister arcore,nonostante la bollitura in un paese come il nostro pare che andrà di moda pure imbalsamato...

Sa che introiti tra l'uno e l'altro!

I.S.

iserentha@yahoo.it

lunedì 6 novembre 2017

Elezioni regionali in Sicilia:C'è chi si vergogna









CLICK NEWS IL FATTO QUOTIDIANO.IT FABIO MANENTI

Permettetemi la personale puntualizzazione,ma su un risultato del genere ci avrei scommesso da mesi,per l'assenteismo e per chi presumibilmente sta vincendo.

Questa è la Sicilia e a livello nazionale sarà molto simile,rassegnamoci tra ritorni di caimani e viaggiatori in treno sempre votati.

I.S.

iserentha@yahoo.it

sabato 4 novembre 2017

Il doppiopesismo politico e giudiziario dei giornaloni italiani by Marco Travaglio















CLICK IL FATTO QUOTIDIANO.IT MARCO TRAVAGLIO

Curiosa analisi del Direttore del Fatto Quotidiano sul doppiopesismo dei giornaloni italiani,quelli che nascondono o evidenziano secondo gli interessi editoriali,che dire siamo in un paese di "libera stampa"?

I.S.

iserentha@yahoo.it