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domenica 26 settembre 2010

Macchianera Blog Awards 2010-Il miglior blog politico a Nichi Vendola




Post: Miglior blog politico dell’anno!

Autore: Nichi

Ho ricevuto ieri sera una notizia che mi ha allietato e lusingato. Il sito nichivendola.it ha vinto il Macchianera Blog Awards 2010 come miglior blog politico italiano: migliaia di donne e di uomini hanno deciso di premiare questa piazza virtuale che porta il mio nome, onorandomi di un riconoscimento significativo.

Che non è solo mio. Tutt’altro. Dietro questo sito web ci sono volti, idee e passioni di persone - poche per la mole di lavoro - che quotidianamente si adoperano nell’ombra, con dedizione, pazienza, cura e curiosità. Senza di loro questo spazio su cui mi leggete e da cui vi scrivo non ci sarebbe o non sarebbe così come lo vedete.

Ricordo bene i mesi precedenti al giugno 2008, quando il sito fu per la prima volta on line, quando avvenne il mio approdo in quello che ho chiamato il luogo del possibile: la paura e la timidezza per l’approccio con un mezzo fino ad allora a noi estraneo ma al tempo stesso il loro incoraggiamento, la loro audacia, la loro determinazione. L’inizio di un’avventura collettiva.

Da allora questo sito è stato per me, per noi, una finestra sul mondo, un’antenna di lotte, vertenze, umori, sogni e bisogni. È stata, e questo premio lo conferma, un’attenta sentinella, compagna di viaggio di un progetto di trasformazione e di rinnovamento radicale.

Nichi Vendola

Il suo blog

click blog Nichi Vendola


Complimenti per il premio del miglior blog politico dell'anno,un riconoscimento delle buone idee che stanno suscitando molto consenso tra gli elettori.

Mi auguro che alle prossime primarie del Pd,Nichi Vendola possa vincere e diventare il segretario democratico,poichè solo lui può suscitare ancora speranze per la sinistra italiana.

Con molta stima,

&& S.I. &&

domenica 1 febbraio 2009

Beppe Grillo,unica superstar italiana del web mondiale

Blogger, imprenditori e comici Su Forbes le 25 star del web



Beppe Grillo, unico italiano nella classifica

Con oltre un miliardo di persone che si collegano regolarmente a internet, chi può davvero definirsi una celebrità della rete? A cercare di dare una risposta ci pensa Forbes, la rivista statunitense di finanza ed economia, famosa per le classifiche stilate regolarmente. Nella terza edizione della "top 25 web celeb" ci sono imprenditori del web, blogger, esperti di gossip, studiosi dei media e comici, come Beppe Grillo, primo e unico italiano a comparire nella graduatoria.

Il podio. A vincere per il secondo anno consecutivo è Perez Hilton, al secolo Mario Lavandeira, spietato esperto di gossip e curatore dell'omonimo sito perezhilton.com, dalle cui colonne non manca di commentare con cinismo e sarcasmo tutte le vicissitudini dei divi di Hollywood, divertendosi a "correggerne" le foto con commenti al vetriolo o dettagli artigianali. Lo stesso nome d'arte di Lavandeira deriva da una delle sue vittime preferite, l'ereditiera Paris Hilton, protagonista di centinaia di post nel suo blog.

La medaglia d'argento spetta invece a Michael Arrington, editore e fondatore del blog TechCrunch.com, specializzato nella recensione e analisi dei servizi delle rete, con una particolare attenzione alle start up della Silicon Valley. Techcrunch è oggi uno dei punti di riferimento del panorama informativo sul cosiddetto web 2.0, lettura immancabile per appassionati del settore, investitori e venture capitalist a caccia della prossima "big thing", cioè società che come Google o Facebook partano dal basso per poi diventare uno dei giganti della rete. Il successo di Arrington, dal cui giudizio dipendono in parte le sorti di tante nuove realtà del web, lo ha reso uno dei soggetti più odiati dell'intera blogosfera, tanto che dopo numerose minacce di morte ed episodi sgradevoli, ha deciso di prendersi un mese di vacanza dal sempre più litigioso ambiente delle start up.

Sul gradino più basso del podio si trova Kevin Rose, il 31enne fondatore nel 2004 dell'aggregatore digg.com, che permette agli utenti di segnalare notizie, commentarle e votarle. Il sito, uno dei 100 più visti negli Stati Uniti ma meno conosciuto in Italia, è stato spesso al centro di voci sul possibile acquisto da parte di Microsoft e Google (si parlò di 100 milioni dal motore di ricerca), ma fino ad oggi è rimasto indipendente.

Gli altri. Tra gli altri nomi presenti nella graduatoria, la maggior parte sono "addetti ai lavori" americani: Om Malik (16°), Robert Scoble (11°), Pete Cashmore (5°), Cory Doctorow (5°) e Briam Lim (21°) sono tutti blogger di siti che si occupano di web 2.0 o gadget. Una delle poche eccezioni della classifica è Beppe Grillo, definito dalla rivista "una vera celebrità del web a livello mondiale", il cui blog è disponibile anche in inglese e giapponese.

La rilevazione. Per stabilire in modo il più possibile oggettivo chi si potesse definire una web celebrity, i redattori di Forbes hanno prima creato una lista di 250 persone famose grazie alla Rete, premurandosi di escludere quelli la cui celebrità è precedente all'approdo su internet (come Arianna Huffington dell'Huffington Post) e in seguito hanno valutato cinque fattori. Sono stati presi in considerazione: i risultati di Google, la graduatoria del sito sul sistema di rilevazione Alexa.com, il rank del blog sull'aggregatore Technorati, le citazioni di stampa e tv tratte da Factiva.com e infine il numero di "followers" su Twitter.

Gli esclusi. Come ogni classifica che si rispetti, non poteva mancare la parallela lista degli esclusi. Oltre a numerosi nomi poco noti ai non americani, una pesante assenza è quella di Mark Zuckenberg, il fondatore di Facebook classificatosi ottavo lo scorso anno. Forbes si giustifica affermando che Zuckenberg è stato escluso dai candidati perché ormai la sua fama travalica la Rete. Per quest'anno si dovrà accontentare del 785esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo.

[ da La repubblica ]

Sebbene sia in un momento di leggero ribasso,la rivista americana gli attribuisce il dovuto riconoscimento,non solo per i click del suo blog,bensì per i temi trattati,magari a suo modo,tra il volgare e una certa nevrastenia,condito da un pizzico di populismo,è necessario per qualsiasi visitatore leggere bene tra le righe dei vari post,a volte stile don Chisciotte contro i mulini a vento nella sua personalissima utopia,sicuramente con molte ragioni e qualche critica ha saputo rompere gli zebedei al potere politico e mediatico,non sono passate per anonime le sue concentrazioni di piazza,sicuramente continuerà a destare interesse.

[ post inserito da Kenzo ]

domenica 21 dicembre 2008

Free blogger





Diffondete il filmato e il banner sul vostro blog

[ post inserito da Kenzo ]

domenica 14 dicembre 2008

Appello all'adesione contro il regime,appoggiata da Massimo Fini e Marco Travaglio






di Massimo Fini e Marco Travaglio

Con l’annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un’escalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano.

Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede, all’articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per aggiornarla).

Com’è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto? Non fermando Berlusconi sul bagnasciuga, permettendogli, passo dopo passo, illiberalità e illegalità sempre più gravi. Prima il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) che è il contrario di un assetto liberal-liberista perché ammazza la concorrenza e in un settore, quello dei media televisivi, che è uno dei gangli vitali di ogni moderna liberaldemocrazia. Poi un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio. Quindi le leggi “ad personas”, per salvare gli amici dalle inchieste giudiziarie, “ad personam” per salvare se stesso, il “lodo Alfano”, che ledono un altro dei capisaldi della liberaldemocrazia: l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Infine una capillare, costante e devastante campagna di delegittimazione della Magistratura non solo per metterle la mordacchia (che è uno degli obbiettivi, ma non l’unico e nemmeno il principale della cosiddetta riforma costituzionale), ma per instaurare un regime a doppio diritto: impunità sostanziale per “lorsignori”, “tolleranza zero”, senza garanzia alcuna, per i reati di strada, che sono quelli commessi dai poveracci.

Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento e di quei fantocci che sono i presidenti delle due Camere, padrone assoluto del centro-destra, se si eccettua, forse, la Lega, padrone di tre quarti del sistema televisivo, con un Capo dello Stato che assomiglia molto a un Re travicello, Silvio Berlusconi è ormai il padrone assoluto del Paese e si sente, ed è, autorizzato a tutto. Recentemente ha avuto la protervia di accusare le reti televisive nazionali, che pur controlla nella stragrande maggioranza (ieri, in presenza del suo inquietante annuncio, si sono occupate soprattutto della neve), di “insultarlo”, di “denigrarlo”, di essere “disfattiste” (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlare troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa (mentre lui, il genio dell’economia, non si era accorto, nemmeno dopo il crollo dei “subprime” americani, dell’enorme bolla speculativa in circolazione).

Poi, non contento, ha intimidito i direttori della Stampa e del Corriere (il quale ultimo peraltro se lo merita perché ha quasi sempre avvallato, con troppi silenzi e qualche adesione, tutte le illegalità del berlusconismo) affermando che devono “cambiare mestiere”.

Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo. Che si affermò non in forza dei fascisti ma per l’opportunismo, la viltà, la complicità (o semplicemente per non aver capito quanto stava succedendo) di tutti coloro che, senza essere fascisti, si adeguarono.

Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un’idea, per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c’è solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega.

Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non è più una democrazia. Una democrazia che non rispetta le sue regole fondamentali non può essere rispettata. A questo punto, perché mai un cittadino comune dovrebbe rispettarla, anziché mettersi “alla pari” col Presidente del Consiglio? “A brigante, brigante e mezzo” diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo. O per finirla in modo più colto: “Se tutto è assurdo”, grida Ivan Karamazov “tutto è permesso”.

Massimo Fini
Marco Travaglio

Per aderire: controilregime@gmail.com
(Ricordatevi di dare il consenso a pubblicare i vostri dati)

Le prime adesioni
Gianni Barbacetto
Oliviero Beha (leggi il messaggio)
Furio Colombo
Pino Corrias
Maria José De Lancastre
Peter Gomez
Beppe Grillo
Sabina Guzzanti
Antonio Tabucchi
Vauro

[ dal blog http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/ ]

Preoccupati della situazione,ovvero come dirigersi allegramente verso il regime,tra una barzelletta e sponsorizzazioni al consumismo,gli amici Freedom hanno aderito all'appello di Massimo Fini e Marco Travaglio.

Lo spazio Freedom si fa carico alla diffusione dell'appello.

[ post inserito e sottoscritto da Dalida,Kenzo,Marlow e il titolare dello spazio ]

sabato 13 dicembre 2008

Dal blog di Beppe Grillo,dai disoccupati trentini all'occupazione di scambio in Abruzzo



Cronache dall'Abruzzo da parte di due loschi individui

Le isole felici non ci sono più. Le province di Trento e Bolzano sono anche loro Italia. Un'Italia buffonesca e ciarlatana. Da figli della Lupa siamo diventati figli dello struzzo. Per vedere la voragine dobbiamo caderci dentro.
Gli zoccoli dei bufali di montagna si sentono anche in pianura, sono zoccoli con l'eco. Trentatre trentini entrarono a Trento tutti e trentatre trotterellando. Trentatremila trentini e altoatesini usciranno dalle fabbriche tutti e trentatremila trotterellando. Dove andranno? A fare shopping come consiglia il Governo per rilanciare l'economia? Magari con una social card nuova di zecca?
Le dimensioni della disoccupazione, regione dopo regione, stanno assumendo dimensioni bibliche, al di fuori della umana comprensione. Quali fabbriche rimarranno in piedi tra un anno? E come faranno a mangiare milioni di famiglie? A queste domande nessuno sa rispondere.
Cesare Battisti, se ritornasse in vita, chiederebbe l'annessione del Trentino Alto Adige all'Austria.

PROVINCIA DI TRENTO: 40 mila precari a rischio
GARDOLO: 95 esuberi alla Whirpool (691 in Italia)
BOLZANO-TRENTO: 70 esuberi alla Telecom Italia
FOLGARIDA MARILEVA: a rischio più di un terzo dei 170 dipendenti delle funivie
ALTO ADIGE: 1.340 cassintegrati da ottobre in una serie di aziende
ALTO ADIGE: nel periodo gennaio-ottobre 2007 le domande per i sussidi di disoccupazione erano 12.757, nello stesso periodo del 2008 sono salite a 18.553 (+ 45,3%). Le domande per cassa integrazione sono passate da 5.037 a 6.922 (+37,2%).

[ dal blog di Beppe Grillo ]


Potrà sembrare pazzesco,però sono dell'idea che tutto lo sconquasso economico e occupazionale che ne deriva e ne deriverà,pare un'abile regia per impoverire globalmente il pianeta,parte occidentale naturalmente,in modo tale si azzereranno tutte le conquiste sindacali conquistate dai lavoratori.
Avete sentito anche voi il sindacalista Cisl,affermare che non è possibile scioperare contro la iella,poichè esistono i sindacati che banchettano a tarallucci e vino a palazzo Grazioli,una contro rivoluzione post capitalista per riaffermare l'impoverimento diffuso in occidente,per ripartire da zero e riavere in pugno i lavoratori affamati.

Dal capitalismo in crisi,ad una riedizione riveduta e corretta per ritornare ai vecchi tempi dello sfruttamento,già presente come aperitivo tra i precari.

[ post inserito da Kenzo ]

domenica 7 dicembre 2008

Free internet,Free blog,Free news,No censorship



Hu Jia

Un simbolo del libero giornalismo,arrestato dal regime cinese e ancora in prigione

Può essere interpretato come il segnale definitivo dell'importanza di internet per la libertà di espressione. Per la prima volta i giornalisti online hanno superato i colleghi della carta stampata e degli altri media nella triste classifica del numero di arresti. Secondo l'annuale studio del Committee to Protect Journalists, organizzazione no profit che difende il diritto di informazione, ci sono attualmente 125 giornalisti in prigione in 29 diversi stati del mondo, e ben 56 di questi lavoravano su testate online o alla redazione di blog personali.

"Il giornalismo online - dichiara il direttore esecutivo del Cpj Joel Simon - ha cambiato il paesaggio dei media e il modo di comunicare con gli altri. Ma il potere e l'influenza della nuova generazione di giornalisti online ha catturato l'attenzione dei regimi repressivi di tutto il mondo che hanno accelerato il contrattacco".

I numeri raccolti dal Cpj parlano chiaro: dopo anni in cui era la carta stampata la principale portavoce della stampa libera nel mondo, i nuovi media hanno compiuto il sorpasso, anche grazie alla minore necessità di investimenti (si parla spesso di freelance e non di dipendenti di aziende editoriali) e alla difficoltà di essere controllati. Lo stesso rapporto riconosce inoltre come non sia stata applicata una rigida definizione di "giornalismo online", ma si sia provveduto a verificare quanto il lavoro di blogger e scrittori fosse di natura giornalistica, cioè basato sul racconto e l'analisi di fatti reali.

"L'immagine del blogger solitario che lavora a casa in pigiama può essere affascinante - continua Simon - ma quando le autorità bussano alla porta, essi sono soli e vulnerabili. Il futuro del giornalismo è online e adesso siamo in guerra contro i nemici della libertà di stampa che usano le prigioni per definire i limiti del dibattito pubblico". Dopo i blogger e i giornalisti online, i più perseguitati risultano i professionisti della carta stampata (42% di arresti) mentre televisione, radio e documentari seguono rispettivamente con il 6, il 4 e il 3%.

Se si registrano novità rilevanti per la tipologia dei media colpiti, non altrettanto si può dire per i paesi dove il bavaglio alla libera stampa risulta più soffocante. Per il decimo anno di fila il primo posto spetta alla Cina, che ospita nelle sue carceri ben 28 giornalisti, 24 dei quali lavoravano su testate online. I numeri dimostrano come le pressioni sul regime di Pechino in occasione delle Olimpiadi non abbiano avuto effetto, visto che nel rapporto del 2007 risultavano esserci 29 giornalisti in stato di arresto, solo uno in più di oggi. Tra i casi più rilevanti nel paese asiatico, che da solo ha imprigionato quasi la metà dei giornalisti online del mondo, c'è la storia di Hu Jia, freelance condannato a tre anni e mezzo di reclusione per alcune interviste rilasciate ai media stranieri molto critiche nei confronti del Partito Comunista Cinese.

A poca distanza dalla Cina c'è Cuba con 21 arrestati (erano 24 nel 2007). Chiude il podio la Birmania con 14 imprigionati. Proprio il paese del sud-est asiatico ha raddoppiato in un anno le cifre, procedendo contro alcuni professionisti responsabili di aver diffuso notizie e immagini degli effetti del ciclone Nargis sul paese. Nessun sostanziale cambiamento neppure nelle accuse avanzate: per il 59% dei giornalisti il reato è la violazione di segreto di Stato o l'attività anti patriottica, ma per il 13% degli accusati non viene avanzata alcuna accusa formale, costringendoli a rimanere in carcere per lunghi periodi senza un processo. Unica nota positiva nel rapporto, il numero complessivo di giornalisti in prigione, in calo per il secondo anno consecutivo e passato dai 134 del 2006 agli attuali 125.

[ notizia tratta da la repubblica ]

Mi sovviene il recentissimo intendimento del messia di arcore a riguardo,cioè di voler organizzare un G vattelapesca per controllare l'attività in rete,ce lo abbiamo in casa il nostro censore,l'occidente fino a poco tempo fa intendeva esportare democrazia,con i risultati ben evidenti,la prossima frontiera pare sia il controllo della rete.

Incrociamo le dita che non gli vadano dietro,anche se non mi meraviglierei se ottenesse successo,almeno da una certa parte di potere politico.



Vauro



[ post pubblicato da Kenzo ]

sabato 6 dicembre 2008

Dal blog di Beppe Grillo,Lester Brown e l'economia impazzita



Piccola introduzione e traduzione del discorso


Il blog ha intervistato Lester Brown, presidente dell'Earth Policy Institute, autore del libro "Plan B 3.0" e vincitore di numerosi premi per la preservazione dell'ambiente. Il Washington Post lo ha definito "uno dei più influenti opinionisti del mondo".
Le sue parole in questa Italia delle centrali nucleari, dei rigassificatori, degli inceneritori, delle discariche tossiche, dell'eliminazione degli incentivi sulle energie alternative e della ritrattazione degli impegni di Kyoto sembrano venire da un altro pianeta. Ma è lo stesso in cui abitiamo noi. Ne abbiamo uno solo sacrificato al consumo e al guadagno. Lo psico(nano)spacciatore di consumi e di programmi televisi usati ha il controllo dell'informazione. Ma il pianeta se ne frega della sua informazione.
Scaricate Plan B 3.0

Testo:
"La sola cosa più importante che i governi devono fare è costringere i mercati a dire la verità. Il mercato fa bene molte cose. Una cosa che non fa bene è includere i costi indiretti (nei prodotti, ndr). Per esempio, nell’acquistare un litro di benzina, paghiamo il costo dell’estrazione del petrolio, il trasporto alla raffineria, la raffinazione del petrolio in benzina, il trasporto della benzina al distributore. Non sosteniamo il costo del trattamento delle infezioni alle vie respiratorie causate dal respirare aria inquinata, non paghiamo il costo dei danni da pioggia acida, certamente non paghiamo i costi del cambiamento climatico.
Quando il governo britannico chiese a Sir Nicholas Stern, ex economista capo della Banca Mondiale, di stimare i costi delle conseguenze del cambiamento climatico, sottolineò come il cambiamento climatico fosse il risultato di un gigantesco fallimento del mercato. Intendeva dire che, non avendo conteggiato il costo dei cambiamenti climatici nel prezzo della benzina o del carbone, la generazione successiva si trova a fronteggiare costi enormi causati dal cambiamento climatico: lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare, tempeste sempre più violente e via dicendo. Abbiamo bisogno di costringere il mercato a dire la verità. Dobbiamo includere i costi indiretti. E ora sappiamo quali sono.
E dobbiamo farlo riducendo le tasse sul reddito e aumentando le tasse sull’emissione di CO2. Va fatto progressivamente, in un arco di 10-12 anni, così la gente saprà cosa aspettarsi e pianificherà opportunamente le proprie scelte. Altri preferiscono l’approccio del mercato di anidride carbonica: imponi un limite alle emissioni e rendi negoziabili i diritti ad inquinare.
È quello che ha cercato di fare l’Europa, ma non si è dimostrato molto efficace. La maggior parte degli economisti predilige la via della riprogettazione delle aliquote fiscali. È il sistema più efficace per ristrutturare l’economia e per costringere il mercato a dire la verità sulla questione ambientale. Viaggiando per il mondo mi sento chiedere spesso: cosa posso fare, cosa devo fare? E penso che la gente si aspetti che risponda: ricicla il tuo giornale, o sostituisci la lampadina una a maggiore efficienza.
E certamente sono azioni importanti. Ma ora ci troviamo di fronte all’esigenza di ristrutturare l’intero sistema economico. Dobbiamo costringere il mercato a dire la verità sulla questione ambientale. E ciò significa diventare politicamente attivi.
Per decine di anni noi ambientalisti abbiamo parlato di salvare di pianeta. Ora parliamo di salvare la civiltà stessa.
Perché la pressione crescente di problemi quali il picco del petrolio, l’innalzamento del costo del petrolio, scarsità di cibo, scarsità di acqua e tutti i problemi connessi al cambiamento climatico, spaventano un numero sempre crescente di governi in via di fallimento spingendo il mondo verso una situazione in cui il mondo stesso potrebbe diventare incontrollabile.La salvezza della civiltà non è uno sport da spettatori. Non possiamo sederci ad aspettare che qualcuno lo faccia al posto nostro. Tutti abbiamo un interesse in gioco. Tutti abbiamo figli o nipoti. E dobbiamo pensare a ciò che dobbiamo fare e a quanto velocemente dobbiamo farlo, per salvare la civiltà.
arliamo da un sacco di tempo di sviluppo sostenibile. L’alternativa allo sviluppo sostenibile è lo sviluppo insostenibile, che è la decrescita economica e il fallimento. E se guardiamo retrospettivamente alle precedenti civiltà ci rendiamo conto dei problemi ambientali che non sono stati in grado di gestire. Per i Sumeri si è trattato della concentrazione salina nel terreno. Tentarono di gestirla passando dalle colture di frumento a quella dell’orzo.Ma il livello di salinità continuò ad aumentare portando alla scomparsa delle colture di orzo e della civiltà stessa. Con i Maya si tratto di erosione del suolo, a causa del disboscamento e dell’eccessivo sfruttamento agricolo. Con il declino del sistema di produzione di cibo, scomparve anche la civiltà Maya. Ora tutto è giungla. E le terre dove vivevano i Sumeri sono desertificate. Sappiamo dall’esperienza che se le civiltà non sono in grado di gestire i problemi ambientali, questi portano al declino della civiltà stessa.
Beppe, voglio ringraziarti per il tuo interesse e per il tuo sostegno al tema ambientale. Vorrei ricordarti quando all’inizio del 2006, quando uscì Plan B 2.0, pubblicammo un estratto di qualche centinaio di parole del libro sul tuo blog. Quel post portò una tale mole di traffico sul nostro sito che il server cedette e lo dovemmo rimpiazzare con uno dieci volte più potente. Fu straordinario notare come questo fosse accaduto a partire da un blog al di fuori degli Stati Uniti. Poi abbiamo iniziato a fare delle ricerche e abbiamo visto come il tuo blog sia uno dei più potenti al mondo. L’idea stessa che un individuo possa competere con le principali testate di informazione, la BBC, la CNN, supera l’immaginazione di chiunque. Trovo lodevole il tuo tentativo di realizzare questo straordinario mezzo di informazione e siamo felici di poter lavorare con te.
Insieme credo che possiamo davvero invertire la rotta. Ma non abbiamo molto tempo. Dobbiamo agire in fretta e coinvolgere tutti!
Congratulazioni per quello che stai facendo. Grazie davvero tanto!" Lester Brown, autore di Piano B 3.0

[ dal blog di Beppe Grillo ]

Nel leggere le parole di Brown si può intravedere quale strada prendere a livello mondiale per evitare l'irreversibile distruzione del pianeta e nelle più rosee previsioni,un robusto ridimensionamento dell'homo sapiens.
Se poi alcuni paesi,tra cui l'Italia con la piazza "d'onore",evitano i buoni propositi di soluzioni ambientali,non puntando sull'energia rinnovabile,solare,eolica,questi sono gli esempi più importanti,pazienza,possiamo augurarci che il traino della maggioranza dei paesi virtuosi riescano a coinvolgere seppur in ritardo i paesi che se ne "impippano".
La notizia di ieri riportata su questo blog, è il premio vergogna assegnato all'Italia,Fossil of the day award,riportato fedelmente su questo spazio.

@@ post inserito da Dalida @@

mercoledì 3 dicembre 2008

Liste civiche a cinque stelle,by Beppe Grillo



I requisiti per chi vuole costituire una lista sono:

- all'atto della sua candidatura e nel corso dell’intero mandato elettorale, ogni candidato non dovrà essere iscritto ad alcun partito o movimento politico
- ogni candidato non dovrà avere riportato sentenze di condanna in sede penale, anche non definitive
- ogni candidato non dovrà avere assolto in precedenza più di un mandato elettorale, a livello centrale o locale, a prescindere dalla circoscrizione nella quale presenta la propria candidatura
- ogni candidato dovrà risiedere nella circoscrizione del Comune per il quale intende avanzare la propria candidatura
- per le elezioni comunali dei capoluoghi di provincia, i candidati potranno risiedere in uno dei comuni appartenenti a quella provincia
- ci potrà essere una sola Lista Civica a Cinque Stelle per Comune
- le Liste Civiche potranno unirsi per la gestione del Comune ad altre liste o raggruppamenti politici in cui non siano presenti dei condannati.

[ dal blog di Beppe Grillo ]

L'iniziativa è imperniata su buoni intendimenti,giovani o meno giovani,le liste saranno composte da personaggi freschi alla politica,cominciare dai comuni,nelle realtà locali sarà decisivo,se effettivamente è il buono che avanza,il futuro lo stabilirà.
Da non sottovalutare che gli incarichi saranno ad un limite di due mandati,garantirà il rinnovamento e la fine della politica di professione,toccherà stabilire se il turn over,così in breve tempo non porterà al dilettantismo politico,un vecchio detto afferma,che non si nasce imparati,potrebbe essere un vero limite delle liste civiche organizzate dalla superchioccia Grillo,almeno come supervisore.

Fare delle previsioni sul successo delle liste è prematuro,ma una buona percentuale d'esordio pare probabile,è il lavoro che li attende ad essere decisivo,la popolazione dei comuni potrà verificare l'aria nuova o l'impotenza di scalfire il solito potere,con tutta probabilità molto potente e capace di trasformarsi sapientemente.

Auguri,qualcosa di nuovo esiste,mancano le verifiche descritte.

[ post inserito da Kenzo ]

mercoledì 19 novembre 2008

Facebook,impossibile non diventarne prigionieri



Prima erano le email. Poi le chat e la messaggeria istantanea. Adesso i social network. Facebook primo fra tutti, visto che è il numero uno al mondo per contatti. Più si diffondono questi sistemi digitali che permettono di comunicare sempre, con chi si vuole e in qualsiasi momento, più aumentano i casi di persone che ne rimangono intrappolati: si passa troppo tempo a controllare se sono arrivati messaggi o a scriverne, il multi-tasking ci sfinisce e ci distrae; per non parlare della perdita della propria intimità. E se molti non riescono più a lavorare o cercano una via d’uscita per tornare alla loro vita «normale», sempre più aziende, oltre alle amministrazioni pubbliche, valutano di oscurarne l’accesso.

Già: ma nell’era di Facebook, la vita normale non c’è più. Secondo lo scrittore Andrea Bajani, che confessa di esserne stato «irretito», aderire al social network più «in» del momento può rivelarsi un errore difficilmente rimediabile: «Dopo due mesi ho chiesto ai miei amici di uscirne. E loro disperati mi hanno detto che non sanno come fare, che ci hanno provato, ma non capiscono come si fa».

Il social network più diffuso al mondo, creato nel 2004 dallo studente di Harvard, Mark Zuckerberg, che ha sorpassato il suo diretto concorrente MySpace con versioni in più di 20 lingue, 125 milioni di iscritti e un valore pari a 16 miliardi di dollari, in Italia è un fenomeno esploso quest’anno (+961%). Il segreto del suo successo? «Facile, immediato, personalizzabile» dicono gli utenti, tramite il passaparola. Che qui è un meccanismo tanto efficace quanto infernale. Per entrare basta compilare un profilo con qualche dato ed eventuale foto: ci si connette con conoscenti, amici o amici degli amici, persone con interessi in comune. Fioccano gli ex compagni di scuola, i commilitoni, gli ex fidanzati, i fans, i tifosi, le goliardate, ma anche le comunità culturali o con interessi politici. Si chiacchiera, li si mette al corrente di quello che si fa, volendo anche minuto per minuto: ci si può collegare persino col telefonino, per aggiornare il proprio status. In qualsiasi momento si possono aggiungere altri elementi. Dipende dall’obiettivo che si vuole raggiungere.

L’utilità? Prezioso per farsi conoscere e trovare lavoro, assistenza, contatti utili. Non a caso Obama ha puntato anche su questo sistema di relazioni per farsi eleggere alla Casa Bianca. E’ gara di adesioni anche tra i politici italiani: Maria Stella Gelmini conta oltre 8 mila sostenitori, più di Walter Veltroni. Da quando il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, per diffondere il Vangelo fra nuovi adepti ha aperto il suo «profilo», ha già 5 mila «amici». Si possono creare applicazioni aggiuntive: Don Paolo Padrini segnala di averne creata una, PrayBook, per diffondere pagine di Vangelo. In tutt’altra direzione l’attore Gianmarco Tognazzi, che su Facebook fa rivivere suo padre Ugo perché «aveva molta paura di essere dimenticato». E abbondano le sfide sui territori. L’ultima? Trento vuol battere il record di New York: mille utenti incontrati nella realtà.

Ma bisogna sapere che si è imboccata una via senza ritorno nel momento in cui si è inserito il proprio indirizzo e-mail, obbligatorio. Meglio darne uno di seconda scelta, assolutamente non raccomandabile l’account aziendale. Perchè è lì che si viene tempestati di inviti di presunti «amici» (ma lo sono davvero?) a rispondere ai messaggi e partecipare agli «incontri». Ed è lì che incomincia l’inferno per chi vuole stare tranquillo: se si tiene aperto l’account di posta, è un continuo ricever messaggi, che distraggono dalle proprie attività e invadono la propria intimità nei momenti più inopportuni. «Certo, a reclamare intimità ci vuole coraggio, visto che ci si è sottoposti a tutto questo volontariamente» commenta Giulia Stasi, 26 anni, italo-americana newyorkese che vive tra Italia e Usa sempre collegata a Facebook per tenersi in contatto con gli amici. Giulia ammette che «il vero rischio è la compulsività che genera». Eppure, come gran parte della sua generazione digitale, lei è convinta di saper staccare la spina quando serve. E offre consigli per non restare prigionieri di Facebook.

«Per salvarsi, non bisogna raccontare cosa fai a tutti. Meglio ancora, non bisogna farsi tutti amici». Perché è facile che ci siano - per esempio - i tuoi capi, che scoprono che non stai lavorando. Soprattutto, bisogna stare attenti a non raccontare bugie: è facile che ti scoprano le persone sbagliate («Eri al lavoro? Ma se su Facebook hai detto a tutti che eri a fare shopping!»).

C’è poi l’incubo degli inviti: «E’ meglio non accettare un invito da qualcuno che non conosci bene, piuttosto che cambiare idea dopo e fartelo nemico», spiegano i facebooker. Già: perché si può cambiare la lista degli amici, disattivandoli dal proprio profilo, ma loro se ne accorgono e ci rimangono male. Come i bambini di una volta che dicevano: «Non ti faccio più mio amico». Da adulti, è imperdonabile. Guai a non conoscere queste regole. E’ possibile ottenere l’espulsione di elementi indesiderati additandoli alla comunità. A dirla tutta, è possibile anche auto-espellersi: basta aprire il proprio profilo e selezionare l’opzione «Non voglio più esserci». Già: il problema è che quando si è dentro, non si riesce a concepire di uscirne.

TRE DOMANDE SU FACEBOOK A SHERRY TURKLE,
L'ANTROPOLOGA DEL CYBERSPAZIO
Noi adottivi del digitale abbiamo nostalgia di privacy e lentezza

La sociologa Sherry Turkle, guru del Mit nota come «l’antropologa del cyberspazio» dall’alba del Web, ha scritto due volumi di una trilogia sul rapporto che abbiamo con le tecnologie e il suo primo, già di dieci anni fa, intitolato «La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell'epoca di Internet» è ancora attuale.

Che impatto hanno tecnologie come Facebook?
«Le tecnologie digitali contemporanea sono intime, disegnate per andare al cuore di chi siamo come persone e delle nostre relazioni. Ma bisogna ricordarsi che hanno una doppia natura. Da una parte, ti isolano. Dall’altra, per certe azioni collettive, non se ne può fare più senza, e l’impatto di Facebook sull’elezione di Obama ne è solo un esempio. Occhio però: perchè lo stesso modello è cooptabile da persone che vorrebbero portarci via le libertà civili e minare la democrazia».

Lei avverte che c’è il rischio di assuefazione, ma è contraria alla definizione di «Net-dipendenza». Perchè?
«Perchè quando si parla di tecnologie come dell’abuso di sostanze, si dimentica la parte più interessante del problema: i ragazzini dell’era dell’instant messaging si mandano in media 2.500 messaggi al mese. E’ tanto, ma il punto è: a chi scrivono, perchè, cosa si dicono, e come cambia il modo in cui si percepiscono? Spesso vivono situazioni complicate e restano in contatto con gente che li aiuta a costruirsi identità di sviluppo sane».

Lei sostiene che in rete abbiamo una «seconda identità». Che cosa significa?
«E’ quella che non può più fare a meno della comunicazione istantanea, nè sul lavoro nè a casa o con gli amici. Per avere questo, la nostra seconda identità ha rinunciato alla privacy e alla lentezza, di cui invece ha nostalgia la nostra identità precedente. I nativi digitali non hanno di queste crisi, ma noi adottivi del digitale viviamo un conflitto interiore».

[ notizia tratta da la stampa ]

Una diffusione globale,agli albori pareva un'esperienza tra ragazzi,una estensione di una comunissima chat,poi l'esplosione che ha diverse complicazioni,dal coinvolgimento eccessivo,ai rischi di privacy,il particolare che non si riesce a cancellare contatti è grave,anche le aziende stanno ricorrendo ai ripari,complice l'assidua frequentazione degli impiegati,organizzando l'impossibilità di accesso.

Se ancora come me,non avete organizzato il vostro ingresso nel social network,forse meglio starne alla larga.

@@ post inserito da Dalida @@

Dal blog di Piero Ricca,intervista al volo a Beppe Grillo



L’altro giorno Beppe Grillo era a Milano per un giro in bicicletta per le vie del centro. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, l’abbiamo raggiunto in strada, davanti a un semaforo rosso, per chiedergli un chiarimento sulla questione della bocciatura delle firme referendarie. Beppe ha risposto che non sa ancora nulla di preciso, subito dopo è passato a evidenziare il fatto che le firme del primo V day sono in parlamento, dal quale attende di essere convocato. Occorre chiarire però che una proposta di legge popolare (qual è quella del primo V day) è interamente nelle mani del parlamento, con le conseguenze del caso, mentre il referendum – prospettato per mesi da Grillo come una mazzata micidiale al sistema - sarebbe stato nelle mani dei cittadini. Non c’era il dubbio in corso d’opera che la regolarità della raccolta fosse a rischio per via della tempistica pre-elettorale? Beppe riconosce il problema, ricorda che alcuni sostenevano di sì e altri, tra i quali i suoi legali, di no. E nel dubbio è andato avanti. Ma non c’è da preoccuparsi, dice, tanto il sistema dei media tradizionali sta per morire in quanto la pubblicità si sta spostando in rete. Ma questo cambiamento produrrà un automatico miglioramento qualitativo dell’informazione? Alcuni osservatori ne dubitano. Lui sembra esserne certo. E allora, domando, che bisogno c’era di convocare i referendum? Solo per accelerarne l’agonia, risponde Beppe. Un’agonia lenta, visto che l’ottanta per cento degli italiani a tutt’oggi ha come fonte esclusiva di informazione la tv. Dirà qualche parola di chiarezza ai tanti che hanno lavorato ai tavoli referendari e alla certificazione delle firme? Beppe promette di sì, appena saprà qualcosa. Ottenuta questa promessa, gli sottopongo al volo un altro paio di questioni. Lui - com’è noto - sostiene che la vera informazione è solo in rete (l’altro giorno sul suo blog mi ha addirittura indicato – bontà sua - come uno dei “veri giornalisti”). Io non sono d’accordo: penso che il web sia uno strumento straordinario, non la terra promessa. L’informazione non è solo libera espressione: richiede professionalità, competenza, organizzazione. Un conto è gestire un blog personale, altro conto fare informazione attendibile e documentata. Fate il calcolo: quante notizie e quante inchieste documentate quotidianamente vi vengono direttamente dal web e quante dai media tradizionali e dai loro prolungamenti on line? Altro tema: la rappresentanza. Beppe sostiene che gli attuali partiti sono morti. L’alternativa? secondo lui sono le liste civiche comunali e i “comuni a cinque stelle”, tutti in rete. Io penso che i partiti svolgono una funzione fondamentale e se gli attuali partiti non ci piacciono (su questo siamo d’accordo) dobbiamo cambiarli dall’interno o fondarne altri, perché il potere istituzionale prevalente resta nelle mani del governo e del parlamento, non è dei comuni. Gli domando: perché non hai fatto una lista civica nazionale alle ultime elezioni per portare alcune decine di persone serie in parlamento? Beppe risponde che in parlamento c’è già Di Pietro mentre lui vuole “scavare dal basso”. Ma allora - se sostiene Di Pietro - non è chiaro perché alle ultime elezioni abbia invitato a non votare sostenendo che erano tutti uguali. Altra questione: ha senso continuare a mescolare linguaggio, stile, modalità dello spettacolo con linguaggio, stile, modalità della politica? Beppe ricorda di essere solo un comico e pensa che questa critica di Daniele Luttazzi corrisponda a una visione pessimistica che non condivide. Il problema però è che nell’attuale deserto moltissimi giovani lo vedono come un punto di riferimento politico e questa confusione di ruoli e di percezione difficilmente può costituire un fattore di rinnovamento della politica. Il dialoghetto si conclude con Beppe che mi dice: “tu sei sempre stato un po’ contro la rete”, e sostiene di ricordare al riguardo un’intervista che avrei rilasciato a Riccione. Vediamo. Curo personalmente questo blog da due anni e mezzo, scrivo su siti web di informazione da molti anni, più o meno dall’epoca in cui lui spaccava i computer durante gli spettacoli, e tra parentesi non vado a Riccione da quando avevo diciott’anni. Posso mai essere contro la rete? Mettere in dubbio l’idolatria del web (come ogni idolatria) è cosa assai diversa.

Ci siamo lasciati con la promessa di una conversazione riflessiva su questi temi. Spero davvero che si possa fare, dove e quando vuole, possibilmente in pubblico. Per contribuire alla chiarezza. Chiedeteglielo anche voi.

[ dal blog di Piero Ricca ]

http://www.pieroricca.org/

Il mio commento


Condivido i dubbi di Piero sull’effettiva estinzione dell’informazione di regime,sono potenti e lo saranno per molto tempo ancora,interagire in rete comporta tempo,una certa fatica e disponibilità,senza trascurare una certa onestà e professionalità.

Beppe Grillo ha un ruolo importante e lo avrà nei prossimi anni,la rete anche grazie a lui ha preso per chi la vuole interpretare un ruolo consapevole.senza di essa,sarebbe una lunga notte buia,il suo ottimismo non penso sia sincero,condivido però la creazione dei movimenti meet up e le liste civiche,da considerare come l’anno zero di una nuova generazione di politica seria,diversamente non sarebbe possibile,il cancro con le sue metastasi coinvolgerebbe chiunque si immerga nei partiti convenzionali.

Probabilmente tra alcuni decenni,le attuali perplessità saranno un ricordo.

Saluti

Commento di Kenzo — 19 Novembre 2008 #

mercoledì 5 novembre 2008

Dal blog di Beppe Grillo,l'insopportabile pesantezza di Obama

Prima parte con traduzione in italiano



Seconda parte con traduzione in italiano



Obama ha vinto. Sono contento, ma soffro più di prima. Obama ha dichiarato: “Gli Stati Uniti sono il posto dove tutto è possibile”. Guardo il mio Paese dove niente è possibile. Un piduista capo del Governo. Un’opposizione indecente. L’informazione sotto controllo. E mi viene il magone.
Obama, giovane, colto, slanciato, intelligente, di colore, parla di futuro, di innovazione. “Il cambiamento è arrivato”, ha detto. “La nostra vittoria è partita dal basso”. Da noi quando arriverà? Gerontocrazia e oligarchia regnano. I Berlusconi, i Napolitano, i Gelli, gli Andreotti sono vecchi che viaggiano tra i 70 e i 90 anni. Vogliono vivere in eterno, fino a 120 anni.
Il Paese è una stanza piena di aria viziata. Il puzzo del potere ci ha contagiato. Non sentiamo più il nostro stesso odore. Chi vuole aprire la finestra, portare venti di cambiamento, puliti, onesti, viene massacrato come fu Borsellino, come fu Ambrosoli. O emarginato, combattuto dalle istituzioni e dai media. Come De Magistris, come la Forleo.
Immaginate Obama che, come primo atto di Governo, dichiara la sua immunità per legge per salvarsi da un processo di corruzione. Durerebbe poche ore, poi dovrebbe fuggire all’estero. Pensate a Obama che parla di inceneritori e di centrali nucleari, avrebbe vinto McCain. Obama è una speranza, Veltrusconi una condanna.
Mi sento addosso un senso insopportabile di pesantezza. Avverto più di prima un tanfo di arteriosclerosi nelle strade. L’Italia stanotte è invecchiata di colpo. Ci guardiamo allo specchio e ci spaventiamo. Cosa siamo diventati? Cosa ci aspetta senza un cambiamento radicale? La Rete ha annunciato per prima la vittoria di Obama, 3.000 comuni italiani su circa ottomila sono senza ADSL. Peggio dell’Africa, ma con il digitale terrestre d’antiquariato.
Scusate, devo riprendermi. Obama mi ha tirato un colpo basso, da oggi sarà più difficile capire perché viviamo, perché dobbiamo vivere in questo sfascio. La Rete è stata fondamentale per la sua campagna, è un segnale della fine dei giornali e delle televisioni. La rivoluzione in Italia, se ci sarà, non sarà televisiva. Informiamoci e informate in Rete, senza sosta. Forse la finestra si spalancherà, belin. Loro non molleranno mai, noi neppure.

Postato da Beppe Grillo

Il commento personale

Ogni paese ha il governo che si merita,è opposizione naturalmente,non è frutto d'una imposizione,evidentemente la classe dirigente è lo specchio del paese,dove le persone virtuose sono una minoranza,funziona alla grande il fotti,altrimenti vieni fottuto,prendiamone atto,denunciamo all'infinito questo stato di cose,ma senza avvilirsi,in ogni assemblea la maggioranza vince,un certo fair play anche con infinito disgusto è necessario,altrimenti ci si accorcia notevolmente la vita per le varie incazzature.

Altra strada quella definitiva,è quella d'andarsene.

Kenzo Friends 05.11.08 23:08|