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giovedì 22 settembre 2016
La personale soddisfazione del NO alla candidatura Roma 2024
E per cio' che riguarda la minaccia del risarcimento adombrato da Malago'
Ma quale risarcimento del kaiser,i quattrini che hanno speso sono affari loro,il movimento è sempre stato chiaro già dal 2015,che se avessero vinto le elezioni la candidatura delle Olimpiadi saltava.
Hanno deciso i romani con oltre il 60% dei consensi,hanno votato 5S anche per questo motivo,al contrario se avesse vinto Giachetti il bengodi poteva continuare,fortunatamente non è stato così.
Buona parte degli italiani ringraziano,anche perchè gli enormi debiti di queste manifestazioni li pagano tutti i contribuenti.
I.S.
iserentha@yahoo.it
domenica 7 febbraio 2016
WeCity:L'App comunity nell'arginare Pm10 e anidride carbonica nelle città
CLICK NEWS IL FATTO QUOTIDIANO
Ho letto su playstore che ci sono stati 5000 download,mi auguro che si moltiplicheranno,non per i premi ma per creare una coscienza di mobilità all'interno delle città,meno pm10 e anidride carbonica per la salute dei polmoni di tutti quanti.
I.S.
iserentha@yahoo.it
giovedì 7 gennaio 2016
Oh pofferbacco! La Cina è andata in affanno
Oh pofferbacco!! La globalizzazione stracciona si sta accorgendo che portare tutto il produttivo immaginabile in oriente alla fine porta allo stallo.
E dire che già almeno una decina d'anni fa era già comprensibile il destino che stiamo vivendo,poichè da una parte arricchisci pochi e li fai lavorare 18 ore al giorno per un tozzo di pane,dall'altra rendi ulteriormente poveri interi continenti e ti accorgi che nessuno o pochi comprano.
Mannaggia sto capitalismo da encefalogramma piatto...
I.S.
iserentha@yahoo.it
venerdì 4 luglio 2014
L'Algeria del calcio dona nove milioni di dollari ai bambini di Gaza
Islam Slimani
Il gol dell’Algeria: 9 milioni di dollari ai bambini di Gaza
di Tommaso Rodano
La favola della nazionale di calcio algerina non è finita con l’eliminazione dai Mondiali. Ieri le “volpi del deserto” hanno aggiunto un nuovo capitolo alla loro storia, che in Brasile era stata interrotta dalla sconfitta contro la Germania: l’attaccante Islam Slimani ha annunciato che il premio ricevuto dalla squadra per essersi qualificata agli ottavi di finale della Coppa del Mondo, sarà donato per intero al popolo palestinese della Striscia di Gaza. Il bonus che spettava ai giocatori è di 9 milioni di dollari: i soldi saranno impiegati per dare un aiuto concreto ai bambini della regione, che vivono in condizioni di indigenza cronica. Slimani lo ha reso noto tramite il profilo Facebook della nazionale algerina: i piccoli di Gaza, ha scritto l’attaccante, “ne hanno sicuramente più bisogno di noi”. La notizia ha fatto il giro dei social network e dei notiziari internazionali, ed è stata accolta con enfasi e ammirazione soprattutto nel mondo arabo. Una scelta fortemente simbolica, nei giorni in cui la tensione nella regione è tornata a livelli altissimi, dopo che il rapimento e l’uccisione di tre ragazzi ebrei ha scatenato le rappresaglie israeliane. Nella Striscia, controllata da Hamas, vivono sotto l’assedio israeliano più di un milione e mezzo di palestinesi. Moltissimi sono minori. Le condizioni di povertà sono raccontate quotidianamente dalle organizzazioni internazionali: l’embargo rende difficile il reperimento di beni di prima necessità e medicine.
I giocatori algerini, già accolti come eroi al ritorno in patria, si confermano i beniamini del mondo arabo, che già li aveva adottati durante il loro sorprendete exploit ai Mondiali brasiliani. L’Algeria ha raggiunto una storica qualificazione agli ottavi di finale, dove si è arresa alla Germania con una sconfitta di misura (2-1) e solo dopo i tempi regolamentari. Le volpi del deserto sono uscite a testa alta e sono state l’unica squadra africana a superare il turno dei gironi. I calciatori di Camerun e Ghana hanno protestato platealmente per ottenere i premi e hanno deluso sul campo, l’Algeria, ha sopreso tutti con prestazioni al di là di ogni aspettativa e poi ha donato il denaro a una regione in ginocchio.

Difficile trovare raffronti con i cosiddetti milionari in mutande,e sarà anche difficile che ci saranno emulazioni a riguardo.
Chapeau!
per eventuali notifiche - iserentha@yahoo.it
martedì 10 aprile 2012
Ikea:Produzioni mobili in Italia per un miliardo di euro
La mossa del colosso svedese:24 fornitori si aggiudicano l'arredolegno finora fatto in Asia
L'ad: l'art. 18 non è il problema
Ikea crede nell’Italia al punto da delocalizzare al contrario. La multinazionale svedese dell’arredamento ha infatti trasferito alcune sue produzioni dall’Asia all’Italia, in particolare in Piemonte. Ikea si conferma così, con 24 fornitori italiani per circa 1 miliardo di euro di acquisti, «il primo cliente della filiera italiana dell’arredolegno».
«Ikea è alla ricerca continua di possibili sviluppi degli acquisti in Italia che punta a incrementare - commenta Lars Petersson, amministratore delegato di Ikea in Italia -, recentemente abbiamo individuato nuovi partner italiani che hanno preso il posto di fornitori asiatici, grazie alla loro competenza, al loro impegno e alla capacità di produrre articoli caratterizzati da una qualità migliore e a prezzi più bassi dei loro concorrenti asiatici».
Anche nel 2011 (l’anno per il gruppo svedese si chiude ad agosto, ndr) Ikea compra in Italia più di quanto vende nei suoi negozi nella penisola: l’8% del volume degli acquisti del gruppo nel mondo viene effettuato in Italia, ma il mercato italiano copre solo il 7% del volume delle vendite mondiali. La quota dell’8% sale ben al 34% sulle cucine: una cucina su tre tra quelle vendute in tutto il mondo è prodotta in Italia. Le cucine fanno la parte del leone, ma Ikea in Italia acquista un gran numero di prodotti: elettrodomestici, camere da letto, scaffalature, librerie, bagni. L’80% degli acquisti in Italia sono mobili, e solo il 20% complementi d’arredo.
Le prime tre regioni italiane da cui si approvvigiona corrispondono ai maggiori distretti del settore: dal Veneto proviene il 38% degli acquisti in Italia, seguono il Friuli con il 30% e la Lombardia con il 26%. Ikea acquista nel solo nordest d’Italia più che in Svezia o Germania, e la ricaduta occupazionale collegata a queste commesse produttive è stimabile attorno ai 2.500 posti di lavoro. «Se a questi si sommano i 6.600 dipendenti della rete commerciale e logistica e l’indotto generato dai punti vendita, si ottiene una ricaduta occupazionale in Italia pari a circa 11.000 posti di lavoro», sottolinea il gruppo svedese che con questi dati celebra la Settimana del Mobile a Milano. Parla anche del mercato italiano, l’ad, che a Radio 24 spiega: «Per l'Ikea non è un problema l'articolo 18, ma è l'incertezza dei tempi della burocrazia e della politica».
Guardando ai progetti per il futuro, a breve verrà aperto il negozio abruzzese di San Giovanni Teatino, che porterà a 20 i punti vendita in Italia.
La sottolineatura di investire in Italia a prescindere dall'articolo 18 è ancor più meritorio,le ragioni delle difficoltà italiane gli svedesi non le mandano a dire,fortunatamente non la pensano tutti come quella gran donna della Marcegaglia,spalleggiata dai sobri tecnici...
I mobili Ikea godono di una grandissima popolarità,pensare che aumenterà ancor di più dopo questa decisione,appare impossibile,molti di noi hanno potuto notare quanto siano pieni i piazzali dei posteggi anche nei giorni festivi e del flusso di visitatori e clienti all'interno,gli svedesi a questo punto dovranno inventarsi la settimana di otto giorni per spalmare la clientela!!!
&& S.I. &&
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iserentha@yahoo.it
venerdì 30 dicembre 2011
DR motor:L'intervista a Di Risio sul futuro di Termini Imerese
“NON SONO L’UOMO OMBRA DEI CINESI CON ME TERMINI RISORGERÀ”
Di Risio, lo strano industriale nell’ex-feudo della Fiat
di Luca Telese
inviato a Macchia di Isernia
Massimo Di Risio è il demiurgo di DR Motor Company, la piccola casa produttrice di Macchia di Isernia che è riuscita ad aggiudicarsi lo stabilimento di Termini Imerese. La fabbrica dove fino a ieri la Fiat produceva la Ypsilon. Un salto enorme, per l’imprenditore molisano. Di Risio nasce come pilota sportivo. Poi diventa concessionario Lancia. Poi inventore di un nuovo modello commerciale multi-marchio, infine importatore e produttore di modelli parzialmente assemblati all’estero. Anche dopo l’accordo, e dopo un lungo silenzio che ha fatto crescere la curiosità (“Dovuto – come spiega – a una dolorosa e privatissima ragione”), inseguito dalla stampa specialistica e non, accetta per la prima volta di parlare.
Perché prendere una fabbrica che la Fiat lascia?
(Sorriso). È di un solo euro, il prezzo fissato da Marchionne, per un complesso umano e tecnologico di valore inestimabile.
Ma a condizione di assumere i 1500 operai della vecchia gestione!
Partirò con 241 e rispetterò il programma fino a riassumere chiunque non vada in pensione. I nostri modelli produttivi sono diversissimi. Fiat ha impianti che lavorano al 20-30% della capacità. Noi di capacità produttiva abbiamo bisogno per passare da due a sei modelli.
Marchionne dice: la logistica per arrivare in Sicilia fa aumentare i costi.
Probabilmente con il loro modello produttivo la scelta di lasciare lo stabilimento era giusta. Per noi è diverso: con un porto a un chilometro dallo stabilimento, e facendo arrivare il grosso dei componenti per mare, avremo un risparmio rispetto a ora che arrivano a Macchia d’Isernia sbarcando a Livorno e poi su gomma fino in Molise.
È vero che ha avuto 5 milioni di euro dalla regione Molise grazie alla sua amicizia con il presidente Iorio?
Falso! Ho avuto 5 milioni di euro, ne sono stati pagati solo 2.5, perché il ministero dello Sviluppo – con Bersani – e la regione Molise – guidata da Iorio – mi hanno riconosciuto quel finanziamento.
Aveva firmato un contratto di area?
Esatto. Mi ero impegnato ad assumere 27 operai. Adesso ne impiego 60. Credo di essere a credito con la Regione!
Come è diventato pilota?
La passione per le auto mi è stata trasmessa da mio padre, gentleman driver di altri tempi. Ci sono quelli che da bambino vogliono fare l’astronauta. Io sognavo di correre e fare auto.
E come ha iniziato?
Per la maturità mio padre mi regalò una Ritmo. La modificai e, senza dirgli nulla, iniziai a correre. Dopo due anni fui ingaggiato dalla Renault.
E apre in parallelo una filiale Lancia. Mi spiega come si passa da un solo negozio a 100 concessionarie?
Ero in vacanza in Portogallo, durante una gara. Mi capitò di andare alle Canarie. Nelle isole si poteva arrivare solo in aereo. Quasi tutti i turisti appena atterrati noleggiavano un’auto.
E allora?
Le società di autonoleggio avevano un’imponente flotta di utilitarie: Punto, Panda, Opel Corsa, Clio. Macchine pregiate, per i rivenditori dell’usato.
Non mi dica che le comprò lei?
Andai da tutte le società, mi impegnai ad acquistarle tutte e poi noleggiai una grande nave da trasporto: 2.000 auto a viaggio.
Fu un affare?
Enorme. Si rivendevano alla velocità della luce con un margine superiore al 20 per cento.
E come andò a finire?
Quando dalla metà degli anni ‘90 ci fu la possibilità di eludere l’I-va, noi diventammo poco competitivi e l’affare finì.
In quel periodo, però, lei progetta la città dell’auto.
È un’altra idea che nessuno aveva mai realizzato. In America, avevo visto che la concentrazione di tanti concessionari era la norma. Pensai: perché non metterli insieme tutti?
La legge lo impediva.
C’era l’obbligo di un solo mandato per filiale. Ma la pubblicità era centralizzata e l’offerta per il cliente diventava ottimale. Il principio era che non gli si vendeva un marchio solo, o l’auto che voleva il concessionario, ma qualsiasi tipo di auto, quella che voleva lui. Una rivoluzione.
Ma come potevate avere i diversi marchi se la legge lo impediva?
Ci ingegnammo costituendo decine di società, una per ogni marchio. Poi arrivò Monti e liberalizzò il mercato dell’auto. Nel 2002 da commissario europeo abolì il vincolo di mandato.
Quante città dell’auto ci sono in Europa, come la sua?
A quanto mi risulta nessuna.
Poi arrivò l’idea che la portò su tutti i giornali. Il Suv da 14 mila euro realizzato su un telaio prodotto in Asia.
All’inizio non ci credevano in tanti: “Ma chi vuoi che compri un Suv che costa come un’utilitaria?!”
E lei cosa rispondeva?
Semplice. Tutti quelli che avevano una utilitaria perché volevano un Suv ma non se lo potevano permettere.
Le chiedevano anche chi poteva comprare un Suv a gas?
Chiunque non si poteva permettere un Suv per gli alti consumi. Lei vendeva nei supermercati. Ci permetteva di guadagnare da subito, senza alti investimenti, grande visibilità. E ci dava il tempo per costruire una tradizionale rete di vendita.
Era un bidone, come dicevano i maligni?
Per nulla. Sulla solida struttura del veicolo prodotta con elementi cinesi impiantammo un motore Fiat Jtd meraviglioso, sperimentato e indistruttibile, lo stesso della Multipla.
Ma il DR5 lo vendete ancora?
La nuova serie sarà uno dei modelli di Termini. Ma il motore sarà più sofisticato e prestante: 1.6 multijet di ultima generazione. Diventerà il più economico in assoluto.
Quanto avete venduto con l’operazione supermercati?
Poco meno di duemila Suv. Il doppio di quello che immaginavamo!
Molti dicono: Di Risio finge di montare le auto: le prende dai cinesi così come sono.
Non è così. Lei ha visitato la catena e il nostro centro stile. Facciamo produrre in Cina le auto ma le progettiamo a Isernia nel pieno rispetto degli standard europei di sicurezza e di emissioni.
C’è chi dice: comprerà Termini e poi la girerà ai cinesi
.
La Fiat ha messo una prima clausola nella nostra trattativa. Non si potrà fare mai. E io non ne ho la minima intenzione.
Sviluppare i vostri prototipi vi costa?
Non meno di 5 milioni di euro l’uno solo di progettazione. I test di sicurezza sono carissimi. Ma un grande marchio, partendo da zero, ne spende 800.
A novembre, però, le sue vendite sono scese a soli 126 esemplari.
Abbiamo cinque nuovi modelli pronti, li ha visti. Quattro di loro partiranno da Termini, la trattativa è durata sei mesi più del previsto. Finché non si chiudeva, non potevamo partire.
Ma quanto pensa di vendere?
Il nostro piano prevede 50-60 mila auto l’anno.
È vero che per due mesi non ha pagato i suoi operai?
Sì. Ma è stata una scelta concordata, e adesso abbiamo pagato tutto, arretrati compresi.
Gli operai erano d’accordo!?
Sì. Abbiamo chiesto loro se, vista la situazione di limbo dove ci trovavamo, preferivano l’attesa, o la cassa integrazione ed eventuali tagli. Hanno scelto, tutto è andato bene. Faremo cassa integrazione solo per ristrutturare la linea in Molise.
A Termini farà come Marchionne, con la Fiom?
Non vogliamo discriminare nessuno, men che meno per le sue idee politiche e sindacali. Siamo felici che l’accordo sia stato firmato anche dalla Fiom.
È vero che avete 35 milioni di euro di debiti e che ne ottenete 45 dalla regione Sicilia come contributo per l’occupazione?
Sì. 35 milioni è più o meno l’investimento per progettare i nuovi modelli. Il resto sono debiti rotativi. E per una azienda che produce auto, mi permetto di dire, è poco. I contributi, saranno sgravi all’occupazione legati alle assunzioni che faremo.
Finalmente si affaccia una concreta alternativa nella produzione di auto in Italia,considerato che la DR è italianissima anche se con un importante collaborazione cinese,l'aspetto a me pare più che favorevole,anche perchè Termini era destinata a sparire e i fumosi progetti di produrre componenti Fiat parevano effettivamente campati in aria.
Se l'abile imprenditore è riuscito a sopravvivere con una produzione artigianale delle sue auto,direi che con l'attuale progetto in Sicilia la scommessa ha ben altri toni e solo il mercato potrà dire se la vincerà,poichè nell'auto non è solo una questione di prezzo,bensì di qualità.
&& S.I. &&
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domenica 27 novembre 2011
In Uganda mai più bambini con l'HIV
Come spiega il filmato è sufficiente l'organizzazione,l'impegno e un minimo investimento,complimenti agli eroi del XXI secolo!
[@#& blog Freedom &#@]
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venerdì 9 settembre 2011
La Spal va a pannelli solari

Calciatori viziati e società virtuose. È il clamoroso ossimoro scritto nei giorni scorsi dalla Spal 1907. La storica Società Polisportiva Ars et Labor, che negli anni ’60 riusciva a indispettire le grandi nei suoi sedici anni consecutivi in serie A, oggi milita mestamente in Prima Divisione di Lega Pro. Il suo campionato è appena iniziato, ma il suo piccolo scudetto può dire di averlo già vinto realizzando un’iniziativa unica tra le società professionistiche.
A Cassana, nell’immediata periferia nord di Ferrara, la società ha inaugurato ufficialmente il suo nuovo parco. Non il parco giocatori, già formato in sede di mercato, ma quello fotovoltaico. Una distesa di pannelli solari, ben 60mila, che occupano una superficie di 292mila metri quadrati. L’impianto, già attivo con la connessione alla rete avvenuta in agosto, sorge al di sopra dell’ex discarica di Hera (e quindi senza sottrarre neanche un briciolo di terreno all’agricoltura). Su questa superficie sono stati installati i 60mila pannelli inseguitori, montati su rotor meccanici capaci di seguire il movimento del sole per massimizzare l’acquisizione della luce.
Questo immenso campo dove si gioca la scommessa dell’energia rinnovabile è stato concepito per produrre 14 megawatt, pari al fabbisogno energetico di 7.000 famiglie. Detratti i costi di realizzazione, il presidente Cesare Butelli si attende un ritorno economico quantificabile in oltre il milione di euro a stagione.
Non male per un’idea “nata dalla forza della disperazione”, come confida il presidente Butelli: “eravamo alla ricerca di una opportunità per autofinanziarci e abbiamo intavolato un discorso con un imprenditore che verteva sulla costruzione di un nuovo stadio”. Dallo stadio di cemento ed erba si è passati quindi a immaginare uno stadio di vetro e fotocellule. “Era il gennaio 2010 – ricorda Butelli -; l’ipotesi ci piacque immediatamente e ora, dopo due anni di burocrazia, eccoci qua”.
Un progetto che per la sua portata innovativa farebbe impallidire anche le squadre della Premier League, capofila nelle strategie di marketing legate al mondo del pallone. Eppure la stessa Lega aveva arricciato il naso al pensiero di una attività così estranea all’ambito calcistico. “Per avere bilanci sani e non farsi tentare dal calcio scommesse – è la sferzata del presidente – servono sistemi virtuosi e noi, nonostante fino alla vigilia ci venisse rimproverato di fare solo propaganda, ci stiamo provando”.
Sistemi virtuosi per società virtuose… Questo mentre dall’altra parte del firmamento calcistico si assiste alle stelle dello sport nazionale pronte a incrociare le scarpette pur di non pagare l’ipotizzata tassa di solidarietà. E se i giocatori della Spal facessero sciopero? “È un’ipotesi alla quale non voglio nemmeno pensare, per quanto in serie C, campionato tanto più povero di quelli superiori, qualche motivo potrebbe anche esserci. Ma, se proprio devo scegliere, preferisco gli scioperi seri”.

Ho conosciuto i ferraresi,gente aperta e molto simpatica,con questa innovativa soluzione hanno acquisito un nuovo tifoso,sono sicuro che torneranno agli antichi splendori.
Forza Spal!
&& S.I. &&
martedì 6 settembre 2011
Parco solare nelle terre del camorrista sandokan

La fattoria di Sandokan mette i pannelli solari sul tetto. Non si tratta della versione moderna della fiaba di Salgari, bensì dell’iniziativa promossa da Agrorinasce, consorzio che ha annunciato di voler creare un parco fotovoltaico da 3 megawatt a Ferrandelle, ex proprietà del boss dei Casalesi Francesco Schiavone, detto Sandokan. In quelle terre martoriate dalla camorra, in provincia di Caserta tra Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise, si svilupperà il più grande investimento pubblico e privato italiano realizzato su un bene confiscato alle mafie. Un record interessante che per una volta fa ben sperare il Sud. Cifra da stanziare, 16 milioni di euro, pubblici e privati. Il via libera al piano è arrivato nel mese di agosto con un primo fondo concesso dal ministero dell'Interno. In un’area di tredici ettari, come cerchi concentrici nel grano, prenderanno vita tre livelli: un progetto di riconversione dell'ex fattoria in centro di documentazione, educazione ambientale e isola ecologica; un parco fotovoltaico con un investimento di circa 14,5 milioni di euro, di cui 10,5 milioni per lavori. Poi, l'impianto di circa 9 mila alberi di eucalipto, con un finanziamento della Regione Campania.
UN CIRCUITO VIRTUOSO - «Con questo progetto», spiega a Corriere.it Giovanni Allucci, amministratore delegato di Agrorinasce, «vogliamo creare un circuito virtuoso di collaborazione con le imprese private e imprese del settore sociale. Nel giro di una settimana partiranno i primi bandi di gara, tra cui quello per la realizzazione del parco fotovoltaico per il quale ci aspettiamo una grande partecipazione di imprese». Ma non solo. «In caso di successo, non solo avremmo i fondi necessari per finanziare il Centro di documentazione e di educazione ambientale, ma individueremmo altre zone o altri immobili suscettibili di ulteriori investimenti nella produzione di energia da fonte rinnovabile».
DAI RIFIUTI AI PANNELLI SOLARI - La storia dell'azione di recupero a uso sociale dell’ex azienda agricola sequestrata alla camorra non è certo nuova. Dopo vari tentativi falliti, il Comune di Santa Maria La Fossa, nel 2005 aderisce al consorzio Agrorinasce e Ferrandelle diventa oggetto di un preciso progetto dello Stato con il Demanio militare per la realizzazione di un poligono di attività educative. L’obiettivo diventa la realizzazione di una fattoria dei prodotti tipici. Nel 2008, mentre quest’ultima realtà era quasi ultimata, l'allora commissario per l'emergenza dei rifiuti nella Regione Campania, il prefetto Gianni De Gennaro, decide tuttavia di utilizzare la parte assegnata al Demanio militare per localizzare il sito di stoccaggio provvisorio di rifiuti solidi urbani di oltre 500 mila tonnellate, facendo passare alla storia il terreno del boss Schiavone, ormai da anni in carcere, come primo esempio di discarica realizzata su una terra confiscata alla camorra. E se il progetto di coltivazione si ferma, data la presenza di materiali inquinanti, la strada scelta per riqualificare i terreni diventa allora il fotovoltaico.
TERRA ALLA TERRA - Si tratta dunque di un impegno con i cittadini mantenuto. E di un progetto che, oltre a trovare l’unanime appoggio di istituzioni nazionali e locali, potrebbe essere in futuro consolidato grazie alle biomasse e al risparmio energetico. Alla faccia di un boss - Sandokan o Schiavone che dir si voglia - che alla sua terra non ha mai restituito nulla, se non sangue e polvere.

Le proprietà in generale confiscate ai personaggi della criminalità organizzata,sono la miglior risposta dello Stato alla comunità,anche se per Stato s'intende il lascito alla capacità dei privati che si adoperano nelle opere d'importanza etica.
Il parco solare creerà posti di lavoro e darà energia pulita,laddove la barbarie del crimine l'ha fatta da padrona da decenni.
Un messaggio di un'enorme importanza.
@ Dalida @
venerdì 22 aprile 2011
Buon compleanno alla Signora Rita Levi Montalcini

Dall'alto dei suoi 102 anni si può permettere questo affettuoso brindisi,una vita durata più d'un secolo piena di successi legati alla sua ricerca scientifica!
[@#& blog Freedom &#@]
martedì 24 agosto 2010
Corchiano(Viterbo),il comune più virtuoso d'Italia 2010

La parte antica della cittadina
La vittoria dovuta alla qualità della vita se l'è giocata sul campo,da una giuria che monitorizza le virtuosità dei comuni.
Situata tra il lago di Bolsena e il lago di Bracciano,conta quattromila abitanti,i quali tramite l'ottima conduzione della giunta comunale è riuscita ad ottenere importanti risultati.
A partire dalla polizia comunale che ha accettato di buon grado di muoversi con le bici elettriche,risparmiando ragguardevoli risorse rispetto ai costi dei mezzi motorizzati.
La raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta sta riuscendo con percentuali altissime,abbassando del 20% i costi per le famiglie rispetto ad altri comuni.
E' stata organizzata una zona compostiera per lo smaltimento dei rifiuti organici,con i quali si concimano i giardini pubblici della cittadina.
Particolarissima è la raccolta degli oli esausti,ottenuti dalle mense comunali e dai privati cittadini,con il quale dopo il trattamento vengono utilizzati per i trasporti dei mezzi comunali.
Di pari passo con gli euro-solidali,i quali hanno permesso di aprire un'attività per vendite di prodotti equo-solidali.
Anche le società private legate al commercio hanno seguito i consigli della giunta comunale,risparmiando il più possibile sugli imballaggi.
Insomma se siete curiosi,andate a visitare la realtà di Corchiano,anche il sindaco ha dato la sua disponibilità nel dare consigli ai suoi colleghi di altri comuni.
Il filmato sulla raccolta differenziata a Corchiano
@ Dalida @
venerdì 9 aprile 2010
Europa 7 ha vinto,da giugno inizieranno le trasmissioni

di Carlo Tecce
L’imprenditore Francesco Di Stefano dovrà aggiornare il sito di Europa 7: “La tv che non c'è”. Il canale sarà attivo da giugno. Di Stefano ha trovato un accordo con il ministero dello Sviluppo economico, un punto d'incontro sfuggito per dodici anni tra sentenze, ricorsi e polemiche.
Europa 7 aveva vinto una gara - nel luglio del 1999 – per l'assegnazione di un canale in analogico (e Rete 4 che doveva emigrare sul satellite). Il futuro sospeso per un decennio, strumenti e telecamere che ammuffiscono: “Soltanto per partire avevo speso una ventina di miliardi di lire. Abbiamo ristrutturato un centro di produzioni. Eppure – spiega Di Stefano - ci hanno costretto a stare fermi con 35 dipendenti sulle spalle. Ironia della sorte, adesso c'è troppa fretta di iniziare”.
IL SUCCESSO
L'ultimo capitolo è fresco, ma la storia è lunga e ingarbugliata: “Noi avevamo diritto a tre frequenze per fare l'analogico, i giudici italiani del Consiglio di Stato volevano darci una parte piccolissima, e quindi noi siamo ricorsi al Tar. Il ministero sapeva che non poteva farcela, si è fatto vivo e abbiamo cercato e trovato un accordo. Non siamo felici, ma abbiamo accettato perché i giudici amministrativi, la Commissione europea, le istituzioni politiche non sono affidabili. Con l'integrazione ministeriale e il nostro Canale 8, a regime di digitale terrestre, riusciamo a fare una rete come gli altri”. Nell'immaginario collettivo, tra chi è a favore e chi è contro, Di Stefano era l'antiberlusconiano imprenditoriale per definizione. Sorprende quindi un po’ che trascorsi quattro governi, di cui due di centrosinistra, il viceministro Paolo Romani abbia risolto la pratica a favore di Europa 7: “Non sono mai riuscito a parlare con i ministri, tranne che con Paolo Gentiloni, del Pd, prima che fosse nominato da Prodi e che s'impegnasse a farci fuori. E' vero che ho un'antica amicizia con Romani, forse avrà influito nel rapporto di fiducia. Noi avevamo presentato un ricorso al Tar contro il ministero per dimostrare che le frequenze non erano sufficienti. Avevamo allegato relazioni e perizie che mostravano la fregatura in maniera inequivocabile. Noi sapevamo che non potevamo ottenere le tre frequenze in analogico, l'unico modo era spegnere Rete 4. E il ministero sapeva di perdere stavolta. La sentenza della Corte di giustizia Europa ha stabilito che avevamo diritto a una copertura pari all'80 per cento e che Rete 4 doveva traslocare, farci posto. Nessuno l'ha fatto, a incominciare dal governo Prodi. Ci fu un consiglio dei ministri del centrosinistra per applicare la sentenze della Corte di Giustizia, l'unica che la Bonino non portò sul tavolo fu la nostra”.
IL FUTURO
Costretto ai box dall'impero Mediaset, ma richiamato in pista da un ministro di Berlusconi: sarà che Europa 7 sarà buona e compiacente con il governo? “Ero e sono un antiberlusconiano, e lo sarà sempre. Non sopporto i sorprusi di chi fa i propri interessi. La mia sarà una televisione libera e indipendente. Faremo informazione e intrattenimento come i nostri concorrenti. Ora abbiamo tempo per organizzare un palinsesto, ancora non sappiamo se trasmettere un po' in digitale e un po' in analogico o solo su una piattaforma. Dobbiamo rinnovare la tecnologia. Presto saprete dei programmi e del palinsesto, abbiate pazienza. Noi abbiamo aspettato dodici anni...”.

Dodici anni di congelamento,milioni di lire diventati euro andati in fumo,nella classica rapina targata mediaset del solito noto,lo scippo della frequenza con Rete4,e ironia della sorte la frequenza acquisita da Europa 7 è stata data a gentil concessione della Rai.
E sia chiaro,in questi anni anche il Pd,Ulivo che dir si voglia si mise di traverso contro la televisione di Di Stefano.
Da giugno esisterà una televisione alternativa dal duopolio e da Telecom,ci vorrà tempo per l'assestamento,ma l'alternativa televisiva da quest'estate è diventata realtà.
&& S.I. &&
mercoledì 24 marzo 2010
I palloncini di Claudio,di Massimo Gramellini

Sento l’esigenza di una boccata d’aria pura. Perciò, a chi se la fosse persa, vorrei raccontare la piccola storia di assoluta meraviglia che è apparsa nei giorni scorsi su «Specchio dei tempi». Comincia col funerale di Claudio, custode di una scuola materna di Torino, amatissimo da bambini e genitori per la sua disponibilità. Un italiano di quelli che piacciono a noi, che con un gesto o una parola di buon senso riescono a stemperare i problemi e a colmare i vuoti della struttura in cui lavorano. I bambini riempiono fogli di messaggi e disegni per Claudio. Poi, con la serietà di cui solo loro sono capaci, decidono di recapitarglieli. Come? Ma che domanda stupida, scusate. Attaccandoli a un palloncino in grado di volare fino a lui.
Detto fatto: il palloncino carico di corrispondenza viene liberato nel cielo di Torino. Per un paio di settimane non se ne sa più nulla. Quand’ecco che alla scuola materna arriva una lettera. «Sono una nonna di 70 anni e abito a Parma. Anch’io ho dei nipotini che vanno all’asilo. Volevo dirvi che il palloncino del vostro amico Claudio è arrivato. Caduto su un prato verde appena scoperto dalla neve. Io ho ricordato il vostro amico nelle mie preghiere, ma sono certa che da lassù sarà lui a proteggere voi, che siete stati capaci di un gesto così gentile».
La prima volta che l’ho letta mi sono venuti i lacrimoni. E anche adesso, insomma. Sarà l’età che avanza. O forse la consapevolezza che fin quando ci saranno persone come Claudio, come la nonna di Parma e come quei bambini, non proprio tutto è perduto.
[ da La stampa ]
Grazie Gram,della good news,ed essendo molto commovente la ritengo molto gradita.
Sono d'accordo,nonostante tutto ci sono speranze ed eccellenze nella nostra società,a partire dal mondo dei piccoli.
&& S.I. &&
martedì 23 marzo 2010
La svolta americana sulla sanità,da oggi è diventata più democratica,YES WE CAN

Non vi sono dubbi,la svolta della sanità possibile per 32 milioni di americani è la più bella notizia che si possa immaginare,invece è diventata realtà,seppure rimangano fuori dalle cure un'altra parte consistente della popolazione,ci si deve accontentare ugualmente,non era possibile fare di meglio,anzi fino all'ultimo istante tutto ciò era messo in discussione,le contrarietà repubblicane ed alcune frange dei democratici non facevano ben sperare.
Che sia un buon viatico per consentire a tutti negli States di ottenere dignità,poichè quando ci si ammala,tutti possano avere l'opportunità di poter guarire o perlomeno lenire l'ultima parte della propria vita.
Parrebbe impossibile,ma sino ad ora non era consentito.
Grazie Obama,è davvero YES WE CAN
@ Dalida @
mercoledì 10 marzo 2010
Il liceo Keplero di Roma e il distributore di condom

di Maria Rosaria Spadaccino
ROMA - Non sarà più necessario passare in farmacia. Almeno per gli studenti del liceo scientifico Keplero di Roma. Perché i profilattici si potranno prendere facilmente a scuola. Sarà quest’istituto romano la prima scuola d’Italia ad ospitare da domani le macchinette per i preservativi. Saranno installate nei bagni, sia maschili che femminili, e offerti a prezzi più bassi rispetto a quelli distribuiti in farmacia: due euro per confezioni di tre pezzi, meno della metà. Prezzi da studente. «Prezzo di fabbrica », lo definiscono i promotori.
L’iniziativa nasce da una mozione approvata la scorsa estate dalla Provincia di Roma, recepita all’unanimità dal Consiglio d’Istituto della scuola, e sostenuta in tutt’Italia da una community di studenti, ScuolaZoo.com. Un documento che allora provocò reazioni politiche contrastanti, oltre che una netta opposizione del Vaticano e di tutte le gerarchie cattoliche. Contro i distributori di condom nelle scuole, allora come oggi, è sceso in campo il cardinal Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma. «No alla banalizzazione della sessualità— esorta il cardinale —, esprimo la stessa viva preoccupazione già manifestata a giugno ». E, rifacendosi a quanto detto da Benedetto XVI agli amministratori romani, ha esortato «nell’educazione dei giovani ad evitare scorciatoie ».
Ma nella popolare scuola romana, siamo nel quartiere Marconi, a metà strada tra la periferia e il centro, professori e ragazzi accolgono positivamente la novità. I ragazzi sono tanti, un migliaio, e l’intenzione è di aumentare presto la distribuzione, installando le macchinette dei condom oltre che nella sede centrale anche nella succursale del Trullo, questa sì periferia. «Questo è il mezzo per ovviare ai problemi legati all’imbarazzo che l’acquisto degli anticoncezionali può provocare. Oltre che per risparmiare qualche soldo», spiegano i ragazzi. «Abbiamo accolto l’invito della Provincia ad istallare i distributori — spiega Luigi Barbato, docente del liceo —. Ne abbiamo parlato in Consiglio d’Istituto e approvato all’unanimità. Non c’è stata nessuna resistenza, neanche da parte dei genitori».
Fiero del primato del suo istituto, Alberto Belloni, rappresentante degli studenti: «È un passo importante che la nostra scuola fa per prima, un modo per uscire dagli schemi tradizionali e affrontare realmente il problema dei giovani». E insieme all’istallazione dei distributori verrà svolto anche un seminario di formazione e informazione fatto dalla Lega italiana per la lotta all’Aids sulla prevenzione da contagio dell’Hiv, gli operatori spiegheranno ai ragazzi come avere un comportamento sessualmente corretto. «Il liceo Keplero, il preside e il consiglio scolastico stanno dando prova di grande coraggio — commenta Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra e Libertà, primo firmatario della mozione —. Hanno un’attenzione alla salute dei ragazzi che va riconosciuta, come esempio da proporre agli altri istituti superiori della Capitale. Il mio impegno è sostenere istituzionalmente quest’intervento e fare in modo che altre scuole raccolgano questa preziosa iniziativa».
[ da Corsera ]
Una migliore iniziativa non poteva essere interpretata,la presenza di un distributore di profilattici all'interno di una scuola dal punto di vista informativo,non può che essere considerato eccezionale.
Da alcuni anni la paura verso l'aids è scemata,le cure innovative verso questa grave malattia consentono molti anni di vita,anche se il cocktail di farmaci risulta notevole per poter sopravvivere,la tossicità da cui ne deriva l'inevitabile cura non può che minare nel corso degli anni il paziente,e considerando anche i costi per la collettività,informare il più possibile per evitare rapporti sessuali a rischio è ineccepibile.
Come al solito l'oscurantismo e la colpevole ignoranza del potere clericale,tutto ciò da fastidio,loro continuano imperterriti nel consigliare l'unica via per evitare il contagio,ovvero l'astinenza,lasciando perdere quello che sta emergendo da anni dentro le curie o le scuole gestite dai preti,con i moltissimi casi di pedofilia,davvero suona come criminale questa presa di posizione.
Se nel continente africano e nella nostre latitudini occidentali,la sieropositività sta aumentando notevolmente,e le morti nei paesi sotto sviluppati sono diventate la maggior causa grazie all'aids,loro non si scompongono,vanno avanti per la loro strada,una via colpevolmente criminale.
Grazie al liceo Keplero per l'ottima idea,spero seguano l'iniziativa moltissimi altri istituti.
&& S.I. &&
venerdì 5 marzo 2010
La Padania e Balotelli,la svolta epocale

ROMA - Balotelli in nazionale. La richiesta e' arcinota, ma se ad avanzarla è il quotidiano della Lega Nord "La Padania" è un altro paio di maniche. Un articolo del giornale del Caroccio manda all'aria stereotipi e pregiudizi: non solo La Padania si schiera dalla parte di "superMario" ma sdogana la nazionale multietnica degli azzurrini di Casiraghi. "Ogbonna, Okaka e Balottelli sono italiani a tutti gli effetti. Sono nati nel nostro paese, qui hanno studiato, qui hanno imparato i primi rudimenti del calcio. Da decenni, dappertutto, certi pregiudizi sono superati".
Rosario Pastore, l'autore dell'articolo che occupa l'ultima pagina del quotidiano, richiama l'esempio delle altre nazionali europee, alla Francia e all'Inghilterra che da anni schierano giocatori di colore. E mostra di non considerare un insulto l'aggettivo "multietnico": "E' stata definita quella di Casiraghi una nazionale multietnica. Ed è un meritato riconoscimento a un tecnico che bada al sodo, utilizza il materiale migliore e non si lascia impressionare da eventuali malumorì. Quanto a Balotelli, "stiamo semplicemente parlando di uno dei più grossi talenti a livello mondiale". E Lippi "farebbe bene a coltivare un pensierino molto serio" riguardo all'attaccante dell'Inter e a portarlo in Sud africa.
[ da Ansa ]
Forse la convocazione di altri colored italiani ha reso la scelta editoriale un'opportunità,ma a prescindere dalle convenienze o meno,un buon segnale da un movimento che sino ad oggi trasmetteva segnali ben diversi.
Mi auguro personalmente che dopo i colored illustri ci siano prese di posizione anche per i fratelli meno fortunati,vedi Rosarno,così l'opera la potremo considerare completa.
&& S.I. &&
martedì 23 febbraio 2010
Vallerani system,l'uomo che combatte la desertificazione
domenica 21 febbraio 2010
Ushahidi,il software salvamondo made in Kenia

di ROBERTO GIOVANNINI
Se gli abitanti di Washington DC travolti dallo Snowmaggedon vogliono sapere quali strade bisogna evitare per non restare impantanati devono ringraziare dei programmatori e dei «citizen journalists» kenyoti. Sempre loro sono gli inventori del sistema che dopo il terremoto ad Haiti veniva utilizzato dagli operatori umanitari per visualizzare in tempo reale i luoghi di maggiore emergenza. Di quello attraverso il quale si potevano denunciare i brogli elettorali alle elezioni federali messicane, o verificare i risultati del voto indiano. Di quello che forniva informazioni e notizie durante la cruenta invasione israeliana della Striscia di Gaza. Di quello che si sta sperimentando all’Università Orientale di Napoli per denunciare i roghi clandestini di immondizia.
A Nairobi è nata Ushahidi, una piattaforma digitale universale che serve a monitorare ed aggregare le informazioni in situazioni di crisi. Ushahidi - che in swahili significa «testimone» - tecnicamente è una piattaforma software di geolocalizzazione via Web scritta in codice open source. Dunque disponibile per chiunque la voglia utilizzare e modificare per le esigenze più diverse. E’ stata realizzata per la prima volta in Kenya all’inizio del 2008, nel momento più terribile degli scontri etnico-politici che hanno insanguinato il Paese est-africano dopo le contestatissime elezioni del dicembre 2007. Si era sull’orlo della guerra civile, con bande scatenate di assassini che attaccavano persone colpevoli di essere dell’etnia «sbagliata» nel posto sbagliato. In quei giorni era stata sospesa la programmazione radio e tv e chiusi i giornali, e Ushahidi - messo in piedi in pochissimi giorni da un collettivo di giornalisti-cittadini, informatici, bloggers a cavallo tra Africa, Usa ed Europa - diventò uno dei pochissimi modi per sapere cosa stava veramente succedendo in giro. Il sistema è semplice e geniale, perché sfrutta gli onnipresenti telefoni cellulari 3G, diffusissimi in Kenya anche tra le persone più povere.
[ da La stampa ]
Anche grazie a questi studi tecnologici il continente africano potrà finalmente sollevarsi da continue tragedie e lotte tribali,dove l'uomo bianco c'ha messo sempre lo zampino.
Mi auguro che il nuovo secolo possa suggellare finalmente il cambio di tendenza.
@ Dalida @
martedì 12 gennaio 2010
Il chirurgo che si operò da solo in Antartide

Leonid Rogozov, in una base antartica, nel 1961, durante l’inverno polare, si asportò da solo l'appendice
Sul numero di Natale del British Medical Journal è stata riportata una storia molto particolare, una bella storia vera: lo straordinario caso umano e professionale del dottor Leonid Ivanovich Rogozov, chirurgo di una base antartica sovietica, che nel 1961, durante l’inverno polare, si operò da solo di appendicectomia. Ecco come andarono i fatti, secondo l'articolo della rivista scientifica britannica.
MEDICO ESPLORATORE - Rogozov aveva all’epoca solo 27 anni e si era imbarcato come unico medico sulla nave Ob, che ai primi di dicembre lo sbarcò, assieme a un altro gruppetto di esploratori polari, sulla costa antartica Astrid Princess, con il compito di mettere in piedi una nuova base sovietica. Il gruppo lavorò sodo e a febbraio la nuova base, chiamata Novolazarevskaya, era pronta. Giusto in tempo, perché stava arrivando il terribile inverno antartico, con tempeste di neve, gelo estremo e buio pressoché perenne, mentre la nave non sarebbe tornata fino al dicembre successivo. Il gruppo era confinato in un ambiente selvaggio e inospitale, completamente isolato dal resto del mondo.
I SINTOMI - In aprile, come risulta dal suo diario, Rogozov cominciò a sentirsi male. Inizialmente si trattava di nausea, malessere e debolezza, ma poi comparvero anche dolore addominale che si espandeva al quadrante destro inferiore e febbre a 37.5 °C. Si legge nel diario del 29 aprile: «Sembra che io abbia l’appendicite. Continuo a mostrarmi tranquillo, perfino a sorridere. Perché spaventare i miei amici? Chi potrebbe essermi di aiuto?» Così il giovane chirurgo decise di iniziare un trattamento medico con antibiotici e applicazioni fredde locali, ma le sue condizioni presto peggiorarono, con nausea e vomito che diventarono più frequenti e la febbre che saliva. Presto, nella sua mente di medico si profilò quella che poteva essere l’unica soluzione per salvarsi la vita, prima di una perforazione che giudicò ormai quasi sicuramente imminente: operarsi da solo.
LA PREPARAZIONE DELL’INTERVENTO - Alle 20.30 del 30 aprile, Rogozov scrisse sul suo diario: «Sto peggiorando. L’ho detto ai compagni. Adesso loro stanno iniziando a togliere tutto quello che non serve dalla mia stanza». Inizia la preparazione per l’intervento, ed è ovviamente Rogozov stesso a dare tutte le precise istruzioni sul da farsi. Il meteorologo Alexandr Artemev, il meccanico Zinovy Teplinsky e il direttore della stazione Vladislav Gerbovich si lavano per l’intervento e indossano camici sterilizzati in autoclave e guanti: Artemev sarà il ferrista, Teplinsky aggiusterà la direzione della lampada e orienterà lo specchio, Gerbovich sarà pronto a sostituire chi degli altri due dovesse sentirsi male o svenire. Rogozov prepara anche alcune siringhe già caricate con farmaci che gli dovranno essergli iniettati se dovesse perdere conoscenza.
L’INTERVENTO - Alle 2 del mattino seguente, inizia l’intervento. È la prima volta (e forse l'ultima, almeno finora) nella storia della Medicina che un chirurgo si opererà di appendicectomia completamente da solo. C’era stato un solo precedente, nel 1921, ad opera di un certo dottor Kane, ma in quel caso in realtà l’intervento fu solo iniziato dallo stesso paziente, e venne poi completato da alcuni assistenti. Qui, stavolta, Rogozov dovrà fare tutto da solo. Ha deciso di operare senza guanti, perché anche se ha scelto una posizione semiseduta per poter guardare quello che fa, sa che dovrà orientarsi soprattutto con il tatto. Si comincia. La parete addominale viene infiltrata in più punti con 20 millitril di procaina allo 0,5%. Dopo 15 minuti Rogozov parte con l’incisione, di 10-12 centimetri, e subito si rende conto che la visibilità del campo operatorio, specie in profondità, è scarsa, tanto che deve spesso tirare su la testa, e comunque deve fidarsi di quello che le sue mani riescono a sentire. Passano circa 45 minuti, mentre le sue mani avanzano all’interno del suo stesso addome, e intanto il chirurgo comincia a percepire un senso di vertigine e di crescente debolezza, tanto da doversi fermare più volte. Gli assistenti gli asciugano ripetutamente il sudore sulla fronte. Perde molto sangue. Mentre cerca di raggiungere l’appendice, si rende conto a un certo punto di aver lesionato il cieco, e deve suturarlo. Ogni 4-5 minuti deve fermarsi per 20-25 secondi, a causa del senso di debolezza che avanza. Finalmente ecco l’appendice. In quel momento, il cuore di Rogozov rallenta, e lui si sente svenire, pensa che tutto stia per finire male. Però, alla fine, ce la fa a rimuoverla e a ricucire la ferita chirurgica. «Con orrore mi rendo conto che l’appendice ha una macchia scura alla base. Questo vuol dire che anche un solo altro giorno e si sarebbe rotta e…» scriverà poi Rogozov nel suo diario, lasciando i punti di sospensione.
IL DECORSO POST-OPERATORIO - L'intervento termina alle 4 del mattino, e gli assistenti, che più volte sono stati sul punto di svenire, ora sgomberano le attrezzature. Rogozov è sfinito e si addormenta con l’aiuto di un sonnifero. La mattina dopo la sua temperatura è a 38,1 °C. Prosegue la terapia antibiotica. Dopo quattro giorni il suo intestino riprende a funzionare, e il giorno seguente la temperatura corporea rientra nella norma. Trascorse due settimane dall’intervento, e tolti i punti, Rogozov torna al lavoro. Scrive nel suo diario l’8 maggio, ripensando al suo stato d’animo durante l’intervento: «Non mi sono concesso di pensare a nient’altro che al compito che avevo davanti. Era necessario armarsi di coraggio e stringere i denti».
QUARANT'ANNI DOPO - Passa un altro anno e il 29 maggio 1962, finalmente la nave recupera il gruppo di esploratori e li riporta a Leningrado, dove Rogozov torna al lavoro nel Dipartimento di chirurgia generale del First Leningrad Medical Institute. Morirà il 21 settembre 2000, quindi quasi quarant’anni dopo lo straordinario intervento di appendicectomia su se stesso. Quarant’anni di vita che avrebbero potuto non esistere senza il coraggio e la perizia di quel giovane chirurgo. Ed è bello sapere che la storia di Leonid Ivanovich Rogozov è stata raccontata sul BMJ di Natale, con evidente orgoglio, da suo figlio, il dottor Vladislav Rogozov, che oggi è anestesista nel Department of Anaesthetics dello Sheffield Teaching Hospital, in Gran Bretagna.

Una delle foto scattate dai suoi colleghi durante l'intervento
[ da Corsera ]
Quando si tratta di sopravvivenza tutte le possibilità devono essere messe in campo,non aveva alternative l'unico chirurgo della spedizione,senza quell'auto intervento non sarebbe sopravvissuto.
Una storia molto curiosa e unica nel suo genere,peccato che il protagonista della vicenda sia scomparso nel 2000.
@ Dalida @
giovedì 24 dicembre 2009
Il più bel regalo di Natale per gli americani,la riforma sanitaria
Almeno per una discreta parte,per la precisione 30 milioni

OSTRUZIONISMO BLOCCATO - I democratici del Senato hanno votato per bloccare il dibattito sulla riforma, impedendo di fatto l’ostruzionismo dei repubblicani e spianando la strada per il voto finale . Per superare lo sbarramento repubblicano sono serviti 60 voti, ovvero quelli di tutti i 58 democratici al Senato e di due indipendenti. Scontato il voto contrario dei 39 repubblicani presenti.
IL PIANO DI OBAMA - Oggi dunque, dopo 25 giorni di dibattito consecutivo è stato varato il piano Obama, che costerà quasi mille miliardi di dollari nell’arco di dieci anni. Nei primi giorni del nuovo anno tuttavia il dibattito sulla riforma che dovrebbe estendere la copertura a 30 milioni di americani si riaprirà: le versioni del testo di Camera e Senato sono diverse e dovranno essere conciliate prima che il presidente possa ratificare in legge il testo finale. Il negoziato sarà delicatissimo e al termine potrebbe servire un nuovo voto al Congresso.
[ da Corsera ]
Finalmente gli States possono vantare più giustizia sociale,la riforma sanitaria presa a modello dalla vecchia Europa,rende la popolazione americana allo stesso livello,e quindi con pari diritti.
Nonostante le perplessità di molti,i quali dovranno farsene carico a livello contributivo,ma la minima assistenza decorosa per i malati è da considerare un capo saldo di ogni democrazia.
Dovessero tra qualche tempo abolire la pena capitale,l'effetto Obama sarebbe immortalato per sempre nei libri di storia.
&& S.I. &&
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