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sabato 13 giugno 2015

L'inarrestabile e inevitabile invasione dei disperati dall'Africa






Non ci sono soluzioni per arginare gli sbarchi dei disperati sparsi sulle coste del Mediterraneo dell'Africa,diffidate da chi ha le ricette per arginare il fenomeno,nessuno si auspicava un esodo di questo tipo,scappano da zone di guerra,da povertà inimmaginabili e per questa gente l'Europa diventa l'unico progetto di sopravvivenza,magari superando migliaia di chilometri in zone desertiche o torturati,violentati,stuprati in Libia.

Oggi a Ventimiglia la pressione dei profughi è balzata alle cronache,la polizia francese si è spiegata massicciamente nella zona dell'ex dogana,con difficoltà la polizia italiana ha respinto i disperati a poche centinaia di metri dal confine,fermare quella gente è praticamente impossibile,in qualche modo e dopo ingressi ed espulsioni alla fine riescono nel loro intento.come certifica il documento video del Fatto quotidiano.

Ma è l'Europa a dimostrarsi mostruosamente ipocrita,dopo aver fatto capire nei giorni scorsi che l'Italia deve arrangiarsi nell'emergenza nei mesi che verranno,ora pare che si stia muovendo nel velocizzare le procedure di espulsione e di rimpatrio,la pressione e la volontà dei profughi è inarrestabile,ma anche questa soluzione potrà solo ritardare il fenomeno,quei disperati torneranno ancora nel continente europeo all'infinito,chi non comprende l'emergenza epocale del nostro tempo è sciocco o si nasconde dietro a un dito.

per eventuali notifiche - iserentha@yahoo.it

sabato 8 febbraio 2014

No alle Olimpiadi dei mancati diritti umani




Come non ho assistito alle Olimpiadi di Pechino,per ovvie ragioni della mancanza di libertà di parola e di alcuni diritti umani,basti pensare che un premio Nobel cinese è ancora incarcerato in quel paese solo per aver dichiarato le sue idee,e non ha potuto ritirare il riconoscimento in Svezia,anche questi giochi Olimpici in Russia non saranno di mio gradimento,la mancanza dei più semplici diritti umani e sociali in quel paese sono palesi,dalle repressione dei gay al non poter manifestare per i più svariati motivi,poichè chi ci ha provato è stato malmenato e messo in galera.

per eventuali notifiche - iserentha@yahoo.it

mercoledì 23 febbraio 2011

In Libia 10mila morti,la Ue preoccupata per energia e flussi migratori



Fonti dell’Aja: “In Libia 10mila morti”
Ue: “In fuga 1,5 milioni di persone” Secondo un membro della Corte penale internazionale, diverse migliaia di vittime sono state seppelliti in fosse comuni mentre i morti sono 50mila.

Intanto Gheddafi ha perso la Cirenaica e l'agenzia europea Frontex prevede tra 500mila e 1,5 milioni di immigrati in arrivo La repressione in Libia ha già causato 10mila morti, almeno secondo quanto un membro della Corte penale internazionale dell’Aja ha riferito alla tv al-Arabiya. E secondo l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere Frontex, dal Nordafrica potrebbero fuggire in Europa addirittura 1,5 milioni di persone. Queste le conseguenza delle rivolte che stanno sconvolgendo la Libia.

A denunciare l’elevato numero di vittime è stato oggi Sayed al Shanuka, componente libico e presidente della Commissione Giustizia e Sviluppo della Corte dell’Aja: “A Tripoli ci sono fosse comuni con 10 mila morti“, ha dichiarato, parlando anche di 50mila feriti in tutto il paese da quando è partita la rivolta. Diverse fosse comuni scavate a Tripoli sono state mostrate da un video amatoriale trasmesso da Onedayonearth. Il filmato mostra una spiaggia della capitale dove molti uomini sono intenti a costruire un cimitero di grandi dimensioni. In un altro video del quotidiano inglese Telegraph, sono state mostrate le operazioni di scavo di altre fosse comuni. Testimoni riferiscono poi attraverso internet che molti cecchini stanno sparando contro qualsiasi persona si trovino davanti: “Non si può aprire una finestra né la porta. I cecchini sparano alla gente, siamo sotto assedio”. Intanto le strade e le piazze delle città libiche, dopo una notte e una mattinata tranquille, hanno ricominciato a riempirsi di manifestanti che gridano contro il regime di Gheddafi.


Il Raìs controlla ancora Tripoli, ma ormai ha perso Zauia, Zentan, la Cirenaica e l’est del paese. Gheddafi oggi ha pianificato di bombardare alcuni pozzi di petrolio, ma il pilota a cui è stato dato l’ordine si è rifiutato di eseguirlo. Lo afferma il capo della brigata di sicurezza di Tobruk, che si è unito ai manifestanti, secondo quanto riferisce la televisione satellitare al-Arabiya. Da Bengasi si è poi avuta notizia di un caccia-bombardiere Sukhoi-22 dell’Aeronautica Militare libica che si è schiantato al suolo nei pressi della città. Pilota e co-pilota lo hanno abbandonato e si sono paracadutati al suolo pur di non obbedire all’ordine di attaccare la città, in mano ai rivoltosi: lo riferisce sul proprio sito online il quotidiano filo-governativo Quryna, che cita un anonimo colonnello in servizio presso una base aerea della zona.

Le conseguenze degli scontri in Libia saranno duraturi. Secondo l’agenzia europea Frontex, le rivolte nel Nordafrica potrebbero spingere in Europa tra 500.000 e 1,5 milioni di immigrati che “si dirigeranno principalmente in Italia, Malta e Grecia”. E’ quanto riferiscono fonti di Bruxelles secondo cui “si tratta di persone di origine subsahariana che lavorano in Libia e Nordafrica”.

Intanto la rappresentante per la politica estera dell’Ue Catherine Ashton ha annunciato che “l’Unione europea ha deciso di sospendere i negoziati con la Libia per l’Accordo quadro ed è pronta a prendere ulteriori misure”. La Ashton nella nota accoglie “la dichiarazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di ieri che chiede al governo della Libia di rispettare la responsabilità di proteggere il suo popolo chiedendo alle autorità libiche di rispettare i diritti umani e la legge internazionale”. Inoltre, secondo l’Alta rappresentante, “l’Ue è pronta a dare aiuti umanitari se è necessario”.



All’occidente,in questo caso perlopiù all’Europa,interessano i giacimenti petroliferi e di metano,con l’aggiunta della massima preoccupazione dell’invasione migratoria che risulterà molto probabilmente di proporzioni bibliche.
In altri casi,in Darfur ad esempio,e i mancati diritti umani in Cina,sempre l’occidente,non vede,non sente,non parla,anzi con i cinesi ci fa affari a tutto spiano e gli ha consentito addirittura lo svolgimento delle Olimpiadi.
Un occidente che patteggia o adula in modo vergognoso (nel caso dell’esecutivo berlusconiano) un criminale dittatore,poichè lo è sempre stato.
Niente di nuovo all’orizzonte,tranne il solito opportunismo occidentale,che pubblica le foto delle fosse comuni,ma che è preoccupata solo per i motivi elencati prima.

&& S.I. &&

mercoledì 9 febbraio 2011

Giornata degli stati vegetativi,uno schiaffo morale a Beppino Englaro e al testamento biologico




“La giornata degli stati vegetativi è uno schiaffo a Beppe Englaro”

Per Ignazio Marino l'iniziativa "è una violenza": "Se perdi conoscenza perdi anche ogni diritto. All'estero impossibile spiegarlo". "Nel Pd ci sono persone che non capiscono che i temi etici sono semplicemente diritti civili"

Di Caterina Perniconi


Non è potuta morire in pace, né adesso la lasciano riposare in pace. Oggi, secondo anniversario della scomparsa di Eluana Englaro, ricorre la giornata nazionale degli stati vegetativi, celebrazione indetta dal Consiglio dei ministri, su proposta del sottosegretario Eugenia Roccella. Non bastavano, per Beppe Englaro, le urla in Senato il giorno della morte, o le leggi dell’ultimo minuto che hanno cercato in tutti i modi di bloccarlo. Ancora una volta la politica è entrata nella vita della famiglia di Lecco, che ha definito questo ennesimo gesto di sfida “indelicato e inopportuno”.


Senatore Ignazio Marino, tutti possono capire perché questo gesto è indelicato. Lei, da medico e da politico, ci può dare gli strumenti per capire quanto è anche inopportuno?



Questo atto va al di là dell’arroganza. Fa parte di quella destra violenta che non è riuscita a fare in modo che Englaro, tramite la legge, non potesse far rispettare le decisioni della figlia e ora lo vuole colpire con uno schiaffo in pieno volto. Quindi trasforma la giornata della morte di Eluana in una giornata di conflitto per il paese.


Che lo spacca a metà.



Sono sempre più preoccupato dal fatto che nel nostro paese le questioni che interessano la vita delle persone diventano secondarie al conflitto politico. Le lotte di potere su temi sensibili come questo distaccano la politica dai cittadini.


Dopo la morte di Eluana sembrava che una legge sul testamento biologico fosse urgentissima.



È stata invece chiusa in un cassetto e ora la riportano in parlamento senza discutere sulla vita, ma solo sperando nella divisione delle opposizioni per la sopravvivenza del governo Berlusconi.


Lei ha presentato 1500 emendamenti al ddl Calabrò.



Nessuno può essere curato contro la sua volontà. Nessuno può avere la possibilità di fare violenza sulle persone e decidere quali trattamenti può ricevere e quali no.


Il nodo è quello dell’obbligo di idratazione e alimentazione.



L’articolo 3 prevede che anche chi ha lasciato scritto il suo no all’idratazione e all’alimentazione venga comunque trattato, perché lo vogliono la Roccella e altri politici. Né io, né lei né chi legge potrà più scegliere.


Quindi le indicazioni lasciate dal cittadino (come quelle che ieri ha annunciato di aver scritto Beppe Englaro) non saranno più vincolanti.



Dopo questo percorso di legge no. A scegliere saranno le convinzioni e la cultura del medico e non quelle del paziente. Perciò se perdi coscienza perdi anche ogni diritto. È una proposta così inaudita che io faccio fatica a spiegarla ai miei colleghi all’estero.


Questo vale anche per i casi come quello di Welby, in cui paziente è cosciente?



All’inizio la proposta riguardava anche quei casi, per fortuna siamo riusciti, dopo un grande lavoro, a scongiurarlo. La legge resta comunque anticostituzionale.


Si riferisce all’articolo 32?



Certo, e fu una persona religiosa come Aldo Moro a far introdurre la parte che prevede che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Non capisco perché continuare a scrivere e votare leggi che poi devono essere smontate dalla magistratura perché anticostituzionali come la fecondazione assistita.


Lei ha fatto una sua proposta.



Sì, che per quanto mi riguarda è già un bel passo indietro. É un solo articolo e prevede che le terapie siano garantite a tutti tranne a chi l’ha esplicitamente dichiarato. Mi spiego meglio: se io perdessi coscienza vorrei che i miei familiari scegliessero per me. Nella mia proposta non è possibile, può averlo scritto solo il paziente. Capisce che per me è un bel passo indietro ma sono disposto a farlo nell’interesse delle persone.


Perché il Partito democratico fa così fatica a trovare una sintesi sui temi etici?



Perché all’interno ci sono persone che potrebbero votare con la destra sul biotestamento e non si fanno una ragione del fatto che i temi eticamente sensibili sono semplicemente diritti civili. Ma troveremo una convergenza.


Tutti dovrebbero garantire i diritti civili.



Questa è una fase politica in cui qualunque argomento viene utilizzato per scegliere una posizione e non discusso nel merito.


All’assemblea del Pd D’Alema ha chiesto un maggiore impegno della società civile in politica. Può essere un modo per discutere questioni più vicine ai cittadini?



Io sono convinto che la politica debba essere a servizio del paese e non fatta solo da professionisti. Uno ha un impegno temporaneo e poi torna al suo lavoro.


Saviano potrebbe essere un esempio?



Chiunque si senta di dare un contributo – senza fare propaganda sui nomi – con un vero impegno personale.





Che vi siano idee contro il testamento biologico soprattutto a destra,e non mancano anche tra i democratici,è una scelta che si deve rispettare,ma far cadere tutto ciò nell'anniversario della morte di Eluana Englaro è una dimostrazione di perfidia.
Nella mia vita non vorrò e non cercherò mai di vincolare chicchessia su una scelta personale,poichè di questo si tratta,non è una legge che impone il testamento biologico,bensì un'opportunità,e tutto ciò i perfidi ideatori della giornata degli stati vegetativi non lo vogliono far riconoscere per chi vorrà liberamente interpretarlo,come del resto è possibile in tutta l'area comunitaria.

&& S.I. &&

venerdì 10 dicembre 2010

Dedicato al premio Nobel per i diritti umani Liu Xiaobo







Un paese che getta in prigione per tredici anni un uomo,reo d'aver criticato il regime socialista cinese,e lascia ai domiciliari sua moglie,si rivela a tutto il mondo per la pochezza di regime e debolezza,poichè un paese forte non deve aver timore di qualsiasi critica.
La condanna postuma va anche al comitato olimpico,il quale ha permesso l'organizzazione dei giochi tre anni or sono,pur sapendo delle pessima condizioni dei diritti umani e della feroce repressione in Tibet.

[@#& blog Freedom &#@]

venerdì 12 novembre 2010

Aung San Suu Kyi,da domani la farfalla ricomincerà a volare

Qui nell'intervista con Carmen Lasorella,rilasciata più di un anno fa,chiaramente tra le mura di casa sua,o meglio nella sua prigione.



Dopo le elezioni farsa del regime birmano,la promessa di liberare il premio Nobel della pace pare materializzarsi,perlomeno incrociamo le dita affinchè l'eroina della politica birmana possa finalmente dichiararsi libera,dopo quindici anni di arresti domiciliari,con le sole accuse politiche a suo carico.

Domani potrebbe essere il gran giorno!



[@#& blog Freedom &#@]

sabato 16 ottobre 2010

Il caso Daniele Franceschi

Sua madre si rivolge a Carla Bruni,la Premiere damme,per avere giustizia di suo figlio






Il C-130 della 46° Aerobrigata di Pisa è atterrato alle 11,15 sulla pista principale di San Giusto, l’aeroporto militare di Pisa. Cira Antignano, 61 anni, è scesa e ha aspettato dolente, ma fiera, la bara del figlio Daniele, morto il 25 agosto, in una cella del carcere francese di Grasse nell’entroterra di Cannes. Ad attenderla anche il sindaco di Viareggio, Luca Lunardini. Non è sofferente solo nell’anima, la signora Cira mercoledì, davanti al carcere di Grasse, durante una colluttazione avuta con alcuni gendarmi che le volevano strappare un cartello di protesta («Me lo avete ucciso due volte»), ha riportato lesioni a tre costole. «Mi hanno picchiata solo perché chiedevo giustizia», racconta. «Un gendarme mi ha spinto a terra, un altro mi ha presa a calci. Poi mi hanno portato in galera, come una delinquente. Meno male che è intervenuto il console italiano a Nizza e allora mi hanno rilasciato dopo tre ore». Insieme alla signora Cira anche la cognata Maria Grazia, anche lei arrestata e poi rilasciata.
Il feretro di Daniele Franceschi, arrestato in Francia per una storia di carte di credito irregolari, è stato trasferito all’ospedale Versilia di Lido di Camaiore dove è stato sottoposto a un primo accertamento autoptico. «Poi ci sarà l’autopsia vera e propria», spiega l’avvocato della famiglia Aldo Lasagna, «la seconda dopo quella francese, autorizzata dalla procura di Lucca. Speriamo che sia possibile effettuare l’esame autoptico e speriamo che le autorità francesi abbiamo mantenuto la promessa di mantenere il corpo nelle condizioni idonee, altrimenti sarebbe tutto inutile».

DECESSO - La famiglia di Daniele è convinta che la morte del giovane non sia da attribuire a «cause naturali» come sostengono le autorità francesi. «L’hanno lasciato morire solo come un cane in una cella di un carcere straniero», ricorda mamma Cira, «e a me, che sono la madre, me l’hanno detto dopo due giorni». La donna ricorda gli ultimi giorni drammatici della morte del figlio. «Dal carcere Daniele mi aveva scritto alcune lettere terribili», racconta la donna. «Aveva paura, mi raccontava che odiavano gli italiani, si sentiva minacciato. ‘Mamma ci trattano peggio delle bestie’, mi aveva scritto. E un mese fa, subito dopo l’arresto, era stato colpito dalla febbre, forse un virus. Febbre a 41, ma nessuno lo aveva curato o aiutato. Lo accusavano di non voler lavorare, con lui ce l’avevano guardie e gli altri detenuti, ma nessuno l’ha aiutato». Daniele è morto il 25 agosto.

CERTIFICATO - Nel certificato di morte, firmato dal medico del carcere alle 17,30 si parla genericamente di arresto cardiaco. Secondo il racconto dei familiari, Daniele, un verniciatore e carpentiere, separato, padre di una bambino di 9 anni, aveva accusato forti dolori al petto alle 13,30. Aveva chiesto aiuto alle guardie che lo avevano accompagnato in infermeria, ma dopo un elettrocardiogramma lo avevano chiuso nuovamente nella sua cella da solo. Una decisione ritenuta quanto meno azzardata. «Se il ragazzo aveva accusato un malore e c’era il sospetto di problemi cardiaci», denuncia l’avvocato Lasagna, «doveva essere ricoverato in infermeria o quanto meno chiuso in una cella con altri detenuti che avrebbero potuto aiutarlo e, in caso di malore, dare l’allarme».

Marco Gasperetti



Spiace dover aggiungere l'aspetto macabro,ma doveroso per raggiungere la verità semmai sarà possibile,che il corpo dell'uomo è stato svuotato di quasi tutti gli organi vitali durante l'autopsia in Francia,un dettaglio teso a depistare l'accertamento della verità,lo stesso cadavere non è stato conservato ad una temperatura idonea,infatti le condizioni sono di avanzata decomposizione.
Il successivo maltrattamento della madre da parte della gendarmeria,"responsabile" di voler portare in Italia suo figlio,lascia chiunque di noi sbigottiti e sgomenti.

Tutto ciò è stato possibile nella democratica Francia e non in un paese del terzo mondo,davvero una storia inquietante.

Ora potremo prendere atto se l'attuale dirigenza politica francese vorrà chiarire la triste e drammatica storia di Daniele Franceschi,reo d'aver usato carte di credito irregolari nel paese transalpino.

@ Dalida @

venerdì 8 ottobre 2010

Il nobel della pace al dissidente cinese Liu Xiaobo

OSLO
Il dissidente cinese Liu Xiaobo, che sta scontando una condanna a 11 di prigione, ha vinto il premio Nobel per la pace. La Cina ha reagito con rabbia, affermando che la decisione del comitato norvegese per il Nobel, è «un'oscenità» che «vìola completamente i principi» dello stesso premio.




Soddisfatti invece diversi leader occidentali, fra cui il presidente americano Barack Obama, vincitore del Nobel per la pace dell’anno scorso, che ha chiesto la liberazione del dissidente. Il premio a Liu Xiaobo, ha affermato oggi il comitato per il Nobel, è un riconoscimento della «lunga e non violenta battaglia in favore dei diritti umani» condotta per due decenni dal dissidente.

Spiegando i motivi della scelta il presidente del comitato norvegese Thorbjoern Jagland ha affermato che «la Cina, seconda economia del mondo, deve aspettarsi di essere sotto stretta osservazione man mano che diventa più potente, come gli Usa dopo la seconda guerra mondiale». «Mentre la Cina cresce - ha proseguito - abbiamo il diritto di criticarla, noi vogliamo far avanzare le forze che vogliono che la Cina diventi più democratica».





In carcere per le sue idee,11 anni di prigione per contestare e criticare il regime cinese,chiaramente si è voluto dare un segno indelebile verso tutti i personaggi su questo pianeta,che debbono pagare sulla propria pelle la libertà di parola.

Davvero un gran giorno per i diritti umani

[@#& blog Freedom &#@]

domenica 11 aprile 2010

Il blog Freedom sta con Emergency



L'arresto,o meglio dire il rapimento del personale medico e paramedico in Afghanistan rattrista chi apprezza e conosce bene la magnifica associazione umanitaria,la quale riesce con svariate difficoltà a curare moltissimi feriti.
Evidentemente la presenza sul campo in quella terra martoriata da fastidio,loro sono testimoni del ferimento e della morte tra la popolazione civile e parte delle vittime sono bambini.
Anche le ultime accuse da parte di certi settori politici nostrani,possiamo immaginare da dove arrivino,d'essere un'associazione politica sono prive di ogni significato.
Emergency cura chiunque sia ferito a prescindere dalla fazione di appartenenza,non ho statistiche sotto mano,ma negli anni dal loro insediamento in Afghanistan,sono stati migliaia gli interventi curativi.
Pensare che dei chirurghi volontari,partiti dall'Italia per curare eticamente le vittime della guerra,e nello stesso tempo siano accusati di terrorismo pare davvero incredibile e senza senso.

Appena sarà possibile inseriremo il link per sottoscrivere la solidarietà a Emergency,direttamente sul loro sito,in questo momento addirittura andato in tilt,evidentemente per i troppi accessi dopo l'appello fatto da Gino Strada questa sera a "che tempo che fa"

Per sottoscrivere

CLICK EMERGENCY

Le ultime notizie delle varie agenzie scrivono della confessione dei medici di Emergency,la presunta confessione è stata diffusa dalle autorità afghane.Gino Strada ha replicato che si tratta d'una bufala,creata ad arte per screditare la scomoda associazione,come dei professionisti volontari,eticamente legati alla vita e nel salvare il prossimo, possano tramare per uccidere chicchessia,solo il ministro Frattini può affermare che se fosse vero,sarebbe una vergogna per l'Italia.
Davvero una bruttissima storia,con queste accuse c'è il rischio che vengano condannati dalla giustizia afghana,se così fosse determinerebbe una sicura condanna a morte.
Una guerra quella in Afghanistan dove non esiste un libero reporter che possa descrivere la realtà,le moderne democrazie occidentali non se lo possono permettere,questo particolare può far riflettere come dei volontari umanitari possano essere accusati di terrorismo.

lunedì 1 marzo 2010

Lo sciopero degli stranieri,la verifica di quanto siano importanti



I numeri dell'immigrazione in Italia



L’Italia degli immigrati si ferma per un giorno. Con il simbolico lancio di palloncini gialli nei cieli di oltre 60 città ha preso il via il primo sciopero dei migranti in Italia: “Primo Marzo. Un giorno senza di noi-lo sciopero degli stranieri”.

Centinaia le iniziative e i cortei contro il razzismo e la xenofobia organizzati dalle associazioni della società civile e dalle comunità di migranti. Una popolazione di quasi cinque milioni di persone, senza il cui contributo determinante nel settore del lavoro, ammonisce Coldiretti, non sarebbe possibile la produzione di numerose eccellenze del “Made in Italy” alimentare. Dalla raccolta delle mele della Val di Non in Trentino alla mungitura delle mucche per il Parmigiano Reggiano, dalla vendemmia dei vini Doc alla cura dei greggi per il pecorino romano fino alla raccolta della frutta Igp dell’Emilia Romagna.

E sempre Coldiretti sottolinea come nelle campagne italiane più di un lavoratore su dieci sia extracomunitario, con circa 30mila aziende agricole italiane che assumono lavoratori provenienti da fuori dell’Europa.

In occasione della giornata la Cia ha chiesto «subito» la pubblicazione del decreto sugli 80mila stagionali e ribadito l’impegno contro «lo sfruttamento, il lavoro nero e il razzismo».

Tra le numerose organizzazioni coinvolte, Legambiente mette l’accento sull’immagine «anacronistica e grottesca» di un’Italia senza immigrati e torna a condannare «i fatti di Rosarno, gli scandali sulla gestione dei centri di accoglienza, la cultura razzista che si sta diffondendo» e a chiedere «una nuova cultura dell’accoglienza e della condivisione che superi i limiti delle politiche sull’immigrazione adottate negli ultimi anni».

Unanime il sostegno all’iniziativa da parte del Pdl e dell’opposizione. Se il Partito democratico prende parte compatto alle iniziative di piazza della giornata, molti esponenti del principale partito di governo sostengono l’iniziativa. Così, il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola (Pdl) appoggia le motivazioni dello sciopero: «Gli immigrati vogliono dimostrare non solo di esistere - spiega in una nota - ma di essere indispensabili con il loro lavoro alle attività economiche e sociali del Paese: circostanza assolutamente vera».

Della stessa lunghezza d’onda il deputato Pdl Benedetto Della Vedova. Adesioni anche dalla candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino (che parla di «vera integrazione») e dal portavoce dell’Italia dei valori, Leoluca Orlando.

[ da La stampa ]


Fortunatamente i due schieramenti politici appaiono bipartisan,almeno fatevi voi un'idea quanto risultino sinceri.

Non sono delinquenti come da più parti e costantemente dichiarano alcuni politici e testate giornalistiche,sono un numero rilevante di lavoratori che contribuiscono all'economia del nostro e del loro paese,peccato che in modo diffusissimo siano sfruttati e trattati molto male,proprio per questo motivo hanno dichiarato la giornata di oggi come l'affermazione di esistere e nel richiedere più rispetto.


&& S.I. &&

domenica 17 gennaio 2010

Morire nel deserto,il reportage commentato da Fabrizio Gatti


Clicca sulla foto

La visione del filmato non è consigliato alle persone più sensibili

The movie is not recommended for people more susceptible



[ video riportato da YouTube,pubblicato in origine da L'Espresso ]

Il video è assolutamente esplicito della drammaticità verso cui l'intera umanità dovrebbe farsi carico

[@#& blog Freedom &#@]

domenica 27 dicembre 2009

Buon Natale dalle carceri italiane...




[ Staino - L'unità ]

Il 2010 porterà delle riforme,così ha dichiarato il Premier dal suo rifugio convalescenziario di Arcore,non ho idea quante e quali saranno,presumibilmente un mix tra effettive esigenze del popolo italiano e ad personam naturalmente.

Molto probabilmente porterà anche un nuovo indulto,la situazione delle carceri è ormai al limite delle condizioni umane e da chi lavora nelle strutture,nuove carceri in progetto manco l'ombra,delle innovative pene con braccialetto elettronico si vedrà,sperando che se dovesse partire la sperimentazione funzioni a dovere,nel nostro paese anche le condizioni più elementari presenti in altre realtà europee non funzionano.

Al momento suicidi e decessi inquietanti messi a tacere dopo sbrigative indagini sono all'ordine del giorno,e mediamente in ogni cella soggiornano perlomeno il doppio dei prigionieri.

Per ricordare alcune situazioni di carcerati morti in situazioni assai sospette,basti pensare ad Aldo Bianzino,Nichi Aprile Gatti,Stefano Cucchi e molti altri non emersi alle cronache,con segni di devastanti percosse o lasciati a se stessi senza ricorrere alle dovute cure.

&& S.I. &&

lunedì 23 novembre 2009

Coopi,l'organizzazione in Congo contro la violenza alle donne e bambini

Il 25 novembre la giornata dedicata a loro







Donne e bambini fuggiti dai loro villaggi a causa dei combattimenti tra guerriglieri ed esercito congolese. Da mesi più di 100mila sfollati vagano nella foresta senza cibo e protezione. Una tragedia non raccontata dai media. Coopi, unica Ong nella regione, assicura assistenza ai più vulnerabili e ai malnutriti


Il 25 novembre si celebra la giornata internazionale contro la violenza alle donne. «Coopi» è una Ong italiana che opera in campo internazionale e che, tra gli altri progetti, fa di questa lotta in Repubblica Democratica del Congo uno dei suoi cavalli di battaglia. Qui di seguito una sequenza di foto di Livio Senigalliesi, in missione per Coopi – Cooperazione Internazionale nel settembre del 2009 nella Repubblica Democratica del Congo su un programma multisettoriale di appoggio alle vittime di violenza sessuale e di genere

[ da Corsera ]

Questo blog si associa e condanna le violenze che deve subire moltissima popolazione su questo pianeta,non ci rimane che la denuncia,sempre meglio della censura che farebbe molto comodo ai soliti aguzzini.

[@#& blog Freedom &#@]

giovedì 19 novembre 2009

Cronaca della Fao,forse meglio dire "Che state a fao"



di Alessandro Ferrucci

“Asigno’, e che devo fa’: c’è la Fao...”, si giustifica un vigile. Già, Roma è blindata. Intorno al Circo Massimo, dove ha sede la Food and Agriculture Organization, è stata istituita una “red zone” invalicabile. Chi capita presso, è finito: ore e ore di traffico, insulti e mal di pancia. Sì, ma per chi, per cosa? Sul Fatto Quotidiano domenica abbiamo titolato “Che state a Fao?” per analizzare obiettivi e risultati; oggi raccontiamo cos’è questa “appendice” dell’Onu. Fondata il 16 ottobre 1945 a Città del Québec, Québec, Canada, dal 1951 la sua sede è stata trasferita da Washington, nella capitale italiana. Obiettivo: aiutare ad accrescere i livelli di nutrizione, aumentare la produttività agricola, migliorare la vita delle popolazioni rurali e contribuire alla crescita economica mondiale. Insomma, un lavoro di consulenza. Spesso “strozzato” dai pochi fondi, dicono. E quando c’è crisi, tocca a tutti. Eppure la struttura è possibile inserirla sotto la categoria “molossi” per numeri e costi: all’aprile di quest’anno conta 1.641 funzionari e 1.894 impiegati. I due terzi del personale lavorano nella sede centrale di Roma, gli altri negli uffici di tutto il mondo. Budget importante: nel 2007, un aumento del 13,3 per cento ha portato l’agenzia a ottenere 867,7 milioni di euro per il biennio successivo. Nessun’altra organizzazione dell’Onu può contare su una cifra del genere. Ma, a quanto pare, non basta: c’è sempre qualche dirigente pronto a denunciare l’impossibilità di un intervento a causa degli scarsi fondi. Per forza, quasi il 70 per cento della cifra totale, ottenuta dai contributi degli Stati membri, finisce per la gestione ordinaria. Qualche esempio: per la sicurezza alimentare, la Fao prevede uno stanziamento di 59 milioni di euro; per l’“ufficio del direttore generale” 41,5 milioni di euro. La struttura che lavora a stretto contatto con il direttore Jacques Diouf costa più di 9 milioni. E ancora: l’ufficio legale, 5,3 milioni di euro, l’ufficio del programma e della gestione del budget, altri 11. Eppoi, i voli aerei: secondo documenti inediti da noi trovati , la spesa di quest’anno per la sola biglietteria si aggira attorno ai 13 milioni di euro. La maggior parte sono per voli extraeuropei, verso le zone del Terzo mondo dove, secondo una circolare interna, è possibile usufruire della categoria business per tragitti superiori alle otto ore. Non sempre è così, c’è “qualche” deroga. E ancora: chi è in missione non prende mai in considerazione la miglior offerta, ma solo la miglior opportunità. Vuol dire non valutare il costo, a prescindere. In questo modo le spese perdono il controllo.

Altra voce: chi è dipendente Fao ha la possibilità di ottenere alcuni importanti benefits, come buoni carburante, uno spaccio dedicato e con prezzi inferiori.

Oltre che a Roma, l’organizzazione è presente in più di 130 paesi. La rete decentralizzata comprende 5 uffici regionali, 10 uffici subregionali, 73 uffici di rappresentanza, nove uffici con personale tecnico trasferito e un certo numero di uffici con accreditamento multiplo. Altri viaggi, altri costi.



Una organizzazione faraonica,dove parrebbe che i problemi della fame nel mondo sono un dettaglio,a Roma tra dibattiti,caos stradale,blocchi del traffico per consentire lo shopping alle mogli che contano delle autorità politiche e dell'organizzazione,le quali fanno business da capogiro tra le boutique del centro storico della capitale.

In lontananza i morsi della fame,di buona parte del pianeta,si calcola un miliardo di umanità nell'estrema indigenza,con un risultato delle solite belle parole,ma senza alcun stanziamento,la solita kermesse fine a se stessaa,anzi no,Benedetto XVI ha sentenziato che il pianeta ha le potenzialità per sfamare tutti quanti,la solita frase fatta buona per tutte le stagioni,da quelle parti non potranno mai dichiarare che sei miliardi di persone sono insostenibili e il trend è ad aumentare.

Gli unici a godere della manifestazione,le compagnie aeree,e il florido commercio che ne è derivato a Roma.

Tanto i miserabili non lo verranno mai a sapere!!!



[ Kenzo ]

sabato 7 novembre 2009

Dal blog di Yoani Sanchez,la blogger cubana maltrattata dalla polizia





La contestazione cubana contro la violenza,nella quale Yoani non ha potuto partecipare,fermata dalla polizia,maltrattata e picchiata

La testimonianza di Yoani

Nei pressi di calle 23, proprio alla rotonda dell’avenida de los Presidente, abbiamo visto arrivare a bordo di un’auto nera - di fabbricazione cinese - tre robusti sconosciuti: “Yoani, sali in auto” mi ha detto il primo afferrandomi con forza per un polso. Gli altri due trattenevano Claudia Cadelo, Orlando Luís Pardo Lazo e un’amica che ci accompagnava a una marcia contro la violenza. Ironia della vita, quella che doveva essere una giornata di pace e concordia si è trasformata in una serata carica di botte, grida e male parole. Gli stessi “aggressori” hanno chiamato una pattuglia che si è portata via gli altri miei due compagni, Orlando e io eravamo condannati all’auto con targa gialla, lo spaventoso terreno dell’illegalità e dell’impunità per l’Armageddon (1).

Mi sono rifiutata di salire sul brillante Jelly e abbiamo preteso che si identificassero e mostrassero un mandato giudiziario che li autorizzasse a portarci via. Non ci hanno fatto vedere nessuna carta che provasse la legittimità del nostro arresto. I curiosi si accalcavano intorno e io gridavo: “Aiuto, questi uomini ci vogliono sequestrare”, ma loro hanno fermato chi voleva intervenire con un grido che rivelava tutto il fondamento ideologico dell’operazione: “Non vi intromettete, questi sono dei controrivoluzionari”.

Di fronte alla nostra resistenza verbale, hanno preso il telefono e hanno detto a qualcuno che doveva essere il loro capo: “Cosa facciamo? Non vogliono salire sull’auto”. Immagino che all’altro lato la risposta sia stata categorica, perché dopo ci hanno riempito di botte e spintoni, mi hanno caricato con la testa verso il basso e hanno tentato di infilarmi nell’auto. Ho afferrato la porta, ricevendo colpi sulle mani, sono riuscita a togliere un foglio che uno di loro portava in tasca e me lo sono messo in bocca. Mi sono presa un’altra scarica di botte perché restituissi il documento.

Orlando era già dentro l’auto, immobilizzato da una mossa di karate che lo faceva stare con la testa verso il pavimento. Uno ha messo le sue ginocchia sul mio petto e l’altro, dal sedile anteriore mi colpiva nella zona dei reni e sulla testa per farmi aprire la bocca e liberare il documento. Per un istante, ho temuto che non sarei più uscita da quell’auto. “Sei arrivata fino a qui, Yoani”, “Adesso la finirai di fare pagliacciate”, ha detto quello che era seduto accanto all’autista e che mi tirava i capelli.

Nel sedile posteriore si poteva assistere a uno spettacolo molto strano: le mie gambe verso l’alto, il mio volto arrossato per la pressione e il corpo indolenzito, all’altro lato c’era Orlando conciato male da un picchiatore professionista. In un gesto di disperazione sono riuscita ad afferrare, dai pantaloni, i testicoli di questo personaggio. Ho affondato le mie unghie, supponendo che lui avrebbe continuato a schiacciare il mio petto fino all’ultimo respiro. “Uccidimi adesso”, gli ho gridato, con il fiato che mi restava, ma quello che stava nei sedili anteriori ha detto al più giovane: “Lasciala respirare”.

Sentivo Orlando ansimare e le botte continuavano a cadere su di noi, ho pensato per un attimo di aprire la porta e gettarmi fuori, ma all’interno non c’era una maniglia utilizzabile. Eravamo nelle loro mani ma ascoltare la voce di Orlando mi rincuorava.

In seguito lui mi ha detto che gli accadeva lo stesso ascoltando le mie parole rotte dai singhiozzi… perché gli dicevano “Yoani è ancora viva”. Ci hanno lasciati in pessime condizioni, scaraventandoci in una strada della Timba, una donna si è avvicinata: “Che cosa vi è successo?”… “Un sequestro”, ho risposto.

Ci siamo messi a piangere abbracciati in mezzo al marciapiede, pensavo a Teo, non sapevo come avrei potuto spiegargli quel che avevo passato. Come potrò dirgli che vive in un paese dove succedono queste cose, come potrò guardarlo e raccontargli che sua madre è stata malmenata in mezzo alla strada perché scrive un blog dove esprime le sue opinioni in kilobytes. Come potrò descrivergli il volto autoritario di chi ci ha fatto salire con la forza su quella macchina, il piacere che si leggeva sui loro volti mentre ci percuotevano, alzavano la mia gonna e mi trascinavano seminuda verso l’auto. Sono riuscita a vedere, nonostante tutto, il livello di agitazione dei nostri aggressori, la paura del nuovo, delle cose che non possono distruggere perché non le comprendono, il terrore del gradasso che sa di avere i giorni contati.

Il blog di Yoani

CLICK YOANI SANCHEZ BLOG


Pubblichiamo sul nostro spazio la testimonianza dell'aggressione di Yoani,lo spazio Freedom non tollera alcuna violenza sulle idee e contestazioni di qualsiasi persona su questo pianeta,le idee di ogni individuo e le proteste devono essere discusse e dibattute democraticamente.

http://freedomlibertadiparola.blogspot.com

Vi auguro la difficile ma possibile strada verso la vostra libertà di espressione e instaurazione democratica


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martedì 27 ottobre 2009

I volti del Darfur

La mostra con moltissime altre foto è in corso all'Università La sapienza-Roma,curata e organizzata da Antonella Napoli,Presidente di Italian for Darfur onlus













[ foto tratte da Corsera ]

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domenica 18 ottobre 2009

L'ora di religione e le polemiche tra guelfi e ghibellini



[ Giannelli - Corsera ]

La nuova polemica con guelfi e ghibellini schierati tra pro e contro.

Detto ciò vi scrive un laico che più laico non si può,palesemente ateo,che però lascia alla persona la più libera interpretazione del proprio credo.
Immaginatevi se milioni di italiani,quindi cattolici dovessero emigrare in tempi brevi in una realtà dove esiste una religione diversa,esisterebbero i medesimi problemi,la minoranza diventata numerosa chiederebbe gli stessi diritti emersi nel nostro paese.

L'ora di religione,dalla scuola della prima infanzia sino ad arrivare alla scuola superiore,deve servire come approfondimento della propria spiritualità o meno,mettersi di traverso,oltre che essere stupido non muta la realtà della società multi razziale che si sta consolidando,anzi anche su questo particolare crea i presupposti degli attriti tra la società.

Per chi invece porta i maiali sugli spazi dove le amministrazioni comunali organizzano le realtà religiose,oggi musulmane e domani chissà.



Una delle classiche "calderolate"

&& S.I. &&

venerdì 16 ottobre 2009

17 ottobre 2009,adesso denuncia anche me



Mancano poche ore alla manifestazione antirazzista che si terrà a Roma il prossimo 17 ottobre. L’Unità - assieme alla Cgil, all’Arci e a decine di altre associazioni locali e nazionali - ha deciso di aderire e di dare ai lettori una informazione puntuale sulle ragioni di questa protesta. Lo faremo fino a quando - alle 14,30 di sabato - da Piazza della Repubblica partirà il corteo. I promotori sono ottimisti. Lo siamo anche noi. La manifestazione per dire no al razzismo potrebbe essere la più grande tra quelle che si sono svolte nel nostro paese negli ultimi vent’anni. La prima si tenne il 7 ottobre del 1989, quando un’Italia inconsapevole e distratta aveva appena cominciato a conoscere gli immigrati. E ancora era convinta di essere un paese totalmente immune da pulsioni razziste. Certo, la Lega Nord, nata qualche anno prima, già se la prendeva con i meridionali. Ma appariva ancora un fenomeno folkloristico, passeggero. Molto probabilmente lo stesso Umberto Bossi non aveva idea che di lì a qualche anno sarebbe stato costretto a sostituire nelle suecampagned’odio i calabresi, i siciliani e i sardi con i «Bingo bongo».

Quella del 7 ottobre del 1989 fu una manifestazione gigantesca. Qualche mese prima, il 24 agosto, a Villa Literno era stato ucciso un ragazzo sudafricano, Jerry Masslo e una parte di noi aveva cominciato a intuire cheuna serie di valori fondamentali, che ci parevano ormai acquisiti, rischiavano di essere messi tragicamente in discussione. Macerto nessuno in quegli anni - mentre la Prima Repubblica era in procinto di dissolversi in Tangentopoli - poteva immaginare che nel 2009, il nostro oggi, ci saremmo ridotti così. Siamo diventati un paese sotto osservazione da parte delle Nazioni Unite e di Amnesty International. Siamo stati già condannati più di una volta per violazione dei diritti umani. Abbiamo visto approvare un «pacchetto sicurezza» che trasforma una condizione - quella di immigrato irregolare - in un crimine. Siamo diventati il feroce posto di guardia della «Fortezza Europa». Respingiamo boat people carichi di uomini donne e bambini in un paese, la Libia, che non ha mai aderito alle fondamentali convenzioni internazionali umanitarie, a partire da quella di Ginevra sui rifugiati politici. L’elenco delle nostre infamie nazionali è lunghissimo. Questi dieci giorni non basteranno certo a completarlo. Ma, forse, basteranno per preparareunatto di protesta che potrebbe aiutare a interromperlo.

[ da L'Unità ]

Possiamo dedicare la giornata dedicata al razzismo latente in questo paese,nello schierarsi contro l'intolleranza e la xenofobia insieme al mancato decreto respinto contro l'omofobia di questi giorni.

E'un brutto momento della storia repubblicana,ma fino a quando la sensibilità di una parte della popolazione riuscirà a manifestare verso i diritti delle minoranze,che minoranze non sono,la speranza rimarrà sempre viva.

Alcune immagini e il video della giornata contro il razzismo










Intervista a Insa, comunità senegalese a Roma



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domenica 4 ottobre 2009

Angelina Jolie & Brad Pitt dai profughi iracheni in Siria







«Non dimenticare le centinaia di migliaia di rifugiati iracheni». E' il messaggio lanciato dalla Siria da Angelina Jolie, nel suo ruolo di Ambasciatore di buona volontà dell'Unhcr (l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). L'attrice, accompagnata da Brad Pitt, suo compagno nella vita, ha fatto visita ai profughi iracheni che hanno trovato una sistemazione di fortuna nei sobborghi di Damasco. «La maggior parte dei rifugiati iracheni non ha la possibilità di fare ritorno nel proprio Paese - ha sottolineato la Jolie - a causa dei traumi ricevuti a suo tempo in patria, per motivi di sicurezza e per la mancanza di servizi di base. Per questo è necessario che la comunità internazionale continui ad occuparsi di loro».

[ da Corsera ]

Una bella e famosissima coppia di Hollywood che si impegna in prima persona per i rifugiati su tutto il globo,oltre le adozioni già interpretate,tra un film e l'altro girano il mondo come Ambasciatori,e bello prendere atto che in qualche caso il successo non da alla testa,anzi nel loro caso è motivo di volontariato per i diritti umani.

Purtroppo sono un eccezione,non le uniche fortunatamente da quelle parti.

@@ Dalida @@

mercoledì 12 agosto 2009

Aung San Suu Kyi,l'ingiustizia del potere birmano continua



La corte birmana ha giudicato la dissidente Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, colpevole di aver violato la legge sulla sicurezza con una sentenza che la condanna a tre anni di reclusione, condanna che è stata però commutata dalla giunta militare al potere a 18 mesi di arresti domiciliari.

È stato condannato a sette anni di lavori forzati dalla corte birmana il pacifista americano, John Yettaw, che lo scorso maggio aveva raggiunto a nuoto l'abitazione di Aung San Suu Kyi, dove la dissidente era agli arresti domiciliari, e vi era rimasto due giorni.

La sentenza dei giudici, e poi l'intervento generale Than Shwe che ha commutato in arresti domiciliari anche le condanne delle due domestiche della Suu Kyi, ha portato ad una condanna molto più lieve dei cinque anni di prigione che il premio Nobel rischiava. Ma sufficiente ad impedirle di partecipare alle elezioni che la giunta ha promesso per il prossimo anno, e di cui non è stata ancora fissata la data. Gli avvocati del leader dell'opposizione - che ha trascorso 14 degli ultimi 20 anni agli arresti domiciliari - ora hanno 60 giorni di tempo per presentare ricorso contro la sentenza di condanna.

[ da L'unità ]

Nonostante le condanne di tutto il mondo,Onu,Comunità europea e Stati Uniti,il potere birmano continua la linea dura e di segregazione verso il premio nobel Aung San Suu Kyi,altri 18 mesi di arresti domiciliari e sette anni di lavori forzati al cronista americano che è stato a colloquio da lei.

La recente intervista a Carmen Lasorella



Il rispetto e l'amore del popolo birmano nei suoi confronti



&& S.I. &&