mercoledì 30 novembre 2011

Nigeria:Le bottiglie di plastica al posto dei mattoni per le case



di Elmar Burchia

Come fare di necessità virtù: per proteggere l'ambiente e risolvere la carenza di alloggi, in Nigeria hanno iniziato a costruire case fatte di bottiglie di plastica. Con il nuovo materiale gli edifici sono più stabili di quelli realizzati in calcestruzzo, in grado di resistere a terremoti, incendi e persino proiettili. Quello che può sembrare «arte moderna» agli occhi dei più scettici, è invece un ambizioso progetto edilizio in realizzazione nel Paese dell'Africa occidentale. Con il materiale da costruzione decisamente non convenzionale un gruppo ambientalista vuole risolvere così due problemi in un colpo solo. Da un lato, le bottiglie di plastica che coprono le strade e intasano i canali delle popolose città vengono riciclate con la costruzione delle case. Allo stesso tempo, il progetto intende risolvere il grosso problema dell’abitazione. Ancora oggi sono infatti milioni i nigeriani senza un tetto.

PRIMO DI UNA LUNGA SERIE - Il prototipo si trova poco lontano dal villaggio di Sabon Yelwa a Kaduna, nella Nigeria settentrionale. Il progetto è a buon punto. Iniziato da un’organizzazione non governativa, la Dare (Associazione per lo sviluppo delle energie rinnovabili), con l’assistenza di esperti londinesi, gli operai hanno ormai alzato le mura; la casa è completa al 70 per cento. «È la prima casa in Africa costruita con delle bottiglie», ha raccontato all’Afp l’iniziatore del progetto, Christopher Vassiliu. «Potrebbe contribuire a risolvere l’esigenza abitativa del Paese e ripulire l'ambiente pesantemente inquinato». Sotto certi aspetti l’edificio è già di per sé una meraviglia e dovrebbe essere il primo di una lunga serie. Una volta finito, infatti, verranno addestrati muratori che in futuro avranno il compito di realizzare strutture simili.

BOTTIGLIE RIEMPITE - A prima vista l’insolito edificio, con 58 metri quadrati di spazio e dotato di due camere da letto, cucina, patio, bagno e toilette, sembra una comune casetta. Tuttavia, al posto delle pietre sono state utilizzate bottiglie di plastica tappate, riempite con la sabbia, del peso di circa tre chili. Le bottiglie sono impilate in strati e legate tra di loro da un’intricata rete di corde. Fango e cemento completano l’opera e forniscono ulteriore sostegno. Dalle pareti intonacate sporgono poi i tappi di vari colori che danno a tutto l’insieme un aspetto davvero originale.

ECO, SOLIDA, ANTISISMICA - Secondo i dati forniti dal coordinatore del progetto, Yahaya Ahmad, le bottiglie riempite con la sabbia sono più stabili dei comuni blocchi di cemento. Insomma, la casa delle bottiglie non solo è ecologica, ma estremamente solida, fatta per durare negli anni e, grazie alla sabbia compatta, venti volte più resistente di una struttura di mattoni. Gli altri vantaggi: «L'edificio è a prova di fuoco, antiproiettile e antisismico», spiega Ahmad. Oltre a ciò, la costruzione di una casa di bottiglie è tre volte meno costosa che quella di una casa normale - l’equivalente di circa 10 mila euro. La sabbia funge poi da isolante termico. «All’interno regna una temperatura costante intorno ai 18 gradi, ideale per ripararsi dal sole tropicale».

PICCOLO PASSO - La costruzione è iniziata a giugno. Per realizzarla sono servite circa 14 mila bottiglie di plastica, bottiglie che in Nigeria non sembrano davvero mancare. Molte arrivano dai tanti hotel, dagli uffici consolari e dai ristoranti vicini. La casa di bottiglie è stata concepita affinché non produca gas serra: è completamente alimentata da pannelli solari e da biogas. «La Nigeria ha un enorme problema di immondizia e di carenza energetica», ha detto l'ambientalista britannica Katrin Macmillan, «e questo progetto è un piccolo passo nella giusta direzione».

IMMONDIZIA - Secondo le stime degli esperti, la Nigeria (con una popolazione che supera i 160 milioni), produce ogni giorno una montagna spazzatura di tre milioni di bottiglie di plastica. Allo stesso tempo nel vasto Paese mancano circa 16 milioni di abitazioni, la cui costruzione costerebbe l'equivalente di 226 miliardi di euro, ha calcolato la nigeriana Federal Mortgage Bank. Intanto il prossimo progetto è già stato avviato: a gennaio inizieranno i lavori di ampliamento della scuola elementare di Suleja, nei pressi della capitale Abuja. Qui verranno utilizzate 200 mila bottiglie di plastica.



Sono più economiche,sono a prova di terremoto,e particolare ancora più importante rendono l'ambiente interno fresco nonostante la calura africana.

In questo caso si può affermare che in Nigeria sono riusciti nell'impresa della quadratura del cerchio!

@ Dalida @


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Il successo di Molla la civetta





7 MILIONI DI VIEWS IN 15 GIORNI
“Molla” la civetta conquista tutti
di Federico Mello
Succede a volte in Rete che nella tempesta quotidiana di mail, notifiche, aggiornamenti, notizie e video, si faccia largo un raggio di sole.
Nella classifica settimanale dei video di YouTube Italia che facciamo su questa pagina, solo due settimane fa avevamo trovato al primo posto una piccola e tenera rapace. Da allora, in soli quindici giorni, Molla, la civetta comune nata in casa di falconieri a Villa d’Adda, Bergamo, di strada ne ha fatta tanta. Di lei hanno scritto giornali di tutto il mondo, dal Canada alla Nuova Zelanda; il suo becco è rimbalzato sul sito della Bild e su alcune testate italiane. Il video che la ritrae mentre si fa dolcemente accarezzare ( http://you  tu.be/3G1PFLuTrgM  ), ha raccolto in tutto 7 milioni di visualizzazioni in due settimane. Un record, ma anche una bella storia da raccontare.
L’autore del video è Giuseppe Pantano Arnone, un ragazzo di 32 anni agrigentino, ma residente in provincia di Monza dove è art director in un’agenzia pubblicitaria. Giuseppe è amico dei Falconieri delle Orobie, un gruppo – o sarebbe meglio dire una famiglia – di appassionati di rapaci che sabato 12 novembre si ritrovano nel comune brianzolo di Biassono per una dimostrazione. Il creativo, sempre in giro con la sua Canon, è lì per diletto, e riprende Molla mentre si fa accarezzare sulla testa da Martina, la figlia dodicenne di Massimo Iona, l’anima di questo gruppo di falconieri. Giuseppe filma anche altri rapaci, gufi e barbagianni che a differenza di Molla guardano torvi in camera. La civetta sfoggia una faccetta irresistibile che ricorda molto gli animali parlanti della Pixar. Finite le riprese, Giuseppe torna a casa, monta le immagini alternando carezze e sguardi di traverso, aggiunge la musica e pubblica tutto su YouTube. Nei mesi precedenti ha messo online altri video, ma il suo canale conta appena 5 iscrizioni. Ci pensa la civetta a far esplodere tutto. Di link in link, twitt in twitt, il suo video si diffonde alla velocità della Rete: dopo pochi giorni, sono già alcune centinaia di migliaia le visualizzazioni, dopo due settimane, appunto, già sette milioni. “Il segreto di tanto successo? – ci racconta oggi Giuseppe – sicuramente l’attrice, che è straordinaria. Su YouTube però è pieno di civette. In questo video, invece, penso di aver azzeccato tutto: montaggio, musica, timing”.
Massimo Iona, dei Falconieri delle Orobie, aggiunge: “Molla è una civetta comune, una femmina. È nata a marzo ed è cresciuta in casa con noi che abbiamo una certa esperienza con i rapaci: ne abbiamo quasi una ventina tra la nostra abitazione e le voliere”. A farle da mamma è sua figlia Martina: “Animali come questi, nati in cattività – continua lui – vengono imprintati dall’uomo. Fin da piccolini vengono imbeccati e cresciuti, e poi ti riconoscono quasi come un genitore. Sono affettuosi ma non bisogna mai dimenticare che sono animali selvatici”.
Naturalmente la rapida notorietà è una novità per tutti loro. “È un trampolino di lancio per la falconeria. E questo ci fa piacere. Pochi sanno che questa antica arte è considerata patrimonio dell’umanità dall’Unesco” dice Massimo. Contento anche Giuseppe, l’autore del video. “Continuo con i miei lavori prendendo la cosa più sul serio: c’è gente che impiega anni per realizzare un video virale senza riuscirci”. Ma non tutti, va detto, hanno una Molla a disposizione.



Il tema risulta vagamente al di fuori della concezione spazio Freedom,anche se un momento di tenerezza puo' far bene considerato il periodo ansiogeno dell'intero pianeta.
Il successo del video non potra' che stimolare il rispetto della natura e di cio' che ne fa parte integrante.

@ Dalida @


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martedì 29 novembre 2011

I motivi per leggere il Fatto quotidiano




Furbo chi (ci) legge


di Marco Travaglio


Siccome non siamo B., non diremo mai “ho un complesso di superiorità che stento a frenare”. Ma sempre più spesso ci capita di notare che i fatti danno ragione alle battaglie e ai consigli non richiesti del nostro giornale. Cinque esempi fra i tanti. 1) Quando è caduto il governo B., oltre ad associarci ai festeggiamenti, abbiamo scritto che era meglio evitare pasticci e inciuci, e andare subito a votare come la Spagna, per avere al più presto un governo voluto dai cittadini che fronteggi la crisi col necessario consenso. Quel che sta accadendo, con un governo vecchio, carbonaro, pieno di conflitti d’interessi e prossimamente ostaggio dello stesso Parlamento che ha approvato la mozione su Ruby nipote di Mubarak e una ventina di leggi vergogna, rischia di confermare la nostra analisi. 2) Quest’estate abbiamo implorato tutte le opposizioni di raccogliere le firme per il referendum elettorale. Ma il nostro appello è stato raccolto solo da Di Pietro, Vendola e Fini, mentre l’Udc se n’è ben guardata e il Pd si è spaccato nella solita dozzina di fazioni e il segretario Bersani ha fatto il pesce in barile con supercazzole tipo la “via parlamentare”, salvo poi saltare sul carro del referendum alla notizia del milione e 200 mila firme raccolte. 3) Alle prime avvisaglie del disastro San Raffaele, abbiamo messo in guardia Nichi Vendola dalla spericolata operazione societaria fra Regione Puglia e don Verzé per il mega-ospedale di Taranto: roba da 210 milioni (pubblici, ovviamente), per giunta su aree poco sicure e oggetto di inquietanti speculazioni. Ora puntualmente il prete à porter è indagato per bancarotta fraudolenta e immortalato dalle intercettazioni come un bandito che fa incendiare i terreni circostanti il suo ospedale milanese per sloggiarne l’affittuario riottoso, contro il quale fa pure scatenare la Guardia di Finanza. Intanto Vendola è costretto a fare precipitosamente marcia indietro, con una lettera al sindaco di Taranto e al presidente della fondazione San Raffaele del Mediterraneo, in cui li invita a “sospendere il bando per il concorso di idee per l’acquisizione del progetto definitivo dell’ospedale... e, ove ne ricorrano i presupposti, ritirarlo”. E pensarci prima? 4) Quando a Milano, dopo l’inatteso successo del sinistra-centro contro la Moratti, è nata la giunta Pisapia, abbiamo scritto che era inopportuno nominare Stefano Boeri, già progettista dell’Expo in versione “orto planetario”, assessore all’Expo: sia per il suo conflitto d’interessi “affettivo” (chi ha fatto un progetto, specie se ottimo, vi rimane comprensibilmente affezionato), sia perché la sua idea ambientalista e anti-speculativa dell’evento sarebbe uscita indebolita dal nuovo incarico. Insomma – scrivevamo – “il suo peso nella giunta per una politica più attenta all’ambiente e meno agli interessi forti avrebbe potuto esercitarlo più efficacemente da una posizione diversa, lasciando la delega su Expo a qualcuno che condividesse il progetto dell’‘orto’ e la filosofia urbanistico-ambientale retrostante, senza esservi mai stato coinvolto ad alcun titolo”. Ora, complici gli inciuci Pisapia-Formigoni sull’Expo, Boeri “salta” e la giunta della cosiddetta “rivoluzione arcobaleno” ne esce a pezzi. E pensarci prima? 5) Due anni e mezzo fa, quando B. impose Minzolini alla direzione del Tg1, scrivemmo che Paolo Garimberti, “presidente di garanzia” della Rai, avrebbe fatto bene a votare contro, o almeno ad astenersi. Invece votò a favore. Se oggi il Tg1 viene scavalcato dal Tg5 e persino dal Tg3 e la gente lo considera autorevole come il Tg4, non è certo colpa di Minzo, che è sempre stato Minzo. Ma di chi l’ha nominato. Come vedete, cari lettori, nessuno dei cinque esempi riguarda B. Il nostro giornale, del resto, non è nato per rovesciare B. Ma per scrivere quello che gli altri non scrivono (o, peggio per loro, non leggono).



Le prove dettagliate per cui abbonarsi o leggere sporadicamente questo giornale non e' tempo perso,anzi da quelle parti si respira ancora la libera informazione,merce rara di questi tempi!


&& S.I. &&


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lunedì 28 novembre 2011

Il sindaco di Londra e la bicicletta per gli spostamenti

In bici al vertice - Casco, zainetto, pantaloni di grisaglia arrotolati: il sindaco di Londra, il conservatore Boris Johnson, lascia in biciletta il numero 11 di Downing Street dopo un incontro con il cancelliere George Osborne ( Theodore Liasi/ LaPresse)

Boris Johnson si trasferisce in bicicletta dopo una riunione politica a Downing Street,una visione inimmaginabile dalle nostre parti,in quelle latitudini non sanno cosa voglia dire il termine "casta".

Potevamo nascere in un paese ed essere molto più sfortunati,considerata la povertà esistente sul pianeta,in qualche caso però sono stati più fortunati di noi.

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La sobria satira di Michele Serra



( vignetta dall'inserto satirico )

Stile Mario: dorme per terra

di Michele Serra

Per il nuovo premier la sobrietà è tutto, quindi a Palazzo Chigi gli basta un pagliericcio. Niente videomessaggi, manderà nelle case degli italiani solo dei nudi moduli da compilare. La Rai si adegua: pronto un kolossal sull'austerità ai tempi di Quintino Sella e un talk show sui bilanci aziendali


Il cambio della guardia tra Berlusconi e Mario Monti segna un radicale cambiamento di stile ai vertici del Paese. Vediamo nei dettagli.

Palazzo Chigi Pur non abitandoci, Berlusconi ha lasciato a Palazzo Chigi molte tracce della sua forte personalità, dai water di alabastro alle lenzuola in pelle, dai cavalli bianchi impagliati che danno a ogni stanza un suggestivo tocco western fino alle popolarissime "consigliette", le ragazze in topless che davano agli ospiti il benvenuto della presidenza del Consiglio. Mario Monti ha dato disposizione di rivendere tutto in un'asta texana, molto frequentata dai grossisti di bestiame. Conta di ricavarne qualche milione di euro. Quanto a lui, farà imbiancare due stanze, una per lavorare e una per dormire sul tradizionale pagliericcio dei bocconiani, un austero materasso di iuta imbottito di obbligazioni. Il resto della residenza sarà destinato alle visite guidate. Già migliaia le richieste per visitare l'ex studio privato di Berlusconi, nel quale si mormora siano custoditi alcuni preziosi regali di Stato, tra i quali la matrioska con le tette, un pezzo unico regalo di Putin, e la vera nipote di Mubarak, che canta in catene le antiche nenie del Nilo.

Messaggi video Finita l'epoca dei messaggi video a reti unificate, anche se secondo gli esperti avevano una ricaduta molto positiva sul mercato dei televisori: più della metà degli apparecchi italiani il giorno dopo dovevano essere sostituiti a causa del lancio di scarpe, o perché ossidati dagli sputi. Mario Monti, nel suo tipico stile bocconiano, preferisce comunicare mantenendo un profilo molto più sobrio. Spedirà a ogni italiano un modulo da compilare: una volta completati correttamente il Quadro B e il Quadro C (anche il quadro C2 per i titolari di società in accomandita semplice e per i proprietari di casa superiore ai 215 metri quadrati), si potrà accedere all'allegato F che contiene alcuni suggerimenti della presidenza del Consiglio per il corretto andamento dell'economia.

Televisione Finalmente si volta pagina. Dagli spettacoli volgari e dai colori pacchiani dell'era berlusconiana, si passa finalmente a palinsesti più seri e più utili. La Rai, bruciando i tempi, ha già dato il via alle riprese di "Tutti pazzi per il risparmio", kolossal in sei puntate sulla vita di Quintino Sella, un inno al rigore degli avi. Nella parte di Sella l'unico attore assunto a tempo pieno, il debuttante Ele Makembe, un senegalese francofono forse poco credibile nella parte del ministro biellese ma risultato primo ai provini sulla base del nuovo protocollo imposto alla Rai dal governo Monti: chi chiede meno soldi ottiene la parte anche se non ha mai recitato in vita sua. Molta attesa anche per il "Carlo Binghi Smini Show", un talk quotidiano, nell'ora di massimo ascolto, nel quale l'economista bocconiano Carlo Binghi Smini discute con alcuni colleghi di problemi economici e di bilanci aziendali. Si spera in una buona accoglienza del pubblico anche per il reality "L'evidenziatore giallo": 20 studenti bocconiani in giacca e cravatta, tutti maschi, preparano insieme l'esame di Amministrazione Aziendale stimolandosi l'un l'altro a dare sempre il meglio di sé e dividendo fraternamente l'evidenziatore giallo. Già di culto sul Web le prime immagini dei giovani concorrenti che fanno la doccia in giacca e cravatta e vanno a dormire in giacca e cravatta.
Anche a Mediaset l'avvento di Mario Monti non passa inosservato: verrà attuata una drastica riduzione dei costi sulle scenografie e gli abiti di scena. Conduttrici, vallette e veline andranno in onda indossando solo gli slip.

Costume Immediati, e molto significativi, i riflessi della nuova fase politica sul costume degli italiani. A Roma, nel grande magazzino in cui un mese fa ci furono tumulti e incidenti tra migliaia di persone che si accalcavano per entrare, ci saranno tumulti e incidenti tra migliaia di persone che si accalcano per uscire.



Quando la satira diventa sobria,non risulta granche',ma e'diventata il segno dei tempi che viviamo,prendiamone atto sobriamente,che alle bastonate non sobrie dovremo abituarci molto presto!

[ Kenzo ]


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domenica 27 novembre 2011

E' ufficiale l'uso del cellulare è cancerogeno

Наносит ли вред здоровью мобильный телефон?


Da una ricerca ufficiale del centro di Lione,è un rischio molto alto (2b) il peggiore è di (1) per un uso medio di un'ora al giorno,le zone peggiori per usare la telefonia mobile sono le aree rurali,poichè frequentemente i segnali essendo deboli fanno si che il telefono emetta più onde magnetiche per rimanere in ricezione.

Interessante anche l'inchiesta sui tralicci fissi della telefonia mobile,poichè alcuni anni fa le potenze di emissioni sul suolo italiano erano tra le più rassicuranti d'Europa,da qualche tempo esistono nuove misure delle potenze che risultano più restrittive.

Per chi volesse assistere alla trasmissione integrale di Report,dovrà aspettare i vari filmati che saranno pubblicati con tutta probabilità su YouTube,oppure assistere alla trasmissione direttamente dal sito di Report

click Report Gabanelli

&& S.I. &&


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In Uganda mai più bambini con l'HIV



Come spiega il filmato è sufficiente l'organizzazione,l'impegno e un minimo investimento,complimenti agli eroi del XXI secolo!

[@#& blog Freedom &#@]


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sabato 26 novembre 2011

Le alluvioni,la trascuratezza del territorio e la risposta di Andrea Aparo a Napolitano



Il disastro a Vernazza (Cinque Terre)


di Andrea Aparo

L’alluvione non è colpa dei cambiamenti climatici Caro Presidente,

Una settimana è passata. Un tempo giusto per continuare a esprimere la solidarietà e le condoglianze a chi nell’alluvione del 25 ottobre scorso ha perso affetti, ricordi, beni materiali. Un tempo giusto per confermarle la mia grande ammirazione e stima come persona e come Capo dello Stato. Un tempo giusto per non essere d’accordo con Lei per l’affermazione a Lei attribuita e riportata dai media: “Sono tributi molto dolorosi che purtroppo paghiamo ai cambiamenti climatici, non solo noi”.

No, Signor Presidente, non sono tributi che paghiamo a cambiamenti climatici. In caso sono tributi che paghiamo a eventi meteorologici che non hanno nulla di eccezionale. La macchina dell’atmosfera, nella sua complessità, può generare eventi come quello registrato il 25 ottobre in modo del tutto normale.

Fosse eccezionale, non avremmo registrato nel recente passato altre alluvioni, altre vittime, altri danni sempre negli stessi luoghi della Liguria e dell’alta Toscana.

Signor Presidente, ciò che è eccezionale è l’incuria, l’indifferenza, la violenza con cui noi italiani abusiamo del nostro territorio. Eccezionale è che mai nessuno e nessuna delle istituzioni siano responsabili di alcunché. Eccezionale è che ogni volta la colpa è del clima che impazzisce.

Signor Presidente, sono tributi molto dolorosi che purtroppo paghiamo alla stupidità nazionale. Però Lei, Signor Presidente, forse l’ultima voce che abbiamo in questo paese che parla parole di saggezza e attenzione, Lei non dica cose inesatte. La prego.

Con i miei più sentiti ossequi.

Andrea Aparo

Andrea Aparo



Caro Professore,

Lei ha ragione a metà,direi anche un pò di più,l’incuria,l’abbandono del territorio e le costruzioni selvagge sono state e sono all’ordine del giorno,ma gli allagamenti nella fascia tropicale,la desertificazione dovuta all’effetto serra sono particolari climatici su cui dovremo confrontarci.

Piove in modo concentrato e in pochissimo tempo,i recenti allagamenti di Roma e i millimetri di pioggia caduti in Liguria,prima nelle Cinque terre e poi a Genova sono fenomeni che alcuni decenni fa non si proponevano,e tenendo conto della conformazione del territorio italico,sicuramente siamo particolarmente vulnerabili.

Quant’anche si investisse sulla prevenzione,seria,sottolineando la serietà,si potrebbe sicuramente alleviare le tragedie,ma i danni quelli si manifesterebbero comunque.

Direi che il Presidente Napolitano ha affermato e denunciato solo una mezza verità,l’altra ho idea che si renda conto,che il nostro è un paese alquanto difficile su molti punti di vista,avrebbe comunque fatto bene nel puntualizzare tutto.

Basti pensare a interi paesi,borgate costruiti sotto al Vesuvio!!

Saluti

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Servizio pubblico di Santoro,calano gli ascolti la libera informazione no




Senza nemico

di Massimo Gramellini

Il nuovo programma di Santoro in onda su Sky e tv locali ha perso in un mese 800 mila spettatori: dai quasi tre milioni dell’esordio ai due scarsi della quarta puntata. Gli invidiosi ne stanno già approfittando per consumare vendette. La realtà è che Santoro tecnicamente rimane un fuoriclasse e la trasmissione non è diversa dalle precedenti. Anzi, se non fosse troppo lunga, sarebbe persino migliore. Allora come si giustifica la crisi d’ascolti?

Un programma non può vagare per l’etere senza il supporto di una rete, così come anche il miglior articolo ha bisogno di appoggiarsi al marchio del giornale a cui dà lustro. Esiste poi una spiegazione più psicologica. In qualsiasi forma di narrativa è essenziale la creazione del Nemico. Harry Potter senza Voldemort ci avrebbe stufato dopo venti pagine. E’ l’incombenza del Nemico a rendere la fruizione della storia un evento rischioso, perciò eccitante. E non esiste antagonista più efficace di colui che dovrebbe esserti amico e invece lavora contro di te.

A Santoro non manca Berlusconi. Manca Mauro Masi. L’ex direttore generale della Rai è stato, a propria insaputa, uno straordinario ufficio stampa: intralciando i campioni dell’azienda, attirava su di loro l’attenzione generale. Finché Santoro era il profeta ribelle che osava attaccare il castellano dalla piazza del castello, anche i curiosi si affacciavano per sbirciare. Ma adesso che predica nel deserto, solo i più motivati lasciano le antiche mura per seguirlo. Gli altri restano al caldo dentro il castello, a guardare il varietà scacciapensieri di Fiorello.



Che rimangano due milioni,se diventeranno ancora meno o se aumenteranno poco importa,a chi interessa la libera informazione non gliene frega nulla,come Report della Gabanelli,Servizio pubblico non ha padroni,la personale riflessione è che ormai il paese è alla deriva,di gran lunga risulta migliore l'ansiolitico Fiorello.

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venerdì 25 novembre 2011

Scattone,l'omicida di Marta Russo insegna nel suo liceo





L’ex assistente universitario condannato per la morte della ragazza ha avuto la cattedra al Cavour di Roma

di Andrea Palladino e David Perluigi


Chissà se Giovanni Scattone alza gli occhi tutte le mattine, quando passa davanti alla pergamena chiusa in una cornice di radica con il nome della sua vittima, “Marta Russo, la cui morte nei viali dell’università di Roma La Sapienza, ha suscitato unanime cordoglio”. Dal lunedì al sabato l’ex assistente della facoltà di Giurisprudenza che fece partire il colpo di pistola fatale per la giovane studentessa, uccisa nel maggio 1997, varca la soglia del liceo romano Cavour, dove da quest’anno ha una cattedra di Storia e filosofia. Non un liceo come un altro, ma la scuola dove Marta Russo ha trascorso gli ultimi tre anni degli studi per la maturità scientifica, prima di iscriversi all’Università La Sapienza. E chissà se le aule dove oggi il professor Scattone tiene le sue lezioni sono le stesse che hanno visto la giovanissima Marta sui banchi di scuola, quando sognava di diventare magistrato.
Giovanni Scattone, condannato in via definitiva a cinque anni e quattro mesi per omicidio colposo – non venne riconosciuto mai il dolo – ha, per la legge italiana, il diritto di insegnare. Già nel 2005, quando entrò per la prima volta in un liceo pubblico come docente, per diversi giorni la polemica sull’opportunità della sua presenza nelle aule riempì tante pagine di cronaca. Ma l’ultima sentenza della Cassazione, che ha confermato la condanna, riducendo lievemente la pena, ha eliminato la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. Dunque, almeno formalmente, nessuno scandalo, nessuno può impedirgli di insegnare, neanche nel liceo frequentato da Marta Russo.
SECONDO la documentazione del dipartimento dell’istruzione Giovanni Scattone è uno dei tantissimi insegnanti inseriti all’interno della graduatoria “ad esaurimento” dell’ufficio scolastico provinciale di Roma. Occupava il 30 luglio scorso il posto numero 82 dell’elenco dei professori di Storia e filosofia e, come avviene normalmente alla fine dell’estate, poco prima dell’inizio dell’anno scolastico c’è l’assegnazione dei posti. Quest’anno, per un atroce scherzo del destino, a Scattone è stata assegnata la cattedra del liceo Cavour, scuola storica di Roma, primo scientifico statale sorto nella capitale.
Non si stupisce il padre di Marta Russo, Donato, che dal 2001 segue la onlus dedicata alla figlia: “Dal 2005 Scattone insegna, prendendo le cattedre come supplente – spiega a Il Fatto Quotidiano – dopo la decisione della Cassazione”. E anche quest’anno tanti genitori si sono rivolti all’associazione dedicata alla studentessa morta nel 1997 per manifestare il disagio che provano le famiglie: “Già ci hanno segnalato la sua presenza al liceo Cavour di Roma – prosegue Donato Russo – che è stato il liceo frequentato da mia figlia. Io penso che Giovanni Scattone abbia il diritto ovviamente di guadagnarsi il pane, ma non come educatore”.
LA MORTE di Marta Russo fu un episodio particolarmente eclatante per la storia dell’Università di Roma La Sapienza. Durante le indagini furono utilizzate tecnologie estremamente sofisticate per stabilire con certezza il punto di origine del colpo di pistola che colpì e uccise la giovane studentessa, mentre camminava di fianco alla facoltà di Giurisprudenza assieme a una amica. Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro – l’assistente universitario accusato poi di favoreggiamento – si trovavano all’interno dell’aula 6 del dipartimento di Filosofia del diritto. I due si sono sempre dichiarati innocenti, presentando diversi alibi poi caduti nel corso del processo. Le udienze del primo grado iniziarono il 20 aprile 1998, davanti alla prima Corte d’Assise di Roma, concludendosi il 1 giugno 1999 con una condanna a sette anni per omicidio colposo nei confronti di Giovanni Scattone e di quattro anni per favoreggiamento per Salvatore Ferraro. La sentenza definitiva è arrivata il 15 dicembre 2003, quando la Cassazione ha in parte ridotto la pena per i due. Lo scorso maggio il Tribunale civile di Roma ha riconosciuto un risarcimento dei danni nei confronti della famiglia per un milione di euro, escludendo ogni responsabilità da parte dell’Università La Sapienza. Nel 2005, quando Giovanni Scattone iniziò a insegnare Storia e filosofia nel liceo “Primo Levi” di Vigna Murata a Roma, vi fu la protesta dura da parte delle famiglie. I dirigenti scolastici all’epoca spiegarono che la nomina era assolutamente regolare e che non vi era alcun impedimento nei confronti dell’ex assistente universitario: “È bravo e spiega bene”, commentarono all’epoca alcuni studenti.



Se il buongusto del neo professore non arriva ad evitare una soluzione professionale del genere,mi auguro che il Provveditorato agli studi prenda in esame almeno il trasferimento,come potra' avere credibilita' e rispetto chi ha ucciso Marta Russo e nello stesso diventare prof. nella medesima scuola che ha maturato la povera ragazza.

Sono della medesima opinione dei genitori,non dovrebbe assolutamente insegnare una persona che si e' macchiato di un tale crimine,per una stupidaggine dovuta alla perdita di tempo e ad un certo delirio di onnipotenza.

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giovedì 24 novembre 2011

Lavorare sei giorni in nove anni



Il buco nello Stato

di Massimo Gramellini

Un’impiegata dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna ha lavorato sei giorni in nove anni. Nel lasso di tempo fra uno sforzo e l’altro è rimasta a casa in malattia o in maternità: immaginaria, dato che figli non ne ha, benché abbia finto di registrarne all’anagrafe almeno un paio. Ammettiamo pure che rappresenti un caso isolato. Ma chi gli stava attorno cosa rappresenta? Prima dell’intervento dei carabinieri nessun collega aveva denunciato la truffa o la sparizione della donna, e non per giorni o per mesi: per anni. Nessun superiore aveva disposto visite mediche a domicilio: forse non sarebbe stata un’impresa titanica, trattandosi di un ospedale. In compenso medici compiacenti le avevano firmato pacchi di certificati senza mai sottoporla a una parvenza d’esame. E funzionari quanto meno distratti avevano preso per buono il suo stato di famiglia di madre con figli a carico, consentendole di detrarli dalle tasse.

Ciascun lettore vada alla sua esperienza personale e rammenti le situazioni in cui lo Stato gli si è posto dinanzi con la maschera dell’inflessibilità o dell’ottusità. Quanti controlli non richiesti abbia subito e come sia stato difficile nei rapporti con sua maestà il Fisco far valere non i propri torti, ma le proprie ragioni. Ogni volta che la cronaca porta alla ribalta una persona capace di fare lo slalom fra le regole, ci chiediamo come sia possibile che i paletti finiscano sul naso sempre agli stessi. A quelli che non sanno o non vogliono scivolare sopra le crepe di questo sistema butterato dall’omertà e dallo scambio di favori.



E' evidente che ha sfruttato coperture,e anche d'una certa rilevanza,in questo paese esistono due categorie di lavoratori assolutamente blindate,gli statali e i bancari,tutto il resto si arrangia e incrocia le dita tutti i giorni!

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Pontecagnano:L'aeroporto fantasma con 100 dipendenti



PONTECAGNANO UN AEROPORTO PER POCHI INTIMI

Partono 40 passeggeri al giorno e ci lavorano 100 persone

di Carlo Tecce


L’aeroporto di Salerno (o Pontecagnano) è il più comodo d'Italia. Anche se via Olmo è Comune di Bellizzi, anche se il cartello indica destra (sbagliato!) anziché sinistra (corretto!), anche se costeggi una discarica abusiva, anche se l'asfalto è un maglione bucato. L'aeroporto di Salerno è adorabile: parcheggi senza monetine e senza maledire. È accogliente: panchine bianche e larghe, cestini per i rifiuti, carta, cartone, plastica, vetro e misto. È moderno: c'è la scritta enorme Costa d'Amalfi. Peccato che sia completamente deserto.
Cinque minuti a mezzogiorno, t'aspetti traffico, valigie, confusione. E invece avverti soltanto un rumore sordo, due colpettini a bassissima quota: due pacchi di patatine, non unte non fritte, che il custode compra per sé. E mentre sgranocchia, spiega: “Fra 5 ore c'è un volo per Milano oppure domani mattina”. E poi basta, niente. Capodichino (Napoli) è lontano un'ora di autostrada. Vuoi mettere, però, l'ebbrezza di sorvolare la statale Litoranea piena di puttane notte e giorno? “Pure i principi William e Kate volevano atterrare qui!”, racconta fiero Carmine Maiese, persona cortese, presidente del consiglio di amministrazione. E lei? “Ho chiesto: che mezzo avete?”. E quindi? “Nulla. Troppo grande per noi. Rischiavano di schiantarsi con la nostra pista di un chilometro e mezzo”. Che la Regione giura di raddoppiare con 50 milioni di euro.
LA PISTA, benedetta: una striscetta ridicola per il trasporto civile, perfetta per i privati e i paracadutisti. In provincia di Salerno, un paio di curve da Pontecagnano, vola addirittura Alitalia. E come fa? “C'è un accordo”, risponde sconsolato Maiese. Una convenzione strampalata sia per l'aeroporto di Salerno che per la compagnia di bandiera. Il Consorzio Salerno-Pontecagnano, cioè 18 soci fra Provincia, Comune e Camera di Commercio, stacca un assegno di 3,5 milioni di euro l'anno, Alitalia incassa il contributo pubblico e garantisce un servizio 5 giorni a settimana con un vettore di 30 posti: andata a Milano all'alba e ritorno, ancora a Milano e rientro in serata. L’esterofilia è durata sei mesi con una rotta settimanale per Barcellona e Bucarest. Un gioco a perdere: “Nessuno ci guadagna. Perché la tratta costa 5 mila euro – riflette Maiese – e l'aereo conta 15 o 20 persone al massimo”. Come il custode che scopre le patatine nel distributore automatico, facilissimo : trovare un biglietto a 100 euro è un affare se il pezzo medio oscilla fra 200 e 250.
Forse l'Aeroporto di Salerno vanta un primato mondiale: ogni giorno ci sono più dipendenti che passeggeri. Il presidente, preciso: “Eh, spese abbondanti: 50 assunti, 3 squadre di vigili del fuoco, 3 gruppi di sorveglianza. Cento, più o meno”. Semplice intuire che sia un'azienda disastrata, e giovane anche: gran debutto Salerno-Milano il 12 maggio di 3 anni fa.
NON ARRIVA il fallimento perché la cattiva politica è una tassa puntuale per i cittadini: bilancio 2010, passivo di 2,4 milioni di euro; nel 2011, peggio, 3,2 milioni. E così sempre, al ritmo di 2 milioni se l'annata è positiva. Con sofferte e sincere scuse ai cittadini, una società (pubblica) avrebbe licenziato se stessa. A Salerno, però, vogliono l'aeroporto. Come Napoli, più di Napoli, abbasso Napoli. E dunque Edmondo Cirielli (Pdl), il presidente della Provincia, annuncia trionfante vagonate di euro: “Cento milioni! Per il nostro aeroporto, ci pensate? La Regione ha sbloccato i fondi”. Piano. Una delibera regionale, una settimana fa, promette 50 milioni di euro per un progetto vecchio di tre anni: espropriare il terreno (ovviamente privato, perlopiù serre contadine), allungare la pista, sfondare il capannone e farne tre. E poi, semmai, di nuovo 50 milioni per asfaltare le strade e scavare gallerie. La matematica di Cirielli è ineccepibile: se la somma fa il totale, direbbe Totò, siamo esattamente a cento. Maiese gongola: “Non possiamo vivacchiare con milioni di euro sprecati, dobbiamo investire: la pista è l'unica possibilità”. L'unica, certo. E se l'investimento va male? “Nooo. Noi dobbiamo avere un milione di passeggeri per creare mille posti di lavoro”. Di posti, per adesso, ne avete cento: “Quando costruisci una casa mica ti chiedi se funziona? Se non ti piace, la vendi. Basta con la politica che ragiona per i fatti suoi. Noi vogliamo Boeing e Airbus”. Aerei giganti che planano sui centri abitati? “Credo sia distante un chilometro. Come Napoli, che fa?”. A dire il vero: 200 metri. “Sono case agricole”. Non avete paura che l'aeroporto sia inutile? “Nooo. Sai che bello per i vip imbarcarsi per New York con i bagagli a Salerno?”.



Possono considerarsi delle realtà possibili solo in Italia,queste come molte altre sono la miscela per consolidare fenomeni politici come quelli leghisti,come del resto la maggior parte degli ottimi servizi giornalistici legati a Report di Milena Gabanelli,i quali però oltre informarci degli sprechi lasciano moltissimo amaro in bocca,poichè nulla succede o quasi ad invertire la rotta,nonostante le denunce.

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mercoledì 23 novembre 2011

Cosa resterà della democrazia



Il ritorno dello scontro ideologico

di Massimo Gramellini

Molti lettori sono rimasti sorpresi, e in qualche caso persino offesi, dai giudizi negativi che Nichi Vendola ha espresso sul programma economico del governo Monti nell’intervista a «Che tempo che fa». Perché il presidente della Puglia fa di ogni erba un fascio, anziché sostenere lo sforzo di persone serie e competenti che cercano di rimediare ai danni d’immagine e di sostanza compiuti dai predecessori?

Il loro stupore è indicativo di quanto sta succedendo nelle teste degli italiani dopo la caduta di Berlusconi.

Per vent’anni la politica da noi è stata un referendum pro o contro una persona fisica. Cosa pensassimo del capitalismo finanziario o delle energie alternative era di importanza secondaria rispetto al fattore dirimente: l’accettazione o il rifiuto del populismo berlusconiano. Quest’anomalia ha prodotto alleanze tattiche e ambiguità inevitabili, alimentate dal fatto che i principali campioni dell’anti-berlusconismo (da Travaglio a Di Pietro) non erano di sinistra.

Ora che la polvere sollevata intorno a quella personalità eccessiva comincia a diradarsi, le idee tornano ad avere un nome e ci si ricomincia a dividere non sull’antropologia, ma sulla politica. Così lo stesso compagno Vendola che ancora un mese fa a «Ballarò», Berlusconi imperante, discettava con Fini circa una loro possibile alleanza, sulla poltrona di Fazio è tornato a indossare i panni dell’anticapitalista che in Monti vede il liberismo presentabile, ma pur sempre il liberismo: sensibile più alle ragioni del profitto che a quelle dell’ambiente o della giustizia sociale.

Dopo vent’anni di deriva populista c’eravamo dimenticati che in tutto il mondo esiste anche un liberalismo conservatore: serio, colto, perbene. E minoritario, almeno in Italia, perché minoritaria è la borghesia che lo esprime. Fu questo il cruccio di Montanelli e la vera ragione del suo dissidio con Craxi e poi con Berlusconi, che davano voce a un altro genere di borghesia, arrembante e spregiudicata. Forse però ci eravamo dimenticati che esiste anche una sinistra anticapitalista, indisponibile a stilare un programma coerente di governo con altre forze progressiste che pur contrastando Berlusconi accettano la Borsa e le banche. Il Sistema, insomma, e le sue regole del gioco. Quel Sistema e quelle regole che gli indignados italiani, di cui Vendola punta a farsi portavoce, vogliono abbattere perché lo considerano esaurito e ormai espulso dalla storia. In cambio di cosa non è ancora chiaro, visto che il comunismo è morto. Keynes è morto e anche lo Stato Sociale non si sente tanto bene.

Quando Bersani minimizza le divisioni a sinistra, sostenendo che Obama e Clinton, pur stando nello stesso partito, hanno posizioni divergenti su molti temi, dimentica di aggiungere che i due presidenti democratici americani sguazzano entrambi nel capitalismo, mentre Vendola lo vuole superare. Il nodo è tutto lì. Ed è quel nodo che fa dire, a chiunque osservi senza pregiudizi la situazione delle forze in campo nel dopo Berlusconi, che oggi esistono un partito antieuropeista, la Lega, un partito anticapitalista, Vendola più un pezzo di Pd, e in mezzo due democrazie cristiane. Una un po’ più di destra e l’altra un po’ più di sinistra, che non avendo abbastanza voti per vincere in solitudine né abbastanza sintonia d’idee con i partiti estremi per fare squadra con loro, saranno condannate in futuro a governare insieme.



Il comunismo è morto e sepolto,Vendola come molti di noi si chiedono se il sistema vigente sia quello migliore,direi proprio di no,se la democrazia si deve piegare al volere delle banche e della finanza,questo si è un altro tipo di dittatura,toccherebbe riuscire ad aver un buon equilibrio,un particolare inesistente al momento.

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martedì 22 novembre 2011

Il solito servilismo verso il potere



Bocconi e bocchini

di Marco Travaglio

Noi non ce l’abbiamo con Mario Monti, anzi speriamo che riesca a costringere i partiti a fare ciò che in 17 anni non hanno voluto fare. Ce l’abbiamo con la giulebbosa ondata di servilismo e conformismo che, come sempre in Italia, circonda e schizza chiunque vada al potere. Ieri Repubblica si è sentita in dovere di comunicarci che domenica, dopo la Santa Messa e gli “applausi a più riprese dei romani”, il premier e gentil consorte Elsa “hanno visitato la mostra di Lippi e Botticelli pagando regolarmente il biglietto, tenendosi spesso sotto braccio” e, udite udite, rivolgendo “diverse domande alla guida”. Niente autoblu, “per non arrecare disturbo alla popolazione”: “Un messaggio politico, un gesto simbolico e anche un atto di coraggio personale”. Poi un cenno, ormai obbligato, al proverbiale “sorriso ironico” del professore, che ha regalato un’altra delle sue fulminanti battute di humour britannico: “Oggi è domenica”. Ancora meglio di quella sfoderata il primo giorno: “È una bella giornata”. E non va dimenticato il “sacrificio individuale e coniugale” che il Caro Premier si autoinfligge andando ad abitare addirittura a Palazzo Chigi, postaccio inospitale e “sporchissimo”, “quanto di meno tecnocratico e bocconiano”. Per La Stampa quel tugurio cinquecentesco, affrescato e affacciato su quel cesso di piazza Colonna, è una “sistemazione, più che sobria, normale”, in linea con lo “stile low profile” dei coniugi Monti, “ricchi, famosi, presidenziali ma comunque pratici”. E la loro sobrietà è contagiosa: i passanti salutano il premier con un sobrio “salvi lei il Paese!” (con la P maiuscola), mentre lui “sorride visibilmente imbarazzato” e “lesina risposte e ricette”. E via “sull’italianissima Lancia Thesis voluta al posto delle auto tedesche di berlusconiana memoria. Diretto dove? Ma al lavoro, naturalmente”. Il Minculpop non mancava di sottolineare che, nella sala del Mappamondo di Palazzo Venezia, ufficio del Duce sempre chino sui destini della Nazione e poi dell’Impero, le luci restavano accese tutta notte. Oggi il Minculpop sarebbe un ente inutile: i giornali provvedono col pilota automatico. La leccata al nuovo padrone del vapore è lo sport nazionale di intellettuali organici e pennivendoli orgasmici che non hanno idee da difendere, ma solo padroni da incensare. E passano dal servo encomio al codardo oltraggio senza soluzione di continuità. Tutti “de sinistra” negli anni 70. Tutti craxiani negli anni 80. Tutti dipietristi con Mani Pulite. Tutti berlusconiani, dichiarati o mascherati da “terzisti”, con qualche fugace scappatella verso Prodi, D’Alema e Veltroni. E ora tutti montiani. Almeno Berlusconi i servi li aveva in casa e li pagava apposta (anzi li paga ancora): quelli di Monti e del suo governo tecnico, invece, sono servi volontari, gratuiti, felici: lo leccano anche se lui non vuole e manco li conosce. Sylos Labini la chiamava “cupidigia di servilismo”. Monicelli nell’intervista a Raiperunanotte, diceva: “Gli italiani vogliono sempre qualcuno che pensi al posto loro. Poi se va bene va bene, se va male lo impiccano a testa sotto”. E un altro grande vecchio, Montanelli, nel ‘94 si disse preoccupato, ancor più che da B., dall’eterna tentazione degl’italiani a mettersi sotto il balcone in attesa che vi si affacci il messia di turno, l’uomo che da solo sanerà tutti i nostri guai: “È questo clima di facilismo, di esenzione non dai problemi (di questi ce ne sono), ma da quelle angosce esistenziali che ci rendono ricettivi ai grandi princìpi, che può spianare a Berlusconi la strada verso una democrazia del balcone”. A Salò, per giustificare la sua dittatura, Mussolini disse: “Come si fa, in un paese di servi, a non diventare padrone?”. Monti non ha nulla in comune con Mussolini né con Craxi né con B. Anzi, ne è l’antitesi antropologica e non fa nulla per cercare facili consensi e dovrà presto alienarsene parecchi. Perciò farà bene a tenere i servi a debita distanza, anzi a farli disperdere con gli idranti.



Il detto ormai datato di saltare sul carro dei vincitori,che siano stati votati o imposti da una crisi economica,forse senza precedenti,non cambia la sostanza,il fascino piu' che discreto verso il potere da parte di una buona fetta d'italiani e' sempre stata una realta',alla poltrona ovunque si lavori si tiene assai,mettersi in evidenza a dispetto della propria dignita' e' diventata pratica quotidiana,non e' a gratis come descrive l'articolo di Travaglio,si tratta di navigare dove la corrente porta,con tutti i privilegi che ne conseguono.

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lunedì 21 novembre 2011

La class action contro il governo Berlusconi



Crisi, una class action contro Berlusconi
RadioPop lancia la raccolta firme

Obiettivo: presentare un esposto alla Corte dei conti per danno erariale contro l'ex premier

Qualche miliardo di euro. E’ quanto sono costate agli italiani alcune delle operazioni partorite dai governi di Silvio Berlusconi. Dalla penale per il ponte sullo stretto di Messina allo smaltimento dei sottomarini nucleari russi. La cifra esatta è sconosciuta, ma qualcuno ha deciso fare i conti con un preciso intento: chiedere i danni al responsabile, il Cavaliere. Così, a Milano Radio Popolare ha cominciato a raccogliere adesioni per presentare un esposto alla Corte dei conti a carico dell’ex premier. E a fare la fila davanti ai banchetti si sono presentate in appena una giornata migliaia di persone.

In tempi di spread è normale fare due conti. Quanto avremmo risparmiato se il Cavaliere si fosse dimesso prima? Difficile dirlo, per ora. Nel frattempo possiamo domandarci quanto ci sono costate alcune scelte del governo uscente. È quanto hanno deciso di fare i promotori dell’esposto alla Corte dei conti per danno erariale contro l’ex premier Berlusconi. “Non si tratta di vendetta”, precisa immediatamente Andrea Di Stefano, direttore della rivista Valori e promotore dell’iniziativa con Radio Popolare, “ma chi ha ricoperto ruoli istituzionali di quel livello non può sottrarsi a certe responsabilità”. Quali in particolare? “Parlo delle responsabilità connesse all’abolizione dell’Ici”, risponde Di Stefano, che spiega: “Era il 2008, e la crisi era già alle porte”.


Secondo Di Stefano l’abolizione dell’imposta sugli immobili avrebbe prodotto un danno di tre miliardi e mezzo per le casse dello Stato. Ma non è finita. Quattrocentocinquanta milioni è quanto pagheremo a titolo di penale per un ponte sullo Stretto che molto probabilmente non vedremo mai. “E altri quattrocento li tireremo fuori per smaltire i sottomarini nucleari russi”, aggiunge ancora il direttore di Valori, “uno strano accordo con l’amico Putin che graverà sul bilancio pubblico”. Insomma, è ora di capire davvero quanto ci è costato Silvio Berlusconi. E a sentire i tanti milanesi che sono accorsi oggi per la presentazione dell’iniziativa, la curiosità è tanta. “A me Berlusconi è costato duemila euro in busta paga”, dice una signora che fa la fila ai banchetti di Radio Popolare per firmare la sua adesione all’esposto. “Ma poi non è solo una questione di soldi”, dice un’altra, “paghiamo in cultura, in servizi, e tanto tanto fegato”.

C’è chi è pronto a giurare che anche il governo di Mario Monti sarà parte del prezzo da pagare per vent’anni di “impero berlusconiano”. Le firme e i contatti raccolti oggi alle spalle del Castello sforzesco di Milano andranno a sommarsi alle adesioni pervenute a Radio Popolare attraverso la mail class@radiopopolare.it. “Contiamo di terminare le nostre ricerche nel giro di due o tre settimane”, promette Andrea Di Stefano, “poi contatteremo tutti per dire loro come sottoscrivere ufficialmente l’esposto alla Corte dei Conti”.E in caso di condanna? “Le disposizioni della Corte si trasformano subito in cause civili”, spiega Di Stefano, “che stabiliscono il risarcimento di danni”.



Dubito che si possa far pagare anche solo un centesimo di risarcimento al caimano e soci,è il popolo sovrano che gli ha dato il mandato,e fino a che hanno avuto la maggioranza potevano combinarne di cotte e di crude,più che altro hanno organizzato leggi adpersonam,quelle sono riuscite benissimo,diversamente il disastro verificatosi è frutto di un grossolano errore durato quasi vent'anni in cabina elettorale.

In ogni caso da queste parti si firma,perlomeno un atto doveroso verso chi ha portato il paese alla rovina.

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domenica 20 novembre 2011

L'ipocrisia del Papa e della chiesa sull'Aids

Papa, chiesa con i malati di Aids "Coraggio, meritate amore e rispetto"


Papa, chiesa con i malati di Aids

"Coraggio, meritate amore e rispetto"

Nella messa che conclude il suo viaggio in Africa, Benedetto XVI ha affrontato il tema della malattia: "Ogni malato, ogni povero merita il nostro rispetto e il nostro amore". Per assistere alla funzione, nello stadio della città del Benin sono arrivate oltre 30 mila persone


COTONOU - In Africa occidentale durante la celebrazione della messa a Cotonou, Benin, Papa Benedetto XVI ha affrontato il tema dell'Aids e deciso di infondere "coraggio" ai malati della malattia che nel continente è una vera pandemia, ricordando che essi "meritano rispetto e amore".

"Vorrei rivolgermi con affetto - ha detto il pontefice nella messa che conclude il suo viaggio in Africa - a tutte le persone che soffrono, ai malati a quanti sono colpiti dall'Aids o da altre malattie, a tutti i dimenticati della società. Abbiate coraggio!". "Ogni malato, ogni povero - ha aggiunto - merita il nostro rispetto e il nostro amore". Papa Ratzinger ha anche spiegato ai malati di Aids che "il Papa vi è vicino con la preghiera e con il ricordo".



Sulla diffusione dell'Aids la chiesa ha sempre e solamente raccomandato l'astinenza sessuale,come se il messaggio potesse risultare la panacea che cura tutti i mali,al contrario non solo nel continente africano,dove è diventata una delle prime cause di mortalità,avrebbe potuto sostenere l'uso del preservativo nell'unico e disperato consiglio,il quale avrebbe salvato molte vite umane,tramite le missioni tutto ciò sarebbe stato possibile,purtroppo nel rigido pensiero evangelico non c'è spazio per un'apertura del genere.

Ora sostenere che la Chiesa rivolge "amore e rispetto" per chi ne è stato contagiato,non avendo nella stragrande maggioranza dei casi l'opportunità di potersi curare,essendo costose le cure a riguardo e la case farmaceutiche non hanno avuto alcuna apertura verso l'abbattimento dei costi salvavita,il tutto personalmente pare una beffa.

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sabato 19 novembre 2011

Il giorno di Roberto Saviano a Zuccotti Park (New York)



"Sono Roberto Saviano.

Sabato19 novembre alle 12 sarò a Zuccotti Park insieme a molte persone. Sono contento di essere stato invitato dagli organizzatori di Occupy Wall Street a parlare di come la crisi economica sia sfruttata dalle mafie per conquistare sempre più soldi e potere. Invito tutti voi che volete protestare contro i crimini della Gomorra finaziaria e tutti voi che volete capire i meccanismi che stanno dietro alla crisi dalla Grecia agli Stati Uniti passando per l’Italia.

Spero di vedervi sabato per dimostrare che questa protesta non può essere zittitaSee you soon".




”Guardate all’Italia, vi riguarda” perchè se “collassa l’Italia collassa l’euro e gli Stati Uniti non sono più al sicuro”. E, soprattutto, guardando l’Italia rischiate di guardare il vostro futuro se le cose non cambieranno. Roberto Saviano scende fra gli indignati di Zuccotti Park, porta loro il suo appoggio e la sua solidarietà. E lo fa con uno sguardo alle vicende italiane: “l’uscita di Berlusconi aiuta: ha mentito e ora il paese è in una situazione senza precedenti. Credo e spero che la mafia sia e sarà una delle priorità del nuovo governo”. Un governo che l’autore di Gomorra ancora non si sente di giudicare. E’ la soluzione “migliore”, ma dobbiamo dargli tempo, non troppo però”.

Saviano chiarisce che “ora non si sente di scendere” in politica e si dice “deluso” dal sistema e dalla crisi, frutto dell’avidità e del non aver creduto nello sviluppo ma solo nella possibilità di diventare ricchi, e dal modo in cui è stata ed stata affrontata. Ad ascoltarlo al quartier generale di Occupy Wall Street c’erano molti turisti italiani e fra il pubblico anche l’economista Nouriel Roubini, con il quale non è escluso che lo scrittore napoletano possa fare qualcosa insieme prossimamente.

Agli indignati americani parla di crimine organizzato e di mafia, che sono infiltrate nelle banche e hanno il denaro che manca alle aziende: i flussi di soldi criminali dopano i capitali, afferma Saviano. Li invita a ‘combatterè e ‘resisterè ed è convinto che, nonostante Zuccotti Park sia stata sbaraccata, la protesta andrà avanti e porterà i suoi frutti: “questo movimento – dice – sta cambiando il mondo, non poteva non essere così”, anche perchè questa protesta ha “qualcosa di bello”, ovvero parla a tutti, mette insieme la gente, è orizzontale nel suo modo di coinvolgere conservatori, liberali e progressisti. Gli indignati “non sono contro le regole sono per le regole, non sono per distruggere l’economia ma per salvarla: sono assolutamente dalla parte delle regole e della democrazia”. A preoccupare, negli Stati Uniti, – è l’analisi di Saviano – sono i Tea Party e i Repubblicani che “con il loro insistere sull’abolizione delle regole stanno spingendo gli Stati Uniti al disastro”. Poi fa una previsione: “guardando ai candidati repubblicani, ritengo che Obama ce la farà, anche se qui fra i ragazzi è molto criticato perchè si aspettavano di più”.

Saviano, in jeans e giubbotto rosso di pelle, parla per poco più di venti minuti, in inglese, senza microfono. A far riecheggiare le sue parole nella piazza sono le voci dei manifestanti che ripetono quanto dice in modo che tutti possano udirlo. “Quando ero bambino in Italia, parlavamo di ‘American Dream’ e immaginavamo una terra in cui talento e duro lavoro fossero abbastanza per trovare un posto nel mondo senza l’aiuto di famiglia e di politica. Ora non è più così. Nel protestare guardate all’Italia perchè quello che succede lì vi riguarda: per non “aver premiato il merito, per non aver investito nel talento, l’Italia sembra ora un paese in cui l’autorealizzazione è impossibile. L’unica possibilità è emigrare . E quando guardate all’Italia potreste guardare al vostro futuro. Ma in Italia c’è anche chi guarda va voi e mi augurano che riescano a fare le scelte che avete fatto voi”.

“Non c’è un mondo migliore. Ma c’è la possibilità di rendere questo mondo migliore. A una condizione: che è quello che volete veramente”. Saviano ringrazia, stringe le mani ai ragazzi che protestano, firma autografi. Il vostro invito mi ha stupito

Articolo prelevato dal Fatto quotidiano online



Come sicuramente accadrà il suo intervento a New York sarà inserito su YouTube,noi lo inseriremo perchè ne rimanga una traccia indelebile anche su Freedom,la lotta contro lo strozzamento della finanza d'assalto all'intera umanità dovrà essere combattuta con ogni mezzo.


[@#& blog Freedom &#@]


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L'opportuna benedizione di Monti a Gianni Letta

Gianni Letta in tribuna - Gianni Letta saluta il premier Mario Monti dalla tribuna alla Camera dei Deputati durante il discorso del presidente del Consiglio. Monti, nella sua replica in aula alla Camera, ha ringraziato pubblicamente Letta per essere venuto ad ascoltarlo, definendolo «una persona che so essere molto rispettata da tutti» - Guarda la galleria di Letta tra gli ospiti  a Montecitorio (Fotogramma)

Salameletta

di Marco Travaglio

Prima di esporre il suo sobrio programma alla Camera dei deputati, il presidente del Consiglio, Sua Eccellenza prof. Mario Monti, si è rivolto a un’Alta Personalità presente in tribuna: “Sia ieri sia oggi, una persona che so essere molto rispettata da tutti mi ha usato la cortesia di essere in tribuna ad ascoltarmi. Si tratta del dottor Gianni Letta. Ha ricevuto apprezzamenti più elevati del mio, ai quali intendo associarmi”. L’Alta Personalità si è alzata in piedi, ha abbozzato un sobrio sorriso e, vincendo la naturale ritrosia, ha alzato le braccia congiungendole in un cenno di deferente saluto e solenne benedizione, mentre dall’emiciclo si levava una standing ovation di sobri ma ammirati applausi bipartisan dinanzi a cotanta luce sprigionatasi dall’Alta Personalità. Del resto il presidente del Consiglio uscente, on. cav. dott. Silvio Berlusconi, al quale va tutta la nostra gratitudine per averci così ben governati e a cui infatti anche Sua Eccellenza Monti ha rivolto “un pensiero rispettoso e cordiale” e un “riconoscimento dell’impegno nel facilitare la mia successione nell’incarico”, aveva definito l’Alta Personalità “dono di Dio” e “benedizione del Cielo”. E il segretario del Pd, on. Pier Luigi Bersani, nel comunicare al Colle la dolorosa rinuncia all’alto apporto dell’Insigne Statista nel nuovo governo (altrimenti il rozzo Di Pietro, inspiegabilmente insensibile alle virtù taumaturgiche dell’Alta Personalità, non avrebbe votato la fiducia), aveva ribadito che nei Suoi confronti non vi era “nulla di personale”, ma soltanto stima e gratitudine imperiture. Il leader dell’Udc, on. Pier Ferdinando Casini, ammoniva a non infliggere “umiliazioni a Gianni Letta, uomo apprezzato da tutti e che per primo, per evitare imbarazzi politici, ha detto di esser pronto a fare un passo indietro”. E il leader dell’Api, on. Francesco Rutelli, esortava l’Alta Personalità a riprodursi ancora e a figliare al più presto, perché “di Letta ce ne vorrebbero almeno tre: Gianni, Enrico e uno per noi del Terzo polo”, ma purtroppo il figlio di Letta, Giampaolo, è già impegnato a Medusa Cinema, la figlia Marina è occupata nella moda e nel catering con il marito, e la sorella Maria Teresa è distaccata alla Croce rossa. Dal canto suo il Capo dello Stato, Sua Eccellenza on. dott. Giorgio Napolitano, nel conferire l’incarico a Sua Eccellenza il prof. Monti, non aveva voluto far mancare un cenno di “speciale ringraziamento al dottor Gianni Letta per la scrupolosa collaborazione istituzionale, la sensibilità e lo spirito di sacrificio che ha contribuito a tenere vivo e lucido il rapporto fra il Presidente della Repubblica e il Governo nell’interesse della coesione nazionale”. Subito ricambiato dall’Eccellenza Letta: “Sono molto grato al Presidente che ha compreso il senso del mio gesto”. Intanto, prima di ringraziare le Eccellenze Letta e Berlusconi, l’Eccellenza Monti, aveva voluto salutare l’Eccellenza Schifani, “il vostro, nostro presidente del Senato che ha voluto accogliermi, fin dal primo istante di questa mia missione – come potete immaginare, non semplicissima – svoltasi, in gran parte, a Palazzo Giustiniani, con una generosità e una cordialità che non potrò dimenticare”. In questo clima di ritrovata coesione istituzionale, non poteva mancare il cenno deferente al Capo dello Stato dell’apprezzato intrattenitore Rosario Fiorello, sempre sobrio e garbato. Né il gesto di alta responsabilità, in un momento così grave per i destini della Nazione, del noto attore Lino Banfi, che ieri ha comunicato alla cittadinanza l’intenzione di rivestire i panni prematuramente abbandonati di nonno Libero nella sobria e garbata fiction Un medico in famiglia perché, spiega l’artista pugliese, “me l’ha chiesto anche il Capo dello Stato”. Forse è una sensazione infondata, nel qual caso chiediamo sobriamente perdono. Ma in questo tourbillon di inchini, riverenze e salamelecchi in cui tutti ringraziano tutti di qualcosa, abbiamo come l’impressione che convenga camminare rasente i muri.



Con il caimano in tribuna e con le sibilline affermazioni del medesimo dal primo momento dell'insediamento del neo Premier,l'aver rivolto gli onori a Letta lo si può considerare il classico gesto cautelante,lui gli garantirà i voti in futuro ma gli interessi,i soliti interessi adpersonam rimarranno,il garante è colui che è stato inserito nell'immagine di questo post.

Del resto l'opposizione per far funzionare questo governo dell'emergenza,ha benedetto questa protezione esterna,i danni del berlusconismo dureranno nel tempo lo si è capito voltando pagina dello stesso libro di storia italiana.

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venerdì 18 novembre 2011

Massimo Marchiori e Volunia,il motore di ricerca innovativo

Un sistema che agirà diversamente dall'attuale operatività di Google,al contrario della "clava" usata dagli americani di Mountain View,quello di Marchiori agirà di fioretto!


Volunia, in arrivo la rivale "misteriosa" di Google



E' necessario registrarsi e il sistema innovativo partirà nel mese di dicembre,lo studio di Marchiori è in gestazione da tre anni,ora è pronto a partire,non potrà fare concorrenza a google ma si dimostrerà un sistema alternativo e assolutamente diverso.

Il tempo di collaudare la piattaforma se potrà fare fronte alle innumerevoli richieste,partirà ovviamente non solo con la lingua italiana,ma con tutte i linguaggi più importanti.

Per registrarsi click registrazione VOLUNIA

Inserite la vostra mail e confermate sulla stessa la registrazione,e se siete fortunati sarete sorteggiati nel farne parte nel periodo di sperimantazione.

Buona fortuna!

&& S.I. &&


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giovedì 17 novembre 2011

Governo Monti:Le diverse analisi del Direttore e del Vice del Fatto quotidiano



Da Patonza a Passera

di Marco Travaglio

Giulio Terzi di Sant’Agata, Paola Severino di Benedetto, Enzo Moavero Milanesi... Prof, Grand’uff, Cav di G. Croc... Manca soltanto la contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare, anche per via della scomparsa del ministero della Marina. Chi pensava che bastasse cambiare premier e governo per archiviare il conflitto d’interessi era un povero illuso. Il conflitto d’interessi è ormai l’unica Costituzione riconosciuta in Italia. Infatti ieri vi si è inchinato persino il capo dello Stato, ringraziando – non si sa bene a che titolo – con peana e ditirambi l’uomo del Similhaun Gianni Letta, in arte Oetzi, che da trent’anni si prodiga per gli interessi del gruppo Fininvest-Mediaset prima in azienda e poi al governo (ammesso e non concesso che vi sia qualche differenza) e che ora, alla tenera età di 76 anni, ha deciso di compiere l’estremo sacrificio del “passo indietro”. E vi hanno giurato alcuni ministri (due a caso: quelli che gestiranno Giustizia e Comunicazioni, Severino e Passera) e sottosegretari (tipo il viceletta Catricalà, uomo dal leggendario torcicollo visto che ha passato la vita a voltarsi dall’altra parte appena incontrava un conflitto d’interessi). La Guardasigilli Severino è un’avvocatessa, più che di grandi intese, di grandi imprese, essendo riuscita a difendere Eni, Enel, Sparkle, Telecom, Rai, Total, Federconsorzi, Caltagirone padre e figlia, Geronzi padre e figlia. E poi Acampora, l’avvocato delle mazzette Fininvest. E poi democristi di ogni èra geologica: Gifuni, Prodi, Rutelli, Cesa, Formigoni, col contorno di Caliendo e Augusta Iannini (del cui marito è spesso ospite a Porta a Porta). Ma, più che i clienti, della Severino preoccupano le idee: attacchi ai pentiti di mafia e alle intercettazioni, e una bizzarra esternazione sulla condanna di Geronzi per il crac Cirio (“mina il rischio d’impresa del sistema bancario”). Poi c’è Passera. Già l’idea di affidare ai banchieri la soluzione di una crisi provocata in gran parte dalle banche, non è niente male. Ma quella di mettere allo Sviluppo il capo di banca Intesa è davvero geniale. C’è stato un equivoco: si era detto larghe intese, non larga Intesa. Se oggi l’Italia non ha un euro per lo sviluppo è anche grazie all’operazione Alitalia, che nel 2008 ha succhiato 4 miliardi di denaro pubblico per pagare i debiti della parte marcia del gruppo, mentre quella sana se la pappavano i “patrioti” scelti da Passera (come advisor e creditore), fra i quali Passera (come Ad di Intesa) e alcuni debitori di Passera. Il quale poi avrà pure la delega ai Trasporti: e fino a ieri era socio e creditore non solo di Alitalia, ma anche di Ntv, cioè dei supertreni di Montezemolo e Della Valle. Avrà anche la delega alle Telecomunicazioni: e Intesa è socia di Telecom, vigilata dallo Stato per la telefonia e concessionaria dello Stato per la tv (La7), così Passera diventerà il controllore delle sue due vecchie compagnie. C’entra pure B.? Certo che sì: Intesa l’ha salvato dai debiti con robuste iniezioni di denaro fresco, specie ai tempi della quotazione di Mediaset; nel 2007 anticipò a Forza Italia 94 milioni di rimborsi elettorali; nel 2010 predispose la fidejussione che consentì a Fininvest di non pagare a Cir i 750 milioni a cui era stata condannata in primo grado per lo scippo Mondadori; e un mese fa, quando finalmente Fininvest staccò l’assegno da 560 milioni dopo l’appello, Intesa corse in suo soccorso con un altro fido di 400 milioni. Si dirà: diventando ministro, Passera lascia Intesa. Ci mancherebbe altro. Ma davvero si può credere che, dovendo assumere decisioni in materia aeronautica, ferroviaria, telefonica o televisiva, riuscirà a dimenticare gli amici di ieri? Il primo banco di prova sarà il beauty contest, cioè l’asta per le frequenze digitali, vendute dal governo precedente alle compagnie telefoniche per 3-4 miliardi, ma regalate a Rai e Mediaset rinunciando a incassare almeno altrettanto. Vedremo se Passera oserà farle pagare anche al mero proprietario del Biscione. Casomai, se B. non dovesse trovare i soldi, potrebbe prestargli qualche altro spicciolo banca Intesa.


Ci piace e non ci piace

di Antonio Padellaro

La prima sensazione è di sollievo. Sfilano davanti al presidente Napolitano i nuovi ministri del nuovo governo Monti con le loro facce nuove. La grande, inestimabile novità è che hanno preso il posto di quelli di prima. Che quelli di prima non ci sono più. Che non vedremo più le loro vecchie facce e i loro ghigni. Che non sentiremo più certi insulti. E neppure l’arroganza del potente e la prepotenza dell’impunito: io sono io e voi non siete nulla. Significa che davanti ai problemi giganteschi del Paese i nuovi potranno fare bene o fare male, deludere o farsi apprezzare. Mai però farci vergognare di loro. Come dovrebbe capitare al governo normale di un Paese normale. È vero, questo non è un governo normale e l’Italia non vive un momento normale. È il momento dei sacrifici, lo abbiamo capito. Ma tutti abbiamo bisogno di pensare che ci sarà chiesto il giusto e non l’ingiusto. Che la parola equità pronunciata dal nuovo premier vuol dire che tutti pagano secondo ciò che hanno. Vuol dire basta difendere caste fameliche e indegni privilegi. Vuol dire premiare l’onestà e punire l’imbroglio e l’evasione fiscale. Vuol dire aiutare i magistrati che si battono contro le mafie e non invece delegittimarli. Vuol dire ricominciamo da capo, rimettiamo le cose al loro posto.
Se questo oggi è il nostro spirito guida, non smetteremo certo di fare i giornalisti, di esercitare il diritto-dovere di critica, di mantenere il patto stretto il primo giorno con i lettori del Fatto: non fare sconti a nessuno. Del governo Monti ci piace Monti, la sua storia personale, il suo stile, il suo impegno. Meno ci piacciono il palese conflitto d’interessi di ministri strategici (Passera, ma non solo) o la scelta di un’autorevole avvocato dei poteri forti (la Severino) alla Giustizia. Non ci scandalizza che sia il governo delle élite, visto il fallimento dei partiti votati dal popolo. Ma non ci piace la sospensione della democrazia rappresentativa. Avremmo preferito andare subito ad elezioni. Poi, dalla riserva della Repubblica, è arrivato Monti. Un’occasione di riscatto che non si può assolutamente perdere. E che perciò ha bisogno di un’informazione non prona, ma critica e leale.



Dalla stroncatura di Travaglio al possibilismo,tendente al realismo di Padellaro,direi una buona informazione anche da parte dei vertici del giornale,il quale ha avuto un ottimo successo da due anni a questa parte.

Ovviamente il sottoscritto non vede di buon occhio la democrazia in mano ai banchieri e alla finanza,lamentarsene però equivale a piangere sul latte versato,poichè se è pur vero che siamo nel vortice di una grandissima crisi economica mondiale,il caimano e i suoi amici di merende l'hanno resa ancor più tragica.

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mercoledì 16 novembre 2011

Lo spread della Rai salvato da Fiorello

Fenomeno Fiorello:

[ di Massimo Gramellini ]

Una delle ragioni del successo di Fiorello è che da una vita su Raiuno non andava più in onda un programma di Raiuno. Come gli elenchi di «Vieni via con me», giusto un anno fa, avevano propiziato il risveglio di un’opinione pubblica che si sarebbe poi espressa nei referendum di primavera, il Fiorello in smoking dell’altra sera ha anticipato l’opera di restaurazione del governo tecnico. Il suo, per quanto adattato ai tempi, è stato il classico varietà da Prima Repubblica. Uno spettacolo democristiano nel senso migliore e pippobaudesco del termine: rassicurante, fastoso con sobrietà e divertente senza essere corrosivo. In una parola: professionale. Il conduttore era brillante e leggero, ma non fatuo né insopportabilmente volgare. I cantanti sapevano cantare, i musicisti suonare e i ballerini ballare. Dietro ogni gag, anche alle meno riuscite, si intuiva il lavoro di persone competenti.

In questo senso la restaurazione è una rivoluzione. Nella tivù dei granfratelli che non sanno fare altro che esserci, dove l’incapacità e l’ignoranza ostentate con orgoglio sono diventate la forma più comune di intrattenimento, riaffiora il concetto del merito. L’idea che per fare qualcosa, non solo in tv, il primo requisito non sia essere fortunati o raccomandati, ma essere bravi. Sull’onda del «tecnico» Fiorello, adesso mi aspetto il ripristino dei quiz con le domande difficili e i concorrenti sgobboni. Se poi anche il Tg1 tornasse ad assomigliare a un telegiornale, il ritorno alla realtà, dopo questa lunga ricreazione a base di urla e di pernacchie, potrebbe dirsi compiuto.



Direi che la Tv di stato se voleva incamerare qualche soldino dopo le epurazioni berlusconiane,ha avuto l'obbligo di richiamare dopo parecchi anni "l'animale" da spettacolo per eccellenza.Sul futuro meritocratico frenerei il suo ottimismo,per un caimano alla frutta di discepoli ve ne sono a bizzeffe!

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martedì 15 novembre 2011

Luigi De Magistris e il mancato entusiasmo per Monti



DE MAGISTRIS: “L’ARRIVO DI MONTI NON MI FA ESULTARE”

Il sindaco: il suo governo asseconda le banche e la finanza

di Marco Lillo

Luigi De Magistris non si iscrive al partito degli entusiasti di Mario Monti. Per il sindaco di Napoli il professore-senatore incarna il neoliberismo dei poteri forti contro il quale il centrosinistra deve immediatamente elaborare una controproposta imperniata sulle primarie e sulla creazione di una lista nazionale che scardini i partiti. Altrimenti non ci sarà più vera democrazia in questo paese ma un governo delle multinazionali e delle banche.
De Magistris non dobbiamo festeggiare l’addio di Berlusconi e l’arrivo di Monti?
Dobbiamo esultare per l’uscita di scena definitiva di Berlusconi e dobbiamo dare atto al presidente Napolitano di avere fatto la scelta più saggia. Allo stesso tempo però non bisogna esultare per la nascita del Governo Monti.
Non pensa che un governo
tecnico sia necessario per ridare credibilità all’Italia con i tassi dei BTP al 7 per cento?
Questo non è un governo tecnico, nonostante la professionalità dei suoi membri, perché è sostenuto da partiti molto diversi con i quali dovrà fare i conti: Pd, Pdl e Udc, forse anche l'Idv. Mi sembra una medicina amara e forse necessaria ma non mi piace. Da sindaco lo giudicherò sui fatti e sui provvedimenti che metterà in campo per il sud, da politico invece lavorerò per un’alternativa a Berlusconi ma anche a Monti e ai poteri forti che lo sostengono.
Cosa non la convince nel Governo Monti?
Questo Governo non ha una legittimazione democratica e nasce per assecondare il volere della Borsa, delle banche, della Banca Centrale Europea e di Bruxelles. C'è il serio rischio che la politica scompaia. Noi un secondo dopo la sua nascita, anzi mentre si sta formando, dobbiamo cominciare a costruire un’alternativa politica al neoliberismo che Monti rappresenta e che ha fallito.
Non mi sembra un’operazione semplice vista la situazione del centrosinistra.
L’obiettivo finale è quelo di dare vita a un governo legittimato dal voto che cambi profondamente l'economia e la società e superi l'occupazione delle istituzioni da parte della partitocrazia e delle caste.
Da dove si comincia?
Per arrivare pronti all'appuntamento con le elezioni nel 2013 o prima, non c'è un minuto da perdere, dobbiamo avviare delle primarie serie.
Come immagina le primarie?
Non devono essere lotte tra bande o correnti come quelle che si sono tenute a Napoli prima che io mi candidassi. Non devono nemmeno essere un referendum su un leader già scelto in altro modo, come è stato con Prodi.
Primarie di coalizione?
Certamente non voglio primarie di partito. Come a Napoli, bisogna dialogare anche con i moderati e i liberali. Le primarie devono andare oltre il partito ma anche oltre la coalizione. E poi io credo che il secondo passaggio dovrebbe essere una lista civica nazionale.
Sta pensando a un nuovo movimento?
C’è una straordinaria partecipazione politica nel paese che però - a torto o a ragione - non si riconosce negli attuali partiti. Questa è un’energia politica vitale per il paese che non ci possiamo permettere di perdere. Anche perché corriamo un grandissimo rischio: l'indignazione che io ho guardato in questi mesi negli occhi deve essere trasformata - come è accaduto a Napoli - in mobilitazione e in partecipazione. Se questa indignazione non trovasse sbocco politico, se l’unica alternativa a Berlusconi fosse un governo tecnico neoliberista guidato da Monti, l’indignazione andrà verso il conflitto. Dobbiamo impedire una saldatura tra quelli che dirigono le banche e quelli che spaccano le loro vetrine. Vengono ovviamente da poli opposti ma si saldano di fatto e bloccano la crescita democratica. Per questo dobbiamo lavorare per costruire una lista civica nazionale o un movimento politico che unisca le personalità migliori in vista delle elezioni.
Chi dovrebbe farne parte?
Io non escludo, una deflagrazione del quadro politico attuale. Non sono sicuro che i partiti reggano alla crisi economica con le diseguaglianze che aumentano. Anche per questo dobbiamo trovarci pronti alla creazione di un movimento che superi il quadro attuale dei partiti e semplifichi l'offerta politica nel centrosinistra. Non dobbiamo lasciare la scena politica a Monti. Altrimenti partiti e poteri forti si spartiranno il prossimo presidente del consiglio e il prossimo presidente della repubblica con le vecchie logiche e le vecchie persone.
Cosa deve fare il centrosinistra?
Dobbiamo essere rivoluzionari, l'ho provato a Napoli. C'è una rabbia che fa bene alla democrazia ed è ancora positiva perché crede nel cambiamento. Ma se scoprisse che il Governo Monti è servito solo a rimettere in piedi i vecchi equilibri tra Confindustria, gerarchie ecclesiastiche, banche, vecchi partiti e massoneria, quella rabbia potrebbe esplodere.
Lei immagina primarie di
coalizione e la nascita di un nuovo soggetto. Esattamente il contrario di quello che sogna Bersani.
La base del Pd è su posizioni di cambiamento. L’ho visto alla festa dell’Unità a Pesaro e a Bologna alla convention di Civati e Serracchiani. Non posso credere che i militanti del Pd siano felici di un Governo Monti.
Le personalità forti che potrebbero gareggiare ale primarie sono numerose, da Vendola a Renzi, da Chiamparino a De Magistris. Immagina un’alleanza tra voi per convincere il Pd ad accettare le
primarie?
Il laboratorio che immagino io comprende soprattutto movimenti: i precari, i sindacati e in particolare la Cgil e la Fiom. Certamente non sono molte le personalità in grado di immaginare un percorso simile. Non a caso sostengono tutti Monti. Certo Vendola, il sindaco di Bari Michele Emiliano, Pippo Civati e Debora Serracchiani li sento vicini. Mentre Renzi parla una lingua diversa.
Lei parla di primarie e
movimenti. Però intanto bisogna affrontare l’emergenza economica.
Certo. Ma la strada giusta non è il commissariamento della democrazia da parte delle banche. Rischiamo un governo senza le derive del Bunga Bunga ma che porta avanti, con maggiore efficacia, le politiche neoliberiste che accrescono le diseguaglianze. Il Governo Monti mette al centro la finanza. Noi dobbiamo costruire un’alternativa che metta al centro il lavoro. O non avremo più una vera democrazia in questo paese.



Dice bene l'attuale Sindaco di Napoli,l'effetto liberazione dal caimano ha elettrizzato non poco la piazza,pur sapendo che si va incontro a tagli e sacrifici,i quali si spera siano trasversali,ma i dubbi sull'attuale candidato Premier ci sono tutti,personaggio serio e apprezzato a livello europeo,esso però non è che la faccia della politica bancaria legata al collante finanziario che tiene legata l'intera comunità,gli spazi per le politiche sociali e occupazionali sono ovviamente una priorità secondaria per costoro.

Mi auguro anch'io che le primarie del Csx siano mirate agli uomini e alle idee e non basate sulle solite logiche politiche.

&& S.I. &&


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lunedì 14 novembre 2011

Tim Berners Lee e i vent'anni del world wide web




“Nel 1991 Tim Berners-Lee inventava il world wide web e rivoluzionava il mondo”. Sono passati vent’anni da quando, l’allora ricercatore del Cern, mise online la prima pagina web sotto forma di ipertesto e per la divulgazione di dati scientifici. Da allora, l’innovazione apportata dalla Rete non si è mai arrestata. Per questo si accenderanno domani i riflettori sulla Capitale per Happy birthday Web, la festa di compleanno per celebrare due decenni di internet insieme a chi l’ha ideata ispirato dal motto “let the web serve humanity“, per garantire che fosse a servizio dell’uomo.

Domani a partire dalle 10 al Tempio di Adriano si susseguiranno gli interventi di filosofi, economisti e innovatori italiani e stranieri che potranno essere seguiti in in diretta “a rete unificata” sul sito dell’evento e su Altratv.tv. La giornata, condotta da Riccardo Luna, si aprirà con un dibattito sulla storia del web passando dall’esplosione della scrittura online e dalle ragioni per cui Google non è nato in Italia. Al centro, il futuro partecipativo della Rete, da approfondire con gli incontri che seguiranno sul progetto di Wikitalia e sulla ‘augmented democracy‘. Tra gli ospiti ci saranno Stefano Rodotà, Frieda Brioschi di Wikimedia Italia e Jeff Jarvis, giornalista e scrittore.

“Abbiamo dovuto fermare le iscrizioni a 800 persone”, spiega Riccardo Luna “e l’evento è cresciuto solo attraverso il passaparola su Internet”. Un terzo del pubblico verrà da fuori Roma e oltre 600 siti trasmetteranno l’evento in streaming. “Dopo le dimissioni di Berlusconi, l’acronimo di ‘world wide web’ per noi diventa ‘we want web’ perché chiediamo più attenzione nei confronti del digitale, per aumentare la condivisione e sviluppare modelli di democrazia partecipativa”. Il compleanno della rete, secondo Luna, avviene in un momento eccezionale: “Saremo a festeggiare con Berners-Lee a cento metri da Montecitorio. La Seconda Repubblica ha dichiarato guerra a Internet dalla legge Pisanu ai ddl ammazzablog e ci auguriamo che la Terza si apra anche nel segno della Rete, che è il più grande drive per uscire dalla crisi economica”.

A guidare l’incontro conclusivo questions and answers insieme a Tim Berners-Lee ci sarà Luca Sofri, direttore de Il Post secondo cui “l’evento di domani vola più alto rispetto alle piccole e volatili questioni politiche italiane, ma – aggiunge- possiamo pensare che questo sia l’inizio, seppure lontanissimo, di un lavoro culturale per la modernizzazione del rapporto tra gli italiani e le nuove tecnologie”. Pur rimanendo coi “piedi per terra”, oggi “viene a mancare un alibi importante, ovvero il freno che Berlusconi ha posto alla crescita delle nuove tecnologie”. Lo streaming sarà trasmesso anche su centinaia di micro web tv, blog, video blog e micromedia iperlocali del network oltre che sui grandi network editoriali. Per consentire anche ai non udenti di seguirla, l’evento sarà tradotto in LIS, la lingua dei segni italiana. Tutti i siti e le web tv che vorranno rilanciare la diretta potranno embeddare il player della trasmissione sulla propria piattaforma richiedendo il codice via mail a info@altratv.tv.



Con tutto il rispetto per qualsiasi invenzione,dalle più semplici alle più tecnologiche,quella del web con la sua qualità d'eccellenza,ovvero quella dell'interattività,penso che sia stata la più rivoluzionaria del XX secolo,i frutti di tale scoperta li potremo godere per moltissimo tempo,nella attesa degli scontatissimi sviluppi a riguardo.

Festeggiare i vent'anni dalla sua ideazione è il minimo che si possa fare.

&& S.I. &&


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