Il pesante calo di ascolti del Tg1 preoccupa il direttore Minzolini. Sotto accusa il tradizionale schema dell'edizione delle venti: dieci minuti di orribili delitti, dieci minuti di Berlusconi, dieci minuti sui cosmetici preferiti da Lady Gaga oppure sul salvataggio di un mulo rimasto intrappolato in una stalla con la serratura rotta.
Chiuso in una stanza con il suo staff (formato da un ipnotizzatore, da un ventriloquo, da un pubblicitario,
dal cappellano di Mediaset e perfino da un giornalista), Minzolini sta studiando il rilancio del suo telegiornale attraverso un profondo cambiamento di indirizzo.
Ecco le varie soluzioni allo studio.
Rimescolamento Si tratterebbe di usare gli stessi elementi, ma in modo meno rigido. Esempio: dieci minuti di orribili delitti commentati da Berlusconi, dieci minuti di Lady Gaga che salva un mulo rimasto intrappolato, dieci minuti sui prodotti cosmetici preferiti dalle vittime degli orribili delitti. Oppure: dieci minuti
di orribili delitti commessi da Lady Gaga, dieci minuti di Berlusconi che convince il mulo a non opporre resistenza, dieci minuti sui cosmetici preferiti da Paolo Bonaiuti. La formula ha il limite di offrire al massimo una ventina di varianti, ma il vantaggio di non lasciare nessuno spazio ad altre notizie, rispettando la vocazione del principale notiziario del servizio pubblico.
Alleggerimento È il contrario dell'approfondimento. Una formula già applicata con successo nel telegiornale di Antigua, che apre sempre con il campionato di surf e prosegue con la ricetta del giorno. Si pensava di acquistare il format e mandarlo in onda così com'è, ma la Federazione italiana del surf ha giudicato faziosi i primi servizi di prova, e la ricetta del giorno, sempre a base di aragoste vive, è giudicata pericolosa dal sindacato dei cameramen della Rai. Malcontento anche tra i conduttori, che hanno qualche difficoltà a leggere un intero telegiornale in lingua spagnola.
Risulta normale che la Rai sia lottizzata dalla politica,trovare delle soluzione in tal senso sarà molto difficile,ma una sfacciataggine senza confini,per non definire il tutto "lecchinaggio intensivo" non s'era mai visto...
- Altro che Louisiana, la marea nera di petrolio abita qui. Davanti alle coste tra Genova e Savona più di 50mila tonnellate di greggio giacciono sui fondali. Dimenticate da chi avrebbe dovuto bonificare la zona, inquinano l'acqua, intossicano e ricoprono di una melma grigiastra i pesci che si ammalano di cancro. Solidificato dal tempo fino ad apparire come massi lunari, il petrolio affolla le reti dei pescatori liguri nonostante vadano a gettarle lontano dalla zona off limits. Eppure, secondo le autorità, qui non dovrebbe esserci traccia del più grande disastro ecologico del Mediterraneo. Quello della superpetroliera Haven, inabissatasi davanti ad Arenzano con 144mila tonnellate di greggio dopo un esplosione che provocò la morte di cinque marinai l'11 aprile del 1991.
Da allora sono passati quasi vent'anni ma gli effetti di incuria o disattenzione, burocrazia o superficialità che denuncia Report in un documentario di Sigfrido Ranucci in onda questa sera, sono evidenti tra quei pesci morenti incatramati dai fondali. Un disastro senza colpevoli visto che la compagnia greco-cipriota è uscita assolta dopo aver addossato le responsabilità al capitano, morto nell'incidente. Un disastro che continua nell'indifferenza, nonostante ricercatori, pagati dallo Stato, abbiamo messo in allerta governo e ministeri della gravità della situazione.
Ma andiamo con ordine. Bastano pochi numeri a raccontare questa storia italiana. All'indomani dell'incidente, gli esperti stimano il danno ecologico in duemila miliardi di lire. L'Italia ne riceve 117 come risarcimento che decide di impiegare così: 32 per bonificare il mare e 60 ai Comuni del litorale come risarcimento. In realtà, di miliardi ne sono stati spesi solo 16 (circa 8 milioni di euro) ma per bonificare parte della Haven - dopo che il governo Berlusconi li aveva affidati nel 2005 alla Protezione civile - certificando poi che le acque erano pulite. Così non era, evidentemente, ma tanto fa e così gli altri 8 milioni di euro destinati a disinquinare il mare - e attribuiti di nuovo alla Protezione civile nel 2009 - sono stati impiegati per mettere in sicurezza la Stoppani, un'azienda che aveva inquinato di cromo e rame le acque, e in parte per la mobilità dei lavoratori.
Il petrolio sul fondo del mare sembra non interessare, dalla riva non si vede, sulla superficie dell'acqua neanche. Tanto che i 60 miliardi che vanno a risarcire i Comuni vengono impiegati per rifare la passeggiata a mare di Arenzano, mettere a posto le fogne o la zona dell'ex ferrovia. Eppure gli esperti lo hanno detto più volte nel corso degli anni: manca una mappa dei fondali per capire dove è finito il catrame, c'è rischio per il mare, per la popolazione. Nel 1995, a quattro anni dal disastro della Haven, ad esempio, i ricercatori dell'Istituto per la ricerca applicata al mare, incaricati dal ministero dell'Ambiente di preparare un piano per la bonifica, si calano con un batiscafo fino a 700 metri. E vedono distese interminabili di catrame, pesci negli anfratti di bitume.
"Il problema è che i residui degli idrocarburi sono capaci di indurre cancro. Abbiamo trovato pesci che vivono a stretto contatto col fondo e notato come una specie in particolare, mostrasse sintomi, segni di tumore al fegato". Reazioni? "Si è deciso di fare finta di nulla, come se il problema non esistesse", racconta Ezio Amato, allora responsabile scientifico del governo per la bonifica Haven.
Da allora nulla è cambiato, i pescatori nelle loro reti trovano pezzi di catrame come massi, pesce ricoperto di greggio che devono ripulire con l'olio se vogliono venderlo ma dalla Protezione civile e dal presidenza del Consiglio, dicono a Report, considerano chiusa la vicenda. Solo il ministero dell'Ambiente si dice pronto a raccogliere segnalazioni di inquinamento, "come se non avesse mai visto la relazione dei suoi stessi studiosi 15 anni fa". Ma il peggio, dice Ranucci, è che la storia della Louisiana potrebbe ripetersi in Italia visto come vengono presentate le domande per trivellazioni in cerca di greggio: da società con sedi fantasma, senza andare sui posti, senza neppure prendere in considerazione che dove si vuole cercare gas o petrolio c'è un vulcano in attività.
Si promettono le bonifiche,invece al contrario col tempo che passa tutti dimenticano il gravissimo disastro ecologico di quasi ventanni fa sulle coste liguri,e si prende atto che nulla si è fatto per contenere il disastro ambientale.
Fortunatamente e in modo inquietante le inchieste giornalistiche,perlomeno aprono gli occhi dei consumatori,almeno nello smarrimento totale s'informa di stare molto attenti agli acquisti gastronomici.
Questa sera su Report,Milena Gabanelli tratterà l'argomento,ovvero in tutti questi anni la politica che ci ha governato,non poteva non sapere dello scempio esistente sui fondali tra Savona e Genova!!
I quattro camioncini, alimentati ad energia solare, hanno percorso 15mila km con un sistema di visione artificiale.
Erano partiti a luglio dall’Italia. Sono arrivati a Shanghai due giorni fa, nel pieno rispetto della tabella di marcia. Il team di VisLab, lo spin off dell’Università di Parma, ce l’ha fatta: i quattro camioncini arancioni, alimentati ad energia solare, hanno percorso i 15mila lunghissimi chilometri che separano la Cina dall’Italia. Senza guidatore. Un’impresa che sembra incredibile e che è invece è il frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori italiani, capitanati dal professor Alberto Broggi, che per il loro progetto hanno ricevuto un finanziamento di 1,7 milioni di euro dal Consiglio Europeo delle Ricerche. I quattro furgoncini-prototipo hanno superato brillantemente la prova. Grazie alle videocamere intelligenti e a una serie di sensori sono arrivati puntuali all’appuntamento con la chiusura dell’Expo di Shanghai. Il tutto senza l’ausilio di strumenti per la localizzazione: niente mappe o navigatori. VISIONE ARTIFICIALE - Tutto era nelle ] Erano partiti a luglio dall'Italia. Sono arrivati a Shanghai due giorni fa, nel pieno rispetto della tabella di marcia. Il team di VisLab, lo spin off dell'Università di Parma, ce l'ha fatta: i quattro camioncini arancioni, alimentati ad energia solare, hanno percorso i 15mila lunghissimi chilometri che separano la Cina dall'Italia. Senza guidatore. Un'impresa che sembra incredibile e che è invece è il frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori italiani, capitanati dal professor Alberto Broggi, che per il loro progetto hanno ricevuto un finanziamento di 1,7 milioni di euro dal Consiglio Europeo delle Ricerche. I quattro furgoncini-prototipo hanno superato brillantemente la prova. Grazie alle videocamere intelligenti e a una serie di sensori sono arrivati puntuali all'appuntamento con la chiusura dell'Expo di Shanghai. Il tutto senza l'ausilio di strumenti per la localizzazione: niente mappe o navigatori.
VISIONE ARTIFICIALE - Tutto era nelle "mani" di GOLD (Generic Obstacle and Lane Detector), il sistema computerizzato di visione artificiale messo a punto da VisLab. Un viaggio sulle orme di Marco Polo, attraverso l'Europa Orientale, la Russia, il Kazakhstan e il deserto dei Gobi, con l'intento di sottoporre i veicoli a quante più sollecitazioni esterne possibili dal punto di vista del clima, del traffico, del manto stradale. Missione compiuta, dunque, anche se qualche intoppo c'è stato. Alle frontiere, ad esempio, dove l'aspetto "misterioso" dei veicoli ha creato non pochi problemi, facendo accumulare ritardi smaltiti con qualche ora di guida manuale. Oppure sulla tangenziale di Mosca, dove il traffico si dispone su tre corsie, nonostante la carreggiata sia composta solo da due. Anche in quel caso è dovuta subentrare la guida umana. Il computer guidava secondo le regole, i moscoviti no. E si rischiavano incidenti. Sempre a Mosca, i van arancioni sono sconfinati in un area pedonale, rischiando di diventare i primi veicoli senza guidatore a ricevere una multa. Il momento più difficile è stato quando uno dei veicoli ha perso il controllo, andando a sbattere contro un ostacolo ai lati della strada. Salvo poi scoprire che la "colpa" era stata di un giornalista, che salito a bordo, aveva inavvertitamente disattivato il pilota automatico.
IMPATTO ZERO - Accolti come delle star all'arrivo a Shanghai, gli ingegneri italiani ha ricevuto manifestazioni di affetto e di curiosità durante tutto il percorso. Ora torneranno in Italia, con un enorme mole di dati da analizzare, che serviranno per rendere il trasporto automatico e a impatto zero una realtà quotidiana nelle città. Forse, a fronte del grande interesse suscitato a livello mondiale per la loro impresa, è proprio dall'Italia che l'impresa di VisLab, il cui sito internet è riuscito a movimentare lo 0,04‰ del traffico globale di internet nel momento di lancio dell’iniziativa, ha ricevuto meno attenzione, anche dal punto di vista mediatico. Del resto è un fatto che la maggior parte dei finanziamenti con cui il gruppo parmense porta avanti le proprie ricerche arrivano dall'estero. Le partnership con aziende italiane impegnate nel settore dell'automotive non mancano, ma il contributo più consistente arriva da imprese straniere. Mentre le istituzioni italiane non hanno investito un euro in VisLab. E anche se il team di Broggi rimarrà nel nostro Paese, il rischio è che il frutto del loro lavoro finisca in mani straniere. «Nessuno si accorge che quando i finanziamenti arrivano dall'estero, i risultati se ne vanno all'estero. I nostri brevetti e i nostri risultati vengono utilizzati da industrie straniere che chiaramente non aiutano certo a migliorare la competitività italiana» è l'amara conclusione del professor Broggi. Far sì che questo non accada sembra essere più complicato di un viaggio di 15mila chilometri senza conducente.
Questo esperimento anticipa il futuro,che non sarà dietro l'angolo,ma poco più in là,soprattutto meraviglia a mio parere la trazione ad energia solare,così efficiente e autonoma,anche se la guida automatica risulta una tecnologia davvero notevole.
Ma come uomo non l'ho mai sopportato Parere personale del titolare del blog
Se la lunga festa (finita) dell’Occidente ha avuto un simbolo, per me quel simbolo è stato Maradona, che non è neanche occidentale in senso stretto e proprio oggi compie mezzo secolo: auguri. Ebbi la ventura di dedicarmi a lui per un campionato intero: a Napoli, mattina dopo mattina e mattana dopo mattana, con l’entusiasmo spregiudicato dei suoi e miei vent’anni. Ho spiato da dietro una siepe il bagno affollatissimo della sua casa di Posillipo. Ho sbirciato foto ricattatorie che lo ritraevano in situazioni che voi umani, eccetera. L’ho inseguito mille volte per carpirgli una battuta, quasi sempre un insulto, fino a quando un inviato di lungo corso non mi trattenne per un braccio: «Lascia correre gli altri, tu conserva le energie per la macchina da scrivere».
Era Vittorio Feltri. Ogni sera, trasmesso l’articolo dove Maradona attaccava briga con qualche potente, disertava l’allenamento o finiva nei guai per una ragazza, mi domandavo: cosa potrà ancora inventarsi domani per non venire a noia? Ma era un esercizio ginnico della mia fantasia, che il giorno dopo veniva oltrepassata dalla realtà. Solo in seguito avrei capito che Maradona faceva sempre notizia perché era l’emblema inconsapevole di un’epoca, la nostra: emotiva, ossessionata dalla trasgressione, prodiga nel dilapidare talenti senza preoccuparsi del futuro. Quando infine si ritirò, tutti fummo concordi nel dire che un fenomeno mediatico come lui non ci sarebbe più stato. E invece ci sbagliavamo. Bunga bunga se ci sbagliavamo.
Lo ritengo il più grande calciatore di tutti i tempi,anche se Pelè era più completo,il piede destro e come batteva di testa,sono quisquilie che il pibe de oro se le sognava.Indi per cui nella memoria rimarrà un grande giocatore ma come uomo lo definirei,piccolo,piccolo,e non c'entra nulla la grande evasione fiscale lasciata senza spettacolo all'erario nostrano,solo la ciliegina sulla torta diventata acida!
LA BATTAGLIA COMUNE PER I DUE FRATELLI MORTI IN CARCERE. I SINDACATI DEGLI AGENTI PRESENTANO UN PIANO
di Luca De Carolis
Due donne e un lutto in comune, pesante come una montagna. Due persone che si guardano negli occhi e vedono lo stesso dramma, assieme alla voglia di superarlo. Quella voglia di reagire che è la spinta di Ilaria Cucchi e Martina De Penna, sorelle rispettivamente di Stefano e Simone. Ragazzi entrati in carcere per uscirne morti, tra un rosario di ombre e di risposte mai avute. “Questa è la cosa peggiore, alle tue domande non risponde nessuno” ricorda Ilaria al telefono.
POCHI GIORNI FA è stato il primo anniversario della morte di Stefano, spirato il 22 ottobre 2009 sotto un lenzuolo dell’ospedale Pertini. Il sudario per un corpo colmo di lividi. Simone La Penna invece è morto il 22 novembre 2009, nel centro clinico di Regina Coeli. Aveva perso 30 chili. La sorella ha saputo per caso della sua morte. Era andata a portargli dei soldi, si è sentita rispondere che suo fratello aveva già smesso di respirare. Il dramma di Martina si specchia in quello di Ilaria. Inevitabile che si sentissero. “Ho chiamato Martina qualche giorno fa per darle il mio appoggio, morale e pratico” spiega Ilaria. Anche lei colpita da una tragedia che non ti aspetti: “Certi dolori li devi provare per comprenderli. Quando ci passi, non sai a chi rivolgerti, non sai a chi aggrapparti. Vai in ospedale a chiedere che è successo con le gambe che ti tremano, e ti rispondono che i documenti sono a posto”. Ilaria si è offerta come un sostegno, a una compagna nel dolore. Ma vuole costruire un puntello più grande: “Con Patrizia, la mamma di Federico Aldrovandi, e Lucia, la sorella di Giuseppe Uva, stiamo creando un’associazione proprio per aiutare tutte quelle persone che hanno vissuto il nostro dramma”.
ASSIEME , per provare a intaccare il muro della burocrazia e dell’omertà. Per non sentirsi abbandonate. Ilaria continua: “In Martina vedo la mia stessa difficoltà nell’elaborare il lutto, e gli stessi ostacoli nell’arrivare a delle risposte”. Una parola che Ilaria ripete di continuo, come fosse un’isola a cui prima o poi dovrà approdare. Lei e Martina si risentiranno presto: “Andremo avanti, dobbiamo farlo. Tante famiglie di detenuti mi ringraziano per questa battaglia e per i risultati. Con l’aiuto di Ignazio Marino, abbiamo cancellato il protocollo che obbligava i medici a chiedere permesso al magistrato per dare notizie ai familiari dei detenuti”. Ieri Il Fatto ha cercato Martina, che però era impegnata con le sue bimbe. E allora ha parlato Massimo La Penna, il padre di Simone: “L’impegno dei Cucchi è stato fondamentale, perché ha fatto sapere alla gente cosa accade in certi posti”. La Penna parla a voce alta, chiara. Il dolore non l’ha abbattuto. Ora è più forte la voglia di lottare in nome di Simone: “Voglio giustizia, non vendette o risarcimenti, di quelle cose non me ne frega niente”. Quel figlio ormai non c’è più “e purtroppo nessuno me lo potrà ridare indietro”. Massimo ha un altro imperativo: “Non voglio che altre famiglie passino attraverso tutto questo. Hanno riempito mio figlio di farmaci per rincoglionirlo, poi l’hanno lasciato spegnere come una candela. Non deve succedere più a nessuno”. Parla senza fermarsi, La Penna. S’intenerisce per Stefano Cucchi: “A lui è andata peggio che a Simone, se possibile. Mio figlio è morto con 30 chili di meno, ma Stefano era pieno di lividi. Possono pure raccontare che è caduto per le scale, ma la verità è che queste cose accadevano solo ai tempi del fascismo”. Massimo saluta, e invita a chiamarlo ancora “perché dobbiamo portare avanti questa lotta”. Il dramma delle carceri però lo vive anche chi vi lavora, e ogni giorno vede una macchina che arranca.
IERI i poliziotti che aderiscono alla Fp-Cgil hanno montato tre celle in piazza Montecitorio, per ricordare con un simbolo fragoroso l’emergenza del sovraffollamento carcerario. “Le carceri esplodono e noi le portiamo in piazza” lo slogan. Assieme alle celle, possibili soluzioni: ovvero dieci proposte del sindacato per alleggerire di 25mila unità i penitenziari, ormai a un passo dagli 80mila reclusi secondo le stime del ministro della Giustizia Alfano. “Forse saranno ancora di più” teme la Fp, che propone percorsi riabilitativi alternativi al carcere e invoca l’assunzione di 6000 agenti penitenziari.
Per le famiglie provate dal dolore d'avere in carcere il proprio caro,e successivamente apprendere dopo alcuni giorni della morte dello stesso,poichè le istituzioni non sono tenute ad avvisare celermente l'accaduto,basterebbe questo particolare per definire situazioni allucinanti,tutto ciò deve risultare un'esperienza incredibile,in aggiunta alla morte che non può addebitarsi ad un evento naturale,bensì con le probabili pesanti responsabilità del personale carcerario.
Con i tragici casi che si stanno moltiplicando,è del tutto naturale la volontà di organizzarsi tra le stesse famiglie,nella ricerca della verità e della giustizia.
“Ho ricevuto 30 mila euro da Silvio Berlusconi”. Così racconta Ruby, la ragazza minorenne di origine marocchina che fa tremare il presidente del Consiglio. Una millanteria? Una calunnia? La “sparata” di una ragazzina che è entrata in un gioco più grande di lei? La Procura di Milano sta vagliando con grande attenzione le sue dichiarazioni, in molti punti contraddittorie. Feste notturne alla villa di Arcore. Frequentazioni di personaggi i cui nomi stanno di solito nelle cronache della politica.
Questa storia comincia in Sicilia. È lì che vive la famiglia di Ruby. È da lì che Ruby scappa. Carattere irruente, la ragazza va al nord. Cerca fortuna. Insegue, come tante coetanee, il successo. È vivace, bellissima. A Milano trova Lele Mora e la sua tribù. Conosce alcune “stelline” della sua scuderia. Barbara Faggioli, Lisandra Silva, Maristell Garcia Polanco… Serate in discoteca, feste: la vita dorata della movida milanese. Incontri, chiacchiere al tavolino di un lounge bar. E la speranza di avere un posticino in qualche show televisivo.
Una sera scoppia l’incidente: un feroce litigio con la sua compagna d’appartamento, una ragazza brasiliana. La pattuglia che arriva a sedare la rissa trova Ruby non soltanto sconvolta, ma anche senza documenti. È minorenne. Scatta la segnalazione immediata al Servizio di Pronto intervento Minori del Comune di Milano. Viene subito portata in una comunità protetta gestita da religiose. Ma Ruby scalpita. Protesta. S’infuria. Non è venuta a Milano per stare rinchiusa. Scappa. La polizia la ritrova. Finisce in una casa-famiglia di Genova. Il tribunale dei minori controlla i suoi precedenti e scopre che la irrequieta Ruby era già stata segnalata, in passato, ai servizi sociali siciliani. I giudici dunque passano la mano, per competenza, ai colleghi dell’isola.
Ma intanto Ruby racconta e telefona: parla della sua vita notturna milanese, delle sue relazioni, dei vip dello spettacolo che ha conosciuto e di quelli della politica che ha incontrato. Gli assistenti sociali sono tenuti a raccontare ogni cosa nelle loro relazioni al tribunale dei minori. Ma anche al tribunale ordinario, perché alcune delle storie che Ruby racconta sono pesanti. Parlano di relazioni sessuali, di soldi che girano.
La vicenda arriva in procura a Milano, sulla scrivania del magistrato delle faccende scabrose: Pietro Forno, procuratore aggiunto coordinatore del dipartimento sui reati sessuali. Anche lui ascolta la ragazza, più volte. Ruby è incontenibile. Incostante. Afferma e smentisce. Attacca e ripiega. Ribadisce e si contraddice. Forno è uomo prudente, come il suo capo, il procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati. Sentono i nomi che la ragazza pronuncia. Ascoltano i suoi racconti. Rilevano le sue contraddizioni. Capiscono che è necessario verificare ogni parola, ogni circostanza. A che gioco sta giocando, Ruby? Vuole darsi importanza, vuole lanciare messaggi, vuole fare ricatti? Cerca notorietà o soldi? Anche il sostituto procuratore a cui viene affidata la vicenda, Antonio Sangermano, procede con i piedi di piombo. “Sono stata ad Arcore”, confida Ruby a un assistente sociale. “Ho incontrato il presidente del Consiglio. Ho ricevuto 30 mila euro da Silvio Berlusconi. In contanti, dentro una busta”.
Si muove Lele Mora, l’uomo che va a trovare Silvio sempre accompagnato da belle ragazze della sua scuderia. Tenta di tirare fuori dai guai Ruby, e forse non solo lei, provando a farla uscire dalla casa-famiglia dove è ospite. La pedina per riuscirci è sua figlia, Diana Mora. È lei a chiedere che le sia data in affido. Il professionista che l’assiste è l’avvocato Luca Giuliante, tesoriere milanese del Pdl nonché legale di Lele Mora e del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.
L’avvocato ha un rapporto consolidato con Paolo Berlusconi, che gli fu presentato da Antonio D’Adamo ai tempi di Mani pulite, quando il giovane Giuliante, praticante nello studio del difensore di D’Adamo, si trasformò in testimone, andando a rendere dichiarazioni contro Antonio Di Pietro alla procura di Brescia. Vecchie storie. Quelle nuove, come il tentativo d’affido di Ruby alla figlia di Lele Mora, non vanno in porto. Anche perché gli assistenti sociali spiegano che per l’affido ci vuole il consenso della famiglia naturale, della madre che sta in Sicilia e che non ha alcuna intenzione di separarsi dalla figlia. La procura di Milano è colta in contropiede dalle notizie sulla vicenda che finiscono sulla stampa. Il procuratore prima nega tutto: “Noi non ci occupiamo di pettegolezzi”, dichiara martedì. Il giorno dopo, cioè ieri, convoca una riunione a cui partecipano l’aggiunto Forno, il pm Sangermano e alcuni investigatori della polizia giudiziaria.
Per l’occasione, una misura che non si vedeva dai tempi di Tangentopoli: il corridoio davanti agli uffici di Bruti Liberati diventano off limits per la stampa, con i carabinieri a tenere sgombra la zona. Il procuratore annuncia che per diversi giorni l’ufficio non rilascerà dichiarazioni sulla vicenda. Dopo tre ore, i magistrati escono, raccomandando massima prudenza: “Cautela, cautela”, ripetono.
A Roma, intanto, la tensione aumenta. Berlusconi è ormai distratto, comincia a essere più preoccupato per le notizie che arrivano da Milano che dalle questioni della politica, dai conflitti con Gianfranco Fini, dalla sorte del suo lodo salvavita. I suoi avvocati-parlamentari, Piero Longo e Niccolò Ghedini, prendono carta e penna e scrivono una smentita che è in realtà la conferma che il problema esiste: “Le notizie apparse anche quest’oggi sul Fatto Quotidiano e su alcuni giornali in relazione ad asserite dichiarazioni rese da tale Ruby in merito a episodi che sarebbero accaduti presso l’abitazione del presidente Berlusconi, sono assolutamente infondate. La stessa procura di Milano si è già puntualmente espressa sull’inesistenza di indagini in tal senso. Del resto, da approfondimenti svolti si è potuto acclarare con numerosissimi riscontri testimoniali la radicale e totale infondatezza delle illazioni giornalistiche avanzate. È ovvio che saranno esperite tutte le azioni giudiziarie del caso”. Dunque gli avvocati di Berlusconi erano già a conoscenza del problema-Ruby, tanto da aver già svolto indagini difensive. L’inchiesta prosegue.
L'inchiesta andrà avanti nel sancire le eventuali responsabilità,anche se l'interesse morboso verso la ragazza,definito voler far del bene è quanto meno curioso e lascia una valanga di perplessità.
Sta di fatto che un personaggio da quasi vent'anni nella scena politica e come primo attore non deve essere continuamente pizzicato tra escort,minorenni e compagnie di dubbia integrità morale e mi riferisco ad un certo Tarantini ad esempio.
Ma del resto nonostante tutto il suo elettorato,con qualche scalfittura,è compatto nel dare fiducia a prescindere da tutti gli avvenimenti,i quali avrebbero detronizzato qualsiasi uomo politico occidentale.
Ogni volta che vedete i roghi di Terzigno, prima di arrabbiarvi pensate a Vincenzo Cenname. Dopo vi arrabbierete molto di più. Cenname è un ingegnere ambientale, eletto sindaco di un Comune di duemila anime della provincia di Caserta, Camigliano. Alle spalle non ha né la destra né la sinistra, ma una laurea. Sulle spalle una testa. E dentro la testa un sogno: trasformare il suo borgo in una Svizzera col sole. Mette le luci a basso impatto energetico al cimitero e i pannolini lavabili all'asilo nido. Si inventa una moneta, l'eco-euro, spendibile solo in paese, con cui ricompensa i bambini che portano a scuola il vetro da riciclare. Giorno dopo giorno, senza alcun aumento dei costi, cattive abitudini inveterate si trasformano in comportamenti virtuosi, mentre la raccolta differenziata raggiunge percentuali scandinave.
E i luoghi comuni sul Sud immutabile e inemendabile? Rottamati dal sogno di un sindaco casertano che ha meno di quarant'anni. Ci si aspetterebbe la fila di notabili alla sua porta: la prego, ingegner Cenname, venga a insegnarci come si fa. Arriva invece una legge assurda che solo in Campania toglie ai Comuni la raccolta dei rifiuti per affidarla a un carrozzone provinciale. Il sindaco si ribella, sostenuto dall'intera popolazione, ma il prefetto segnala il suo caso al ministro Maroni. In dieci giorni il consiglio comunale viene sciolto e Cenname rottamato neanche fosse un mafioso. Da allora sono passati tre mesi, ma non lo sconforto per l'ottusità di uno Stato che per far rispettare una brutta legge ha sporcato quel po' di pulito che c'era.
Dimentica o tralascia un particolare fondamentale Gram,la criminalità organizzata,nella fattispecie "la camorra" non permetterà che realtà come quella della testa pensante di Caserta ha partorito.Accà nisciuno è fesso si dice da quelle parti,men che mai chi ha il possesso del territorio da quelle parti!
ROMA - Un gel anticoncezionale potrebbe mandare in pensione la pillola, il cerotto e l'anello. Proprio come una crema idratante, il nuovo composto si spalma su gambe e braccia, ventre O spalle, e ogni giorno rilascia un progestinico in grado di impedire la gravidanza. Con alcuni vantaggi in più, dicono i ricercatori inglesi che lo hanno presentato al meeting della American Society for Reproductive Medicine. Questa formulazione evita infatti la nausea e i chili di troppo spesso effetto collaterale di alcune pillole. Inoltre, può essere usata anche dalle donne che stanno allattando, che ora non possono prendere i contraccettivi ormonali tradizionali perché interferiscono con il latte.
In qualche modo, il gel spalmabile ha un'azione simile a quella del cerotto. Allo stesso modo, forma sulla pelle una specie di pellicola che rilascia il Nestorone, un ormone progestinico, ed estrogeni "bioidentici", cioè in grado di "mimare" l'azione di quelli naturali. Questi entrano direttamente nei microcapillari, saltando il passaggio nell'intestino (tipico dell'anello) e il primo passaggio nel fegato (tipico della pillola), raggiungono l'ipotalamo, la "centralina" del cervello che produce gli ormoni che inducono l'ovulazione, e lo metteno "in vacanza" per il tempo desiderato. La crema però elimina due svantaggi del cerotto transdermico: non cade e non si vede.
Il primo test ha riguardato 18 donne tra i 20 e i 30 anni, che dopo sette mesi di sperimentazione con 3 milligrammi di gel al giorno non hanno avuto né gravidanze né gli effetti collaterali comuni legati alla pillola. Quindi ne basta una piccola quantità.
"Ovviamente i soggetti sono pochi, ma i risultati sono ottimi - spiega Ruth Merkatz dell'organizzazione no profit Population Council di New York che ha condotto il test - ora proveremo il gel su un numero maggiore di persone e poi tenteremo la scalata al mercato offrendo alle donne una scelta più ampia".
Essendo da sempre il metodo anticoncezionale più diffuso e in carico completamente alle donne,meglio usare la nuova tecnologia,pratica e con effetti collaterali ai minimi termini.
Buone nuove,attendendo le pari opportuntità per i maschietti!
L'impianto da 1.000 megawatt nel deserto del Mojave. Approvati altri sei progetti per ulteriori 2 mila MW
WASHINGTON - Un progetto da 6 miliardi di dollari per realizzare una centrale solare da quasi mille megawatt, la più grande nel territorio americano. L'ok al Blythe Solar Power Project è arrivato direttamente dall’amministrazione Obama e fa parte del piano del presidente per le energie rinnovabili. L'impianto sarà realizzato nel deserto del Mojave in California, vicino al confine con l'Arizona.
POSTI DI LAVORO - «Questo progetto dimostra come lo sfruttamento delle energie rinnovabili può creare posti di lavoro nella nostra nazione», ha commentato il ministro degli Interni, Ken Salazar. Il progetto Blythe, che sarà sviluppo dal gruppo tedesco Solar Millennium, coprirà un’area di 2.833 ettari a circa 360 chilometri a est di Los Angeles. Si tratta del sesto progetto di impianto solare approvato questo mese dal governo: le centrali saranno costruite in California e Nevada. Nelle prossime settimane è atteso il via libera a un settimo progetto, da realizzarsi sempre in California. Le sette centrali dovrebbero garantire oltre 3 mila megawatt e fornire elettricità a oltre 2 milioni di abitazioni entro la fine del 2011 o all’inizio del 2012. A regime saranno 2 mila i posti di lavoro a tempo indeterminato creati dalle nuove centrali.
Questo è il futuro mondiale dell'energia,al momento il più sviluppato,ne seguiranno molti altri.Sicuramente la strada italiana di riapertura al nucleare è giudicata dagli esperti del settore assolutamente antica e anti economica.
Non desidero ricevere il libro "Due anni di governo"
di Redazione Liberacittadinanza - 24 ottobre 2010
Perché si spendono tutti questi soldi invece finanziare la scuola pubblica, la ricerca?
Se non siete interessati a ricevere il libro "Due anni di governo", che Berlusconi ha intenzione di mandare a tutte le famiglie, e desiderate che il costo relativo venga utilizzato per scopi più importanti, seguite le seguenti indicazioni:
**Compilate il modulo con i vostri dati.**
Nome: Mario
Cognome: Rossi
Indirizzo Email: mario@rossi.it
Città : Xxxx
Oggetto: Non voglio il libro "Due anni di governo".
Testo (da incollare e copiare):
Con riferimento all'annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro "Due anni di governo", mi preme comunicarVi che non desidero riceverlo, essendo un mio diritto in base al Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali, nella fattispecie articolo 7 comma 4b.
Chiedo che la spesa relativa che si risparmierà , venga messa a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione e/o del Ministero della Sanità .
Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti.
Pdl a pezzi, dalla Lombardia alla Sicilia è iniziata la grande fuga
Dopo il caso dei finiani, sono in molti a progettare l'uscita dal partito dal cavaliere. A Milano si ipotizza addirittura una candidatura di Albertini con l'appoggio di Fli e del Partito democratico
“Durerà il tempo di una stagione”, dissero gli ex alleati di Gianfranco Fini quando il presidente della Camera, prima dell’estate, lanciò Futuro e Libertà. Passata la stagione, Fli sta crescendo ovunque in Italia a ritmi politicamente prima mai visti e a sfaldarsi, giorno dopo giorno, è quel Pdl che da grande partito di maggioranza si ritrova ora ai minimi storici di Forza Italia. In picchiata libera verso l’azzeramento territoriale.
Ovunque perde pezzi. E perde pezzi sempre più ampi e importanti. Dalla Lombardia, dove Manfredi Palmeri (presidente del consiglio comunale “benedetto” dal presidente del Consiglio in persona come uno dei giovani più promettenti) è ufficialmente passato a Fli, alla Sicilia dove il ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, volerà a fine mese per sostenere il nuovo movimento di Gianfranco Micciché. Lei che già in Campania sostiene il governatore Stefano Caldoro, in aperto contrasto con il coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Sempre in Campania, la crisi del Pdl ha coinvolto anche Benevento dove 10 consiglieri su 14 sono passati a Fli, guidata dal presidente dei senatori di Futuro e Libertà, Pasquale Viespoli che qui è stato sindaco. C’è poi la Toscana, con la crisi dell’estate aperta in contrasto con il coordinatore Denis Verdini e capitanata dall’ex fedelissima Deborah Bergamini.
Silvio Berlusconi sta cercando di arginare la frana, ma la situazione nel Pdl è talmente logora che il premier deve persino preoccuparsi di tenere a sé i coordinatori. Neanche chi è stato troppo coinvolto nel progetto sta infatti cercando di abbandonare la nave prima che vada a fondo. Ignazio La Russa, ad esempio, ha espresso la volontà di costituire un gruppo autonomo alla Camera insieme a Maurizio Gasparri. C’è voluto un incontro ad Arcore, durante la convalescenza del premier, per far compiere un passo indietro al titolare della Difesa. Che però assiste inerme allo sgretolarsi di quello che fu il suo feudo: la Lombardia. Dopo i casi di Milano, Varese, Brescia e Bergamo anche in provincia di Como 12 consiglieri (su 24) è uscito dal Pdl per fondare un gruppo a parte: Autonomia comasca. Al coordinamento lombardo si dà in partenza anche il ministro Mariastella Gelmini, abbandonata a se stessa nell’affrontare le conseguenze della riforma scolastica voluta dal premier.
L’esodo sembra appena iniziato. Le file dei larussiani si stanno assottigliando sempre più. Molti tornano all’ex segretario di Alleanza Nazionale, confluendo apertamente in Fli; altri puntano a un’uscita indolore dal Pdl, progettando di cambiare semplicemente cavallo all’ultimo momento: snodo chiave saranno le comunali di Milano.
Il sindaco Letizia Moratti, espresso dal Pdl, dovrà vedersela con uno tra i quattro candidati alle primarie, in programma per il 14 novembre, del Partito Democratico: Stefano Boeri, Giuliano Pisapia, Valerio Onida e Michele Sacerdoti. Pezzi “dissidenti” del Pdl stanno lavorando affinché a vincere sia Pisapia e non Boeri, dato per vincente e ufficialmente sostenuto dal Pd. Se il 16 novembre, giorno in cui si conosceranno i risultati definitivi, dovesse prospettarsi una corsa alla poltrona di sindaco tra Moratti e Pisapia, arriverebbe il terzo contendente: Gabriele Albertini. Che avrebbe vittoria facile.
Alla candidatura dell’ex sindaco da mesi ormai stanno lavorando diverse anime politiche. Il nucleo centrale è rappresentato da ex uomini di fiducia della Moratti, delusi dalla gestione dell’ex ministro dell’Istruzione e fiduciosi in un rinnovamento; i vertici di Futuro e Libertà, compreso lo stesso Gianfranco Fini, che ha incontrato oggi a Milano l’ex sindaco; gli esponenti del Pdl espressione della società civile, disillusa dalle promesse tradite di Berlusconi; importanti pezzi del Partito Democratico che, una volta perduto il “cavallo” Boeri, ripiegano sulla sconfitta della Moratti più che di una vittoria del proprio candidato. Secondo indiscrezioni ad Albertini sarebbe già arrivato il sostegno di Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani.
Al progetto stanno attivamente lavorando, fra gli altri, Maurizio Sacconi e Massimo Cacciari. Il cartello “Verso Nord”, realizzato dal filosofo ex sindaco di Venezia, è direttamente coinvolto nel “progetto Albertini”. In un’intervista a l’Unità, Cacciari ha messo nero su bianco i punti cardine della nuova stagione post-Pdl. “Si cerca di parlare con la gente di buona volontà”, ha detto, ribadendo che “destra e sinistra non esistono più” e l’obiettivo è quello di “conquistare consensi”.
Albertini temporeggia, ma chi lavora con lui racconta di un uomo pronto a impegnarsi nuovamente per la sua città e soprattutto arrabbiato. Con la Moratti e con lo stesso Berlusconi. Al premier, che lo ha chiamato a fine luglio, Albertini ha detto chiaramente tre cose: Ha ragione Fini, nel partito non ci si può confrontare, manca il dialogo; sono temi che vanno affrontati se vogliamo andare avanti; al momento sono pentito di aver preso la tessera del Pdl. Berlusconi lo ha invitato a raggiungerlo ad Arcore. L’ex sindaco ha risposto: “Sto partendo per le vacanze, richiamami dopo metà settembre”. Telefonata non ancora pervenuta. E oggi Albertini incontra Fini, a Milano per lanciare Futuro e Libertà. Nella stessa città dove nel ’900 nacquero i Fasci di Combattimento di Benito Mussolini, il socialismo di Bettino Craxi, e infine, Forza Italia. Ma anche dove Mussolini e Craxi, e adesso forse Berlusconi, in un modo o nell’altro, hanno trovato la loro fine.
Pare sia davvero iniziato il viale del tramonto del sultano,non ha retto dopo l’ennesime leggi ad personam.
Peccato che sul fenomeno l’attuale opposizione c’entri ben poco,ma fortunatamente la nausea sta prevalendo tra le medesime fila.
In ogni caso sarà una destra migliore,ci voleva poco del resto!
Sono a buon punto i preparativi di Silvio Berlusconi per lanciare anche in Italia i Tea Party sul modello yankee. L'impressionante somiglianza di Daniela Santanché con Sarah Palin andrà perfezionata con l'adozione della stessa lingerie di pelle di bisonte che l'eroina dell'ultradestra americana si fa cucire su misura, con un ago di osso di balena, dallo stilista cherokee Mano-che-trema. La Santanché si sta anche addestrando al tiro con la carabina nei luoghi più selvaggi del Cuneese, in un Luna-Park abbandonato. Ma vediamo gli altri aspetti di questo rilancio in grande stile della destra italiana.
L'annuncio Evoluzione del predellino. Berlusconi annuncerà la nascita dei Tea Party affacciandosi in piazza San Babila, a Milano, da un carro dei pionieri. Un trombettiere del Settimo Cavalleggeri precederà il discorso con l'esecuzione della canzone napoletana "Ammore 'nto Far West", scritta appositamente per l'occasione dal premier per sottolineare l'assoluta italianità dei Tea Party nostrani.
Il programma La prima stesura del programma, affidata a un doppiatore di Mediaset, prevedeva la ricostruzione di Fort Alamo, lo spostamento della capitale ad Anchorage, il riarmo dei marines, la riabilitazione del generale Custer, l'invasione della Cina e l'estensione della stagione di caccia all'alce. Allo staff di Berlusconi è sembrato che il programma non fosse immediatamente comprensibile dall'elettorato italiano. È stato dunque adattato al nostro Paese con opportuni ritocchi. Prevede la ricostruzione di una pizzeria franata a Sorrento, lo spostamento della capitale a Varese, il riarmo dei maestri di sci, la riabilitazione di Moggi, l'invasione di San Marino e l'apertura delle tonnare anche ai turisti armati di fiocina.
I raduni Nelle prime simulazioni, il tè non è stato gradito dai militanti italiani, che lo hanno versato nelle fioriere chiedendo se c'era qualcos'altro da bere. Insofferenza anche per gli abiti da quacchero con il cappello a tubo per i maschi, e dei castigatissimi vestiti lunghi con corsetto rigido e cuffia bianca per le escort. La situazione si è normalizzata quando i maschi hanno dato il cappello a tubo alle escort, che lo hanno indossato al posto dei vestiti. Momenti di disagio anche durante la distribuzione delle tradizionali carabine Winchester, con numerosi feriti causati dall'imperizia. Grande successo per l'esibizione dei Bracconieri del Bresciano, che si sono gemellati con la caccia all'alce cara a Sarah Palin sparando al mammifero più grosso della zona, una nutria. Gli organizzatori, per prevenire le polemiche, hanno detto che la caccia si era svolta ad armi pari perché la nutria aveva un titolo di studio superiore a quello dei cacciatori.
Collegamenti Previsti collegamenti in diretta tra i Tea Party italiani e Sarah Palin, circondata dai suoi candidati (i più rappresentativi sono un allenatore di bowling, un conciatore di procioni e un reverendo convinto che l'uomo sia stato creato nel 1912, il giorno prima del Superbowl). La Palin, secondo indiscrezioni, farà molti auguri agli amici italiani sottolineando che l'inferiorità razziale non deve rappresentare un problema per una destra moderna. Chiederà anche ragguagli sull'andamento della corsa all'oro lungo i nostri fiumi. La Santanché, vestita come la ragazza del saloon, danzerà sul banco del rinfresco tra gli applausi e gli hurrà dei commensali. La manifestazione è sponsorizzata da una ditta che produce smacchiatori.
Altre iniziative Su suggerimento della stessa Palin, il movimento dei Tea Party italiani promuoverà alcune iniziative collaterali: una scuola per volpini da slitta, l'adozione della torta di mele ogm (ha un metro di diametro e atterra direttamente in cucina grazie al motore a reazione incorporato), la rieducazione dei negri attraverso l'abolizione del ballo.
Incrociate le dita anche per gli americani,se le pseudo statiste dovessero diventare premier nei rispettivi stati,saremmo vicini alla fine del mondo!
"Buongiorno a tutti, questa settimana direi due cose importanti tra le tante: 1) un no di Napolitano, noi spesso abbiamo criticato il Capo dello Stato perché non riusciva a dire la parola “no” questa settimana ne ha detto uno, vedremo perché, cosa implica. 2) Le anticipazioni fornite dai giornali sulla cosiddetta “riforma della giustizia” presentata dal Ministro Alfano, che in realtà non è una riforma della giustizia.
La legge Al Fano sullo scudo a Berluconi
Ancora una volta usano le parole sbagliate per chiamare le cose, è una riforma dei giudici, che viene spacciata per una riforma della giustizia per far credere alla gente che ciò venga incontro alle nostre esigenze di cittadini, mentre in realtà viene incontro alle esigenze della politica di mettere sotto controllo la magistratura.
Cominciamo dal “no” di Napolitano alla Legge Alfano, non lodo, cominciamo a usare le parole giuste e a fare pulizia nel nostro vocabolario e quindi nelle nostre menti, sapete che e l’abbiamo già detto più volte, i lodi sono soluzioni a controversie decise da arbitri super partes, imparziali, indipendenti, autorevoli, qui non c’è nessuna controversia, ci sono i processi a Berlusconi e non c’è nessun arbitro imparziale, c’è Alfano, è una legge costituzionale prevista dall’Art. 138 della Costituzione che stabilisce alcune cose: 1) per poter processare il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio ci vuole l’autorizzazione della maggioranza del Parlamento, autorizzazione a procedere della maggioranza del Parlamento, con maggioranza semplice, 50% più 1 dei parlamentari; 2) la Legge Alfano è retroattiva, è ovvio che sia retroattiva, vale per i processi cominciati prima che venga approvata e per i reati commessi prima che venga approvata e questo è evidente, la fanno per mandare a monte i processi a Berlusconi, quindi se non fosse “retroattiva” varrebbe soltanto per i processi che nasceranno in futuro, per i reati che verranno commessi in futuro, mentre qui il problema è bloccare i processi già esistenti, quindi è evidente che o lo fanno retroattivo o non lo fanno; 3) la sospensione dei processi fino al termine dell’incarico è reiterabile, cosa vuole dire? Che se oggi Berlusconi riesce a sospendere i suoi processi con questa legge costituzionale Alfano, quando finisce la legislatura prematuramente se si va alle elezioni prima, alla scadenza naturale se si va alle elezioni nel 2013, cosa succede nella nuova legislatura? Succede che se Berlusconi torna a fare il Presidente del Consiglio può avvalersi di nuovo della Legge Alfano e quindi i suoi processi non riprendono neanche tra la fine della legislatura attuale e l’inizio di quella successiva, continua finché non smette di fare il Presidente del Consiglio e ormai ha 74 anni e nel 2013 ne avrà 77 e se sarà Presidente del Consiglio per altri 5 anni arriverà a 82, ma la reiterabilità non implica soltanto che uno si possa portare dietro lo scudo da una legislatura all’altra, implica anche che se cambia poltrona, sempre all’interno di quelle due Presidenza della Repubblica, Presidente del Consiglio, gli vale comunque, quindi se Berlusconi fosse eletto nel 2013 quando si andrà a rinnovare il Capo dello Stato, Presidente della Repubblica, si trascinerebbe lo scudo che aveva come Presidente del Consiglio.
Quindi praticamente la reiterabilità significa che se Berlusconi riesce a tornare a Palazzo Chigi o addirittura andare al Quirinale, quella che chiamiamo sospensione in realtà è un’abolizione in eterno, in secula secolorum dei suoi processi, questo è in sostanza, in parole volgari la legge costituzionale Alfano, sapete che non va in vigore tra poco, devono ancora approvarla al Senato la prima volta, poi alla Camera la prima volta, poi far passare 3 mesi, poi di nuovo passare al Senato, poi di nuovo passare alla Camera se non viene mai emendata a quel punto si va al referendum popolare perché è evidente che se riescono a approvarla con maggioranza del 50+1 e già questo non è sicuro, viste le posizioni critiche dei finiani, quindi è sicuro che non arriveranno alla maggioranza dei 2/3, il referendum è praticamente automatico, basta chiederlo e quindi i cittadini si pronunceranno sulla domanda: volete che la legge sia uguale per tutti o invece che ci sia una persona, il capo del Governo più uguale degli altri? E Berlusconi sarà costretto a farsi una campagna elettorale per chiedere ai cittadini di dargli l’impunità, solo a lui, a nessun altro se non a lui e al Capo dello Stato, se il Capo dello Stato verrà ricompreso in questo scudo, perché hanno compreso il Capo dello Stato nello scudo? Perché non vogliono fare uno scudo dove ci sia proprio il nome del beneficiario, perché se lo fanno solo per il Presidente del Consiglio, anche quelli che oggi fanno finta di non vedere, capiranno che non è una protezione della funzione dei due Presidenti, ma è una protezione della persona di Berlusconi.
Tra l’altro questa cosa per cui chi fa il Capo del Governo non può sottoporsi a processo è ridicola, intanto perché in un paese ordinato chi ha processi non dovrebbe poter fare il Presidente del Consiglio e se avesse processi dopo che è stato nominato Presidente del Consiglio, dovrebbe dimettersi, questo avviene negli altri paesi, ma soprattutto non sta scritto da nessuna parte che uno solo perché è Capo del Governo non abbia tempo di andare ogni tanto a qualche udienza o di mandare i suoi Avvocati a rappresentarlo a qualche udienza, Berlusconi ha fatto il Ministro dello Sviluppo economico per quasi 6 mesi a interim, ha detto di essersi impegnato moltissimo, ora ha smesso perché ha nominato il Ministro Romani, quindi evidentemente quell’impegno grandissimo che ha profuso al Ministero dello sviluppo economico, adesso che non ce l’ha più, gli lascia un sacco di tempo libero e quindi potrebbe utilizzarlo per andare a processo, chi gliel’ha fatto fare di andare qualche giorno nella dacia in Russia a festeggiare il compleanno di Putin, non era mica una missione diplomatica ufficiale, c’è andato per trovare un suo amico, benissimo, è la dimostrazione che di tempo libero ne ha a iosa!
Ma soprattutto questa cosa è ridicola per un altro motivo e cioè che Berlusconi lo sapeva prima di essere eletto in Parlamento due anni e mezzo fa, nel 2008 e di essere nominato Presidente del Consiglio, di avere dei processi, perché? Perché li aveva già prima e quindi avrebbe potuto inserire nel programma del Pdl un punto, direi in cima al programma del Pdl, visto che è la cosa che più lo impegna, in cui dire: eleggetemi perché se sarò eletto mi farò uno scudo e così sapremmo se gli elettori di centro-destra sono disposti o no a votare Berlusconi per dargli lo scudo, in realtà lui invece le campagne elettorali le fa sempre sul ponte sullo stretto, la riduzione delle… su tutte promesse che poi non mantiene, l’unica che sta mantenendo è lo scudo, però non l’aveva mai promesso prima delle elezioni agli elettori.
Perché Napolitano ha detto di no? Avrebbe potuto dire di no con questa motivazione: signori non ho processi, non vedo per quale motivo dovreste farmi una legge che me li sospende, se volete fare una legge che sospende i processi al Premier, fate una legge che sospende i processi al Premier e tenete fuori il Presidente della Repubblica che non ha bisogno di tutele, avrebbe potuto citare i lavori preparatori della Costituente dove si posa il problema se rendere immune il Capo dello Stato e i padri costituenti decisero di no, decisero che il Capo dello Stato per i reati comuni è processabile come ogni cittadino, mentre non è responsabile degli atti che compie nell’esercizio delle funzioni di Capo dello Stato, infatti come sapete c’è sempre la controfirma di un Ministro quando il Capo dello Stato prende un’iniziativa, proprio perché lui non è responsabile, questo si stabilì, per gli atti commessi nelle sue funzioni, se stende qualcuno con la macchina o accoltella il vicino di casa o fa un abuso edilizio, qualsiasi cosa, quelli sono reati comuni commessi al di fuori dell’esercizio delle funzioni, non parliamo poi dei reati commessi prima di entrare in funzione, per quelli il Capo dello Stato è un cittadino comune, per i reati comuni extra funzionali o prefunzionali.
Ci sono solo due reati commessi nell’esercizio delle funzioni per le quali il Capo dello Stato è processabile, sono i due reati più gravi che può commettere un Capo dello Stato: alto tradimento e attentato alla Costituzione, in questi casi il Parlamento si esprime a maggioranza qualificata, deve votare con una maggioranza dei 2/3 per la messa in stato d’accusa del Capo dello Stato, il cosiddetto impeachment che in Italia non si chiama così e allora il Capo dello Stato va a finire davanti alla Corte Costituzionale che lo processa o per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. Al di fuori di quei due casi per i reati funzionali il Capo dello Stato non è responsabile e per i delitti comuni viene trattato come un comune cittadino, anche se si è stabilita una prassi, sapete che le prassi giuridiche poi hanno un valore di legge, per cui si è stabilito che per reati comuni si aspetti la fine del mandato, un po’ quello che succede in Francia, anche lì per il Capo dello Stato, è successo per esempio che quando la Procura di Roma aprì l’indagine sui fondi neri del Sisde e alcuni dirigenti del Sisde disse che passavano i fondi riservati, quelli che si usa per le spese che non si possono documentare, pagare informatori, confidenti, pentiti, spie, spie straniere, fondi riservati sono nella disponibilità del Ministro dell’Interno e che quindi alcuni Ministri facevano uso di questi fondi riservati non istituzionale, furono indagati diversi ex Ministri dell’interno tra i quali Scalfaro, si aspettò che Scalfaro finisse il suo mandato presidenziale, poi si mandò avanti l’indagine e si scoprì che non era vero niente, che Scalfaro era una persona per bene e quindi l’inchiesta per abuso d’ufficio fu archiviata ma non fu fatta durante la presidenza della Repubblica a Scalfaro.
Lo strano scudo per il Presidente della Repubblica
Quindi il Capo dello Stato per i reati comuni per prassi viene processato dopo che scade il suo mandato, per i reati funzionali, legati alla carica non è responsabile, salvo per attentato alla Costituzione e alto tradimento, nel qual caso ci vuole la maggioranza qualificata dei 2/3 del Parlamento per metterlo in stato d’accusa e trascinarlo davanti alla Corte Costituzionale.Adesso non viene abolita questa norma prevista dalla Costituzione, perché? Perché viene lasciata, è un articolo della Costituzione questo che riguarda i possibili reati del Capo dello Stato, a fianco di quella norma costituzionale, nasce la legge costituzionale Alfano nell’intenzione del Governo della maggioranza che dice che per i reati comuni il Capo dello Stato non è processabile salvo autorizzazione a procedere della maggioranza semplice del Parlamento, 50% più 1, quindi paradossalmente gli danno una tutela inferiore a quella che ormai ha il Capo dello Stato, anzi mentre per i reati funzionali il Capo dello Stato per essere messo in stato d’accusa per alto tradimento, per attentato alla Costituzione c’è bisogno dei 2/3 del Parlamento, quindi è molto tutelato il Capo dello Stato, per i reati comuni è facilissimo metterlo sotto l’abuso edilizio, è facilissimo metterlo in stato d’accusa perché? Perché basta il 51% del Parlamento che è ridicolo, è ridicolo perché? Perché intanto non c’è niente di paragonabile all’alto tradimento o all’attentato alla Costituzione, eppure per metterlo in stato d’accusa per quei gravissimi reati è molto difficile perché bisogna raggiungere i 2/3 del Parlamento, mentre invece se fa un abuso edilizio, una diffamazione, un battibecco con un vicino di casa o cose del genere, lì è facilissimo metterlo in stato d’accusa, perché? Perché basta il 51% del Parlamento e quindi il Capo dello Stato diventa ostaggio della maggioranza politica che c’è in quel momento.
Quindi la maggioranza politica che c’è in quel momento, quindi il governo che c’è in quel momento, può tenere sotto scopa il Capo dello Stato, perché? Perché dipende dalla maggioranza semplice stabilire se il Capo dello Stato va o non va sotto processo anche per un reatucolo da 4 soldi e quindi lo possono ricattare ovviamente, se fai il bravo non diamo l’autorizzazione a procedere, se non fai il bravo la diamo. Per questo il Capo dello Stato ha detto no, non perché dica: voglio essere uguale a tutti gli altri cittadini di fronte alla legge com’è adesso salvo i reati funzionali, ma perché dice che così facendo si limita l’autonomia e l’indipendenza del Capo dello Stato che a differenza del Capo del Governo, rappresenta tutta la nazione, non rappresenta soltanto la maggioranza, naturalmente quelli che hanno fatto la Legge Alfano si sono precipitati a dire: adesso guerreggiamo, non ci eravamo accorti, non avevano neanche colto o fingono di non avere colto un fatto così devastante, tutto fatto perché? Perché bisogna mettere una foglia di fico su Berlusconi, il Capo dello Stato viene usato nella Legge Alfano come foglia di fico per Berlusconi.
Adesso cosa faranno? Non si capisce, perché? Perché se mettono anche per il Capo dello Stato un’autorizzazione a procedere dei 2/3, Berlusconi potrebbe avere dei problemi e quindi cosa dovranno fare? Dovranno probabilmente stabilire una maggioranza diversa per l’autorizzazione a procedere al Capo dello Stato e al Capo del Governo, il tutto perché? Perché ovviamente gli interessa bloccare i processi al Capo del Governo, ma di questa Legge Alfano possiamo anche occuparci tra qualche mese o tra qualche anno perché come abbiamo detto non è questa che risolve i problemi al Cavaliere, in quanto ci vorranno un anno e mezzo, due anni per mandarla in vigore, sempre che Berlusconi sia ancora interessato a fare tutto questo calvario di due anni, visto che il tempo stringe e il 14 dicembre è dietro l’angolo e è il 14 dicembre che la Corte Costituzionale stabilirà se il suo legittimo impedimento che lo sospende processualmente fino all’estate prossima è o non è legittimo, perché se non è legittimo Berlusconi torna imputato a Natale e dovrà farsi qualcos’altro alla svelta, tipo un altro legittimo impedimento, magari cambiando un po’ quello appena varato dalla Corte, altrimenti i giudici nel giro di pochi mesi vanno a sentenza nel processo Mills e nel processo Mediaset.
La riforma dei giudici
Due, la riforma dei giudici abusivamente ribattezza “riforma della giustizia” pochi punti importanti, intanto Alfano dice e non ha torto, che questa riforma è presa paro, paro dalla bozza Boato dalla Bicamerale.Nel 1997 dopo 6 bozze esplorative, Boato presentò la settima e definitiva sulla quale nel 1998 si andò al voto nella bicamerale presieduta da D’Alema, maggioranza di centro-sinistra e tutti i partiti di centro-destra e di centro-sinistra, esclusa Rifondazione Comunista, approvarono quella bozza Boato, per fortuna quando poi si trattò di tradurre in norme costituzionali, quindi in Parlamento la bozza approvata in bicamerale, Berlusconi si tirò indietro, perché? Perché voleva pure l’amnistia e dato che ormai mancava poco alle elezioni, non ricordo se europee, credo di sì, il centro-sinistra non se la sentì di fare un’amnistia perché altrimenti sarebbe stato spazzato via e quindi Berlusconi che voleva usare la bicamerale per arrivare all’amnistia, dato che non gliela diedero, fece saltare la bicamerale, tanto la bicamerale gli era comunque servita per bloccare il centro-sinistra su tutta una serie di norme che lui non voleva, conflitto di interessi, antitrust etc., quelli si erano comprati la sua partecipazione alla bicamerale dandogliene tutte vinte e adesso Berlusconi, al momento opportuno, gli fece un bel gesto dell’ombrello, gli fece cascare la riforma della giustizia con la riforma dei giudici, riforma costituzionale, quindi la bicamerale saltò e infatti poi ci pensò Berlusconi nella successiva legislatura a fare la famosa controriforma dell’ordinamento giudiziario, Castelli, che poi è andata in vigore con i decreti delegati durante il secondo governo Prodi con la riforma Castelli – Mastella che era poi la stessa cosa riveduta e corretta o forse corrotta, il che significa tra l’altro che non c’è bisogno di nessuna riforma della giustizia perché ne hanno già fatte un’ottantina in questi 15 anni, nel libro ad personam ho ricordato quante sono le riforme della Giustizia fatte in questi 15 anni, solo perché adesso ci dicono: finalmente arriva la riforma della Giustizia, no, ne hanno fatte un’ottantina di riforme della giustizia, hanno tutte avuto l’effetto di far durare di più i processi.
Questa non incide minimamente sulla durata dei processi, perché incide solo e esclusivamente sullo status del magistrato e in particolare del Pubblico Ministero, la bestia nera, quindi ricordando che sta copiando la riforma della bicamerale, già votata da tutti i partiti in bicamerale, ma fortunatamente non entrata in vigore perché Berlusconi, Dio lo benedica, fece salvare la bicamerale, Alfano ripropone tutta una serie di punti della bozza Boato, perché? Perché qui si tratta addirittura di riscrivere il Titolo IV della Costituzione, un blocco enorme di leggi, decine di articoli, quello che oggi si intitola “La Magistratura” e che in futuro il Ministro chiamerà “La Giustizia” perché la parola “magistratura” non gli piace. Primo, le carriere, separazione delle carriere, ecco perché fanno una norma costituzionale, perché la Costituzione stabilisce che i giudici si distinguono soltanto per funzioni e appartengono tutti quanti allo stesso ordine che poi è un potere dello Stato, indipendente, dice la Costituzione, autonomo da ogni altro potere, il che significa che tutta la Magistratura è un ordine che costituisce un potere dello Stato e tutta la Magistratura vuole dire: giudici e pubblici Ministeri, adesso invece le carriere verranno separate. La posizione costituzionale del giudice è differenziata da quella del PM, scrive Alfano, il giudice è un potere dello Stato, rimane un potere dello Stato, il PM non più, viene definito un ufficio regolato dalle norme dell’ordinamento giudiziario, quindi il PM non fa più parte della carriera dell’ordine giudiziario, diventa una specie di protesi delle forze dell’ ordine, le forze dell’ ordine vanno da lui e gli dicono: chiedimi l’arresto di questo, chiedimi l’intercettazione per questo, mettimi sotto inchiesta questo, autorizzami a pedinare questo e il PM obbedisce, altra cosa è il giudice che invece giudica.
Oggi per fortuna non è così, capita spessissimo che le forze dell’ ordine vogliono fare qualcosa e che il PM invece dica no, perché? Perché anche lui è impregnato di cultura dell’imparzialità, mica deve arrestare qualcuno pur che sia, deve far arrestare i colpevoli, non uno purché sia, l’abbiamo detto mille volte, il PM non è pagato a cottimo sugli arresti o sulle condanne, il PM deve cercare la verità, il giudice deve accertare la verità e quindi fanno un mestiere complementare, per questo devono stare nella stessa carriera, perché la verità viene fuori soltanto se PM e giudice hanno nella testa il concetto e il criterio e la bussola dell’imparzialità, le forze di Polizia non hanno questo dovere, le forze di Polizia, come sapete, fanno carriera in base alle statistiche e le statistiche sono tot retate, tot arresti, tot sequestri, poi vai a sapere se quelli che hai preso poi saranno condannati o meno, l’importante è che ne prendi tanti, addirittura arriviamo alle aberrazioni di certi ufficiali o dirigenti deviati che sequestrano più volte la stessa partita da droga o addirittura la fanno trovare, come è successo recentemente a certi alti ufficiali del Ros, perché? Perché devono impinguare le statistiche, il giudice e il PM non c’entrano con questo modo di operare.
Adesso il PM è sganciato dalla cultura dell’imparzialità e della verità che diventerà solo del giudice, sarà una longa manus delle forze dell’ ordine, quelle chiedono e lui concede come un jukebox delle forze di Polizia e questo a tutto danno delle garanzie dei cittadini, naturalmente, perché bisognerà aspettare il giudice che arriva molto dopo per rimediare agli errori che faranno insieme le forze di Polizia e il PM, mentre oggi è il PM il primo baluardo dei cittadini contro eventuali abusi delle forze dell’ ordine.
L’ufficio del PM e questo è il primo limite che viene messo ai poteri del PM, resta titolare dell’azione penale, spetta a lui aprire le indagini e chiedere il rinvio a giudizio, ci mancherebbe altro, ma dovrà esercitarla l’azione penale secondo le priorità indicate dalla legge, ecco cosa fanno, nella Costituzione scrivono che il PM deve rispettare le priorità indicate dalla legge, poi si fa una legge ordinaria, 50% più 1, in cui si dice che il PM deve dare priorità a certi reati rispetto a altri e indovinate un po’ a quali reati dovrà dare priorità il PM, oggi non deve dare priorità a niente, al massimo se ha troppo da fare dà priorità ai reati più gravi o a quelli commessi più di recente, visto che quelli più antichi rischiano di finire in prescrizione, se deve scegliere proprio, ma non c’è nessuna norma per cui tra una bancarotta e uno scippo è ovvio che dà priorità alla bancarotta, perché? Perché la bancarotta ha rubato a migliaia di cittadini milioni di Euro, mentre lo scippo, per quanto grave sia uno scippo, quanto può avere portato via alla vittima?
In futuro vedrete che avremo una legge che imporrà ai magistrati di dare priorità a scippi, furtarelli, reati di strada e di trascurare bancarotte, falsi in bilancio, corruzioni, concussioni, truffe, i reati che portano via i soldi dalle casse dello Stato o dal mondo della finanza ai danni dei cittadini e dei risparmiatori. Figuratevi questa maggioranza che stabilisce i reati prioritari, ma questi sono capaci di togliere pure la mafia, la camorra e l’‘ndrangheta dai reati prioritari, viste le rappresentanze di mafia, camorra e ‘ndrangheta nel governo e nella maggioranza.
Secondo limite al PM, anche la disponibilità della Polizia giudiziaria sarà rimessa alle modalità stabilite dalla legge, nella Costituzione scriveranno questo e poi faranno una legge a maggioranza semplice, 50% più 1, in cui si spiega che il PM non è più il dominus della Polizia giudiziaria, oggi la Polizia giudiziaria fa quello che le dice il PM, il PM dice “vai lì e loro vanno lì” indaga su quello e loro sono obbligati a indagare su quello, invece in futuro la Polizia giudiziaria sarà lasciata al controllo gerarchico che, di chi è? Del governo, la Guardia di Finanza risponde al Ministro Tremonti, la Polizia risponde al Ministro Maroni, interno, i Carabinieri rispondono al Ministro della Difesa, La Russa e dipenderanno dal governo e basta, quindi se il giudice dice: indagatemi un po’ su quella transazione finanziaria, su quella frode fiscale, loro diranno: no, dovranno fare quello che gli dice il governo, gli agenti di Polizia giudiziaria, pensate un po’ quando si tratterà di indagare su un ragazzo massacrato di botte in carcere o durante una manifestazione, casi è inutile che ne facciamo i nomi, li conosciamo tutti, ce ne sono sempre di più!
Quando la Polizia giudiziaria dovrà indagare su sé stessa, se non ci sarà un ordine preciso del Magistrato, con il cavolo che vado a indagare sul mio collega, o su un mio superiore, se ho un ordine del Magistrato lo faccio e sono protetto da quell’ordine, perché? Perché me l’ha chiesto lui, ma se non ho l’ordine del Magistrato e è una mia iniziativa indagare su un mio superiore, non lo faccio, perché? Perché mi stroncano la carriera, mi mandano a indagare sulle pecore in Sardegna o in Aspromonte! Avete capito la logica del separare le carriere e poi dello spolpare i poteri autonomi che garantiscono autonomia del Magistrato, PM e quindi diritti e equità ai cittadini.
Il Csm, è ovvio, separando i PM dai giudici come carriera separano anche il Csm, uno varrà per il PM e uno varrà per i giudici, così intanto spaccano un organismo unico, lo frazionano in due organismi che conteranno molto di meno, naturalmente, perché? Perché rappresenteranno meno gente e che, attenzione, non saranno più composti come dice l’attuale Costituzione per i 2/3 da magistrati e per 1/3 da eletti dal Parlamento, ma se ci va bene saranno eletti fifty-fifty metà dal Parlamento e metà dai magistrati, se ci va male e secondo me ci andrà male, è una legge di Murphy, con questa classe politica, se può andare peggio ci andrà, per 1/3 il Csm sarà formato da magistrati e per 2/3 da politici e lo chiamano organo di autogoverno della magistratura, un organo di autogoverno che in realtà ha la maggioranza di politici, immaginate cosa diventa il Csm, non un organo di garanzia e autogoverno della Magistratura, ma un plotone di esecuzione per punire i magistrati, chi? Quelli incapaci, quelli fannulloni? Quelli pigri? Quelli corrotti? Quelli collusi? No, quelli verranno promossi, verranno puniti quelli bravi, efficienti, in questi anni il Csm ha tradito il suo compito di difendere i magistrati onesti (vedi Forleo, De Magistris, i magistrati Nuzi, Verasani e Apicella di Salerno che avevano osato mettere il naso in certi santuari) e ha tradito nonostante una maggioranza che ancora è dei magistrati, figuratevi quando avranno la maggioranza i politici cosa non riusciranno a fare, probabilmente riusciranno anche a espugnare le procure di Milano e Palermo che per il momento non sono ancora riuscite, nonostante i tentativi a smantellare.
La fine della separazione dei poteri
Il Csm naturalmente non potrà più esprimere pareri sulle leggi vergogna che attengono una magistratura, lo potrà fare soltanto quando glielo chiede il Ministro e dato che il Ministro sa che un Csm degno di questo nome, non può che fare pareri negativi su leggi orrende, non chiederà i pareri al Csm e così non ci sarà neanche questo barlume di controllo sulle normative in materia di giustizia.
E poi tenetevi forte perché c’è un ingrassamento smodato da parte del Ministro della Giustizia, Alfano si dà un po’ di poteri in più, parecchi poteri in più e naturalmente li dà al Ministro, quindi i Ministri alla Giustizia avranno enormi poteri di interferenza sull’autonomia e indipendenza della magistratura, il Ministro della Giustizia riferirà annualmente alle Camere sullo stato della giustizia, sull’esercizio dell’azione penale e sull’uso dei mezzi di indagine, pensate il Ministro della Giustizia, un politico di un partito della maggioranza, va ogni anno alle Camere e fa una relazione su come va la giustizia, su come viene esercitata l’azione penale, su chi i PM hanno chiesto di processare e chi no e sull’uso dei mezzi di indagine, andrà a ficcare il naso se il Magistrato ha usato le intercettazioni, ha usato i pedinamenti, le microspie, questo, quest’altro metodo di indagine, se non gli piace un’indagine, se non gli piace che si indaghi su qualcuno, il Ministro riferisce al Parlamento e il Parlamento alla fine cosa fa? Vota la relazione del Ministro, si mette ai voti in Parlamento l’esercizio dell’azione penale da parte delle Procure della Repubblica, il Parlamento ogni anno deve approvare o disapprovare le indagini della magistratura, pensate che aborto, abominio, mostruosità, dove va a finire la divisione dei poteri, il Parlamento vota sull’attività della Magistratura, oggi non lo potrebbe fare, perché? Perché le procure potrebbero sollevare un conflitto di attribuzioni tra i poteri dello Stato, visto che le procure non devono rispondere a altri, se non alla legge, figurarsi al Parlamento, alla maggioranza o al governo, in futuro le procure non saranno più un potere dello Stato, quindi non potranno più sollevare conflitto davanti alla Corte Costituzionale contro questi abomini, figuratevi il Magistrato come si sentirà intimidito dalla prospettiva che una sua indagine venga pubblicamente denunciata e bocciata dalla maggioranza parlamentare, avendo oltretutto dietro le spalle con il Csm che lo tutela, ma un plotone di esecuzione che lo può fucilare allo spalle, formato da una maggioranza di politici, quindi magistrati che facciano indagini scomode sul potere non se ne troveranno più, salvo kamikaze, aspiranti suicidi.
Il Ministro della giustizia diventa poi una figura che può presentare proposte e richieste al Csm, quindi addirittura partecipa alle riunioni del Csm e propone, concorre alla formazione dei giudici e dei PM, glielo insegna lui ai giudici e ai PM il mestiere di magistrato, glielo insegna il Ministro tramite opportuni insegnanti, potete immaginare quali, immaginate Alfano, Castelli, Mastella, Biondi, Mancuso, i vari Ministri che abbiamo avuto in questi anni, uno più indecente dell’altro, pensate quando potranno concorrere a formare i nuovi magistrati, che formazione tireranno fuori!
Ultimi due punti: ritorna la legge incostituzionale Pecorella, quella che aboliva l’appello del PM, sapete che nel 2005, Berlusconi temendo di perdere il suo processo d’appello, fece abolire l’appello dal suo Avvocato che è l’Avvocato Pecorella che anche il Presidente della Commissione Giustizia, si stabilì che, se tu vieni assolto o prescritto in primo grado e il PM fa appello non lo può più fare, per cui tu la prima volta ti è andata bene, vai a casa per sempre tranquillo e beato, se invece vieni condannato in primo grado, allora tu puoi fare appello e se perdi il processo e ti condannano anche in appello, puoi fare ricorso in Cassazione, il PM invece non può fare appello contro le assoluzioni e le prescrizioni e poi parlano di parità delle armi tra difesa e accusa nel processo penale, è incostituzionale questa porcata, la Corte l’ha bocciata, ha riconsentito anche ai PM, non solo agli imputati di fare appello e adesso la mettono nella Costituzione, una norma già dichiarata incostituzionale dalla Corte.
Infine si prevede anche la partecipazione del popolo all’amministrazione della giustizia, come? Con la nomina elettiva di magistrati onorari per le funzioni di PM, avremmo un po’ di PM eletti dal popolo, pensate che meraviglia, si faranno le campagne elettorali per l’elezione del PM, la Lega avrà il suo candidato, il Pdl avrà il suo candidato, il PD avrà il suo candidato, Di Pietro avrà il suo candidato, la Sinistra radicale, l’Udc avrà il suo candidato, chissà se riescono a trovare un candidato incensurato, pensate che meraviglia, le campagne elettorali per l’elezione del PM, dopodiché chi si farà mai indagare da un PM eletto in quota Lega, in quota Di Pietro, in quota Pdl, in quota PD, in quota Udc, pensate che casino, pensate un extracomunitario processato che si trova sul banco dell’accusa un PM eletto a Bergamo in una lista di PM leghisti, pensate come deve sentirsi sicuro, pensate se non ha il diritto di chiedere la legittima suspicione e il trasferimento a un’altra sede.
Questo per dirvi la gravità di quello che sta succedendo, non mi pare di avere notato grande indignazione in circolazione, ma del resto questo è un paese abituato a tutto, per cui questa porcheria viene spacciata per riforma della Giustizia.
Concludo con un appello, questa settimana Il Fatto Quotidiano ha pubblicato una notizia e cioè ha raccontato che l’ufficio stampa dell’Enel aveva mandato una strana comunicazione alla nostra concessionaria pubblicitaria e alla nostra amministrazione, in cui si diceva: visto che avete criticato il collocamento in borsa delle azioni dell’Enel Green Power, è un’operazione da 3 miliardi di Euro che ovviamente vengono chiesti ai risparmiatori, visto che Il Fatto ha criticato questa operazione, dicendo che non era proprio esente da critiche, mica abbiamo detto che è una truffa o cosa… abbiamo detto semplicemente che bisognava stare attenti visti certi precedenti, l’Enel farà in modo di non fare più pubblicità su Il Fatto Quotidiano, questa è stata la comunicazione, naturalmente non ce ne può fregare di meno, nel senso che già lo sappiamo che la nostra linea imparziale, soprattutto nelle pagine dell'economia e della politica, quelle più inquinate sugli altri giornali allontana gli inserzionisti pubblicitari, non li attira perché non siamo disponibili a fare soffietti e pompini in cambio di una pagina di pubblicità, cosa che invece fanno molti altri giornali che gli inserzionisti li attirano perché? Perché parlano sempre bene di loro.
Infatti poco abituati alle critiche dagli altri giornali i signori dell’Enel si sono molto meravigliati delle nostre critiche, evidentemente pensavano che dare qualche pagina di pubblicità ad Il Fatto quotidiano gli esentasse da critiche de Il Fatto Quotidiano all’Enel, si vede che sono abituati così con gli altri giornali, perché erano veramente stupefatti delle nostre critiche ma come, facciamo pubblicità su Il Fatto e voi ci criticate? Sì, certo, perché? Perché la pubblicità non serve a comprarsi un giornale, la pubblicità serve a promozionare un prodotto ai lettori di quel giornale, quindi tu inserzionista dovresti occuparti di un unico particolare, quel giornale vende? Vende copie a un numero sufficiente di persone che ci interessa raggiungere con il nostro messaggio promozionale? Se sì, facciamo la pubblicità e la paghiamo in proporzione alla diffusione di quel giornale, se no, non la facciamo, non ci deve essere altro retro pensiero, interesse, evidentemente non è così in Italia, infatti ci hanno detto che avrebbero fatto in modo di non farci più pubblicità, noi cosa abbiamo risposto? Fate come vi pare, evidentemente avevate sbagliato indirizzo, perché noi non siamo un giornale che rinuncia alle critiche quando sono meritate, soltanto perché il destinatario delle critiche ci ha dato qualche pagina di pubblicità, preferiamo restare senza pubblicità, ma continuare a informare i cittadini su quello che i grandi inserzionisti non vogliono far sapere, ma anche che gli altri giornali non fanno sapere per non perdere preziosi e lucrosi inserzionisti in un momento tra l’altro di crisi dell’editoria e della carta stampata e soprattutto a causa del tirar cinghia degli inserzionisti pubblicitari.
Lo dico perché in questi giorni abbiamo la campagna abbonamenti per la prima volta dopo un anno chiediamo ai nostri abbonati di rinnovare l’abbonati e a quelli che non lo sono di abbonarsi, di abbonarsi on line o di abbonarsi via coupon per poter avere ogni giorno il proprio giornale prenotato in edicola, visto che molto spesso, per fortuna, Il Fatto Quotidiano a una certa ora scompare perché tutti si sono comprati le copie disponibili, se andate sul sito ilfattoquotidiano.it trovate i dettagli per la campagna abbonamenti e per il rinnovo degli abbonamenti, sappiate che con 100 Euro o poco più, vi portate a casa per un altro anno un giornale che da questo punto di vista siete sicuri che non bara, perché quando riceve questi strani messaggi degli inserzionisti pubblicitari, invece di risolvere la questione in separata sede, come avrebbero fatto molti altri o invece di dire: abbiamo un’inchiesta sull’Enel, che facciamo la pubblichiamo oppure ci date pubblicità perché anche questo succede e casi recenti ci hanno fatto capire che uso viene fatto di certe informazioni sensibili, noi cosa abbiamo fatto? Massima trasparenza, abbiamo immediatamente messo sul giornale quello che stava succedendo tra Il Fatto e l’Enel, una critica e l’Enel toglie la pubblicità, abbiamo anche raccontato i precedenti perché molti altri giornalisti che hanno osato toccare certi santuari, hanno provocato l’immediato ritiro della pubblicità ai loro giornali e così questi giornalisti sono diventati non solo dei nemici degli inserzionisti, ma anche dei pericoli pubblici per il loro editore che ha perso dei grossi introiti, a Il Fatto Quotidiano si fanno molti errori, siamo un giornale piccolo, giovane, minorenne, direi, ma non si fanno scherzi e non si fanno truffe, per cui ci date la pubblicità? Continueremo a scrivere di voi quello che pensiamo, non ce la date? Liberissimi, ce la togliete subito dopo che vi abbiamo criticati? Vi mettiamo sul giornale perché deve essere tutto trasparente, soprattutto in un giornale che ha un solo padrone, il lettore, non l’inserzionista e non lo Stato visto che siamo anche uno dei pochi giornali in Italia, direi quasi l’unico che non prende un quattrino dalla Presidenza del Consiglio e forse si vede!
Non prendendo un quattrino dalla Presidenza del Consiglio non abbiamo motivi di riconoscenza nei confronti della Presidenza del Consiglio e non abbiamo paura che ci taglino i fondi, perché? Semplicemente perché non li abbiamo mai voluti, passate parola e se potete abbonatevi, buona settimana!"
L'amministratore delegato, ospite da Fabio Fazio, ha anche negato una sua possibile candidatura: "Io in politica? Non scherziamo, faccio il metalmeccanico"
“Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia”. E’ quanto ha detto l’amministratore delegato del lingotto Sergio Marchionne ospite della trasmissione Che tempo che fa, condotta da Fabio Fazio. “Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010 – ha concluso – arriva dall’Italia. Fiat non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre”. Secondo il numero uno del Lingotto, inoltre “qualsiasi debito verso lo Stato è stato ripagato in Italia, non voglio ricevere un grazie, ma non accetto che mi si dica che chiedo assistenza finanziaria”.
Marchionne ha anche risposto alla possibilità che scenda in politica. “Io in politica? Scherziamo? Faccio il metalmeccanico, produco auto, camion e trattori. Leggo il giornale tutti i giorni alle 6 – ha proseguito Marchionne a cui era stato chiesto di spiegare la recente affermazione secondo cui in Italia erano state aperte tutte le gabbie ed erano scappati tutti gli animali – ne escono di tutti i tipi, c’è una varietà di orientamenti politici e sociali incredibile, tutti parlano e non si capisce dove va il Paese”. Tuttavia in questa situazione Marchionne ritiene che “si può avere fiducia nell’Italia, credo di sì, ci sarebbero soluzioni più facili, ma credo che sia possibile costruire qui una condizione diversa, altrimenti non mi sarei mai impegnato”.
Marchionne è poi tornato a parlare dei problemi dell’azienda, in particolare la chiusura di Pomigliano D’Arco. “Se la Fiat dovesse smettere di fare auto in Campania, avremmo, credo, un problema sociale immenso, specialmente in una zona dove la Camorra è molto attiva”, ha detto. “Considerando l’indotto lavorano 20 mila persone”, ha spiegato per indicare la dimensione del problema. Riferendosi alla missione de Lingotto in zona, Marchionne ha criticato l’atteggiamento ”dei sindacati che ci criticano”. Riguardo alle richieste sindacali di conoscere il piano dei nuovi modelli previsti, l’ad di Fiat ha replicato: “Di nuovi modelli ne abbiamo quanti se ne vuole, dobbiamo però dare ai nostri stabilimenti la possibilità di produrre ed esportare, gli impianti devono essere competitivi, altrimenti non possono produrre e vendere niente”. Marchionne ha poi confrontato l’Italia con la Polonia, dove: “I nostri 6.100 dipendenti producono oggi le stesse auto che si producono in tutti gli stabilimenti italiani”.
Al contrario mi chiedo come possano esistere gli stabilimenti di autoveicoli in Francia e Germania,dove i lavoratori guadagnano notevolmente di più e il mercato nazionale autoveicolo viene prodotto interamente nei propri confini,dando atto della maggior pressione fiscale in Italia.
Il dito di Marchionne punta verso gli stabilimenti vetusti e la mancata produttività dei lavoratori italiani,al contrario mi chiedo quanto siano all’altezza del proprio compito buona parte della cosiddetta dirigenza del paese,la quale ha le tasche pienissime rispetto alla media dei lavoratori,ma i risultati sono alquanto scadenti.
Iniziare con il ricordo del XX secolo rilanciando di non chiudersi a riccio a protezione dei diritti acquisiti dei lavoratori,anche se si perdono pezzi quotidianamente degli stessi,bensì Vendola pensa di proporre nuove politiche che sono distantissime dalla maggior parte degli economisti e da questa destra antica,la quale vorrebbe portare tutti quanti al sistema ottocentesco per ciò che concerne i diritti dei lavoratori,al tentativo invece d'essere propositivi d'una rivoluzione del sistema economico,basato sul rispetto e sull'economia sostenibile dove non esistano più le voragini tra manager che guadagnano cifre spaventose rispetto alla media degli stipendi.
L'analisi sul fallimento della globalizzazione,definita al tempo "la panacea che avrebbe curato tutti i mali",è lucidamente trattata dai ragionamenti di Nichi.
La censura sui diritti umani calpestati in Cina,per mero interesse occidentale di preservazione dei mercati,supportata dalle allucinanti cronache del pessimo sistema lavorativo della produzione cinese.
Gli elogi al sistema indiano,nel quale la democrazia e il rispetto del lavoro sono assai più evoluti.
Le migliori condizioni umane dell'America latina,rispetto ad alcuni decenni fa dove il nord america ha avuto delle pesanti influenze tese allo sfruttamento del popolo e delle risorse di quelle terre.
L'accenno al diritto del popolo palestinese ad avere una propria terra,di pari passo nel rammentare le inquietudini degli israeliani,sapendo che esistono stati e personaggi che vorrebbero la distruzione e l'annientamento degli ebrei.
Lo sfruttamento delle risorse naturali e le condizioni di lavoro su tutto il pianeta sono un'autostrada ad alta velocità verso la distruzione dell'unica casa che abbiamo a disposizione,il simbolo del welfare europeo nato nel novecento vogliono soppiantarlo con il liberismo più becero,Terzigno con la discarica e i pastori sardi hanno capito sulla propria pelle chi comanda e gestisce questo paese.
Sottovalutare il berlusconismo come lo è stato in questi ultimi anni,è da comparare alla mancata reazione negli anni 20 con la nascita del fascismo,mentre l'attuale sultano padrone della compagine governativa,ha iniziato a vincere tramite le sue televisioni molti decenni prima.La cancellazione della memoria delle vecchie generazioni e della mostruosità di cosa è stato il ventennio insieme al nazismo è un fatto compiuto.
La tutela dei lavoratori e delle loro condizioni sulla sicurezza devono essere d'importanza primaria.
Le difficoltà della scuola pubblica,anzi meglio dire della sua detronizzazione,è frutto della politica del berlusconismo,che l'ha di fatto indebolita.
Il localismo della Lega è da contrastare con l'immagine dell'unità dei popoli senza contrapposizioni tra di essi.
Seppur le confederazioni sindacali devono essere autonome e libere d'interpretare la volontà dei lavoratori,Melfi e Pomigliano sono un baluardo della politica della sinistra a difesa degli stessi lavoratori.
Le difficoltà della destra si sono materializzate per le differenze politiche degli stessi interpreti,mascherate con scandali senza alcun senso.
La missione della sinistra è il futuro salvataggio del disastro economico-politico della destra,come lo fu nel ventennio,il dialogo con tutte le forze che si oppongono all'attuale esecutivo dev'essere perseguito.
La veemenza di Vendola nella sua personale insistenza d'unione delle forze politiche,le quali devono insieme ragionare positivamente e in modo costruttivo per la salvezza dell'Italia,iniziando dal rispetto delle donne e dalle minoranze qualsiasi siano,ad esempio dalle persone extracomunitarie che sono da considerare una ricchezza.
Il federalismo non è da demonizzare,ma da combattere sono gli aspetti egoisti del nord verso il sud,al contrario meglio prendere in esame il federalismo europeo.
Il lungo discorso di Nichi Vendola è condivisibile sulla stragrande maggioranza dei punti toccati,i componenti del blog Freedom sono dell'idea che sia l'ultima speranza,è una politica finalmente profondamente diversa da quel che si è visto negli ultimi anni.
Evviva le bellezze descritte da Vendola nella sua ultima parte dell'intervento
L’altra sera ad Annozero, fra una palla e l’altra, Belpietro è riuscito a dire che il Fatto perde copie. Vista l’attendibilità della fonte, ci siamo subito preoccupati e siamo andati a controllare. Nel primo anno di vita, abbiamo venduto in media 64.540 copie al giorno, più oltre 40 mila abbonamenti. Totale: 105 mila. Già nel 2009, anche se non era certo questo il nostro obiettivo, superavamo Libero che nell’agosto 2009-luglio 2010 sotto la direzione Belpietro (subentrato a Feltri l’estate scorsa) ha venduto 91.175 copie medie (dati Ads). Siamo in calo? Al contrario: luglio 2010, 64.883 copie (abbonamenti esclusi), agosto 70.541, settembre 72.050. Chi ci mantiene? I lettori. Nei primi nove mesi 2010 abbiamo ricavato 21.186.140 euro tra vendite e abbonamenti e solo 418 mila euro di pubblicità. Contributi per l’editoria dalla Presidenza del Consiglio: zero. Dipendenti: 35 giornalisti e 5 non giornalisti. Vediamo ora Libero. Nella relazione al bilancio al 31 dicembre 2009, approvato dall’assemblea dei soci alla presenza del consigliere Belpietro, si ammette “la riduzione di 33 mila copie al giorno”. E si legge: vendite di settembre 2009, 78.406 copie (contro le 109 mila del luglio 2009, ultimo mese di Feltri); ottobre: 75.838 copie; novembre 71.032; dicembre 70.612. Nell'ottobre 2006 Feltri ne vendeva 153.991. Tre anni dopo, Belpietro è precipitato a meno della metà: 75.838. Da agosto 2009 a luglio 2010 Libero ha “tirato” (cioè stampato) – sempre secondo i dati Ads – 189.671 copie medie. Ma le rese, cioè le copie invendute che tornano indietro dalle edicole, sono una montagna: 82.488 copie. I contributi governativi infatti premiano gli spendaccioni, essendo basati sulle tirature lorde: più stampi, più spendi, più incassi e più distruggi carta al macero. Filippo Facci attribuisce generosamente a Libero 100 mila copie, cioè la differenza fra tiratura e rese: 102.182 dall’estate 2009 a quella 2010. Ma quelle non sono le copie vendute in edicola (91.172), bensì quelle genericamente “diffuse”. Il dato include le copie cedute in blocco fuori edicola, a chissà chi (magari gli ospedali dell’editore Angelucci, enti, alberghi, treni) e chissà con quali sconti. Quelle vendute fuori edicola sono 17.841, di cui 14.185 “in blocco”. Il dato di Libero paragonabile al nostro di settembre 2010 (72.050 in edicola più 40 mila abbonati: 112 mila copie “vere”) è la misera cifra di 73.334 che l’Ads classifica come “vendita canali previsti dalla legge”. Come si mantiene, allora, Libero? Grazie al contributo governativo: l’ultimo noto, nel 2008, era di 7,2 milioni di euro. E grazie alla pubblicità raccolta dalla concessionaria Visibilia dell’on. Daniela Santanchè (che ha appena lasciato il campo alla Publikompass, gruppo Fiat): 10,8 milioni. A Concita De Gregorio, direttore de L’Unità, che lamentava la distorsione del mercato pubblicitario che premia la concessionaria di Libero, Facci ha risposto sventolando le dure leggi del mercato: “L'Unità vende 42 mila copie, Libero supera le 100 mila: basterebbe questo a chiudere il discorso”. In realtà ne apre due, di discorsi: quello delle copie e quello della pubblicità graziosamente concessa agli amici del governo da società statali, parastatali, concessionarie pubbliche, ministeri, aziende autonome ecc. Dal bilancio di Libero 2009 risulta che la raccolta pubblicitaria (10,8 milioni) è cresciuta del 26,5% (+2,3 milioni sul 2008), in un mercato dei quotidiani che flette del 18,6% (dato Nielsen) e a fronte di un crollo di copie vendute (per mascherarlo, il bilancio 2009 di Libero non riporta più i ricavi da vendita). Morale della favola: il Fatto vende 40 mila copie più di Libero e chiude il suo bilancio in largo attivo senza un euro di fondi pubblici e con appena 400 mila euro di pubblicità. Libero vende 40 mila copie in meno e sta in piedi, con un organico più del doppio del nostro (98 dipendenti contro 40), grazie ai 10 milioni di pubblicità e ai 7 di fondi pubblici. Con quei soldi in più, noi potremmo creare un altro Fatto e assumere altri 100 giornalisti. Ma preferiamo restare così: piccoli e liberi.
Lezione da un giornale come "Libero",quando misero in discussione che Il Fatto quotidiano non prendesse finanziamenti pubblici,accusando di intascare le agevolazione automatiche sugli invii del giornale agli abbonati tramite posta.
Ben diverse sono gli incassi pubblici,cioè di tutti noi,al giornale di Belpietro,considerando anche il trend delle copie vendute,non esiste partita tra le due realtà,un cappotto sotto tutti gli aspetti...