sabato 31 dicembre 2011

Il fatto quotidiano non fa sconti a nessuno



Altrimenti che libera informazione sarebbe!!




Noi e il Professore

di Antonio Padellaro

Caro Direttore, sono un assiduo lettore del Fatto fin dalla sua nascita; non sono abbonato perché preferisco comprarlo dal “mio” giornalaio per cominciare con lui i primi commenti che poi proseguono con i “miei” interlocutori di via Ripetta (il macellaio, il medico, il farmacista e così via). Mi sento quindi autorizzato a dirle che gli ultimi numeri mi lasciano interdetto. Critica va bene ma non ad ogni costo e comunque con espressioni adeguate: con il predecessore il compito era facile tanto disgustosi erano i suoi comportamenti; ma ora è diverso, abbiamo a che fare con persone che meritano “rispetto per il loro impegno e la loro tensione morale” per dirla con Napolitano. Nel passato fui con Einaudi e De Gasperi che salvarono lira e Paese; poi con Pertini per il suo rigore; ebbi alta stima per Berlinguer; quanto a posizione politica sono stato e sto con Bobbio. Oggi sto con Monti, senza se e senza ma; e sto con Bersani per la fatica che un uomo dabbene deve fare per controllare la “ciurma”, Tenga le mie osservazioni nel conto che crede; ma non deludete quanti guardano alla concordia per il bene del Paese. Con i più vivi auguri.

Carlo L. Ho scelto questa lettera perché esprime in modo affettuoso ma severo un’opinione abbastanza diffusa tra i lettori del Fatto, e mi consente quindi una riflessione sul nostro giornale mentre finisce un anno e ne comincia un altro. Davvero stiamo esagerando con le critiche a Monti? Davvero non ci rendiamo conto di quanto siano autorevoli e perbene coloro che ci governano adesso, soprattutto se paragonati al Caimano e alla sua banda? Davvero non comprendiamo che hanno la salvezza dell’Italia nelle loro mani e che bisognerebbe lasciarli lavorare in pace? Cercherò di rispondere. Prima, però, un passo indietro. Quando nel novembre scorso, a causa del catastrofico spread e grazie (forse) a una telefonata della Merkel al Quirinale, il regime berlusconiano venne giù come un castello di fango, fummo a lungo molestati da chi malignamente ci chiedeva: e adesso che cosa scriverete ? Pronosticandoci una rapida emorragia di copie e magari la chiusura. Beh, un lieve calo c’è stato, dobbiamo ammetterlo, ma solo perché non avevamo previsto che nei mesi estivi, quando complici le vacanze solitamente i quotidiani vendono di meno, il Fatto sarebbe andato letteralmente a ruba. In quelle settimane la tensione per il rischio di default causato da un governo tra i più dissennati (le quattro o cinque inutili manovre) era alle stelle.
Fino a deflagrare nell'indimenticabile 13 novembre con la cacciata di Berlusconi, le famose monetine e la folla osannante. È chiaro che il boom di copie e di ascolti tv di quei giorni non poteva durare. Lo sapevamo: l'overdose di escort, leggi vergogna, barzellette sporche, pessime figure internazionali e mascalzonate varie che a lungo avevano mantenuto l'informazione tutta in uno stato di sovraeccitazione avrebbe rapidamente esaurito il suo effetto. Era arrivato il professor Mario Monti. La quiete dopo la tempesta. Il silenzio dopo l'orribile frastuono. Ma soprattutto un bisogno diffuso di armonia, di serenità, di adesione “senza se e senza ma” ai salvatori della patria: gli stessi sentimenti così bene espressi da Carlo L. e che sono un po’ lo spirito del tempo che viviamo. A Carlo diciamo che il Fatto non è nato contro Berlusconi ma durante Berlusconi. Che la nostra piccola missione non era quella di abbattere il tiranno (non spettava a noi) ma di affermare un principio: anche in Italia si può fare giornalismo vero senza chiedere il permesso a nessuno e affidandosi solo all'autonomia di chi scrive e alla fiducia di chi legge. Abbiamo giudicato l'arrivo di Monti e della sua squadra un'ottima notizia, lo abbiamo scritto e continueremo ad affermarlo. Ma se i cittadini hanno tutto il diritto di esprimere il loro appoggio incondizionato, ciò a chi fa dell'informazione vera non è consentito. Quando l'arrivo dei tecnici è stato salutato da un'alluvione di melassa con l'elegia della sobrietà, del loden sobrio, del trolley sobrio e del taglio dei capelli sobrio non potevamo certo tacere e ci abbiamo riso sopra. E quando, subito, abbiamo scoperto che un superministro come Corra-do Passera era gravato da un pesante conflitto d'interessi con il suo precedente incarico al vertice di Intesa San-paolo, lo abbiamo scritto a chiare lettere. Ma se all'inizio eravamo in perfetta solitudine che ieri sul Corriere della sera, Milena Gabanelli e Giovanna Boursier abbiano richiamato il titolare delle Infrastrutture a una maggiore trasparenza non può che farci piacere. Sappiamo bene che la manovra era indispensabile ma se in essa al di là degli annunci rassicuranti troviamo molto rigore, poca equità e niente sviluppo, dobbiamo forse tacerlo in omaggio alla “tensione morale” di chi l'ha varata? Certo, possiamo sembrare dei rompiscatole quando solleviamo il problema delle frequenze tv che non possono essere regalate a Mediaset. O quando denunciamo lo scandalo delle licenze gratis ai boss delle slot machine. O quando raccontiamo lo scandalo dei vitalizi distribuiti a piene mani dalla giunta Polverini. O quando pubblichiamo le incredibili note spese dell'Agenzia del territorio diretta guarda caso dalla sorella di Alemanno. Che poi il premier ironizzi sulle 30 uova di struzzo decorate e donate “per esigenze di rappresentanza” non ci dispiace affatto. Ma se i suoi encomiabili propositi di tagliare le unghie rapaci della casta resteranno lettera morta, lo scriveremo proprio per la stima che abbiamo di lui. Sul primo numero del Fatto assicurammo che non avremmo fato sconti a nessuno. Lo ribadiamo con forza anche se in certi casi avvertiamo anche noi il rischio di una critica che può indebolire l’ultima carta che possiamo giocarci per non finire tutti quanti nel burrone. Ma non c’è governo e non c’è emergenza che possono impedire alla libera stampa di fare il suo lavoro. Né può funzionare il sottile ricatto morale del “se non stiamo attenti torna Berlusconi”. Per la verità questo Monti non ce lo chiede. E siamo convinti che non ce lo chiederanno neppure i nostri lettori in forza del patto che abbiamo stretto con loro.
PS. Malgrado l’assenza di Berlusconi e delle sue girl il Fatto continua a godere di ottima salute. Sì, possiamo farne tutti quanti a meno. Auguri di un felice 2012.

Antonio Padellaro



Non ci possono essere due pesi e due misure,pur con la spada di damocle a cui siamo sottoposti,possono esistere delle perplessità e delle critiche le quali possono aiutare nel dibattito,nessuno si deve allineare con l'imperativo della sobrietà che vorrebbero imporci,anzi sulle perplessità di questo Esecutivo dice bene il Direttore,esistono eccome!

&& S.I. &&


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venerdì 30 dicembre 2011

DR motor:L'intervista a Di Risio sul futuro di Termini Imerese





“NON SONO L’UOMO OMBRA DEI CINESI CON ME TERMINI RISORGERÀ”

Di Risio, lo strano industriale nell’ex-feudo della Fiat

di Luca Telese
inviato a Macchia di Isernia

Massimo Di Risio è il demiurgo di DR Motor Company, la piccola casa produttrice di Macchia di Isernia che è riuscita ad aggiudicarsi lo stabilimento di Termini Imerese. La fabbrica dove fino a ieri la Fiat produceva la Ypsilon. Un salto enorme, per l’imprenditore molisano. Di Risio nasce come pilota sportivo. Poi diventa concessionario Lancia. Poi inventore di un nuovo modello commerciale multi-marchio, infine importatore e produttore di modelli parzialmente assemblati all’estero. Anche dopo l’accordo, e dopo un lungo silenzio che ha fatto crescere la curiosità (“Dovuto – come spiega – a una dolorosa e privatissima ragione”), inseguito dalla stampa specialistica e non, accetta per la prima volta di parlare.

Perché prendere una fabbrica che la Fiat lascia?

(Sorriso). È di un solo euro, il prezzo fissato da Marchionne, per un complesso umano e tecnologico di valore inestimabile.

Ma a condizione di assumere i 1500 operai della vecchia gestione!

Partirò con 241 e rispetterò il programma fino a riassumere chiunque non vada in pensione. I nostri modelli produttivi sono diversissimi. Fiat ha impianti che lavorano al 20-30% della capacità. Noi di capacità produttiva abbiamo bisogno per passare da due a sei modelli.

Marchionne dice: la logistica per arrivare in Sicilia fa aumentare i costi.

Probabilmente con il loro modello produttivo la scelta di lasciare lo stabilimento era giusta. Per noi è diverso: con un porto a un chilometro dallo stabilimento, e facendo arrivare il grosso dei componenti per mare, avremo un risparmio rispetto a ora che arrivano a Macchia d’Isernia sbarcando a Livorno e poi su gomma fino in Molise.

È vero che ha avuto 5 milioni di euro dalla regione Molise grazie alla sua amicizia con il presidente Iorio?

Falso! Ho avuto 5 milioni di euro, ne sono stati pagati solo 2.5, perché il ministero dello Sviluppo – con Bersani – e la regione Molise – guidata da Iorio – mi hanno riconosciuto quel finanziamento.

Aveva firmato un contratto di area?

Esatto. Mi ero impegnato ad assumere 27 operai. Adesso ne impiego 60. Credo di essere a credito con la Regione!

Come è diventato pilota?

La passione per le auto mi è stata trasmessa da mio padre, gentleman driver di altri tempi. Ci sono quelli che da bambino vogliono fare l’astronauta. Io sognavo di correre e fare auto.

E come ha iniziato?

Per la maturità mio padre mi regalò una Ritmo. La modificai e, senza dirgli nulla, iniziai a correre. Dopo due anni fui ingaggiato dalla Renault.

E apre in parallelo una filiale Lancia. Mi spiega come si passa da un solo negozio a 100 concessionarie?

Ero in vacanza in Portogallo, durante una gara. Mi capitò di andare alle Canarie. Nelle isole si poteva arrivare solo in aereo. Quasi tutti i turisti appena atterrati noleggiavano un’auto.

E allora?

Le società di autonoleggio avevano un’imponente flotta di utilitarie: Punto, Panda, Opel Corsa, Clio. Macchine pregiate, per i rivenditori dell’usato.

Non mi dica che le comprò lei?

Andai da tutte le società, mi impegnai ad acquistarle tutte e poi noleggiai una grande nave da trasporto: 2.000 auto a viaggio.

Fu un affare?

Enorme. Si rivendevano alla velocità della luce con un margine superiore al 20 per cento.

 E come andò a finire?

Quando dalla metà degli anni ‘90 ci fu la possibilità di eludere l’I-va, noi diventammo poco competitivi e l’affare finì.

In quel periodo, però, lei progetta la città dell’auto.

È un’altra idea che nessuno aveva mai realizzato. In America, avevo visto che la concentrazione di tanti concessionari era la norma. Pensai: perché non metterli insieme tutti?

La legge lo impediva.

C’era l’obbligo di un solo mandato per filiale. Ma la pubblicità era centralizzata e l’offerta per il cliente diventava ottimale. Il principio era che non gli si vendeva un marchio solo, o l’auto che voleva il concessionario, ma qualsiasi tipo di auto, quella che voleva lui. Una rivoluzione.

Ma come potevate avere i diversi marchi se la legge lo impediva?

Ci ingegnammo costituendo decine di società, una per ogni marchio. Poi arrivò Monti e liberalizzò il mercato dell’auto. Nel 2002 da commissario europeo abolì il vincolo di mandato.

Quante città dell’auto ci sono in Europa, come la sua?

A quanto mi risulta nessuna.

Poi arrivò l’idea che la portò su tutti i giornali. Il Suv da 14 mila euro realizzato su un telaio prodotto in Asia.

All’inizio non ci credevano in tanti: “Ma chi vuoi che compri un Suv che costa come un’utilitaria?!”

E lei cosa rispondeva?

Semplice. Tutti quelli che avevano una utilitaria perché volevano un Suv ma non se lo potevano permettere.

Le chiedevano anche chi poteva comprare un Suv a gas?

Chiunque non si poteva permettere un Suv per gli alti consumi. Lei vendeva nei supermercati. Ci permetteva di guadagnare da subito, senza alti investimenti, grande visibilità. E ci dava il tempo per costruire una tradizionale rete di vendita.

Era un bidone, come dicevano i maligni?

Per nulla. Sulla solida struttura del veicolo prodotta con elementi cinesi impiantammo un motore Fiat Jtd meraviglioso, sperimentato e indistruttibile, lo stesso della Multipla.

Ma il DR5 lo vendete ancora?

La nuova serie sarà uno dei modelli di Termini. Ma il motore sarà più sofisticato e prestante: 1.6 multijet di ultima generazione. Diventerà il più economico in assoluto.

Quanto avete venduto con l’operazione supermercati?

Poco meno di duemila Suv. Il doppio di quello che immaginavamo!

Molti dicono: Di Risio finge di montare le auto: le prende dai cinesi così come sono.

Non è così. Lei ha visitato la catena e il nostro centro stile. Facciamo produrre in Cina le auto ma le progettiamo a Isernia nel pieno rispetto degli standard europei di sicurezza e di emissioni.

C’è chi dice: comprerà Termini e poi la girerà ai cinesi
.
La Fiat ha messo una prima clausola nella nostra trattativa. Non si potrà fare mai. E io non ne ho la minima intenzione.

Sviluppare i vostri prototipi vi costa?

Non meno di 5 milioni di euro l’uno solo di progettazione. I test di sicurezza sono carissimi. Ma un grande marchio, partendo da zero, ne spende 800.

A novembre, però, le sue vendite sono scese a soli 126 esemplari.

Abbiamo cinque nuovi modelli pronti, li ha visti. Quattro di loro partiranno da Termini, la trattativa è durata sei mesi più del previsto. Finché non si chiudeva, non potevamo partire.

Ma quanto pensa di vendere?

Il nostro piano prevede 50-60 mila auto l’anno.

È vero che per due mesi non ha pagato i suoi operai?

Sì. Ma è stata una scelta concordata, e adesso abbiamo pagato tutto, arretrati compresi.

Gli operai erano d’accordo!?

Sì. Abbiamo chiesto loro se, vista la situazione di limbo dove ci trovavamo, preferivano l’attesa, o la cassa integrazione ed eventuali tagli. Hanno scelto, tutto è andato bene. Faremo cassa integrazione solo per ristrutturare la linea in Molise.

A Termini farà come Marchionne, con la Fiom?

Non vogliamo discriminare nessuno, men che meno per le sue idee politiche e sindacali. Siamo felici che l’accordo sia stato firmato anche dalla Fiom.

È vero che avete 35 milioni di euro di debiti e che ne ottenete 45 dalla regione Sicilia come contributo per l’occupazione?

Sì. 35 milioni è più o meno l’investimento per progettare i nuovi modelli. Il resto sono debiti rotativi. E per una azienda che produce auto, mi permetto di dire, è poco. I contributi, saranno sgravi all’occupazione legati alle assunzioni che faremo.



Finalmente si affaccia una concreta alternativa nella produzione di auto in Italia,considerato che la DR è italianissima anche se con un importante collaborazione cinese,l'aspetto a me pare più che favorevole,anche perchè Termini era destinata a sparire e i fumosi progetti di produrre componenti Fiat parevano effettivamente campati in aria.
Se l'abile imprenditore è riuscito a sopravvivere con una produzione artigianale delle sue auto,direi che con l'attuale progetto in Sicilia la scommessa ha ben altri toni e solo il mercato potrà dire se la vincerà,poichè nell'auto non è solo una questione di prezzo,bensì di qualità.

&& S.I. &&


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A rischio ecologico il lago di Posta Fibreno





Il lago del frusinate a rischio di sopravvivenza a causa di uno scarico fognario

Una zolla vagante antica come il mondo è sbattacchiata dal vento da millenni contro le sponde. È l'isola galleggiante del lago di Posta Fibreno, in provincia di Frosinone, che stupì Cicerone. E che Plinio il Vecchio descrisse nella sua Naturalis Historia perché scoprì che su quell'isolotto sempre in movimento s'è conservata come un relitto dell'era glaciale una vegetazione boreale. Là vive forse il pioppo più antico della terra. In questo lago alimentato da mille sorgenti nuota un pesce unico al mondo - il carpione del Fibreno - che si riproduce misteriosamente nella profondità della caverne carsiche. E sulle sue sponde vola una curiosità scientifica unica nel suo genere, l'esemplare maschio della apatania volscorum, un tricottero presente nel mondo solo come femmina in grado di autoriprodursi. Quello di Posta Fibreno è il lago delle meraviglie, protetto dall'Unione europea, ma pressoché sconosciuto in Italia nonostante sia ad appena cento chilometri da Roma.

L'intero articolo

CLICK LAGO POSTA FIBRENO



Un'importante realtà lacustre come quella del frusinate,sarebbe protetta e mantenuta intatta in qualsiasi paese che si rispetti,al contrario qui si lanciano gli allarmi che non dovrebbero esistere,un lago che ha mantenuto le sue proprietà nel corso dei secoli, con delle particolarità uniche al mondo non può morire grazie al solito menefreghismo italiano.

@ Dalida @


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giovedì 29 dicembre 2011

Ramnicu Valcea:La capitale romena degli hacker




La capitale mondiale delle truffe via Internet si trova in Romania, ai piedi dei Carpazi: e' Ramnicu Valcea, meglio nota tra i cybercriminali come 'Hackerville'. Lo racconta il quotidiano francese Le Monde, che ha incontrato gli abitanti di questa cittadina immersa nel verde, ben poco fieri del motivo per cui e' diventata celebre. ''Ramnicu Valcea e' senza dubbio la citta' romena piu' conosciuta negli Usa - racconta Stelian Petrescu, professore di geografia - gli americani non avevano alcuna idea del mio Paese, a parte per la Transilvania e la leggenda di Dracula, ma adesso la mia citta' e' famosa, per colpa di quei giovani che rubano su Internet''. Il vero feudo dei pirati del web e' il quartiere meridionale di Ostroveni, zona residenziale popolare dove le retate di polizia e le visite dei giornalisti di tutto il mondo sono ormai fatti comuni.

''Ma cos'altro possiamo fare - racconta a Le Monde George, neolaureato in management - qui non c'e' lavoro. Il governo parla solo di crisi, di riduzione dei salari e di stringere la cinghia. Io ho 24 anni e per tutti gli anni dell'universita' ho stretto la cinghia. Ho amici, nel quartiere, che incassano decine di migliaia di euro. Certo, rubano sul web, ma almeno se la cavano. E io dovrei lavorare tutta la vita per niente. Voi cosa fareste al mio posto?'' Negli anni, gli hacker romeni sono diventati sempre piu' esperti e furbi, e rintracciarli e' sempre piu' difficile. Anche per gli agenti del Fbi, che stanno formando oltre 600 poliziotti rumeni per la caccia a questi sfuggenti criminali, ormai perfettamente integrati nella rete transnazionale delle truffe via web. A luglio, hanno arrestato 23 ragazzi per una truffa da oltre 20 milioni di dollari ai danni di cittadini americani, ma la loro azione non pare riuscire a dissuadere i giovani di Ramnicu Vilcea a tentare la fortuna diventando pirati della rete.



L'idea di sbarcare il lunario con i mezzi tecnologici disponibili,penso che sarà un'opportunità sempre più praticata nel mondo più povero,la testimonianza del concittadino degli hacker è particolarmente importante,lavorando poco e onestamente non sarà mai possibile avvicinarsi al tenore di vita dei delinquenti con i click incorporati.

I giovani senza speranza di qualsiasi latitudine,penso che saranno ainoi,pungolati all'idea!

@ Dalida @


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Pigi Battista e l'esercito del giornalismo compiacente





L'esempio più semplice di cortigianeria mediatica

Lelemosina

di Marco Travaglio


Per sfuggire all’accusa delle tricoteuses nostrane di occuparsi solo dei “detenuti Vip”, Pierluigi Battista si occupa sul Corriere dell’unico Vip detenuto: Lele Mora. Non prima di aver accusato imprecisati “spiritosi” che osano scherzare sul cognome della neoministra della Giustizia (“Severino, sia più severa”). Cioè noi del Fatto, che peraltro con quel titolo la invitavamo a maggiore severità contro la corruzione, mentre di carceri sovraffollate ci occupiamo dalla nascita del nostro giornale, quando Battista intervistava Checco Zalone. Ma ora che anche lui scopre il dramma delle carceri, non possiamo che felicitarci per la sua prontezza di riflessi. Se poi volesse pure informarsi da qualche giornalista vero (ce ne sono parecchi anche al Corriere), scoprirebbe per esempio che “il 40% dei detenuti” che “patisce la galera prima che un processo ne accerti la colpevolezza” comprende i condannati in primo e secondo grado, visto che l’Italia, unica al mondo, considera innocenti anche i condannati in tribunale e in appello in attesa di Cassazione (nei paesi anglosassoni le custodie cautelari sono rarissime proprio perché, dopo la prima condanna, si va dentro a scontare la pena e di lì, eventualmente, si ricorre). Quanto a Mora, per il giureconsulto Pigi, “sei mesi di galera preventiva per bancarotta fraudolenta appaiono una punizione leggermente esagerata prima ancora di una sentenza”. Ma si sa come sono questi pm: “usano la galera per indurre l’indagato a conformarsi alla loro versione” e “la cultura giustizialista ascolta solo le ragioni dell’accusa”. Mora poi patisce la “ferocia diffusa che chiede provvedimenti esemplari contro “l’antipatico”, il soggetto eticamente discutibile ed esteticamente impresentabile, il flaccido malfattore (presunto)” che ora però “ha perduto molti chili”. Eppure – per il giurista Battista – “non bisogna ammalarsi come Mora (colpevole o innocente che sia) per comprendere che il carcere preventivo prolungato può essere tortura”. Malfattore presunto? Le ragioni dell’accusa? Colpevole o innocente che sia? Forse a Battista sfugge un dettaglio: il 7 novembre Mora ha chiesto e ottenuto di patteggiare quattro anni e tre mesi per la bancarotta fraudolenta della sua LM Management, fallita nel 2010 con 16 milioni di passivo per un crac da 8,4. Patteggiare vuol dire concordare una pena col pm davanti al gup per ottenere una pena scontata di un terzo: al dibattimento Mora si sarebbe beccato almeno sei anni. Anche perché è un pregiudicato per spaccio di droga e altri reati; ha sottratto al fallimento LM i 2,8 milioni che B. gli regalò, comprandosi una Mercedes e dirottando il resto su un conto svizzero; non paga le tasse da anni col trucco delle false fatture; ha debiti milionari col fisco; ed è imputato in altri tre processi (fallimenti della sua persona fisica e di Diana Immobiliare, sfruttamento della prostituzione). Per caso Battista conosce qualcuno che concorda quattro anni e tre mesi di galera (il massimo consentito è cinque anni) essendo innocente? Se Mora non è ancora pregiudicato per la bancarotta è solo perché l’Italia, unica al mondo, consente d’impugnare in Cassazione la condanna appena patteggiata. Cosa che Mora ha subito fatto, per guadagnar tempo e trovare un Battista che lo spacci per un torturato. Così torturato che, diversamente da migliaia di detenuti non Vip, sconta la custodia cautelare – confermata da vari giudici per il pericolo che fugga e nasconda altri soldi in Svizzera, dove ha un conto e una villa – in una cella singola del carcere di Opera. Ai primi sintomi del dimagrimento, il pm ha chiesto e il gip disposto una perizia medica (ancora in corso) sulla sua compatibilità col carcere. Negli Usa tanto cari ai Battista, migliaia di evasori e bancarottieri affollano i penitenziari con le catene ai piedi e i portoricani nella branda a fianco. In Italia i giornali tuonano contro l’evasione nei giorni pari e in quelli dispari i Battista lacrimano appena un evasore-bancarottiere finisce dentro.



Non è sorprendente da parte di molte "penne" italiane,tergiversare su notizie scottanti e dibatterne quando al potere fa piacere,alla comoda poltrona non vogliono rinunciare,e per rischiare nulla vanno dove tira il vento,peccato che la libera informazione in Italia non sia messa bene,è stato stabilito da chi controlla a livello internazionale,parrebbe incredibile ma è così,il più grande imbonitore del globo è riuscito nel suo intento,ovvero di creare quell'atmosfera soporifera tendente al rincoglionimento!

&& S.I. &&


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mercoledì 28 dicembre 2011

Dopo le frequenze televisive anche le concessioni slot machine gratis



Almeno così parrebbe da indiscrezioni





Dopo quello delle frequenze televisive c’è un secondo beauty contest che Mario Monti dovrebbe fermare. Sono rimaste poche ore ma è ancora possibile far pagare il giusto ai signori del gioco. Poco prima di Natale è circolata la voce che le concessioni per le slot machines stanno per essere assegnate, gratis. Manca ancora il decreto e c’è tempo per impedire l’ennesimo regalo ai dieci concessionari (Bplus, Sisal e Lottomatica in testa) del gioco, tuttora in causa con lo Stato per decine di miliardi di euro per le loro inadempienze del passato. Non è più ammissibile in un’epoca di sacrifici che queste società continuino a macinare utili milionari grazie a un quadro normativo e politico che le favorisce. Già conosciamo l’obiezione: le concessioni dovrebbero fruttare circa 135 milioni per il pagamento di un diritto di 15 mila euro per ognuna delle nuove VLT (grande slot di nuova generazione) e 200 euro per ciascuna nuova slot installata. In realtà questa cifra è una miseria rispetto ai miliardi di euro che i re del gioco incasseranno di qui fino al 2021.

Il pallino è in mano all’Aams, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato diretta da Raffaele Ferrara. La legge del Governo Berlusconi prevede che il settore più redditizio dell’economia sia assegnato in concessione gratuita per 9 anni. Ma se le licenze fossero assegnate a pagamento con una gara pubblica, come si vuole fare per le frequenze televisive, sarebbe possibile incassare una somma vicina al miliardo di euro. Segnate bene in mente questo numero: 42 miliardi di euro. A tanto ammonta la raccolta annuale delle slot machines legalizzate nel nostro paese nel 2011. Parliamo di un giro di affari superiore di dieci miliardi a quello realizzato in tutto il mondo dall’intero gruppo Fiat. Contribuiscono a questa cifra (preoccupante per le conseguenze sociali) due famiglie di apparecchi da intrattenimento: le piccole “new slot” disseminate nei bar che permettono di vincere fino a 100 euro e le più grandi e potenti Vlt, presenti ormai in centinaia di grandi sale che non hanno nulla da invidiare a un vero casinò, che permettono di vincere fino a 500 mila euro con il jackpot. Introdotte alla fine del 2010 grazie al decreto Abruzzo hanno raccolto da gennaio a novembre del 2011 ben 11 miliardi di euro. Mentre le vecchie “new slot” hanno incassato poco meno di 27 miliardi. In tutto sono 38 miliardi ai quali bisogna aggiungere l’incasso previsto per dicembre per arrivare alla cifra mostruosa di 41 miliardi.

Se si eliminano le vincite resta una cifra comunque enorme: da gennaio a novembre sono 7 miliardi e 636 milioni di euro. Si può prevedere che nel 2011 le slot e le vlt trattengano nelle loro casse una cifra superiore agli 8, 3 miliardi di euro. Non a caso la società italiana cresciuta di più in borsa nel 2011 è Lottomatica, il più grande dei 10 concessionari per dimensioni ma non per quota di mercato. In testa con un buon 25 per cento del parco macchine, infatti, troviamo Bplus, una limited company con sede a Londra controllata da Francesco Corallo, figlio di Gaetano, vecchio amico del boss catanese Nitto Santapaola. Gaetano è stato condannato negli anni ottanta a 7 anni e 6 mesi (poi ridotti a 4 dall’indulto) per associazione a delinquere per la scalata proprio ai casinò italiani di Sanremo e Campione. La società del figlio, che dice di non avere nulla a che fare con il padre e che è stato prosciolto in due inchieste della Procura di Roma (che lo vedevano indagato per traffico di droga e riciclaggio con il padre nel 2000 e 2009), ha ottenuto la concessione per riscuotere le tasse dello Stato italiano. Nonostante la struttura societaria della società basata alle Antille olandesi, Corallo jr è il primo esattore delle tasse del gioco in Italia. Il beauty contest del gioco è stato indetto anche per sanare questa situazione paradossale ma il prezzo è troppo caro. Lo Stato italiano, dopo avere assegnato il compito di riscuotere miliardi di euro di imposte a società che non hanno rispettato gli impegni (come dimostra la storia dell’indagine della Corte dei Conti descritta da Sansa, qui a fianco) e che talvolta non si sa nemmeno a chi appartengono, ha deciso di donare loro una concessione novennale.

L’ennesimo regalo di una storia che inizia nel 2004. Quando Berlusconi decide di fare emergere questo enorme settore sommerso affida ai dieci concessionari il compito di collegare le slot in rete con il computer della Sogei e di controllare il rispetto delle regole. I requisiti per selezionare questi esattori e controllori del gioco erano però superficiali. Nessuno chiese informative prefettizie per conoscere nel dettaglio la storia degli amministratori né tanto meno fu imposta una struttura societaria italiana trasparente. Le dieci concessioni dovevano scadere nel 2008 ma sono state prorogate, sempre gratis, per tre volte, l’ultima pochi giorni fa fino all’aprile del 2012. Non solo. Anche le nuove Vlt, molto più redditizie, sono state affidate senza gara ai dieci concessionari nella misura arbitraria di 14 vlt per ogni 100 esistenti nel parco macchine singolo concessionario. In tal modo lo Stato ha perpetuato il regalo del 2004 mantenendo intatte le quote di mercato anche nel nuovo settore delle vlt. A ottobre finalmente è arrivata la gara per le nuove concessioni. Un po ’ come nel beauty contest delle tv però sono stati privilegiati i concessionari attuali che potranno conservare le loro slot e vlt se rispetteranno i criteri stabiliti per legge, tra i quali finalmente c’è anche l’obbligo di far sapere chi è il proprietario. Mentre i tre nuovi entranti qualificati saranno costretti a crearsi prima una rete di vecchie slot per potere poi chiedere di entrare (sempre in ragione di 14 nuove Vlt per ogni cento macchinette) nel nuovo mercato. È difficile fare una stima del valore delle 13 concessioni in assegnazione. L’incasso netto delle vecchie slot si può stimare in 600 milioni di euro all’anno. Mentre l’importo che resta in cassa a Bplus, Lottomatica, Sisal e compagni per le vlt è più piccolo in valori assoluti ma molto più elevato in termini percentuali. Le grandi slot hanno trattenuto in cassa dopo il pagamento dei premi “solo” 1, 2 miliardi di euro nel 2011. Ma lo Stato si è accontentato di una tassazione pari solo al 2 per cento contro l’ 11, 5 per cento dell’aliquota chiesta alle vecchie slot. L’aliquota generosa (portata solo da pochi mesi al 4 per cento) è stata giustificata con un versamento una tantum di 15 mila euro per ogni macchina.

In realtà quel versamento si ripaga al massimo in un paio di anni mentre la concessione dura 9 anni. Se il trend si mantiene simile a quello della fine del 2011, si può stimare che per 7 anni almeno i concessionari incasseranno un miliardo all’anno dalle vlt al netto delle tasse. E altri 600 milioni di euro dalle slot, stavolta per nove anni. In tutto l’arco della concessione gli introiti potrebbero superare i 12 miliardi di euro. Anche considerando i costi fissi per l’affitto delle sale, per le macchine e per il personale, la concessione resta un ottimo affare, un asset che i tredici concessionari iscriveranno nel loro bilancio e che non c’è alcuna ragione che non paghino a caro prezzo.



Per chi non avesse ancora capito,chi in effetti comanda anche con i bocconiani al governo,questi sono i guasti di un ventennio di berlusconismo,che si protrarranno ancora chissà per quanto tempo,e il popolo bue ormai pascola e rumina qualsiasi cosa succeda,la prossima mossa finito Monti sarà togliere nuovamente l'Ici e i bovini al pascolo ci cadranno nuovamente.

&& S.I. &&


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Nuova terapia oncologica "bersaglio molecolare"




Nuove speranze nella lotta al cancro arrivano in Italia e in Europa da un farmaco sperimentale grazie agli studi compiuti da due équipe di ricercatori dell’Istituto di Candiolo. La ricerca, guidata dai professori Alberto Bardelli, direttore del laboratorio di Genetica molecolare, e Federico Bussolino, direttore Scientifico dell’Ircc, ha dimostrato che un farmaco già utilizzato negli Stati Uniti contro il melanoma, ma non ancora disponibile né in Italia né nel resto d’Europa, è in grado non solo di fare da «bersaglio molecolare» contro la cellula colpita dal cancro, ma agisce sull’ambiente che circonda la cellula stessa, impedendone la proliferazione. «Questa scoperta – annunciano i professori Bardelli e Bussolino – è in grado di rivoluzionare le prospettive delle attuali terapie antiangiogenetiche utilizzate ampiamente nel trattamento di molti tumori solidi, dimostrando che è possibile intervenire sullo sviluppo dei vasi sanguigni nel tumore non solo inibendoli, ma anche cambiando e migliorando le caratteristiche funzionali del sistema vascolare del cancro».

L'articolo integrale

CLICK NUOVA TERAPIA ONCOLOGICA




Non solo funziona come bersaglio la nuova molecola,ma agisce sulla zona circostante impedendo la proliferazione delle cellule maligne e aiuta la funzione di altri farmaci come quelli chemioterapici,abbassandone notevolmente la dose.

Grazie agli States e al centro di ricerca di Candiolo

@ Dalida @


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martedì 27 dicembre 2011

Carlo Taormina oltre la secessione,ovvero il Principato di Filettino




Dalla radiotrasmissione "La zanzara" di Radio 24,condotta da Cruciani e Parenzio




A Filettino, comune della provincia di Frosinone a 1.063 m di altitudine, è in corso un curioso referendum popolare per trasformare il piccolo centro in un Principato esterno alla legislazione italiana, sul modello di San Marino.
Il paese, che conta 550 abitanti residenti ma che raggiunge le 12.000 presenze d'estate, lo scorso 24 settembre si era autoproclamato Principato: una forma di protesta per ottenere il pagamento dell'erogazione di acqua da parte dell'ente Roma Capitale e come risposta ai tagli sui Comuni proposti dal Governo Berlusconi.

Come dichiarato dal sindaco Luca Sellari
"Filettino ha uno dei più grandi bacini idrici d'Europa e le sue acque sono quelle dei rubinetti di Roma e di altri 50 paesi della Ciociaria. Ma al Comune di Filettino questo non garantisce alcun introito e vantaggio economico. Filettino combatte affinché lo Stato gli riconosca qualcosa e per far diventare il paese montano un porto franco per creare nuove condizioni di crescita sociale ed economica"

L'articolo intero tratto da Liquida


CLICK PRINCIPATO DI FILETTINO



Ormai tra secessione e territorio padano,detto anche "Padania",che non esiste in alcuna cartina geografica,ci mancavano anche le buffonate dei principati,manca solo più la "repubblica delle banane" e poi siamo apposto.

&& S.I. &&


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Neanche i bocconiani ci possono salvare




di Michele Serra

Davvero il governo Monti dovrà arrendersi, come tutti i governi precedenti, alle lobby professionali contrarie alle liberalizzazioni? Davvero in Italia il dinamismo sociale è impedito dalle resistenze corporative?

Farmacisti

Indossando il caratteristico costume trecentesco della gilda dei farmacisti, e impugnando il pestello d'oro che è simbolo del loro ordine professionale, il portavoce dei farmacisti italiani ha spiegato ai giornalisti che le accuse di corporativismo sono destituite di ogni fondamento. Al termine della conferenza stampa ha consegnato il pestello d'oro a suo figlio, nominandolo Gran Maestro Galenico e suo successore alla carica di portavoce. Tra le richieste presentate al governo Monti dai farmacisti italiani, l'inserimento delle mele cotte tra i prodotti da vendere solo in farmacia. "Un dosaggio eccessivo di mele cotte", spiega un comunicato dell'Ordine, "può provocare una spiacevole dissenteria. Solo la professionalità di un farmacista può indicare la corretta somministrazione di mele cotte e prodotti apparentati, come le prugne secche".

Tassisti

I tassisti romani, riuniti nel sindacato autonomo Occupy Muro Torto, sostengono che la concessione di nuove licenze sarebbe del tutto inutile. "I 5 mila taxi circolanti a Roma", spiega uno studio del sindacato, "sono del tutto sufficienti a trasportare i 5 mila tassisti". Vengono giudicate strumentali anche le polemiche sul parco macchine, costituito in larga parte da vecchie Fiat degli anni Ottanta, alcune con sole tre ruote a causa dell'usura. "Vanno ancora benissimo", dice il leader storico dei tassinari, Ercole Scartaroli, "e cambiarle, specie in tempi di crisi, sarebbe uno spreco assurdo: il traffico è sempre bloccato, anche se ci hai la macchina nuova di pacca, ma 'ndo vai?". I tassinari romani possono comunque contare sull'appoggio del loro sostenitore di sempre, il sindaco Gianni Alemanno, che anche sabato scorso li ha accompagnati in un corteo di protesta, tenuto per le orecchie fuori dal finestrino del taxi che apriva il carosello

Carrozzelle

Anche le popolari carrozzelle a cavalli, che fanno la gioia dei turisti a Roma, sono contrarie alla liberalizzazione del settore, che ancora oggi è governato da una concessione papale del 1634. L'ordine dei Cocchieri, dei Fiaccherai e dei Palafrenieri, che in Parlamento è in grado di condizionare una ventina di deputati di tutti i partiti, chiede di togliere dalla manovra del governo l'imposizione di un tassametro da applicare al cavallo. La tariffa fissa di 100 euro per ogni minuto di corsa verrà mantenuta. In cambio, i cocchieri romani si sono impegnati a lasciare liberi i turisti di decidere se salire o no sulla carrozzella, rinunciando al tradizionale rapimento forzato del turista, con pasto obbligatorio nella trattoria del cognato per ottenere il rilascio.

Professori universitari

Il settore è in una fase molto delicata. Con l'apertura, quasi in ogni quartiere italiano, di università cinesi che a tariffe molto modeste rilasciano la laurea in un paio di mesi, per giunta con messa in piega in omaggio, l'università italiana si trova costretta a ripensare se stessa. Attualmente, si diventa docente attraverso un concorso pubblico aperto a tutti i figli dei docenti già in carica. Il governo chiede di allargare l'ammissione ai concorsi universitari almeno fino ai parenti di secondo grado, in direzione di un nepotismo più democratico e dinamico. Da riformare, secondo il governo, anche il sistema delle pubblicazioni: molti docenti in carica, per rafforzare il loro curriculum, confezionano un book fotografico molto imponente, al cui interno i due brevi articoli pubblicati su riviste accademiche figurano come un modesto dettaglio. Il ministero, intenzionato a fare la voce grossa, chiede che almeno uno dei due articoli sia autentico, e possibilmente riguardi la materia insegnata dal docente.



Dopo le speranze di un nuovo periodo politico italiano,la deprimente realtà,ovvero come rendersi conto che governare gli italiani sia un'impresa impossibile,a meno che non siano comandati dall'uomo forte d'un tempo o dall'imbonitore ricco intento a farsi gli affaracci suoi,siamo a maggioranza incapaci di gestire una democrazia e ci meritiamo tutto ciò che sta capitando.

[ Kenzo ]


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lunedì 26 dicembre 2011

Giorgio Bocca e l'ultima intervista di Travaglio





Giorgio Bocca, l’ultimo dei grandi Quando muore un grandissimo, come Giorgio Bocca, che se n’è andato oggi, giorno di Natale, a 91 anni, tutte le parole sono inutili tranne le sue. Ricordiamoci com’era, che cosa diceva, che cosa scriveva e soprattutto come scriveva. Acquistiamo i suoi libri, leggiamoli. Io vorrei ricordarlo con l’intervista che gli feci per il Fatto Quotidiano nel febbraio 2010, in occasione dell’uscita del suo penultimo libro, Annus Horribilis.

Giorgio Bocca, lei ha appena scritto Annus Horribilis (Feltrinelli): ma si riferiva al 2009. Il 2010 si annuncia ancora più horribilis…

Vedremo. Il 2009 mi è sembrato il più orribile per una tendenza irresistibile alla democrazia autoritaria. Più Berlusconi ne combinava di cotte e di crude, più i sondaggi lo premiavano. Ora, con questi ultimi scandali, la gente potrebbe cominciare a stancarsi e capire qualcosa.

Quindi c’è speranza?

Non esageriamo. Qualche barlume. E’ come all’inizio della guerra partigiana, ma allora ero giovane e forte dunque fiducioso. Ora sono vecchio e fragile, mi è più difficile essere ottimista. La cecità degli italiani mi ricorda la Germania all’ascesa di Hitler: tutti potevano vedere che tipo era, Hitler, eppure i tedeschi, e anche gli europei, gli cascarono tra le braccia come trascinati da un vento ineluttabile.

Che cosa la spaventa di più?

Il muro di gomma. Succedono cose terribili, o terribilmente ridicole, e nessuno reagisce. Lanci allarmi, provocazioni anche forti, e non risponde nessuno. Come dicono i giudici dello scandalo Bertolaso? “Sistema gelatinoso”. Ecco, è tutto gelatinoso. Non resta che sperare, come sempre nella nostra storia, in qualche minoranza coraggiosa che cambi la storia.

Che cosa la colpisce di più negli ultimi scandali?

La loro incomprensibilità. Leggo la confessione di questo consigliere comunale di Milano beccato con la tangente in mano: ‘Mi sono rovinato per 5 mila euro’.O è un pazzo incapace di ragionare, o faceva sempre così. Almeno Berlusconi ha le sue giustificazioni: è ricco sfondato, ha ville dappertutto. Almeno Tangentopoli era un sistema di corruzione che portava almeno una parte dei soldi ai partiti: una logica, sia pure perversa e criminale, c’era. Ma qui i partiti non ci sono più. E questi si vendono in cambio di qualche massaggiatrice, di qualche viaggio gratis, di pochi spiccioli… La corruzione dilaga a tal punto che c’è gente che ruba senza nemmeno sapere il perché.

Anche Tangentopoli, 18 anni fa, partì da una mazzettina di 7 milioni a Mario Chiesa.

Andai a intervistare Borrelli e gli domandai perché i magistrati fossero riusciti a scardinare il sistema così tardi. Mi rispose che la magistratura in Italia riesce a incidere nel profondo solo quando nella società c’è un grande allarme, quando si accende una grande luce. Oggi la luce non si accende, non ancora. Ce ne sarebbero tutti i presupposti, la corruzione ci costa decine di miliardi all’anno, siamo in fondo alle classifiche di tutti gli indicatori civili, scavalcati anche da metà del Terzo Mondo, eppure tutto va ben madama la marchesa.

Possibile che, in Italia, le classi dirigenti non riescano a smettere di rubare?

Quando esplose Tangentopoli, a costo di essere frainteso, dissi che i gerarchi fascisti rubavano molto meno dei democristiani e dei socialisti. Arrivai a elogiare i “barbari” della Lega che ce li avevano tolti dai piedi. Ora questi rubano ancor più della Dc e del Psi. E lo fanno alla luce del sole, con trucchetti da ciarlatani: invitiamo i capi del mondo al G8 e buttiamo centinaia di milioni. Ma non possono farsi una telefonata, i capi del mondo?

Paolo Mieli dice che sta per saltare il tappo, come nel ’92.

Eh eh, Mieli è un mielista, furbo ma intelligente. Siamo in attesa della grande luce di Borrelli. Forse Berlusconi finirà per stancare, ma siamo ancora all’accecamento della morale: quegli imprenditori che si fregano le mani per il terremoto dicono che la febbre del denaro è ancora alta. E’ come nella Bibbia: Mosè che scende dal Sinai con le tavole della legge e trova gli ebrei che festeggiano attorno al vitello d’oro. Noi li abbiamo superati.

Che idea si è fatto di Bertolaso?

Non credo che abbia rubato di suo, ma che abbia lasciato rubare gli altri. Quando si vuol fare tutto in fretta, si aboliscono i controlli e succede di tutto. L’ha perduto la vanità: si credeva Superman, uno che va a dare lezioni agli americani… Non era difficile capire cosa succedeva. Se gli italiani fossero raziocinanti gli avrebbero impedito di buttare i soldi in tante opere inutili.

Forse, con più informazione e più opposizione, sarebbe più facile ribellarsi.

La cosa più deprimente è la lettura dei giornali, per non parlare della televisione. La nostra democrazia diventa autoritaria anche perché ci sono giornalisti comprati con prebende e privilegi, ma soprattutto terrorizzati. Incontro colleghi, si finisce per parlare di quel che combina Berlusconi, e quelli cambiano subito discorso. Se diventi nemico, sei segnato. Tu ce l’hai spesso col Corriere: credo che la carta stampata sia rimasta democratica, ma ha paura di lui. Si inventa di tutto, pur di parlar d’altro: chiamano ‘terzismo’ il doppiogiochismo. Dicono persino che, a parlar male di Berlusconi, si fa il suo gioco. Ma a chi la danno a bere?

Lei guarda molta televisione?

Sì, ho il gusto dell’orrido. E’ una galleria di mostri. Non riesco a levarmi l’incubo di Feltri, Belpietro, quel Sallusti… E le facce di Ghedini, di Brunetta… Quando li critichi, ti rispondono che sei un vecchio arteriosclerotico. Ma come si fa a diventare così?

La beatificazione di Craxi, i dossier su Di Pietro e ora l’immunità parlamentare d’accordo col Pd.

Beh, è tutto collegato. E’ la complicità fra colpevoli delle due parti. Di Pietro lo attaccano perché ha il merito di essere l’unica opposizione. Craxi piace tanto a questa destra e a questa sinistra per due motivi: intanto perché era un corrotto, e poi perché, con l’idea della Repubblica presidenziale, ha dato un’ideologia alla democrazia autoritaria che questi selvaggi di oggi inseguono ma non riescono nemmeno a teorizzare. Questa democrazia malata la dobbiamo pure a questa sinistra alla D’Alema che collabora da 15 anni con Berlusconi. Hanno capito che, se non partecipano in qualche modo alla sua greppia, non campano più.

Dicono che non bisogna attaccarlo, che i problemi sono altri.

E quando ne parlano, degli altri problemi?Allora almeno parlino male di un aspirante tiranno, no? Prima avevamo i Bobbio, i Foa, ora che fine han fatto gli intellettuali di sinistra? Possibile che non nascano più persone intelligenti?

Violante si spende molto per l’immunità parlamentare, dice che la magistratura non deve scalare il trono del principe.

Perché lo fa? Boh, vorrà fare carriera anche lui. Che personaggio viscido, non lo sopporto.

Il presidente Napolitano non le pare troppo condiscendente?

Va considerato nella sua biografia. E’ sempre stato un comunista prudente. Vuole durare, e non so se sia un bene o no. Ogni tanto tira un colpetto, ma chiedergli di fare l’eroe è troppo.

Che speranza abbiamo?

Che la gente si accorga del suicidio di farsi governare da uno abilissimo a fare soldi: quello i soldi, invece di darteli, te li porta via. Che gli italiani si vergognino almeno per le sue cadute di stile, tipo gli sghignazzi sulle belle ragazze mentre parla del dramma degli immigrati col presidente albanese. Che capiscano come un minimo di decenza e legalità è meglio di questa anarchia lurida. Non dico la virtù, l’onestà: un po’ di normalità e di civiltà. L’unica bella notizia degli ultimi anni è il Popolo viola, spero che le prossime manifestazioni siano ancora più massicce e visibili. Se si ribellano i ragazzi, non tutto è perduto.



Un giusto tributo alla sua memoria,una testimonianza di come si debbano svolgere le interviste e come si deve rispondere in modo franco e completo,merce rara di questi tempi su entrambi i fronti!

&& S.I. &&


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domenica 25 dicembre 2011

La natura dei fossili viventi in Cina


Le montagne Hengduan (Jordi Lopez Pujol)

Montagne Hengduan

di Giuliana Del Latte

I «RIFUGI» - «Risalgono all’epoca Terziaria e Quaternaria», racconta Lopez Pujol, «e sono riusciti a sopravvivere grazie alla protezione naturale delle inaccessibili montagne Hengduan; la nascita del Tibet e la formazione delle catene montuose che separano in profonde vallate parallele i tre principali fiumi della Cina meridionale (Yangtze, Mekong e Salween) hanno creato inoltre nuovi habitat che hanno favorito la speciazione». «La maggior parte di queste specie hanno cicli di vita molto lunghi», prosegue il botanico. «Alberi centenari come la Cathaya argyrophylla, la Metasequoia glyptostroboides, la Taiwania cryptomerioides, la Eucommia ulmoides e la Glyptostrobus pensilis, o addirittura millenari come il Ginkgo biloba, che può vivere più di 3 mila anni: sono quasi tutti generi che apparvero sulla Terra almeno 100 milioni di anni fa».

L'intero articolo

CLICK FOSSILI VIVENTI

Una scoperta eccezionale,parrebbe incredibile che possa esistere ancora un'area così vasta,dove la natura si è fermata pur sviluppandosi a tempi così antichi.
Il lavoro per studiare in modo ottimale tutta la zona avrà bisogno di tempo,anche se quest'ultimo pare un dettaglio considerato il tempo in cui si è conservata.

@ Dalida @


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sabato 24 dicembre 2011

Buone festività



Anche se gli auguri si riferiscono al Natale 2009 penso che vadano sempre bene.

Buone festività a tutti voi!

Letterina di Natale al Presidente Mario Monti




[ vignetta dall'inserto satirico ]

di Antonio Padellaro

Caro presidente Monti, sappiamo che le lettere aperte ai potenti, in genere, finiscono nei cestini dei suddetti potenti troppo presi dai grandi affari di Stato per dare retta a giornalistici piagnistei. Ma se ci permettiamo di importunarla è perché nella memorabile conferenza stampa sulla manovra (quella che passerà alla storia più per le lacrime della ministra Fornero che per il sangue spillato a contribuenti e pensionati), Lei annunciò immediati tagli ai costi della politica, poiché si rendeva conto che a un Paese costretto a subire l’arroganza della cosiddetta casta non si poteva chiedere di svenarsi senza prima avere tagliato un po’ le unghie ai rapaci in auto blu. Non parleremo della strombazzata abolizione delle province, poi rinviata alle calende greche (è solo da mezzo secolo che se ne parla), che attribuiamo al suo candore tecnico. Il fatto è che ciò che resta dell’Italia tramortita dallo spread viene spolpato allegramente da quei plotoni di cavallette fameliche che prosperano indisturbate nei bassifondi dei Palazzi. Ci domandiamo come Lei e il suo governo possiate rimanere insensibili di fronte a quanto, per esempio, sta accadendo alla Regione Lazio, dove gli onesti amministratori guidati dalla proba Polverini con una mano frugano nelle tasche dei cittadini che dovranno pagare ancora di più benzina, bollo auto e Irpef; mentre con l’altra regalano fior di pensioni e di vitalizi ad assessori “esterni” e consiglieri decaduti, senza dimenticare di arrotondarsi le indennità, cosicché lo stipendio di un consigliere arriva a 10 mila euro più diaria mensile più spese di segreteria. Caro Presidente, è solo l’esempio più macroscopico e indecente di una casta che ingrassa sulla pelle dei più deboli. Fino a quando saremo costretti a sopportare una tale vergogna, approvata per giunta con tale protervia? Se Lei non ha il potere per intervenire (conosciamo l’obiezione), faccia almeno sentire la sua voce. È così difficile?



Oltre i vergognosi sperperi della casta,che non ha vergogna manco quando il paese vive queste enormi difficoltà,un altro argomento che potrà far finta di non sentire l'attuale Presidente del Consiglio,sono le enormi spese militari insieme all'evasione fiscale, se si riuscissero a tagliare buona parte degli investimenti sulle missioni all'estero e sulle armi,si potrebbe dare un pò di respiro alla tassazione dei soliti noti.

Ma come affermava Al Pacino in un famoso film "che te lo dico a fare"....

&& S.I. &&


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venerdì 23 dicembre 2011

Dedicato a Francesco Pinna




Signori e sciacalli

di Massimo Gramellini

Sarebbe una consolazione se con i funerali di Francesco Pinna, lo studente lavoratore caduto a Trieste nel crollo di un palco, ieri avessimo sepolto anche lo sciacallaggio, che è il vero differenziale, il vero «spread» fra l’Italia e il resto del mondo, la ragione profonda per cui il mondo non si fida di noi. Sto parlando di quell’impasto di invidia, spirito di clan e voluttà nel denigrare il prossimo che ciascuno sperimenta in ufficio, in famiglia, sui social network.

Francesco aveva tutto per offrire un massaggio ricostituente a questo Paese intorpidito dal rancore. Era un ventenne lontano dagli stereotipi del figlio di papà. Uno che studiava ingegneria e intanto si guadagnava i primi soldi montando i palchi dei concerti per una cooperativa che gli dava 13 euro e mezzo lordi l’ora, la paga di un giovane laureato (come mi hanno confermato tanti di loro). Se fosse caduto sotto l’impalcatura di una sagra paesana, la sua morte non avrebbe sfondato la trincea dell’abulia contro cui rimbalza ogni giorno il plotoncino delle notizie. Ma il palco era quello di Jovanotti, cioè di un famoso, e di un famoso che sorride (quindi doppiamente detestabile). Così gli sciacalli sono entrati in azione. Sul web e in tv hanno detto che Francesco era uno schiavo del rock. Veramente gli schiavi sono altri. I precari illusi e sfruttati. I lamentosi, arrabbiati fuori ma arresi dentro, che si limitano a far tintinnare le loro catene. Francesco non era uno schiavo. Era un signore. Il signore della propria vita, che stava portando dove voleva. Poi la vita gli si è chiusa addosso. Mi auguro che lo conduca in un altrove senza sciacalli né schiavi.



Stia attento anche lei tra gli uffici del suo posto di lavoro,il giochino tendente allo sputtanamento di chiunque a prescindere è molto diffuso,davanti ci si dimostra seri e comprensivi,girato l'angolo si riferiscono le peggio cose,la miseria umana non ha confini,buone festività sincere!

&& S.I. &&


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Da "servizio pubblico",Gino Strada e Marco Travaglio



Le spese militari italiane,se si potessero evitare in buona parte non si dovrebbero fare tanti sacrifici con l'ultima manovra di Monti.




La corruzione diventata una normalità in Italia



Per chi vuole vedersi l'intera puntata di Servizio Pubblico del 22-12-2011




Serviziopubblico

giovedì 22 dicembre 2011

Protesi al seno Pip,dopo lo scandalo francese si teme anche per l'Italia




Lo scandalo sanitario rivelato dal quotidiano Liberation, secondo cui le rotture anormali dipenderebbero dal gel silicone di tipo industriale utilizzato dall'azienda Poly Implant Prothèse

Sono trentamila le donne che nella sola Francia verranno richiamate entro la fine della settimana per farsi sostituire le protesi mammarie al silicone di tipo Pip. Uno scandalo sanitario che tocca un numero elevatissimo di pazienti e rischia di seminare il panico. La notizia è stata diffusa da Liberation. Agnès Buzyn, Presidente Nazionale dell’Institut National du Cancer (Inca) e il chirurgo del gruppo ospitaliero Henri-Mondor, Laurent Landieri hanno confermato la notizia: “Entro il fine settimana le pazienti interessate dal problema verranno richiamate dai loro medici per rimuovere le protesi difettose”. Più cauto invece Jean-Yves Grall, Direttore generale della Sanità, il quale sottolinea come manchi ancora un provvedimento ufficiale. La decisione, unica nella storia della chirurgia, rischia di portare con sé numerose conseguenze.

Il caso risale allo scorso marzo 2010, quando l’Afssaps (Agence française de sécurité sanitarie des produits de santé), decise il ritiro dal mercato di tutte le protesi mammarie della società Poly Implant Prothèse (Pip), a causa di rotture anormali dovute all’utilizzo di materiale difettoso e in particolare di gel silicone di tipo industriale. 8 fino ad ora le morti di cancro sospette, per le quali non è stata accertata una concomitanza causa-effetto legata alle protesi mammarie, ma che senza dubbio fanno salire i dubbi per quanto riguarda il rischio di infezione o di nascita di nuove malattie. Dal marzo 2010, tanti i dubbi e le indagini interne, fino alla decisione che potrebbe arrivare finalmente alla fine di questa settimana, che prevede un richiamo di tutte le donne con protesi PIP per una sostituzione.

La società, che aveva sede a Seyne-sur-mère, Provenza, è stata chiusa nel 2010, subito dopo l’accertamento del difetto di produzione, con il conseguente licenziamento di tutti gli addetti dello stabilimento. Al momento della chiusura il deficit di bilancio della società stessa era di circa 9 milioni di euro, da qui probabilmente la necessità di utilizzare materiale scadente. La società produttrice di protesi PIP era stata anche esportatrice mondiale, soprattutto negli Stati Uniti e questo complicherebbe ancora di più il caso. 30mila le donne interessate in Francia, ma 300mila nel mondo. 80 per cento le donne che hanno fatto ricorso alla chirurgia per motivi estetici, mentre solo il 20 per cento in seguito ad un cancro al seno.

La situazione dunque si protrae dal 2010, tra dubbi e indecisioni sul come procedere: richiamare tutte le donne? Chi paga? Come si giustifica? C’è davvero fretta? Gli interrogativi hanno trovato risposta nell’incontro avvenuto giovedì scorso, che per la prima volta ha riunito le autorità sanitarie francesi, chirurghi plastici specializzati e i rappresentanti dei comitati di sostegno alle donne portatrici di protesi PIP. “Non c’è fretta”, è la frase che arriva dalla direzione sanitaria nazionale e che cerca di riportare la calma là dove potrebbe facilmente seminarsi il panico. “Dobbiamo procedere alla rimozione, ma non vogliamo allarmare nessuno, si tratta di interventi di precauzione”. Parole importanti che sono subito arrivate alle donne vittime dello scandalo sanitario e che per la prima volta la settimana scorsa si sono ritrovate davanti al Ministero della Sanità per protestare. Dopo solidarietà su forum, siti internet e blog, si sono finalmente incontrate di persona e abbracciate. “Siamo molto arrabbiate”, ha dichiarato Joelle, che come molte di loro preferisce non donare il nome per intero, “e non solo con i medici e con chi ha lasciato che questa tragedia avesse luogo, ma anche con i mezzi di informazione. Invece di informare seminano il panico: dopo la notizia delle otto morti sospette di cancro, hanno titolato i loro giornali gridando al pericolo di morte. Non si può scherzare su questa faccenda, ci sono 30mila donne interessate nella sola Francia che sono totalmente perse e disorientate, abbiamo bisogno di sostegno e non di allarmismo”.

Due i problemi tecnici in questo momento. In primo luogo il rimborso: tutte le pazienti con una protesi PIP impiantata dopo un cancro, verranno rimborsate, ma non tutte coloro che hanno fatto un semplice intervento di chirurgia estetica, ovvero l’80% del totale. Il secondo e ancora più grande problema riguarda il come verranno rintracciate tutte queste donne. Le autorità hanno chiesto ai chirurghi di ricontattare le pazienti con protesi PIP, ma la sicurezza che tutte siano informate non si potrà mai avere. 523 le rimozioni effettuate fino ad ora, ovvero solo il 2% del totale.



Quando per il diciottesimo anno alcune famiglie regalano l'intervento al seno per le loro figlie,la mostruosità del fenomeno risulta evidente.
Evidentemente la cultura delle grandi tette ha attecchito in ogni angolo del paese,e se in Francia il fenomeno può risultare simile non è consolatorio,con questo enorme numero di interventi di chirurgia estetica,il far west delle protesi e non solo è una palese realtà.

Può andare bene per gli interventi ricostruttivi in occasione di gravi malattie,ma questa facilità di rifarsi il seno come recarsi al supermercato,è una grottesca contraddizione del momento epocale che stiamo attraversando.

Ascoltando il commento di alcuni esperti nel settore potrebbero essere alcune migliaia anche in Italia le donne che hanno queste protesi impiantate,controllare i documenti dell'intervento chirurgico è del tutto necessario.

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I pannelli solari galleggianti




di Sara Bicchierini

Energia pulita senza rovinare il paesaggio? L’idea arriva dall’Italia. È stato inaugurato in provincia di Pisa il primo impianto fotovoltaico galleggiante «in movimento» che sfrutta le aree inutilizzate dei bacini artificiali. Montato su zattere che inseguono i raggi solari, ha un impatto ambientale limitato. La tecnologia del Floating Tracking Cooling Concentrator (Ftcc), questo il nome del sistema, è nata nei laboratori di una società pisana, la Scienza industria tecnologia (Sit). A fondarla, vent’anni fa, un gruppo di fisici del Cern, il maggiore centro di ricerca su particelle e alte energie in Europa.
IMPIANTO PILOTA - Il primo impianto pilota, terminato a settembre e realizzato in collaborazione con la toscana Koiné Multimedia e la Enertec di Trento, occupa 300 metri quadri del bacino di Colignola e ha una potenza di 30 chilowatt, cioè l’energia sufficiente al fabbisogno di dieci abitazioni. «Il sistema che abbiamo brevettato è unico e sta ispirando aziende in Italia e all’estero», racconta Marco Rosa-Clot, amministratore delegato di Sit. «È arrivato perfino in California»



CLICK ARTICOLO CORSERA COMPLETO

Oltre i bacini si potranno organizzare anche nelle distese marine,come esistono parchi eolici si potranno installare enormi superfici di energia solare,va fatto tutto il possibile nel trovare energie alternative a quelle fossili,il futuro sarà rinnovabile.

@ Dalida @


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La schizofrenia politica non solo bocconiana




di Massimo Gramellini

La crisi non esiste. La crisi esiste però non riguarda l’Italia, quindi nessuna manovra. Faremo la manovra, ce la chiede l’Europa, ma non metteremo le mani nelle tasche degli italiani. Le metteremo solo a chi guadagna oltre 75 mila euro. Cioè, oltre 150 mila. Gli anni della laurea non valgono più per il computo della pensione. Chi ha detto che non valgono più? Ma forse toglieremo la tredicesima agli statali. Calma, ho detto forse. I ticket del ristorante restano garantiti solo a chi lavora più di 8 ore. Non abbiamo intenzione di limitare i ticket. Piuttosto alzeremo la pensione a 65 anni dal 2027. Era già stata alzata? Ok, allora aboliremo i piccoli comuni, ma non le province. Aboliremo le province e ridurremo gli stipendi dei parlamentari immediatamente. Entro marzo una commissione proporrà di ridurre lo stipendio dei parlamentari.

Salve, siamo il nuovo governo. La crisi esiste, è sempre esistita, possibile che non ve ne siate accorti? Dovremo aumentare l’Irpef di 3 punti sopra i 75 mila euro. Ho detto 75 mila? Volevo dire 100 mila. Non toccheremo l’Irpef. Va riaperto il tema dell’energia nucleare, ma sia chiaro: non si riapre il tema dell’energia nucleare. Ridurremo i compensi dei politici. Non tocca al governo ridurre i compensi dei politici. Noi faremo subito le liberalizzazioni. Contiamo di fare presto le liberalizzazioni. Speriamo di fare un giorno le liberalizzazioni. Le frequenze tv all’asta? Non se n’è discusso. Metteremo all’asta le frequenze tv. L’articolo 18 non è intoccabile. Chi ha parlato di toccare l’articolo 18? Ah, bloccheremo le pensioni del ceto medio-basso. E quelle le blocchiamo davvero. E’ una questione di coerenza.



Con la politica schizofrenica descritta,sarebbe bastata una leggina semplice,semplice,ovvero instaurare la galera per gli evasori fiscali,ma evidentemente non ci sentono su questo tema,mi saluti la "madonnina piangente" diventata anche un gambero con il naso lungo pero'!!!

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mercoledì 21 dicembre 2011

Articolo 18 e Pierluigi Bersani:Finalmente qualcosa di sinistra





Se la "madonnina" piangente non ha mai affermato nulla a riguardo,e mi chiedo come l'informazione abbia potuto tirare fuori questa notizia inventata,o forse la Ministra piangente fa la furbetta??
In ogni caso da Marcegaglia e buona parte della destra di questo paese hanno subito preso la palla al balzo,come se l'articolo 18 fosse la panacea che curerà tutti i mali.

Dagli stessi non sento mai proferire nulla su evasione fiscale e lavoro nero,evidentemente continuano ad avere sul tema grossissime botte di arteriosclerosi.....

Continuo a ribadire una leggina che servirebbe per far sparire o quasi il fenomeno,ovvero la galera per chi evade le tasse,e il gioco di prestigio sarebbe fatto.

Finalmente un'affermazione di sinistra da parte del Segretario del Pd,anche se non sarà l'unica nel partito d'opposizione elettorale,ma la versione ufficiale.


Se i vari Ichino e centristi vari non gli va bene,potranno traslocare verso Casini e nel nuovo movimento politico di Montezemolo.chi vuole cavalcare soluzioni di destra non solo nel mondo del lavoro si accomodi.


Cercare di precarizzare tutti quanti senza avere in Italia un welfare all'altezza delle altre realtà industriali europee,equivale a far diventare il mondo del lavoro un far west,in questo modo i datori di lavoro avrebbero potuto licenziare soprattutto i più anziani,liberando posti per i giovani con dei costi notevolmente più bassi,allungando il tempo dell'età pensionistica,i lavoratori estromessi dal ciclo produttivo sarebbero andati nella stragrande maggioranza alla deriva sociale.


Troppo comodo per lor signori,evidentemente la globalizzazione gli ha dato un certo delirio di onnipotenza.


[@#& blog Freedom &#@]


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21 dicembre 2012:Ad un anno dalla previsione dei Maya





di Massimo Gramellini

È il 21 dicembre e il mondo finirà fra un anno: minuto più, minuto meno. Considerato l’anno che ci aspetta, potrebbe essere persino un sollievo. Io la scena la immagino così: un ultrasuono che perfora soltanto gli orecchi dei pigri e dei vigliacchi, i quali per la disperazione corrono a sfracellarsi contro un muro invisibile, osservati con vivo stupore dal resto dell’umanità. Mi resta dunque un anno a disposizione per smettere di essere pigro e vigliacco. Per foderarmi gli orecchi con la cera della passione. Cosa si può fare in un anno che non si è fatto mai? Mi vengono in mente solo fantasie musicali. Ballare un tango con i delfini, addormentarsi sopra un organo a canne suonato dal mare (esiste, è in Croazia), ascoltare a palla in un deserto la canzone più straziante della storia, che per un punkettaro impunito come me rimane «My way» nella versione di Sid Vicious.

Però si possono fare cose altrettanto sfiziose a chilometro zero. Per esempio afferrare il tempo, governarne la fluidità e plasmarla ai nostri scopi. Smettere di lamentarsi, di fare le vittime, di aspettarsi dagli altri la soluzione dei nostri problemi. Diventare adulti. Profondi ma leggeri. Voler bene alle persone a cui si è scelto di voler bene. Leggere Charles Dickens o chi volete voi, purché oltre alla tecnica abbia un’anima, oltre al cinismo un sogno. E le vere profezie dei Maya, per scoprire che il 21 dicembre 2012 non finirà un bel niente, semmai comincerà qualcosa. Qualcosa che sarebbe meglio far cominciare già adesso, anche dentro di noi.



Per quanto ci si possa sforzare nel comportarsi in modo virtuoso,lei questo film descritto dovrebbe concretamente viverlo su qualche altra latitudine,da queste parti esistono parecchi lupi con una moltitudine di pecorelle,inutile descrivere tutti i mali che ci circondano.

Per ciò che riguarda la presunta previsione dei Maya,la vignetta inserita da l'idea di come possa temere la data nefasta.

&& S.I. &&


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Quelli che dicono no alla corruzione del calcio




Ma non chiamateli eroi
Quelli che dicono no all’Italia dei corrotti
di Stefano Caselli e Carlo Tecce

Quelli che dicono no conoscono poche parole. Non si raccontano nemmeno. Non predicano, fanno. Quelli che dicono no, spesso, stanno in basso. E se puntano in alto, cercano la strada più giusta e corretta. Onesta , semplicemente. Quelli che dicono no si fermano prima di una tentazione, di un calcolo matematico, di un fruscìo di banconote. S’incazzano. Quelli come Simone Farina, difensore di Serie B, cinque anni nel Gubbio, rispondono offesi a chi cerca di corromperli: “Io queste cose non le faccio”. E basta. Senza tormenti di coscienza, senza ripensamenti. A Farina offrivano 200 mila euro per truccare una partita di Coppa Italia col Cesena: perdere una gara quasi inutile per far felice la malavita che col calcio sporco ci campa (e di lusso). Farina gioca, a volte male, a volte bene. Ha un buono stipendio per la Serie B di zona retrocessione, né ricco né povero. E 50 mila euro, imprevisti, fanno la differenza.
Ma Farina ha detto no perché mai avrebbe detto sì: “No ai soldi sporchi”. Quelli che dicono no come Simone Farina (e denunciano un ex compagno al capitano e all’allenatore), che mai vincerà un Mondiale, lo fanno per se stessi e per quello che fanno. Non sono tanti, però si fanno sentire. Sono piccoli ingranaggi che fanno saltare sistemi di corruzione studiati, rodati, quasi scientifici.
Si mettono di traverso per istinto. No, non per gloria. No, non per apparire. Si fanno ricordare per un giorno, poi tornano lì dove volevano restare. Con la faccia e le mani pulite, qualche sguardo di troppo, qualche domanda stupida cui rispondere. Quelli che dicono no scelgono solo due lettere per stare meglio: no.



Direi che non accettare una buona mazzetta di soldi e ribellarsi a tutto ciò,merita tutti i complimenti che gli stanno piovendo addosso,non conosco le sue qualità tecniche da calciatore,come uomo è sicuramente un campione.

Per Natale potremo affermare "meno Doni più Farina",chapeau!

&& S.I. &&

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martedì 20 dicembre 2011

Pedalare in città,la soluzione per respirare meglio




Il 60 per cento in meno delle emissioni di CO2 non è un miraggio. Se tutti gli europei pedalassero quanto i danesi, nel 2050 potremmo più che dimezzare l’impatto dei trasporti urbani raggiungendo così l’obiettivo previsto dall’Unione europea. La stima arriva da un rapporto dell’European Cyclists’ Federation, federazione europea dei ciclisti, cui aderisce anche l’italiana Fiab (Federazione amici della bicicletta). Dati alla mano, si osserva infatti come in questi anni le emissioni inquinanti prodotte dai trasporti locali siano aumentate del 36 per cento. Tuttavia se ogni cittadino percorresse almeno 5 chilometri al giorno in bicicletta piuttosto che con l’automobile o l’autobus si «risparmierebbero» tra 33 e 72 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Senza contare i benefici per la salute e per l’organismo.

CLICK ARTICOLO CORSERA



In alcune città italiane si è investito molto per le piste ciclabili e bike-sharing,a Torino ad esempio si possono trovare parecchi tracciati ciclabili e sono state organizzate parecchi rimessaggi dove poter prendere al volo la due ruote ecologica per eccellenza,ad un prezzo popolare (ricarica-abbonamento).

Fa bene alla salute,ci si tiene in forma e si risparmia,il fenomeno più si diffonderà e più respirabili risulteranno le nostre città.

@ Dalida @


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Gino Strada:Sempre piu' emergency anche per gli italiani




Gino Strada lancia S.O.S. Emergency “Più impegno sul fronte interno”
di Stefano Citati
Gino Strada, la campagna “S.O.S. Emergency” per la raccolta fondi si concentra molto sul-l’Italia. Il nostro paese è una delle nuove frontiere del disagio dove sempre più persone hanno bisogno di aiuto?
A me sembra che l’Italia sia sempre più terra straniera, un luogo in qualche modo alieno, non solo per le necessità degli stranieri , ma anche di molti cittadini italiani. Da anni mi sono reso conto che i bisogni non sono solo oltre frontiera, in altri paesi, dove noi siamo presenti da tempo, ma sempre più qui, in patria. Per questo abbiamo aperto il poliambulatorio a Palermo per i migranti, dove curiamo, in modo del tutto gratuito, persone che vengono da oltre 70 paesi. E poi a Marghera, nato con lo stesso obiettivo e dove, con il passare del tempo, ci siamo accorti che che la presenza degli italiani è salita oltre il 20% del totale: nuovi poveri, scesi sotto la soglia della miseria. E poi gli ambulatori mobili, che seguono i braccianti nei loro massacranti lavori stagionali.
La sanità italiana è sempre più malata, e questo si riflette sulla vita di tutti. La via della guarigione passa sempre più attraverso soluzioni economiche. C’è un’altra via?
Non mi pare che ci sia bisogno di gran consulto di economisti, bastano quattro amici al bar per dare formule economiche. Ma bisognerebbe ribaltare la questione: non è quanti risparmi si possono fare sulla sanità, ma quante e quali sono le necessità e recuperare i fondi altrove. Perché non tagliare i soldi per la guerra? Nessuno lo ha mai veramente fatto, nemmeno questo governo mi pare, almeno per ora. Perché noi i costi delle
guerre in questa situazione proprio non ce le possiamo permettere, ed è un esercizio che pare si faccia solo per susseguio alla potenza a stelle e strisce. E l’altro problema è smetterla con la bestemmia che bisogna trasformare gli ospedali in aziende. Faccio un esempio: scommetto che se il ministero della Sanità o chi per lui potesse darci in gestione San Raffaele decidendo quale è il budget adeguato, saremmo in grado di curare tutti gratuitamente, senza far pagare alcun ticket, tenendo i conti a posto. E questo perché la differenza la fa il profitto del privato, mentalità e sistema che si è infiltrata nelle strutture pubbliche. Facciamo il caso dell’intervento di sostituzione mitralica che è sovvenzionato dal servizio pubblico con 25mila euro ma il cui costo di base è di 2.000. O le pulizie, appaltate all’esterno, mentre l’igiene di un ospedale non può essere considerato una possibilità di lucro. Negli ultimi decenni l’idea di servizio pubblico si è sgretolata a tappe successive, anche per via della casta medica: l’arrivo della libera professione all’interno degli ospedali, l’aziendalizzazione, l’esternalizzazione dei servizi; la quantità al posto della qualità. Pubblico e privato devono poter rimanere separati, e le case di cura camminare con le proprie gambe. È un discorso che vale anche per un altro pilastro della nostra repubblica: l’istruzione.
Per questo chiederete ai vostri sostenitori uno sforzo per impegnarsi anche in Italia. Ma i fondi mancano perché si riduce il numero dei donatori o la quantità di denaro che arriva?
Il numero di donatori di Emergency è per fortuna in costante aumento, ma essendo in gran parte normali cittadini, hanno meno soldi, e il flusso generale si è ridotto. Chiediamo 5 milioni di euro, per continuare i nostri 47 progetti con i quali siamo presenti in 7 paesi, e per aprire 5 nuovi ambulatori in Italia, nelle città dove il bisogno è maggiore: penso a Bari, Napoli, Roma... Con questo impegno all’estero abbiamo guadagnato il rispetto delle popolazioni che abbiamo assistito; in Italia un buon servizio pubblico, il rispetto del bene comune, ridà fiducia nei confronti dello Stato. Per noi è un’avventura di civiltà che deve continuare, nonostante le difficoltà, anche burocratiche come, per esempio, i due anni di tempo che lo macchina statale ci mette a stabilire ed erogare il 5x1000. In fin dei conti alle difficoltà siamo abituati: penso ad Azzarà e alla sua vicenda in Sudan, che si è conclusa bene; ma penso anche ai successi dei nostri centri in Afghanistan dove abbiamo già raggiunto e superato di molte volte gli obiettivi del millennio sulla mortalità materna che l’Onu si è prefissato per il 2015. E mi ricordo anche che storicamente, è nei momenti di crisi che i cittadini si sentono più solidali.
Quale è la cosa che le farebbe più piacere poter fare,
l’impegno che sente più urgente e personale.
Sono un chirurgo, vorrei poter tornare a operare; vorrei poter dedicare più tempo alla sala operatoria, a curare i miei malati.




Emargency e Medici senza frontiere hanno iniziato ad occuparsi sul nostro territorio degli immigrati,impiegati nella raccolta dei prodotti ortofrutticoli gia' da alcuni anni,considerata la situazione allucinante degli stessi,fatti vivere nelle condizioni piu' misere ed estreme,senza alcuna possibilita' di essere assistiti.

L'emergenza sanitaria e di sopravvivenza si sta allargando anche per gli italianissimi caduti in disgrazia,e si fa finta che il problema non esista,sia con il governo del tutto "va ben madama la marchesa",e sia per i super tecnici bocconiani...

Potranno tutti quanti,anche quelli futuri ringraziare questa classe politica e gli evasori fiscali protetti dai primi.


&& S.I. &&

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lunedì 19 dicembre 2011

Le lacrime della "madonnina" Fornero le vuole far uscire ai "soliti noti"




[ vignetta di Vauro ]

Sul fatto che fosse necessaria la manovra non ci piove,avrebbe dovuto però avere più coraggio,alzare il prezzo dei carburanti,le tasse,di conseguenza i prezzi,l'età pensionabile mancando tutti i presupposti di un welfare all'altezza della situazione,rischiando d'avere dei lavoratori anziani sulla strada,essendo lavoratori costosi e non possedendo più le performance dei giovani,i quali costano molto meno.
Ha battuto subito in ritirata sulle più semplici liberalizzazioni,adesso pigiano il tasto della soppressione dell'articolo 18.

No mi spiace,sono giustissimi i sacrifici,ma qui si vogliono soprattutto sui cosiddetti "soliti noti" o poco più.

E dire che per sconfiggere l'evasione fiscale,vero cancro dell'Italia,basterebbe una semplice leggina,ovvero mettere in galera chi la interpreta.

Ma essendo appeso per le palle dai berluscones,le palle ce le rimettiamo noi.

&& S.I. &&


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I 40 anni di Medici senza frontiere











click MSF

Grazie



Il mistero economico di Don Verzè




[ Vignetta di Staino ]

di Michele Serra

Chi è veramente don Verzé? Come è possibile che nel bilancio del San Raffaele il passivo di un miliardo e mezzo figuri sotto la voce "acquisto aspirine e cerotti"? Gli inquirenti stanno cercando una risposta.

Grandezza

Don Verzé ha sempre pensato in grande. Fin da piccolo, quando per andare a scuola a piedi (era un bambino povero) si era fatto costruire un tapis roulant che attraversava il quartiere, pagato con i fondi della Regione. Nei suoi ospedali tutto è sovradimensionato, e di altissimo profilo: dalle radiografie, con l'inquadratura studiata da allievi di Cartier-Bresson, alla ristorazione, con il tradizionale menù (pastina in brodo e mela cotta) eseguito ogni giorno, a rotazione, da un grande chef che poi passa in corsia per ricevere l'applauso dei pazienti. Al San Raffaele la ricerca dell'eccellenza è una missione: il polmone d'acciaio è studiato nella galleria del vento, la cappella è a doppia navata con guglie gotiche e orchestra stabile per le messe cantate, nella camera iperbarica si può entrare in automobile e guardare un film come in un drive-in. Spettacolare la camera mortuaria, con ogni salma vegliata da 20 prefiche che si strappano i capelli ululando per tutta la notte.

Finanziamenti

Da dove viene l'impressionante quantità di denaro necessaria a don Verzé per costruire in tutto il mondo i suoi ospedali modello? Nello spirito della sua missione evangelica, il sacerdote manager avrebbe iniziato la sua fortuna, quando era ancora sagrestano, raccogliendo le monetine tra i fedeli, fino a totalizzare 28 mila lire. Con quelle avrebbe acquistato un termometro, un clistere e un berretto da infermiera, posando il primo mattone del suo poderoso edificio sanitario. Da allora in poi - ecco il segreto - non ha più pagato nessuno, acquistando tutto a credito, compresi un paio di università, un sommergibile e una flotta aerea. Ai creditori inferociti suggeriva di rivolgersi al papa e di confidare nella divina provvidenza. Ancora oggi il capitale sociale del San Raffaele resta quello originario: 28 mila lire.

Opere impossibili

Pur di aprire un ospedale ovunque gli sembrasse necessario, don Verzé non è arretrato di fronte ad alcun ostacolo. E' così, per la forza visionaria del suo fondatore, che oggi tutto il pianeta è disseminato di strutture sanitarie fantastiche e multiformi. Per esempio il Policlinico dell'Antartide, un immenso igloo costruito con blocchi di ghiaccio fatti venire apposta dall'Artide (don Verzé riteneva il ghiaccio dell'Artide esteticamente più adatto all'Antartide). L'Ospedale del Sole, una struttura avveniristica costruita lungo l'A1 da Milano a Roma, un reparto a ogni casello, con i pazienti che si spostano da un reparto all'altro in sedie a rotelle dotate di telepass. Per un degente ricoverato a Orte, andare a fare un prelievo del sangue a Fiorenzuola valicando gli Appennini è anche l'occasione per ammirare il paesaggio. Il SuperRaf, l'unica costruzione umana visibile dallo spazio oltre alla Grande Muraglia, un mega-ospedale a forma di crocifisso costruito a Los Angeles con 10 mila posti letto tutti in letti a baldacchino, infermiere ex concorrenti di Miss Mondo, sale operatorie in mosaico ravennate, cimitero interno con mausolei personalizzati, camera di cremazione alimentata a legno di ginepro e pigne per ottenere l'effetto barbecue.

Il futuro

Alle richieste incalzanti dei creditori, il novantaduenne don Verzé ha rivolto una preghiera: ancora qualche anno di pazienza. Nel frattempo intrattiene corrispondenze sapienziali con eminenti teologi e cardinali. I suoi corrispondenti nutrono la speranza che don Verzé possa cambiare, evitando gli errori del passato. Ma sono insospettiti dal fatto che le lettere di don Verzé sono scritte con inchiostro di mirtillo dell'Himalaya su pergamena del Cinquecento, e vengono recapitate da un messo a cavallo, in costume rinascimentale.



Furbacchioni laici e in questo caso religiosi il paese ne e' pieno,uno dei tanti motivi d'essere costantemente il fanalino di coda continentale.

[ Kenzo ]

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