Anche Albert Einstein si starà rotolando nella tomba su una dichiarazione del genere...
«Prima della didattica viene la genetica», sentenzia un professore del Conservatorio di Milano su Facebook, la piazza di Internet dove si chiacchiera con le dita e spesso si straparla, anzi si strascrive. «Prima della didattica viene la genetica» e quindi ha proprio ragione quell’assessore di Chieri che a scuola vuol separare i bambini disabili dai «normali». Per quanto la soluzione ottimale sia ancora un’altra: «Alla Rupe Tarpea bisognerebbe tornare», rievoca nostalgico il prof, «perché stiamo decadendo geneticamente e una pseudoscienza senza bussole fa campare persone che non dovrebbero». Guai a dargli del nazista («cosa che non sono») o del razzista («inconcepibile»). Lui è «una persona che ragiona liberamente» e, ragionando ragionando, scrive: «Prima della didattica viene la genetica».
Che peccato. Perché se invece fosse venuta prima la didattica, durante il suo lungo corso di studi il professore avrebbe imparato che dalla Rupe Tarpea i romani non gettavano i disabili, ma i traditori della patria. Era a Sparta che selezionavano la razza abbandonandone i frutti meno ortodossi sul monte Taigete. E poiché la cultura è come le ciliegie e ogni nozione se ne tira dietro un’altra, il prof avrebbe potuto riflettere sul destino singolare degli spartani, che - unici nel mondo greco - non hanno lasciato all’umanità uno scultore, un architetto, un filosofo, un musicista. Non sarà che, a furia di «spuntare» quelli che ritenevano imperfetti, si ritrovarono con una massa di bietoloni allergici al nuovo e al diverso come certi contemporanei?
Oltre essere un personaggio mostruoso il prof.dei miei stivali,dimostra pure una cultura alquanto scadente,evidentemente ha fiutato il momento epocale dello "stivale-paese",purtroppo per lui decisamente usurato e alla deriva sociale,come alcuni politici idealizzano concetti degni del nazismo che fu,almeno si spera!
La breve intervista di Carmen Lasorella al Nobel per la pace Aung San Suu Kyi,la farfalla ancora prigioniera del regime birmano.
Aung San Suu Kyi tornerà libera il prossimo 13 novembre, una settimana dopo le elezioni legislative in Birmania. Lo ha annunciato la giunta militare al potere. Dopo due decenni di lotta per la democrazia e 15 anni di carcere, la leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la Pace potrà dunque lasciare la sua abitazione, dove si trova tuttora, sottoposta agli arresti domiciliari. «La sua detenzione terminerà il 13 novembre, una settimana dopo le elezioni in Birmania. Sarà liberata conformemente alla legge», ha confermato una fonte di Rangoon. ] MILANO - Aung San Suu Kyi tornerà libera il prossimo 13 novembre, una settimana dopo le elezioni legislative in Birmania. Lo ha annunciato la giunta militare al potere. Dopo due decenni di lotta per la democrazia e 15 anni di carcere, la leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la Pace potrà dunque lasciare la sua abitazione, dove si trova tuttora, sottoposta agli arresti domiciliari. «La sua detenzione terminerà il 13 novembre, una settimana dopo le elezioni in Birmania. Sarà liberata conformemente alla legge», ha confermato una fonte di Rangoon.
Anche se il suo legale nutre forti perplessità sull'annuncio del regime,potrebbe essere solo una dichiarazione di facciata per le prossime e per nulla libere elezioni in Birmania.
In ogni caso la farfalla ancora prigioniera,è nel pensiero di tutte le anime libere su questo pianeta.
Non è stata un'idea di google bensì di qualche buontempone,in fin dei conti se li meritava,dopo aver incassato il si dei finiani grazie ad una casupola a Montecarlo, e dopo aver condotto a buon termine gli acquisti dei parlamentari.
Un augurio di tutto "cuore" anche da parte nostra,sire.....
Una capsula di buonumore in mezzo a tanta pesantezza. Il James Dean della mutua, Fabrizio Maria Corona in Belen, ha avuto una relazione col diversamente longilineo Lele Mora, il cosiddetto manager dei cosiddetti teledivi che amava farsi fotografare in pose da odalisca fra valletti nerboruti. Adesso sappiamo che uno di quei bronzi era lui, il Fabrizio Maria. Lo ha rivelato proprio Mora ai magistrati che indagano su un giro di fatture false, spiegando di aver speso per l’amante uno sproposito in auto, appartamenti e altri ammennicoli rigorosamente esentasse.
Dov’è il buonumore in una storia così triste, direte voi? Ma nella vendetta dell’Immagine, l’unica dea che questi eroi del luccicante nulla siano disposti a onorare. Corona ha costruito il suo mito presso i poveri di spirito sbandierando dalle copertine dei rotocalchi la sua mascolinità «maledetta» e la contabilità delle performance erotiche con la ricarica telefonica Belen: sei giorni la settimana, ovviamente, perché quelli al suo livello il settimo si riposano sempre. Finché si scopre l’altarino, che un mio amico gay aveva sospettato da tempo (infatti non la smette più di ridere). Corona come il predicatore moralista con il conto in banca alle isole Cayman. O come l’estremista vegetariano sorpreso ad azzannare un hamburger da McDonald’s. Dice il saggio: chi ostenta la sua virilità nasconde una doppia verità. E se non vi piace la rima, proviamo con l’assonanza: in fondo al ruggito del macho si può udire il miagolio di un micio.
Non s'illuda Gramellini,il macho diventato micio sapra' avvalersi anche di questa opportunita',i suoi fans sapranno comunque prenderlo come modello,i cerebrolesi de noantri sono una razza assai diffusa,i miti del nulla in questo momento storico vanno per la maggiore,anche se si mettono a miagolare con un lele qualsiasi....
Finalmente una sinistra dichiarazione del segretario dei democratici,il tutto confezionato dal tremendo Misfatto quotidiano,inserto del Fatto quotidiano domenicale.
Buongiorno a tutti, stavo riguardando com’è partita questa faccenda di Fini, lo so che la politica è un’altra cosa, lo so che ieri siete stati in molti alla Woodstock organizzata da Beppe Grillo a Cesena, lo so che lì si è parlato di politica vera, di progetti, di programmi, di idee nuove, quello è il futuro, il presente purtroppo è la melma nella quale ci tocca rimestare perché da quello che sta succedendo dipenderà se e quando andremo a votare, quali leggi passeranno e quali no in Parlamento prima che si spera defunga, il nostro immediato futuro dipende da questo maleodorante presente che ruota intorno alla cosiddetta vicenda Fini – Montecarlo.
Le minacce di Feltri
Allora sono andato a riprendere un po’ di ritagli, il vizio di tenere un po’ tutto e di non buttare via niente, allora forse servirà vedere com’è cominciata questa storia, 28 luglio 2010, sono passati pochi mesi, questo è il primo pezzo che Il giornale dedica alla casa di Montecarlo, Fini, la compagna e il cognato e una strana casa a Montecarlo, questione morale, “un appartamento lasciato da eredità da Alleanza Nazionale, finisce a una misteriosa finanziaria estera, ora ci abitano familiari del Presidente della Camera e nessuno ne sa niente”.
E’ un articolo non accompagnato da commenti, forse il migliore commento è quello che c’è a pag. 3, un altro articolo che dice “rottura a un passo, pronto il partito di Fini, la scissione del Pdl è vicina, manca solo la scintilla per la rottura tra Berlusconi e il Presidente della Camera”. Che giorno era il 28 luglio? Era la vigilia della riunione del vertice del Pdl, nella quale si è deciso di deferire ai propri viri i 3 principali collaboratori di Fini, Fabio Granata, Bocchino e Briguglio e di definire Fini assolutamente incompatibile con il partito che aveva fondato insieme a Berlusconi due anni prima, di fatto l’espulsione dei finiani che nei giorni successivi vanno alla conta e diventeranno i famosi 44 gatti tra Camera e Senato contro i 4 gatti che Berlusconi aveva preventivato che se ne sarebbero andati.
Quindi il giorno prima dell’espulsione di fatto di Fini e dei suoi, Il Giornale piazza il primo articolo di una lunga serie, una serie che è diventata quotidiana, una specie di rubrica fissa su Il Giornale e poi su Libero che il giorno dopo ha cominciato, vedete il 29 luglio Fini non spiega la casa dei misteri, Libero è arrivato il giorno dopo e da allora a fotocopia ha affiancato Il Giornale nella sua campagna contro Berlusconi che è cominciata per Il Giornale il giorno prima dell’espulsione di Fini e per Libero il giorno dell’espulsione di Fini.
Quando Fini viene espulso Il Giornale commenta “colpo di grazia” e subito sotto la casa di Montecarlo, ecco i conti segreti, questo è Il Giornale del 30 luglio che commenta l’espulsione avvenuta il 29, il giorno dopo del primo articolo de Il Giornale uscito il 28, questa è la successione degli eventi, ma c’era già stata un’avvisaglia interessante, datata un anno fa, era il 14 settembre e Vittorio Feltri che da poco si era reinsediato alla direzione de Il Giornale dove aveva subito esordito con la campagna contro il Direttore di Avvenire Dino Boffo, aveva scritto un articolo, era già un periodo in cui Fini e i suoi dissentivano su alcune posizioni di Berlusconi in materia soprattutto di giustizia, di legalità e di leggi ad personam e era una specie di avvertimento alla vigilia della decisione della Corte costituzionale sul lodo Alfano, la Corte Costituzionale doveva decidere ai primi di ottobre e qui si ipotizzavano complotti, la Corte Costituzionale Fini per rovesciare Berlusconi, c’erano le rilevazioni di Spatuzza, di Massimo Ciancimino, mettendo tutto insieme Feltri pensò bene di lanciare un avvertimento a Fini dicendogli: guarda che se la Corte boccia il lodo, disse testualmente “bocciato un lodo Alfano se ne approva un altro modificato e lo si manda immediatamente in vigore, Fini ha l’esigenza immediata di trovare una ricollocazione o di qua o di là, non gli è permesso di tenere un piede nella maggioranza e uno nell’opposizione, deve risolversi subito” a questo punto uno direbbe: sennò? Sennò glielo spiegava Feltri, diceva “perché oggi tocca al Premier, domani potrebbe toccare un Presidente della Camera, è sufficiente per dire ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale per montare uno scandalo, meglio non svegliare il cane che dorme!”.
Insomma, o la dai sempre vinta a Berlusconi, oppure saltano fuori fascicoli, è evidente che questi fascicoli sono lì, se un giornalista fa il giornalista e pensa che un fascicolo abbia un’attualità e un interesse pubblico, sia una notizia, la pubblica, perché invece far sapere: non svegliare il cane che dorme, potrebbero saltare fuori fascicoli, evidentemente perché l’informazione viene usata come un manganello, come una pistola, dice: qua c’è la pistola, anzi è nel cassetto, però te la faccio vedere, se fai il bravo resa nel cassetto, se non fai il bravo la tiro fuori e magari sparo!
Questo non è il giornalismo, questa è un’altra cosa e questo avviene sul giornale di proprietà della famiglia del Presidente del Consiglio, dopodiché il fascicolo a luci rosse non è uscito fuori perché? Perché era già uscito fuori, se ne era già occupato l’espresso, questi a volte usano anche dei fascicoli un po’ tarocchi, magari sul numero ne hanno qualcuno che non è proprio chissà ché! L’Espresso aveva già raccontato che c’era una metresse con uffici prospicienti a quelli di una delle sedi del Parlamento che riceveva uomini politici e loro portaborse di vari partiti, tra cui alcuni vicini al Presidente Fini.
Poi a rilevare che c’erano politici che andavano a puttane con tutto quello che era successo con Berlusconi che non è che ci andava, le riceveva nella sua residenza e ci si faceva pure filmare, avrebbe sortito scarsi effetti il dossier, allora si è proceduto a un altro dossier e cioè qualcuno ha tirato fuori la storia di questa casa, tenete presente che questa casa che oggi viene ingigantita per cui sembra un enorme… in realtà è un alloggetto di una sessantina di metri quadrati, sta al piano terreno, senza vista mare a Montecarlo e che ha un valore che è stato stimato dal condominio del quale fa parte, è ovvio che nei condomini non si ha l’interesse a sottovalutare il valore di un appartamento, semmai a sopravvalutarlo perché così si rivaluta e si sopravvaluta tutto il condominio e quell’appartamento fu valutato quando alla fine degli anni 90 la contessa Colleoni lo donò a Alleanza Nazionale, se non erro 450 milioni di lire, dopodiché, dopo anni in cui rimaneva lì ovviamente di cosa se ne fa un partito di un appartamento a Montecarlo, non l’hanno neanche ristrutturato, quindi era molto malmesso, si è fatto avanti Giancarlo Tulliani “cognato” di Fini, fratello della compagna di Fini, madre delle due figlie di secondo letto di Fini e ha segnalato una società la ?Printemps? che ha sede a Saint Lucia un paradiso fiscale, quindi una società offshore di cui si ignora il vero proprietario, ma si conosce soltanto il legale rappresentante che è un certo James ?Wolfensau?, stesso rappresentante legale dell’altra società che poi rileva l’appartamento venduto da Alleanza Nazionale alla Printemps e che si chiama Timara, anche essa rappresentata da Wolfensau e Timara è quella che poi affitta l’appartamento a Tulliani, per quanto viene venduto l’appartamento? Era stato valutato in origine nel 1999/2000 450 milioni di lire, poi si passa all’Euro, quindi diventerebbero 275 mila Euro, viene venduto a un po’ di più, a 350 mila Euro, è stato venduto a poco? Sicuramente, se si mettevano di impegno riuscivano a venderlo a un prezzo superiore.
Il problema qual è? E’ che questi sono fatti loro, nel senso che se un partito è amministrato da una persona che riesce a ottimizzare i ricavi del suo patrimonio, peggio per quel partito, ma quelli sono soldi privati, beni privati non sono soldi pubblici, non sono soldi nostri, non è una casa del demanio, è una casa pubblica, non c’entrano enti previdenziali, non c’entra niente, non è affittopoli, non è casopoli, è un affare privato tra questa contessa che dona incredibilmente una casa a un partito anziché a un ente benefico, il partito ne fa quello che vuole, ci rimette qualche soldo, il problema qual è? Il problema è: A) che la casa di Montecarlo viene venduta a una società offshore; B) che poi da questa società offshore o meglio da una società gemella la affitta Tulliani.
Teniamo presente cos’è Montecarlo, anche Montecarlo è un paese offshore, anche Montecarlo è un paradiso fiscale, a Montecarlo chi opera? Società offshore, quindi non è come vendere una casa di Roma a una società offshore, stiamo parlando di una casa di Montecarlo che viene venduta a una società offshore che naturalmente è offshore esattamente come Montecarlo; 2) viene affittata da Giancarlo Tulliani che è quello che aveva segnalato la società interessata a comprare.
Fini e Giancarlo Tulliani
Questo al momento è l’unico tema di rilevanza pubblica di tutta questa storia, cioè che Fini, visto che la società l’aveva segnalata il fratello della sua compagna, avrebbe dovuto seguire la trattativa in modo da verificare non tanto che la società fosse una società equivoca, perché se vendi una società offshore tu non potrai mai sapere di chi è quella società, quindi non aveva strumenti per capire di chi poteva essere, ma proprio perché l’aveva segnalata il cognato, per accertarsi che non ci fosse qualcuno che ci faceva la cresta e questo sicuramente non l’ha fatto anche se noi non sappiamo se c’è qualcuno che ci ha fatto la cresta e la leggerezza, ingenuità di cui ha parlato Fini, che è abbastanza comprensibile nel senso che in un partito come Alleanza Nazionale che ha un enorme patrimonio immobiliare, donazioni, lasciti, vecchi militanti, vecchie sedi, terreni, ti puoi immaginare che il segretario nazionale deleghi ampiamente il tesoriere del quale si fida, poi è il Sen. Pontone, un vecchio avvocato di Napoli, una persona per bene e quindi lascia fare e lì è lo sbaglio, proprio perché la società l’aveva segnalata Tulliani avrebbe dovuto verificare e magari sollecitare in qualche modo altre offerte, di modo che si aprisse un’asta e il partito incassasse qualcosa in più. Questa è al momento l’unica questione di interesse pubblico che investe il Presidente della Camera e che giustifica il fatto che si parli di questa storia, poi cosa succede? Succede che il fascicolo, il dossier esce, perché? Perché Fini ha svegliato il cane che dorme, si è messo di traverso sulla legge Bavaglio, sul processo breve, ha osato parlare di legalità a aprile nella direzione nazionale del partito quando puntò i piedi contro Berlusconi, quindi è stato dichiarato incompatibile, è stato cacciato, esce il dossier immediatamente e nel dossier cosa si tende a dimostrare? Che Fini è un ladro, che fini è un delinquente, che quindi questione morale è l’occhiello del primo articolo de Il Giornale: Fini non ha alcun titolo per fare la morale a Berlusconi perché è un ladro, questo è quello che vogliono dimostrare.
Naturalmente a casa mia e credo anche a casa vostra se si scopre che c’è un ladro in più rispetto ai ladri già conosciuti in Parlamento e al governo ce ne sono un bel campionario, si prende atto, abbiamo un ladro in più, invece no, loro non vogliono dimostrare che Fini è un ladro per dire semplicemente che ne abbiamo uno in più, per loro se Fini è un ladro, vuole dire che Berlusconi è onesto, loro hanno questa strana matematica, per noi un ladro più un ladro fanno due ladri, per loro un ladro più un ladro fa zero ladri, nel senso che l’eventuale ladritudine di Fini, cancellerebbe la conclamata ladritudine, evasioni fiscali, falsi in bilancio, corruzioni, corruzioni giudiziarie di Berlusconi e del suo entourage.
Quindi l’eventuale ladritudine di Fini elide i reati e le illegalità commesse da Berlusconi e dal suo clan, questo è il tentativo che devono fare, da quel momento ci sono in Italia due giornali che non hanno il compito di andare a vedere come sono andate le cose a Montecarlo, ma hanno il compito in partenza, a prescindere di dimostrare che Fini è un ladro. Se trovano elementi bene, se non li trovano li inventano!
Allora cosa cominciano a fare? Sollecitare Fini a rispondere, Fini risponde nei famosi 8 punti, comunicato di questa estate dice: la casa è stata venduta a quella società su segnalazione di Tulliani quando poi ho scoperto dopo la vendita che Tulliani affittava quella casa, potete immaginare il mio disappunto, mi sono incazzato con Tulliani.
Sarà vero, non sarà vero, questo è quello che dice Fini, immediatamente Il Giornale e Libero tentano di smentirlo, perché? bisogna dimostrare che Fini non solo è un ladro, ma è anche un bugiardo, quindi interpellano mezzo mondo per vedere se Fini mente, ogni tanto pubblicano la testimonianza di qualcuno che dice di avere visto Fini a Montecarlo, nelle vicinanze di Montecarlo, a parte che se Fini fosse stato a Montecarlo, chi di noi non è stato a Montecarlo almeno una volta, non è che tutti quelli che sono stati a Montecarlo, allora vuole dire che sanno e poi bisogna vedere quando, perché magari è stato a Montecarlo dopo che aveva saputo che la casa era affittata dal cognato, era occupata dal cognato o magari è proprio andato a Montecarlo a dirgli di lasciare la casa, visto che si era incazzato.
In ogni caso queste testimonianze vengono abbandonate perché non c’è nessuna che sia decisiva o inoppugnabile che dimostri che Fini prima di quando ha detto di averlo saputo, avesse saputo che la casa era affittata da Tulliani, allora salta fuori il primo scudo umano della nostra storia, un consulente del mobilificio Castellucci che interpellato da Il Giornale dice di avere visto Fini da Tulliani al mobilificio alla periferia di Roma sulla Via Aurelia, posto non certo da vip, comprare una cucina Scavolini da 4500 Euro e dice questo tizio: avevo sentito dire in azienda che era destinata a Montecarlo, però lui non ha elementi, ha la planimetria, il disegno della cucina componibile ma non ha naturalmente il luogo nel quale è stata recapitata, avevo sentito che doveva andare a Montecarlo, voci… la cosa curiosa questo signore dice che per continuare a lavorare in quel mobilificio lui sarebbe tenuto al segreto su quella cucina perché i suoi capi gli avevano detto che non se ne doveva parlare, ma lui cosa fa, eroico, si dimette dal mobilificio e fa dimettere anche sua moglie che lavorava lì, quindi rinuncia a due posti di lavoro, gli unici della famiglia, due stipendi, gli unici della famiglia, rovinandosi l’esistenza per poter gridare al mondo le voci che aveva sentito sulla destinazione di questa cucina che non doveva essere neanche un granché perché era 4500 Euro il costo pagato.
Una cucina di 4500 Euro è proprio una robetta Ikea o forse meno, in ogni caso queste voci poi non trovano conferma, Fini dice: no la cucina è stata presa per una casa a Roma, sbaglia a non farla vedere perché dovrebbe organizzare una visita guidata se i politici hanno un dovere di trasparenza su tutto, abbassati al livello di questi signori, organizza una bella visita guidata con telecamere nella casa romana dove c’è la cucina e così si dimostra che razza di informazione fanno questi, invece si limita a dirlo, però è ovvio, l’onere della prova spetta agli altri, non spetta mica a lui, lui farebbe bene a rovesciargliela subito in faccia quella cucina, però se non lo vuole fare, non è che sia tenuto a farlo, in fondo è l’accusa che deve dimostrare che lui ha comprato la cucina per Tulliani, mica lui che deve dimostrare che non l’ha comprata e non ci riescono a dimostrarlo.
L’atteggiamento di questi due missionari così disinteressati in nome della verità da rinunciare allo stipendio e al posto di lavoro per dare un’intervista a Il Giornale, fa abbastanza ridere, ma non è l’unico caso anomalo di scudi umani pronti a immolarsi e a rovinarsi l’esistenza, la carriera e la faccia, anche per venire incontro alle esigenze del padrone d’Italia.
Viene abbandonata anche la pista della cucina, c’è un imbarazzato pezzo su Il Giornale di Feltri in cui uno dei suoi vice dice: è possibile che la cucina inizialmente destinata a Montecarlo, sia poi stata richiamata a Roma? Ci sono cucine che pagano semoventi con le rotelle in giro per l’Europa in attesa che Fini dica dove devono andare, alla fine Fini richiama la cucina e la cucina rientra mestamente a Roma, dopo che si era già eccitata tutta perché pensava di andare a finire a Montecarlo!
Abbandonano la pista della cucina perché loro sono così, non è che dicono: vi abbiamo raccontato una balla, pestano uno e poi quando scoprono che è quello sbagliato, neanche gli chiedono scusa, cominciano subito a pestare un altro, questo è il loro modus operandi.
Mentre la storia di Montecarlo rischiava di languire, stavano raschiando il fondo del barile, avevano addirittura pubblicato lo stato di famiglia Tulliani, avevano riesumato Gaucci per fargli sputare la sua ex fidanzata tutta la famiglia Gaucci, cose che con il tabaccaio di Gaucci, la schedina del superenalotto, salta fuori una lettera, una lettera datata 16 settembre, firmata da mister Rudolph Francis, Ministro della Giustizia dell’isola di Saint Lucia, Francis scrive questo memo riservato al suo Primo Ministro in cui gli dice: dalle indagini che ho svolto risulta che la società che affitta la casa di Montecarlo a Tulliani, appartiene in realtà a Tulliani, quindi Tulliani finge di affittare l’appartamento di Montecarlo, ma in realtà l’appartamento è suo, lo affitta da sé stesso, quindi Alleanza Nazionale l’ha venduto a lui e allora deducono i segugi de Il Giornale di Libero: Fini ha mentito e naturalmente è sottinteso, è un ladro!
Le società Off Shore e il Ministro di Santa Lucia
Naturalmente se Tulliani fosse il proprietario o della Timara o della Printemps o di tutte e due e affittasse da sé stesso la casa, le cose cambierebbero ma non sarebbe la prova né che Fini ha rubato, né che Fini è un bugiardo, perché?Perché è ben possibile che visto che le società sono società offshore e solo il proprietario conosce il proprietario, Fini non sapesse che Tulliani è il proprietario della o delle due società, se Tulliani è il proprietario delle due società, come fa Fini oggi a sapere chi è il proprietario delle due società, può soltanto chiedere a Tulliani e Tulliani può soltanto dirgli: non sono il proprietario oppure sono il proprietario, gli ha detto: non sono il proprietario, come fa a dimostrare a Fini che non è il proprietario? Non esistono carte in mano a uno che non è il proprietario di una società offshore per dimostrare che non è il proprietario di una società offshore, pensate un attimo se qualcuno dicesse di qualcuno di voi che siete proprietari di una società offshore alle Cayman e magari non è vero, voi come fate a difendervi dall’accusa di essere proprietari di una società alle Cayman, dite: non è vero, ma qualcuno dice: eh ma non ci credo, portami le prove e voi come fate a portare le prove del fatto che la società non è vostra? Dovreste portare le prove che dimostrano di chi è quella società, ma come fate a avere le prove sul reale proprietario di una società offshore se non è vostra? Chi ve le dà? Capite qual è la situazione, resta naturalmente anche l’ipotesi che Fini e Tulliani siano d’accordo, che Fini abbia fatto vendere sottocosto la casa alla società offshore sapendo che era di Tulliani e che poi abbiano fatto a mezzo, questa è l’insinuazione che aleggia in questa campagna, il problema è che è un’insinuazione molto grave che andrebbe dimostrata.
Basta dire che qualcuno sostiene così e qualcuno sostiene cosà, l'onere della prova spetta all’accusa, bisogna dimostrare intanto che Tulliani è proprietario di quelle società e poi che Fini lo sapeva prima di vendergli la casa, oppure che l’ha saputo dopo, ma sperava che tutto restasse sotto silenzio e questo non è minimamente provato, quindi fino a prova contraria c’è la parola di Fini che finora non è mai stata smentita e non sarebbe smentita neanche se si scoprisse che Tulliani è proprietario delle società, perché? Perché Tulliani potrebbe averlo fregato e non averglielo detto, avergli detto: faccio da intermediario per le società tizia e caia, senza dirgli: sono il proprietario della società tizia e caia, oppure dicendogli: non sono il proprietario della società tizia e caia mentendogli, può essere!
Sicuramente la versione opposta Fini ladro in combutta con Tulliani è talmente grave che soltanto per pronunciarla bisognerebbe avere qualche elemento e finora sulla proprietà di Tulliani della società di Saint Lucia c’è questa lettera che il Ministro della Giustizia all’improvviso il 16 settembre decide di scrivere al suo Premier di Saint Lucia, è una lettera molto strana, intanto perché siamo in un paradiso fiscale che campa, tutta la sua economia campa di quello, sull’assoluta riservatezza garantita a quelli che portano i loro capitali e che aprono società offshore proprio perché hanno l’assicurazione totale che le operazioni sono top secret, che nessuno le rivelerà, è reato penale a Saint Lucia, rivelare il nome del titolare di una società offshore, quindi il Ministro della Giustizia, almeno questo lo dovrebbe sapere.
Allora perché rivela il nome presunto di una società offshore al suo premier? Perché fa un’indagine per andare a scoprire il proprietario di una società offshore domiciliata a Saint Lucia nel suo paese? Soprattutto com’è possibile che se tu fai un memo riservato per il tuo premier, quindi lo conosci tu e lo conosce il tuo Premier, questo memo 3 giorni dopo finisca su due giornali di Santo Domingo, giornali concorrenti che però guarda caso lo ricevono entrambi, sono i due più importanti giornali di Santo Domingo, Santo Domingo è l'isola dove latita e dove adesso risiede Luciano Gaucci, è un caso naturalmente, ma naturalmente da quando quel documento finisce sui due giornali di Santo Domingo e sui rispettivi siti è ovvio che in Italia qualcuno se ne accorge, l’unico mistero che non è un mistero è per quale motivo sia finita su ?Dagospia? questa lettera, ma è evidente ormai su Internet si trova di tutto e quindi Dagospia che riceve segnalazioni da tutte le parti, appena la riceve la pubblica perché è una lettera firmata dal Ministro della Giustizia di Saint Lucia che aggiunge un tassello importante se fosse vero alla nostra storia, Giornale e Libero ci si fiondano, anche Il Corriere lo pubblicano, anche La Stampa, naturalmente e Corriere la pubblicano dicendo: c’è una lettera firmata da questo Ministro, vediamo se è vero o non è vero, invece naturalmente Il Giornale e Libero l’apprendono subito come la prova che Fini ha mentito e che forse ha rubato, mentre in realtà Fini non ha mai detto sua in contrasto con quella lettera, ha detto che gli risultava che Tulliani aveva intermediato per quelle società e ha detto che secondo lui, secondo quello che gli risulta le società non sono di Tulliani, ma se poi Tulliani l’ha fregato come fa a saperlo Fini? Certamente non si sarebbe esposto fino a quel punto, fino a dire: si riderà quando si scoprirà di chi sono quelle società e che non sono riconducibili alla mia famiglia, se avesse saputo che invece lo erano, soltanto un pazzo sarebbe andato da Mentano a fare quella dichiarazione.
A questo punto un cronista de Il Fatto Quotidiano giovedì scorso Marco Lillo la sera riesce a trovare questo Ministro e gli chiede: l’ha scritta lei quella lettera? Perché c’era anche il caso che fosse un documento falso, la carta intestata non corrisponde con la carta intestata del Governo di Saint Lucia, è diversa, la cartiera ufficiale dello Stato di Saint Lucia dichiara al sito ilfattoquotidiano.it “questa carta intestata non è la nostra” quindi è apocrifa, quindi forse anche la lettera, la firma del Ministro è apocrifa, Marco Lillo chiama il Ministro e quest’ultimo dice: no quella lettera l’ho scritta io, aggiunge: prossima settimana faccio una conferenza stampa, era giovedì sera e il Ministro stava a Ginevra insieme a altri membri del Governo di Saint Lucia, da Saint Lucia (Caraibi) Ginevra, chissà cosa ci faceva in Svizzera, governo in trasferta.
Sta di fatto che mentre Lillo parla con il Ministro della Giustizia un signore che si qualifica come amico della moglie del Premier di Saint Lucia, telefona una redazione di Annozero, la redazione di Annozero fa delle verifiche, non è uno scherzo telefonico e questo signore dà una serie di elementi in cui dice: guardate che quella lettera è falsa, non si capisce bene se vuole dire che è falso come documento o se è falso il contenuto del documento, ma aggiunge, siamo a Ginevra perché abbiamo paura e perché a Saint Lucia c’è un pullulare nelle ultime settimane di uomini dei servizi segreti italiani, libici e russi, guarda un po’, l’asse Roma – Putin – Gheddafi viene in mente proprio a questo signore che telefona raccontando questa cosa e la cosa stupefacente è che il mattino dopo, mentre Annozero mette in dubbio la cosiddetta presunta patacca della lettera di Saint Lucia, il mattino dopo il Ministro Francis è già rientrato a Saint Lucia da Ginevra, credo con un volo privato, non penso ci siano linee dirette così rapide che la sera sei a Ginevra e il mattino dopo sei già a Saint Lucia, sta di fatto che fa una conferenza stampa nel pomeriggio dove conferma che la lettera l’ha scritta lui e aggiunge di averla dovuta scrivere e di avere dovuto fare le indagini su quella società perché c’è una pressione di uomini dei servizi presenti sul territorio che mettono in pericolo il buon nome e l’economia di uno stato che campa sull’anonimato che da un lato è una spiegazione che conferma la presenza di uomini dei servizi che già Il Giornale di Feltri aveva raccontato, citando l’agenzia di Daniele Capezzone il Velino, nostri uomini dei servizi segreti che vanno a Saint Lucia per indagare su una vicenda che riguarda il Presidente della Camera, gli uomini dei servizi segreti se sono regolari e non deviati dipendono dal Capo del Governo, conferma dunque il Ministro che ci sono uomini dei servizi segreti che mettono a repentaglio l’economia di un paese che vive sulla riservatezza e poi lui cosa fa? Mette a repentaglio la riservatezza del suo paese rivelando al Primo Ministro il proprietario, presunto tale di questa società e non prende neanche la precauzione perché questo memo rimanga riservato tra lui e il primo Ministro, tant’è che è già finito sui siti e sui giornali e lui fa una conferenza stampa per confermare ufficialmente il proprietario di una società offshore, da quel momento l’economia di Saint Lucia è rovinata, perché? Perché nessuno andrà più a portare i suoi capitali e a creare società offshore in un paese dove un Ministro fa indagini e rivela il nome del proprietario di un offshore, ma soltanto un pazzo continuerà a andare lì, andranno in un altro posto, alle Virgin Island, alle Cayman … commette un comportamento che nel momento in cui diventa pubblico è un reato il Ministro della Giustizia di Saint Lucia, rivela il beneficiario, il proprietario delle azioni al portatore che sono state depositate al momento della costituzione di questa società violando completamente non solo il codice penale del suo paese, ma le regole minime di riservatezza, tant’è che il capo dell’opposizione laburista, tale Anthony che è stato Primo Ministro dal 1997 al 2007 a Saint Lucia dice: il Ministro non si alza la mattina e si mette a indagare su una società a caso, sarebbe una follia, non è una pesca a campione, ci sarebbe una fuga di massa di miliardi di capitali, il nostro paese si è dato una giurisdizione in materia fiscale e societaria che garantisce l’anonimato e il rispetto del segreto dei dati sensibili, si avviano delle indagini se c’è un’autorità straniera che lo chiede formalmente.
Berlusconi e le sue Off Shore
Nel caso di rogatorie o per comprovati indizi che la società nella sua attività sta commettendo dei reati, riciclaggio, frodi, traffici illegali, qui non c’è nessun reato commesso a Saint Lucia, Tulliani non è indagato né in Italia, né a Saint Lucia, c’è una ragione per cui il Ministro deve fare un’indagine sul reale proprietario della società?
Assolutamente no, a meno che dice l’ottimo ex Premier di Saint Lucia, non ci sia una richiesta da parte di un’autorità legislativa superiore, ma non mi sembra questo il caso, la procedura in questo caso sarebbe stata diversa, il Ministro avrebbe aperto un fascicolo, avrebbe delegato gli uffici preposti e avrebbe esteso una relazione, tutto alla luce del sole, invece in questo caso c’è una nota confidenziale destinata al Primo Ministro, qualcosa informale, se questa fosse la prassi metteremmo in discussione la nostra legislazione, nessuno si sentirebbe più tutelato dal segreto da noi violare il segreto societario è un crimine! L’indagine, sono certo che è stata sollecitata e chissà da chi, vedremo!
Meglio non anticipare, meglio non fare illazioni, meglio attenersi esclusivamente ai fatti accertati, quindi attenzione, il documento del Ministro di Saint Lucia è autentico in quanto il Ministro dice di averlo scritto, non sappiamo se è veritiero, un conto è che un documento l’abbia scritto io, nel qual caso è autentico, lo rivendico, l’ho scritto io, un altro conto è se quello che ho scritto è vero, questo è un altro paio di maniche, questa è la distinzione che su Il Fatto, pur avendo lo scoop dell’intervista al Ministro, abbiamo precisato subito, attenti non stiamo parlando del Ministro Vassalli, non stiamo parlando del Ministro della Giustizia inglese, francese, americano, tedesco, stiamo parlando del Ministro di Saint Lucia, di un atollo, che fa strane cose, che dice strane cose, che mette a repentaglio l’incolumità economica e finanziaria del suo paese per fare un favore grosso come una casa al Presidente del Consiglio italiano, perché? Questa è la domanda, è l’altro scudo umano dopo quello del mobilificio, la carriera di questo signore è rovinata naturalmente, nessuno lo eleggerà mai più o lo voterà mai più visti i danni che ha fatto all’economia del suo paese, resta ancora la domanda se quello che ha scritto è vero, cioè che Tulliani è proprietario della casa o se non è vero, questo lo potremo sapere soltanto quando qualcuno porterà la carta che dimostra che Tulliani è proprietario, finché non c’è quella carta non si può dire che Tulliani sia il proprietario.
E se anche poi fosse il proprietario bisognerebbe ancora dimostrare che Fini lo sapeva al momento in cui autorizzò la vendita a quella società, in questo caso Fini dovrebbe dimettersi non solo da Presidente della Camera ma dalla vita politica per avere mentito e per avere favorito un suo parente nella cessione di un bene del partito, ma se non si dimostra che lo sapeva, Fini non deve dimettersi né dalla politica, né da Presidente della Camera perché? Perché non c’è assolutamente nulla di eticamente riprovevole in quello che è successo, almeno fino a quello che si sa in questo momento, attenzione!
Il fatto poi che chiedergli le dimissioni sia Berlusconi è veramente strepitoso perché hanno detto che Fini deve spiegare perché ha autorizzato a vendere una casa di 50/60 metri quadrati a una società offshore e perché le case, anche dei tuoi familiari, anche in affitto le devi tenere sotto controllo, se vi capita leggete il pezzo di Antonella Mascali su Il Fatto Quotidiano che oggi è anche sul sito, dove si ricorda che Berlusconi non ha un cognato che forse è proprietario di una società offshore o forse ha affittato una casa da una società offshore , Berlusconi non ha neanche la colpa di avere autorizzato la vendita di una casa a una società offshore, Berlusconi ha o ha avuto 64 società offshore del comparto B very discrete Fininvest, creato a metà degli anni 80 e per tutti gli anni 90 dall’Avvocato David Mills per tacitare il quale fu pagata a Mills una tangente di 600 mila dollari in Svizzera, in più il Cavaliere Silvio Berlusconi possiede tra Antigua e le Bermuda, tutti paradisi fiscali, almeno 6 ville intestate tutte a società offshore, in più è proprietario di una barca di 48 metri del valore di 13 milioni di Euro intestata alla Società Morning Glory Yachting Limited sede alle Bermuda, paradiso fiscale, con tutta quella galassia di società offshore Berlusconi ha pagato tangenti a Craxi, ha pagato Previti perché pagasse i giudici della Mondadori, ha pagato le scalate Standa e Mondadori, ha eluso la legge Mammì controllando tramite prestanomi Telepiù quando non poteva avere più di 3 televisioni e ha fatto tante altre belle cosette che trovate nella sentenza Mills e nelle sentenze All Iberian, tutt’ora per quel sistema offshore Berlusconi ha in piedi il processo Mediaset e il processo Mediatrade che riguardano frodi fiscale presunte, appropriazioni indebite presunte, falsi in bilancio presunti che arrivano fino al 2005 per lui e fino al 2009 per altri dirigenti del gruppo tra cui Confalonieri, il figlio Piersilvio che era insieme alla sorella il vero proprietario delle società Century One e Universal One che stavano a Guernsey nelle isole del Canale, altro paradiso fiscale offshore e che utilizzavano queste due società per conto del padre per incamerare i fondi neri che si accumulavano nei passaggi di proprietà dei diritti televisivi acquisiti dalle major americane a Holliwood.
Questo è colui che oggi sta insegnando la morale a Fini, questo è il proprietario dei giornali che fanno la morale a Fini per le case e le società offshore, come al solito chi ha non solo una trave, ma 5, 6, 10, 20 travi nell’occhio fa la morale a quello che forse, ma non è ancora deciso, ha una pagliuzza, passate parola!
Ecco la lista dei parlamentari che salveranno il governo Berlusconi. Dall'onorevole Quadrato, membro della poco nota Nona Mas, all'onorevole Spariglia, fondatore di tutte le Leghe
Si parla molto del "gruppo dei Responsabli", i parlamentari di diversa provenienza che dovrebbero garantire a Berlusconi la prosecuzione della legislatura. Chi sono questi oscuri, umili ma decisivi protagonisti della vita politica italiana? Ecco alcuni dei loro profili.
Onorevole Panzuto Eletto una ventina di legislature fa, negli anni Sessanta, è stato dimenticato dai parenti in Parlamento. Non ricorda per quale partito è stato eletto: "È passato tanto di quel tempo!", spiega sorridendo ai cronisti. Siede sul primo banco libero che trova, è molto benvoluto dai colleghi di tutti i gruppi per il carattere cordiale e l'abitudine di offrire salumi e sottaceti, estraendoli da una borsa-frigorifero che porta da casa. In quarant'anni ha presentato sedici disegni di legge, tutti sulla tutela del sottaceto calabrese. Il suo voto va, di volta in volta, allo schieramento che mostra maggiore sensibilità per la tutela del sottaceto calabrese.
Onorevole Melma È considerato un caso limite: si è presentato nelle liste dell'Udc, ma è stato eletto in quelle del Pdl perché il suo nome, per un difetto dell'inchiostro, è colato lungo la scheda elettorale. È quasi analfabeta e non si interessa di politica, ma alla Camera ha un ruolo di tutto rilievo: modificando un rastrello da giardiniere, ha realizzato un attrezzo che è in grado di premere dieci pulsanti contemporanemente, rendendo obsoleto il vecchio trucco del "pianista". Garantisce, da solo, dieci voti al governo Berlusconi.
Onorevole Karina Di origine lettone, l'onorevole Karina è stata eletta d'ufficio nel Pdl avendo vinto le selezioni di Miss Tette Enormi. Ma alla prima riunione del gruppo parlamentare, quando Berlusconi si è reso conto che si trattava di una badante sessantenne, è stata espulsa ed è passata al Pd, anche se non sa in quale corrente perché le sta ancora contando. Richiamata più volte dal presidente di turno perché schiaccia inavvertitamente il pulsante del voto con il seno. Il suo voto è da sottrarre a quelli dell'opposizione perché Karina, a causa delle dimensioni del seno, preme entrambi i pulsanti contemporaneamente.
Onorevole Spariglia L'onorevole Spariglia è tra i fondatori della Liga Veneta, si è presentato nella Lega Subalpina, poi è passato alla Lega Prealpina, infine grazie alla fusione dei movimenti "Venessia Granda" e "Vicensa a la riscosa!" ha fondato il "Grupo Iriducibile". Non è stato eletto, ma frequenta ugualmente il Parlamento nei posti riservati al pubblico, minacciando gli oratori e gridando slogan sulla supremazia della razza veneta. Il presidente di turno a volte gli consente di votare in cambio della promessa di stare zitto. Secondo Massimo Cacciari, è un sintomo del malessere del Nord-Est. Secondo il suo medico curante, è un alcolista all'ultimo stadio, e ha promesso il suo voto al governo in cambio di una cassa di Bardolino.
Onorevole Quadrato Eroe della Nona Mas (meno nota della Decima Mas) ha un forte complesso di inferiorità che lo spinge a comportamenti molto aggressivi. Eletto nel Pdl, ne è uscito per protesta quando Berlusconi ha raccontato una barzelletta su Hitler, che è il suo politico di riferimento. Ora, con la divisa della Wehrmacht, siede nel Gruppo Misto insieme a un ex repubblicano, un ex trotzkista, un deputato quacchero e la Donna Barbuta. Ha promesso il suo voto a Berlusconi in cambio della promessa di restituire l'Alsazia e la Lorena alla Germania.
La Donna Barbuta Nel pittoresco Gruppo Misto, la Donna Barbuta è certamente il rappresentante più vistoso. Nessuno sa chi l'abbia eletta e quali opinioni politiche abbia, ma tutti considerano la sua presenza in Parlamento di alto valore simbolico.
Come ci sia capitata la donna barbuta in parlamento risulta effettivamente un mistero,ma ci dev'essere il trucco per forza....
Nulla è lasciato al caso nel sultanato de noantri!
Ho ricevuto ieri sera una notizia che mi ha allietato e lusingato. Il sito nichivendola.it ha vinto il Macchianera Blog Awards 2010 come miglior blog politico italiano: migliaia di donne e di uomini hanno deciso di premiare questa piazza virtuale che porta il mio nome, onorandomi di un riconoscimento significativo.
Che non è solo mio. Tutt’altro. Dietro questo sito web ci sono volti, idee e passioni di persone - poche per la mole di lavoro - che quotidianamente si adoperano nell’ombra, con dedizione, pazienza, cura e curiosità. Senza di loro questo spazio su cui mi leggete e da cui vi scrivo non ci sarebbe o non sarebbe così come lo vedete.
Ricordo bene i mesi precedenti al giugno 2008, quando il sito fu per la prima volta on line, quando avvenne il mio approdo in quello che ho chiamato il luogo del possibile: la paura e la timidezza per l’approccio con un mezzo fino ad allora a noi estraneo ma al tempo stesso il loro incoraggiamento, la loro audacia, la loro determinazione. L’inizio di un’avventura collettiva.
Da allora questo sito è stato per me, per noi, una finestra sul mondo, un’antenna di lotte, vertenze, umori, sogni e bisogni. È stata, e questo premio lo conferma, un’attenta sentinella, compagna di viaggio di un progetto di trasformazione e di rinnovamento radicale.
Complimenti per il premio del miglior blog politico dell'anno,un riconoscimento delle buone idee che stanno suscitando molto consenso tra gli elettori.
Mi auguro che alle prossime primarie del Pd,Nichi Vendola possa vincere e diventare il segretario democratico,poichè solo lui può suscitare ancora speranze per la sinistra italiana.
Pedalare "appesi" a una monorotaia sopra la città: sulla carta dovrebbe essere lo spunto per rivoluzionare il trasporto urbano, anche se sembra più adatto ad un parco divertimenti che ai quartieri di una metropoli. Ma a credere nel progetto c'è Google, che destinerà un milione di dollari per finanziare lo sviluppo e l'applicazione di questa tecnologia alla vita di tutti i giorni.
Il progetto si chiama Shweeb ed è tra i cinque vincitori dell'iniziativa di Google Progetto 10100, un concorso di idee con "l'obiettivo di cambiare il mondo". Il gigante di Mountain View ha stanziato dieci milioni di dollari da destinare allo sviluppo di cinque idee. La selezione è durata un anno, e ha interessato oltre 150.000 proposte provenienti da tutto il mondo.
Gli altri progetti premiati. Google finanzierà con due milioni di dollari la Khan Academy, per garantire un'istruzione gratuita online attraverso video didattici disponibili in rete.
Tre milioni di dollari andranno all'associazione no profit First, per la promuovere l'istruzione scientifica e matematica.
Difficile pensare ad un groviglio di monorotaie all'interno delle città,ma si potrebbero organizzare delle vie strategiche per poter mettere in pratica questo progetto,sarebbe di gran lunga il metodo più veloce per muoversi nelle metropoli.
Dopo aver chiamato l’ascensore bisognerebbe lavare subito le mani. Lo suggerisce uno studio realizzato per l’università dell’Arizona da Nichilas Moon della Microban Europe, che a sorpresa rivela come il pulsante per chiamare l’elevatore sia ben 40 volte più sporco della tavoletta del wc di un locale pubblico, dunque vero e proprio ricettacolo, per di più subdolo, di germi e batteri. La ricerca è stata condotta in alberghi, ristoranti, banche, uffici e aeroporti. E ha rilevato che in ogni centimetro quadrato dell’interruttore in questione si trovano ben 313 colonie di batteri, contro le otto stanate sulle tavolette del wc. Tra i microrganismi nei quali potremmo imbatterci anche l’Escherichia coli, nemico giurato della salute dello stomaco. LAVARE LE MANI - «In un edificio abitato il pulsante dell’ascensore può essere toccato da decine di persone che potrebbero entrare in contatto con tutti i tipi di batteri e a tutte le ore - spiega Moon -. Anche se i pulsanti vengono puliti regolarmente il potenziale per l’accumulo di batteri resta elevato». Studi precedenti avevano già svelato che anche in una tastiera di un pc possono insidiarsi quattro volte più germi che su una tavoletta di un wc pubblico. Per non parlare della scrivania, che batte i servizi igienici di ben 400 volte. Ma il professor Hugh Pennington, microbiologo inglese, getta acqua sul fuoco: «La presenza di batteri non si traduce in danni per la salute. Il miglior modo di proteggersi è quello di lavarsi le mani prima di mangiare o di maneggiare del cibo». Sempre che non si decida di bandire la pigrizia e optare per le scale.] Dopo aver chiamato l'ascensore bisognerebbe lavare subito le mani. Lo suggerisce uno studio realizzato per l'università dell'Arizona da Nichilas Moon della Microban Europe, che a sorpresa rivela come il pulsante per chiamare l'elevatore sia ben 40 volte più sporco della tavoletta del wc di un locale pubblico, dunque vero e proprio ricettacolo, per di più subdolo, di germi e batteri. La ricerca è stata condotta in alberghi, ristoranti, banche, uffici e aeroporti. E ha rilevato che in ogni centimetro quadrato dell'interruttore in questione si trovano ben 313 colonie di batteri, contro le otto stanate sulle tavolette del wc. Tra i microrganismi nei quali potremmo imbatterci anche l'Escherichia coli, nemico giurato della salute dello stomaco.
Meditate gente,senza diventare fobici d'ora in poi il consiglio è di stare più attenti alla pulizia e all'igiene delle nostre mani,considerato il concentrato dei virus sui pulsanti e non solo!
Una trasmissione sgradita al potere che riesce ugualmente a portare svariati utili alla televisione di stato,essendo portatrice di servizi,idee che non sono in sintonia con il sultano.Prima o poi scadrà il contratto di Santoro,se vorrà interpretare altre trasmissioni dovrà ritagliarsi spazi in altre realtà,molto probabilmente sul web,non vedono l'ora di disfarsi della sua presenza.
Idem per i senza contratto inseriti in video su questo post
Il professor Francesco Romanelli: «Stiamo lavorando per consegnare al mondo il reattore ITER» parla il direttore dell’European Fusion Development Agreement
Accelera la fusione nucleare: «Fra 15 anni energia dalle stelle» Il professor Francesco Romanelli: «Stiamo lavorando per conseganre al mondo il reattore ITER»
ROMA - Gli scienziati della fusione nucleare stanno per imprimere un colpo di acceleratore ai loro esperimenti e si pongono un ambizioso traguardo: dimostrare entro il 2026 che i processi energetici del Sole e delle stelle potranno essere utilizzati sulla Terra per alimentare i crescenti bisogni di energia delle nostre società.] Il professor Francesco Romanelli: «Stiamo lavorando per conseganre al mondo il reattore ITER»
parla il direttore dell’European Fusion Development Agreement
Accelera la fusione nucleare:
«Fra 15 anni energia dalle stelle»
Il professor Francesco Romanelli: «Stiamo lavorando per conseganre al mondo il reattore ITER»
ROMA - Gli scienziati della fusione nucleare stanno per imprimere un colpo di acceleratore ai loro esperimenti e si pongono un ambizioso traguardo: dimostrare entro il 2026 che i processi energetici del Sole e delle stelle potranno essere utilizzati sulla Terra per alimentare i crescenti bisogni di energia delle nostre società.
Il nuovo impegno, e le tappe per raggiungerlo, ci vengono illustrati dal professor Francesco Romanelli, da quest’anno direttore dell’European Fusion Development Agreement (EFDA), il programma comunitario che coordina i laboratori europei impegnati in studi teorici e sperimentali sulla fusione nucleare. Romanelli, che dirige anche il Joint European Tokamak (JET), attualmente la maggiore macchina per esperimenti sulla fusione, collocata a Culham, in Inghilterra, in questi giorni è fra i protagonisti di Frascati Scienza, un vero e proprio festival che vede sfilare per una settimana, dal 18 al 26 settembre, i grandi protagonisti della scienza nazionale e internazionale, con un fitto programma di conferenze, mostre e visite guidate ai laboratori sparsi nella vasta area scientifica a sud di Roma. «Ce la stiamo mettendo tutta per accelerare i nostri programmi e consegnare al mondo entro una decina di anni ITER, il reattore che dovrà dimostrare la fattibilità scientifica della fusione nucleare, aprendo la strada ad altri impianti che sfrutteranno la stessa tecnologia per produrre energia elettrica da immettere nella rete», annuncia Romanelli. ITER, la cui costruzione è già iniziata a Cadarache, in Francia, è un progetto internazionale sottoscritto da Europa, Stati Uniti, Cina, Russia, India, Giappone e Corea del Sud. Quest’anno, dopo una pausa di riflessione dovuta al fatto che i suoi costi di realizzazione sono lievitati, passando da 5 a 10 miliardi di euro, di cui circa la metà a carico dell’Europa (e circa 600 milioni in capo all’Italia), i promotori si sono impegnati a superare gli indugi e ad andare avanti con maggior lena, nella speranza di fornire entro questo secolo un valida soluzione dei problemi energetici planetari, con una fonte di energia praticamente illimitata e relativamente pulita. La fusione, infatti, sfrutta l’enorme energia che si libera quando nuclei di atomi leggerissimi come il deuterio e il trizio (parenti stretti dell’idrogeno), sottoposti ad elevate temperature, fondono. Il processo, pur essendo accompagnato da una consistente attivazione neutronica dei materiali del reattore, tuttavia non produce rifiuti radioattivi di lunghissima vita (decine di migliaia di anni) tipici degli attuali reattori a fissione nucleare. ITER, spiega il professor Romanelli, si basa sul cosiddetto, «confinamento magnetico» già sperimentato da diverse macchine di piccole e medie dimensioni in vari Paesi, fra cui l’Italia. Una miscela di deuterio e trizio, destinata a essere riscaldata fino a diventare un «plasma» a 100 milioni di gradi, è ingabbiata in una camera di acciaio a forma di ciambella, del diametro di circa sei metri . Poiché nessun contenitore metallico potrebbe resistere, il plasma è tenuto sospeso e stretto in un intenso campo magnetico, generato da potenti bobine, in modo da minimizzare il contatto con le pareti della ciambella. Romanelli riassume così la cronologia dei prevedibili risultati, ormai a portata di mano: «Il reattore ITER dovrebbe essere completato entro il 2019, quindi iniziare a funzionare, per alcuni anni, con il solo idrogeno, però senza produrre energia di fusione. Nel 2026 sarà introdotta la più efficiente miscela di deuterio-trizio e, l’anno dopo, dovrebbe essere raggiunto il fondamentale traguardo di ottenere 500 megawatt di potenza, cioè dieci volte più energia di quella impiegata per sostenere il processo di fusione che si auto sostiene. Ma non è finita. Il passaggio da ITER a reattori dimostrativi in grado di fornire elettricità, che saranno realizzati parallelamente in diversi Paesi, potrà avvenire rapidamente se la ricerca su ITER avrà, come crediamo, successo e si investiranno sufficienti risorse nello sviluppo dei materiali per il reattore». Questi risultati, aggiunge lo scienziato, saranno anche il frutto di numerosi esperimenti «di accompagnamento» da attuare in diversi laboratori. La macchina JET, per esempio, che si è già avvicinata alle condizioni di pareggio di potenza, dovrà ripetere nel 2014 questa performance, utilizzando nella camera di contenimento del plasma dei materiali di berillio-tungsteno che poi verranno utilizzati in ITER. Anche in Italia, nei laboratori ENEA di Frascati, è prevista la costruzione di un tokamak che dovrà esplorare il comportamento del plasma in condizioni estreme. «Sono fiducioso che, poco dopo la metà del nostro secolo, la prospettiva dell’energia da fusione diventerà percorribile, naturalmente se i governi continueranno a sostenerci con convinzione –conclude Romanelli–. Basti pensare che il mercato europeo dell’energia assorbe oggi 700 miliardi di euro all’anno. Mentre alla ricerca energetica, di qualunque tipo, vengono destinati solo 2 miliardi di euro all’anno. Una cifra ben modesta se si considera l’importanza strategica del settore».] Il nuovo impegno, e le tappe per raggiungerlo, ci vengono illustrati dal professor Francesco Romanelli, da quest’anno direttore dell’European Fusion Development Agreement (EFDA), il programma comunitario che coordina i laboratori europei impegnati in studi teorici e sperimentali sulla fusione nucleare. Romanelli, che dirige anche il Joint European Tokamak (JET), attualmente la maggiore macchina per esperimenti sulla fusione, collocata a Culham, in Inghilterra, in questi giorni è fra i protagonisti di Frascati Scienza, un vero e proprio festival che vede sfilare per una settimana, dal 18 al 26 settembre, i grandi protagonisti della scienza nazionale e internazionale, con un fitto programma di conferenze, mostre e visite guidate ai laboratori sparsi nella vasta area scientifica a sud di Roma.
«Ce la stiamo mettendo tutta per accelerare i nostri programmi e consegnare al mondo entro una decina di anni ITER, il reattore che dovrà dimostrare la fattibilità scientifica della fusione nucleare, aprendo la strada ad altri impianti che sfrutteranno la stessa tecnologia per produrre energia elettrica da immettere nella rete», annuncia Romanelli.
ITER, la cui costruzione è già iniziata a Cadarache, in Francia, è un progetto internazionale sottoscritto da Europa, Stati Uniti, Cina, Russia, India, Giappone e Corea del Sud. Quest’anno, dopo una pausa di riflessione dovuta al fatto che i suoi costi di realizzazione sono lievitati, passando da 5 a 10 miliardi di euro, di cui circa la metà a carico dell’Europa (e circa 600 milioni in capo all’Italia), i promotori si sono impegnati a superare gli indugi e ad andare avanti con maggior lena, nella speranza di fornire entro questo secolo un valida soluzione dei problemi energetici planetari, con una fonte di energia praticamente illimitata e relativamente pulita.
La fusione, infatti, sfrutta l’enorme energia che si libera quando nuclei di atomi leggerissimi come il deuterio e il trizio (parenti stretti dell’idrogeno), sottoposti ad elevate temperature, fondono. Il processo, pur essendo accompagnato da una consistente attivazione neutronica dei materiali del reattore, tuttavia non produce rifiuti radioattivi di lunghissima vita (decine di migliaia di anni) tipici degli attuali reattori a fissione nucleare. ITER, spiega il professor Romanelli, si basa sul cosiddetto, «confinamento magnetico» già sperimentato da diverse macchine di piccole e medie dimensioni in vari Paesi, fra cui l’Italia. Una miscela di deuterio e trizio, destinata a essere riscaldata fino a diventare un «plasma» a 100 milioni di gradi, è ingabbiata in una camera di acciaio a forma di ciambella, del diametro di circa sei metri . Poiché nessun contenitore metallico potrebbe resistere, il plasma è tenuto sospeso e stretto in un intenso campo magnetico, generato da potenti bobine, in modo da minimizzare il contatto con le pareti della ciambella.
Romanelli riassume così la cronologia dei prevedibili risultati, ormai a portata di mano: «Il reattore ITER dovrebbe essere completato entro il 2019, quindi iniziare a funzionare, per alcuni anni, con il solo idrogeno, però senza produrre energia di fusione. Nel 2026 sarà introdotta la più efficiente miscela di deuterio-trizio e, l’anno dopo, dovrebbe essere raggiunto il fondamentale traguardo di ottenere 500 megawatt di potenza, cioè dieci volte più energia di quella impiegata per sostenere il processo di fusione che si auto sostiene. Ma non è finita. Il passaggio da ITER a reattori dimostrativi in grado di fornire elettricità, che saranno realizzati parallelamente in diversi Paesi, potrà avvenire rapidamente se la ricerca su ITER avrà, come crediamo, successo e si investiranno sufficienti risorse nello sviluppo dei materiali per il reattore».
Questi risultati, aggiunge lo scienziato, saranno anche il frutto di numerosi esperimenti «di accompagnamento» da attuare in diversi laboratori. La macchina JET, per esempio, che si è già avvicinata alle condizioni di pareggio di potenza, dovrà ripetere nel 2014 questa performance, utilizzando nella camera di contenimento del plasma dei materiali di berillio-tungsteno che poi verranno utilizzati in ITER. Anche in Italia, nei laboratori ENEA di Frascati, è prevista la costruzione di un tokamak che dovrà esplorare il comportamento del plasma in condizioni estreme.
«Sono fiducioso che, poco dopo la metà del nostro secolo, la prospettiva dell’energia da fusione diventerà percorribile, naturalmente se i governi continueranno a sostenerci con convinzione –conclude Romanelli–. Basti pensare che il mercato europeo dell’energia assorbe oggi 700 miliardi di euro all’anno. Mentre alla ricerca energetica, di qualunque tipo, vengono destinati solo 2 miliardi di euro all’anno. Una cifra ben modesta se si considera l’importanza strategica del settore».
Con questa tecnologia ancora da studiare e sperimentare sarà possibile soddisfare l'enorme domanda di energia e nello stesso tempo contribuirà a limitare in buona parte,il preoccupante surriscaldamento del pianeta dovuto alle emissioni di Co2.
Un pò come avere la botte piena e la moglie o marito ubriachi...
Noi cultori della davantologia - convinti che la verità non si nasconda in un cassetto ma, come la lettera rubata di Edgar Allan Poe, sia in bella vista sulla scrivania - salutiamo con un ghigno di malcelata soddisfazione l’arresto dell’ex arbitro ecuadoriano Byron Moreno, pizzicato all’aeroporto di New York con sei chili di eroina nelle mutande. Quando Moreno apparve nella nostra vita, ai Mondiali coreani del 2002, ci bastò la sua faccia porcina via satellite per capire che avrebbe espulso Totti e annullato agli azzurri un gol regolare. Il resto fu una conseguenza inesorabile: la crociera-premio, l’improvvisa agiatezza culminata nel ripianamento di debiti ancestrali e nell’acquisto di una Chevrolet particolarmente sgargiante, i 12 minuti di recupero regalati alla squadra della città di cui intendeva diventare sindaco, l’ospitata triste in uno show di Raidue con Carmen Russo. E adesso le mutande strafatte. Uno così non poteva che finire così. O vi immaginavate di trovarlo in qualche baracca di Haiti a espiare i suoi peccati soccorrendo terremotati?
L’apparenza non inganna. Bisogna imparare a darle retta. Hitler, per dire, aveva già raccontato lo sterminio degli ebrei nel Mein Kampf. Troppo spesso mettiamo la sordina al nostro intuito infallibile per smarrirci fra le trappole della dietrologia. Invece le cose e le persone sono come appaiono. Quel politico, capufficio o aspirante fidanzato che vi sembra un bugiardo, mentre gli altri vi dicono che è un sognatore, fidatevi, novantanove volte su cento è un bugiardo. La centesima anche peggio. Penso che le apparenze non ingannano a patto che l'individuo nel mirino sia "scannerizzato" in modo esaustivo,poichè a volte si danno giudizi frettolosi.A parte Moreno,nel calcio esistono interessi immensi come in altri campi,pensare che tutto sia ininfluente da pressioni è un'utopia.
L’ansia prima dell’esame è la stessa di sempre. Quello che fa strano è trovarsi con gli appunti in mano seduti a terra, all’aria aperta, davanti a una lavagna appesa a un muro tempestato di murales, con il Po che scorre un metro più in là. Ieri, gli studenti di Architettura hanno sostenuto l'orale di Principi di statica sotto il ponte Regina Margherita. È la scelta provocatoria fatta per protesta dal titolare del corso, Giorgio Faraggiana. Come dire: l'Università è ridotta a far gli esami sotto i ponti.
Faraggiana è uno dei ricercatori «indisponibili»: non più disposti, cioè, a fare attività d'insegnamento diversa da quella prevista per legge. La loro figura dovrebbe occuparsi soltanto della didattica «integrativa»: assistenza agli studenti, consulenza su piani di studio e tesi. In pratica, i ricercatori tengono interi corsi, senza che questa attività (che sottrae ore proprio alla ricerca), sia riconosciuta.
Gli esaminandi sotto il ponte sono solidali. «È giusto protestare - afferma Stefano Lattanzio, 22 anni - la riforma peggiora l'offerta didattica, specie per quanti verranno dopo di noi». «Ho scoperto dal portale di facoltà che l'esame era sotto un ponte - dice Matteo Giglioli - mi sembra un'ottima iniziativa. Non è poi così bizzarro: i ponti sono argomenti di studio, il docente ci porta spesso ad analizzarli dal vivo».
L'astensione dalla didattica degli indisponibili blocca molti corsi. Lanciata dalla Rete 29 aprile, coordinamento promosso dai ricercatori torinesi, sta provocando slittamenti dell’inizio dell’anno accademico in tutta la penisola. A Torino, le adesioni più massicce si registrano al Politecnico, in particolare ad Architettura, con il 95% di «indisponibili». Percentuali altissime anche all'Università degli studi, come il 95% a Psicologia o l'87% a Scienze della Formazione. È forse nelle facoltà scientifiche che l'astensione determina il calo più vistoso dell’offerta didattica, per via delle attività legate ai laboratori. Escluse Medicina e Agraria, dove nessuno dei ricercatori aderisce, alla Facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali, gli indisponibili sono 116 su 186 e lasciano scoperti 256 corsi. E al prossimo Senato Accademico, il 28 settembre, i ricercatori chiederanno un ulteriore rinvio di 15 giorni dell’inizio corsi.
«Senza intervento straordinario - spiega il portavoce del coordinamento, Alessandro Ferretti, ricercatore di Fisica Sperimentale - nel 2011 ci saranno finanziamenti inferiori a quelli che servono a coprire gli stipendi di chi lavora all'Università. La riforma Gelmini si abbatte sui ricercatori: quelli assunti, non hanno prospettive di carriera; i precari, dovranno aspettare anche 12 anni prima di entrare».
La mobilitazione si è allargata ai ricercatori di Lettere e Filosofia, che stanno tenendo un ciclo di lezioni a Palazzo Nuovo, per spiegare le ragioni della protesta. A poco più di una settimana dall’inizio dei corsi, ancora non è pronto l'orario, e c'è il rischio di interi insegnamenti che potrebbero sparire. Come quello di Letteratura spagnola: andato in pensione il docente Aldo Ruffinatto, resta solo il ricercatore Guillermo Carrascon, che è però uno dei 71 indisponibili (su 91). «L'astensione è l'unica arma che abbiamo - dice la ricercatrice di Letterature comparate, Chiara Lombardi - anche per le facoltà umanistiche la ricerca è fondamentale». Indisponibilità delle aule,mezzi da terzo mondo della didattica,mancanza di professori,e per ciò che riguarda la ricerca scientifica all'attuale esecutivo importa come un fico secco. Del resto tutta questa cultura di massa,è considerabile ad uno spreco per il sultano,lui a scuola ci manderebbe solo chi se lo può permettere.
Allarme degli scienziati Nasa: «L'esplosione scatenerà sulla Terra una tempesta magnetica provocando il black-out globale dei sistemi di telecomunicazione satellitare». Governi preoccupati
ROMA
Esperti della Nasa prevedono per il 2013 una gigantesca eruzione solare in grado di scatenare una tempesta magnetica sulla Terra e il black-out globale dei sistemi di telecomunicazione satellitare. L’allarme arriva da un summit di scienziati riunito a Washington per analizzare, sulla base di un rapporto della National Academy of Sciences, gli effetti dell’«apocalisse magnetica» che metterà in ginocchio il trasporto aereo, i sistemi di localizzazione geografica guidati da Gps, i servizi finanziari e le comunicazioni radio militari.
La Nasa sta utilizzando decine di satelliti, tra cui il Solar Dynamics Observatory, per studiare e scongiurare la minaccia. La mega-eruzione solare, fenomeno scientificamente conosciuto come brillamento solare o stellare, coinciderà con una fase di intensificazione dell’energia solare che si verifica ogni 11 anni. Per il 2013 è atteso il prossimo picco che, secondo gli esperti statunitensi, sprigionerà una potenza pari a 100 bombe ad idrogeno e provocherà per l’economia Usa danni economici venti volte maggiori di quelli dell’uragano Katrina.
Preoccupate anche le autorità militari. Il ministro della Difesa britannico Liam Fox ha annunciato lo studio di misure per la protezione delle reti di comunicazione che potrebbero prestare il fianco all’attacco del terrorismo globale. Non è la fine del mondo ma in quel periodo i danni saranno molto ingenti,come stanno prevedendo le autorità preposte al rischio.
In ogni caso meglio il black out elettronico e delle telecomunicazioni,rispetto ad un meteorite che porterebbe con l'impatto,il grosso rischio dell'estinzione della totalità delle specie viventi.
Cellulare, altresì conosciuto come telefonino: il più grande nemico, sabotatore della relazione, non importa se fra genitori e figli, amici, amanti coppie più o meno regolari e convenzionali. Non stiamo parlando delle incomprensioni che derivano dalle parole troncate, mancanza di punteggiatura, uso di lettere non previste dall’alfabeto e simboli e sequenze esoteriche di simboli strani. Lasciamo anche perdere gli attentati continui alla lingua italiana e alla semantica dove denominazioni e contenuti corrispondono raramente, elementi che giustificano la difficoltà di comunicazione e che sono alla base della mancanza, di fatto, di dialogo.
Vogliamo sottolineare un altro aspetto, forse il più deleterio, dell’uso continuo, forse esagerato, dei cellulari: la profonda e subdola modifica del concetto di tempo che ingenera negli utenti intensivi.
Ci si fa l’idea che tutto e sempre debba avvenire senza ritardo alcuno. Il mondo è solo istantaneo e simultaneo. Non esistono, non sono più accettati i ritardi. Scrivo un Sms. Se non ricevo risposta immediata è perché lei o lui sta facendo qualcos’altro. Chissà con chi. Non mi pensa. Non mi ama. Non è interessato alla relazione. Dunque lo lascio. Mai che venga considerata la possibilità che il cellulare non sia sempre in tasca o in mano, pronti per rispondere. Se si è in moto o sul motorino occorre piantarsi il cellulare fra orecchio e casco – pratica dolorosa e malsana – anche se per il rumore del vento non si capisce comunque nulla. Si rinuncia a un splendida vacanza in barca se c’è il rischio di ritrovarsi senza copertura. Mai che si accetti che il cellulare sia in zona di scarsa ricezione, che abbia esaurito la batteria, che sia guasto, che il messaggio non sia stato recapitato. Piuttosto si accetta il partner. La stragrande maggioranza degli utenti non ha la minima idea di come funziona la tecnologia della telefonia cellulare. Poco male: se non interessa, non interessa. L’importante è che funzioni. Però si pretende la perfezione. Non è di questo mondo. Di certo non è dei cellulari. Possono non funzionare. Mai che la cosa venga creduta dall’altro/a più o meno sospettosa/o.
Non si è disposti ad aspettare. Si deve sempre e comunque comunicare. In realtà importa poco dei contenuti. L’importante è verificare che l’altro/a risponda. Anche se non si ha nulla da dire. Se ci si chiama dieci volte al giorno, non esageriamo, diciamo quattro nelle ore dalle 8 alle 20, quale potrà essere il contenuto della telefonata in una giornata normale?
Una volta si rispondeva al telefono con “Pronto?” disponibile all’attesa. Oggi chi chiama aggredisce con uno squillante: “Allora?” Allora che !? Sei tu che mi hai chiamato e mi chiedi allora? Trattasi d’innesco certo per litigio telefonico. Istantaneo ovviamente.
Avere un po’ di tempo per pensare fa bene a se stessi e alla risposta. Non concedere ritardi sta diventando una sindrome. Mai capitato che, seduti a tavola, uno dei commensali, pur di rispondere subito a un’incauta domanda o nella fretta di intervenire in un dialogo in corso, distribuisca quanto sta masticando sui primi vicini solo perché deve parlare con la bocca piena, deve rispondere subito altrimenti… Altrimenti cosa? Come se la risposta perdesse di valore se arriva con un minimo di ritardo. Sempre e comunque aborrire la pausa.
Eppure sono così rari i fenomeni naturali istantanei. Tanto da essere innaturali. Dare tempo al tempo è pratica buona e giusta. Non erano così stupidi i nostri antenati. Si prendevano il tempo per pensare.
L'elenco integrale delle storture dei decerebrati della telefonia cellulare è completa,rende l'idea di come non si debba approcciare con la comunicazione mobile. Che vi sia un abuso sconsiderato d'un mezzo che io ritengo molto importante è fuor di dubbio,e mi creda Aparo,non basteranno mille articoli educativi come il suo,nel far cambiare minimamente le abitudini della categoria sopra elencata. Bensì sono importanti per far riflettere chi possiede ancora un barlume di ragione a proposito,e che dire ancora,la considero una selezione naturale dell'ex homo sapiens,poichè esistono abusi d'ogni genere dovuti allo status symbol con derive egocentriche spropositate,anche perchè le forze mediatiche in questi anni hanno organizzato lo "sporco lavoro" in modo perfetto.
Evviva il ritardo riflessivo un pò come lo slow food!
L’Ain fa sparire dal sito l’imbarazzante ammissione
di Marco Maroni
Gli è scappata una cifra. Una stima di costi in grado di far cascare tutto l’impianto retorico sulla convenienza dell’atomo in Italia. A pubblicarla è niente meno che l’Associazione italiana nucleare (Ain), comitato che raccoglie i principali centri di ricerca e gruppi industriali attivi nel nucleare, Enel in prima fila. Fondata nel 1958, membro del Forum atomico europeo e della European nuclear society, l’Ain è un po’ la punta di diamante tecnico-scientifica del mondo nuclearista. La stima, contenuta in una nota ufficiale che contesta uno studio americano secondo il quale l’energia fotovoltaica sarebbe ora competitiva con quella nucleare, indica il costo dell'energia nucleare prodotta dalle nuove centrali tra i 10 e i 15 centesimi di dollaro al chilowattora. In euro, fa tra gli 8 e i 12 centesimi, vale a dire più del prezzo al quale l’energia è venduta nella Borsa elettrica italiana, che nel corso del 2010 è stato inferiore ai 7 centesimi. “Rinascimento nucleare” MA ALLORA che ne è della retorica dell’atomo come fonte di elettricità a prezzo super conveniente rispetto ai costi del termoelettrico a gas o petrolio? Interpellata dal Fatto Quotidiano, l’Ain non ha voluto fornire dettagli sulla stima, affermando che è tratta da “fonti industriali, riservate”, tra le quali, ovviamente, l’Enel. Il colosso energetico campione del “rinascimento nucleare” italiano deve aver suggerito la parte bassa della “forchetta”, visto che la ricerca di 300 pagine recentemente commissionata allo studio Ambrosetti (“Il nucleare per l’economia l’ambiente e lo sviluppo”) e pubblicizzata con grande enfasi indica un costo di 6 centesimi al chilowattora. A conferma che le stime piuttosto alte sul costo dell’energia nucleare devono essere state imputate agli esperti dell’Ain come una gaffe imperdonabile, va registrato che l’Associazione nucleare ha provveduto rapidamente a far sparire dal sito la nota incriminata. La stima del costo dell’energia prodotta da impianti nucleari è una faccenda complessa, troppo spesso affidata ai pregiudizi in un campo e nell’altro. Ma i dati dell’Ain fanno riflettere sulla disinvoltura con la quale l’Enel e il Governo diffondono cifre a supporto della tesi dell’economicità del nucleare. “Quelli pubblicati sono tutti range di prezzo”, spiega unportavocedell’Enel,“basati su ragionamenti che hanno un orizzonte temporale dai 10 ai 60 anni”. L’incognita dei costi VA QUI ricordato che stiamo parlando di impianti che nascerebbero per una vita utile fino ai 60 anni, e per i quali il costo di produzione del chilowattora dipende per oltre il 90 per cento dal costo di costruzione della centrale. Esemplare il caso del primo reattore europeo in costruzione dopo l’incidente di Chernobyl del 1986, quello della cittadina finlandese di Olkiluoto. Avviato nel 2000 il cantiere avrebbe dovuto essere chiuso nel maggio2009,spesastimata:2,5miliardi di euro. I costi sono ora saliti a 5,5 miliardi e l’impianto secondo Areva, il colosso pubblico francese che lo sta realizzando,dovrebbeessereconsegnato alla fine 2012. Arevaèilpartnerconcuil’Enel e il governo italiano hanno avviato la nuova avventura nucleare italiana. Con Areva e con il gigante elettrico francese Edf, l’Enel sta costruendo la centrale di Flammanville (in Normadia), basata sulla stessa tecnologia di Olkiluoto, nota come Epr (Europen pressurized reactor). A Flammanville l’Edf è già stata costretta più di una volta a rettificare verso l’alto il costo previsto per il chilowattora prodotto, e proprio a causa dei ritardi nella costruzione, che fanno impennare i costi finali di tutta l’operazione. Reattori all’italiana IN ITALIA si parla di realizzare quattro reattori da 1.600 megawatt di potenza, per un costo stimato di 16 miliardi, 4 miliardi a centrale. La cifra appare ottimistica. Il gruppo energetico tedesco E.on, interessato alla partita, recentemente ha affermato che centrali di questo tipo costeranno almeno 6 miliardi. La differenza tra 4 e 6 miliardi equivale a un aumento del costo di produzione del chilowattora almeno del 30 per cento. Ad aprile un analista Citigroup, primo gruppo bancario mondiale, ha dichiarato che “da un punto di vista economico, il nucleare è una catastrofe, i costi devono essere trasferiti sui contribuenti”. Il decreto del febbraio scorso con il quale il Governo ha dato l’avvio al nuovo programma nucleare prevede una massiccia campagna di “informazione” per far accettare le centrali agli italiani. C’è da scommettere che la campagna non spiegherà che il chilowattora nucleare probabilmente costerebbe di più dell’energia che consumiamo ora.Come anche i super-nuclearisti dell’Ain hanno scoperto.
Con la storiella che siamo in ritardo nella produzione di energia elettrica e troppo dipendenti dall'estero,l'attuale esecutivo ha deciso con l'approvazione del popolo sovrano il ritorno al nucleare,e se dovesse essere provato che sarà un flop economico,sarà da considerare una vera e propria beffa.
Buongiorno a tutti, questo sarà un autunno caldo non soltanto per la politica, ma anche per le inchieste giudiziarie di mafia e politica che inevitabilmente si intrecciano con la vicenda del Governo, i giornali fanno finta di non capire, le televisioni nascondono, ma la ragione principale per la quale Berlusconi sta cercando disperatamente di comprare parlamentari per riempire il vuoto che potrebbe lasciare Fini non riguarda i destini del paese, riguarda i suoi destini giudiziari.
Berlusconi e Dell'Utri indagati per strage
E' per quel 5% del programma in 5 punti che lui ha proposto alla sua coalizione e che i finiani hanno detto di non condividere, che lui sta cercando i voti da riempire il buco aperto dai finiani e quel 5% si chiama scudo. Si chiama scudo che attualmente lo riguarda per processi probabilmente destinati comunque alla prescrizione con il Processo Mills e Processo Mediaset, non credo invece per il terzo processo, il Processo Mediatrade che riguarda fatti talmente recenti che è abbastanza difficile immaginare che possano prescriversi in tempi brevi, ma soprattutto quello scudo che lui vede lontano, potrebbe riguardare le nuove accuse di mafia che stanno piovendo un po’ dappertutto e che hanno portato nel silenzio e nell’indifferenza generale alla riapertura, l’estate scorsa, l’estate del 2009 dell’inchiesta sui mandanti occulti delle stragi del 1993, quella che fu aperta a Firenze a suo tempo e poi fu archiviata a suo tempo, l’archiviazione risale al 14 novembre 1998 e era l’indagine nella quale Berlusconi e Dell’Utri erano indagati per concorso nelle stragi di Milano, Firenze e Roma del 1993, indicati come autore 1 e autore 2, sapete che le archiviazioni non sono proscioglimenti nel merito, l’archiviazione vuole dire che non c’è stato il tempo per completare le indagini in tempo utile e quindi al momento dello scadere dei termini e delle indagini, non ci sono elementi sufficienti per chiedere il giudizio. Archiviazione significa che il fascicolo va in freezer pronto a essere estratto e riattivato in presenza di qualunque elemento nuovo, è quello che è successo l’estate dell’anno scorso, quando Spatuzza raccontò dei suoi colloqui con Giuseppe Graviano, il quale gli aveva confidato che quello di Canale 5, Berlusconi e il nostro compaesano, Dell’Utri ci hanno messo l’Italia nelle mani, confidenza che Spatuzza dice di avere ricevuto da Giuseppe Graviano al Bar Doney gennaio 1994, 2 mesi prima delle elezioni e pochi giorni prima del discorso televisivo della discesa in campo del Cavaliere. Di fronte a questi nuovi elementi forniti da Spatuzza i magistrati hanno riaperto l’indagine, hanno indagato per un anno e questa estate hanno chiesto una proroga di un altro anno e l’ho ottenuta dal G.I.P., segno che ci sono elementi per continuare a indagare su chi? Su Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri che sono attualmente, mentre stiamo parlando, indagati a Firenze per concorso nelle stragi del 1993, capisco che qualcuno di voi farà tanto di occhi, perché nessuno lo sa, perché l’hanno scritto pochi giornali questa estate e poi se ne sono subito dimenticati, essendo invece ben più interessati alle vicende della Cucina Scavolini del quasi cognato di Gianfranco Fini, mentre noi inseguivamo la lepre della Cucina Scavolini, Berlusconi e Dell’Utri sono indagati per un anno e lo saranno per un altro anno, visto che la proroga ottenuta dal G.I.P. dura ancora un anno e poi si dovrà comunque chiudere l’inchiesta o con una richiesta di archiviazione o con rinvio a giudizio, indagati per concorso nelle stragi, il Presidente del Consiglio in carica e il Sen. Marcello Dell’Utri, chiaro? Che non significa che siano colpevoli, significa che c’è un’indagine per strage nei confronti del Presidente del Consiglio e del Sen. Dell’Utri, forse la notizia meriterebbe qualche eco in più, visto che oltretutto già nella richiesta di archiviazione, nel provvedimento di archiviazione del 1998, i magistrati scrivevano cose piuttosto interessanti, per esempio 7 agosto 1998 il Procuratore aggiunto di Firenze Flerie e i sostituti Chelazzi, Nicolosi e Crini e l’allora sostituto procuratore della Procura antimafia Piero Grasso, poi diventato Procuratore di Palermo e poi ancora Procuratore nazionale antimafia, firmavano la richiesta di archiviazione per autore 1, autore 2 cioè Dell’Utri e Berlusconi e scrivevano “La natura e la durata del rapporto tra Berlusconi, Dell’Utri e i capi della mafia non ha mai cessato di dimensionarsi, almeno in parte sulle esigenze di Cosa Nostra, vale a dire sulle esigenze di un’organizzazione criminale” e scrivevano sempre i PM di Firenze più Grasso che erano stati raccolti molteplici e univoci elementi a sostegno della tesi secondo cui Cosa Nostra ha appoggiato la nascente Forza Italia in cambio di interventi sulla normativa di contrasto alla criminalità organizzata, ma questo non bastava a dimostrare che ci fosse un nesso tra Berlusconi e Dell’Utri che fondavano Forza Italia e la campagna stragista che accompagnò e forse accelerò la discesa in campo del Cavaliere e quindi scrivevano “Resta privo di rappresentazione il dato che consenta di definire con esattezza i termini dell’interrelazione tra il dinamismo militare di Cosa Nostra e le iniziative d’accordo adottate nell’organizzazione, quale risultante del dinamismo politico” e quindi il G.I.P. Giuseppe Soresina firmò il Decreto di archiviazione, scrivendo che l’ipotesi iniziale d’accusa e cioè che Dell’Utri e Berlusconi siano stati tra i mandanti occulti delle stragi del 1996, aveva addirittura incrementato la sua plausibilità nel corso dell’indagine, ma non si erano raggiunti elementi sufficienti per chiedere un rinvio a giudizio, ora quell’indagine che già nel 1998 il G.I.P. scriveva avere aumentato la plausibilità della tesi accusatoria è stata riaperta evidentemente perché c’è di più, ci sono le parole di Spatuzza e evidentemente ci sono anche dei riscontri già trovati dai magistrati, i quali altrimenti non avrebbero potuto chiedere la proroga delle indagini, se in questo primo anno di lavoro non avessero trovato elementi che li inducono a andare avanti, questo è lo stato dell’arte, questo non lo sa nessuno, tranne i fortunati lettori di alcuni rarissimi quotidiani che ne hanno parlato questa estate e i fortunati voi che state seguendo questo Passaparola e che venite a sapere un fatto piuttosto agghiacciante che in questo momento il nostro Capo del Governo, tra le altre cose, è indagato per strage insieme al Sen. Dell’Utri.
Non chiacchiere, ma documenti scritti
Ma c’è un’altra indagine che è quella della Procura di Palermo che sta per portare a sviluppi piuttosto interessanti, anche qui quasi nel silenzio generale, ogni tanto esce qualche articoletto di qua o di là, ma manca completamente un’informazione proporzionata alle dimensioni di quello che sta venendo fuori e alla gravità dei fatti che stanno venendo fuori.Non stiamo parlando delle chiacchiere di Ciancimino, stiamo parlando delle carte che Ciancimino e ultimamente anche sua madre, la vedova di Vito Ciancimino già Sindaco mafioso di Palermo, già complice del sacco di Palermo, già arrestato e condannato per mafia grazie al pool di Falcone e Borsellino, il figlio e la moglie di Vito Ciancimino non stanno facendo chiacchiere, stanno portando carte che erano disseminate in una serie di cassette di sicurezza, archivi sparsi per il mondo, sparsi in varie case, astutamente Vito Ciancimino e i suoi familiari non tenevano tutto in un solo posto, lo tenevano un po’ sparpagliato in giro per il mondo perché, il perché lo si vede quando arrivano le carte e stando alle ultime notizie pare che le carte più interessanti dell’ultima ondata di quelle arrivate alla Procura di Palermo e di Caltanissetta siano proprio quelle fornite dalla madre di Massimo Ciancimino, dalla moglie di Vito Ciancimino, una signora che si chiama Epifania Scardino, vedova Ciancimino. Partiamo da un assegno, un assegno di cui si ebbe notizia per caso da un’intercettazione telefonica, il 5 marzo del 2004 Massimo Ciancimino era sotto intercettazione perché i magistrati di Palermo stavano indagando sul tesoro del padre, ipotizzavano che il figlio si fosse dato da fare per riciclarlo, allora gli hanno messo il telefono sottocontrollo e pochi giorni prima di perquisirgli la casa a Mondello, hanno sentito Massimo Ciancimino parlare con la sorella Luciana, anche lei ovviamente figlia di Vito Ciancimino, in famiglia sono politicamente divisi, Massimo era un po’ più verso il centro-sinistra, Luciana pare sia vicina al centro-destra, questo per spiegare quello che si dicono. Luciana racconta a Massimo che l’ha cercata un certo Gianfranco, probabilmente dal contesto della telefonata si intuisce che Gianfranco è Gianfranco Micciché, all’epoca coordinatore di Forza Italia in Sicilia e futuro Ministro e Gianfranco l’aveva invitata alla convention per festeggiare di lì a poco i 10 anni della vittoria di Forza Italia alle elezioni del 1994, quelle del 27 marzo, qui era il 5 marzo, quindi mancavano 3 settimane all’evento e lei era stata invitata da Gianfranco a questa convention che si doveva tenere proprio a Palermo. Allora dice Luciana a suo fratello che Gianfranco in quell’occasione le farà conoscere Berlusconi, Massimo, il fratello di Luciana, le risponde che potrebbe approfittarne – ne fa una battutina allusiva – per restituire l’assegno di 35 milioni che Berlusconi aveva versato al papà, a Don Vito, il quale l’aveva conservato in una carpetta con tanto di firma del Cavaliere Silvio, un assegno risalente agli anni 80, vediamo la telefonata, Luciana dice a Massimo “Minchia, mi telefonò Gianfranco, mi arriva un messaggio “il 27 marzo a Palermo per i 10 anni di Forza Italia e viene Silvio Berlusconi, è stata scelta Palermo perché è la sede più sicura, saremo 15 mila” sapete che loro decidono prima quanta gente c’è alle convention, 15 giorni prima già lo sanno! Allora ci scrivo questo messaggio a Gianfranco “rincoglionito a chi lo dovevi mandare questo messaggio? Secondo me sbagliasti!” lei dice ma davvero volevi invitare proprio me a questa festa, mi risponde Micciché che è veramente un elegantone “suca mezz’ora fa mi chiama, minchia ma sei una merda”, vedete com’è elegante Micciché nei confronti delle signore, “io ci dissi – dice Luciana – perché sono una merda?” dice Micciché “L’ho mandato a te, siccome so che lo vuoi conoscere” quindi l’invito era proprio indirizzato a te, perché so che tu Luciana Ciancimino vuoi conoscere Silvio Berlusconi, il fratello risponde “digli che abbiamo un assegno suo, se lo vuole indietro” se vedi Berlusconi digli che gli ridiamo quell’assegno, se lo rivolesse… Luciana ride “chi il Berlusconi?” e Massimo “sì ce l’abbiamo ancora nella vecchia carpetta di papà” Luciana “ma che cazzo dici?” Massimo “certo”, Luciana “del Berlusca?” Massimo “sì di 35 milioni, se lo si può, glielo diamo!” nella perquisizione che viene fatta qualche settimana dopo a casa di Ciancimino, i Carabinieri cercano questa carpetta con l’assegno di Silvio Berlusconi a Vito Ciancimino, anni 80 di 35 milioni ma non lo trovano, dopodiché sapete che quella perquisizione è oggetto di accertamenti perché pare che i Carabinieri che l’hanno fatta siano entrati più per non trovare le cose che per trovarle, comunque ufficialmente risulta che quella carpetta non è stata trovata e quindi questo assegno diventa una specie di leggenda, alcuni dicono “ma è una leggenda metropolitana, è una delle tante fanfaronate di Massimo Ciancimino, questo chiacchierone che inventa, che condisce…” invece no, l’assegno è venuto fuori, dove? Dalle carte che ha ritrovato la vedova di Ciancimino, la Signora Epifania Scardino, quest’ultima è stata sentita questa estate dalla Procura di Palermo e ha portato una serie di carte, compresa la fotocopia di quell’assegno di 35 milioni di lire firmato dal nostro attuale Presidente del Consiglio, ma ha portato anche altre cose che dimostrano rapporti societari e affaristici tra l’ex Sindaco mafioso di Palermo e il nostro Presidente del Consiglio, perché è importante questo? Intanto è importante perché ne aveva già parlato Massimo Ciancimino del fatto che suo padre gli aveva confidato che negli anni 70/80 lui, Vito Ciancimino, i costruttori mafiosi Bonura e Buscemi e Stefano Bontate avevano investito un sacco di soldi nelle aziende televisive e edilizie di Berlusconi Milano 2.
Berlusconi è rincorso dal suo passato
Tutti a dire: ah non è vero, non è possibile etc., a parte il fatto che le stesse cose hanno raccontato Filippo Rapisarda sui capitali mafiosi che arrivavano a Berlusconi negli anni 70/80 tramite Dell’Utri, l’hanno raccontato molti pentiti di mafia, quindi non è il primo a raccontare queste cose Massimo Ciancimino.C’è la famosa perizia contabile del dirigente di Banca d’Italia Giuffrida fatta per conto della Procura di Palermo in cui si dice che dei soldi che hanno capitalizzato le finanziarie che controllavano la Fininvest tra gli anni 70/80 non si sa da dove arrivino almeno 350 milioni di Euro, calcolati al valore di oggi, misterioso donatore, Berlusconi che si avvale della facoltà di non rispondere, invece di dire chi gli ha dato quei soldi. Ma si poteva dire: chiacchiere Rapisarda chiacchiera, i pentiti chiacchierano, Massimo Ciancimino chiacchiera, c’era un appuntino trovato nel libro mastro della famiglia mafiosa di San Lorenzo, quella comandata dal boss Salvatore Biondino che faceva anche da autista a Riina che segnando gli introiti della cosca, in questo bigino, da una parte segnava gli introiti del pizzo, le estorsioni e dall’altro segnava i regali e alla voce regali c’era un solo regalo, c’era una cifra con scritto 1990 Canale 5, quindi è una prova documentale che i mafiosi della famiglia di San Lorenzo ricevevano denaro con la causale Canale 5, chissà cosa vuole dire, forse il permesso di piazzare certe antenne che servivano alla Fininvest a trasmettere a Palermo. Adesso però non abbiamo più soltanto parole o un libro mastro di dubbia interpretazione, abbiamo carte sui rapporti tra Vito Ciancimino e Silvio Berlusconi, prima che Berlusconi diventasse politico, quando era ancora un palazzinaro e un editore televisivo, portate non più da Massimo, ma dalla vedova Ciancimino, la Signora Epifania Scardino, la prima carta è un pizzino, è un pizzino che nel 2001, questa pare la datazione, adesso si stanno facendo accertamenti più precisi sull’età della carta su cui è scritto questo pizzino, che Don Vito Ciancimino nel 2001, pare, manda a Bernardo Provenzano, chiamandolo “caro ragioniere” in cui si parla esplicitamente di Berlusconi, cosa dice in questo pizzino Ciancimino a Provenzano nel 2001, quando Provenzano è libero, è il capo della mafia perché Riina è in galera da 7 anni e Berlusconi sta per tornare o è appena tornato al governo, 2001 e quando c’è il 61 a 0, tutti i collegi uninominali della Sicilia vanno a Forza Italia e quando negli stessi mesi, poche settimane dopo le elezioni politiche c’è il cappottone di Totò Cuffaro a capo del centro-destra che va a fare il governatore della Sicilia, questo è il 2001. Nel pizzino a Provenzano, Vito Ciancimino scrive “dei 100 milioni ricevuti da Berlusconi, 75 a Benedetto Spera e 25 a mio figlio Massimo – poi aggiunge sempre nello stesso pizzino Vito Ciancimino parlando con il capo della mafia Bernando Provenzano – caro rag., bisogna dire ai nostri amici di non continuare a fare minchiate e di risolvere i problemi giudiziari” questa volta che vanno al governo che si occupino anche di leggi ad mafiam per noi, non soltanto per loro! Perché Ciancimino era agli arresti domiciliari, 75 milioni a Benedetto Spera e 25 a mio figlio Massimo di quei 100 milioni ricevuti da Berlusconi, sembra che Vito Ciancimino dica a Provenzano: hai ricevuto quei 100 milioni che ci manda Berlusconi? Bene, 25 li dai a mio figlio, sono per me, 75 li dai a Benedetto Spera, che è il braccio destro di Bernardo Provenzano. Cosa sono quei 100 milioni ricevuti da Berlusconi di cui si parla in quel pizzino? C’è un versamento fisso, mensile, trimestrale, semestrale di Berlusconi a Ciancimino? Cos’è quella suddivisione, il 25% va a Ciancimino e il 75% va a Benedetto Spera, in cambio di cosa? Da quanto dura questa abitudine di pagare la mafia da parte di Berlusconi, cosa sono dividendi di vecchie quote azionarie? Sono regali? Tangenti? Mistero, certamente sono qualcosa di diverso rispetto all’assegno degli anni 80 di cui parlano Massimo Ciancimino e sua sorella, perché negli anni 80 Berlusconi non era in politica, era in politica Ciancimino nella Democrazia Cristiana, per un certo periodo anche nella corrente andreottiana.
Berlusconi Cavaliere, Ciancimino in galera
Sta di fatto che a quei tempi Ciancimino come racconta suo figlio e adesso anche sua moglie, aveva investito capitali nelle società di Berlusconi, dice la vedova Ciancimino che il marito incontrava negli anni 70 Berlusconi a Milano, ma poi alla fine quando lui entrò in politica Ciancimino si sentì tradito dal Cavaliere.
Poi ci sono dei soldi in contanti, quelli di cui parliamo a proposito del pizzino datato pressappoco 2001, abbiamo l’assegno anni '80 quando Ciancimino fa politica e Berlusconi è imprenditore e abbiamo il pizzino del 2001 quando Berlusconi è politico e Ciancimino è detenuto ai domiciliari e c’è sempre Berlusconi che paga o Ciancimino o addirittura secondo me quello che si legge nel pizzino Provenzano, questo è lo stato dell’arte, naturalmente con il contorno di qualche altro documento, Ghedini appena sono uscite le notizie su questo pizzino e su questo assegno e su questi soldi ha subito detto che sarà la Magistratura a dimostrare che mai il Presidente Berlusconi ha avuto contatti diretti o indiretti con Vito Ciancimino di cui all’epoca non conosceva neanche l’esistenza, è strano che uno che non conosce l’esistenza di Vito Ciancimino gli mandi un assegno da 35 milioni negli anni 80, è una cifra importante, non è come 35 milioni del 2000, siamo negli anni 80, quindi secondo Ghedini mai Berlusconi ha avuto rapporti diretti o indiretti con Vito Ciancimino di cui non conosceva all’epoca neanche l’esistenza o con suoi familiari, né tanto meno ha avuto rapporti economici e sarà agevole provarlo in giudizio, non sarà mica tanto agevole perché se c’è un assegno firmato da Berlusconi e conservato da Ciancimino, quello è proprio la prova che invece ci sono rapporti diretti e anche economici e non con i familiari, con lui e a questo punto l’assegno viene fuori. L’assegno viene fuori perché è notizia di qui giorni che la Signora Ciancimino, la vedova ha trovato e consegnato ai magistrati quel famoso assegno che stava nella carpetta del Marito e di cui parlavano i due figli nella telefonata intercettata, è un assegno da 35 milioni di lire che risale, secondo la datazione che è stata fatta al periodo che va tra il 1979 e il 1983, proprio gli anni in cui arrivano finanziamenti ben più enormi di quello, nelle casse della Fininvest, quindi da una parte le società di Berlusconi ricevono enormi capitali, forse anche dalla Sicilia, dall’altra Berlusconi fa un assegno da 35 milioni per Vito Ciancimino, vedete che è come se uno investisse i suoi capitali e poi ricevesse dei dividenti, tutto da dimostrare naturalmente, ma questo flusso incrociato di soldi che arrivano dalla Sicilia, forse secondo molti racconti, nelle casse delle società di Berlusconi e dall’altra poi ritornano indietro sotto forma di assegni a Ciancimino, è abbastanza curiosa. Ma c’è di più, perché in quegli anni Ciancimino utilizzava questi soldi per, questa è la dizione di uno dei suoi appunti: acquisto tessere periodo 79/83, acquisto tessere cosa vuole dire? Che comprava tessere fasulle della Democrazia Cristiana per vincere i congressi e sbaragliare la concorrenza in Sicilia e a spese di chi comprava queste tessere? Secondo le carte che sono state portate dalla Signora Epifania Scardino, le tessere le comprava con soldi di Berlusconi, non solo l’assegno ma si parla anche di un altro versamento in contanti di 25 milioni e altri soldi ancora, sempre in contanti e assegni, avrebbe ricevuto Ciancimino per comprare tessere fasulle da Giuseppe Ciarrapico e Gaetano Caltagirone, due impresari, imprenditori, palazzinari, quello che volete, romani molto legati a Andreotti, mentre stranamente Berlusconi risultava legato a Craxi, ma era trasversale evidentemente. Oppure Don Vito aveva ottimi motivi per fargli sputare fuori dei soldi, chi lo sa! C’è un altro pizzino, anzi un altro appunto che Massimo Ciancimino attribuisce a suo padre, Vito, nel quale il padre Vito scrive e questo è il periodo già in cui Vito è deluso da Berlusconi perché Berlusconi l’ha fatta franca, ha fatto fortuna, è diventato un big dell’impresa e poi della politica, mentre lui invece è finito in galera, condannato e questo Ciancimino non riesce a sopportarlo, infatti scrive in uno sfogo scritto a macchina “io, Dell’Utri e Berlusconi siamo figli della stessa lupa – aggiunge – io sono un perseguitato, io sono stato condannato e loro Berlusconi e Dell’Utri assolti per questioni geografiche” cosa vuole dire “questioni geografiche”? Aggiunge nei suoi appunti Vito Ciancimino che il vero perseguitato è lui, non Berlusconi e dice “ho aiutato Dell’Utri e Berlusconi nell’impresa edilizia a Milano 2 negli anni 70/80, insieme a altri costruttori mafiosi, come Buscemi, Bonura etc., quello che Berlusconi ha fatto a Milano, io l’ho fatto a Palermo – scrive Ciancimino – ma a lui l’hanno fatto Cavaliere del Lavoro e a me mi hanno arrestato!” Capite che con questo materiale in mano che non sono chiacchiere, ma sono assegni e pizzini e lettere e pezzi di diario che accompagnano e aiutano a spiegare quegli assegni e quei versamenti, i Magistrati hanno di che fare un salto di qualità e Berlusconi ha di che fare un salto sulla sedia.
Ancora una volta il suo passato minaccia di raggiungerlo proprio nel momento più difficile proprio dal punto di vista politico per lui e se è così difficile è anche perché è molto preoccupato perché sente sul suo collo il fiato del suo passato che sta un’altra volta per raggiungerlo, naturalmente di tutto questo nella stampa libera e indipendente e nella televisione libera e indipendente non si parla e quindi ne parliamo noi perché siamo qui a posta, passate parola! ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
A breve tra il corrente mese e il prossimo,si potrà prendere atto se la cosiddetta compra-vendita dei parlamentari sarà andata a buon fine o meno.