martedì 30 novembre 2010

Wikileaks tra banalità e preoccupazioni,di Massimo Gramellini



Diciamo la verità: per ora è stata più eccitante la Waka Waka del Wiki Wiki. I rapporti degli ambasciatori americani, rivelati in un’atmosfera thriller dal sito Wikileaks, sembrano una scopiazzatura di Dagospia e forse lo sono. Berlusconi è un donnaiolo vanitoso che fa affari con il macho Putin. Sul serio? E io che quei due me li ero sempre immaginati dentro la biblioteca di un monastero, immersi nella lettura dei «Fratelli Karamazov». Sarkozy: uomo permaloso e dispotico. Strano, con quell’aria umile e remissiva, tipicamente francese. La Merkel, poi: ostinata, prudente, poco creativa. Tutto il contrario dell’immagine dei tedeschi, genia di improvvisatori estroversi. Aspettiamo qualche indiscrezione sul presidente svizzero che va matto per il cioccolato fondente e gli orologi a cucù. Ah, ma ce n’è anche per Gheddafi: uccide le rughe col botulino e si fa scortare da un’infermiera bionda. Un’informazione top secret (se si escludono quelle due o trecento copertine sull’argomento) che cambierà la storia. Come quell’altra, secondo cui i diplomatici fanno le spie. Da alcune migliaia di anni, verrebbe da dire. Almeno giustificano lo stipendio, perché per fare il «copia e incolla» degli articoli di giornale bastava una segretaria.

Sicuramente domani usciranno prove di torture, golpe, alieni seppelliti nel deserto con le antenne di fuori. Ma per adesso la vera vittima di Wikileaks è il mito della carriera diplomatica. Con gli ambasciatori, per secoli burattinai del potere, ridotti a messaggeri dell’ovvio.

A parte le banalità elencate,che sapevamo tutti o quasi,quelli intenti al grande fratello,non sapranno nulla all'infuori dell'ovvietà della decima-undicesima edizione in corso.Mi è parso che la Clinton e Frattini dry non siano stati due personaggi che abbiano bevuto come un bicchier d'acqua le rivelazioni di Wikileaks,ed una sta mettendo le barriere con le successive bancarie.
Buona isola dei famosi a tutti,per i soliti,naturalmente!

&& S.I. &&

lunedì 29 novembre 2010

Arsenico in alcuni acquedotti italiani,il Ministero minimizza nonostante l'ammonizione europea



Parola d’ordine minimizzare. E’ questa la linea del Ministero della Salute sulla questione arsenico nelle acque di rubinetto di 128 città italiane. Nei giorni scorsi la Commissione Europea aveva deciso di non concedere più deroghe allo sforamento dei valori massimi del pericoloso elemento chimico negli acquedotti di alcuni centri di Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Umbria. “Vorrei dire che 50 microgrammi di arsenico non rappresentano un reale pericolo per la salute – ha cercato di rassicurare sabato il Ministro Ferruccio Fazio – Quelli imposti dalla Ue sono limiti di sicurezza dovuti principalmente a un periodo di precauzione. L’unico problema resterà per circa un anno per circa 100mila persone nel viterbese. Ma e’ un’emergenza molto relativa”.

Peccato che oltre agli abitanti della Tuscia che rischiano di vedersi chiudere i rubinetti di casa, ci sono anche i 900mila cittadini delle cinque regioni coinvolte. Per i quali, secondo quanto dichiarato dallo stesso Fazio, potrebbe essere richiesta la deroga per valori di concentrazione fino a 20 μg/l, il doppio rispetto al valore massimo di 10 μg/l stabilito dalla direttiva 98/83 del Consiglio Ue sulla qualità delle acque destinate al consumo umano.

Una deroga che se concessa non risolverebbe di fatto il problema della contaminazione, consentendo però ai sindaci di poter continuare a dichiarare potabile, grazie all’innalzamento del limite, un’acqua che teoricamente non dovrebbe esserlo. Il tutto a scapito della popolazione che spesso è inconsapevole del pericolo. A rischiare grosso sono soprattutto i bambini fino a 3 anni di età, per i quali vige il divieto assoluto di bere acqua con valori di arsenico oltre il limite di 10 μg/l. A tale riguardo la direttiva europea dice che “occorre adottare misure specifiche per la loro protezione”.

“Qualsiasi ulteriore richiesta di deroga a quanto prescritto dalle norme italiane ed europee sarebbe estremamente grave e dannosa”. Questa l’opinione di Medici per l’Ambiente, sezione italiana dell’International Society of Doctors for the Environment (ISDE), che ha rispedito al mittente le rassicurazioni del Ministro Fazio. “L’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (IARC) classifica l’arsenico come elemento cancerogeno certo di classe 1 e lo pone in diretta correlazione con molte patologie oncologiche e in particolare con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute. L’esposizione ad arsenico attraverso l’acqua destinata a consumo umano è stata associata anche a cancro del fegato e del colon”. In base a queste valutazioni, l’associazione ha rivolto alle autorità competenti una serie di richieste: vietare per consumo umano l’acqua contenente arsenico oltre il limite di legge di 10 μg/l anche provvedendo a forme alternative di approvvigionamento, informare correttamente la popolazione sulla questione e adottare immediatamente tutti i provvedimenti necessari a dearsenificare l’acqua destinata a consumo umano.

A un mese dalla decisione della Commissione europea, le uniche amministrazioni che hanno adottato provvedimenti concreti a tutela della popolazione sono Vitorchiano nel Viterbese e Velletri, dove i sindaci hanno sospeso l’erogazione dell’acqua.

“Abbiamo ovviamente e tempestivamente provveduto a chiedere al Ministero della Sanità la deroga a 20 μg/, che la UE ha già concesso al resto d’Europa” ha dichiarato l’assessore all’Ambiente della Regione Lazio, Marco Mattei. Una scappatoia che dovrebbe impedire che vengano dichiarate non potabili le acque di 46 fra i 67 comuni della regione più coinvolta dall’emergenza, secondo le cifre diffuse dallo stesso assessorato. Per gli altri 21, di cui 15 nella provincia di Viterbo, che presentano livelli di arsenico nelle acque compresi tra 20 e 50 μg/l, nessuno escamotage sembra invece poter rimandare ancora la chiusura dei rubinetti.



Evidentemente è il verbo che va di moda oggi,cioè minimizzare,dopo wikileaks e il sultano,anche il Ministro della Salute non ha alcuna intenzione di prendere per seri i moniti europei,nonostante lo sforamento delle percentuali di arsenico negli acquedotti,soprattutto nel Lazio ma non solo.
Il problema deriva dalle falde acquifere di origine vulcanica,l'unico antidoto per ovviare al problema,è di filtrare l'acqua,ma risulta effettivamente molto difficile filtrare moltissimi litri per l'uso quotidiano delle popolazioni.
Sicuramente minimizzare il problema è assurdo,a lungo andare quelle percentuali di arsenico possono far ammalare seriamente le persone,tumori e altre complicazioni gravi ad esempio,come del resto ammonisce la comunità europea.

@ Dalida @

Marco Travaglio,il passaparola del lunedì,con Wikileaks la falsità e l'ipocrisia scivola via



Buongiorno a tutti, è una grande giornata questa per l’informazione perché grazie a Wikileaks si allontana il modello della politica schizofrenica e anche della politica bugiarda che dice pubblicamente una cosa e privatamente il suo contrario.

Una nuova diplomazia mondiale

D’ora in avanti quali che siano le conseguenze di questa ondata interminabile che durerà per mesi, pubblicazione di rapporti più o meno riservati delle diplomazie occidentali, sicuramente chiunque faccia politica nei vari stati e nei rapporti internazionali, dovrà sapere e saprà che ciò che dice in pubblico, potrà essere smentito immediatamente da ciò che magari ha detto in privato lo stesso giorno o il giorno prima perché nelle diplomazie c’è sempre la possibilità di una talpa che in un nanosecondo invia qualche file a questo sito e a altri che magari sorgeranno per emulazione.
Naturalmente si comprende il terrore, lo sgomento, smarrimento, la bile anche degli attuali governanti, a cominciare dai nostri ridicoli, i quali spiazzati da questo terremoto dicono cose sconnesse, strane, strampalate, complotti internazionali, non so Frattini dice che Assange vuole distruggere il mondo, era dai film di Fantomas di Louis de Funés che non si sentiva una stronzata così imbecille, d’altra parte i personaggi che ci governano sono quelli che sono, in realtà Assange non vuole distruggere un bel niente, chiunque sia Assange e qualunque sia il suo scopo, ha semplicemente fatto da collettore a documenti autentici, infatti l’unica cosa che manca in tutto questo terremoto sono le smentite, se fosse stata la distribuzione di carte soltanto italiane probabilmente Berlusconi e l’Avvocato Ghedini avrebbero detto che era tutto falso e che avrebbero querelato, come di solito fanno quando escono carte e testimonianze vere, sarebbero stati gli unici al mondo a farlo, neanche i nord coreani hanno smentito l’autenticità dei documenti e quindi hanno preferito anche loro assecondare questo sdegno mondiale contro la pubblicazione di carte vere, carte che peraltro sono perlopiù non top secret, sono semplicemente carte riservate ma che non costituiscono segreti di Stato anche se in Italia ormai il concetto di segreto di Stato si estende persino al punto G del Presidente del Consiglio.
La prima cosa che balza agli occhi, secondo me, è che mentre i ritratti degli altri capi di Stato e di governo che emergono dai report fatti dai diplomatici sono ritratti tridimensionali, nel senso che riguardano sì anche il privato, ma anche e soprattutto il pubblico, l’aspetto politico dei personaggi, l’unico ritratto che è bidimensionale, è piatto è quello del nostro, il nostro è descritto semplicemente dalla cintola in giù, è l’unica parte che rileva per le diplomazie internazionali, il fatto che si preoccupa di notte di fare festini, vengono definite “orge selvagge” questo naturalmente farà molto piacere a lui che si creda che fa orge selvagge, però gli americani si occupano di questo aspetto perché dicono che questi festini e queste orge hanno poi dei riflessi paradossali, anche un po’ tragicomici in quello che lui fa di giorno, perché lui di giorno è impegnatissimo a nascondere quello che ha fatto di notte e quindi si spiega così il fatto che trascorra le giornate al telefono con la Questura di Milano per spacciare per nipote di Mubarak una minorenne che si sarebbe detto una volta di facili costumi e il resto della giornata lo passa a scansare i processi e a nascondere, a seppellire sottoterra il suo passato, che è la sua vera ossessione insieme ai festini, della Merkel non riescono a dire niente di male, al massimo che è un po’ noiosa, poco creativa ma tenace quando si trova in difficoltà, di Sarcozy si dice che è un imperatore nudo, autoritario, senza scrupoli con i suoi collaboratori, di Putin si dice che è un capo branco e con Medvedev ha un rapporto piuttosto da maschio dominante per cui anche se non ha, perché per la costituzione russa non può avere la carica massima in Russia, è comunque lui quello che comanda.
Di Gheddafi si parla come di un ipocondriaco che si siringa di botulino e poi si raccontano anche gli aspetti politici della sua attività, di Ahmadinejad si parla naturalmente a proposito del suo scarso equilibrio mentale, ma anche di tutto ciò che ruota intorno alla politica dell’Iran, destabilizzante per il medio Oriente, di Kwan – Jin il capo coreano si dice che è traumatizzano dal suo ictus, che è ciccione ma questo si vede a occhio nudo e poi si parla di politica e poi ci sono tutte le questioni che stanno terremotando la politica internazionale, per esempio il fatto che Hilary Clinton abbia ordinato di spiare gli ambasciatori dei vari stati all’O.N.U., compresi quelli del Consiglio di sicurezza con il diritto di veto che hanno, chiaramente compreso il Segretario Comunale Vanchimun, questioni di affari, questioni di politica internazionale, la macchietta, infatti vedete che il nostro è sempre sistemato nei siti all’ultimo posto nel lungo elenco dei leader citati, è proprio Berlusconi, Berlusconi è visto come una macchietta, come un pagliaccio, come un personaggio ridicolo a livello internazionale e pericoloso a livello nazionale, la N. 2 dell’ambasciata americana, stiamo parlando di una signora che è stata per 4 anni di fatto la vice ambasciatrice e lo definisce inetto, incapace di governare, inadatto a governare, vanitoso e dedito a queste feste selvagge che poi gli rubano tempo al riposo e quindi di giorno è una specie di pugile suonato.
Naturalmente non è che siano rivelazioni sconvolgenti, semmai è più interessante scoprire che Hilary Clinton, capo della diplomazia americana ha chiesto informazioni e questo è suo diritto farlo a differenza dello spionaggio ai danni degli ambasciatori e del Segretario Comunale dell’O.N.U. che non è assolutamente suo diritto farlo perché godono mi immunità o dovrebbero godere di immunità sul suolo americano, ci sarebbe addirittura da discutere se l’O.N.U. possa avere ancora sede a New York, visto che il fatto che abbia sede a New York consente agli americani di spiare le delegazioni dei vari stati del mondo all’O.N.U., ma in ogni caso era diritto di Hilary Clinton, chiedere informazioni sugli affari privati che si sospetta esistere tra Putin e Berlusconi e credo anche tra Berlusconi e Gheddafi.
Affari privati e comunque vulnerabilità dell’Italia derivanti dal fatto che Berlusconi ha praticamente consegnato il rubinetto delle nostre forniture energetiche a due paesi come la Russia e la Libia, il che espone l’Italia naturalmente a qualsiasi tipo da rappresaglia e di vendetta e obbliga l’Italia a essere la serva dei libici e dei russi, infatti Berlusconi viene definito uno che sembra il portavoce di Putin, che è ancora peggio che dire: è il portavoce di Putin perché se fosse il portavoce di Putin vorrebbe dire che almeno Putin lo ha preso sul serio e lo ha nominato suo portavoce per l’Europa, invece sembra il portavoce di Putin, perché ? Perché Putin non si è mai sognato di nominarlo suo ambasciatore, è Berlusconi che si improvvisa in piena sindrome della mosca cocchiera, portavoce di Putin in Europa e lo fa dal 1994, quando per la prima volta, lì era portavoce della Russia, quando nel G8 di Napoli, improvvisamente disse che era Russia doveva entrare in Europa e che bisognava fare un’alleanza strategica, addirittura nucleare con i russi, lo guardarono tutti come uno squinternato, in realtà negli anni successivi non ha perso occasione per sponsorizzare gli interessi russi in Europa.
Questo direi in sintesi quello che è venuto fuori per quanto riguarda i rapporti tra il nostro paese e gli Stati Uniti, dicevo che la analista, la Signora Elisabeth Dibble N. 2 dell’ambasciata in Italia per 4 anni lo è stata anche ai tempi di Bush, quindi Berlusconi era considerato un incapace, un inetto, un pericolo pubblico per il suo paese perché la diplomazia internazionale, un portavoce di Putin anche quando governava Bush , anche quando Bush pubblicamente si profondeva in grandi elogi dell’amico Silvio, anche quando Berlusconi si accreditava come l’amico del cuore di George Bush, l’ambasciata americana mandava dei desolati e desolanti rapporti a Washington, raccontando che questo signore non è capace a far niente, non combina nulla, si occupa solo degli affari suoi privati notte e giorno. Questo è interessante perché? Perché non è che non lo si sapesse, ma attenzione a non minimizzare quello che sta venendo fuori perché un conto è che lo sappia chi lo guarda in televisione, quello chi abbia occhi per vedere l’ha sempre saputo che siamo rappresentati da un pagliaccio da 16 anni a questa parte, ma è importante il fatto che con il timbro dell’ambasciata americana in Italia, ci sia scritto che siamo governati da un vanesio, incapace, poco lucido, inadatto a governare, che non combina niente, che si crede il portavoce di Putin.


Silviolo, il nano internazionale

Il fatto che lo dica ufficialmente l’ambasciata americana al suo governo è ovvio e non ha delle conseguenze da poco tutto ciò, perché? Perché dimostra che nonostante la patina, la tappezzeria dei vertici internazionali dove ci sono sempre abbracci, baci etc., poi tutti quanti a livello internazionale, sanno misurare la statura del nostro e la statura del nostro è poco inferiore a quella di questo pupazzetto Silviolo!
E’ interessante anche il ritratto psicologico che si fa di due figure come quella di Berlusconi e di Putin, quest’ultimo viene definito il capo branco, il maschio dominante, nei confronti di Medvedev ha la stessa relazione che c’è tra Batman e Robin, la stessa cosa si potrebbe dire del rapporto che c’è tra Putin e Berlusconi, Berlusconi non è mai stato, anche se questa sindrome del nano si gonfia, si cerca in tutti i modi di diventare più grosso, è sempre stato il secondo, mai il primo, è sempre stato sempre la spalma mai il primo attore, mai il protagonista, lui si è sempre scelto un uomo potente e ci si è messo a cuccia, all’ombra, lo ha fatto con Licio Gelli, lo ha fatto con Bettino Craxi, lo ha fatto con George Bush , quando è venuto meno Bush ha cominciato a farlo con Putin, lui è sempre il secondo di qualcuno, c’è sempre un articolo “Il” lui è la “I” ma comanda la “L” questo è folclore, anche, ma questa è l’immagine dell’Italia all’estero, è il biglietto da visita dell’Italia all’estero e all’estero si nota molto meglio rispetto a quanto avviene in Italia, il pericolo che questo signore rappresenta, si dirà: che l’avessero detto prima, ci avrebbero aiutati? No,la diplomazia si chiama diplomazia proprio perché certe cose pubblicamente non le dice, non le può dire, un conto sono i rapporti tra gli stati, un conto sono i giudizi che i rappresentanti degli stati danno dei propri colleghi.
Perché gli americani privatamente parlavano male di Berlusconi e pubblicamente ne parlavano bene, almeno fino a che non è arrivato Obama che, non dimentichiamolo, ha ricevuto tutti i capi di Stato del mondo almeno 3 o 4 volte, quello che si è filato di meno è proprio il nostro, perché agli americani una figuretta come il nostro nanerottolo ha sempre fatto molto comodo quando si trattava di affermare la politica di Bush, perché? Perché praticamente Berlusconi era il suo portavoce in Europa, in un’Europa che in tempi di guerra si è schierata, parliamo del continente, quasi interamente contro la guerra in Iraq e parzialmente anche contro la guerra in Afghanistan che però dopo l’11 settembre era più difficile contrastare in base alle informazioni che si avevano all’epoca, quindi era ovvio che Bush utilizzasse il nostro nanerottolo per rompere la compattezza dell’Europa continentale, infatti fu proprio l’asse Berlusconi – Aznar a contrapporsi all’asse non interventista tedesco e francese e a fare fronte comune con gli inglesi che sono tradizionalmente il lembo d’Europa più vicino agli interessi americani.
Quindi l’hanno usato senza neanche bisogno di dirgli quello che doveva fare, perché trattandosi di una spalla naturale, sapevano benissimo che si accontentava di qualche pacca, di qualche foto con il giubbotto vicino a Bush, di qualche gaglioffata nel ranch , di qualche smargiassata alla Casa Bianca, di qualche tartina nella sala ovale per fare poi tutto quello che gli si chiedeva addirittura prima che gli venisse chiesto. Ora che la politica americana non ha più bisogno di rompere l’unità dell’Europa perché ha problemi interni ben più gravi di quelli che ha fuori, il nostro è diventato totalmente ininfluente, inutile e quindi viene considerato la barzelletta dei vertici internazionali, il vecchietto un po’ fuori di testa che semmai ti fa fare 4 risate con la solita barzelletta sporca che peraltro ha già raccontato in tutti i vertici precedenti, per cui ride solo Obama perché è nuovo nel gruppo.
Interessante il fatto che tutte queste cose da 15 anni, per chiunque segua un po’ la politica, sono note, gli italiani si dividono in due categorie: i creduloni che da 15 anni pensano che questo signore sia l’ostacolo, il baluardo contro il comunismo, il campione del libero mercato, il campione dei valori del centro-destra, il punto di riferimento imprescindibile dei movimenti conservatori e liberal democratici del mondo, il cuore pulsante del partito popolare europeo, l’alfiere della famiglia dei valori di Dio patria e famiglia e altre cose di questo genere e poi ci sono quelli che hanno gli occhi e che hanno un minimo di cervello che possono essere di destra, centro, sinistra, ma che hanno sempre saputo che questo signore è una macchietta, è un gaglioffo.
Tra quelli che lo sanno ci sono due sottospecie: quelli che l’hanno sempre detto e scritto e quelli che si sono limitati a saperlo, ma non l’hanno mai detto e mai scritto, perché quando e credo che si avvicini quel giorno, ce ne libereremo, succederà quello che succede ai ragazzi oggi, quando vedono a tarda ora sui canali History Channel o anche sui RAI 3 a “Correva l’anno” le immagini un po’ velocizzate di Mussolini a Palazzo Venezia, oppure di Hitler al Reichstadt e allora si domandano e dicono: com’è possibile che uomini così goffi, ridicoli, pagliacceschi abbiano tenuto in ostaggio i loro paesi uno per 10 anni Hitler e l’altro per 21 e un pezzo come Mussolini? Com’è possibile che tanta gente ci credesse, altro che 21, poi nella Repubblica sociale di Salò c’è stato il post scriptum durato altri mesi, com’è possibile che si siano presi sul serio dei personaggi così pericolosi ma anche così ridicoli? Si vedono le immagini tipo Ridolini di questi due dittatori, è la prima domanda che ci si pone: che ci facevano quei milioni di persone in piazza a applaudirli, la stessa cosa tra qualche anno, quando si vedrà questo signore che va in giro tutto rifatto, con il casco di bitume sagomato tipo Big Jim o Ken, con questo panzone compresso dai tiranti, ogni tanto con l’occhio chiuso perché non si sono ricordati di dargli il giro di chiave fa diesis che come le chitarre porta dietro l’orecchio, che spara cazzate a raffica dalla mattina alla sera, che minaccia di toccare il culo alle signore in pieno terremoto nei giorni successivi al terremoto, che ne combina di tutti i colori, che regala gli orologi del Milan nei vertici internazionali del G8, com’è possibile che un uomo così sia stato preso sul serio da milioni di italiani?
La risposta sarà la stessa che si è data storicamente al perché quell’altro personaggio, Mussolini, era durato così a lungo con un così ampio consesso e tenete presente che Mussolini non era Berlusconi, Mussolini era un giornalista con i fiocchi che scriveva benissimo, molto colto, politicamente molto abile, i suoi governi erano formati dal meglio della cultura italiana nei vari settori dal diritto, all’economia, alla filosofia, alla cultura, fascisti, nazionalisti ma gente come Gentile, come Balbo, come Bottai, come Stefani, come Alfredo Rocco, come Giovanni Gentile non stiamo mica parlando di Gasparri, Capezzone, Bondi, Mara Carfagna e robe del genere. Infatti quello ha lasciato cose che si vedono ancora adesso, questo per fortuna non ha lasciato neanche una pietra, tranne forse la prima pietra del ponte sullo stretto che è già stata posata 15 volte, quindi ci sono 15 prime pietre a distanza ravvicinata in quel di Messina.
La risposta è che questo signore è stato preso molto sul serio dalle classi dirigenti di questo paese e soprattutto da quelli che hanno in mano il mondo dell’informazione (che è sua) per cui per 20 anni noi abbiamo vissuto in questo incantesimo in cui Il Corriere della sera che oggi si diverte, perché oggi è facile “Leader vanitoso, stanco, inefficienza, sembra il portavoce di Putin” e fa un editoriale di Franco Venturini dove si racconta la ridicolaggine della nostra politica estera e l’inconsistenza del nostro peso politico all’estero, da 15 anni scrivono esattamente il contrario e cioè che Berlusconi tra i suoi fiori all’occhiello ha la politica estera, quante volte L’Ambasciatore romano ha scritto queste cose, quante volte gli hanno lasciato dire che Berlusconi aveva evitato la guerra tra la Russia e la Georgia, quante volte hanno raccontato che Berlusconi era il protagonista della distensione tra Russia e America, quante volte gli hanno lasciato fare e dire le cose più incredibili sottovalutandole e minimizzandole, questo è il problema, il problema è che se per 15 anni televisioni e giornali avessero raccontato quello che tutti coloro che hanno occhi e cervelli avevano visto e sapevano e l’avessero ufficializzato e l’avessero preso in giro perché non poi non va neanche preso sul serio questo signore, il favore peggiore che gli si può fare è proprio quello di prenderlo sul serio, probabilmente con questa aura di ridicolo addosso, anziché con questa aura di serietà e di credibilità, ce ne saremmo già liberati, perché? Perché gli italiani votano, sono sempre in soccorso del vincitore, quando sentono che uno comincia a puzzare di cadavere o vedono che comincia a traballare, lo impallinano, quindi non è che votino volentieri per un uomo ridicolo che sembra alla frutta, il problema è che l’immagine l’intelligentia italiana conformista, la grande stampa italiana, salvo rarissime eccezioni, la televisione salvo veramente due o tre eccezioni, hanno dato in questi anni era esattamente il contrario di quello che oggi che l’omino è bollito e tutti si divertono a scrivere.


I ritardatari

Ci volevano 15 anni? Aprendo le virgolette e citando la N. 2 dell’ambasciata americana per dire che Berlusconi è un leader vanitoso, stanco, inefficiente e sembra il portavoce di Putin?
E’ proprio il minimo quello che abbiamo scritto, mi sono preso qua per non dimenticarmelo, un libro che ho fatto e che è “Le mille balle blu” perché ogni tanto mi veniva voglia di fare il punto della situazione e quindi alla vigilia delle elezioni del 2006, quelle che lui ha perso, sia pure di poco, con Peter Gomez avevamo fatto “Le mille balle blu” per raccogliere e catalogare l’enorme mole di cazzate che questo signore era riuscito a dire nei primi 12 anni della sua vita politica e sembravano gli ultimi.
C’era un capitolo, il Presidente Gran Turismo con tutte le cose che era riuscito a fare e dire all’estero, appena varcata la cinta daziaria, con la differenza che ogni volta che passava in un paese estero, lasciava tracce indelebili, perché? Perché i giornali per giorni e giorni dicevano: ma chi è questo? Da dove arriva? Come fanno gli italiani a votarlo? Ma come fanno a sopportarlo? Ma non si vergognano a farsi rappresentante da questa barzelletta ambulante? Perché? Perché all’estero le televisioni e i giornali hanno un difetto, non sono di Berlusconi, quindi possono scrivere liberamente quello che vedono, cosa che non hanno mai potuto fare le nostre televisioni e i nostri giornali, ecco perché lui aveva una pessima reputazione nella stampa internazionale e un’ottima reputazione nella stampa italiana e ecco perché era costretto a raccontare che la stampa internazionale era a servizio del comunismo o che i corrispondenti esteri in Italia, leggono solo Repubblica e L’Unità e adesso magari anche Il Fatto Quotidiano, in realtà non leggono un bel niente, basta che guardino, scrivono quello che vedono, solo che a differenza dei nostri giornali, non hanno condizionamenti proprietari e pubblicitari e quindi possono dire chiaramente che un pagliaccio è un pagliaccio!
Immaginate quando andò in Inghilterra, andò a trovare Margaret Tatcher, ormai ex Premier inglese e disse: la Tatcher è sempre una bella gnocca! Quando gli interpreti tradussero all’impronta bella gnocca a proposito di una signora che tra l’altro è pure malata, in Inghilterra si domandarono chi fosse qua e quando scoprirono che era il Capo del Governo italiano si preoccuparono per noi! Pensate quando al vertice della Fao invitò il Presidente del Togo Gnassingbe’ che stava spiegando la tragedia del Malawi con 13 milioni di persone che stavano morendo di fame, lui lo invitò a stringere perché disse: accorciamo i tempi degli interventi perché la nostra non sarà una tragedia, ma anche noi abbiamo fame! Al vertice della Fao sulla fame del mondo, poi aggiunge “grazie di essere stati con noi, il pranzo è pronto, spero che il menù sia totalmente italiano in questo caso sarete soddisfatti” poi prese il Direttore della Fao, il senegalese Diouf, e gli disse: dovresti dimagrire un po’! Poi tutte le sparate contro l’Europa, da parte di un capo del governo di un paese europeo che a un certo punto diventò Presidente di turno dell’Unione Europea per 6 mesi da luglio a dicembre del 2003, semestre inaugurato dalla famosa uscita del Capò nazista contro un socialista tedesco Schultz e poi tutte le tournèe.
Quando disse al cancelliere tedesco Schroeder “parliamo un po’ di donne che tu te ne intendi” e lì c’era la moglie. Una volta è andato in Russia, una delle tante e gli hanno fatto visitare uno stabilimento della Merloni a qualche decina di chilometri da Mosca, c’erano lui e Putin, scrive il giorno dopo l’inviato del quotidiano Kommerzant , la visita è avvenuta a Lipetz 400 chilometri a sud da Mosca “il Premier italiano era particolarmente attivo e era chiaro che aveva un obiettivo, non sarebbe stato contento se non fosse riuscito a avvicinarsi a un gruppo di operaie, poi rivolto a Putin disse: voglio baciare la lavoratrice più brava e più bella, aveva già individuato la sua vittima, si è avvicinato a una donna grande come la Sardegna e con tutto il corpo ha fatto il gesto tipico dei teppisti negli androni bui dei cortili, quando importunano una ragazza che rincasa, lei si è scansata, ma il Signor Berlusconi in passato deve avere fatto esperienza con donne anche più rapide di questa - l’aveva capito persino il giornalista Kommerzant – con due salti ha raggiunto la ragazza e ha iniziato spudoratamente a baciarla in faccia - pensate anche a tutto il cerone – e ha scosso l’operaia ridendo, quasi volesse buttarla a terra, l’unica cosa che la donna ha potuto fare è stata rifiutarsi di ricambiare i baci. Putin assisteva alla scena immobile, gelido, pare che non sopporti più i continui scherzi e giochetti pesanti dell’amico Silvio” queste sono le sue missioni internazionali destinate a migliorare la reputazione dell’Italia nel mondo.
Un’altra volta lui stesso, Berlusconi, quando c’era ancora Heltzin racconta “una volta ho parlato a Heltzin per 25 minuti della Csce la conferenza per la sicurezza e la cooperazione europea e non sapevo cosa fosse, eravamo a cena, Heltzin si lamentava che l’Europa non lo aiutava a risolvere la crisi in Cecenia attraverso la Csce, io mi dicevo: chissà di che parla, finisce, silenzio, finché lo svedese Bilt per toglierci di imbarazzo dice abbiamo qui il Presidente di turno Berlusconi, chiediamolo a lui! E si gira verso di me, sussulto, poi sento i tricolori che sventolano alle mie spalle, capisco che non posso fare una figuraccia per il mio paese e comincio a parlare per 25 minuti discetto di Cecenia, Europa e guerre, lui naturalmente non sa neanche dove è la Cecenia. Alla fine Mitterrand mi dice: bene la questione è nelle tue mani, quale mi chiedo io, appena finisce la cena prendo Felipe Gonzales da parte e gli chiedo: ma tu lo sai cos’è la Csce? Lui comincia a ridere, non si ferma più e finisce seduto per terra, tanto che lo devo raccogliere” c’era un vertice sulla Csce e Berlusconi non sapeva cosa era la Csce e lo diceva in giro facendo ridere gli altri e poi l’ha raccontato per fare bella figura!
Ogni tanto gli parte la mole e dice: non c’è nessuno sulla scena mondiale che può pretendere di confrontarsi con me, nessuno dei protagonisti della politica che ha il mio passato, che ha la stessa storia che ho io, da un punto di vista personale, c’è qualcuno che ha una posizione di vantaggio e questo qualcuno sono io, quando si siedo al fianco di questo o quel primo Ministro o Capo di Stato, c’è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere il più bravo e questo qualcuno non sono io, la mia bravura è fuori discussione, la mia sostanza umana, la mia storia, gli altri se le sognano, sono loro che devono dimostrare di essere bravi!


Sputtanamento globale

Un’altra volta saluta i capi di Stato e di governo a Bruxelles alla fine di una riunione di primi Ministri e di capi dello Stato, mancava Ciampi quella volta, allora lui di inglese a sorpresa fa un saluto a nome di Ciampi, comincia a parlare lingue sconosciute che è una cosa tipica degli indemoniati, oltre che di Berlusconi e dice testualmente “I give you the salutation of my President of the republic”.
Quello più bravo è anche poliglotta è cosmopolita proprio, parla l’inglese come Cementano svalutation etc., salutation questa è la sua traduzione di saluto! Naturalmente la battuta con Rasmussen, il danese Rasmussen che era venuto a trovarlo a Roma e lui gli disse: ma lo sa che lei è molto più bello di Cacciari, la presenterò a mia moglie con quello che si dice! Ufficializzò a livello mondiale il fatto che si diceva che sua moglie, che stava ancora con lui, stesse anche con Cacciari. Rasmussen credeva di non capire quando gli arrivava la traduzione simultanea, pensava a un’interferenza, non poteva immaginare cosa stava dicendo Berlusconi, pensate quando ha messo in imbarazzo la povera Presidente finlandese Alonen, rivelando che aveva dovuto riesumare le sue doti di playboy e fare la corte alla Alonen per sottrarre alla Finlandia l’agenzia alimentare europea che era stata affidata all’Italia, a Parma e la Alonen dovette spiegare al Parlamento europeo che non era vero niente, che Berlusconi si era inventato tutto, perché? Perché tutti volevano sapere cosa le fosse saltato in mente di cedere all’Italia un’agenzia alimentare che spettava alla Finlandia, in cambio di una notte d’amore con uno così, tra l’altro!
Allora Berlusconi per rimediare alla gaffe, disse che era normale che dessero l’agenzia alimentare europea all’Italia, perché almeno in Italia c’è buona cucina, mentre in Finlandia cosa possono mangiare questi sfigati? Prosciutto di renna affumicata, una schifezza, risultato? Per ritorsione gli allevatori finlandesi bloccarono l’importazione di generi alimentari dall’Italia, crisi commerciale con la Finlandia, non ce le ricordiamo più queste cose? E neanche come Berlusconi rimediò a quella seconda gaffe, ne fece subito una terza, mostrò a un vertice di Forza Italia, la gigantografia della Alonen che bellissima, poverina e disse: ma l’avete vista in faccia questa? Ma credete davvero che mi metta a fare la corte a una con quella faccia? Le diede della racchia in mondovisione così anche la Finlandia l’abbiamo sistemata, perché ne mancavano pochi di paesi che ancora chi consideravano.
C’è l’imbarazzo della scelta nel descrivere tutto quello che è riuscito a combinare ogni volta che ha superato i confini patri perché è all’estero che dà il meglio di sé il nostro naturalmente, non vi dico quando è stato in Iraq e quando è tornato ha detto: in Iraq ormai c’è una vita regolare, poi certo ci sono anche dei problemi, per esempio i semafori, a Baghdad non funzionano i semafori, morivano 100/200 persone al giorno in attentati, kamikaze che si facevano esplodere dappertutto, rapimenti, guerre civili, i semafori, è per quello che gli americani se ne sono andati dall’Iraq, per questo traffico insopportabile che c’è a Baghdad, un po’ come a Palermo nel film di Jhonny Stecchino, il problema è il traffico!
Questo è riuscito a fare e a dire in questi 15 anni, adesso ci voleva la N. 2 dell’ambasciata americana per spiegare a noi che ce l’abbiamo in casa da 15 anni che questo signore è un leader vanitoso, stanco e inefficiente, si potrebbero anche aggiungere altre cose, volendo, è stata buona la signora! Però stiamo attenti perché cose ridicole sono un conto e le cose serie sono un altro, gli americani si sono resi conto che anche le debolezze private del Presidente del Consiglio, hanno una rilevanza pubblica, il folclore con Gheddafi non è solo folclore, sono affari per Berlusconi e dipendenza del nostro paese da un regime assolutamente inaffidabile come quello libico e dipendenza del nostro paese al di là del folclore di Berlusconi con il peluche in testa nella Dacia con Putin, dipendenza del nostro paese da quell’altro stato come la Russia che noi sponsorizziamo, evidentemente per ragioni di affari non essendoci altri motivi e stiamo parlando di un paese, la Russia che viene definito dalle diplomazie come uno stato mafioso, uno stato che ormai è completamente in mano alle mafie e guarda un po’ tra tutti gli stati del mondo, chi è andato a scegliersi come partner privilegiato il nostro? Naturalmente l’altro stato mafioso! Quindi stiamo attenti folclore ma anche cose serie e gravissime che avevamo tutti gli strumenti per notare e per vedere noi stessi, molti hanno fatto finta di non vedere, altri sono stati sviati da un’informazione che per 15 anni ha preso sul serio questo leader vanitoso, inefficiente, incapace, inadatto a governare, che sembra il portavoce di Putin e l’hanno trasformato nel leader dei moderati e dei liberali.
Sapete quale sarà il prossimo passaggio? E’ quando su Wikileaks arriverà anche qualche dossier della diplomazia libica e russa perché vedete che prima o poi scopriremo che anche in Libia e anche in Russia questo signore è considerato un pagliaccio, che anche Putin e Gheddafi che pubblicamente lo riveriscono molto in privato lo considerano per quello che è perché non sono stupidi né Gheddafi, né Putin, sono tante altre cose ma stupidi non lo sono, a quel punto quando anche Gheddafi e Putin lo considereranno un pagliaccio, resterà soltanto una forza, un ambiente, un’organizzazione che lo prende sul serio, il Partito Democratico, quello che nelle sue precedenti reincarnazioni lo aveva scambiato addirittura per un padre costituente grazie a D’Alema e a Marini e poi a Veltroni e che per 15 anni invece di isolarlo come un corpo estraneo e come un uomo ridicolo, tragicamente ridicolo, visti i danni che ha fatto al nostro paese lo hanno continuamente invitato a fare le riforme, lo hanno continuamente elevato al rango di riformatore, anziché trattarlo come andava trattato e questo secondo me insieme al monopolio dell’informazione da parte sua, è l’altra ragione per la quale oggi questo uomo ridicolo è ancora a Palazzo Chigi.


Se vi interessa, dato che siamo in vena di riepiloghi, siamo alla fine dell’anno, forse siamo anche alla fine del regime, noi abbiamo messo insieme un Dvd che devo dire ha una bella copertina anche, non per merito mio, ma per merito di chi segue il blog di Grillo e che quindi lo ha allestito e che si intitola “Berluscoma 2010 il tramonto della seconda repubblica” cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto la storia di questo anno, la storia che di questo, ci auguriamo, non costa niente farsi gli auguri, sia l’ultimo infestato da lui.
Il tramonto della seconda repubblica, tutti gli episodi cruciali che hanno costellato quest’anno dall’inizio alla fine, l’anno 2010 è cominciato con lo scandalo della protezione civile, con lo scandalo Scajola, poi c’è lo scandalo della P3 , questo rigurgito di tangentopoli perché adesso sta approdando addirittura a un mostro come Finmeccanica e che ha provocato la crisi nel centro-destra proprio sulla questione morale e la legalità e il distacco di Fini, il linciaggio di Fini per essersi distaccato, la maggioranza più ampia mai vista che diventa improvvisamente minoranza alla Camera, i tentativi di ricomprare e adesso vedremo il 14 dicembre cosa succederà.
Ci sono delle mie parti di racconto in questo Dvd e poi ci sono dei filmati in modo da avere un quadro complessivo dell’anno che è appena passato, con tutto ciò naturalmente che è successo, si chiama “Berluscoma” voi come lo trovate se lo volete comprare? Lo potete comprare sul sito di Beppe Grillo, sul sito de Il Fatto Quotidiano ordinandolo via Internet, oppure lo potete prendere in edicola insieme a Il Fatto Quotidiano, su Fatto Quotidiano, sul sito de Il Fatto e sul blog di Grillo trovate tutte le istruzioni, è una cosa molto semplice, si intitola “Berluscoma 2010” passate parola e ci vediamo lunedì prossimo.

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Perlomeno d'ora in poi dovranno stare molto più attenti i politicanti dell'intero pianeta,anche se l'ipocrisia e la falsità è presente in ogni ambito,figuriamoci a certi livelli!!

[ Kenzo ]

domenica 28 novembre 2010

Tutte le smentite di Maroni minuto per minuto,di Michele Serra


[ dall'inserto satirico ]

Dopo l'uomo che ha mangiato 12 angurie in un'ora e il geometra che è riuscito a fare approvare nel piano regolatore due chilometri lineari di villette a schiera, un altro italiano entra trionfalmente nel Guinness dei Primati. Si tratta del ministro degli Interni Roberto Maroni, autore della smentita più lunga del mondo. Per rispondere a una frase di Roberto Saviano, il ministro è stato a "Porta a Porta", "L'ultima parola", "Matrix", "In mezz'ora", "Vieni via con me" e in una ventina di telegiornali, utilizzando anche dei sosia o delle sagome di cartone quando le trasmissioni erano in contemporanea. Complessivamente, sedici ore di replica a una frase di quattro secondi. Il ministro ha in animo anche una risposta a Gomorra: quaranta volumi rilegati in cuoio, un'opera monumentale che verrà inviata a ogni famiglia italiana con pagamento fermoposta, anche rateale. La strategia di Maroni, messa a punto da un ingegnere tedesco specializzato in megastrutture, è comunque appena agli inizi.

Face to face Il ministro suonerà il campanello di alcuni cittadini estratti a sorte, ai quali spiegherà perché Saviano ha torto e lui ragione. Al termine dell'incontro, Maroni consegnerà al cittadino una elegante brochure con le foto segnaletiche dei boss arrestati, da aggiornare a fascicoli.

Varietà Esauriti i talk-show, il ministro sta preparando smentite adatte ad ogni format televisivo. Nei varietà ribatterà a Saviano circondato dalle avvenenti Smentine, un quartetto di tre ragazze selezionato da Renzo Bossi. A Quark, se Piero Angela rispetterà gli accordi, la misteriosa scritta "Smentisco Saviano" dovrà apparire, fotografata da un satellite, nel deserto dell'Arizona, forse tracciata dagli alieni forse da Renzo Bossi, riconoscibile alla fine dell'ultima "O" con un enorme pennello in mano e un correttore di bozze al fianco.

Maturità Con l'appoggio del ministro Gelmini, al prossimo esame di maturità verrà proposto il seguente tema di italiano: "La smentita del ministro Maroni a Roberto Saviano, nel solco della grande tradizione razionalista, recupera molti dei valori formali e sostanziali che sono alla base del pensiero politico e filosofico moderno. Illustra e approfondisci questo nesso, con particolare riguardo al passaggio "mica è vero quello che dice Saviano". Completa l'esposizione facendo riferimento all'arresto di quarantadue dei trenta latitanti più pericolosi".

Latitanti Il camorrista Iovine è stato catturato in casa sua dopo 14 anni di latitanza e dopo 14 ore dal monologo di Saviano. Visto il successo di pubblico, il ministro intende perfezionare il numero arrestando personalmente un boss in diretta, riconoscendolo in mezzo al pubblico di un talk-show. La scena è stata preparata nei minimi dettagli e già provata in gran segreto dal ministro nello studio di Paragone. Conduttore: "Ministro, dei trenta latitanti più pericolosi lei ne ha già arrestati settantanove. Lo giudica un risultato soddisfacente?". Maroni: "Non ancora. Alle sue spalle, confuso nel pubblico, ho riconosciuto il boss Gennaro Proboscide. Arrestatelo!". Conduttore: "Ma quello è il tecnico audio... il signor Pino...". Maroni: "Dicono tutti così".

Riarresto Qualora la lista dei 30 latitanti più pericolosi, che attualmente consta di oltre centocinquanta boss già arrestati, minacci di esaurirsi, il ministro, con un blitz nelle carceri, procederebbe al riarresto dei latitanti, recitando la formula di rito "credevi di cavartela con un solo arresto?".

Strategia religiosa Maroni prende i voti, studia per anni diritto canonico, diventa vescovo, cardinale e infine papa, con il nome di Arsizio I. Quando finalmente si affaccia, ormai vecchissimo, alla finestra su piazza San Pietro, legge in mondovisione, in ottantadue lingue, la sua smentita a Roberto Saviano, nel frattempo diventato generale dell'Arma dei carabinieri. La strategia è considerata di grandissimo effetto, ma molto impegnativa, e troppo a lungo termine.



Fare finta che non esista l'ndrangheta in Lombardia a me pare molto difficile da credere,anche se il ministro afferma che è da sempre esistente,essendo presenti in ogni Comune le giunte leghiste dovrebbero spiegare come gli appalti pubblici non siano sfiorati dalla presenza della criminalità organizzata,poichè dove c'è ciccia per gatti,i felini appunto,sono presenti.
Non ci saranno prove,anche se potrebbe essere solo una questione di tempo reperirle,aspettando le smentite delle smentite.....

[ Kenzo ]

I funerali di Enzo Baldoni sei anni dopo



C'era tutto il paese di Preci nella piccola chiesa di Santa Maria della Pietà dove si è svolto il funerale di Enzo Baldoni, il giornalista free lance rapito e ucciso in Iraq nel 2004 da Al Qaeda. Presenti anche i rappresentanti delle istituzioni locali e molti giornalisti. Il feretro è arrivato nella cittadina umbra, dove il giornalista aveva trascorso l'infanzia e l'adolescenza, dall'istituto di medicina legale di Roma dove i resti, riportati dall'Iraq, si trovavano da aprile. Sulla bara di legno chiaro un cuscino di fiori. Gli unici per volere della famiglia, che ha deciso di raccogliere fondi da destinare a un orfanotrofio a Nazareth. La salma è stata poi tumulata nel piccolo cimitero della frazione di Saccovescio, con una lapide a forma di balena, l'animale scelto come simbolo dell'agenzia pubblicitaria fondata da Baldoni.



Peccato che il rapimento di Enzo Baldoni fu del tutto trascurato dall'esecutivo del tempo,le giustificazioni furono ridicole,poichè il sequestro del giornalista free lance fu perpetrato nel mese di agosto, gli interessi mediatici e politici erano intenti alle vacanze ferragostane....


[@#& blog Freedom &#@]

sabato 27 novembre 2010

I comici del delirio a palazzo Chigi



di Antonio Padellaro

Come ministro degli Esteri, Franco Frattini è noto per aver accolto con triplo sorriso e relativo inchino il dittatore libico Gheddafi giunto a Roma per una merenda con un centinaio di ragazze all’uopo reclutate. Da ieri il titolare della Farnesina (sembra impossibile ma è cosi) sarà ricordato per essersi immolato sull’altare del ridicolo per conto del suo premier e signore. Che infatti l’Italia sia diventata lo zimbello del globo è notorio. Perfino Frattini potrebbe capirlo se solo osasse volgere lo sguardo su ciò che combina l’anziano viveur di Palazzo Chigi, continuamente chiamato in causa da plotoni di ragazze a pagamento. Ma ieri il nonno della nipote di Mubarak e la sua spalla preferita hanno superato se stessi con la spassosa tragicommedia dal titolo: Silvio, Franco e il complotto internazionale. La trama: forze oscure in agguato collegate alle solite toghe rosse e orchestrate dalle ben note centrali straniere tramano per gettare discredito sul governo italiano. Le prove sono schiaccianti. Il crollo di Pompei che ha raso al suolo la già malferma credibilità del povero Bondi. I rifiuti che sommergono Napoli (malgrado qualcuno avesse detto: in tre giorni risolvo tutto io). L’inchiesta giudiziaria sui maneggi del vertice coniugale di Finmeccanica. L’attesa per la montagna di documenti (a quanto sembra assai imbarazzanti anche per l’Italia) che Wikileaks sta per scaricare. C’è una regia dietro tutto questo, si chiedono Silvio e Franco sgomenti? Sì, una regia demenziale alla Mel Brooks, visto che tutti i casi citati dai due comici rappresentano altrettanti autogoal per il governo più sputtanato che si ricordi. Puntuali arrivano infatti le smentite di Silvio a cui seguono le precisazioni di Franco. Rinnoviamo l’appello: qualcuno stacchi la spina. Fatelo anche per loro



Fino a quando gli elettori non staccheranno la spina alla peggior destra mai vista nel panorama democratico occidentale,non si potrà aspettare che se la stacchi il sultano,poichè detiene il potere e continuerà a tenerselo,sa molto bene il padrone della destra che all'indomani della sua fuoriuscita dalla politica vivrà momenti molto difficili,sino ad ora ha inserito tappi dappertutto,tramite le innumerevoli leggi ad personam,ma i nodi al pettine molto probabilmente stanno per arrivare!

&& S.I. &&

venerdì 26 novembre 2010

Marco Travaglio,anno zero,la mafia e Dell'Utri



Dopo inchieste,processi,tra qualche mese ci sarà l'ultima sentenza,quella della Cassazione,e soprattutto se le ragioni della condanna rimarranno uguali all'Appello,il sultano seppure non condannabile dovrà finalmente uscire di scena,almeno in un paese normale,anche se per molti versi non lo è.

[ Kenzo ]

L'Italia a prescindere dalla politica ce la farà,di Massimo Gramellini



Non me ne voglia la buonanima,ma l'icona del "sordismo" italico,è da considerarsi un "like motive" di buona parte degli italiani,nei suoi film l'italianità diffusa è manifestata nel miglior modo possibile.


Possiamo farcela. Anche se la crisi si fa critica, l’euro è ricoverato alla neuro e Bruxelles sta per intimarci di dimezzare il debito pubblico, così la prossima volta sulla Mole con gli studenti ci saliranno i pensionati? Anche se La Russa vola sopra l’Afghanistan credendosi l’erede illetterato di D’Annunzio (chi fa la Duse, Santanchè?) e Bersani si arrampica sui tetti come lo spazzacamino di Mary Poppins, ma col sigaro in bocca che neanche Messner? Anche se alla Camera la Mussolini bacia sulla bocca l’indagato Cosentino, Bossi confessa «sono stato studente universitario anch’io» (fino a 40 anni, ci aveva preso gusto) e Berlusconi, dico Berlusconi, invita tutti a comportarsi con sobrietà? Sì, possiamo farcela e proverò a spiegarvi perché.

Tranne che ai tempi di Mussolini (infatti finì in tragedia), la politica italiana ha sempre affrontato i passaggi cruciali della storia allo stesso modo: ignorandoli. Nell’Ottocento il premier Depretis coccolava le pratiche sulla sua scrivania: «Ognuna di esse avrei dovuto deciderla entro 24 ore, se non volevo mandare in rovina l’Italia. Le 24 ore sono passate, la pratica è sempre lì e l’Italia va avanti lo stesso». Un secolo dopo, con le fabbriche bloccate e i terroristi a sparare per strada, i governi democristiani si occupavano di convergenze parallele. E mentre i politici rimuovevano i problemi, gli italiani li risolvevano inventandosi l’economia sommersa. Una cosa un po’ eroica e un po’ illegale: come tutto, qui da noi. Sì, la sfangheremo anche stavolta. Chissà in che modo e con chi. Ma sicuramente senza di loro.

Non avendo la sfera di cristallo,mi fido del fiuto di Gram,ma toccherebbe mettere in conto un'aggravante,ovvero il lavoro non c'è più,è volato nell'est del mondo,chissà quando ritornerà,quindi con l'economia in terapia intensiva,le nuove generazioni dovranno passare in un imbuto per sistemarsi e per molti di loro la precarietà,lo sfruttamento rimarrà cronico.

&& S.I. &&

Bondi e Mastella querelano il Fatto quotidiano,nonostante le palesi verità pubblicate



Dragomira Bonev in arte Michelle

Bondi,il più grande ministro della cultura che l'Italia abbia mai avuto,querela Il Fatto quotidiano e Corsera per aver pubblicato i pesanti interrogativi su un premio "farlocco" dato all'attrice bulgara alla rassegna cinematografica di Venezia,con la delegazione bulgara,una trentina di persone,le quali si stanno interrogando sia in Italia che in Bulgaria,chi abbia pagato il conto salato della burlesca fiction (ovvero premio,hotel cinque stelle,etc,etc,)
Tutto ciò dopo aver sistemato l'ex marito e il figlio dell'attuale compagna,in posti di lavoro pilotati da lui stesso!



Mastella invece querela solo il Fatto quotidiano per aver pubblicato la vergognosa votazione al Senato,che di fatto mette una pietra tombale sulle malefatte campane compiute dall'entourage mastelliano,secondo il geniale parlamentare europeo,la votazione è stata determinata all'unanimità,secondo lui la votazione contro la vergogna affermata dall'Idv non ha nessuna rilevanza.


di Marco Travaglio

Da tempo andiamo sostenendo che i politici non c’è più bisogno d’intercettarli. Basta intervistarli, anzi lasciarli parlare. Prendiamo Bondi, ammesso che se ne trovi ancora traccia dopo le disavventure degli ultimi giorni. L’altro giorno, quando viene a sapere che ci stiamo occupando di Roberto Indaco, marito della sua compagna on. Manuela Repetti, attualmente in fase di divorzio, del quale peraltro si era già occupato lui facendogli avere una consulenza da 25 mila euro l’anno come massimo esperto nazionale in materia di “Teatro e moda”, telefona in redazione per vedere se non sia possibile stendere un velo pietoso sulla circostanza. Poi scopre che è impossibile, se ne fa una ragione e detta una memorabile dichiarazione: “Nel caso del signor Indaco, io non ho fatto altro che aiutare una persona che si trovava in una drammatica difficoltà. Aveva le competenze professionali per usufruire della consulenza, quindi non ho violato leggi né norme”. Sulle competenze professionali sorvoliamo per carità di patria (pare che il superconsulente accogliesse i clienti nel motel di famiglia a Novi Ligure). Ma facciamo timidamente notare che, in epoca di tagli e austerità, il suo ministero è riuscito a sistemare anche l’altro membro della famiglia acquisita, Fabrizio Indaco, figlio di Roberto e Manuela, assunto con contratto interinale alla direzione Cinema dei Beni culturali per occuparsi, guardacaso, di finanziamenti. E James: “Si tratta di importi molto modesti. Nel caso di Roberto Indaco, al netto delle trattenute, poco più di 1.000 euro al mese”. Ecco, nel paese in cui un giovane su quattro è senza lavoro (tre su quattro nel Sud) e si suicidano a raffica i precari che non si vedono rinnovare il contratto, è consolante sapere che in casa Repetti nessuno perde lavoro, anzi tutti lo trovano, e sempre al ministero di Bondi. Il quale, anziché scavarsi un buco, infilarsi dentro e chiudere il tappo, piagnucola pure: “Desidererei rispetto, si tratta di una vicenda dolorosa. Di una storia amara, ma anche del tutto personale e privata”. Personale e privata, non c’è dubbio. L’unica cosa pubblica sono i soldi. Poi scopriamo che il multiforme ministro ha inventato pure un premio fantasma al Festival di Venezia per una favorita del capo, Dragomira Bonev in arte Michelle, e che sarebbe fantasma pure il film, che nessuno riesce a reperire. Che fa Bondi? Si scava un buco e scompare? No, annuncia querela al Fatto e al Corriere che ha ripreso la notizia. Motivo: abbiamo scritto che il governo bulgaro smentisce di aver sostenuto le spese della spedizione aviotrasportata di 32 bulgari in Laguna, tra hotel a 5 stelle e cene di gala, e sostiene che han fatto tutto gli italiani. Bondi replica che il suo ministero, eccezionalmente, non ha speso una lira (fra i bulgari, evidentemente, non c’erano parenti della sua fidanzata). Bene: perché non querela il governo bulgaro? E, già che c’è, ci vuol dire gentilmente chi ha pagato il conto, compreso quello per la targa patacca commissionata a una bottega romana per l’inesistente premio europeo per la cinematografia sempre tesa ai diritti umani? E, già che ci siamo, chi ha visionato e giudicato la fantomatica pellicola meritevole di cotanta attenzione, al punto di premiarla prima che fosse pronta (finora l’unica critica lusinghiera sul capolavoro – “è un film grandioso, punto e basta!” – l’ha firmata la Dragomira medesima sul Corriere)? Su questi dettagli James non si attarda. Preferisce querelare. E querela – o almeno così dice al Corriere – pure Mastella perché abbiamo scritto che il Senato ha sollevato conflitto di attribuzioni contro i giudici di Napoli che lo stanno processando per 9 reati. Non è forse vero? Certo, è tutto vero, ma lui dice che “il conflitto è stato sollevato all’unanimità”, mentre noi abbiamo scritto che in aula l’Idv ha votato contro. Il fatto è che l’Idv, in aula, ha votato contro. Ma Mastella querela lo stesso perché “contro di me c’è un disegno politico e forse giudiziario”. E noi che c’entriamo? È sicuro di sentirsi bene?



In entrambi i casi si tratta di comune senso d'onnipotenza che aleggia dalle parti della destra,il maestro ha istruito i dipendenti del partito azienda,effettivamente la lezione l'hanno imparata molto bene!

&& S.I. &&

giovedì 25 novembre 2010

Bersani-Gelmini,finalmente il segretario del Pd ha detto qualcosa di sinistra



Non solo la Gelmini dalle parti dell'ex partito dell'amore,vive d'onnipotenza,da buona dipendente del partito azienda ha assimilato le "buone maniere" del vate di Arcore,e prima di fare affermazioni che discreditano chicchessia,dovrebbe farsi un buon esame di coscienza,in questo caso sul suo personale curriculum studentesco,poichè con tutto rispetto chi dal nord si trasferisce a Reggio Calabria per laurearsi,non fa proprio un figurone....

Per ciò che concerne Bersani,oltre andare sui tetti,all'Asinara e davanti ai cancelli della fabbriche in difficoltà,dovrebbe anch'esso fare un esame di coscienza su come vota il partito da lui diretto,ad esempio sull'impunità a Mastella & company,e non c'è solo questa vergogna voltando le spalle al partito che fu di Berlinguer.

Il curriculum degli esami di Bersani aspettiamo con trepidazione quelli della Ministra!




&& S.I. &&

mercoledì 24 novembre 2010

Esplode la contestazione studentesca non solo a Roma






Università, irruzione degli studenti in Senato
In tremila bloccano l’aeroporto di Pisa

Un poliziotto contuso per i tafferugli. Alla Camera discussione sugli emendamenti Fli con la Gelmini, per la quale ci sono risorse per finanziare l'università
Tensione altissima e scontri in pieno centro a Roma, dove questa mattina un gruppo di studenti ha tentato di entrare al Senato, lanciando uova contro il colonnato di palazzo Madama (video da youreporter.it). Poco dopo un altro gruppo di manifestanti, che si sono staccati da un corteo contro il ddl Gelmini, ha tentato di forzare un cordone di forze dell’ordine. La polizia li ha respinti usando i manganelli e gli studenti hanno risposto, a loro volta, lanciando petardi. A Pisa tremila studenti hanno eluso il servizio d’ordine dell’aeroporto invadendo le piste di atterraggio per alcuni minuti. Sgombrata la pista i manifestanti si sono diretti verso la stazione per bloccare i binari.
La maggiore tensione della giornata, in ogni caso, si è registrata a Roma. In tarda mattinata gli studenti hanno raggiunto il secondo portone d’ingresso del Senato, lanciando uova contro le vetrate. Molti di loro hanno sbattuto i pugni contro la vetrata, trattenuti dalle forze dell’ordine. I commessi del Senato sono riusciti a chiudere il portone respingendo l’assalto, ma durante la calca il capo del presidio di polizia a palazzo Madama, Francesco Capelli, è stato colto da un malore.

I manifestanti che hanno cercato di fare irruzione sono stati trascinati e respinti all’esterno, dove altri studenti hanno lanciato fumogeni e uova contro il portone. Le forze dell’ordine si sono schierate davanti all’ingresso del Senato in tenuta antisommossa. Una volta riunito, il gruppo è rientrato nel corteo che nel frattempo si era fermato a Piazza Madama. I manifestanti hanno poi cercato di bloccare il traffico. Il corteo prima dell’irruzione al Senato si era fermato davanti alla sede della Conferenza dei Rettori delle università italiane lanciando uova che hanno imbrattato anche il tricolore esposto fuori. Molti urlavano “i veri terroristi siete voi”. Al termine del pomeriggio le forze dell’ordine annunciavano l’arresto di due manifestanti e la denuncia di altri 27.

Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini è intervenuto con una nota: “Gli studenti che contestano le riforme del governo rischiano di difendere i baroni, i privilegi e lo status quo”. “Alcuni studenti – sostiene – vengono strumentalizzati da esponenti politici della sinistra che oggi hanno deciso di fare una sceneggiata sui tetti delle università”. Gelmini chiama in causa direttamente il capo dell’opposizione Pierluigi Bersani: “In questo modo Bersani si dimostra poco rispettoso nei confronti dell’aula che in queste ore sta discutendo una riforma che rivoluziona l’università italiana”. Il ministro si rivolge ai leader della sinistra, colpevoli secondo lei, di ”aver impedito, per motivi culturali, che nelle università venisse premiato il merito. A loro dico che non basta salire un’ora sul tetto per far dimenticare come la sinistra ha ridotto l’università pubblica in Italia. Sono stati umiliati i migliori per promuore parenti e amici”. Sarebbe quindi la sinistra, secondo il ministro ad aver alimentato il fenomeno del clientelismo: “E’ da respingere il tentativo maldestro di alcuni di addebitare al governo o ai tagli l’inefficienza del sistema universitario. I soldi invece – conclude – ci sono sempre stati, ma sono stati usati per moltiplicare posti, corsi di laurea inutili e sedi distaccate non necessarie”.

Sul fronte politico, la riforma dell’università è stata oggetto di una riunione alla Camera a cui hanno partecipato, tra gli altri, il ministro Gelmini e alcuni esponenti di Fli. Alla base del confronto la copertura finanziaria del provvedimento. Ma nel Pdl si teme che il clima si sia surriscaldato e che la richiesta di dimissioni di Fini avanzata da Berlusconi possa avere conseguenze sull’iter della riforma. “Purtroppo la situazione politica nazionale si sta ripercuotendo sul dibattito”, dice la relatrice del provvedimento, Paola Frassinetti. I finiani non hanno gradito lo stop ad alcuni emendamenti che avevano presentato: “Nessun ripensamento sulla legge, chiediamo solo un approfondimento” dice Antonino Lo Presti, esponente di Fli. Futuro e Libertà chiede il ritorno dell ddl Gelmini in Commissione: “Chiederemo un approfondimento, che il ddl Gelmini ritorni in Commissione. Vogliamo garanzie sulla copertura finanziaria”, aggiunge Lo Presti.

Il ministro dell’Istruzione Gelmini si è mostrata visibilmente irritata dalla richiesta, pur lasciando un margine di trattativa con Futuro e Libertà: ”Stiamo lavorando per accogliere l’emendamento di Fli, ci stiamo avvicinando sul piano tecnico – ha detto la Gelmini. Avremmo voluto più risorse, ma questa riforma ha fatto uno sforzo per accogliere le richieste”, comprese quelle di Futuro e Libertà per l’Italia. Secondo Gelmini, è dovere del ministero “recuperare le risorse e finanziare l’università con canali consolidati”, anche se “bisogna trovare anche nuovi percorsi”.



Siamo alla vigilia d'una contestazione di massa da parte dei movimenti studenteschi e dei ricercatori,i primi subiscono sulla propria pelle lo scadimento degli istituti scolastici,i secondi non riescono a vedere prospettive per il loro futuro,anche se quest'ultima condizione lo è per qualsiasi giovane,quelli che hanno finito gli studi e non trovano lavoro,al max un precariato selvaggio sfruttatissimo,e vale chiaramente per gli attuali studenti che sanno benissimo cosa gli aspetta.

La dichiarazione di alcuni anni fa del sultano,ovvero di trovarsi un fidanzato ricco,suona molto di più che una beffa!!

 && S.I. &&

A Milano solo scritte in italiano,come al ventennio che fu,di Massimo Gramellini



Luci a Porta Palazzo (Torino)

In via Padova, la San Salvario di Milano, hanno una piccola bella idea. Appendere delle luminarie con la scritta «Buone feste» in tutte le lingue del mondo. Ci si imbambola a immaginare i bambini multietnici del quartiere col naso all’insù, mentre scandiscono parole di gioia nelle rispettive lingue, insegnandole ai compagni di scuola. È Natale, no? Ed è Natale soprattutto lì, dove ancora a marzo africani e sudamericani si linciavano per la strada. Ma qualcuno si lamenta di chissà cosa, forse di un po’ di felicità, e l’assessore all’Arredo Urbano prontamente interviene: via le luminarie da via Padova, sostituite da un isolato «Auguri» in italiano, affinché la zona «non assomigli a un ghetto».

Stento a capire. A me una strada piena di luci e di idiomi sembra l’esatto contrario di un ghetto. È la vita. Ma saranno mai stati a Parigi e a Londra, questi assessori arredatori? O il solo nominarle basterà a meritarsi la patente di snob, mentre la vera schiettezza d’animo consiste nell’assecondare il provincialismo degli sfigati? Ecco, se le luminarie di via Padova avevano un limite, era l’assenza della scritta in dialetto. Milanese, italiano, arabo, inglese, spagnolo… Aggiungere, non togliere. Aggiungere e mescolare. I bambini ragionano così. I ghetti sono solo nella testa di certi adulti. Magari degli stessi che in nome del popolo tolgono le luminarie da via Padova, ma cercano di piazzare una gioielleria extralusso, quella sì snob, sotto l’albero di Natale in piazza del Duomo.

Fortunatamente a Torino tutto ciò non si è ancora verificato,S.Salvario e Porta Palazzo splendono di luci multilingue,come ad esempio a Natale nel mercato più importante della città.Vietare questa possibilità è un segno di imbarbarimento sociale,come le forze politiche inneggianti alla Lega fomentano da anni,effettivamente la mamma degli idioti è sempre in cinta.

&& S.I. &&

martedì 23 novembre 2010

Salvate,anzi salvato il soldato Mastella,di Marco Travaglio

MASTELLA ORA LA CASTA LO SALVA DAL PROCESSO 
 
  Le accuse: concussione, associazione a delinquere, truffa e peculato Ma il Senato unito, meno l’Idv, ha detto “no”



di Marco Travaglio

Ricordate il processo a Clemente Mastella e famiglia (moglie, consuocero, cognato e mezza Udeur) per le lottizzazioni nelle Asl e negli enti pubblici della Campania, il mercato illegale degli appalti, la gestione allegra dei fondi pubblici al giornale Il Campanile con appartamenti romani incorporati? Bene, anzi male: il Parlamento ha deciso di abolirlo. Non Mastella: il processo. Venerdì, alla chetichella come si usa in questi casi, il Senato della Repubblica ha approvato per alzata di mano la proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere di sollevare un conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato dinanzi alla Consulta contro i giudici di Napoli che osano processare l’ex ministro della Giustizia del centrosinistra, ora eurodeputato di centrodestra, senza chiedere il permesso al Parlamento. Tutti d’accordo (Pdl, Lega, Udc, Pd), tranne l’Idv. Motivo: i reati contestati a Mastella nell’udienza preliminare in corso da mesi a Napoli sarebbero stati commessi nell’esercizio delle funzioni di Guardasigilli, dunque di natura ministeriale, dunque sottoposti alla giurisdizione del Tribunale dei ministri di Napoli, ma solo previa autorizzazione a procedere del Senato. I difensori di Mastella, nell’udienza di sabato, hanno subito chiesto al gip di sospendere tutto fino a quando la Corte costituzionale non si sarà pronunciata (fra un anno o due, visti i tempi biblici della Consulta). Se il gip dovesse accogliere l’istanza di rinvio sine die, il processo morirebbe lì, con prescrizione assicurata. E non solo per Mastella, ma anche per i suoi 50 coimputati, che hanno immediatamente fatto propria la richiesta dell’ex ministro, ritenendosi attratti per contagio dalla sua speciale immunità, peraltro sconosciuta alle leggi. La vicenda è talmente intricata che, se non se ne illustrano bene i passaggi, si rischia di non afferrare appieno la portata dello scandalo. L’inchiesta è quella avviata quattro anni fa dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, che nel gennaio 2008 fece arrestare fra gli altri la signora Mastella, Sandrina Lonardo, il consuocero dei coniugi, Carlo Camilleri e un bel pezzo di Udeur campana per vari e gravissimi reati, poi notificò un avviso di garanzia all’allora ministro della Giustizia, che colse la palla al balzo per rovesciare il governo Prodi, passando armi e bagagli al centrodestra. Intanto, per competenza, il fascicolo fu trasmesso a Napoli, dove il pm Francesco Curcio proseguì le indagini, scoprì altri reati e lo scorso anno chiese i rinvii a giudizio sui quali, fra breve, dovrebbe pronunciarsi il gip Eduardo De Gregorio. Mastella è accusato di ben nove episodi delittuosi: quattro concussioni, tre abusi d’ufficio, un’associazione per delinquere e un caso di truffa, peculato e appropriazione indebita. 1) Concussione: in combutta col consuocero Camilleri, leader dell’Udeur beneventana e con due assessori regionali, Mastella avrebbe costretto il governatore Antonio Bassolino ad “assicurare loro la nomina a Commissario dell’Area sviluppo industriale (Asi) di Benevento di una persona liberamente designata dal Mastella” per “compensare la mancata attribuzione al suo gruppo politico della carica di presidente dello Iacp di Benevento”; per coartare la volontà di Bassolino, i due assessori presero a disertare le riunioni di giunta e Mastella ad “attaccarlo strumentalmente sulla gestione dei rifiuti”.

2) Tentata concussione: Mastella e la moglie Sandrina (presidente del Consiglio regionale) avrebbero perpetrato una “costante intimidazione” e “denigrazione” contro Luigi Annunziata, direttore generale dell’ospedale San Sebastiano di Caserta per cacciarlo dal suo incarico, visto che rifiutava di “procacciare favori, appalti, posti, incarichi dirigenziali e primariati a membri dell’Udeur”.

3) Abuso d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio: Mastella avrebbe “istigato” il presidente della III sezione del Tar Campania, Ugo De Maio, ad aggiustare una causa in camera di consiglio per favorire un suo protetto e svantaggiare un’altra persona.

4) Abuso d’ufficio: Mastella, assieme al solito Camilleri, avrebbe istigato un suo assessore regionale a favorire un suo raccomandato ai vertici della comunità montana del Taburno.

5) Concussione: Mastella avrebbe costretto il sindaco di Cerreto Sannita a nominare un amico dell’Udeur ad assessore ai Lavori pubblici e ad assegnare il progetto dell’area industriale allo studio ingegneristico delconsuoceroCamilleri,minacciandoin caso contrario “il congelamento dei finanziamenti regionali destinati al Piano di insediamento produttivo di Cerreto”.

6) ABUSO D’UFFICIO: Mastella, assieme al consuocero, al cognato Pasquale Giuditta e ad altri, avrebbe chiesto e ottenuto l’assunzione indebita all’Arpac di ben 158 raccomandati suoi e dell’Udeur,inbarbaalleregolesullecompetenze professionali, “per coltivare interessi di natura politico clientelare”.

7) Tentata concussione: Mastella & C. avrebbero intimato al direttore generale dell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli di nominare primario un loro amico a scopo esclusivamente “clientelare”; e, quando quello rifiutò, fu investito da un’interpellanza dell’Udeur in Consiglio regionale che lo dipingeva come un incapace e dunque costituiva una minaccia di “rimozione dall’incarico”. 8) Associazione per delinquere: Mastella, la moglie Sandra e altri avrebbero dato vita a “un’associazione per delinquere, operante prevalentemente nella regione Campania, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la Pubblica amministrazione e, soprattutto, all’acquisizione del controllo delle attività pubbliche di concorso e gare pubbliche bandite dagli Enti territoriali campani, attraverso la realizzazione di reati di falsità ideologica, turbata libertà degli incanti, corruzioni, abuso di ufficio e rilevazioni del segreto di ufficio... essendo capi e promotori del sodalizio Mastella Clemente, Camilleri Carlo e Lonardo Alessandrina”. 9) Peculato, truffa e appropriazione indebita: Mastella, “al fine di procurare ingiusto vantaggio patrimoniale ai suoi congiunti Mastella Elio e Mastella Pellegrino” (i figli, che “attraverso lo schermo societario costituito dalla società Campanile srl, senza averne titolo, acquistavano dalla Scip a prezzo più basso di quello di mercato, l’immobile in Roma Largo Arenula già di proprietà dell’Inail, utilizzando anche fondi pubblici destinati al sostentamento dell’editoria”), “si appropriava indebitamente dell’intero capitale sociale del detentore del logo della testata Il Campanile Nuovo” e sarebbe riuscito persino a truffare l’Inail.

Tuttiquestireati,secondolaProcuradiNapoli, Mastella li avrebbe commessi “agendo in qualità di Segretario Nazionale del partito politico Udeur”. Dunque, mai come ministro. Del resto, alcuni gli vengono contestati “fino al luglio 2009”, quando non era più ministro da un anno e mezzo. E altri prima che lo diventasse. Che dice la leggesuireaticommessidaunministro?La risposta è nell’articolo 96 della Costituzioneenellaleggecostituzionale1/1989(che abolì la Commissione Inquirente), ma anche nella costante giurisprudenza della Cassazione: spetta al pm, titolare dell’azione penale, decidere se il reato commesso da chi fa il ministro è di natura “ministeriale” o ordinaria. Nel primo caso, il fascicolo passa al Tribunale dei ministri (una sezione ad hoc del Tribunale distrettuale), che però può procedere solo dopo aver avuto l’autorizzazione della Camera di appartenenza. Nel secondo, si va avanti comeinunnormaleprocesso.Ma,fattalalegge, trovato l’inganno.

Il 30 luglio scorso, la Camera (tutti d’accordo, tranne l’Idv) si costituisce in giudizio dinanzi alla Consulta contro i giudici di Livorno che stanno processando il ministro Altero Matteoli (Pdl) per favoreggiamento del prefetto: l’accusa è di averlo avvertito nel 2004 delle indagini e delle intercettazioni a suo carico per una brutta storia di abusi edilizi all’isola d’Elba. Il caso Matteoli è un unicum: la Procura aveva ritenuto che il reato Matteoli l’avesse commesso in quanto (nel 2004) ministro dell’Ambiente,dunquechefossedinaturaministeriale. Ma il Tribunale dei ministri giudicò diversamente: derubricò il reato da ministerialeacomuneerestituìilfascicolo al Tribunale ordinario. La Camera però decise che, prima di farlo, il Tribunale dei ministridovesseinformarla.Esollevòunconflitto di attribuzioni alla Consulta, che le diede ragione con una sentenza controversa (l’illustre consesso si spaccò a metà e il relatore si dimise per protesta): il Tribunale , prima di riprendere il processo, avrebbe dovuto chiedere il permesso a Montecitorio. A quel punto la Camera, senza che nessuno gliel’avesse chiesta, negò l’autorizzazione a procedere contro Matteoli. Il Tribunale di Livorno sollevò a sua volta un conflitto alla Consulta contro la Camera per quell’obbrobrio giuridico. E il 30 luglio scorso la Camera si costituì in giudizio contro i giudici. Spalancando la strada al ritorno all’immunità automatica, almeno per i ministri, senza neppure cambiare la legge o la Costituzione. Venerdì 19 novembre, infatti, il Senato ha trascinato alla Consulta anche il Tribunale di Livorno per salvare Mastella e i suoi cari. Richiamandosi al precedente di Matteoli che, per quanto scandaloso, precedente non è perché è un caso totalmente diverso.

PER MATTEOLI la Procura (poi smentita dal Tribunale dei ministri) aveva ritenuto il reato “ministeriale”. Per Mastella nessuno ha mai ventilato un’ipotesi tanto assurda: né la Procura di Napoli, né tantomeno Mastella, che in due anni di indagini e udienza non ha mai eccepito nulla del genere. Del resto, basta leggere i capi d’imputazione: tutti fatti che, comunque li si voglia giudicare, riguardano Mastella come leader dell’Udeur, non certo come ministro della Giustizia. I ministri della Giustizia non si occupano di Asl, Arpac, Aisi, comunitàmontane,assessoriinpiccolicomuni, giornali e alloggi di partito. Dunque non c’è motivo per cui la Procura o il Gip debbano investire il Tribunale dei ministri o il Senato. Tutto fila liscio fino all’11 ottobre, quando nella fase finale della discussione in udienza preliminare, la difesa Ma-stella scopre all’improvviso la competenza del Tribunale dei ministri, invocando il precedente fasullo di Matteoli e sostenendo la ministerialità dei reati. Il Gip ovviamente risponde picche. A quel punto il Senato entra a piedi giunti nel processo e, col voto-inciucio di venerdì, tenta di mandarloinfumo,denunciandoigiudicidiNapoli alla Consulta e sostenendo che spetta al Parlamento e non ai magistrati stabilire la ministerialità o meno dei reati commessi da ministri ed ex ministri.

Il paradosso tragicomico è che, secondo la legge costituzionale 1/1989, il Parlamento “può negare l’autorizzazione a procedere” solo se il ministro inquisito “ha agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo”. Ecco: forse lottizzare gli enti pubblici piazzando parenti e raccomanda-ti, concutere pubblici ufficiali, pilotare appalti a fini clientelari, intascare soldi del finanziamento pubblico all’editoria o truffare l’Inail sono condotte tipiche di un ministro della Giustizia e vanno tutelate perché finalizzate a un “preminente interesse pubblico”. Nel qual caso, bloccare il processo a Mastella è poco: bisogna erigergli un monumento equestre.



La realtà supera di gran lunga l'immaginazione,l'impunità infinita della casta risulta giorno dopo giorno sempre più sconcertante,ve ne sarete accorti che la notizia è rimasta sotto traccia,infatti al momento scorrendo le agenzie di stampa non vedo l'ombra di informazioni a riguardo.

Il preciso Travaglio ha dettagliato nell'articolo postato tutte le malefatte che avrebbero dovuto rispondere Mastella e consorte,familiari,e buona parte dell'entourage dell'Udeur campano.

Ma con un colpo di spugna complice anche il Pd,tutto il lavoro dei magistrati,dei procuratori e le forze dell'ordine si è venificato con un vergognoso voto al Senato.

&& S.I. &&

Cucù e il 5 X 1000 non c'è più,per devolverlo alle scuole private




di Luca Telese

Dopo averci raccontato per anni che loro – al contrario dei perfidi bolscevichi dell’Unione – non avrebbero messo le mani nelle tasche degli italiani, il ministro Giulio Tremonti e i compassionevoli difensori delle libertà economiche, hanno fatto di meglio. Hanno tagliato direttamente la tasca con il rasoio, per fregarci i soldi del 5 per mille dalla dichiarazione dei redditi. O meglio: si sono presi, in un colpo solo, il 75 per cento del gruzzoletto che ogni anno i contribuenti, con una croce, dedicano alle associazioni non governative e di utilità sociale. Ammontare della rapina legalizzata? 300 milioni di euro. Dai 400 milioniinbilancioloscorsoanno,aimiseri100 di oggi. Al confronto di questo simpatico ladrocinio, il prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti di Amato (1992) è un’opera pia. Se non altro perché quella era una tassa odiosa e indifferenziata praticata a tutti i correntisti conlascusadellasalvezzadelbilancio.Questa, invece, è una sottrazione di fondi mirata, che toglie risorse a chi in Italia si occupa degli ultimi, della sanità, degli anziani, dei disabili, degli ospedali, della ricerca, del volontariato. Il colpo viene messo a segno, non per rimettere in piedi dei conti virtuosi – come vorrebbe farci credere Tremonti con la scusa della crisi – ma piuttosto per raddoppiare (avete letto bene: da 130 a 245 milioni di euro) i soldi di cui il governo fa gentile omaggio alla scuole private. Oppure per concedere 25 milioni di euro alle università non statali. Gli ultimi 30 milioni del capitoletto di spesa che si intitola – non è uno scherzo – “Fondo esigenze indifferibili ed urgenti” – sono per la stampa di partito.

C’è qualcosa di violento e odioso in questo. Se non altro perché anche se il 5 per mille quest’anno fruttasse un miliardo, la cifra resterebbe comunque 100 milioni. E poi perché, che Tremonti ci chieda di indicare chi aiutare con una parte delle tasse che gli paghiamo (negli anni in cui la pressione fiscale aumenta!) e poi faccia carta straccia delle nostre volontà (ma passando all’incasso) ha il sapore della beffa. Domenica mi ha chiamato una madre, in lacrime. Sua figlia è afflitta da una malattia rarissima, la fibrodisplasia ossificante. Morbo terribile, che rende il corpo, giorno dopo giorno, di pietra. Fino a ieri aveva una speranza per la sua bambina: la ricerca finanziata dal 5 per mille. Oggi nemmeno quella. La signora Simona chiede: “Perché ci fanno questo?”. Le rispondo la verità: perché, secondo loro, non portate voti né consenso.



Per firmare contro lo scippo del 5 X 1000


click 5 X 1000

Una vergogna invereconda

lunedì 22 novembre 2010

Zdenek Zeman e il servizio di Report

Come pagare da sempre l'aver reso pubblico l'uso del doping nel calcio.






Il sistema l'ha tolto di mezzo da qualsiasi possibilità lavorativa da alcuni anni,chi sgarra e rende pubbliche ciò che tutti sanno,la deve pagare cara,dopo molti anni adesso ha iniziato l'amarcord a Foggia,con la società che lo rese famoso in tutto il mondo grazie al suo gioco innovativo.

Come afferma un detto cinese "Castigarne uno per educarne cento",pare un esempio azzeccato.

&& S.I. &&

Marco Travaglio,il passaparola del lunedì,Dell'Utri e i rapporti con la mafia



Il testo integrale dell'intervento

Buongiorno a tutti, adesso conosciamo le motivazioni della sentenza, il cui dispositivo era già noto dal 29 giugno, con cui la Corte d’Appello di Palermo, ha condannato Marcello Dell’Utri a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, l’altro imputato Gaetano Cinà che era stato condannato per partecipazione all’associazione mafiosa e era il braccio destro di Dell’Utri nei rapporti con Cosa Nostra è morto nel frattempo e quindi per lui il processo si è estinto.

Berlusconi incontrava i boss di Cosa Nostra

Le conosciamo, sono state depositate venerdì, sono 641 pagine, mi pare di ricordare, se i miei calcoli non sono sbagliati che il nome di Silvio Berlusconi è citato 460 volte, in media quasi una volta ogni pagina.
Ma Berlusconi in questo processo non era imputato, il Procuratore Ingroia nella requisitoria in primo grado l’aveva definito vittima consapevole della mafia, la mafia gli faceva estorsioni, minacce per ottenere qualcosa, Dell’Utri faceva il doppio gioco, stava contemporaneamente con la mafia e con Berlusconi, quindi da una parte stava con chi gli faceva le minacce e le estorsioni, dall’altra parte stava con quello che le riceveva e si interponeva ogni volta a mediare per risolvere i problemi, ovviamente cosa facendo? Facendo sì che Berlusconi venisse incontro alle esigenze di Cosa Nostra. Questo hanno ritenuto i giudici di primo grado, questo hanno confermato i giudici di appello e questa è la cosa più importante, il caposaldo dell’impianto accusatorio è risultato confermato, qual è la differenza tra il primo e il secondo grado? Non è una differenza da poco, in primo grado Dell’Utri viene condannato a 9 anni per avere sostenuto e essere stato sostenuto da Cosa Nostra, il rapporto da do ut des , di scambio che rafforza Dell’Utri e rafforza contemporaneamente Cosa Nostra perché in primo grado si era ritenuto che Dell’Utri avesse messo a disposizione prima i suoi rapporti con il Berlusconi imprenditori, poi i suoi rapporti con il Berlusconi politico, stringendo addirittura quel patto politico – mafioso nel 1994, quando lui stesso ideò e sollecitò e ottenne una fine la discesa in campo di Berlusconi.
In appello la pena è stata ridotta da 9 a 7 anni perché i giudici hanno tolto l’ultimo periodo, il periodo totale è dagli inizi degli anni 70 fino al 1996, questo è il capo di imputazione anche se i fatti proseguivano addirittura fino al 2001, nella sentenza d’appello vengono tolti gli anni che vanno dal 1993 al 1996 e quindi rimane il periodo dall’inizio degli anni 70 al 1992 compreso, perché? Perché scrivono i giudici, come vedremo, con l’intermediazione di Dell’Utri, Berlusconi ha pagato Cosa Nostra fino alla vigilia delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, ha pagato il pizzo a Cosa Nostra, senza mai denunciare le minacce e le estorsioni, ma preferendo venire a patti, addirittura finanziando Cosa Nostra, che peraltro pare, ma questo nella sentenza non è un capitolo che viene affrontato, si sta indagando adesso a Palermo sulle parole di Massimo Ciancimino, ma soprattutto della madre di Massimo Ciancimino, vedova dell’ex Sindaco mafioso Vito a proposito degli investimenti della mafia nelle aziende del Cavaliere negli anni 70/80, quindi i giudici della Corte d’Appello tagliano la responsabilità di Dell’Utri a tutto il 1992 e non dopo, cosa succede dopo? Ricorderete che quando uscì il dispositivo della sentenza che per il dopo assolveva Dell’Utri si disse: ecco quindi i giudici dicono che dopo Dell’Utri ha smesso di avere rapporti con la mafia, mentre ne aveva avuti proprio fino al 1992, non avevamo detto subito: è impossibile che una sentenza dica una sciocchezza del genere, non l’hanno detto neanche per Andresti quando hanno tagliato la sua responsabilità alla primavera del 1980, nelle sentenze cosa si fa? Si decide che sono provati i fatti fino a una certa data, dopo non è che si dice che all’improvviso uno da un giorno all’altro smette di avere rapporti con la mafia, anche perché lo sanno tutti che non si può smettere di avere rapporti con la mafia, anche se tu volessi smettere, la mafia ti chiamerà sempre a avere rapporti con lei, quelli sono rapporti che durano per la vita, è come il diamante, la mafia è per sempre, quando uno si mette nelle sue mani non può su uscirne, non è un taxi che paghi e scendi dalla macchina.
Infatti i giudici sia per Andreotti, sia per Dell’Utri non dicono che hanno smesso uno nel 1980 e l’altro nel 1992, dicono semplicemente che per il periodo successivo gli elementi portati dall’accusa e nel nostro caso anche dal Tribunale, non sono ritenuti sufficienti per dimostrare che il reato si sia protratto anche dopo e quindi con l’insufficienza delle prove o la contraddittorietà delle prove ci si ferma al periodo in cui le prove sono ritenute invece sufficienti, bastanti.
Stiamo parlando quindi di una sentenza che per gli 8/10 è di condanna e per i 2/10 è di assoluzione per insufficienza di prove, spesso per il periodo dopo il 1992 i giudici parlano di insufficiente valenza probatoria delle risultanze processuali, ci siamo capiti.
Nel periodo in cui Dell’Utri da uomo d’azienda si trasforma in inventore di Forza Italia e Berlusconi da uomo d’azienda si trasforma in fondazione di Forza Italia, i giudici ritengono che le prove non siano sufficienti per affermare la responsabilità di Dell’Utri nel reato di concorso esterno in associazione mafiosa e quindi allontanano per insufficienza probatoria, i sospetti di mafiosità da Dell’Utri e da Berlusconi, proprio nel momento in cui la Fininvest si fa Stato, si fa partito politico.
Penso che i magistrati della Procura e della Procura generale, visto che invece avevano sostenuto che le prove sono più che sufficienti anche per il periodo dopo il 1992 e visto che il Tribunale aveva già dato loro ragione su questo punto, faranno ricorso in Cassazione per ottenere che Dell’Utri venga condannato anche per il periodo successivo, ma in ogni caso oggi stiamo commentando la sentenza di appello, è una sentenza, me la sono letta, è una fatica, sono 641 pagine e è uscita solo venerdì, è una sentenza che in certi punti fa veramente sorridere, si ha veramente l’impressione che i giudici facciano i salti mortali per staccare gli elementi l’uno dall’altro, polverizzarli, sparpagliarli, in modo che si perda il disegno di insieme e si possa poi dire che non basta questo, questo o quell’episodio per dimostrare che Dell’Utri ha continuato a magiare anche dopo il 1992, quindi penso che ci siano ampi spazi per un ricorso in Cassazione contro l’assoluzione per insufficienza di prove post 1992, ma già quello che dice questa sentenza che inequivocabilmente è il punto più basso che si sia raggiunto nell’accertamento della verità nei confronti di Dell’Utri perché giudici così benevoli sei suoi confronti, Dell’Utri nella sua carriera di imputato non ne ha mai incontrati e speriamo non ne incontri mai più, anche i giudici più benevoli che lui abbia mai incontrato, dicono comunque, non possono non dire comunque delle cose enormi per la loro rilevanza politica e morale e per le conseguenze che dovrebbero avere sulle istituzioni in un paese che non abbia perso completamente i punti cardinali e il senso dell’orientamento, oltre che la decenza, il comune senso del pudore.
Quando uscì il dispositivo di questa sentenza, appigliandosi alla caduta dell’ultimo periodo, ricorderete che grandi statisti come Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, i capigruppo del Pdl alla Camera e al Senato esultarono: il teorema è stato smontato, l’offensiva su mafia e Forza Italia è stata sconfitta, il Tg1 spacciò la condanna a 7 anni per un’assoluzione, una sconfitta della Procura di Milano, Dell’Utri era un po’ meno felice ovviamente, infatti disse una cosa che ancora oggi è il migliore commento a questa sentenza, anche dopo ha lettura delle motivazioni dell’altro giorno e cioè disse: vi pare normale che se io ho avuto rapporti con la mafia, fino al 1992 quando ero un dirigente di Publitalia o un semplice galoppino e segretario di Berlusconi, quando diventò veramente importante, quando invento Forza Italia la mafia smette di avere rapporti con me e io smetto di avere rapporti con la mafia? E’ un’obiezione formidabile dal punto di vista logico, ovviamente, dal punto di vista storico, dal punto di vista giornalistico, nessuno può credere che la mafia rinunci a avere rapporti con Dell’Utri e che Dell’Utri smetta quindi di avere rapporti con la mafia, proprio nel momento in cui può essere più utile alla mafia perché non è più soltanto il dirigente di uno dei tanti gruppi finanziari e imprenditoriali e edili di Milano, ma è il punto di riferimento del partito che si avvia nel 1993 a vincere le elezioni e che nel 1994 vince le elezioni e va al governo, Dell’Utri diceva questo nella speranza di screditare la prima parte della sentenza per dire: è illogico e quindi mi devono assolvere anche per il periodo precedente, è la prova che non ho avuto rapporti con la mafia neanche prima.
Questo ragionamento se uno legge la sentenza e si rende conto che i rapporti prima del 1992 sono proprio talmente sicuri che proprio neanche questi giudici hanno potuto cancellarli, è in realtà per il periodo successivo che c’è da porsi questo interrogativo: com’è possibile che si interrompa il rapporto Dell’Utri – mafia proprio nel 1992, ma come vi ho detto in questa sentenza non arrivano a dire questo, arrivano a dire semplicemente che le prove sono insufficienti.
Vedremo che è abbastanza dubbio che le prove siano insufficienti, dopodiché va rispettata la sentenza, nel senso che i giudici hanno ritenuto che siano insufficienti, vedremo se questa sarà l’opinione anche della Cassazione. Cominciamo dall’inizio: nel 1974 Vittorio Mangano, questo è l’inizio sicuro di questi rapporti, è chiaro che i rapporti sono pregressi, se Dell’Utri porta a casa di Berlusconi Vittorio Mangano nell’ottobre 1974, vuole dire che lo conosceva da prima, in ogni caso la prima data certa è il 1994 quando Vittorio Mangano viene assunto come fattore, come soprastante, come addetto ai cani, ai cavalli, al bestiame e poi si sa che i cavalli non c’erano, ma dettagli!
Cosa suggella questa assunzione? Questo è il primo punto chiave di questa sentenza, che pur benevola nei confronti di Dell’Utri non può non ritenere provato l’incontro tra Berlusconi e Dell’Utri che lo propizia e i casi di Cosa Nostra di quel periodo, Cosa Nostra in quel periodo non aveva un solo capo, come poi è stato con Riina e Provenzano, aveva un vertice collegiale di cui facevano parte Stefano Bontate e subito sotto Domenico Teresi (Mimmo) questi due capi mafia incontrano Silvio Berlusconi insieme all’allora boss della famiglia di Aldo Fonte Francesco Di Carlo che poi ha collaborato con la giustizia e anche i giudici d’appello lo ritengono totalmente attendibile.

Mangano non faceva lo stalliere

Cosa dicono a proposito di quell’incontro? Dicono: deve reputarsi certo che impegnarsi per garantire l’incolumità di Berlusconi sia scesa in campo l’associazione mafiosa, minacce a Berlusconi e ai suoi familiari, interviene Dell’Utri, dice: ho trovato uno che può proteggerti, che può garantire, è un mafioso, si chiama Mangano.Bisogna vedere se questa garanzia è sufficiente per dare a Berlusconi una serenità addirittura superiore a quella che gli darebbe rivolgersi alle forze dell’ ordine e farsi scortare dalla polizia e dai Carabinieri, lui si fa scortare da un mafioso, lui si rivolge alla mafia, agli stessi che hanno fatto quelle minacce e quindi la mafia va a incontrare Berlusconi con le facce dei suoi uomini più rappresentativi di quel momento per dire: stai tranquillo Mangano è Cosa Nostra, questo è l’incontro che viene a Foro Buonaparte a Milano nel 1974 e che suggella l’assunzione di Mangano come guardaspalle, altro che stalliere o fattore di Berlusconi.
A impegnarsi per garantire l’incolumità di Berlusconi si è scesa in campo l’associazione mafiosa ai suoi massimi livelli criminali, forte della sua notoria pericolosità e potenza a livello nazionale e internazionale e dunque dotata di adeguata e indiscutibile capacità dissuasiva, così come riferito da Francesco Di Carlo, presente alla riunione convocata negli uffici di Milano, proprio per decidere al riguardo.
La riunione, scrive la Corte, si svolse in un periodo compreso tra il 16 e il 29 maggio 1974 negli uffici del Berlusconi, alla presenza oltre che del Di Carlo e del Berlusconi e dello stesso Dell’Utri, anche di Gaetano Cinà, Girolamo Teresi (detto Mimmo) e soprattutto Stefano Bontate che era uno dei più importanti capimafia dell’epoca, membro fino a poco tempo prima del triumvirato, massimo organo di vertice di Cosa Nostra agli inizi degli anni 70 con Gaetano Cinà e Luciano Liggio, collocato pertanto l’incontro milanese riferito dal Di Carlo nella seconda metà del mese di maggio del 1974, può ritenersi che oggetto della discussione dopo i convenevoli di rito, sia stata proprio la garanzia di protezione che Berlusconi aveva inteso ricercare tramite Dell’Utri.
Di Carlo ha detto: hanno parlato che lui aveva dei bambini, dei familiari, che non stava tranquillo, avrebbe voluto una garanzia che qua Marcello mi ha detto che lei è una persona che mi può garantire questo e altro – dice Berlusconi a Bontate – Dell’Utri aveva detto che Stefano (Bontate) poteva garantire, lei mi ha detto: Marcello mi ha detto che lei è una persona che può garantirmi questo e altro, questo è il discorso che Berlusconi fa a Stefano Bontate e quest’ultimo si impegnò personalmente a assicurare con la sua indiscussa autorità mafiosa, indicando a Berlusconi proprio l’imputato, Dell’Utri per ogni eventuale futura esigenza, Bontate investe Dell’Utri come ambasciatore tra Berlusconi e la mafia, lei può stare tranquillo dice Bontate a Berlusconi, se dico io, può stare tranquillo, deve dormire tranquillo, lei avrà persone molto vicine che qualsiasi cosa lei chiede, avrà fatto e lei poi ha Marcello qui vicino per qualsiasi cosa si rivolge a Marcello.
E’ così che inizia tutto, contestualmente stabilendo che avrebbe mandato o comunque incaricato specificamente qualcuno che gli stesse vicino, ci metteva Dell’Utri accanto e poi dice: le mando qualcuno, se già non ce l’ha e infatti di lì a poco in autunno arriva Mangano a Arcore, ciò che risulta decisivo ai fini del processo è che comunque Mangano fu assunto e rimase al servizio dell’imprenditore milanese a Arcore con incarico specifico deciso da Stefano Bontate, uno dei più potenti capi della mafia siciliana dell’epoca, scelto e mandato lì solo per tale ragione, rappresentare a chiunque che il suo nuovo datore di lavoro da quel momento in poi era intoccabile perché godeva della protezione della più pericolosa e diffusa associazione criminale del paese, da quel momento Berlusconi diventa intoccabile perché diventa un protetto di Cosa Nostra e Cosa Nostra in cambio può chiedergli ciò che vuole e lui da quel momento è condizionabile e ricattabile da Cosa Nostra e quando cerca di fare un po’ il ritroso, Cosa Nostra mette una bomba di qua, fa una minaccia di là, una telefonata etc., etc., affinché Dell’Utri intervenga accrescendo il suo peso all’interno e del gruppo e di Cosa Nostra per mediare e risolvere la questione.
Ecco perché Berlusconi da quel momento è nelle mani di Cosa Nostra, consapevolmente, perché? Perché gliel’ha detto Stefano Bontate, il capo di Cosa Nostra, quindi Berlusconi non in è inconsapevole, è consapevole! Non è l’imprenditore estorto e con la pistola alla tempia paga il pizzo alla mafia, è uno che paga il pizzo alla mafia consapevolmente, infatti da lì cominciano i versamenti a Cosa Nostra che vanno a finanziare le varie cosche più vicine prima a Bontate e poi a Riina perché Bontate nel 1981, 7 anni dopo questo incontro, viene ucciso dai corleonesi che prendono il posto della vecchia mafia e con i quali Dell’Utri, tramite Mangano che cambia versante, continua a avere gli stessi tipi di rapporti, fino almeno, dopo è insufficienza di prove all’anno delle stragi, al 1992.
Dell’Utri quindi, scrivono i giudici della Corte d’Appello, ha fornito un rilevante contributo all’associazione mafiosa consentendo a essa con piena coscienza e volontà di perpetrare un’intensa attività estorsiva ai danni del facoltoso imprenditore milanese, imponendogli sistematicamente per quasi 2 decenni, 20 anni, il pagamento di ingenti somme di denaro in cambio di protezione personale e familiare e anche dopo la morte del boss, Stefano Bontate avvenuta nel 1981, scrivono i giudici e la successiva ascesa di Totò Riina, Dell’Utri ha mantenuto rapporti specificatamente adoperandosi fino agli inizi degli anni 90, affinché il gruppo imprenditoriale, facente capo a Silvio Berlusconi, continuasse a pagare cospicue somme di denaro a titolo estorsivo a sodalizio mafioso, in cambio di protezione a vario titolo assicurata, quindi per 20 anni Dell’Utri è diventato costante e insostituibile punto di riferimento sia per Berlusconi che lo ha interpellato ogni volta che ha dovuto confrontarsi con minacce, attentati e richieste di denaro sistematicamente subite negli anni, sia soprattutto per l’associazione mafiosa Cosa Nostra, è inconfutabilmente provato il pagamento da parte di Silvio Berlusconi delle somme richiestegli in favore di Cosa Nostra, si ritiene certamente provata la corresponsione da parte del Berlusconi per il tramite di Dell’Utri di somme di denaro a Cosa Nostra, fino al 1992, sono parole della Corte d’Appello di Palermo.
Difettano invece elementi certi per affermare che ciò sia avvenuto anche negli anni successivi e in particolare dopo la strage di Capaci nel periodo in cui da fine 1993 l’imprenditore Berlusconi decise di assumere il ruolo a tutti noto nella politica del paese.
Dell’Utri è il mediatore, abbiamo detto, ma Dell’Utri utilizza anche Cosa Nostra come una specie di service, di agenzia per il recupero crediti delle aziende di Berlusconi, anche quando sono crediti in nero, anche quando sono crediti non dovuti, è ritenuto dimostrato da questi giudici che nel 1992 Dell’Utri manda il boss di Trapani, Vincenzo Virga a reclamare da un imprenditore trapanese, Vincenzo Garraffa, un credito, un credito che Garraffa non gli doveva, ma che era il ristorno in nero di una sponsorizzazione intermediata da Publitalia, quest’ultima pretendeva in nero la metà del valore di quella sponsorizzazione, Garraffa non aveva fondi neri e non voleva pagare quei 750 milioni di lire Dell’Utri gli manda il boss Vincenzo Virga affinché paghi, ma Garraffa rifiuta e denuncerà Dell'Utri per questo e c'è un processo a Milano nel secondo giudizio di appello dove Dell’Utri è imputato per l’accusa che la Cassazione rimandando indietro il precedente verdetto d’appello, ha ritenuto essere molto probabilmente quella di tentata estorsione aggravata dalla mafiosità.
Veniamo a un altro punto, ma qui ho scusate ma un po’ di sintesi di questa sentenza, siamo quindi al periodo più controverso, quello post 1992, quali erano gli elementi che facevano ritenere alla Procura e al Tribunale che Dell’Utri abbia continuato a avere rapporti anche nella stagione politica, nella stagione Forza Italia? Elementi documentali, non parole di pentiti, elementi documentali poi spiegati da parole di pentiti, per esempio le intercettazioni ambientali in un’autoscuola di un certo Carmelo Amato, uomo di Provenzano, che parlando con suoi amici e picciotti dentro l’autoscuola, organizzava la campagna elettorale di Dell’Utri per le europee del 1999 perché Dell’Utri che era appena scampato in Parlamento a una richiesta d’arresto dei giudici di Palermo grazie al voto del Parlamento che aveva negato ai giudici l’autorizzazione a arrestarlo, come poi è avvenuto per Cosentino, solo che allora la maggioranza ce l’aveva il centro-sinistra, dicevano tra di loro questi mafiosi: bisogna portarlo in Europa per proteggerlo con una doppia immunità, perché altrimenti questi pezzi di cornuti (questi giudici) dicevano i mafiosi, lo fottono!
Quale migliore prova del fatto che se i mafiosi si danno da fare per salvare le chiappe a Dell’Utri dai giudici e farlo eleggere dal Parlamento europeo, non lo stanno facendo per un moto spontaneo di amicizia o di solidarietà, ma evidentemente perché c’è un patto ancora nel 1999, basta leggerle quelle telefonate per capire che i mafiosi non fanno campagna elettorale per tizio o Caio se non sono sicuri che poi tizio o Caio farà delle cose che interessano a loro, non votano così sulla fiducia.

Gli spiritosi magistrati della Corte D'Appello

I magistrati della Corte d’Appello molto spiritosamente ritengono che quelle telefonate non siano sufficienti a dimostrare quel patto e è strano, perché? Perché nel 2001, due anni dopo, quando si va alle elezioni politiche e nello stesso anno si vota alle regionali in Sicilia quando Forza Italia otterrà 61 collegi su 61 nell’isola, si sentono il boss di Brancaccio Guttadauro erede dei Graviano, intercettato nel salotto di casa sua con le cimici, con le ambientali, parlare un po’ con un altro mafioso, Aragona e un po’ con un tale Pino, del fatto che Dell’Utri nel 1999 alle elezioni europee, aveva preso impegni con Gioacchino Capizzi, altro capo mafia anziano e poi però non si era più fatto sentire e quindi bisognava richiamarlo all’ordine, “Dell’Utri non è più venuto a Palermo … perché l’unica persona con cui parlava Dell’Utri lo hanno arrestato, quello con cui
Dell’Utri ha preso l’impegno, ca fu ddu cristiano, chistu Iachinu Capizzi ca era chiddu di sessant’otto anni …”, questa è la frase captata in quelle intercettazioni, quindi secondo i magistrati questa conversazione non è sufficiente a dimostrare che ci sia stato quel patto politico – mafioso per fare eleggere Dell’Utri 1996 Parlamento italiano, 1999 Parlamento europeo, 2001 di nuovo Parlamento italiano ma di più, la prova che sembrava inconfutabile per dimostrare i rapporti tra mafia e Cosa Nostra erano quelle agende sequestrate negli uffici di Publitalia dove la Segretaria di Dell’Utri aveva segnato il 2 novembre e il 30 novembre due appuntamenti con Mangano, Dell’Utri aveva detto, non riferito specificamente a quei due appuntamenti lì in quelle due date, anche perché come fa uno a ricordarsi le date, ma quando i giudici gli contestano quelle agende dice: ma sì – dopo che era uscito dal carcere nel 1991 dove stava nel 1980 – Mangano veniva ogni tanto a Milano per parlarmi dei suoi problemi personali di salute, voi capite da una parte le agende con scritto viene Mangano, arriva Mangano, Mangano Vittorio era mi per parlarle per problema personale, Mangano verso il 30 novembre 5 giorni prima comunica con precisione, in una c’è scritto proprio Mangano Vittorio, nell’altra c’è scritto Mangano, nello stesso mese di novembre quando sta nascendo Forza Italia, negli uffici di Publitalia a Milano Dell’Utri non è che dice: non ho mai visto Mangano, dice: no, ogni tanto veniva a trovarmi per gli appuntamenti, chiedete alla segretaria, così dice, i giudici riescono a scrivere che intanto il Mangano del secondo appunto potrebbe non essere Vittorio, visto che non c’è scritto Vittorio, ma un altro Mangano, un certo Roberto Mangano che sta in un’agenzia di Dell’Utri e che poi Dell’Utri non ha affatto ammesso di incontrare Mangano in quel periodo, solo perché ha detto che non si ricorda se l’ha incontrato proprio il 2 o il 30 novembre, ma si ricorda che comunque in quel periodo lo frequentava per parlare di problemi di salute Dell’Utri essendo laureato in legge, è diventato evidentemente il medico personale di Vittorio Mangano che a Palermo non trova un medico legato alla mafia per farsi visitare, pensate l’assurdità!
I giudici non si limitano a dire che non è sicuro che quegli incontri siano avvenuti o che quel Mangano era proprio il Vittorio Mangano, no arrivano a dire che quei due incontri non si sono affatto verificati, emerge la prova che quei due incontri non si sono affatto verificati! Qui siamo veramente nel regno di Alice nel paese delle meraviglie! E’ qui che si ha come l’impressione che si sia proprio deciso sistematicamente di staccare il Dell’Utri politico e quindi il Berlusconi politico dalla mafia per confinare il tutto al periodo imprenditoriale, se qualcuno innamorato di certe espressioni altisonanti, le sentenze politiche, volesse trovare qualche elemento in materia, beh, qui ci sono degli elementi in materia, chi parla di sentenze politiche, qua potrebbe trovare qualche elemento per parlarne, perché qui proprio si prendono queste agende e si fa di tutto per non capire quello che emerge da queste agende.
Ma c’è di più, ci sono degli incontri sui quali pare esserci poco dubbio, un anno dopo, tra Dell’Utri e Mangano, parlano molti collaboratori di giustizia e in termini molto convincenti, ci sono anche dei riscontri, siamo alla fine del 1994, quando sta per cadere il governo Berlusconi e Mangano riceve da Dell’Utri la promessa di provvedimenti favorevoli alla mafia, poi cade il governo Berlusconi e cosa succede? Succede che nei mesi successivi in Parlamento, sotto il Governo Dini, ma anche con i voti di Forza Italia, passa la famosa riforma della custodia cautelare che rende molto più difficile arrestare e tenere in carcere i mafiosi, oltre che i colletti bianchi, il Ministro della Giustizia del Governo Dini è un uomo molto vicino a Berlusconi, Filippo Mancuso, quello che poi diventerà un parlamentare di Forza Italia, anche se all’epoca era un tecnico e poi litigherà negli anni successivi.
Quindi quale migliore prova del fatto che poi si sono veramente verificati quei provvedimenti che Dell’Utri aveva promesso a Mangano, sapete che in materia di giustizia le maggioranze e le minoranze contano poco, le peggiori leggi pro mafia in questi anni sono sempre state votate da destra e sinistra insieme sia che governasse il centro-sinistra, sia che governasse il centro-destra, in quel momento poi c’era un governo tecnico di Dini, sul quale c’era la Lega, il centro-sinistra in maggioranza e dentro il governo e Berlusconi che aveva votato contro la fiducia, ma che poi su questo provvedimento contro la giustizia, aveva votato a favore, Dell’Utri poteva tranquillamente promettere provvedimenti anche se in quel momento al governo Berlusconi non c’era più, perché? Perché le leggi in materia di giustizia, pro mafia venivano fatte trasversalmente e poi comunque questa legge c’è stata, è stata approvata nell’agosto 1995, cosa dicono i giudici? E’ uno dei passaggi più strepitosi: non risulta del tutto inverosimile che Vittorio Mangano abbia falsamente riferito di avere affrontato con i suoi referenti milanesi, discorsi su garanzie, promesse e interventi a favore per Cosa Nostra, al fine di mantenere un ruolo di prestigio in seno al sodalizio mafioso, o persino al solo scopo di accreditarsi some indispensabile e insostituibile per sfuggire a una condanna a morte che rischiava anche per le sue malefatte interne alla sua cosca e di cui potrebbe avere avuto già sentore, al di là della ritenuta insufficienza di prove idonee a approvare l’assunzione di impegni e la prestazione di promesse da parte dell’imputato Dell’Utri nei confronti di Cosa Nostra per il tramite di Mangano, non è irragionevole ritenere che questi, Mangano, possa avere millantato con altri mafiosi: Cocuzza, La Marca etc. che l’hanno poi raccontato, anche riferendo loro di colloqui realmente avvenuti e i pretesi impegni che in realtà invece non erano mai stati assunti, un mafioso che già rischia la pelle perché ha fatto qualche marachella interna alla sua cosca, cosa fa? Si inventa di avere parlato con Dell’Utri e di avere ricevuto garanzie da Dell’Utri, quindi inganna i mafiosi con il rischio che se lo scoprono o vanno a verificare, se c’era qualche dubbio o accopparlo o no, lo accoppano di sicuro perché sapete che millantare all’interno di Cosa Nostra non è come millantare stando a Palazzo Chigi o firmando il contratto con gli italiani, se uno millanta all’interno di Cosa Nostra lo accoppano all’istante, su vicende politiche di questa delicatezza, pensate quando Salvo Lima e Ignazio Salvo hanno promesso che il maxiprocesso sarebbe finito in assoluzione e poi è finito in condanna, Riina li ha fatti sparare per la strada e erano referenti politici, non erano picciotti comuni come Vittorio Mangano o capi mafia come era diventato Vittorio Mangano nella famiglia di Porta Nuova e quindi millantava, quindi praticamente noi dobbiamo credere, questa è la cosa un po’ ridicola di questa sentenza, che dà veramente l’impressione di un’arrampicata sui vetri per il periodo post 1992 che la mafia decide nel 1994 di votare Forza Italia perché le piaceva il programma di Forza Italia, molto simile al suo, scrivono i magistrati che è provato che nel 1994 la mafia vota in massa per Forza Italia, può ritenersi che tra la fine del 1993 e i primi mesi del 1994 in concomitanza con la nascita del partito politico Forza Italia voluto da Berlusconi e creato con il determinante contributo organizzativo di Dell’Utri in Cosa Nostra, maturò diffusamente la decisione di votare per la nuova formazione e lo stesso avvenne poi anche nel 1999 come abbiamo visto, ci sono i picciotti nell’autoscuola che organizzano la campagna elettorale, ciò però non significa, perché non c’è la prova certa, che ci sia stato un accordo, il Mangano delle agende potrebbe anche essere un omonimo, gli incontri con Dell’Utri nel 1994 potrebbero essere delle millanterie di Mangano, Spatuzza che parla di quel patto per cui furono fatte le stragi poi per accelerare la discesa in campo, non è attendibile, perché non è attendibile? Perché non l’ha detto subito, siamo alle solite, qui è come se i giudici si fossero sempre occupati di furto di bestiame e non avessero esperienza, in realtà ce l’hanno, di storie di mafia e non sapessero che il mafioso prima ti dice le cose meno gravi, quando si pente, oppure prima ti dice le sue, poi con una certa ritrosia tira in ballo gli amici, poi alla fine con enorme fatica tira in ballo i politici, Buscetta impiegò 10 anni per fare il nome di Andreotti che non aveva fatto neanche davanti al Falcone, perché? Perché è così, è inevitabile, è umano, hanno paura, lo sanno cosa gli succede quando toccano il livello politico, secondo questi giudici spiritosi il fatto che Spatuzza abbia detto soltanto dopo diversi mesi le cose che riguardavano specificamente Berlusconi e Dell’Utri che poi era semplicemente un incontro che lui aveva avuto e un colloquio che ha avuto con Graviano, mica cose paragonabili alla sua partecipazione alla strage di Via d’Amelio, diventa secondo i giudici tardivo e quindi inattendibile, come se uno solo perché dice una cosa tardi fosse inattendibile, non si capisce cosa c’entri!

Testimoni che non possono testimoniare

Ciancimino? Massimo Ciancimino, qui siamo al capolavoro, non l’hanno mai sentito i giudici della Corte d’Appello, non l’hanno voluto sentire, non l’hanno mai visto in faccia, hanno semplicemente esaminato verbali trasmessi, ma i processi si fanno con i testimoni in aula, soprattutto quando sono nuovi, appena arrivati, li senti tu i testimoni, verifichi tu se sono attendibili, loro decidono che è inattendibile senza averlo neanche visto in faccia, anzi avergli neanche fato una domanda, senza avergli neanche parlato una sola volta, guardate che è molto strano! Tutto ciò che porta a ritenere che ci sia stato un patto politico – mafioso alla base della nascita di Forza Italia e del voto che loro stessi ritengono che la mafia abbia dato per anni a Forza Italia, viene buttato via in qualche modo con qualche arrampicatina sugli specchi e così dobbiamo pensare che è possibile la tesi di un’adesione di Cosa Nostra sorta spontaneamente, indotta e determinata dalla convinzione che il sodalizio mafioso avrebbe avuto certamente da guadagnare da un programma garantista sui temi della giustizia, quale quello adottato dalla nuova formazione, è sicuro che Dell’Utri aveva avuto rapporti con la mafia fino al 1992 provati, è sicuro che Berlusconi ha pagato la mafia fino alla vigilia della strage di Capaci, ma quando la mafia vota per loro, un anno e mezzo dopo e decide di votare per loro nell’autunno del 1993 lo fa così, in base a una sintonia programmatica, gli piace al programma di Forza Italia ai mafiosi, è garantista e quindi per la prima volta nella loro vita danno il voto al buio!
Non si mettono d’accordo prima con quelli che andavano a votare e badate che in questa stessa sentenza c’è scritto che negli anni 80, una delle ragioni per cui Berlusconi subì attentati e estorsioni, era proprio il fatto che la mafia voleva agganciare i socialisti, Craxi, prima di votarli, tant’è che ci fu la bomba alla Villa di Via Rovani nel 1986 e poi nelle elezioni del 1987 i mafiosi votarono per il Psi, per dare una lezione alla Democrazia Cristiana che non aveva bloccato il maxiprocesso di Falcone e Borsellino, adesso che cambia il quadro politico e la mafia deve decidere per chi votare nel 1994, cosa fa? Vota sulla fiducia, eppure il partito l’ha fondato Dell’Utri, uno con il quale loro potevano parlare, eppure ci sono le agende nelle quali è segnato almeno uno dei due appuntamenti certamente tra Mangano e Marcello Dell’Utri e molti pentiti dicono che era proprio Mangano quello che andava a fare il pony express tra Milano e Palermo per verificare lo stato di avanzamento lavori della nascita di Forza Italia, tutto questo è ritenuto o insufficiente o addirittura mai avvenuto secondo questi giudici, ecco perché qualche appassionato delle sentenze politiche potrebbe anche parlare di sentenza politica per questa parte e ecco perché, forse, ci sono spazi e margini per un ricorso in Cassazione, fermo restando il rispetto che ognuno deve a ogni sentenza, il rispetto vuole dire intanto leggerle, cercare di capirle e poi nel caso in cui evidenzino punti deboli, farli sapere.

Leggerete domani su Il Fatto all’altra faccenda troppo complicata per trattarla adesso, che riguarda il provino che il figlio di un favoreggiatore dei Graviano D’Agostino ottenne al Milan, secondo il padre per interessamento di Dell’Utri, secondo il capo delle giovanili del Milan per interessamento di Dell’Utri, secondo i giudici questa cosa non è dimostrata, vedrete che c’è probabilmente qualche errore nella ricostruzione che fa la Corte d’Appello per cancellare anche questo elemento che sposterebbe il rapporto tra Dell’Utri e i fratelli Graviano e la mafia dal 1992 al 1994, trascinando ovviamente tutto quanto e facendo cadere quell'insufficienza di prove che invece i giudici ostinatamente hanno voluto riconoscere per il periodo successivo al 1992, lo leggerete su Il Fatto Quotidiano e ne approfitto in conclusione per ricordarvi che mancano ormai pochi giorni alla fine della campagna per il rinnovo degli abbonamenti a Il Fatto per chi si era abbonato ovviamente alla nascita de Il Fatto Quotidiano, chi si abbona avrà in omaggio un libro che si troverà soltanto in omaggio, verrà spedito a chi si abbona, un’antologia dei pezzi più belli che sono usciti quest’anno su Il Fatto Quotidiano quindi se credete, suggerisco soprattutto la versione Pdf che è la più economica e la più pratica, andate sul sito www.ilfattoquotidiano.it e abbonatevi oppure rinnovate l’abbonamento, oppure regalatelo a qualche vostro amico, passate parola e buona settimana!

[ Kenzo ]