Nel 2030 l’energia ottenuta da combustibili fossili o da impianti atomici sarà un ricordo del passato. Pura utopia? Forse. Volendo si potrebbe fare, è solo una questione di politica economica. Lo sostiene uno studio di Mark Delucchi (Università di California Davis) e Mark Jacobson (Stanford University) pubblicato in gennaio sulla rivista specializzata Energy Policy. Gli investimenti sarebbero ingenti in quanto andrebbero installati 4 milioni di pale eoliche da 5 megawatt, 90 mila centrali solari da 300 megawatt (sia fotovoltaiche che a concentrazione) e 1,7 miliardi di pannelli solari fotovoltaici da 3 chilowatt (in pratica ogni casa del mondo dovrebbe avere il proprio impiantino sul tetto).
MIX - Per completare il mix che porterebbe al 100% di rinnovabili, spiegano Delucchi e Jacobson, la quantità globale di energia prodotta dovrebbe comprendere il 4% di idroelettrico (non molto di più dell’attuale percentuale) e il 6% complessivo da geotermico e dall’energia ricavata da onde e maree. Un punto fondamentale però è l’efficienza energetica, cioè bassi consumi e taglio netto degli sprechi. Lo studio americano volutamente ignora le energie ricavate da biomasse e dall’atomo, che invece contribuiscono rispettivamente con il 10% e il 6% all’energia mondiale oggi prodotta.
SMART GRID - Delucchi e Jacobson nel loro studio hanno ovviamente preso in considerazione la disponibilità di risorse per la costruzione dei pannelli solari, per esempio le cosiddette terre rare. Un punto chiave però è la realizzazione di una rete elettrica «intelligente» (smart grid), senza la quale diventa un problema insormontabile la connessione alla rete di grandi centrali eoliche e solari, e soprattutto il bilanciamento delle due risorse – variabili per definizione sia di giornata in giornata che durante le diverse ore del giorno.
VOLONTÀ - «Volevamo dimostrare che sole, vento e acqua sono sufficienti a soddisfare la domanda di energia», hanno dichiarato i due ricercatori californiani. «Il problema principale è solo la volontà politica». I costi oggi sarebbero proibitivi per realizzare il passaggio totale alle rinnovabili, ma secondo i due autori della ricerca entro il 2030 i costi dovrebbero scendere in modo costante, tanto da rendere entro quella data «proibitiva» – anche per i costi sociali e ambientali – l’idea di aprire nuove centrali a combustibili fossili o nucleari.
Non ho idea se le politiche economiche andranno in buona percentuale verso le energie rinnovabili,accantonando e dimenticando in buona misura l'energia fossile,il tutto dovrà risultare un business,di pari passo con l'abbattimento dei costi verso tali tecnologie.
Un segnale positivo ad esempio arriva dalla Cina,forse l'unico che arrivi da quelle parti,ovvero i massicci investimenti nel fotovoltaico e solare,stanno abbattendo anno dopo anno i costi dei pannelli,e i parchi solari in oriente si stanno moltiplicando.
E su questo fronte che si giocherà il destino dell'intero pianeta.
Buongiorno a tutti, oggi usciamo dai Bunga Bunga, tanto ormai quello che c’era da capire l’abbiamo capito fin troppo bene, gli stessi berlusconiani ormai sono rassegnati al fatto che gli italiani hanno capito, tant’è che l’unica cosa che riescono a dire è che la competenza non è del Tribunale ordinario di Milano, ma del Tribunale dei Ministri, naturalmente Berlusconi mentendo dice che lui si presenterà al suo giudice naturale che è il Tribunale dei Ministri, a parte che l’abbiamo già spiegato la settimana scorsa, la competenza è del Tribunale ordinario in quanto il reato di concussione e tanto più quello di favoreggiamento della prostituzione minorile, non può certamente essere stato commesso nell’esercizio delle funzioni di Presidente del Consiglio, anche perché il Presidente del Consiglio non ha tra le sue funzioni quello di chiamare le questure per dire chi deve uscire, chi deve entrare né tanto meno ha il compito di pagare minorenni perché vadano a Arcore a fare quello che sappiamo.
Anni '80, la crisi tra mafia e Democrazia Cristiana
Ma in ogni caso Berlusconi mentre sul fatto che non vede l’ora di presentarsi al Tribunale dei Ministri perché lui non vuole presentarsi neanche al Tribunale dei Ministri, perché non è un Tribunale composto da Ministri, è un Tribunale composto da magistrati del Tribunale ordinario di Milano estratti a sorte in una sezione che si forma quando c’è da giudicare un reato ministeriale, perché allora vuole il Tribunale dei Ministri?
Semplice, perché se il reato è di natura ministeriale, prima di approdare al Tribunale dei Ministri, il caso deve andare in Parlamento per la necessaria autorizzazione a procedere e lui sa in questo momento di avere la maggioranza e quindi sa che quando si voterà pro o contro l’autorizzazione a procedere, la sua maggioranza voterà contro e quindi lui non finirà mai davanti al Tribunale dei Ministri, questa è la ragione per cui chiede il Tribunale dei Ministri, per non andare davanti al Tribunale dei Ministri e a nessun altro Tribunale, come sempre.
Ma lasciamo da parte questa vicenda perché ormai i fatti sono sufficientemente chiari, ne ritorneremo a parlare quando tra breve la Procura di Milano chiederà al G.I.P. il rito immediato per poter processare subito Berlusconi, la Minetti, Fede, Lele Mora e gli altri eventuali indagati di cui ancora non si sa.
Parliamo invece di una questione che abbiamo seguito e che ogni tanto dobbiamo riacciuffare per fare un po’ di riepilogo, la questione delle trattative tra Stato e mafia negli anni delle stragi durante la crisi della Prima Repubblica e la nascita della cosiddetta Seconda Repubblica.
Ormai c’è un mosaico di fatti accertati, accertati grazie alle rivelazioni di Ciancimino che hanno innescato, l’abbiamo detto anche questo più volte un recupero di memoria da parte di persone che per 20 anni avevano taciuto, si sono scoperte tutta una serie di cose che ormai compongono queste puzzle che vanno messi nelle per formare il mosaico, il modo migliore per capire quello che si è accertato fino adesso e fare un po’ di cronologia in modo da avere tutti i fatti in successione diretta e si possa capirne la concatenazione e la collocazione temporale per poi vedere che razza di processo potrà venire fuori perché è chiaro che se questi fatti configureranno dei reati, reati commessi al tempo o reati commessi oggi da persone che magari rendono testimonianze false o soltanto parzialmente veridiche, può diventare una specie di processo di Norimberga sul passaggio tra la prima e la seconda repubblica e quindi è una vicenda che è destinata a occupare per molti mesi futuri, le cronache dei giornali.
La cronologia delle trattative, allora voi sapete, almeno chi si occupa di queste cose che a metà degli anni 80, ben prima di Tangentopoli il rapporto tra la mafia e la politica entra in crisi e entra in crisi quando Falcone e Borsellino, il pool di Falcone e Borsellino alza il tiro e dal maxiprocesso ai capi della cupola, comincia a occuparsi anche di politici Vito Ciancimino e i cugini Salvo, da quel momento si capisce che la politica che aveva garantito impunità, non solo alla mafia militare ma anche alla mafia dei colletti bianchi, sta perdendo colpi di fronte all’offensiva della Magistratura che finalmente sta dando una ripulita ai piani alti del potere e quindi c’è la crisi 85/86/87 tra la mafia e la Democrazia Cristiana, tant’è che nel 1987 alle elezioni la mafia vota per i socialisti e per agganciare i socialisti c’è il famoso attentato alla Villa di Berlusconi in Via Rovani proprio per cercare di agganciare Craxi o qualcuno dei suoi tramite Berlusconi e Dell’Utri che hanno rapporti con loro e anche con i mafiosi.
Berlusconi quindi per la prima volta si tenta di utilizzarlo da parte della mafia come cavallo di Troia per entrare direttamente in rapporto con la politica, non solo con Andreotti che già aveva rapporti con la politica fin dagli anni 70, ma anche con i nuovi, con i socialisti, c’è tutta una serie di vicende che dimostrano lo stop and go nei rapporti tra Stato e mafia, una volta si usano i socialisti, poi si torna un po’ ai democristiani, finché si arriva al 1991 quando la mafia alle elezioni regionali appoggia di nuovo la Democrazia Cristiana, fa eleggere un candidato andreottiano Gianmarinaro all’assemblea regionale, ma nel 1992 con la sentenza del maxiprocesso il rapporto tra la mafia e la DC entra definitivamente in crisi perché la Cassazione per la nota vicenda per cui Carnevale non presiede il collegio nella prima sezione che segue quel processo, la Cassazione conferma a sorpresa le condanne del maxiprocesso e lascia in galera tutti i capi mafia che speravano invece di uscire in base a un impegno preciso che Salvo Lima sappiamo, aveva preso con le cosche, c’è la reazione di Totò Riina naturalmente che uccide Salvo Lima, poi ucciderà anche Ignazio Salvi, intanto lo scandalo Tangentopoli sta demolendo dalle fondamenta quella classe politica che non ha più le forze per mantenere neanche i rapporti con la mafia, ci sono ipotesi secessioniste, c’è Riina che addirittura parla di Lega Nord perché ci sono alcuni leghisti che hanno rapporti con persone che in quel momento stanno dando vita a leghe meridionali in varie regioni del sud legate ai boss, l’ipotesi secessionista approda alla nascita un anno dopo del partito Sicilia Libera come vedremo tra un attimo, c’è il progetto stragista che comincia dopo Lima a alzare il tiro fino a Andreotti, la strage di Capaci elimina Giovanni Falcone proprio il giorno prima che Andreotti sia eletto Capo dello Stato.
Andreotti si mette da parte e come sappiamo viene eletto Scalfaro, quest’ultimo appena arriva al Quirinale nomina Presidente del Consiglio Giuliano Amato perché Craxi ormai è alla vigilia del suo primo avviso di garanzia e negli stessi giorni Marcello Dell’Utri avvia il progetto Botticelli incaricando un consulente di Publitalia, Cartotto di studiare un partito della Fininvest, quindi mafia e Dell’Utri si occupano entrambi di trovare un qualcuno, un qualcosa che sostituisca la classe politica che ormai è data per morta.
A giugno del 1992 il Capitano De Donno del Ros aggancia il figlio di Ciancimino durante un viaggio aereo e poi a De Donno subentra il Generale Mori, suo superiore, vicecomandante del Ros in quel periodo, mentre il figlio di Ciancimino naturalmente porta i Ros dal padre Don Vito e si avvia così la trattativa tra la strage di Capaci e quella di Via D’Amelio, Riina è tutto contento, Brusca riferisce che in quel periodo Riina ripete “si sono fatti sotto, gli abbiamo fatto un papello così” Riina mette giù il papello con le richieste della mafia allo Stato. L’arma di scambio naturalmente è la fine delle stragi in cambio del soddisfacimento delle richieste contenute nel papello. A giugno si insedia il nuovo governo, il nuovo Governo Amato, Scotti e Martelli che sono la coppia dei Ministri che hanno fatto molto contro Cosa Nostra, Scotti Ministro dell’Interno e Martelli Ministro della Giustizia devono, secondo gli ordini dei rispettivi partiti, saltare, Martelli resiste e riesce a farsi confermare invece Ministro della Giustizia, salta Scotti e gli viene preferito Nicola Mancino che diventa il nuovo Ministro dell’Interno.
Tra il 17 e il 19 giugno 1992 tramite una sua collaboratrice al Ministero, Liliana Ferraro Magistrato, il Ministro Martelli fa avvertire Paolo Borsellino del fatto che sono iniziati questi contatti, questi colloqui, questa trattativa tra i Ros e Vito Ciancimino e pochi giorni dopo verso la fine di giugno c’è questo famoso incontro tra il Generale Mori e Borsellino in una caserma dei Carabinieri, la caserma di Via Carini, nella quale secondo Mori non si parlò della trattativa, è abbastanza improbabile che non se ne sia parlato anche perché Borsellino aveva appena saputo da Liliana Ferraro che c’era questo contatto tra Mori e Ciancimino, quindi immaginatevi se Borsellino non aveva la curiosità di saperne di più del diretto interessato.
Craxi beato, Berlusconi salvato
Il primo luglio Borsellino è a Roma per interrogare uno dei primissimi pentiti che hanno deciso di parlare di mafia, politica e istituzioni, Gaspare Mutolo e è il famoso incontro durante il quale mentre Borsellino sta facendo l’interrogatorio, Mutolo lo sta preannunciando di cosa intende parlare e tra questi obiettivi di cui intende parlare ci sono Bruno Contrada, c’è un giudice ritenuto colluso, il Giudice Signorino e altri, Borsellino viene convocato al Viminale dove sicuramente incontra il capo della Polizia Parisi, dove quasi sicuramente ha incontrato Bruno Contrada, del quale Mutolo gli stava parlando fino a pochi minuti prima e dove risulta assolutamente accertato che è arrivato fin dentro l’ufficio del nuovo Ministro dell’Interno Mancino, il quale poi sapete dice che non se lo ricorda.
E’ la fase questa nella quale Riina, che si era illuso sul fatto che lo Stato fosse già pronto a venire a patti, adesso si è reso conto che la trattativa batte un po’ in testa, forse a causa del cambio del Ministro, c’è stato uno stallo, per cui Riina dice, riferisce Brusca in quei giorni: dobbiamo dare un altro colpettino, il colpettino è proprio l’uccisione di Paolo Borsellino che, evidentemente, informato della trattativa, la stava ostacolando e chissà che non l’abbia fatto sapere proprio quel giorno in cui è stato convocato al Viminale, ci vuole una nuova prova di forza di Cosa Nostra e il 19 luglio c’è la strage di Via D’Amelio con tutto il depistaggio che poi è oggi oggetto del procedimento per la revisione del processo di Via D’Amelio perché naturalmente Via D’Amelio viene immediatamente addossata a alcuni quaquaraqua abbastanza improbabili a cominciare da Vicenzo Scarantino che si assumono la responsabilità diretta di Via D’Amelio mentre poi invece Spatuzza ci spiegherà che loro non c’entrano niente, si sono fatti condannare ingiustamente per coprire lui e evidentemente qualcun altro.
Il primo agosto, 12 giorni dopo la strage di Via D’Amelio viene convertito in legge il Decreto Martelli che dopo la strage di Capaci era stato barato dal Governo, ma imboscato dal Parlamento che non l’aveva convertito in legge e la strage di Via D’Amelio invece, a furor di popolo costringe il Parlamento a rifare i conti con quel decreto e a approvarlo, è il Decreto che praticamente consacra il 41 bis, il carcere duro per i mafiosi nelle isole, proprio davvero perché dopo la strage di Via D’Amelio vengono prelevati nella notte decine e decine di boss e portati a Pianosa e Asinara.
L’estate – autunno del 1992 continuano le trattative che hanno come tramite il figlio di Ciancimino e come protagonisti il padre di Ciancimino che riferisce a Riina e a Provenzano e dall’altra parte Mori e De Donno, Riina però comincia a essere considerato poco affidabile perché la sua strategia stragista sta continuando e quindi evidentemente lo Stato, quelli che rappresentano lo Stato e che stanno dietro al Ros e dietro a Ciancimino cercano altri referenti più affidabili per trattare e infatti viene individuato, ci sono varie trattative in quel momento, c’è anche la trattativa fatta da un certo Bellini che utilizza come assaggio una nuova collaborazione la possibilità di restituire opere d’arte che sono state rubate, ma il referente più affidabile di Riina viene individuata in Bernardo Provenzano e nello stesso periodo infatti è Provenzano che di fatto secondo le ipotesi di accusa sempre più accreditate si vende Totò Riina, consegnando ai Carabinieri del Ros le mappe dei vari nascondigli nei quali Riina trascorreva la latitanza, in uno dei quali poi è quello dove di lì a poche settimane Riina verrà arrestato.
A metà dicembre c’è l’arresto di Ciancimino il quale ha immediatamente la sensazione di essere diventato inutile, ormai la trattativa ha portato all’individuazione del covo di Riina e quindi lui può essere impacchettato, infatti gli arriva un bel mandato di cattura, derivante dal fatto che si dice che lui potrebbe scappare all’estero perché ha chiesto il passaporto, in realtà da quello che si è scoperto recentemente, pare che quel passaporto siano stati i Carabinieri a dirgli di chiederlo e naturalmente la richiesta del passaporto allerta il Ministro Martelli che fa sapere al Procuratore Generale di Palermo che bisogna negare il passaporto a Ciancimino e così i magistrati sollecitati dal Ministero della Giustizia per questa storia del passaporto, mettono in galera Vito Ciancimino che quindi esce di scena come referente della trattativa tra Stato e mafia e siamo al 1993.
Il 15 gennaio 1993 arriva Caselli a Palermo come nuovo Procuratore e lo stesso giorno gli fanno trovare impacchettato Totò Riina arrestato dagli uomini del Ros poco distante dal covo di Via Bernini, c’è la storia della mancata perquisizione che naturalmente resta un buco nero ma che diventa molto significativa, anche questa mancata perquisizione potrebbe far parte di una trattativa, ci consegnate Riina ma noi vi lasciamo le carte di Riina, la possibile cassaforte sicuramente se conteneva prove del papello o della trattativa i Carabinieri non la toccano perché non entrano neanche nel covo, prima ci entrano i mafiosi, gli uomini di Pagarella a portare via tutto.
A febbraio c’è l’esplosione finale, il salto di qualità ultimo di tangentopoli con la consegna di Silvano Larini l’uomo che inguaia Craxi definitivamente, c’è Licio Gelli che inguaia Claudio Martelli nello scandalo del conto protezione, Martelli viene indagato e si dimette da Ministro della Giustizia il 10 febbraio e al suo posto dentro al governo Amato come Ministro della Giustizia subentra il Prof. Giovanni Conso.
Il 12 febbraio 1993 c’è una riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e qui racconterà Nicolò Amato che è il capo del Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria), il direttore delle carceri, pare che il Capo della Polizia Vincenzo Parisi abbia detto che bisogna alleggerire il 41 bis perché lui ha delle riserve sull’eccessiva durezza del trattamento carcerario inflitto ai mafiosi nelle carceri di Pianosa e Asinara dopo le stragi, in realtà nei verbali di questo comitato che Parisi abbia detto questo cosa non risulta, risulta invece che è stato Nicolò Amato, socialista, Avvocato di Craxi a sollecitare un alleggerimento del 41 bis, sta di fatto che le lor versioni divergono e Nicolò Amato è vivo, può parlare ancora, Parisi è morto e quindi non si può difendere, ma in quella sede per la prima volta viene ventilata l’ipotesi di alleggerire il 41 bis che era proprio uno dei punti del papello, l’alleggerimento del trattamento carcerario per i boss, soprattutto dopo naturalmente la strage di Via D’Amelio quando, come abbiamo detto, tutti i mafiosi detenuti vengono portati via dalle carceri in giro per l’Italia e concentrati nelle isole lontano dai parenti, dagli Avvocati e dalle possibilità di comunicare.
Nel frattempo Tangentopoli ormai sta radendo al suolo tutti i partiti, escluso il Caso Greganti, ci sono le tangenti rosse in prima fila, c’è il tentativo disperato del Governo Amato tramite il Ministro Conso con il Decreto Conso – Amato di depenalizzare il finanziamento illecito per cancellato il reato più diffuso dello scandalo di Tangentopoli e salvare la classe politica, Decreto che Scalfaro non firma e quindi non entra in vigore, il governo è delegittimato, anche perché oltre a Martelli ci sono molti altri Ministri indagati e infatti a aprile arrivano le dimissioni del Governo Amato, subito dopo il referendum di Segni contro il finanziamento pubblico dei partiti e sulla nuova legge elettorale, il finanziamento pubblico dei partiti viene cancellato dal voto popolare con una maggioranza, se non erro, del 90%, la Legge elettorale è quella che spinge in senso maggioritario un sistema che invece era sempre stato proporzionale, è una cesura tra il sistema della Prima Repubblica e quello che verrà dopo.
La mafia si fa un partito, poi arriva Forza Italia
Nello stesso periodo, aprile, sappiamo da Cartotto il consulente di Dell’Utri che da quasi un anno sta lavorando al nuovo partito di Berlusconi, che c’è ai primi di aprile la riunione a Arcore tra lui, Cartotto, Berlusconi e a un certo punto arriva anche Craxi in cui Berlusconi scioglie le riserve e decide di entrare in politica con un suo movimento che non si sa ancora se sarà capeggiato direttamente da lui, oppure se sarà sponsorizzato da lui ma capeggiato da qualcun altro.
Intanto il Governo Ciampi si insedia al posto del Governo Amato e per quanto ci riguarda conferma al Ministero dell’Interno Mancino e al Ministero della Giustizia Giovanni Conso, il governo tecnico è un tentativo disperato di dare un po’ di prestigio alle istituzioni sputtanate a causa dello scandalo di Tangentopoli e la mafia decide di screditare immediatamente questo governo tecnico e di dare un altro colpetto, come avrebbe detto Riina se non fosse in carcere, ma c’è comunque a sostituirlo un suo parente stretto, Luca Pagarella che insieme ai fratelli Graviano concepisce il 14 maggio l’attentato di Via Fauro contro Maurizio Costanzo e vengono pianificate le stragi poi dell’estate.
Intanto subito nei giorni di Via Fauro c’è la revoca di 140 provvedimenti del 41 bis, perché Nicolò Amato oggi dice che gliel’aveva chiesto Parisi, ma il 6 marzo, mentre stava morendo il Governo Amato ha ufficialmente chiesto di revocare il 41 bis che erano stati disposti dopo le stragi in nome dell’uscita dall’emergenza antimafia e subito dopo viene esaudito dal Ministro Conso che non rinnova 140 decreti di 41 bis sono tutti o quasi personaggi minori quelli che non stanno più nel 41 bis ma tornano al trattamento carcerario normale, a firmare il provvedimento è il vice del Direttore delle Carceri Amato, un certo Fazione.
Alla fine di maggio, dopo il celebre avvertimento di proiettile di mortaio fatto ritrovare nel giardino di Boboli a Firenze con una telefonata che annuncia questo avviso di attentato, telefonata che non viene capita o non la si vuole capire, c’è la strage di Via dei Georgofili nella torre dei Pulci che è attigua al Museo degli Uffizi, ci sono i morti, i feriti, naturalmente a differenza di Via Fauro, purtroppo, il 2 giugno c’è un’altra bomba inesplosa in Via dei Sabini a Roma, rivendicata dalla sigla della falange armata che è una sigla che compare spesso in quei e è un’emanazione dei servizi segreti deviati, nel mese di giugno Nicolò Amato viene rimosso dalla direzione delle carceri, lui dice che fu per ordine di Parisi, tramite l’allora Presidente della Repubblica Scalfaro e il suo braccio destro il consigliere del Quirinale Giffuni e Conso al suo posto viene nominato un certo Capriotti, il cui vice che ha molto più peso specifico è il Giudice Francesco Di Maggio.
Sembra ci sia un segnale in controtendenza da questo avvicendamento, quando Nicolò Amato va via dal Dap, a metà luglio vengono prorogati 240 provvedimenti di 41 bis, ma alla fine di luglio ci sono le stragi, nella notte del 27/28 luglio le stragi di Milano in Via Palestro e Roma alle basiliche del velabro e del laterano, c’è il black out a Palazzo Chigi che fa pensare un golpe al Presidente del Consiglio Ciampi perché i telefoni non funzionano nella notte, il giorno dopo c’è il suicidio di un personaggio chiave delle stragi del 92 Gioè che si uccide o viene suicidato, non si è mai capito, in carcere e l’11 agosto Sandokan, il boss della camorra, Francesco Schiavone detto Sandokan scrive a Scalfaro una lettera per chiedere la revoca del suo 41 bis, a dimostrazione del fatto che mafia, camorra e ‘ndrangheta stanno continuamente mandando messaggi sempre su questo 41 bis, che sembra essere non il punto più importante, ma il più urgente tra i punti contenuti nel papello.
Il 21 settembre c’è la bomba dimostrativa sul treno della freccia dell’Etna e nel mese di ottobre c’è la nascita ufficiale di Sicilia Libera, Tullio Cannella fonda a Palermo questo partito secessionista che è l’ultimo venuto di una lunga serie di leghe meridionali nate in quel periodo da soggetti strani, legati in parte ai servizi, legati in parte all’eversione nera, in parte alla mafia e ci sono anche alcuni personaggi che si interessano a questo in vista di un gemellaggio, che arrivano dal nord come emissari della Lega Nord, è una delle opzioni della mafia, quella di portare alle elezioni che sono ormai alle porte, saranno all’inizio del 1994, queste leghe meridionali per ricattare con i voti la politica nazionale.
Il 17 ottobre la Corte d’Appello di Napoli toglie il 41 bis a Sandokan, proprio come aveva chiesto lui, Francesco Schiavone in quella lettera al Capo dello Stato, alla fine di ottobre c’è lo scandalo del Sisde, si indaga su vari funzionari e dirigenti del Sisde perché si sono messi in tasca miliardi di fondi riservati e questi gentili signori, ritengono bene, nella logica del muoia Sansone con tutti i filistei di tirarsi dietro tutti i Ministri dell’interno degli ultimi 20 anni, dicono che a parte Fanfani, tutti i Ministri dell’Interno hanno intascato ogni mese una busta con 100 milioni, non giustificati di spese riservate che insinuano poi i Ministri spesso si mettevano in tasca, naturalmente uno dei Ministri dell’Interno è l’attuale in quel periodo Ministro dell’Interno Mancino e un altro è addirittura il Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro che quando scopre la manovra di questi signori ladri che si sono messi in tasca i soldi che vogliono tirarsi dietro le massime cariche dello Stato, fa il famoso discorso dove dice “non ci sto”, non dice non ci sto non voglio essere processato, dice non ci sto a consentire a questi ladri di polli, di dire ce io ho fatto queste cose e infatti poi finito il suo settennato la Procura di Roma indagherà sulla sua posizione e la archivierà come peraltro erano archiviate le posizioni di tutti gli altri Ministri perché è vero che ricevevano i fondi riservati, ma non è vero che se li mettevano in tasca, sono i fondi riservati che vengono usati dal Viminale per pagare i confidenti, le spese non giustificabili in quanto bisogna tenere coperte alcune fonti e alcune spie.
Scalfaro però in quel “non ci sto” fa un accenno e dice: prima hanno provato con le bombe e ora con lo scandalo, cosa vuole dire? Che c’è una strategia complessiva, golpista da parte di strane forze alleate con chi ha messo le bombe per destabilizzare le istituzioni e lasciare un vuoto enorme che poi qualcuno arriverà a riempire, è il 3 novembre 1993 e mancano 4 mesi alle elezioni politiche anticipate, la legislatura finirà con lo scioglimento delle Camere a capodanno.
Il 5 novembre scadono altri 340 provvedimenti di 41 bis che devono essere rinnovati dal Ministero della Giustizia, altrimenti i relativi destinatari, 340 mafiosi usciranno dal 41 bis e verranno trattati come dei detenuti normali, il Ministro Conso non li rinnova questi 340 provvedimenti del 41 bis, quindi dopo che ne sono già decaduti 140, ne vengono meno altri 340, ma mentre quelli non rinnovati a maggio erano personaggini, mezze tacche, quaquaraqua, questi sono in parte riguardanti personaggi molto importanti.
Fine della trattativa, fine delle stragi, Seconda Repubblica
Ora sappiamo, l’ha scritto Il Corriere della Sera l’altro giorno che prima di rinnovarli o di revocarli questi 340 41 bis, il Dap, la direzione delle carceri, il direttore nuovo Capriotti aveva chiesto un parere alla Procura di Palermo e quest’ultima aveva risposto che era inopportuno modificare l’attuale regime carcerario e quindi esprimeva parere favorevole alla sua proroga, firmato i procuratori aggiunti di Caselli, Vittorio Aliquò e Luigi Croce, perché il Dap e il Ministero ignorano questo parere che loro stessi hanno chiesto e anzi fanno il contrario di quello che dice la Procura di Palermo?
Questo è il mistero, sta di fatto che prima il Dap chiede che fare alla Procura di Palermo, quest’ultima dice: prorogate tutti i 41 bis e il Ministero diretto da Giovanni Conso contravviene a questa indicazione che lui stesso, il suo Ministero ha sollecitato e annulla di fatto i 41 bis.
Evidentemente questo Capriotti, Direttore del Dap era in buonafede, qualcun altro al Dap o Ministero aveva ricevuto input diversi, anche se Conso continua ostinatamente a dire che ha deciso tutto lui e che nessuno gli ha detto niente, che strano, prima Amato Nicolò, poi Conso e intanto questa manovra per depotenziare il 41 bis ha i suoi effetti a novembre e guarda caso da novembre in avanti non ci sono più stragi.
Non ci sono più stragi perché poi viene annullata quella di gennaio del 1994 prevista allo Stadio Olimpico di Roma come forse qualcuno di voi ricorderà, naturalmente nel papello non c’era solo il 41 bis, quindi non è che la mafia si può accontentare che siano saldati i 41 bis per dire: adesso ci va bene chiunque vinca le elezioni, la mafia deve ancora ottenere tutto il resto, la ciccia vera, ma con la revoca dei 41 bis, intanto è riuscita a far stare meglio i suoi detenuti in carcere e fin qui Berlusconi non c’entra, perché in quel periodo al governo c’era il vecchio centro-sinistra che attenzione non ha niente a che fare con il nuovo centro-sinistra, era poi sostanzialmente il pentapartito o il quadripartito, la sinistra non c’era, si chiamava centro-sinistra perché c’erano pure i socialisti, ma il Pds in quel momento non era al governo, avrebbe dovuto appoggiare il governo Ciampi, poi invece aveva rifiutato di appoggiarlo quando a aprile il Parlamento aveva negato alcune autorizzazioni a procedere contro Craxi.
Per arrivare alla conclusione qui finisce la trattativa dell’ultimo governo della Prima Repubblica con la revoca dei 41 bis, quello è il massimo che riescono a dare, la mafia però sta aspettando il resto, via l’ergastolo, via i pentiti, via il sequestro dei beni, revisione delle condanne del maxiprocesso , le leggi che poi abbiamo visto approvare o proporre negli anni successivi, quasi tutte per iniziativa del centro-destra, anche se poi colpevolmente quelle che sono state votate, sono spesso state votate anche da gente del centro-sinistra e quindi qui c’è la saldatura con l’altra trattativa, proprio nel novembre del 1993, mentre vengono revocati i 41 bis dal governo Ciampi tramite il Ministro Conso, ci sono quei famosi due appuntamenti tra Mangano e Dell’Utri che solo la Corte d’Appello di Palermo ha potuto ritenere che si riferiscano a un altro Mangano, a un caso di omonimia, dopo che neanche Dell’Utri fino all’ultimo periodo, si era mai sognato di negare che quel Mangano fosse davvero il Vittorio Mangano, abbiamo le confessioni di Giuffrè che dicono che proprio in quel periodo, fine 1993 Provenzano rassicurò i clan e garantì che si poteva tranquillamente scaricare il partito di Sicilia Libera un paio di mesi dopo che era nato, perché Dell’Utri dava grandi garanzie e quindi abbiamo la mobilitazione di Cosa Nostra per votare Forza Italia.
Il figlio di Ciancimino ricorda che suo padre era convinto che dal momento in cui lui fu arrestato alla fine del 1992, di lì a poco si preparavano mafia e Stato a nominare un nuovo mediatore per le loro trattative e questo mediatore secondo Massimo Ciancimino Don Vito lo indicò nella persona di Dell’Utri, tant’è che Ciancimino era furibondo perché diceva: ma Berlusconi e Dell’Utri cosa hanno fatto di diverso rispetto a me? Allora io perché sono finito in galera e loro invece sono finiti nelle istituzioni? Ma su questa parte di trattativa siamo ancora abbastanza indietro, almeno sappiamo ancora poco di quello che stanno scoprendo i magistrati, sulla prima parte invece con gli interrogatori dei vari Ciampi, Scalfaro, Nicolò Amato e di funzionari del Dap, sappiamo già molto, voi capite che se le cose verranno confermate si farà un processo perché si scoprirà che ci sono reati e ci sono già molti indagati o per falsa testimonianza o addirittura per avere favorito la mafia e quindi per concorso esterno oppure addirittura per una sorta di attentato alle istituzioni con le tresche segrete con Cosa Nostra.
Ce n'è abbastanza per promuovere una specie di processo di Norimberga e forse non è casuale che lo si possa celebrare in un periodo che sembra segnare la fine della Seconda Repubblica, alla fine della Seconda Repubblica avremo finalmente le forze, gli elementi e le informazioni per processare quelli che sono all’origine della nascita della Seconda Repubblica, passate parola e buona settimana!
La satira di Corrado Guzzanti risulta addirittura impietosa,verso chi dirige la televisione di stato,un pò come prendere per il c... i bambini,ma è necessario con i tempi che corrono!!
Nel Pdl spuntano le voci critiche. E la manifestazione contro i pm viene cancellata
Prima le parole del ministro Pisanu, che si è richiamato all'etica pubblica e ha bocciato l'idea di un corteo a Milano contro la magistratura. Poi il dietro front ufficiale del partito per bocca di La Russa. Questa mattina l'Anm si era espressa duramente contro l'ipotesi di manifestazioni contro i giudici
Per la prima volta il Pdl è costretto alla marcia indietro nella sua battaglia contro i magistrati a difesa del premier. La manifestazione convocata ieri da Silvio Berlusconi per il 13 febbraio contro le toghe è stata oggi prima ridimensionata, poi annullata. Segno che non tutti, all’interno del partito, sposano la linea dettata dal Capo. Il primo a uscire allo scoperto, oggi, è stato l’ex ministroGiuseppe Pisanu, che in un’intervista al Corriere della Sera è stato presentato come “voce critica del Pdl”. Pisanu si è espresso chiaramente: “Il Cavaliere chiarisca davanti ai giudici”. E, per far capire meglio il messaggio, ha aggiunto: “Su Fini e la casa di Montecarlo solo forzature”. Ma non è tutto, perché nel primo pomeriggio Pisanu è entrato a gamba tesa proprio sull’iniziativa anti pm: “Non condividerei una manifestazione del Pdl contro la magistratura”.
Al di là delle parole di Pisanu, il contrordine nel partito di maggioranza dev’essere arrivato dall’alto, se anche due falchi come Daniela Santanchè e Ignazio La Russa si sono pronunciati pubblicamente per la bocciatura della manifestazione. Santanchè è andata dritta al punto: “Il 13 febbraio non ci sarà nessuna manifestazione di piazza del Pdl”. La Russa ha usato qualche giro di parole ma, tutto sommato, ha espresso lo stesso concetto: “Non credo che faremo una manifestazione il 13, né nazionale, né locale. La presenza sul territorio è la cosa più importante. La solidarietà diffusa che arriva al premier e al partito è più importante rispetto all’idea di chiuderci in un teatro o in una piazza”. E questo non è l’unico segnale che qualcosa stia cedendo anche nello zoccolo duro dei sostenitori del Cavaliere. Questa mattina il Foglio, la testata diretta da Giuliano Ferrara che è da sempre una cartina di tornasole della politica di Berlusconi, ha aperto con la notizia di una “iniziativa istituzionale straordinaria. Napolitano pensa di convocare martedì Schifani e Fini” perché “così – avrebbe detto Napolitano secondo il Foglio – non si va avanti”. L’articolo fa filtrare il tema della “paralisi istituzionale”, presentandola senza gridare al complotto invocato normalmente dagli house organ. Insomma, sembra più un messaggio che uno scoop. E poco importa che in mattinata il Quirinale abbia smentito la notizia della convocazione.
La decisione del Pdl, quindi, è un segno evidente del “dibattito interno” in corso e di qualche dissociazione dal berlusconismo duro e puro. Ma non solo. Una componente più “isitutuzionale” del partito non ha certamente ignorato i ripetuti appelli del Capo dello Stato (pubblici, ma anche e soprattutto nei contatti privati con uomini vicinissimi al premier) per scongiurare uno scontro esplicito tra poteri dello Stato. Proprio su questo tasto hanno battuto i magistrati, nella giornata dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
L’Anm ha espresso “molta preoccupazione per manifestazioni che sono contro i giudici”. Sarebbe, ha detto il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara “il popolo che manifesta contro se stesso”. L’Associazione nazionale magistrati, in un testo letto dai presidenti delle giunte locali, ha risposto punto su punto ai videomessaggi di Berlusconi. ”Gli attacchi ai magistrati sono contro la giustizia e la Costituzione. Sono contro la giustizia gli insulti, le offese, le campagne di denigrazione di singoli giudici, le minacce di punizione, gli annunci di riforme dichiaratamente concepite come strumenti di ritorsione verso una magistratura ritenuta colpevole solo perché si ostina ad adempiere al proprio dovere di accertare la commissione dei reati e di applicare la legge imparzialmente e in maniera uguale nei confronti di tutti i cittadini”. E nella stessa direzione vanno “le strumentalizzazioni delle inchieste e delle decisioni giudiziarie e l’assurda interpretazione come complotto politico della semplice applicazione delle regole, dell’attuazione del principio di obbligatorietà dell’azione penale e del fisiologico funzionamento degli istituti di garanzia propri dei moderni Stati costituzionali di diritto”.
“La Magistratura – ha detto Palamara parlando con i giornalisti a margine della cerimonia di inaugurazione alla Corte d’Appello di Roma – è un pezzo dello Stato. La giustizia è amministrata in nome del popolo”. In riferimento, invece, alla manifestazione a sostegno delle toghe e della libertà di informazione, annunciata ieri da Michele Santoro, Palamara ha detto: “Sul resto non ci pronunciamo. La legittimazione della magistratura si fonda sulla credibilità delle decisioni e quindi sulla professionalità del lavoro del magistrato. Il consenso non è il fondamento dell’azione giudiziaria”. Probabilmente anche la contro-iniziativa di Santoro, Travaglio e Barbara Spinelli, indetta nella stessa città e nello stesso giorno di quella del Pdl, può aver fatto riflettere Berlusconi. Troppo alto il rischio di una figuraccia, specie se alla fine, i manifestanti pro-pm si fossero rivelati numericamente più consistenti di quelli pro-Cavaliere. Meglio evitare l’effetto boomerang. Ma soprattutto – la riflessione del premier – meglio evitare di portare in piazza un partito in cui i “distinguo” rispetto alla linea ufficiale, seppure sottotraccia, sono sempre di più.
Sta vacillando,anche se non toccherà abbassare la guardia,come i gatti ha 7 vite ma la terra intorno si sta sgretolando,le crepe all'interno del partito sono evidenti,nonostante l'ampia pletora di lacchè.
Penso sia davvero l'offesa più pesante da sopportare per sua emittenza,l'esser ferito da una Minetti qualsiasi dopo i favori concessi,risulta effettivamente la probabile fine dell'impero.
Santoro: “Il 13 febbraio manifestazione davanti al tribunale di Milano”
“Berlusconi non rispetta gli altri”. Per questo “Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio hanno deciso di lanciare un appello. Il 13 febbraio senza bandiera e simboli dei partiti saremo davanti al tribunale di Milano per manifestare in difesa del lavoro della magistratura e dei valori di indipendenza e autonomia che sono fondanti nella nostra Costituzione”. Lo ha annunciato il conduttore di Annozero nel corso della conferenza stampa convocata alla Fnsi dopo le polemiche seguite alla puntata di ieri sera, che si è aperta con uno scontro in diretta tra il conduttore e il direttore generale della Rai, Mauro Masi. “Si tratta di un appello – ha spiegato il giornalista – per sottolineare il livello di emergenza raggiunto in questo paese dall’informazione e da tutti i poteri che dovrebbero essere autonomi dal Potere politico. Noi vogliamo solo fare i giornalisti, come i magistrati di Milano credo che vogliano fare solo i magistrati”.
”Quella di ieri è la nostra quinta performance per ascolti, ma è in realtà la prima se si considera la situazione attuale della televisione”, ha aggiunto Santoro. “Ai tempi di Samarcanda c’erano film che facevano 12 milioni di spettatori, cosa che oggi non accade, e quindi oggi il peso specifico del talk show rispetto ad allora è enormemente cresciuto. Togliere una trasmissione come Annozero significherebbe fare un grande regalo alla concorrenza”.
“Quella del premier che chiede la chiusura di una trasmissione come la nostra è una incredibile invasione di campo. Poi si chiede di intervenire attraverso l’Autorithy che ha membri al suo interno decisi dal governo: è lo stravolgimento della democrazia”, ha concluso Santoro chiedendo alla Commissione di Vigilanza di intervenire perché vengano date delle regole ai politici e ai loro interventi in trasmissione.
“C’è un percorso di guerra che mi pare abbastanza evidente con l’obiettivo di cancellare le poche, le due o tre trasmissioni non ancora controllate”, aggiunge Marco Travaglio “la manifestazione del 13 febbraio davanti al tribunale di Milano assomiglia molto a quella del 2002, quando si organizzò il girotondo a difesa della magistratura ma – continua – c’è una differenza oggi: che il mondo dell’informazione non si indigna più come allora, oggi i Tg e la maggior parte delle testate, preferiscono annacquare tutto e così si fanno titoli dove non si capisce mai chi è l’aggressore e chi l’aggredito. Si leggono quasi sempre titoli, come: ‘Scontro tra Masi e Santoro’ oppure ‘Scontro tra Berlusconi e la magistratura’”.
Poi è stato il turno di Roberto Natale, presidente della Fnsi, che cita prima il caso della telefonata del premier a L’Infedele poi la telefonata di Masi nel programma di Santoro: “Si possono chiamare le cose con il loro nome? – domanda rivolto al pubblico – C’è un chiaro disegno che porta alla censura”.
“Siamo arrivati a un punto di indecenza, testimoniato dalla telefonata di ieri sera del direttore generale della Rai”, ha concluso il segretario della Fnsi Franco Siddi. “Il Paese sta vivendo una stagione esasperata che appartiene agli interessi forti che sono tutti attorno al potere di governo e al potere di controllo sul sistema televisivo”.
IVO SERENTHÀ
28 gennaio 2011 alle 17:21
Ottima iniziativa,è necessario prendere posizione con una contro dimostrazione all’indecenza spalmata a piene mani,da colui che ormai è costantemente nel delirio di onnipotenza.
Soprattutto contro chi riesce ancora a sostenere l’insostenibile.
Si dovrebbero organizzare altre manifestazioni davanti ai tribunali di tutta la penisola.
E le impossibili frequentazioni della Boccassini,intenta a baciarsi per strada alcuni decenni fa........"Il tutto reperito dai super professionisti del giornale",il quotidiano gioiello di famiglia!
Clouseau alla Farnesina
di Marco Travaglio
Grande giornata, ieri, per l’informazione senza se e senza ma. In un memorabile duetto col senatore Compagna, ansioso di “dare un contributo al giornalismo investigativo”, Frattini Dry ha finalmente dimostrato la propria utilità sociale, di cui fino all’altroieri non pochi dubitavano, ritenendolo il pelo superfluo del governo: il ministro degli Esteri non serve a migliorare l’immagine e il peso dell’Italia nel mondo, dove contiamo meno dello Zambia, ma a investigare sul celebre appartamento occupato da Giancarlo Tulliani a Montecarlo. Il Clouseau della Farnesina, dopo mesi di indagini e appostamenti, è giunto finalmente alla conclusione che l’alloggio è di Tulliani, citando le carte che l’autorevole governo di Saint Lucia gli ha inviato il 10 dicembre e lui ha tenuto nel cassetto per un mese e mezzo, per estrarle dalla feluca in pieno scandalo Berlusruby. Ma senza mostrarle. Il perché lo svela il nostro sito web: le “nuove” carte sono quelle vecchie, già uscite sul Giornale. Di nuovo c’è solo la lettera di accompagnamento del premier del paradiso caraibico, in cui si definisce autentica la missiva del ministro Francis che collega Tulliani alle società acquirenti: ma “autentica” vuol dire soltanto che la missiva è di Francis, non che il contenuto è vero. E ora chi lo dice a Minzolingua, che l’altra sera ha dedicato all’affaire monegasco e al delitto Cesaroni l’apertura del Tg1, con tanto di intervista al vicino di casa di Tulliani? A proposito di vicini di casa: Libero e Il Giornale hanno un filo diretto con quelli di Fini. Così i loro segugi, in ossequio alla legge sulla privacy, ci informano minuto per minuto su quel che accade nell’appartamento romano del presidente della Camera. Libero titola a tutta prima pagina: “Lite in casa Fini. Le nuove carte sulla proprietà del pied-à-terre scatenano una discussione in famiglia”. Alla fine, udite udite, “il cognato sbatte la porta e se ne va di casa”. Il Giornale in stereofonia: “La casa di Montecarlo sfascia casa Fini. Scontro col cognato. I vicini raccontano di aver sentito urla e strepiti per 20 minuti”. Già ci pare di vederli, segugi e vicini, appostati giorno e notte nella tromba delle scale di casa Fini o appesi nel vano ascensore, armati di bicchiere e stetoscopio da muro per captare parole, urli, sospiri, rumori ed eventuali puzze sospette. Una vita d’inferno. Il Giornale però relega la notiziona a pagina 8. Anche perché in apertura sfodera uno scoop ancor più appetitoso: “Verità nascoste. Gli amori privati della Boccassini”. Sommario: “La pm finì sotto processo al Csm perché sorpresa in atteggiamenti sconvenienti con un giornalista di sinistra. Si difese invocando la privacy”. Uno scandalo mondiale: la pm che indaga il premier per concussione e prostituzione minorile si rivela come o peggio di lui. Seguono due-pagine-due di rivelazioni sconvolgenti: nel 1980 un “addetto alle pulizie” della Procura di Milano, che i segugi di Sallusti definiscono “il superteste”, scopre che la Ilda è fidanzata con un giornalista di Lotta continua e giura di averla vista seduta sulle sue ginocchia. A riprova della recidiva, un poliziotto segnala un altro “fattaccio”: “Il giorno 15.10.1981 alle ore 18.30, lungo via Battisti angolo corso di Porta Vittoria, veniva attirata la mia attenzione da una coppia di giovani che, abbracciati in atteggiamento amoroso, si baciavano mentre camminavano. Mi colpiva in modo particolare lo sguardo cattivo che mi veniva lanciato dalla dottoressa...”. Un Pg bacchettone mandò il tutto al Csm, che naturalmente assolse la Boccassini, non essendo illecito disciplinare fidanzarsi con un ragazzo di sinistra e, di tanto in tanto, baciarlo. Ma lo scoop ci sta tutto. Anziché fare il bunga-bunga, ingaggiare gigolò minorenni a pagamento e telefonare in questura per farli rilasciare quando venivano arrestati per furto, che faceva la sporcacciona? Baciava mentre camminava. E, se incontrava un guardone, gli lanciava uno “sguardo cattivo”. Ce n’è abbastanza per una nuova indagine dell’ispettore Frattini.
Non è da oggi che l'impressione dell'attuale esecutivo dia l'idea di marionette mosse dal solito regista,l'uomo aziendalista per eccellenza che ha trasformato la politica in una società per azioni,dove i dipendenti seppur siano pagati dalla collettività sono a pieno servizio del manovratore,si spera almeno che i soldi elargiti alle graziose signorine del bunga,bunga,siano effettivamente suoi.
Pazienza pagare i lacchè,ma gli altri servizi sono affari suoi,sempre che non siano provate e giudicate prestazioni da parte di minorenni.
Il magnifico Libero,condotto al tempo dal "feltrone nazionale",e lo sputtanamento della moglie ingrata e fedifraga con il presunto body guard.
Qui sempre il "feltrone nazionale" sul giornalone di famiglia,ammiccare sui gusti sessuali dell'ex direttore d'Avvenire.
Sempre il mastino asservito al potere,scatenarsi contro chi si è permesso di criticare l'intoccabile paga stipendio!
Nel 1982 la Boccassini venne sorpresa in "atteggiamenti amorosi" con un giornalista di Lotta Continua. Davanti al Csm si difese come paladina della privacy. E fu assolta. Ora fruga nelle feste di Arcore ma allora parlò di "tutela della sfera personale"
E' iniziata l'era Sallusti al "gioiello di famiglia" in carta stampata,bastonare la diventata bacchettona Boccassini,libertina d'un tempo,capirai,effusioni con una componente di lotta continua,val bene delegittimare una vita di inchieste!
Le probabili prossime vittime
In pole position,il temuto Vendola, i suoi gusti sessuali e l'orecchino poi.... Essendo un temuto concorrente per una politica di sinistra,finalmente.
A ruota la granitica Rosy Bindi,difficilissimo bersaglio,essendo cattolicissima e come afferma,illibata,infatti un sogno proibito del sultano!
Il 26 gennaio è stata indetta la Giornata Nazionale contro l'Artrosi alla Mano. In quattro città italiane gli esperti saranno disponibili per un consulto gratuito.
Artrosi sempre più comune in Italia, complice l'allungarsi della vita. Questa patologia, tipica della terza età, è un fenomeno molto comune: colpisce fino all'80 per cento delle persone oltre i 65 anni, ma che fa la sua comparsa molto prima, intorno ai 40.
"In un certo senso" spiega Marco Lanzetta, direttore dell'Istituto italiano di Chirurgia della mano di Monza (Iicm) e co-autore nel 1998 del primo trapianto di mano al mondo "Più che una malattia l'artrosi è una fase della vita". Dopo i 40 anni è praticamente scritta nel destino di tutti, avverte l'esperto. Anche se, puntualizza, sul momento della comparsa dei sintomi, sulla loro entità e sulla velocità di progressione incidono la predisposizione genetica, lo stile di vita, eventuali traumi o sollecitazioni meccaniche.
Curare l'artrosi, con cui la maggior parte delle persone si rassegna a convivere, è possibile ed è fondamentale diagnosticarla prima della comparsa dei sintomi per garantire la completa soluzione del problema.
Ma anche in fase avanzata è molto importante intervenire in quanto l'artrosi della mano limita la mobilità e rende impossibile anche le più semplici attività quotidiane come aprire un barattolo o girare la chiave nella serratura.
Per promuovere quindi la salute delle mani, è stata indetta la Giornata Nazionale dell'Artrosi della Mano.
L'evento, sostenuto dal Ministero della Salute e promosso dalla onlus GICAM-Gruppo italiano Chirurghi amici della Mano, è in programma per il 26 gennaio.
Telefonando al numero 039.23.24.219, è possibile prenotare fino a esaurimento posti un consulto gratuito con gli specialisti dei centri privati Iicm di Monza, Treviso, Bologna e Roma.
Chi non dovesse riuscire ad accedere alla visita potrà trovare online (http://www.iicm.it/ e http://www.gicam. ) un questionario di autovalutazione e i riferimenti per rivolgersi alle strutture specializzate.
L'obiettivo dell'iniziativa è far conoscere al grande pubblico le nuove possibilità terapeutiche disponibili: dalle correzioni della dieta con l'uso di integratori alimentari ad hoc, a modalità di somministrazione di farmaci in loco innovative e senza effetti collaterali; dall'impiego di cellule staminali per rigenerare la cartilagine usurata, fino alla chirurgia sempre più sofisticata.
"Un programma terapeutico che dev'essere personalizzato, unico per ogni paziente", precisa Lanzetta, per questo è necessaria la visita medica tempestiva.
Ogni paziente che soffre di artrite agli arti dovrà essere visitato dai centri specialistici,in alcuni casi molto diffusi si potrà iniziare un applicazione curativa con gel,la quale dovrà essere seguita dalle strutture ambulatoriali,il farmaco curerà stabilizzando e migliorando il problema e la sofferenza.
E agli americani la nuova Balilla,di Michele Serra
Dopo la vittoria al referendum, Sergio Marchionne ha già voltato pagina. Per dare il buon esempio e incoraggiare gli operai, è entrato in fabbrica per provvedere personalmente alla posa della prima pietra della Fiat Fermo, il nuovo modello in muratura fortemente voluto da Lapo Elkann. E, con un gesto di grande valore simbolico, ha avvitato l'ultimo bullone dell'ultima, gloriosa Millecento degli anni Sessanta, ancora in produzione in un reparto che impiega operai vecchissimi, con i poster di Gimondi e Anquetil alle pareti. Ma ecco le altre importanti novità.
Le nuove Chrysler
Finalmente a Mirafiori si potranno produrre le favolose macchine americane! Come la limousine Potomac, lunga otto metri, con interni in pelle di bisonte e un colonnato corinzio che divide il posto di guida dal soggiorno, che verrà prodotta in almeno dieci esemplari. La dune-buggy Crazy, una piccola monoposto con ruote da camion adattissima per le evoluzioni nel deserto, già prenotata dai concessionari Fiat di mezza Italia grazie a uno stratagemma: corso Marconi ha tenuto nascoste le caratteristiche della vettura. Il formidabile Suv a due piani Ingomber, dotato di ascensore, motorizzato con una caldaia condominiale. E la spiritosa Strike!, un chopper biposto a quattro ruote che Marchionne ha già guidato per le strade di Detroit abbattendo un filare di lampioni all'andata, e una scolaresca sul marciapiede al ritorno. Corso Marconi calcola che i nuovi modelli americani incideranno pochissimo nelle vendite, ma daranno una decisa sterzata all'immagine grigia del marchio, come auspica Lapo Elkann.
Fiat Fiom
È il nuovo modello pensato apposta per gli iscritti alla Fiom, che non potranno più entrare in fabbrica ma, secondo gli accordi, devono continuare la produzione a casa propria. Ogni operaio avviterà, sul tavolo di cucina, quello che gli capita sottomano, poi lo consegnerà al vicino di casa che aggiungerà un altro pezzo e così via, fino alla vettura completa. Il ciclo produttivo dura dai quindici ai diciotto anni. Ogni modello sarà completamente diverso dall'altro. Non è arrivata nessuna prenotazione dai concessionari, ma alcune gallerie d'arte si sono dette interessate. L'azienda ha incaricato Lapo Elkann di recarsi a casa degli operai Fiom per dare utili suggerimenti e informarli sulla vita notturna newyorkese. Immediato l'inasprimento delle relazioni sindacali.
Nuova Balilla
Sull'esempio della Nuova Cinquecento, che in America ha avuto molto successo come vetturetta da usare dentro casa, la Fiat intende produrre la Nuova 127, la Nuova 128, la Nuova 124 eccetera, fino alla Nuova Balilla, che sarà molto simile all'originale, compreso l'avviamento a manovella. Il grande successo di questi remake ha una sola controindicazione, che dopo un po' i modelli Fiat da replicare si esauriscono. Questo costringerebbe la Fiat a progettare nuove automobili, mettendo l'azienda di fronte a una sfida mai affrontata in passato. Come ipotesi alternativa, Marchionne ha già pensato di produrre a Mirafiori una Nuova Peugeot 404, un Nuovo Maggiolino e una Nuova Due Cavalli, sperando che le rispettive case madri non facciano troppe storie.
Nuova catena
Le dure dispute sulle pause appartengono al passato. Le nuove catene di montaggio, munite di catetere, consentono all'operaio di non allontanarsi mai. Neanche per i pasti, che possono essere consumati grazie ai Cucchiai Imboccatori Automatizzati che nutrono il lavoratore ogni quarto d'ora, con uno speciale mangime a basso costo che Marchionne ha scoperto in Canada durante una visita a un allevamento di tacchini. Gli operai diventano obesi in pochi giorni, immagazzinando quei chili in più che saranno molto utili durante i periodi di cassa integrazione.
Il catetere incorporato ai lavoratori in linea non è male,e le padelle o wc chimici sul bordo catena di montaggio,potrebbe essere un'altra idea diabolica del manager canadese.