venerdì 28 maggio 2010

Le province da tagliare,anzi no,di Massimo Gramellini



[ dall'inserto satirico ]

Se ho capito bene, il governo ha deciso di sopprimere le province con meno di 220 mila abitanti, escluse quelle che confinano con Stati esteri o che, nello sfortunato caso in cui non confinino, si trovano in una regione a Statuto Speciale (come la sarda e tentacolare Ogliastra, 58.389 abitanti), oppure hanno un ministro amico del presidente della provincia, oppure si estendono per un numero di chilometri inferiore alla metà della circonferenza della pancia del segretario provinciale moltiplicato pi greco. Se ho capito bene, la provincia di Rieti si è già cautelata, chiedendo a quella di Roma di cederle una parte della Sabina (acquisita ai tempi del famoso ratto) così da rientrare nei requisiti di sopravvivenza. Se ho capito bene, con la soppressione della provincia di Isernia, la provincia di Campobasso coinciderà con l’intero Molise, che potrebbe quindi essere soppresso in una reazione a catena che costringerà il molisano Di Pietro a chiedere asilo politico al parco dell’Abruzzo. Se ho capito bene, la provincia di Massa Carrara, abolita nonostante l’opposizione dell’unica opposizione rimasta in Italia, il portiere carrarese Buffon, si gemellerà con quella di Lucca, ripristinando i confini sanciti da Napoleone. Se ho capito bene, la norma sulla soppressione delle province è stata annunciata e poi smentita e poi infarcita di deroghe e infine rimandata a un decreto attuativo che le salverà tutte.

Ma forse non ho capito bene. Perdonatemi, sono un provinciale.

[ da La stampa ]


Durante le campagne elettorali promettono di abolirle per risparmiare sui costi,dopo immancabilmente ci ripensano,è sufficiente una piccola protesta e tutto rimane come prima.Le riforme in Italia le faranno una razza aliena,catapultate da qualche galassia,ma con la postilla che non ci siano più italiani sul territorio,questione di secoli probabilmente!

&& S.I. &&

Chiamate l'esorcista per il sultano



di Marco Travaglio


I primi inquietanti sintomi si erano registrati alla vigilia delle regionali, quando B. spiazzò tutti e annunciò “liste pulite” come un Grillo qualsiasi. Dalla sede dei Pregiudicati della Libertà (Pdl) partirono migliaia di telefonate a Bonaiuti: “Il padrone scherza, vero? Non sarà mica impazzito?”. Poi le liste furono più laide che pria, il Museo Lombroso al confronto è il paradiso. Però fu il primo campanello d’allarme. Subito dopo le elezioni, altro annuncio choc: “Faremo una legge anticorruzione”. Nuovo allarme rosso nell’ora d’aria dei gruppi parlamentari Pdl. “Minchia, il capo s’è fumato il cervello”, allargò le braccia l’onorevole Frank Tre Dita. “Roba da perizia psichiatrica”, rincarò il senatore Ciruzzo ‘o Malamente. “Lo stiamo perdendo”, convenne il ministro Pio Cazzetta detto Pijo Mazzetta, mentre il sottosegretario Ciccetto Sparinculu non si dava pace: “A saperlo prima, andavo con l’Udc che non butta via niente”. Poi, quando la legge anticorruzione fu finalmente presentata, si scoprì che era finta: infatti l’avevano fatta scrivere al finto Guardagingilli Angelino Alfano. Quando il premier pareva essersi rimesso in salute, riecco all’improvviso quell’allarmante sintomo. Fu subito dopo le dimissioni di Claudio Scajola, primo caso di ministro coinvolto in uno scandalo scaricato da B., che di solito i ministri coinvolti in uno scandalo li caricava. Subito dopo B. sparì dalla circolazione, si diede malato, disertò financo il Consiglio dei ministri facendolo dirigere da Matteoli, ancora prodigiosamente a piede libero. I giornali di famiglia lo descrissero rinserrato a Palazzo Grazioli, in pigiama e vestaglia, mentre urlava “c’è chi si è arricchito con la politica”, “chi ha sbagliato deve pagare”, “fuori dal governo i ministri indagati”. Frasi degne di un Di Pietro qualsiasi. Nei consueti conciliaboli durante l’ora d’aria parlamentare, molti amici e amici degli amici furono tentati di chiamarlo, per rammentargli che il primo ad arricchirsi con la politica è stato lui, che nel governo nessuno è più indagato di lui e, se c’è qualcuno che dovrebbe pagare dopo aver tanto incassato, è lui. Ma lui diede segni di guarigione, confidando al fido Vespa che i suoi uomini indagati sono “casi isolati”. Migliaia di casi, ma isolati. Nel Popolo della Libertà Provvisoria tornò il sereno: sospiri di sollievo, pacche sulle spalle, applausi scroscianti. “Il capo sta benone, niente paura, non dirà mai più brutte parole come anticorruzione, pagare, dimissioni”. Stavano ancora brindando quand’ecco l’altroieri, a tradimento, riaffacciarsi il terribile sintomo: “Lotta all’evasione fiscale”, addirittura “tracciabilità dei pagamenti in contanti”. Eh no, questo è troppo. Certe cose non si dicono manco per scherzo, non c’è niente da ridere. Ma come: per quindici anni fa condoni e scudi fiscali per far capire agli evasori che hanno ragione loro e ai contribuenti onesti che devono farsi furbi, e ora di punto in bianco cambia le carte in tavola? Non è leale. Passi un imputato di corruzione che annuncia una legge anticorruzione: idea spiritosa, le risate. Passi che chi non s’è accorto che i suoi gli compravano i finanzieri, i giudici e i testimoni cacci dal governo uno che non sa chi gli ha comprato la casa. Ma qui si esagera. Di questo passo Marrazzo proporrà una legge anti-trans e anti-droga, Rocco Siffredi farà il testimonial dei genitori anti-porno. Dell’Utri presenterà una legge antimafia e Cosentino anticamorra. Non si può andare avanti così. Chi può, per favore, lo fermi prima che sia troppo tardi. Si vede a occhio nudo che non è più lui. Dev’essere posseduto da un satanasso giustizialista a mezzadria fra Grillo, Di Pietro e Visco. Come racconta padre Amorth, gli indemoniati vomitano liquidi verdi misti a pietre aguzze e vetri rotti, intanto parlano lingue sconosciute e molto antiche, tipo il sanscrito, l’aramaico, il babilonese. Proprio come B., che sempre più spesso pronuncia arcaismi desueti come “anticorruzione” e “antievasione”. Per pietà, chiamate l’esorcista. Spirito legalitario, esci da quell’ometto.



Se il tutto non ricadrebbe su di noi,l'articolo di Travaglio risulterebbe davvero spassosissimo.

Dopo il governo degli annunci,dopo non c'è alcun problema,non esiste alcuna crisi in Italia,siamo messi molto meglio di chiunque,dopo aver annunciato spendete e moltiplicatevi,ora ha cambiato strategia,ci siamo comportati sopra le nostre possibilità,tocca stringere la cinghia.

Nel frattempo il figlio Pier Silvio,non ancora avvisato del cambiamento di vento,s'è comprato un super yacht da favola.



37 metri per 18 milioni di euro

[ Kenzo ]

giovedì 27 maggio 2010

Vivere e morire a Milano,giocando con la salute dei cittadini



La Lombardia è prima in Europa per ammalati di tumore

di Davide Milosa


In Lombardia si muore di smog e ci si ammala di tumore ai polmoni più che in tutte le altre regioni d’Europa. Nonostante questo la giunta Formigoni prima ha speso 6 milioni di euro per avere rapporti sull’inquinamento, per poi nascondere i risultati fino alle ultime elezioni (vinte). Il cortocircuito è avvenuto durante le ultime elezioni regionali che in Lombardia hanno laureato ancora governatore Roberto Formigoni, che veleggia verso i 16 anni di monocolore azzurro Fi-Pdl. Eppure la storia della sua rielezione (la quarta consecutiva) si incrocia con una brutta vicenda di documenti occultati e spreco di denaro pubblico. Nello specifico: il settimo rapporto sull’inquinamento in Lombardia redatto dal Joint research center (Jrc), il Centro di ricerca che fa capo alla direzione generale della Commissione europea. Si tratta di duecento pagine fitte di numeri e grafici che analizzano le emissioni di Pm10 inchiodando la Regione alle proprie responsabilità. Tra i molti dati, uno su tutti spicca in maniera allarmante.
“Abbattendo dell’80% le emissioni di Pm10 derivanti dalla cattiva combustione del legno e del 90% quelle di auto e camion, un ragazzo di 30 anni aumenterebbe la sua prospettiva di vita di 16 mesi”. E ancora: “Con questo abbattimento si eviterebbero fino a 7mila morti all’anno”. Di più: “Tra febbraio e marzo 2007, in 34 giorni di monitoraggio, i limiti di Pm10 a Milano sono stati superati 34 volte”.

Eppure lo scorso febbraio, in piena campagna elettorale, con il rapporto nel cassetto, Roberto Formigoni, citando i dati del Joint research center, annuncia che “la qualità dell’aria è migliorata grazie alle politiche messe in campo da Regione Lombardia”. Lo può dire. Tanto il dossier , che in realtà invita “Regione Lombardia a implementare velocemente le strategie antismog”, lui lo tiene nascosto. Nel 2005, anno in cui la Ue comunica le direttive sui limiti di inquinamento, fissando un tetto, in pochi mesi la Lombardia è già in zona multe con un record negativo di 152 superamenti delle soglie previste (nel 2006 saranno 149). Da qui la necessità , mai nascosta dalla Regione, di allacciare rapporti diretti con Bruxelles. Ruolo che spetterebbe al ministero dell’Ambiente. Invece, Formigoni (indagato dal dicembre scorso per l’inquinamento) assieme al suo entourage inizia un fine lavorio di lobby. Risultato : nel dicembre 2005 la Regione sigla un contratto con la Commissione europea e in particolare con il Jrc. Chiarissima l’ipotesi di lavoro: “Programma di ricerca finalizzato alla riduzione dell’inquinamento atmosferico in regione”. Per questo il Pirellone sborsa 6 milioni di euro di denaro pubblico. L’accordo prevede rapporti semestrali dal 2006 al 2010. Un lavoro enorme articolato in quattro sezioni: “identificazione delle sorgenti dell’inquinamento”, “analisi delle opzioni tecnologiche per l’abbattimento dello smog”, “monitoraggio della qualità dell’aria”, “valutazione integrata”. Insomma, una sorta di bibbia a servizio delle politiche ambientali.

Ogni sei mesi, con precisione svizzera, il centro di ricerca consegna questi rapporti. Che fa la Regione? Semplicemente li prende e li mette nel cassetto. Nemmeno ci pensa a renderli pubblici, né tantomeno a condivederli con le altre amministrazioni. Comune e Provincia, infatti, non avranno mai il piacere di leggerli. Comincia così a delinearsi il motivo vero di quella onerosa convenzione: 6 milioni di euro sprecati inutilmente. Lo spiega nella sua petizione l’avvocato Anna Gerometta dell’associazione milanese Genitoriantismog. “Pare discutibile – si legge nel documento – la stipulazione di un contratto di collaborazione retribuito fra un ente (Regione Lombardia) e una direzione generale (Jrc) dell’organo comunitario”. Soprattutto alla luce del fatto che il non rispetto dei limiti sull’inquinamento “ha esposto Regione Lombardia alla procedura d’infrazione ai sensi dll’articolo 226 del Trattato Ue”. In sostanza: il controllato finanzia il suo controllore. Veniamo ora al famoso Settimo rapporto tenendo ben presente la data delle elezioni regionali (28-29 marzo). Il documento arriva in Regione il 30 ottobre 2009. A dirlo è Roland Schenkel direttore del Jrc. Ancora a marzo 2010 il rapporto si trova nel cassetto di Formigoni. Sollecitato dall’associazione Genitoriantismog il Jrc assicura che il 19 marzo il dossier sarà disponibile. Salvo, però, retificare: il report, infatti, può essere reso pubblico solo dopo il vaglio di Formigoni. La data dell’approvazione, guarda caso, viene fissata per il 26 marzo, a un giorno dalla chiusura delle liste, in modo che nulla trapeli prima del voto.



Non è facile trovare soluzioni e alternative al traffico,e soprattutto nel trovare tecnologie per il riscaldamento delle abitazioni,le quali sono responsabili a maggioranza delle micro particelle Pm10.
Detto ciò,e venire a sapere che la regione Lombardia ordina una costosa inchiesta sull'inquinamento regionale e visti i pessimi risultati li chiude in un cassetto,per far si di non allarmare la popolazione e soprattutto nel dover iniziare un cambiamento radicale del trasporto e dell'inquinamento legato al riscaldamento delle case,risulta ovviamente criminogeno.

Questa è la realtà emersa,e se va bene ai cittadini lombardi,va bene a tutti chiaramente!

&& S.I. &&

mercoledì 26 maggio 2010

Con il fiato sospeso per lo yacht di Briatore,di Massimo Gramellini



[ dall'inserto satirico ]


Ai lettori che vivono con preoccupazione la crisi economica vorremmo segnalare un dramma nel dramma. Quello di Elisabetta Gregoraci, moglie di Flavio Briatore e mamma del di lui erede, Falco Nathan. «Al mio piccolo manca lo yacht», è il grido di dolore che la donna ha affidato a un settimanale. «Da quando siamo stati costretti ad abbandonare la barca, il bambino piange spesso, non è più sereno come prima». Segue un racconto dettagliato e crudele: dopo la nascita del pargolo, la famiglia Briatore è costretta ad accamparsi su uno yacht con 12 persone di equipaggio e 63 metri di parquet. Una sistemazione di fortuna, in attesa che finiscano i lavori della nuova abitazione, che sorgerà in località defilata: Montecarlo. Ma ecco sopraggiungere i finanzieri a sirene spiegate, con l’accusa di contrabbando e frode fiscale. I profughi dello yacht devono scendere a terra e riparare in un attico di Londra, dove il clima è meno mite e il pavimento neanche ondeggia.

Siamo sicuri che milioni di donne si immedesimeranno nell’incubo della signora Briatore. È tale il terrore che i loro figli possano soffrire il trauma della perdita dello yacht che hanno preferito abituarli fin da subito a condizioni di vita meno precarie: una culla ricavata nella stanzetta della nonna. Da parte nostra - oltre a offrire al piccolo Falco Nathan la più incondizionata solidarietà per i decenni a venire - ci domandiamo se la sua mamma abbia una minima percezione della realtà che la circonda. Ma forse sullo yacht si captava soltanto il Tg1.

[ da La stampa ]

I probabili mali dei padri ricadono sui figli,anche se le eventuali accuse dovranno passare in giudicato,in ogni caso i cosiddetti "vip" vivono in un mondo a parte,la loro percezione della realtà è sulle nuvole,ma la causa è sempre del popolo bue,che li fa diventare tali.
Briatore da giovane lo descrivono zuccone e scansa fatiche,due "virtù" necessarie in questo paese.

&& S.I. &&

Sono quattro i donatori di organi tra estranei in Italia



Dopo il via libera di ieri ai trapianti tra estranei, una nuova donatrice samaritana ha offerto un suo rene inviando la propria disponibilità all’ospedale Molinette di Torino. La possibile donatrice è una donna di 50 anni, sposata e con famiglia. Con questa offerta di donazione, il numero di samaritani in Italia arriva quindi a quattro, in tutto due in Piemonte e due in Lombardia.

Come per tutti gli altri anche quest’ultima sarà sottoposta ad una serie di accertamenti di natura fisica e psichica. Ora che il Consiglio Superiore di Sanità ha sbloccato in Italia, come annunciato ieri dal ministro della Salute Ferruccio Fazio, questa possibilità di utilizzare organi anche da non consanguinei o persone legate da rapporto affettivo, sarà il Centro nazionale trapianti a stabilire gli ultimi criteri per autorizzare eventualmente gli organi che potranno arrivare da questi donatori.

[ da La stampa ]

Una scelta molto difficile ma consapevole,si dev'essere speciali per sottoporsi a questo intervento per salvare la vita o renderla meno complicata,non vi saranno code per questa scelta,ma quei pochi che la vorranno interpretare saranno i veri eroi di questa società.

Grazie di cuore

@ Dalida @

martedì 25 maggio 2010

La buona scrittura diffusamente deteriorata dei nostri tempi,di Massimo Gramellini



In replica alla proposta della maggioranza governativa di rinviare a ottobre l’inizio dell’anno scolastico, la Rete degli Studenti Medi - un’associazione che rappresenta gli iscritti ai licei e agli istituti superiori - ha diffuso un duro comunicato stampa che comincia così: «La Gelmini cerca di mettere delle pezze hai disastri che ha causato?». Bella domanda. Ne avremmo una anche noi. Ragazzi, non ci sarà un’acca di troppo? Piccola dritta: non è la seconda, nonostante in molte lettere, anche di adulti, ci sia spesso qualcuno che «à detto» o «à fatto» qualcosa.

Prima che mi tacciate di passatismo, vorrei fosse messo a verbale che non ho (ò?) nulla contro le innovazioni linguistiche. Nell’Ottocento i giornali scrivevano China e chinese. Poi quell’acca si è persa e molti si chiedevano dove fosse andata a finire. Ma ora che è rispuntata nel vostro comunicato siamo più tranquilli. Insomma, fino a un certo punto. Bisogna mettere delle pezze hai disastri: su questo havete ragione. E il disastro più disastroso è che la scuola habbia abdicato alla sua funzione di base: insegnarci a scrivere e a parlare in modo corretto. Mica per altro: è che chi parla e scrive male, pensa male. E’ come uno che esce di casa con le scarpe slacciate: magari cammina per qualche metro, però prima o poi cade. Su tutto il resto si può discutere. Ma se non ci mettiamo d’accordo almeno sull’alfabeto, finiremo col non capirci più un’acca.

[ da La stampa ]


E' evidente che si dovrebbe scrivere meglio,l'istruzione dal dopo guerra ha avuto un immenso sviluppo,verso il fine secolo si è sovrapposto il boom dell'immagine e degli sms,entrambi i fenomeni hanno deteriorato in buona misura la corretta scrittura,anche l'ultima Ministra dell'istruzione è compresa nel trend,ha effettivamente delle ricette-scuola da fast food,ma del resto si è laureata a Catanzaro nonostante sia padana a tutti gli effetti...

&& S.I. &&

La casta non ha vergogna,stanziati nove milioni per le auto blu




di Eduardo Di Blasi

Dai ministri ai dirigenti, nessuno rinuncia al passaggio gratis. Alla guida personale delle forze di polizia, sollevato dal lavoro sul territorio

Una vettura, due autisti. Due autisti, due stipendi. Alla fine l’affitto dell’auto blu e i costi per carburante, manutenzioni, pedaggi autostradali ed eventuale rimessa coperta o scoperta diventano quasi un optional rispetto al grosso della spesa. Come anche il conteggio “complessivo” delle auto blu in quanto tali, annunciato pochi giorni fa dal ministro che ha fatto una intensa battaglia mediatica sulla trasparenza della pubblica amministrazione. Mentre si chiede ai cittadini, soprattutto a quelli del pubblico impiego, di stringere la cinghia in vista di una crisi che fino ad ora ci era stata raccontata come lontana, forse si dovrebbe porre un argine anche alle spese di casta che la maggioranza dei cittadini giudica “superflue”.

Nel Paese in cui l’auto blu è quasi uno stile di vita (l’ultimo censimento parla di 626.760 vetture in forza alla pubblica amministrazione nazionale, contro le 72 mila degli Stati Uniti, e le 54 mila della Germania: in pratica l’Italia conta un numero di auto di rappresentanza superiore a quello dei sette Paesi più industrializzati messi assieme), e in cui il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta allarga le braccia annunciandone un censimento prossimo venturo di difficile decifrazione, basta dare un’occhiata ai conti della Presidenza del Consiglio dei ministri per capire quanto può costare ai contribuenti la vettura di rappresentanza di coloro che dovrebbero amministrarli, che siano esponenti politici, istitituzioni dello Stato, o dirigenti apicali degli uffici pubblici.

Il sistema. Per comprendere meglio come funziona il meccanismo alla Presidenza del Consiglio è bene chiarire che esistono due tipologie di servizio automobilistico alle dipendenze del Palazzo: uno è quello cosiddetto “dedicato”, conta poco meno di 200 addetti, e rappresenta una spesa “fissa” di circa 5 milioni e 700 mila euro l’anno di soli stipendi. L’altro è invece quello definito di “reperibilità e pronto impiego”, ha un costo medio di 250 euro a singolo “accompagnamento”, e costa al contribuente una cifra di poco superiore ai 3 milioni di euro l’anno. Ovviamente questa ultima spesa è legata al numero degli “accompagnamenti” annui effettuati. Ma per farcene un’idea possiamo dire che nell’ultimo semestre del 2009 questi sono stati 6.777 (circa 18 al giorno, per una cifra di 4500 euro spesi quotidianamente solo per far spostare gli uomini della Presidenza), e che questi sono stati anche leggermente meno rispetto ai sei mesi precedenti (quando gli “accompagnamenti” superavano i 7 mila al semestre). Per capirci, in tutto il servizio “a chiamata” ha toccato una spesa annua di 3 milioni e 329 mila euro per il 2009. Per avere un quadro maggiormente di insieme della faccenda annotiamo che nel conteggio del secondo semestre 2009 sono compresi anche 707 “accompagnamenti” (quasi quattro al giorno, che, tradotti in euro fanno una spesa quotidiana di quasi mille euro) per l’Ufficio stampa e il portavoce (ufficio che già conta due autisti “dedicati” a un’auto blu). Mentre, nello stesso periodo, sono stati 703 gli “accompagnamenti” all’ufficio del Segretario generale, che di autisti dedicati ne conta 4, vale a dire come l’ufficio Risorse strumentali, che però ha “sforato” appena nove volte in quel medesimo semestre del 2009. A questi diversi milioni di euro vanno infine aggiunti i costi dell’affitto dei veicoli (467 mila euro nel 2009), del carburante (128 mila euro nel 2009) e di parcheggi e manutenzioni (95 mila euro nel 2009). In tutto sono poco più di nove milioni di euro l’anno, al netto delle tasse.

Nel dettaglio si deve sapere che non solo ministri e sottosegretari, ma anche gli uffici (dagli Affari giuridici al Cerimoniale di Stato, all’Ufficio voli di Stato, al Dipartimento risorse strumentali, al Bilancio e Ragioneria, all’ufficio del Consigliere diplomatico, per fare solo alcuni esempi), dispongono di autisti “dedicati”. Due per ogni vettura, come detto, quindi ci sono uffici che ne contano due, altri quattro, altri sei, e via di multiplo in multiplo. Questo perchè per avere la reperibilità dell’auto per l’intero giorno, ogni singolo autista lavora con orario “lungo” (facendo quindi anche gli straordinari), all’incirca tre giorni per ogni settimana, con la possibilità, qualcuno ventila “tutt’altro che teorica”, che costoro possano trovarsi anche un secondo lavoro per gli altri tre-quattro giorni mancanti al weekend (e quindi si parla di autisti che fanno anche gli insegnanti di kick boxer, gli istruttori in palestra, i corsi per le guardie giurate...). In totale sono 190 gli autisti “dedicati” (oltre 300 se si sommano quelli “a disposizione” e il personale “di supporto” che copre le assenze degli uni e degli altri) e pesano con stipendi che si aggirano, compensate le tasse, sui 2500 euro mensili (la cifra depurata è, in sostanza, quanto “costano” alle pubbliche casse, vale a dire a tutti noi). Niente di trascendentale, sia ben detto, dal punto di vista del singolo stipendio, non fosse che quei 2500 euro, moltiplicati per i 12 mesi di servizio, fanno la cifra di 5 milioni e 700 mila (straordinari esclusi). Un altro particolare: per la maggior parte gli autisti “dedicati” provengono dalla pattuglia della forza pubblica, un piccolo esercito che in Presidenza conta circa 380 persone (sulle 4500 persone presenti, Protezione Civile compresa). Gli ultimi numeri segnalano 106 finanzieri, 115 carabinieri, 135 poliziotti, e 26 uomini del corpo della polizia penitenziaria. Personale in parte sottratto anche alle Questure che tanto bisogno ne hanno (anche ad ascoltare gli esponenti del governo e della maggioranza parlamentare) nel pattugliamento delle città giudicate sempre troppo poco sicure.



Leggere l'articolo e non incazzarsi pare impossibile,sappiamo tutti magari non del tutto e in modo così dettagliato,delle performance della casta,"PER LA SERIE,IO SO IO E VOI NON SIETE UN CAZZO" lontanissimi dalla cultura e dai comportamenti delle democrazie occidentali,tutto ciò sarebbe giustificato se fossimo un Principato,con un tenore di vita all'altezza di questa marmaglia politica,invece al contrario siamo il fanalino di coda per il tenore di vita delle famiglie nell'Europa che conta.

Come una situazione del genere non porti il popolo sovrano a terminare questo andazzo con i tempi che corrono,è un mistero,forse la pressione che sfocerà nell'incazzatura collettiva non è poi così lungi da venire.

&& S.I. &&

lunedì 24 maggio 2010

La campagna shock sull'alcolismo delle donne in gravidanza



La campagna comparirà sulle strade e nei mezzi pubblici a Treviso,affinchè si avvii la sensibilizzazione verso le donne in gravidanza,e non solo per loro chiaramente.

@ Dalida @

Marco Travaglio,il passaparola del lunedì,il de profundis sulle indagini della magistratura



Buongiorno a tutti, parliamo ancora una volta della legge cosiddetta sulle intercettazioni, la legge che impedirà ai magistrati di farle in gran parte delle indagini su fatti criminali e impedirà ai giornalisti, non solo di pubblicate le intercettazioni sempre, ma di pubblicare anche gli atti delle indagini, fino a quando le indagini saranno finite, per anni e anni, fino a quando e solo se, approderanno queste indagini a un’udienza preliminare, tagliando fuori quindi tutti quei fatti che magari non costituiscono reato oppure vengono archiviati perché nel frattempo sono già prescritti, tipo per esempio il caso Scajola.

Zitti tutti

Non voglio dilungarmi su quello che prevede la legge perché ce lo siamo raccontati più volte, ma in estrema sintesi i giornalisti non possono più pubblicare notizie e atti di inchieste, neanche parlarne, riassumerli e sintetizzarli.
Proprio non possiamo fare riferimento a quello che succede nelle indagini fino alla fine dell’udienza preliminare, le televisioni non possono riprendere i magistrati nei palazzi di giustizia, nei processi se una delle due parti si rifiuta non si può riprendere il dibattito che invece è un fatto pubblico, le intercettazioni si possono né riassumere né trascrivere, né raccontare, né nulla di nulla, di nulla, neanche se contenute dei mandati di cattura che vengono notificati alle persone arrestate, non si possono piazzare cimici nei luoghi dove si pensa che verrà commesso un reato. Bisogna avere già la certezza che in quel posto si sta commettendo un reato, quindi per prevenire reati che potrebbero essere organizzati o commessi non si può più fare niente; il caso tipico: i delinquenti che si danno appuntamento in un certo posto per parlare, se non si ha la certezza che in quel posto vogliono ammazzare o rapinare qualcuno, ma si pensa che potrebbero farlo, non c’è possibilità di controllarli e lo stesso vale per le telecamere negli stadi dove si tiene d’occhio lo stadio per avere immediatamente le immagini di tifosi violenti: se uno non ha la certezza che il tifoso sta già commettendo qualche violenza, non si può cominciare a mettere la telecamera e quindi naturalmente bisogna chiedere al tifoso di aspettare di commettere atti di violenza, di interrompere i suoi atti di violenza per dare il tempo alle forze dell’ ordine di mettere la telecamera, siamo a queste barzellette!
I magistrati naturalmente verranno perseguitati con norme che dicono che per esempio se fanno una conferenza stampa in cui spiegano un’operazione di polizia con l’arresto di un mafioso o di più mafiosi o cose di questo genere, non potranno poi seguire il processo se hanno parlato: hanno parlato delle indagini in conferenza stampa con la polizia? Dovranno astenersi e cedere la mano a un altro magistrato. Non si potranno intercettare le spie, gli agenti segreti senza avere prima avvertito il governo dal quale dipendono che naturalmente, pensate al nostro, si premurerà di avvertire loro di stare attenti alle telefonate e soprattutto le intercettazioni telefoniche non potranno durare per più di 75 giorni per certi casi sono esclusi i reati di mafia, ma come ben sapete spesso si viene a scoprire che un reato è di mafia dopo che si è fatta l’indagine su quel reato, chi lo sa se a chiedere il pizzo a un imprenditore è una banda di delinquenti comuni, oppure è Cosa Nostra o l’‘ndrangheta o la camorra? Bisogna intercettarli per capirlo, naturalmente, ma qui se l’intercettazione dura più di 75 giorni, al 75° giorno non può proseguire e quindi bisogna interrompere.
Quindi queste norme valgono tutte quante anche per i reati di mafia che di solito vengono scoperti soltanto dopo e non prima che si facciano le intercettazioni.
Infine non si potrà più registrare una conversazione con un’altra persona, tipo per esempio la D'Addario che si cautelò registrando le sue conversazioni nella famosa notte a Palazzo Grazioli sul lettone di Putin, che è che poi è accaduto l’altro giorno quando un giornalista si è spacciato per un imprenditore – corruttore e ha offerto una mazzetta a Sarah Ferguson, la principessa della Casa Reale Britannica, scoprendo che la signora gradisce ricevere tangenti, tant’è che l’ha intercettata e addirittura filmata mentre incassava questa tangente.
Questo in estrema sintesi è il contenuto della legge che naturalmente fa gridare allo scandalo contemporaneamente i magistrati disarmati e i giornalisti disarmati: speriamo che si accorgano i cittadini di essere le principali vittime di questa legge perché naturalmente non è una legge contro i giornalisti o contro i magistrati, i magistrati e i giornalisti continueranno a avere il loro stipendio, è una legge contro i cittadini che non potranno più sapere le cose che sanno oggi e non potranno avere le stesse garanzie di sicurezza. A chi pensa che la nostra sicurezza sia già in pericolo a causa della criminalità e dell’inefficienza dello stato nel reprimerla, deve sapere che in futuro la nostra sicurezza sarà infinitamente più minacciata perché una serie infinita di delinquenti la faranno franca grazie proprio all’impossibilità di fare le intercettazioni.
Cosa non sapremmo più di quello che abbiamo saputo in questi anni se per caso in questi anni fosse già stata in vigore questa legge? Non sapremmo nulla dello scandalo della protezione civile, sapremmo soltanto i nomi degli arrestati e il titolo di reato, non sapremmo che nella notte del terremoto c’erano imprenditori che ridevano e esultavano, non sapremmo che il Senatore Di Girolamo era messo in Parlamento dalla 'ndrangheta e che poi ogni tanto, tramite suoi boss gli telefonava per ricordargli che lui era lì per conto e in nome della 'ndrangheta , non sapremmo niente di casa Scajola naturalmente, né mai lo sapremmo, neanche in futuro perché per il momento non è indagato, se fosse indagato il reato sarebbe quasi prescritto, non c’è nessuna possibilità che si faccia un processo a Scajola per quei 900 mila Euro pagati da un imprenditore che vinceva appalti nel suo Ministero quando lui era al Ministero degli Interni e poi grazie al governo di cui lui faceva parte con il Ministro delle attività produttive, quindi Scajola sarebbe al suo posto e non saprebbe neanche lui, se è vero quello che dice, chi gli ha pagato la casa!
Non sapremmo dello scandalo che ha investito il centro-sinistra in Puglia con gli uomini della prima Giunta Vendola indagati come Frisullo e come Tedesco, che starebbero naturalmente ancora al loro posto; non sapremmo che il Procuratore Toro è sospettato di avere fatto la talpa per alcuni indagati per l’inchiesta sulla cricca e quindi non sapendolo il Procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, quello che indagava con grande attenzione su Gioacchino Genchi, su una persona per bene, mentre invece su indagini di grandi malaffare svolgeva ben opera l’ipotesi accusatore, sarebbe ancora al suo posto e quindi continuerebbe a fare da tappo nelle indagini contro il malaffare dei colletti bianchi. E questi sono soltanto gli ultimi casi di cui non sapremmo nulla, ma naturalmente l’avremmo saputo con anni e anni di ritardo delle indagini sui furbetti del quartierino, sulla Parmalat, sulla Cirio, su Calciopoli, sul caso Cuffaro, sul caso di Trani non sapremmo ancora niente, sul perché in campagna elettorale era stata chiusa la trasmissione Annozero e cosa si preparava contro Annozero, la famosa multa dell'Autorità per le comunicazioni, saremmo un paese ignaro e avremmo un governo dove vengono celebrati ancora divi come Bertolaso, come Gianni Letta, Ministri efficientissimi come Matteoli che adesso sfilano addirittura interrogati a casa Berlusconi, tanto è lo scandalo nell’opinione pubblica. Berlusconi sta interrogando gli Scajola, i Bertolaso, i Verdini, addirittura Bondi etc., Lunardi, non avrebbe minimamente dovuto dire una parola su questo e sarebbero tutti ben saldi al loro posto e continuerebbero a distribuire appalti agli stessi Anemone etc., perché naturalmente nessuno di noi saprebbe nulla a parte i casi di quei pochi che sono stati arrestati.
Ci raccontano che questa legge è stata fatta per tutelare la privacy, la reputazione delle persone, il segreto. Abbiamo già detto, ma è bene ripeterlo, per evitare che qualcuno si faccia prendere per i fondelli, visto che continuano a scriverlo i giornali che sono favorevoli a questa porcheria, che la legge non aggiunge nulla alla difesa della privacy, della reputazione delle persone contro le diffamazioni e le calunnie e al segreto, perché già oggi è proibito dalla legge e è punito, come reato pubblicare notizie segrete e atti segreti, è reato diffamare le persone con calunnie e accuse false e è reato violare la privacy delle persone.

La lista Anemone non andava pubblicata

In questi giorni tra le tante cose utili che si sono lette sui giornali sullo scandalo della cricca, ne sono uscite due, secondo me vergognosamente lesive della privacy delle persone e della reputazione delle persone.La prima è la pubblicazione integrale indiscriminata della lista Anemone, dei proprietari o affittuari di casa che hanno avuto l’appartamento ristrutturato dalla Ditta Anemone: il file era nel personal computer di Anemone, ce l’aveva la Guardia di Finanza, ce l’aveva da due anni, non sono state fatte indagini da parte della Magistratura di Roma su questa lista, la lista è uscita sui giornali con tutto l’elenco delle persone che hanno avuto la ditta Anemone che gli ristrutturava la casa. Domanda: c’è qualcosa di scandaloso nell’avere avuto la casa ristrutturata dalla Ditta Anemone? No, la Ditta Anemone è una ditta che se uno paga i lavori per la ristrutturazione è una ditta come tutte le altre. Il problema semmai è chi ha avuto la casa ristrutturata gratis o con lo sconto, soprattutto se in cambio dello sconto o dei lavori gratis Anemone ha avuto dei favorevoli dal proprietario della casa ristrutturata. Allora si sarebbe dovuto scremare quell’elenco indiscriminato mettendo sui giornali quelli che non hanno pagato o quelli che hanno avuto lo sconto e lasciando perdere tutte le persone che hanno regolarmente pagato i lavori. Non solo, ma non sempre chi ha la casa ristrutturata da Anemone ha scelto lui che fosse la ditta Anemone a ristrutturarla, per esempio tutti quelli che hanno case in affitto da enti pubblici o previdenziali, è ovvio che è l’ente proprietario a scegliere la ditta che ristruttura, mica l’inquilino che paga l’affitto; allo stesso modo sono finiti dentro funzionari e dirigenti di Polizia, per quale motivo? E’ chiaro che a ristrutturare la casa di un alto dirigente della Polizia o del Capo della Polizia non può essere una ditta qualsiasi, deve essere una ditta che ha il protocollo di sicurezza e di segretezza, perché è importante sapere chi ristruttura la casa di un importante dirigente della Polizia o dei servizi di sicurezza, altrimenti uno invece di ristrutturarla magari gli piazza una cimice in casa per conto di non si sa chi.
Hanno fatto un fritto misto, hanno messo tutti i nomi insieme, li hanno sbattuti sui giornali, questa è una gravissima violazione e è triste che tutti quelli che fanno i garantisti, solo perché in questo periodo c’è un’aria un po’ così di indignazione, non abbiano stigmatizzato questa cosa. Si sarebbe dovuto fare un lavoro, i giornali avrebbero dovuto prendere quella lista e andare a vedere caso per caso prima di pubblicarla; allo stesso modo è uno scandalo che si pubblichino gli sms tra un importante dirigente della protezione civile arrestato e un produttore cinematografico che non solo non è stato arrestato, ma non è neanche indagato. Sapete perché sono stati pubblicati quegli sms? Perché i due sono gay e quindi si mandavano delle effusioni amorose per sms, è lo stesso scandalo che ha destato polemiche quando è uscito il famoso sms tra Anna Falchi e Ricucci; ci sarà un problema a proposito delle inclinazioni sessuali di questi imputati? E’ possibile pubblicare gli sms sentimentali di due persone soltanto perché sono gay, mentre invece si fa polemica quando si pubblicano sms tra due eterosessuali che sono marito e moglie e tra l’altro che si mandino degli sms con scritto “Ti amo” non è che faccia questo grande discredito.
Queste cose che sono vergognose, sono già vietate dalla legge, quindi chi ha pubblicato gli sms sentimentali dell’inquisito arrestato e del produttore assolutamente intonso gay, ha già violato la loro privacy e risponderà davanti a una legge che esiste già dal 1996 che è la legge sulla privacy. Questa legge non aggiunge e non toglie nulla a questa cosa, perché già non si poteva fare prima, già non si potevano pubblicare quelli di Anna Falchi e di Ricucci e quindi già la pubblicazione dell’sms di Anna Falchi e di Ricucci è perseguibile per legge, senza bisogno di una nuova legge, questa nuova legge non aggiunge e non toglie niente in difesa della privacy, della reputazione e del segreto.

Cosa succede nei Paesi liberi

Infatti in tutto il mondo libero i giornali e le televisioni possono parlare e pubblicare di atti di indagine e intercettazioni disposti dalla Magistratura e anche non disposti dalla Magistratura, visto che in questi tutti gli altri paesi, a differenza dell’Italia dove l’unico soggetto autorizzato per legge a disporre intercettazioni con certe garanzie è il Magistrato, richiesta del Pubblico Ministero, decisione del G.I.P. che può decidere di non intercettare, quindi di non accettare la richiesta del PM se non ci sono quei gravi indizi di reato.Dopodiché può decidere di interrompere le intercettazioni il G.I.P., anche se il PM vuole proseguirle, è tutto garantito dal giudice terzo che riceve e poi valuta le richieste del PM e tutto quello che fanno il PM e il giudice terzo è depositato e risulta agli atti. Quindi nessuno può essere intercettato legalmente senza che la cosa si sappia, mentre all'estero sapete che il grosso delle intercettazioni di solito le fanno i servizi di sicurezza, le forze di Polizia e anche autorità amministrative come enti locali, il caso paradossale incredibile dell’Inghilterra dove ci sono 56 diverse istituzioni, compreso l’ente che regola il pronto soccorso delle ambulanze o i Vigili del fuoco che possono disporre intercettazioni, negli Stati Uniti addirittura la Sec, il corrispettivo della nostra Consob.
Cosa succede negli altri paesi quando i giornalisti vengono a conoscenza di atti di indagine o di intercettazioni durante le indagini? Si pubblicano dappertutto. “Il Corriere della Sera” ha fatto una buona pagina l’altro giorno con i suoi corrispondenti da alcune capitali.
Fabio Cavalera dalla Gran Bretagna ci spiega che il freedom of information act dà diritto di conoscere e dunque di consultare ai giornalisti gli atti delle indagini, chiedendoli al Commisionar oppure al Tribunale i quali decidono e quando prevale l’interesse pubblico non possono dire di no al diritto dei cittadini di essere informati e al dovere dei giornalisti di informarli. Persino a Buckingham Palace si inchinano a questo principio sacro, tant’è che non poterono impedire la pubblicazione delle telefonate tra Carlo e Camilla: Carlo diceva a Camilla "vorrei essere il tuo Tampax" e Camilla rispondeva "non posso sopportare una domenica notte senza di te”. Non c’era nessun reato, era una violazione della privacy, ma si ritenne che l’interesse pubblico dei tradimenti dell’erede al trono nei confronti di sua moglie, Lady Diana prevalesse sulla privacy e quindi anche queste telefonate furono pubblicate, anche se non era reato e soprattutto anche se erano stati intercettati abusivamente. Non si è mai capito chi è stato a intercettarle quelle telefonate, si sospettò uno dei maggiordomi di Buckingham Palace.
Francia: le intercettazioni, scrive Massimo Nava da Parigi, com’è avvenuto anche in recenti casi, il processo a carico di de Villepin e di importanti esponenti dei servizi segreti accusati da Sarcozy di avere cospirato contro di lui, le intercettazioni sono state pubblicate anche in corso di istruttoria, anche durante l’inchiesta che lì si chiama ancora istruttoria, il giornalista pubblica documenti giudiziari e protegge le sue fonti.
Spagna: Elisabetta Rosa Spina da Madrid spiega che la pubblicazione delle intercettazioni non è perseguibile, non è vietata. Le intercettazioni ordinate dal Giudice Garçon nel caso Gürtel, che è uno scandalo che coinvolgeva politici delle comunità autonome di Madrid e Valencia, sono state pubblicate senza alcuna conseguenza per gli editori e per i giornalisti. Già, mi dimenticavo prima che naturalmente le sanzioni sono carcere e multa per i giornalisti e supermulte fino a 600 mila Euro per gli editori italiani per ogni articolo che viene pubblicato contenenti riferimenti a atti o a intercettazioni di inchiesta.
Il Pais infatti per descrivere cosa sta succedendo, l’abominio che sta succedendo in Italia ha avvertito gli spagnoli dicendo “sappiate che una legge simile a quella italiana avrebbe portato in carcere i giornalisti che hanno indagato sul caso Gürtel e che in Spagna hanno potuto pubblicare in corso di indagini le intercettazioni e gli atti”.
Russia: uno dice in Russia, il nostro modello Putin, almeno lì sarà vietato. No, nei procedimenti normali, scrive Fabrizio Dragosei da Mosca gli atti, gli interrogatori e le intercettazioni comunicati dal Giudice istruttore agli Avvocati difensori, esattamente come da noi quando sono depositati alle parti gli atti, possono essere liberamente pubblicati dai giornali che ne vengono a conoscenza.
E infine Stati Uniti. Scrive Alessandra Farkas da New York: negli Stati Uniti le intercettazioni da parte di terzi, io intercetto una conversazione con un altro sono legali previa autorizzazione di un giudice, lì c’è addirittura l’agente provocatore. Sapete che per scoprire un politico corrotto, la polizia infiltra suoi uomini che si spacciano per corruttori e mettono alla prova l’onestà del politico o del finanziere. Se quello, come nel caso di Sarah Ferguson, accetta la mazzetta, viene incastrato e quindi è ovvio che l’agente provocatore può intercettare i suoi colloqui travestito da corruttore, pensate da noi, li prendono già quando si fanno corrompere di corruttori veri, figuratevi se ci fossero pure dei diavoletti tentatori che vanno in giro a saggiare il livello di onestà dei politici italiani, sarebbe il deserto nelle nostre istituzioni.
In virtù del primo emendamento, siamo sempre nel caso americano, della Costituzione americana, il primo emendamento è quello che tutela la libertà di stampa, è il primo non a caso perché è importantissimo, i media hanno pieno accesso alla pubblicazione di materiale a essi inerente: “possiamo pubblicare qualsiasi cosa - spiega il direttore esecutivo del Report committee for freedom of the press - purché non presenti una minaccia alla sicurezza nazionale o all’incolumità fisica di qualcuno”. Dato che tutti i casi che abbiamo fatto non minacciano la sicurezza nazionale né l’incolumità fisica, anzi sono questi personaggi che di solito minacciano la sicurezza nazionale a cominciare a quella della nostra economia e dei nostri soldi, tutto ciò che abbiamo pubblicato in Italia, sarebbe stato pubblicato in America e sapete che in America ci sono fior di politici che vengono costretti alle dimissioni non dai giudici, ma semplicemente dall’opinione pubblica quando viene a conoscere atti di indagine. Per esempio il caso di Blagojevic, il governatore amico di Obama che, intercettato mentre tentava di vendere il suo posto, anzi di vendere il seggio lasciato libero da Obama nel momento in cui era stato eletto a Presidente degli Stati Uniti, fu intercettato, tutto fu pubblicato dai giornali e Blagojevic si è dovuto dimettere.
Nei procedimenti dai Pentagon papers (sono carte del Pentagono a proposito delle bugie sulla guerra) al Sex gate di Clinton, il libero accesso dei media a questo tipo di materiale è considerato uno degli elementi chiave della democrazia americana, nella stragrande maggioranza dei casi negli stati anche per registrare di nascosto una telefonata basta il consenso della sola di una delle due parte, se vado a intercettare un mio colloquio con un altro, il consenso lo do io ne sono una delle due parti, quindi diamo a una fonte assolutamente insospettabile, non certamente da un organo giustizialista un bel panorama sul fatto che noi con questa legge diventeremo un caso unico al mondo libero, naturalmente se si va a cercare forse qualche paese dove i giornali non possono scrivere nulla lo si troverebbe, ma non si tratta di democrazia!
Cosa si può fare? Adesso sapete, mentre io sto parlando sta per iniziare un forum dei direttori dei giornali in Italia promosso dalla Federazione della stampa e si fronteggiano un po’ alcune linee di intervento, c’è una parte di giornali e di direttori di giornali che sono favorevoli a questa legge bavaglio, naturalmente, per esempio i giornali del gruppo Angelucci, guarda caso gli editori, il padre e il figlio, Antonio e Giampaolo sono tutti e due indagati e/o imputati in inchieste dove ci sono pure intercettazioni, quindi i giornali di Angelucci, è una combinazione naturalmente, Il Riformista e Libero sono entrambi ultrafavorevoli al bavaglio Belpietro e Polito hanno scritto cose memorabili, Belpietro tra l’altro cambiando completamente idea rispetto a quando era direttore di Panorama e parlò malissimo del bavaglio alla stampa sia nella sua versione Mastella, sia nella sua versione Alfano che comunque dal punto di vista della libertà di stampa sono assolutamente uguali, non si pubblica niente!
E’ favorevole a questa legge anche una serie di intellettuali “liberali” sono i nostri liberali alle vongole, tipo Ostellino de Il Corriere della sera che ha avuto uno scontro con il corriere di ieri con il suo Direttore De Bortoli, mentre la gran parte dei direttori dei giornali si sono espressi contro questo bavaglio, chi è contro e basta, chi invece è contro dicendo che è una legge esagerata, ma che comunque una legge per impedire gli abusi ci vorrebbe etc., fingono di non sapere che gli abusi, proprio in quanto sono abusi sono già vietati dalle leggi e non c’è bisogno di nessuna norma per vietare gli abusi, è chiaro che nessuna norma può impedire gli abusi, ogni giorno vengono commessi reati dappertutto nonostante che quei reati siano già penalmente sanzionati dalla legge, non è che una legge che vieta lo scippo impedisce gli scippi, gli scippi continuano a essere praticati, le rapine idem, gli omicidi idem, a nessuno verrebbe in mente di fare una nuova legge per vietare gli scippi, le rapine e gli omicidi soltanto perché vengono commesse rapine, omicidi e scippi, una volta che sono vietati sono vietati e bisogna prendere i colpevoli, allo stesso modo per gli eventuali abusi!
Poi ci sono invece quelli che sono alla ricerca di un miglioramento della legge, quelli che dicono: mediamo, facciamo una mediazione, accontentiamoci, chiediamo ai politici di darci un po’ più di libertà, un po’ meno carcere, un po’ meno multe, o che magari, questa è la mediazione ultima che sta venendo fuori dai finiani, molto timidi questi finiani su questo fronte, i quali sarebbero disposti a concederci, bontà loro, di poter fare un riassuntino degli atti di indagine e ci sono dei giornalisti o sedicenti tali che sono felici: evviva, ci lasciano fare un riassuntino!
Ho una bella intercettazione in cui due si mettono d’accordo per andare a rubare insieme i soldi nostri o esultano perché c’è un terremoto che porterà nelle loro tasche appalti e soldi o si mettono d’accordo per scannare persone sane, asportando loro organi vitali sani, per incassare più soldi dalla Regione (vedi scandalo della clinica degli orrori la Santa Rita di Milano) e cosa faccio? Invece di pubblicare le loro parole in modo che ciascuno, senza commento, si faccia un’idea di cosa stavano facendo questi signori e cosa stanno facendo questi signori e quindi che questi signori travolti dall’ondata di sdegno si facciano da parte, spariscano prima che inizi l’udienza preliminare, a prescindere dall’udienza preliminare, perché? Perché le hanno dette loro quelle parole o le spiegano e ci dicono che era tutto uno scherzo, una carnevalata, ma se poi le persone sono state veramente danneggiate nella loro salute, addirittura qualcuna è morta, beh allora a casa subito!
Beh, potrei pubblicare le loro parole e invece cosa ci propongono? Faccia un riassuntino, ma riassuntino intanto non è informazione, informazione è dare il massimo dell’informazione, se ho le parole, ho il dovere di dare le parole ai lettori, non le mie, quelle delle persone intercettate, le mie possono fraintendere, pensate se uno deve fare un riassuntivo di un’intercettazione, chi mi garantisce che il riassuntino che mi fa il giornalista mi riporta i dati essenziali di quell’intercettazione? E se il giornalista sceglie la parte che ha colpito di più lui, in buonafede o se il giornalista ha scelto la parte meno scomoda per il suo editore, per il suo giornale o per le tendenze politiche del suo ?house organ?, se invece uno pubblica il testo, la gente poi l’idea se la fa, invece io intervengo nella mia soggettività a condizionare chi mi legge con un riassuntino mio, chi lo saprà mai se il mio riassuntino era fedele o non era fedele al contenuto?
Poi ci sono anche quelli che non capiscono, ci sono un sacco di neofiti che si improvvisano giornalisti dall’oggi al domani, non capiscono le intercettazioni, non è meglio avere il testo? Oggi chi pubblica il testo integrale rischia una multa fino a 120 Euro, domani rischierà una multa talmente salata, migliaia di Euro che nessuno farà più il servizio di informare con il testo, con le parole esatte degli atti, ma noi dobbiamo dare un’informazione completa, non il riassuntino.

Unica soluzine: disobbedienza civile

Allora possiamo noi, come categoria dei giornalisti, giornalisti mendicare e piatire un favore da questo Parlamento, da questa maggioranza? Da questa banda di criminali che vogliono impedirci di fare il nostro mestiere e di impedire a voi di sapere le cose che fanno loro? Possiamo chiedere: vi prego, levateci un mese di galera? Vi prego levateci mille Euro di multa?Vi prego lasciateci fare il riassuntino, ma cosa siamo una manica di accattoni? Di pezzenti, che stanno lì con il cappello in mano a misurare la libertà di stampa a centimetri? Libertà di stampa o c’è o non c’è, non c’è l’emendamento migliorativo, se è una portata è una porcata, come si fa a migliorare la porcata?
Lo dico perché già si sente il Colle, il Quirinale, il Capo dello Stato che vigila, che lancia moniti, che esercita la moral suasion che invita maggioranza e opposizione a una riforma condivisa, ma come si fa a condividere una porcata? Una porcata è meno porcata soltanto perché è condivisa, peggio mi sento se è condivisa una porcata, perché vuole dire che non c’è più nessuno che nota che è una porcata o che sono tutti d’accordo per fare una porcata, è molto bene che invece ci sia una netta contrapposizione, su una porcata, altro che condivisa!
Questa riforma non va fatta, non va condivisa, non va emendata, va presa e buttata nel cesso, questa deve essere la posizione di un giornalista serio e di un cittadino serio che vuole il primo informare e il secondo essere informato, questa porcata non serve a nulla di ciò che ci dicono a cui vuole mirare e quindi questa riforma non devono farla, se la fanno, che la facciano nella sua versione peggiore, perché peggio è questa legge e più ci sono possibilità che venga cancellata da una delle autorità di garanzia italiana o internazionali di cui disponiamo per fare cancellare le leggi porcata, le leggi incostituzionali.
Allora cosa serve questa continua trattativa, l’emendamento, il comma, il sottocomma, questa legge si prende in blocco e si butta nel cesso oppure gliela si lascia approvare nella versione più laida, perché così noi dopo, un minuto dopo che questa roba passa, abbiamo delle armi formidabili, intanto abbiamo il referendum abrogativo, un referendum in cui si chiede ai cittadini “volete sapere i segreti del potere o non li volete più sapere? Volete che magistrati e forze dell’ ordine possano ancora acchiappare i ladri, delinquenti, truffatori, corrotti, i mafiosi o non volete più?” E’ un referendum che rischia addirittura di fare il quorum quando si va a votare, potrebbe essere la tomba di Berlusconi e di questo regime e di tutti i berluschini che gli tengono bordone dall’altra parte, perché è bene ricordare che sul bavaglio alla stampa la Legge Mastella del centro-sinistra e la Legge Alfano del centro-destra sono uguali e sul bavaglio alla stampa il programma di Veltroni con cui il centro-sinistra e il PD si è presentano alle elezioni nel 2008 è identico a quello della Legge Alfano, adesso parlano di una legge degna della Spagna di Franco, è una legge degna del programma del PD del 2008 e della Legge Mastella del 2007 che fu votata dall’intera Camera dei Deputati nell’aprile 2007 con 9 persone su 630 deputati che si astennero o non parteciparono al voto, non ci fu un voto contrario!
Quindi questa legge potrebbe essere la tomba di questo regime, perché? Perché abbiamo intanto il referendum abrogativo, poi abbiamo degli strumenti anche più rapidi, ci faremo processare, la violeremo questa legge, Grillo l’ha detto, l’abbiamo detto noi de Il Fatto, per ora siamo stato l’unico giornale in Italia in cui i giornalisti hanno detto: noi un minuto dopo che questa legge verrà approvata, violeremo questa legge e continueremo a raccontare atti di indagini e intercettazioni e quel cavolo che ci pare perché non riconosciamo a questo Parlamento e a non Parlamento e a nessun governo, il diritto di scegliere cosa dobbiamo scrivere e cosa non dobbiamo scrivere, noi come giornalisti dobbiamo attenerci a una sola regola, a un solo limite, il Codice Penale, dobbiamo scrivere soltanto cose vere e soltanto cose di interesse pubblico, le cose false e le cose non di interesse pubblico non le pubblichiamo, il resto pubblichiamo tutto, questo è il nostro unico limite, se qualcuno ce ne impone un altro è fuori dalla Costituzione e è fuori dalla nostra correttezza e dalla nostra deontologia, della nostra missione professionale, quindi noi non su Il Fatto, ovviamente, perché? Perché le multe agli editori servono a far fallire i giornali poveri, noi siamo un giornale povero, mica abbiamo i soldi dello Stato per pagare le multe!
Noi i soldi dello Stato li rifiutiamo, quindi non avendo i soldi se non quelli delle nostre vendite e dei nostri abbonamenti, non li possiamo buttare perché al primo articolo ci staccano 600 mila Euro di multa, ci mangiamo il capitale sociale e la società è fallita, cosa faremo? Eventi in pubblico, teatri, piazze, Paladozza, ora c’è pure Santoro a piede libero finalmente, se riesce a liberarsi della gabbia della RAI, faremo cose per non fare ricadere la responsabilità sugli editori, ma noi come giornalisti de Il Fatto andremo in piazza a raccontare le cose che non si potranno più scrivere e se la gente sarà interessata e lo sarà perché quando una cosa diventa proibita suscita un interesse spasmodico, morboso, la gente verrà in piazza a ascoltare le cose che non si potranno più scrivere, verremo processati per avere violato questa legge facendo disobbedienza civile, nel processo i nostri avvocati chiederanno al giudice di sollevare la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta, quest’ultima si pronuncerà e vedremo se vince la Costituzione o se vince Alfano, ma c’è uno strumento ancora più rapido per far cancellare questo obbrobrio e è la Corte di Strasburgo, la Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo, qualcuno crede, male informato, che per adire la Corte Europea lo si possa fare soltanto al termine del processo, io giornalista mi faccio processare per avere violato la Legge Alfano e dopo 3 gradi di giudizio se vengo condannato anche Cassazione posso andare alla Corte Europea di Giustizia a chiedere che venga condannata l’Italia per avere violato la Convenzione Europea sui diritti dell’uomo, non è così, altrimenti alla Corte Europea ci potremmo andare se la legge passa prima dell’estate tra 10 anni, invece no.
Franco Siddi, segretario della Federazione della stampa, il sindacato dei giornalisti e Katia Malavenda che è uno degli Avvocati più informati insieme a Oreste Flamini Minuto e a altri che difendono i giornalisti proprio come loro principale attività, non i giornalisti farabutti, i giornalisti che fanno semplicemente il loro mestiere, spiegano che ogni cittadino dell’Unione Europea può proporre, senza attendere i gradi di giudizio, il ricorso alla Corte quando una legge dello Stato di cui fa parte, viola un suo diritto garantito dalla Convenzione Europea per i diritti dell’uomo, quindi le norme che vengono giudicate contrarie alla Convenzione Europea per i diritti dell’uomo che garantisce, tra l’altro, il diritto inviolabile dei cittadini a essere informati e il dovere dei giornalisti e informarli correttamente e completamente, non con il riassunto, le norme giudicate contrarie alla convenzione – dice l’Art. 10 – sono subito disapplicate in base all’Art. 117 della Costituzione, quindi cosa succede? Che se noi cittadini con il diritto di essere informati, facciamo una class action , patrocinata da avvocati bravi, magari la potremo promuovere dei de Il Fatto, quello sì non è vietato o semplicemente noi giornalisti, lesi nel nostro diritto – dovere di informare, ci rivolgiamo alla Corte e la Corte dichiara che quella legge è contraria alla Convenzione Europea per i diritti dell’uomo, a quel punto i giudici italiani possono immediatamente disapplicare la nuova legge appena approvata, quindi questi avranno fatto tutta la fatica di questo mondo, sono 3 anni che si arrabattano per imbavagliare i giornalisti e accecare e assordare i cittadini e tac, con una decisione della Corte Europea, questa legge sarà come se non fosse mai esistita, non ci sarebbe neanche bisogno di abrogarla o di farla fulminare dalla Corte Costituzionale, è lì ma non viene applicata, è come la legge sulle rogatorie, che è contraria alle convenzioni, ai trattati e alle prassi internazionali e non viene mai applicata da nessun Tribunale italiano, nessuno l’ha cancellata, è come se non ci fosse, è lettera morta, è un aborto!
Questo è importante per far capire che non è che finisce tutto il giorno in cui questa legge sarà approvata, anzi quando questa legge sarà approvata comincia tutto e del resto questa legge ha già sortito degli effetti importanti, ha un po’ costretto il PD a fare opposizione, anche se alcuni di loro, quelli che si ricordano qual è il loro programma non ne vogliono tanto sapere, ha compattato gli editori, gli editori italiani sono i più paraculi del mondo, di fronte al rischio di prendere le multe o a non poter più scrivere niente, a non vendere più i loro giornali, è evidente che si preoccupano, ha compattato i giornalisti, salvo quelli che fingono di essere giornalisti mentre in realtà fanno un altro mestiere anche molto antico. Ha compattato i magistrati, altra categoria molto divisa, ha costretto anche equilibristi come il Procuratore Grasso a dire alcune cose in questi giorni, ha costretto l’Anm e il Csm che in altri casi (vedi Caso De Magistris, Caso Forleo) hanno fatto i pesci in barile quando addirittura non hanno collaborato alla loro cacciata, ha aperto nuove crepe nel Pdl tra i finiani e i berlusconiani, sta facendo incazzare non solo i cittadini italiani, ma le istituzioni europee, è intervenuta Freedom House, Reporter sains frontier, è intervenuto addirittura il sottosegretario alla giustizia americana, il quale ha detto: non toccate le vostre leggi perché a noi l’Italia ci serve attrezzata contro la criminalità e gli Stati Uniti lo sanno, perché c’è un certo scambio di criminalità mafiosa tra americani e italiani, soltanto che gli americani la puniscono e noi invece la agevoliamo!

C’è il rischio persino che gli elettori di centro-destra capiscano di quale sicurezza si parlava nella scorsa campagna elettorale quando loro hanno votato per il governo della sicurezza, non sapevano che era la sicurezza di Silvio Berlusconi e delle sue varie cricche.
Non è mai troppo tardi per cambiare idea, c’è chi gridava al regime nel 1994 come Montanelli e chi comincia a parlare di regime proprio in questi giorni, a causa di questa legge, gli ci è voluto 16 anni per capirlo, ma meglio tardi che mai, non tutti hanno i riflessi pronti come un novantenne tipo Montanelli, l’importante è non rassegnarsi perché questa potrebbe essere veramente la pietra di inciampo.
Per una volta tanto, l’ho scritto l’altro giorno, che Berlusconi si sta scavando la fossa, invece di collaborare a migliorare la fossa, lasciamolo lavorare e sta lavorando per noi, passate parola e ci vediamo lunedì!

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Fortunatamente la destra dalle ultime notizie emerse,sta riflettendo sul ddl intercettazioni al vaglio del Senato,dopo le fortissime perplessità giunte dagli States,i quali hanno criticato fortemente questa possibilità,anche da quelle parti si rendono conto delle difficoltà delle indagini che vorrebbero far diventare legge.

E di Reporters sans Frontiers,che perlomeno ha promesso di pubblicare quel poco che emergerà dalle intercettazioni telefoniche,essendo uno spazio-blog conosciutissimo al mondo per la libertà di stampa,ed essendo locato all'estero difficilmente potranno accusare chi lo gestisce,anche perchè la norma porcheria che vorrebbe instaurare il nostro esecutivo,non esiste in alcuna parte dell'Europa.

[ Kenzo ]

domenica 23 maggio 2010

Ddl intercettazioni,Reporters sans Frontieres pronta a pubblicare ciò che sarà vietato in Italia




Siamo pronti: non appena il disegno di legge sulle intercettazioni sarà approvato lì da voi, il nostro sito sarà disponibile ad accogliere tutti quei documenti che non saranno più legali da voi. Così saranno disponibili e si potranno consultare anche dall’Italia i contenuti proibiti. È un aiuto e un servizio che troviamo giusto e ci fa piacere fare, anche per i nostri confreres italiani, i nostri colleghi che si trovano sempre più in difficoltà. Ed è inoltre un’iniziativa che potrebbe anche portare il vostro governo a riflettere e – magari – ad apportare delle modifiche per rendere meno scandalosa questa legge”. Jean Francois Julliard, segretario generale di Reporters sans frontières conferma da Parigi al Fatto Quotidiano la volontà dell’organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa di aprire il sito www.rsf.org   alla pubblicazione degli atti giudiziari che saranno messi fuorilegge dalle nuove norme stabilite dal governo.

Non temete di aprire un contenzioso legale con la giustizia italiana?

Nessun timore. Siamo curiosi di vedere come può andare. Intanto noi apriamo il sito, come avevamo preannunciato il 3 maggio, in occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa, e poi staremo a vedere le conseguenze. Prima di tutto la pubblicazione su un sito straniero comporterà risposte da parte della vostra giustizia con modi e tempi che non sono scontati. E poi Rsf è pronta ad affrontare le conseguenze anche legali di questo gesto, la cui importanza e valore valgono certo la pena. È una risposta di civiltà nei confronti di una legge che è evidentemente retrograda, stupida, miope e che si dimostrerà controproducente. Non ci possono essere altri giudizi per quello che è un evidente attentato alla libertà di stampa.

Cosa possono fare i giornalisti italiani contro questa minaccia?

I colleghi italiani hanno già fatto molto in questi anni e in questi tempi tutt’altro che facili per i media e per l’indipendenza della loro professione. Molti hanno continuato a lavorare nonostante le difficoltà, e non penso solo a Berlusconi, ma anche e soprattutto alla mafia, alla criminalità organizzata. Certo, l’Italia non può essere paragonata ai paesi per cui Rsf si impegna da tempo e costantemente, come le dittature del Terzo Mondo, ma è vero che nelle nostre classifiche sulla misura delle libertà di stampa e le condizioni di sicurezza e lavoro dei giornalisti il vostro paese occupa ormai stabilmente le posizioni di coda delle nazioni occidentali. Allo stesso tempo l’Italia è rappresentante di un fenomeno negativo europeo: ci sono paesi – mi vengono in mente la Bulgaria, la Slovacchia, ma anche la “mia” Francia in questi anni di presidenza Sarkozy – dove gli indicatori sulle condizioni che riguardano i media sono in peggioramento e si assiste a un’erosione delle libertà con aggressioni più o meno costanti e gravi.

Quali suggerimenti ha per

continuare il contrasto a

questa legge e mantenere alta l’attenzione sulla vicenda?

I confreres italiani devono poter contare sull’appoggio dei colleghi europei. Si deve poter creare una fratellanza tra i giornalisti dei diversi paesi europei e sviluppare una sensibilità e solidarietà comune, grazie alla quale il mutuo sostegno in situazioni di difficoltà e critiche per la libertà di stampa sia garantito e automatico. Una rete che permetta di far “illuminare” i casi critici di un paese dai mezzi d’informazione degli altri Stati, in modo da non far mai cadere l’attenzione e “abbandonare” i colleghi in prima linea. In fin dei conti con i nuovi mezzi d’informazione ciò può avvenire rapidamente e in modo capillare, senza che nulla, o quasi, sfugga e venga sottovalutato e si possono usare i media degli altri paesi come uno specchio che rifletta e rimandi la situazione nel paese d’origine. Dandoci una mano l’un l’altro renderemo ben più dura la vita di chi vuole il nostro silenzio.



click reporters sans frontieres

Al momento il sito non ha la possibilità della lingua italiana,ma se dovesse passare l'ennesima porcata,la peggiore organizzata da questo esecutivo,sicuramente programmeranno il sito consultabile in italiano.

Chi possiede ancora una certa sensibilità verso i più elementari diritti che vorrebbero toglierci,deve ringraziare il sito che potrà ospitare ciò che non si potrà più pubblicare in Italia.

Stiamo cadendo nel peggior periodo della vita della nostra Repubblica,nel disinteresse e nell'oblio di molti,cercheremo di ovviare comunque a questa incredibile situazione.

&& S.I. &&

A 18 anni dalla morte di Giovanni Falcone,di sua moglie e degli uomini della scorta



Giovanni Falcone e Francesca Morvillo






La vedova di Vito Schifani,morto con altri due uomini della scorta

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sabato 22 maggio 2010

Tutti insieme con i social network,di Michele Serra



Novosibirsk

di Michele Serra

Grazie ai social network la mobilitazione di massa è diventata una solida realtà: ci si può ubriacare in ventimila a Lione e vomitare tutti insieme a Pamplona, seguendo gli appuntamenti in Rete

Grazie alla Rete, le attività umane che prima erano esercitate individualmente ora possono diventare di massa. Se ci si poteva ubriacare in tre o quattro scendendo al bar sotto casa, ora è possibile farlo a Lione, o a Pamplona, in 20 mila. I social network più autorevoli riescono anche a stabilire in anticipo l'orario nel quale i 20 mila vomitano tutti insieme: è il famoso "effetto Niagara", che prima di Internet era impensabile e ora è finalmente alla portata di tutti. Vediamo gli appuntamenti più significativi di questa settimana.

Lunedì Fa spicco la bufalata gigante di Frosinone, dove migliaia di ragazzi si danno appuntamento per ingoiare mozzarelle direttamente da una gigantesca ciotola, senza usare le mani. L'idea è stata lanciata su Facebook da Charlie, un fox terrier di tre anni. In alternativa, si può andare tutti nei Grigioni, nel suggestivo villaggio di Pfumpf, e dare l'assalto alle malghe dove viene stagionato il famoso Sasso di Pfumpf, un formaggio marmorizzato che scende lungo l'esofago solo saltando a piedi uniti per un quarto d'ora.

Martedì Il tam tam su Facebook
è irresistibile: tutti a Novosibirsk per l'aperitivo. Il blogger Ivan Okutchenko ha lanciato l'idea per dimostrare che il popolo dei social network non conosce frontiere, e migliaia di ragazzi sono partiti in scooter da tutta Europa già dallo scorso agosto. Pochi ma efficaci i consigli di Ivan: non rallentare per nessun motivo quando si attraversa l'Afghanistan; non accelerare per nessun motivo, neanche se si è inseguiti dai lupi, lungo i seimila chilometri della suggestiva Strada di Ghiaccio, considerata la più scivolosa del pianeta.

Mercoledì A San Francisco una enorme folla di hippies sessantenni, con figli e nipoti, si ritrovano per il più grande Bongo Party della storia: si fuma cannabis suonando il bongo nudi e intrecciando collanine. La polizia californiana è molto preoccupata: gli atti di violenza contro i suonatori di bongo sono popolarissimi in tutto il mondo, ed è l'unico caso nel quale gli attivisti neonazisti, che minacciano attentati, hanno il pieno sostegno dell'opinione pubblica e delle autorità.


Giovedì Si va tutti a Voghera per bere vino e mangiare arachidi. Gli organizzatori, riuniti nel popolarissimo blog Casual Action, non sanno spiegare perché, ma migliaia di giovani sono già in fibrillazione. Il sito www.ancheioavoghera.com ha già 300 mila adesioni.

Venerdì Si torna tutti da Voghera, dove si ci è recati per bere vino e mangiare arachidi, e si raggiunge in massa la vicina Stradella, contando sul fatto che nel frattempo il social network avrà organizzato qualcosa anche a Stradella.

Sabato Grande assortimento di scelte. Migliaia di ragazzi si sono dati appuntamento a Bari per dare vita, sul Lungomare, alla prima passeggiata di massa sul Lungomare. Altre migliaia di giovani saranno a Trieste, dove mangeranno il gelato parlando del più e del meno (potete trovare il programma dettagliato sul sito www.atriestemangiandoilgelato eparlandodelpiùedelmeno.com). Molto attesa anche la merenda di massa a Colonia a base di krauti (www.kraut.com), il breakfast di massa a Camerino e la pulizia dentale di massa a Cortona, presso lo studio dentistico Macchioni davanti al quale sono in coda da giorni migliaia di ragazzi. Per i più acculturati, da segnalare una Giselle di massa davanti alla Scala, dove migliaia di ragazzi, accorsi da tutta Italia, danzeranno Giselle imitando la musica con la bocca e battendo il ritmo con le mani.

Domenica Imperdibile la movida di alta quota sul Cervino: migliaia di ragazzi berranno l'aperitivo percorrendo la temibile cresta terminale. In serata i superstiti potranno coronare una giornata indimenticabile rispondendo all'appello di un sito di pompe funebri, che suggerisce di percorrere l'autostrada da Courmayeur ad Aosta a piedi, di notte, vestiti di nero

[ da L'Espresso ]

Se la rete si limitasse a questi raduni di massa,sarebbe stato meglio non inventarla,fortunatamente esiste di tutto e di più,dai videogames alle scommesse,ai siti porno per stare nel profano,però esiste molta informazione,il che fa ben sperare nonostante alcune idiozie esistenti e portate all'eccesso della ribalta da Serra.

P.s.

Anche per ciò che concerne l'informazione state attenti,di bufale e di menzogne inserite ad hoc ve ne sono un pò dappertutto,la rete non ne poteva essere esente.

[ Kenzo ]

Michele Santoro intervistato da Marco Travaglio,tutta la verità sulle dimissioni




di Marco Travaglio

“Scusa, Marco, ma tu pensi davvero che, se la Rai mi offriva di dirigere una rete o un tg, o se soltanto mi chiedeva di continuare Annozero senza più guerre, io me ne sarei andato a fare un salto nel buio?”.

Michele, è un’ipotetica del terzo tipo: alla Rai comanda Berlusconi.

Certo, ma il Pd ha tre consiglieri, tra cui il presidente. A me sarebbe bastato che un pezzo del Cda facesse una battaglia per noi. Invece, appena ricevuta la proposta di Masi sulla transazione per farmi uscire dall’azienda, anche i consiglieri del Pd si sono affrettati a votarla. La prova che non considerano Annozero una risorsa strategica per la Rai.

Secondo te perché?

Prima del 2002,a ogni tornata d inomine Rai,si faceva il mio nome per dirigere tg e reti. Nel ’94 la presidente Letizia Moratti (Forza Italia) mi voleva direttore del Tg3. Dall’editto bulgaro in poi, il mio nome è scomparso anche dalle rose di nomi, anche del centrosinistra. La verità è che l’editto bulgaro vige tutt’oggi, per giunta condiviso dal centrosinistra. La pregiudiziale contro di noi è unanime, anche molto in alto...

Quanto in alto?

Lasciamo perdere, per carità di patria.

La gente ti chiede perché non sei rimasto a difendere la trincea di Annozero: pensavi che comunque, a settembre, il programma non sarebbe ripartito?

Naufragata – grazie alle intercettazioni di Trani – la maxi-multa dell’authority che doveva fornire il pretesto per chiuderci, a settembre saremmo entrati in una diversa sfera di scontro: nuove trappole e altri ostacoli per impedirci di ripetere questa stagione straordinaria. Avremmo passato il tempo a schivare le pallottole, anziché studiare nuovi linguaggi per raccontare al meglio la realtà italiana. Innovare è impossibile in un’azienda che ti fa la guerra. Io per esempio non ne posso più di questo contraddittorio spacciato per pluralismo: il pluralismo è una regola democratica che dà voce a tutte le opinioni, il contraddittorio è un format spettacolare.Non sta scritto da nessuna parte che tutte le opinioni debbano esprimersi nello stesso posto contemporaneamente, magari l’una sull’altra, magari per coprire o per calunniare te mentre stai raccontando un fatto. Ma come si fa? Nella gabbia di questa Rai non avremmo potuto cambiare una virgola: ogni novità diventa un pretesto per bloccarci.

E quindi?

O garantiscono di smetterla, oppure è ora di raccogliere il messaggio di Raipernuanotte: ce ne andiamo fuori dalla Rai a sperimentare forme narrative nuove e più efficaci. A farla fuori dal vaso, liberandoci dal cappio dei partiti, ora che al Paladozza abbiamo sperimentato con successo nuovi canali di trasmissione. Perché il conflitto di interessi non è solo di Berlusconi, ma di tutti i partiti che occupano la Rai, le Authority e tutto il resto.

Davvero non c’erano speranze per Annozero quinta edizione?

Chi non vive in redazione non sa quante armi sfoderano per bloccarti: niente cachet per questo o quell’ospite, niente docufiction, no a questa o quella troupe, e poi le diffide dell’ufficio legale, i contratti dei collaboratori, le convocazioni dei ministri, la commissione di Vigilanza, le multe, i divieti di parlare di processi e inchieste, oltreché naturalmente di Berlusconi... Devi chiedere autorizzazioni su tutto e per tutto, anche per usare al meglio il tuo budget. Non a caso i prodotti più forti della Rai sono ormai fatti in outsourcing , vedi Che tempo che fa: molto meglio che sia la Endemol a invitare questo o quell’ospite… Poi c’è la strategia giudiziaria: cause civili abnormi come quella da 40 milioni di euro degli Angelucci e, alle spalle, un’azienda che invece di sostenerti ti fa causa a sua volta. Stare lì a parare i colpi significherebbe dare gioco facile ai censori e alla censura. Non potevamo continuare a pagare noi il biglietto per andare in onda.

Ma Annozero sotto assedio non è comunque meglio che niente Annozero?

Non è detto. Oggi l’intero sistema politico è in crisi, ma Annozero da solo non può ribaltare il sottostante sistema dell’informazione. Rischierebbe di diventare un rito consolatorio, con una gigantesca platea che si ritrova il giovedì a celebrare il giorno del marinaio: stasera si parla male di tizio o di caio. Io speravo, tornando nel 2006, di contribuire a cambiare il sistema verso la libertà: lo dissi subito, invocando il ritorno di Biagi, di Luttazzi e della Guzzanti. Invece Annozero non si è propagato nel resto del sistema, che anzi espelle altre voci meno “eversive” della tua, di quelle di Sabina, di Daniele : ora tocca a Morgan, a Busi... Che faccio, li chiamo tutti io nell’accampamento recintato? Arroccarsi sulla difensiva è sbagliato. A volte siamo riusciti a intaccare l’Agenda Unica, ma solo quando qualche grande giornale ci veniva dietro e trattava i nostri temi, o viceversa. Per il resto siamo rimasti soli nella gabbia.

Te la sei presa con Curzio Maltese che ha parlato di resa, ma non ha ragione lui quando osserva che oggettivamente Berlusconi e Masi hanno coronato il sogno di chiudere Annozero?

Diversamente da Aldo Grasso, che è prevenuto e prevedibile, al parere di Curzio tengo molto. Gli chiedo di aspettare qualche mese prima di giudicarmi: io non alzo bandiera bianca e non vado in pensione, non oserei più guardarmi allo specchio. L’avventura che voglio intraprendere è rischiosa, ma appassionante. Spero che possa essere valutata già tra qualche mese. So bene che il pubblico, quando viene privato di un programma libero, uno dei pochi, reagisce male. È una reazione che non puoi cancellare, a meno di stare lì a lottare fino all’ultimo sangue, in attesa che ti neutralizzino. Ma, ora che posso, voglio fare quello che avete fatto voi con il Fatto Quotidiano: è il momento di liberarsi dei grandi gruppi editoriali e di fare da soli, cercando soluzioni più agili per far arrivare le notizie alla gente tramite altri canali. Se poi non ci riesco, vorrà dire che avrà vinto Berlusconi. Anzi i partiti. Ma non posso restare a queste condizioni in una Rai che – lo dice il suo presidente – potrebbe morire. Sarei complice dell’omicidio e l’alibi per l’assassino.

Che cosa vuoi fare da grande, oltre alle docufiction per la Rai?

È il capitolo più importante della mia nuova ricerca. Raiperunanotte insegna che, se il contenuto è forte, i contenitori si trovano, e con ascolti da grande tv generalista. Senza che nessuno ti possa bloccare o condizionare. La sfida è trasferire l’esperienza di quella serata unica nelle forme più efficaci, per fare di Raiperunanotte qualcosa di non episodico, di stabile.

Sogni ancora di fare un telegiornale?

Odio questa parola. L’obiettivo più scomodo per il potere, da raggiungere anche per gradi, è comunque qualcosa di nuovo che incida sul flusso quotidiano delle notizie. Ora che torno libero, mi guarderò intorno...

Parliamo di soldi. Da uomo di comunicazione, riconoscerai che certe cifre impressionano molto.

L’importante è che siano esatte e non inventate. Io non sono san Francesco né voglio apparire tale: sono un professionista che si occupa di questioni sociali e non vuole rinunciarvi per il ricattuccio volgare dei compensi. Se volevo far soldi, sarei rimasto a Mediaset, dove prendevo il doppio che alla Rai. Se volevo vendermi a Berlusconi, mi ero già venduto, come insinuava qualcuno. Ma è possibile che, per i cantori del libero mercato di casa Berlusconi o del Corriere della Sera, le regole della concorrenza valgano per tutti tranne che per me o per Grillo? Prima o poi farò un museo open air della mia vita, farò entrare la gente in casa mia, appenderò i miei stipendi e le mie dichiarazioni dei redditi, così si vedrà che non sono un nababbo: vivo bene, sono un privilegiato rispetto a milioni di persone in difficoltà, ma non rispetto ai miei colleghi. Sono disposti i miei colleghi a fare altrettanto?

Insisto sui soldi: che sono quei 10, quei 17 milioni di cui leggiamo?

Io guadagno 700 mila euro lordi, 370 mila netti, all’anno: stesso stipendio del 1999. L’azienda incentiva i dipendenti a uscire, me compreso, con uno scivolo di tre annualità. E siamo a due milioni, fine. Così me ne vado da un’azienda che dovrebbe pagarmi, anche se non facessi più Annozero, fino al 2016.

Vespa lamenta di essersene andato con soli 150 mila euro di liquidazione nel 2001.

Sì, ma poi gli hanno fatto un contratto di collaborazione di circa due milioni all’anno per molti anni in esclusiva. Io non avrò nulla del genere.

E i milioni per le docufiction?

Creerò una società per realizzare e fornire alla Rai “chiavi in mano” quattordici serate in due anni con prodotti prevalentemente cinematografici. Ovviamente è previsto un largo uso di attori. Costo medio: meno di quello che spende RaiDue per le sue prime serate. Quei soldi non sono mica per me, ma per tutta la squadra e soprattutto per il prodotto. Se poi prendo i soldi e scappo, mi arresteranno. Capirei se qualcuno dicesse: facciamole dentro l’azienda, queste serate. Ma è quel che dico da quattro anni e non trovo nessuno con cui parlarne.

Hai evocato Bersani e lui ti ha paragonato a Balotelli.

Ringrazio per la battuta, ma io attendo di sapere se il Pd vuole Annozero oppure no.

È vero che hai incontrato Bersani prima di decidere?

No, e perché mai? Io ai partiti non ho mai chiesto niente per il mio lavoro. Ma ho buone ragioni per sapere che Bersani era bene informato di quel che succedeva.

Van Straten e Rizzo Nervo dicono di aver approvato la transazione per farti un favore.

Nemmeno a loro ho chiesto niente, se non che dicessero la verità su cosa vogliono che la Rai faccia di me. Li ho informati della situazione due mesi fa, avevano tutto il tempo per farsi un’idea. Così come il presidente Garimberti: è impensabile che non conoscesse i termini della mia transazione con Masi. Se non erano d’accordo, potevano fare qualche obiezione.

Ricapitoliamo: tu prima hai parlato con Masi?

Certo, è il direttore generale. Gli ho chiesto che cosa voleva la Rai da me: mi date un canale satellitare, avete una proposta da farmi per il futuro? Risposta: proponga lei. Ho fatto una serie di proposte per il mio futuro da dipendente della Rai. Risultato: mi hanno trascinato in Cassazione per far annullare la sentenza d’appello che mi reintegrava in onda in base al mio contratto con la Rai. Ho chiesto a Masi: come si esce da una vertenza che potrebbe durare altri tre anni? Mi ha risposto che la soluzione era che uscissi dall’azienda con una transazione. Una condizione senza alternative. Allora ne ho parlato col presidente Garimberti e gli ho esposto il “paradosso Santoro”: la Rai tratta come un clandestino, come un criminale, l’autore di un programma di punta che porta ascolti, pubblicità e guadagni all’azienda. Possibile che io sia un ingombro sopportato, anzi imposto dai giudici? Lui mi ha assicurato di non sapere nulla del ricorso della Rai in Cassazione. A te pare possibile? Gli ho detto ciò che avevo appena detto agli altri due consiglieri Pd: che intendevo riprendere il mio percorso creativo per la televisione che ho in mente, attendevo proposte dagli amministratori e le avrei considerate. Nessuna suggestione nemmeno da loro.

Ma non avevi chiesto l’unanimità del Cda sulla tua transazione?

Avevo chiesto che la Rai prendesse una decisione condivisa. Sono i consiglieri che dovevano analizzare l’accordo: se non li convinceva, non l’avrei firmato neanch’io. Se pensavano che dovessi andare avanti, anche rifacendo Annozero e basta, ne avrei tenuto conto. Invece hanno firmato tutti e ora dicono che l’hanno fatto per me: è la bugia del secolo. Hanno preferito accreditare la tesi che ero stanco e volevo arrendermi.

Ci sono spazi per rivedere tutto?

Gli amministratori sono loro, io sono un conduttore televisivo. Se hanno detto sì, vuol dire che erano tutti d’accordo con la linea di Masi per la mia uscita dall’azienda concordata con me. Ora si assumano la loro parte di responsabilità. Dicano che questa è l’unica soluzione possibile, per la destra e per la sinistra, oppure dicano che hanno cambiato idea. Se il Cda approva la delibera, io ne deduco che sono tutti d’accordo che io me ne vada. Se non lo fossero stati, io non me ne sarei andato. Ci hanno ripensato? Hanno deciso, finalmente, di costruire un progetto editoriale intorno a me e alla mia squadra? Se me lo dice qualcuno, io resto, anche per rifare Annozero. Ma se pensano che è meglio liberarsi di noi, allora voglio far rivivere lo spirito di Annozero fuori dal sistema dei partiti. È tutto molto chiaro, tutte le carte sono in tavola, troppo facile scaricare ogni cosa su di me.

Del resto, Marco, ragioniamo: ma da quando in qua gli amministratori di questa Rai fanno quel che gli dice Michele Santoro?



Hanno brindato in molti alla notizia delle dimissioni di Santoro,lui si è liberato in modo congruo dall'assedio,2 milioni di euro per non nuocere più,tutti i partiti,o quasi hanno ottenuto il risultato.
Finalmente libero di poter organizzare informazione alternativa,senza preoccupazioni di dover evitare i paletti studiati ad hoc per limitare le sue trasmissioni.

Al momento non si è arreso alle volontà del potere,solo il futuro potrà dire se riuscirà a vincerlo.

&& S.I. &&

venerdì 21 maggio 2010

Il Fatto quotidiano si ribella al ddl intercettazioni e la mancata pubblicazione delle stesse



[ dall'inserto satirico ]


di Bruno Tinti

Sulla nuova legge in materia di intercettazioni si è detto tutto. I limiti di tempo: come si fa a sapere quando un telefono comincerà a “parlare”? Si sa solo che, presto o tardi, qualcosa di utile dirà. Ma ora, dopo 75 giorni si dovrà smettere. Chi usa quel telefono sta progettando un omicidio; non si sa dove né a danno di chi né quando. Ma i 75 giorni scadono e si deve staccare la spina. E qualcuno, non si sa chi, non si sa dove, sarà ammazzato. Il divieto di usare il contenuto di un’intercettazione per chiedere altra intercettazione: e se solo questo hanno in mano gli investigatori? La persona intercettata parla con qualcuno di un omicidio: non si sa dove né a danno di chi né quando. Si potrebbe intercettare il nuovo telefono: ma non si può, l’unico elemento è la telefonata e la legge non consente di utilizzarla per una nuova intercettazione E qualcuno, non si sa chi, non si sa dove, sarà ammazzato.

Il divieto di intercettare il telefono della persona offesa in caso di reato commesso da ignoti; a meno che sia la stessa persona offesa a richiederlo. Così tutte le vittime di estorsioni, che abitualmente hanno paura di far intervenire la Giustizia e preferiscono pagare, continueranno a pagare in silenzio. L’ipocrisia di binari preferenziali per i delitti di mafia e terrorismo, per i quali si può intercettare senza limiti di tempo e, in caso di reato commesso da ignoti, senza consenso della persona offesa: vera e propria mistificazione per far credere ai cittadini che, nei casi di maggiore gravità, la “sicurezza” prevarrà sulla “privacy”.

Ipocrisia vergognosa, perché nessun delitto ha un’etichetta che dica “mafia”. Un omicidio, un incendio, possono avere mille moventi; solo con le intercettazioni si scoprirà se, a monte, vi era la mafia oppure passione, interesse. Così, per l’incendio del negozio, della macchina, della casa ci sarà sempre bisogno della richiesta della parte offesa per intercettare. E questa sarà sempre meno probabile quanto più gli autori dell’incendio siano mafiosi. Il divieto di microspie, salvo che non vi siano prove che lì, in quel momento, si stanno commettendo reati. Che è ridicolo solo a dirlo, visto che, a quel punto, le microspie non si fa più in tempo a piazzarle.

E poi: quanti progetti criminosi, quanti discorsi su delitti già commessi si fanno in macchina, in cella, al bar? Ma nessuno ne saprà mai nulla. Si è detto tutto; e anche io ho detto tutto, tante volte. Ho fatto il magistrato per tutta la vita, so che cosa succederà con questa legge. Ma oggi voglio dire una cosa diversa; posso dirla perché non faccio più il magistrato. Il blocco delle intercettazioni impedirà le indagini, soprattutto quelle nei confronti di una classe dirigente che ha toccato il fondo dell’abiezione etica e criminale. Ma il blocco dell’informazione, che è il secondo (o il primo a pari merito) obiettivo della legge, distruggerà l’assetto democratico del nostro Paese.

I cittadini non sapranno più nulla, i delinquenti che hanno infiltrato la politica a ogni livello si presenteranno con le mentite spoglie di brave e oneste persone. La classe dirigente perpetuerà se stessa senza controlli e senza resistenze. La parte sana di essa si ridurrà progressivamente. E l’Italia diventerà un paese senza legge e senza etica, sempre più povera e indifesa. Fino al disastro finale, fino alla bancarotta istituzionale ed economica. Non possiamo permetterlo. Non so quali e quante informazioni riuscirò a conoscere; non so in che misura farle conoscere ai cittadini potrà rallentare il degrado del nostro paese. Ma io non rispetterò questa legge; e sono certo che molti altri non la rispetteranno. Vedremo se davvero è arrivato il tempo della dittatura.




Con le volontà di questo esecutivo la nostra democrazia sta toccando il fondo,come spiegato da Tinti,giornalista,ex magistrato,persona che se ne intende,le indagini in questo paese saranno diffusamente inutili,e tutto ciò non per dei ladri di polli,bensì per i reati più infamanti,dalla criminalità organizzata alle solite tangenti che stanno depauperando i fondi per tutti i servizi pubblici,messi in condizione di non avere più risorse per far fronte alle necessità dei contribuenti.Una pressione fiscale molto alta per chi paga fino all'ultimo centesimo senza avere una congrua contro partita.

Non mi stuferò mai di ripetere che sono condannabili le forze politiche che interpretano questi scopi,ma ancor più responsabili sono gli elettori che legittimano con il voto questa dirigenza inguardabile.

&& S.I. &&

Marco Travaglio,anno zero,dalla pedofilia celata dalla chiesa alla prassi delle tangenti



Una puntata molto interessante quella di ieri sera da Santoro,sugli aspetti della pedofilia tra gli ambienti ecclesiastici nascosti a tutti i costi nel corso dei decenni,anche se l'enorme scandalo avvenuto in questi mesi ha obbligato la gerarchia vaticana ha inserire perlomeno dei cerotti alle devastanti ferite.

No comment sull'ennesima porcheria accennata a fine intervento da Travaglio,ovvero il segreto di stato sulle intercettazione investigative,praticamente un colpo di stato a nostro parere,la democrazia se dovesse passare il ddl per intero con le volontà di questo inguardabile esecutivo,sarebbe davvero messa in discussione.

[@#& blog Freedom &#@]

giovedì 20 maggio 2010

Il riscatto di Michele Santoro



[ La vignetta che avrebbe fatto contento l'intero regime]

Ovvero per la serie tutti hanno un prezzo


Aver iniziato l'anteprima di "anno zero",legittimando solo gli spettatori dalle critiche che gli sono piovute in queste ultime ore,ovvero la comunità televisiva cara ai suoi programmi è stata la migliore condizione per chiarire il suo momento.

A parte i vari sassolini tolti dalla scarpa,a riguardo di Sergio Zavoli,La repubblica e Corsera e buona parte del partito democratico,su una sua presunta resa senza condizione al sultano e d'una approssimativa questione morale,la sua eventuale liquidazione non mi interessa,fossero anche un mucchio di soldi,se l'emittente televisiva di stato vuole liberarsi dalla sua presenza,tramite i partiti,e sono tutti per altro che lo vorrebbero fuori dalla prima serata con le sue inchieste,se va bene a loro,andrebbe bene a chiunque.

Personalmente interessava il suo futuro,e da quel che ho potuto recepire,lui non esclude di rimanere in Rai o di pensare ad altri progetti,fuori o dentro di essa,penso che qualsiasi di noi,se un'azienda ci volesse sbattere fuori,essendo diventati scomodi e non più tollerati,e se ci offrissero una cifra molto alta per le dimissioni,chiunque di noi accetterebbe di buon grado.

Auguro a Santoro,buone prossime avventure,al momento non è stanco e non si è arreso,mi pare molto diversa l'informazione appresa da ieri,del resto l'oceanico conflitto d'interessi mediatico in questo paese,potrebbe dimostrare qualsiasi condizione.

&& S.I. &&

Per la libera informazione arrestateci tutti,di Antonio Padellaro



di Antonio Padellaro

Molti di noi hanno cominciato a fare i giornalisti spinti da un’ideale giovanile. Dicevamo a noi stessi: troverò le notizie che gli altri non hanno, racconterò le verità che gli altri non raccontano e, se ne vale la pena, rischierò pure la pelle. Come tutti gli ideali coltivati a vent’anni non sempre sono durati abbastanza e qualche volta la vita con le sue necessità materiali ha reso più astratto il nostro sogno di perfezione. Non è stato così per Fabio Polenghi il fotoreporter italiano caduto a Bangkok. Lui, come centinaia di altri giornalisti uccisi in prima linea, mentre cercavano di cogliere quella immagine o raccontare quella scena che nessun altro avrebbe pubblicato. L’infamia di una legge sulle intercettazioni voluta da un tirannello borioso per nascondere certe sue vergogne e votata da parlamentari che si nascondono come ladri nella notte, consiste certamente nella violazione del diritto dei cittadini di sapere e del dovere dei giornali di informare, come ha detto Ezio Mauro nell’intervista a Silvia Truzzi. Ma c’è qualcosa che è forse peggio della soppressione di una libertà ed è la spinta alla rassegnazione, all’accettazione supina di un arbitrio. Negli anni abbiamo imparato a conoscere il personale di cui si serve il premier per le sue malefatte. Si tratta di gente che in cambio di denaro e poltrone si è venduta dignità e reputazione. Sono gli eunuchi del sultano, manutengoli sazi e appagati ma con il cruccio che non tutti siano ridotti come loro. Per esempio. Ci sono dei giornalisti che vogliono raccontare le risate degli sciacalli del terremoto o come un senatore si è venduto ai boss o l’affaire di un ministro a cui comprarono la casa sul Colosseo? Spezziamogli la penna, mettiamogli paura finché si convincano che l’unica informazione possibile in questo Paese è quella autorizzata dall’alto. Naturalmente, è una violenza che non può essere accettata. Naturalmente, se la legge infame passerà, assieme ai tanti giornalisti liberi che ancora ci sono, noi del “Fatto” ricorreremo a tutte le forme possibili di disobbedienza civile. Lo diciamo ai nostri lettori ed è bene che lo sappiano gli eunuchi di Palazzo: non gli daremo tregua. Se per una fotografia c’è chi si fa ammazzare, per una notizia si può anche rischiare un po’ di galera.



Fortunatamente molte realtà giornalistiche stanno per appellarsi alla giustizia europea,l'ultimo ddl partorito stanotte è la porcata delle porcate,dovrebbero solo per questa iniziativa buttarci fuori dalla comunità europea,poichè chi legittima il bavaglio informativo,mina la democrazia e la credibilità d'un paese.

Personalmente reputo assai più colpevoli chi legittima col voto questa cozzaglia di pseudo fascisti,un fascismo moderno che si è impossessato in buona parte dell'informazione,e cerca col potere dato dagli elettori di plasmare un'informazione compiacente.

&& S.I. &&