Dopo che l’amministratore delegato di Sky Italia, Tom Mockridge, ha annunciato che si opporrà con tutte le forze all'approvazione del ddl sulle intercettazioni (finendo in galera, se necessario), ilfattoquoti diano.it ha intervistato il direttore di Sky Tg 24, Emilio Carelli. Ecco alcuni passaggi dell’intervista.
Direttore, fino a dove è disposto ad arrivare per continuare a dare le notizie?
Io penso che non si debba mai violare la legge, anche se faremo di tutto per continuare a dare le notizie.
E nel caso non avesse scelta?
Questa è una decisione delicata che prenderemo di comune accordo con l'editore e che valuteremo caso per caso. Sicuramente di fronte a fatti importanti come notizie di mafia, di terrorismo o di corruzione, non siamo disposti a fermarci.
Chi vuole questa legge agita il diritto alla privacy dei cittadini. Al Fatto siamo però convinti che sia solo un pretesto per limitare il lavoro della magistratura e della stampa nel reprimere e denunciare il malaffare. Lei la pensa come noi?
La privacy è un diritto sacrosanto che in Italia è ampiamente tutelato. Purtroppo in questi ultimi anni ci sono stati colleghi giornalisti che hanno esagerato nella pubblicazione di pezzi che non contenevano notizie, ma solo aspetti piccanti della vita privata di vari personaggi. E questi sono abusi da biasimare. In questo contesto la difesa della privacy è diventata un pretesto. Ma c'è da dire che qualche collega ha offerto al governo questo pretesto.
A chi si riferisce?
In questi ultimi due anni si è inutilmente violato il diritto alla privacy dei cittadini. E questo abuso oggi noi tutti lo paghiamo con una legge come questa.
Mi fa qualche esempio?
Esempi non ne voglio fare. Ma mi riferisco però a quei casi in cui si sono riportati fatti inerenti alla vita sessuale di personaggi, quando questi non avevano nessuna attinenza con dei reati o con delle notizie di reati.
Le faccio io un esempio.
L'intervista di Annozero a
Patrizia D'Addario, andata in onda il primo ottobre
scorso, l'avrebbe trasmessa?
Noi siamo stati il primo giornale a intervistare la D'Addario. Lo abbiamo fatto in tempi non sospetti, nel pieno dell'inchiesta e molti mesi prima di San-toro. E non lo abbiamo fatto dandole uno spazio così ampio. Sky Tg 24 le ha fatto un'intervista giornalistica di pochi minuti legata alle ipotesi di reato e di corruzione. Solamente questo. Non abbiamo fatto un'intervista per sfrugugliare fra le lenzuola della gente.
La legge bavaglio è stata duramente criticata anche dalle toghe.
C'è un problema di fondo: il rapporto non risolto fra politica e magistratura. L'abolizione dell'immunità parlamentare ha fatto sì che questo equilibrio si sia sbilanciato. So che è impopolare dire queste cose, ma in passato alcuni magistrati se ne sono approfittati. Dall'altra parte questa legge prevede norme che disinneschi e riduca il potere della magistratura. Io auspico che si torni a un equilibrio dei due poteri.
A proposito di giustizia il commissario europeo Viviane Reding ha bocciato il ddl dicendo che verificherà la compatibilità del testo di questa legge con le norme comunitarie. Che ruolo può avere Bruxelles in questa partita?
Sta agli Stati sovrani decidere in queste materie. Ma l'Europa può avere un ruolo a livello di pressione e di sensibilizzazione. Noi di Sky abbiamo già annunciato che in caso di approvazione , se rimarranno delle norme molto restrittive, faremo ricorso a tutte le autorità competenti, sia italiane che europee: dal Parlamento alla Commissione, fino alla Corte europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo.
Noi del Fatto siamo convinti che, nel caso la legge bavaglio diventi operativa, Internet rimarrebbe l'unico strumento per continuare a dare le notizie.
So bene che, almeno in teoria, con un dominio registrato all'estero, si possono scavalcare queste norme. Ma mi permetta di dire che è estremamente triste solo pensare che un giornalista italiano si debba trasformare in una sorta di carbonaro e pubblicare dall'estero notizie che riguardano l'Italia. Il tutto per non subire le conseguenze di questa legge. Spero proprio che non saremo obbligati a utilizzare questi mezzi.
Chiunque sia fuori dall'influenza del sultano,esprime la notevole contrarietà ad una legge che porterà in buona parte l'Italia fuori dalla comunità europea,non potrebbe esistere una legge simile in tutto il continente,o almeno nella parte dove la democrazia è da anni una realtà. Sebbene sia importantissimo il rispetto della privacy,non si può in nome di quest'ultima mettere un bavaglio all'informazione,sarebbe stato sufficiente inserire dei paletti sulla possibilità d'informazione,rispettando ciò che di ininfluente è emerso in questi anni.
Dunque, anche per la Corte d’appello di Palermo, Marcello Dell’Utri è un mafioso. Dopo cinque giorni di battaglia in camera di consiglio, i giudici più benevoli che lui abbia mai incontrato hanno stabilito quanto segue: fino al 1992, prima in casa Berlusconi, poi nella Fininvest, poi in Publitalia, ha sicuramente lavorato per Cosa Nostra (la vecchia mafia dei Bontate e Teresi, e la nuova mafia dei Riina e Provenzano) e contemporaneamente per il Cavaliere palazzinaro, finanziere, editore, tycoon televisivo.
Dopo il 1992, cioè negli anni delle stragi politico-mafiose e della successiva nascita di Forza Italia (un’idea sua), mancano le prove che abbia seguitato a farlo per il Cavaliere politico. Questo, in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, è quanto si può dire a una prima lettura del suo dispositivo.
Qualche sito e qualche cronista (tra cui, sorprendentemente, quello di Sky) si sono subito affannati a concludere che “è stato smentito Spatuzza”: ma questo, finchè non saranno note le motivazioni, non lo può dire nessuno. Molto più probabile che i giudici abbiano stabilito, com’è giusto, che le sue parole – né confermate né smentite – da sole non bastano, senza riscontri. Riscontri che avrebbe potuto fornire Massimo Ciancimino, se i giudici Dell’Acqua, Barresi e La Commare avessero avuto la compiacenza di ascoltarlo, prima di decidere apoditticamente, senza nemmeno averlo guardato in faccia, che è “inattendibile” e “contraddittorio”.
Riscontri che già esistevano prima che Spatuzza e Ciancimino parlassero: oltre alle dichiarazioni ultra-riscontrate di Nino Giuffrè e altri collaboratori sul patto Provenzano-Dell’Utri, è proprio sul periodo successivo al 1992 che i magistrati hanno raccolto la maggiore quantità di fatti documentati e inoppugnabili: le intercettazioni del mafioso Carmelo Amato, provenzaniano di ferro, che fa votare Dell’Utri alle europee del 1999; le intercettazioni dei mafiosi Guttadauro e Aragona che organizzano la campagna elettorale per le politiche del 2001 e parlano di un patto fra Dell’Utri e il boss Capizzi nel 1999; le agende di Dell’Utri che registrano due incontri a Milano col boss Mangano nel novembre del 1994, mentre nasceva Forza Italia; la raccomandazione del baby calciatore D’Agostino per un provino al Milan, caldeggiato dai Graviano e propiziato da Dell’Utri; e così via. Vedremo dalle motivazioni come i giudici riusciranno a scavalcare questi macigni.
Ora, per Dell’Utri, il carcere si avvicina. Quello di ieri è l’ultimo giudizio di merito sulla sua vicenda: resta quello di legittimità in Cassazione, ma le speranze di farla franca attraverso una delle tante scappatoie previste dall’ordinamento a maglie larghe della giustizia italiana sono ridotte al lumicino. La prescrizione, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa doppiamente aggravato dall’elemento delle armi e da quello dei soldi, scatta dopo 22 anni e mezzo dalla data ultima di consumazione del reato: quindi dal 1992. Il calcolo è presto fatto: se la Cassazione deciderà che davvero il reato si interrompe nel 1992, la prescrizione scatterà nel 2014-2015, quanto basta alla Suprema Corte per confermare definitivamente la condanna a 7 anni. Che non potranno essere scontati ai domiciliari secondo la norma prevista dalla ex Cirielli per gli ultrasettantenni (Dell’Utri compirà 70 anni nel 2011), perché non vale per i reati di mafia (altrimenti sarebbero a casa anche Riina e Provenzano).
Se invece la Cassazione cassasse senza rinvio la condanna, Dell’Utri avrebbe risolto i suoi problemi. Ma c’è pure il caso che la Cassazione cassi la sentenza con rinvio, accogliendo il prevedibile ricorso della Procura generale contro l’assoluzione per i fatti post-1992. Nel qual caso si celebrerebbe un nuovo appello, ma per Dell’Utri sarebbe una magra consolazione: rinvierebbe soltanto di un paio d’anni l’amaro calice del carcere, visto che, allungandosi il periodo del suo reato, si allungherebbe anche il termine di prescrizione. Semprechè, naturalmente, non venga depenalizzato il concorso esterno in associazione mafiosa.
Questa sentenza, per quanto discutibile, compromissoria e anche un po’ furbetta, aiuta a comprendere la differenza che passa tra la verità giudiziaria e quella storica, politica, morale. Nessuna persona sana di mente potrebbe credere, alla luce del dispositivo, che Cosa Nostra sia un’accozzaglia di squilibrati che si alleva un concorrente esterno, lo infiltra nell’abitazione e nelle aziende di Berlusconi per tutti gli anni 70 e 80 fino al 1992 e poi, proprio quando diventa più utile, cioè quando s’inventa un partito che riempie il vuoto lasciato da quelli che avevano garantito lunga vita alla mafia fino a quel momento, lo scarica o se ne lascia scaricare senza colpo ferire.
Una banda di pazzi che per un anno e mezzo mettono bombe e seminano terrore in tutt’Italia per sollecitare un nuovo soggetto politico che rimpiazzi quelli decimati da Tangentopoli e dalla crisi finanziaria e politica del 1992, e quando questo soggetto politico salta fuori dal cilindro non di uno a caso, ma del vecchio amico Dell’Utri, interrompono le stragi, votano in massa per Forza Italia, ma rompono i rapporti col vecchio amico Dell’Utri, divenuto senatore e rimasto al fianco del nuovo padrone d’Italia.
I giudici più benevoli mai incontrati da Dell’Utri, dopo cinque anni di appello e cinque giorni di camera di consiglio, non hanno potuto evitare di confermare che, almeno fino al 1992, esistono prove insuperabili (perfino per loro) della mafiosità di Dell’Utri. Cioè dell’uomo che ha affiancato Berlusconi nella sua scalata imprenditoriale, finanziaria, editoriale, televisiva. E che nel 1992-’93 ideò Forza Italia, nel 1995 fu arrestato per frode fiscale e nel 1996 entrò in Parlamento per non uscirne più.
Intervistato qualche mese fa da Beatrice Borromeo per il Fatto quotidiano, Dell’Utri ha candidamente confessato: “A me della politica non frega niente. Io mi sono candidato per non finire in galera”. Ecco, mentre i giudici di Palermo scrivono le motivazioni, ora la palla passa alla politica. Un’opposizione decente, ma anche una destra decente, semprechè esistano, dovrebbero assumere subito due iniziative.
1) Inchiodare Silvio Berlusconi in Parlamento con le domande a cui, dinanzi al Tribunale di Palermo, oppose la facoltà di non rispondere. Perché negli anni 70 si affidò a Dell’Utri (e a Mangano)? Perché, quando scoprì la mafiosità di almeno uno dei due (Mangano), non cacciò anche l’altro che gliel’aveva messo in casa (Dell’Utri), ma lo promosse presidente di Publitalia e poi artefice di Forza Italia? Da dove arrivavano i famosi capitali in cerca d’autore degli anni 70 e 80? Si potrebbe pure aggiungere un interrogativo fresco fresco: il presidente del Consiglio è forse ricattato o ricattabile anche su queste vicende (ieri il legale di Dell’Utri, Nino Mormino, faceva strane allusioni al prodigarsi del suo assistito fino al 1992 per “salvare dalla mafia Berlusconi e le sue aziende”)?
2) Pretendere le immediate dimissioni di Marcello Dell’Utri dal Parlamento. Quello di ieri non è un avviso di garanzia, una richiesta di rinvio a giudizio, un rinvio a giudizio, una sentenza di primo grado: è la seconda e ultima sentenza di merito. Che aspetta la politica a fare le pulizie in casa? Che i carabinieri irrompano a Palazzo Madama per prelevare il senatore e condurlo all’Ucciardone?
Ora si dovrà aspettare l’ultima sentenza della Cassazione,e se non ci saranno stravolgimenti hanno poco da esultare dalle parti del partito dell’amore,sette anni al momento non si danno ad un presunto innocente. Prevedo una fuga se dovesse essere condannato,non me lo vedo il senatore in carcere,l’ha dichiarato alla Borromeo d’essersi messo in politica per proteggersi dalle inchieste e dal giudizio della magistratura,anche se al momento non gli è bastato!
Buongiorno a tutti, dopo la debacle della nazionale, sapete che la nazionale non picchia mai un chiodo quando Governa Berlusconi, bisognerebbe cominciare a domandarsi quale serie innumerevoli di catastrofi capitino sull’Italia e sul mondo quando governa questo signore che è l’unico a portare bene a sé stesso e male a tutti gli altri. Di solito a uno porta bene e a un altro porta male, lui porta bene a sé stesso e porta male a tutti gli altri. Ha cominciato a portare male anche ai suoi più stretti collaboratori, pensate i disastri che sono capitati nell’ultimo periodo ai suoi fedelissimi da Scajola, a Bertolaso, a Matteoli, a Lunardi, adesso c’è il caso dell’ex sottosegretario Brancher promosso Ministro alla vigilia del suo processo per i soldi che dice di avergli dato Fiorani per creare una lobby favorevole ai furbetti del quartierino e al Governatore Fazio nel 2005, 5 anni fa e immediatamente, ovviamente il neoMinistro ha utilizzato il legittimo impedimento che è automatico, autocertificato con una dichiarazione della Presidenza del Consiglio con l’obbligo per i giudici di tenerne conto e è un legittimo impedimento che può durare per 6 mesi prorogabili due volte, quindi per un totale di 18 mesi.
Lacrime di coccodrillo
La legge è quella che è stata varata all’inizio di quest’anno, è stata regolarmente, immancabilmente promulgata dal Capo dello Stato, il quale poi naturalmente ha ricevuto il neoMinistro a non si sa bene cosa, Brancher, per il giuramento al Quirinale. Ci sono le immagini impietose di Sky che mostrano solo la stretta di mano, non solo il giuramento sulla Costituzione ma anche un brindisi con lo spumantino e un applauso a cui partecipa anche il Capo dello Stato, ora che si è reso conto di quello che ha fatto, di avere nominato una persona che diventa Ministro solo esclusivamente per sfuggire ai processi, tant’è che era talmente urgente nominarlo Ministro che poi la delega ministeriale la si discuterà dopo, l’importante è dargli la qualifica di Ministro per farlo rientrare tra gli aventi diritto al legittimo impedimento, il Capo dello Stato ha cominciato a prendere le distanze da chi? Immagino da sé stesso, perché purtroppo le leggi come il legittimo impedimento se non fossero promulgate dal Capo dello Stato non entrerebbe in vigore e i Ministri se non fossero nominati dal Capo dello Stato su designazione del Presidente del Consiglio, non entrerebbero in carica, quindi Brancher lo ha nominato Napolitano, non Berlusconi e la legge sul legittimo impedimento l’ha promulgata Napolitano, non Berlusconi. Di cosa si lamenta adesso il Capo dello Stato? Boh, è un mistero, è un mistero perché Brancher si è avvalso di una legge dello Stato che dà diritto a tutti i Ministri, quindi lui compreso di avvalersi del legittimo impedimento, se l’ha firmata il Capo dello Stato, vorrà dire che quella legge è in vigore, quindi per quale motivo Berlusconi ha potuto avvalersene 3 volte su 3 nei suoi 3 processi MediaTrade, Mediaset e Mills, senza che il Capo dello Stato obiettasse nulla, mentre invece quando la stessa cosa la fa il neoMinistro Brancher interviene il Capo dello Stato e dice che non c’è nessun legittimo impedimento? Perché vogliamo veramente credere che il Presidente del Consiglio per 18 mesi non avrà neanche un’oretta per partecipare a una delle udienze dei suoi processi? Vogliamo forse affermare che il legittimo impedimento di Brancher è falso e su questo non ci sono dubbi e il legittimo impedimento di Berlusconi è vero? Davvero possiamo pensare che non ha tempo libero Berlusconi con tutto quello che sappiamo sull’utilizzo che lui fa del suo tempo libero? Ancora, non sarà che le polemiche su Brancher dipendono dal fatto che Brancher conta poco, mentre Berlusconi conta molto? E che quindi è molto facile prendersela con Brancher, mentre è molto più complicato prendersela con Berlusconi? Queste sono le domande che bisognerebbe porsi perché? Perché il fatto che il Capo dello Stato abbia fatto sapere ai giudici che lui ritiene, peraltro non si sa a quale titolo, che Brancher non abbia un legittimo impedimento quando lo invoca, mentre non è mai intervenuto per il legittimo impedimento di Berlusconi, voglia farci capire il Capo dello Stato che il legittimo impedimento è veramente una legge ad personam, ma soltanto per una personam e che era sottinteso che lui l’ha promulgato solo per salvare Berlusconi, quindi se se ne avvale Berlusconi va tutto bene, se ne avvalgono altri Ministri il Presidente si arrabbia, bisognava dirlo prima, bisognava scriverlo nella legge o farlo scrivere nella legge che il legittimo impedimento vale solo per il Presidente del Consiglio, allora perché il Capo dello Stato ha promulgato una legge che estende il legittimo impedimento anche ai Ministri? Se voleva farci sapere che la legge era fatta a posta per Berlusconi e solo per Berlusconi, avrebbe dovuto imporre a Berlusconi di scrivere il suo nome come unico destinatario utilizzatore finale della legge, ha detto: ma Brancher è Ministro senza portafoglio, quindi rientra sotto la presidenza del Consiglio, quindi non è vero che deve riorganizzare e organizzare il suo Ministero perché non ha un Ministero, benissimo e allora perché ha promulgato una legge che non fa distinzione tra Ministri con portafoglio e Ministri senza portafoglio? Se i Ministri senza portafoglio non hanno niente da fare e hanno molto tempo libero, bastava fare inserire nel legittimo impedimento, pena la non promulgazione della legge, una clausola che dicesse che il legittimo impedimento vale soltanto per il Presidente del Consiglio e per i Ministri con portafoglio e non per quelli senza portafoglio, lamentarsi adesso è tardi, perché nella legge questa distinzione tra portafoglio e non, non c’è, quindi Brancher ha tutto il diritto, in base a una legge promulgata dal Capo dello Stato, nella quale rientra grazie alla nomina a Ministro officiata dal Capo dello Stato con tanto di applausi, di avvalersi del legittimo impedimento e quindi mi dispiace dirlo, ma in questa vicenda Brancher ha tutte le ragioni del mondo formali, sappiamo benissimo cosa c’è dietro ma formalmente il Capo dello Stato di intesa con il Presidente del Consiglio, ha messo in campo tutte le condizione perché Brancher possa legittimamente avvalersi del legittimo impediti, lamentarsi dopo sono lacrime di coccodrillo, bisognava pensarci prima. Naturalmente queste cose oltre che su Il Fatto quotidiano non le leggerete da nessuna parte perché si sono già scatenati i corazzieri di complemento sui giornali, compresi i direttori o fondatori di grandi giornali, a parare le spalle al Capo dello Stato dicendo che poveretto con la vita grama che fa, è stato costretto a firmare la nomina di Brancher, com’è stato costretto a promulgare tutte le leggi vergogna che ha promulgato, ma l’ha fatto con la morte nel cuore, l’ha fatto avvilito, con la faccetta un po’ così, in realtà la faccetta l’abbiamo vista nelle immagini di Sky e cioè applausi e sorrisi! Dico questo perché mai come in questo periodo si nota da un lato la debolezza del Presidente del Consiglio e dà continui segni di debolezza, la gestione del caso Brancher indica ormai un pugile suonato in balia del primo che passa, Brancher è diventato fondamentale per gli equilibri della politica italiana perché? Perché è una di quelle persone che non devono chiedere mai, basta un’occhiata, è una di quelle persone che grazie alla loro discrezione, ai loro silenzi, hanno accumulato dei meriti agli occhi del Presidente del Consiglio, una delle persone che non hanno parlato, fu incarcerato per 3 mesi nel 1993 per le tangenti che pagava quando era dirigente della Fininvest, braccio destro di Confalonieri, ai socialisti e ai liberali per procurare pubblicità di Stato nella campagna anti Aids, se lo conosci lo eviti, quella famosa campagna lì alle reti Fininvest e in cambio, questa era l’accusa, pagò le tangenti ai socialisti e ai liberali del famoso Ministro della mala sanità De Lorenzo, fu arrestato per questo, perché era stato chiamato in ballo dal Segretario De Lorenzo, per 3 mesi non disse una parola e quando uscì con la bocca cucita come ci era entrato, fece un carrierone, fece un carrierone perché? Perché era stato zitto, d’altronde è stato lo stesso Berlusconi o forse Gonfalonieri, uno dei due a raccontare che per trasmettere telepaticamente la virtù aurea del silenzio, il Cavaliere e Confalonieri giravano in macchina intorno al carcere di San Vittore per mettersi in comunicazione con lui a distanza, non sappiamo se ha funzionato, ma sappiamo che il risultato è comunque questo, Brancher non ha parlato e guarda un po’ è diventato parlamentare di Forza Italia, sottosegretario fino all'altro giorno e poi guarda un po', quando si è riaperto un processo a suo carico, non quello per le tangenti del 1993 perché quello è finito con la prescrizione per il finanziamento illecito e con la depenalizzazione del reato di falso in bilancio da parte dello stesso Governo di cui faceva parte Brancher nel 2002, stavolta l’hanno beccato per i soldi di Fiorani e quindi evidentemente non si possono abbandonare gli amici che tengono la bocca chiusa nel momento del bisogno e ecco la nomina a Ministro, ecco tutto quello che succede. Quindi vedete che Berlusconi ormai è in balia, non solo delle D'Addario e delle altre signorine, non solo dei ricatti dei mafiosi, ma anche dei ricatti di questi ex … ricatti che non hanno neanche bisogno di esplicitarsi, perché? Perché non c’è neanche bisogno di chiedere quando si sono accumulati una serie di meriti come quelli che ha accumulato Brancher, quindi a questa debolezza cosa segue? Segue l’inerzia di chi dovrebbe dargli il colpo di grazia e quindi Berlusconi pur essendo nel momento di maggiore debolezza della sua carriera politica, non incontra ostacoli, l’opposizione non c’è, a parte quel poco che riesce a fare Di Pietro che comunque ancora l’altro giorno era l’unico a fare l’ostruzionismo contro i tagli di Bondi alla cultura, mentre il PD inciuciava con Bondi, grato a Bondi perché Bondi aveva avuto la gentilezza bontà sua di rimanere a ascoltare le richieste allora PD, pensate come si accontentano di poco questi, un piattino di lenticchie, ma l’opposizione non c’è nel momento in cui dovrebbe dare il colpo di grazia e le istituzioni di garanzia a cominciare dal Quirinale continuano a firmargli tutto, salvo poi naturalmente quando vengono fuori le vere ragioni che peraltro erano note anche prima, allora a prendere le distanze e mobilitare, reclutare corazzieri con la penna in mano che dicono che è una vergogna questa cosa di Brancher, ma il Capo dello Stato non c’entra niente perché non poteva fare altrimenti.
Ridateci Scalfaro e Ciampi
Che non potesse fare altrimenti non è vero, abbiamo addirittura dei precedenti, non solo di Presidenti che hanno mandato indietro decine di leggi, ma di presenti che hanno mandato indietro dei Ministri, Scalfaro rimandò indietro Previti nel 1994 quando Berlusconi lo voleva Ministro della Giustizia, perché?Perché Scalfaro disse: il Ministro lo nomino io, tu lo indichi, se non mi piace lo cambi e la stessa cosa fece Ciampi nel 2001 quando tentarono di propinargli Maroni Ministro della Giustizia e dato che Maroni è un pregiudicato perché condannato in via definitiva per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, Ciampi disse: un pregiudicato alla giustizia non lo voglio, mettetemene un altro e misero Castelli, non so se ci abbiamo guadagnato, ma sicuramente dal punto di vista formale non c’era nulla che si potesse dire contro Castelli, se non che non sapeva niente di giustizia, ma questo è un altro paio di maniche, ma sicuramente l’inopportunità della nomina di un condannato al Ministro della Giustizia, fece sì che Ciampi respingesse la nomina di Castelli. Naturalmente questo avrebbe potuto fare l’altro giorno Napolitano dicendo: io Brancher non lo nomino, perché? Perché è imputato, perché l’ha fatta franca un’altra volta, perché è stato in carcere, perché il Parlamento e il governo non sono alternativi alla latitanza, una volta per sfuggire ai processi si scappava all’estero, adesso per sfuggire ai processi si entra nel governo o in Parlamento. Quindi immaginate in un quadro così di debolezza se funzionassero le autorità di garanzia e di controllo, cosa ne sarebbe di questo regimetto e se funzionasse l’informazione cosa ne sarebbe di questo regimetto, perché a furia di sentir raccontare che la legge sulle intercettazioni è migliorata grazie agli interventi di Fini e agli emendamenti del PD, questi la approveranno probabilmente entro agosto, a costo di lasciare aperto il Parlamento fino a Ferragosto e sarà la stessa porcheria che abbiamo raccontato più volte perché gli emendamenti sono pannicelli caldi che non ne cambiano la sostanza e il tutto passa agli occhi dei cittadini, grazie all’informazione di regime come una tutela della privacy, Berlusconi passa per essere un difensore della privacy, pensate l’editore di Chi, il giornale che fa della violazione della privacy la sua principale fonte di reddito, passa per il difensore della privacy, forse della sua, perché quella degli altri viene violata quotidianamente dai giorni di Berlusconi, per non parlare dei programmi che fanno della privacy veramente un punto d’onore come Lucignolo, come Bikini, come Pupe e Secchioni vari, Grande Fratello privacy, avete visto quanta privacy gira in quei programmi, Verissimo. L’editore del gossip televisivo e stampato e difende la privacy, quale? La sua, perché controlla tutto e quindi le cose su di lui non le fa uscire, ma di più, stiamo parlando di un signore che se esistesse informazione in questo momento sarebbe, sotto richiesta di dimissioni, in Italia non esiste formalmente l’impeachment , sotto richiesta di dimissioni e sotto mozione di sfiducia per un caso, al cui confronto il watergate che costò il posto al Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon e è il caso del nastro dell’Unipol.
Le intercettazioni dei Berlusconi
Lo dico perché in questi giorni è partito faticosamente, faticosamente lo dico anche con autocritica il sito de Il Fatto quotidiano, l’autocritica riguarda non il fatto che siamo stati, per fortuna, assaliti, subissati di contatti, 400/500 mila, abbiamo perso il conto, non è soltanto per quello che è andato in tilt il nostro sito, è anche per degli errori tecnici che abbiamo commesso noi e che ha commesso la società alla quale ci siamo rivolti.Adesso stiamo cercando faticosamente di risolverli, ma questo sito de Il Fatto quotidiano ha cominciato subito a dare notizie che altri non danno, esattamente come fa su carta il giornale Il Fatto quotidiano, abbiamo raccontato questo caso che voi in televisione, a parte alcuni accenni che ha potuto fare Annozero in una delle ultime puntate, non avete mai sentito raccontare, è un caso di una gravità inaudita che però naturalmente se non entra nel fuoco delle telecamere, nessuno lo conosce. Gianni Barbacetto ne ha fatta una splendida sintesi in due puntate su Il Fatto quotidiano, quindi aiutandomi sul suo lavoro vorrei raccontarvelo in pillole. Stiamo parlando dell’inchiesta sui furbetti del quartierino che scatta nella primavera del 2005, scopre scalate illegali da parte di Fiorani, Popolare di Loti all’Antonveneta, di Ricucci Magiste al Corriere della Sera Rizzoli e di Consorte Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro, dietro una serie di finanzieri spregiudicati sponsorizzati da un fronte trasversale che va dalla segreteria dei DS a Forza Italia, alla Lega. Clementina Forleo mette sotto intercettazione molti telefoni, scopre le prove di queste illegalità, alla fine di luglio vengono emesse le ordinanze di sequestro delle azioni per bloccare le scalate illegali, da quelle intercettazioni che finiscono sui giornali, restano escluse le intercettazioni dove compaiono le voci dei politici, dei parlamentari perché per utilizzare processualmente quelle ci vuole l’autorizzazione del Parlamento e quindi la Procura si appresta a chiedere al G.I.P. Forleo di chiedere al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare le telefonate dopo avere scremato tra le tante quelle che sono utili processualmente parlando. Cosa che avverrà poi nell’estate del 2007, quando poi verrà colpita alla schiena Clementina Forleo per avere fatto il suo dovere, toccando i santuari intoccabili. Ma rimaniamo nel 2005, quando le telefonate dei politici, ancora segretate che non possono uscire sui giornali perché il Parlamento deve ancora autorizzarne l’utilizzo, restano lì e naturalmente chi le conosce? Pochissimi, perché? Perché la Guardia di Finanza non le ha ancora neanche trascritte, quindi sono nella cassaforte, una copia dei dischetti, della Procura della Repubblica di Milano, un’altra copia ce l’ha in mano la Guardia di Finanza e una terza copia ce l’ha la società privata che si chiama Rcs, ma che non c’entra niente con la Rizzoli Corriere della Sera che si chiama Resource control system (Rcs) è una ditta che fa capo a un certo Roberto Raffaelli che ne è l’amministratore delegato a cui lo Stato subappalta le intercettazioni che si fanno a Milano perché lo Stato non ha le apparecchiature e quindi si rivolge a privati, il che spiega la lievitazione dei costi delle intercettazioni, se lo Stato le facesse improprio, ovviamente pagherebbe molto meno. Questo Raffaelli che esegue materialmente le intercettazioni per conto della Procura di Milano naturalmente ha anche lui ascoltato tutto e è tenuto ovviamente al massimo riserbo, invece cosa succede? Succede che questo file audio, uno dei file audio che riguardano i politici, uno dei più dirompenti, quello in cui si sente l’allora segretario dei DS Piero Fassino domandare a Giovanni Consorte in piena scalata Bnl, allora abbiamo una banca, quando sembra che ormai la Bnl abbia messo le mani sulla Banca Nazionale del Lavoro, con un collage di furbetti del quartierino che gli portano la maggioranza delle azioni in barba alla legge sulle Opa che impone l’offerta pubblica di acquisto dopo il 30% di controllo di una società, qui siamo oltre il 50 e ancora non è stata lanciata l’Opa, questo è l’aspetto illegale secondo i magistrati, Fassino chiede a Consorte il quadro della situazione e Consorte gli spiega che sì, ha il controllo della Bnl e Fassino prende nota senza muovere alcuna osservazione sul fatto che Consorte gli sta confessando quello che la Procura riterrà essere poi un reato grave aggiotaggio e turbativa del mercato. Questa telefonata esce alla fine di dicembre 2005, in piena campagna elettorale in vista delle elezioni di primavera, elezioni che il centro-sinistra dovrebbe vincere in carrozza visto che ha dicembre ha ancora 10 punti di vantaggio sul centro-destra, Berlusconi dopo 5 anni di governo è alla frutta, invece poi dopo la pubblicazione di quella telefonata Fassino a Consorte “abbiamo una banca” ci sarà una grande rimonta di Berlusconi che arriverà a un’incollatura, arriverà al pareggio al Senato e il centro-sinistra, l’Unione vincerà per 25 mila voti grazie ai senatori eletti all’estero. Questa rimonta è dunque collegata con quella telefonata e quella telefonata esce sul giornale di Paolo Berlusconi o di Silvio, chi lo sa, ma sì che lo sappiamo che è di Silvio e non poteva uscire, non poteva uscire perché? Perché la conoscevano Raffaelli, la Finanza, la Procura, tutti tenuti al segreto, tenuti al segreto quindi reato per chi la pubblica, ha fatto benissimo Il Giornale quando uno ha una notizia, anche se segreta, fa benissimo a pubblicare, non stiamo discutendo il diritto – dovere de Il Giornale di pubblicare una notizia di interesse pubblico, peggio per Fassino che ha detto quelle cose. Il bello è vedere come è arrivata questa telefonata a Il Giornale, perché dicono sempre che sono i magistrati che spifferano le notizie, a me non risulta, a me non è mai capitato, forse frequento magistrati troppo onesti, chi lo sa! In questo caso guarda caso si è scoperta la fonte della fuga di notizie che non è la Procura e non è neanche la Guardia di Finanza, è la ditta Rcs di questo Raffaelli, qual è il link? E’ un certo Fabrizio Favata, quest’ultimo è un signore che è stato anche in carcere, è un signore che è stato addirittura per un certo periodo socio di Paolo Berlusconi, anche Paolo Berlusconi è stato in carcere, quindi chi non muore si rivede! Favata porta Raffaelli con il file audio della telefonata di Fassino a Paolo Berlusconi e insieme Paolo Favata e Raffaelli vanno da Silvio alla vigilia di Natale, 24 dicembre 2005 ore 19,30, Berlusconi è Presidente del Consiglio, sta a Arcore nella sua villa, nel suo salotto c’è un abete tutto bianco, addobbato per Natale, è la vigilia del Natale, Berlusconi è lì sdraiato su una poltrona semirintontito, dice di essere molto stanco, ha gli occhi socchiusi, il capo reclinato all’indietro, arriva il trio Paolo più Favata più Raffaelli, Berlusconi si scusa di essere molto stanco, dice che ha poco tempo perché deve andare alla Messa di Natale di Don Verzè al San Raffaele, allora i due si spicciano e allora cosa fanno? Tirano fuori il pendrive con la telefonato, infilano il pendrive dentro un computer portatile, fanno ascoltare la telefonata di Fassino che dice “abbiamo una banca” a Berlusconi, quest’ultimo si sveglia a quel punto, capisce e non si sa bene se lui o suo fratello dicono a chi ha fatto questo enorme regalo di Natale “vi saremo grati noi e la nostra famiglia per tutta la vita!”, perché Berlusconi ha accettato di ricevere proprio a quell’ora, la vigilia della messa di Natale due sconosciuti a lui? Conosceva il fratello come Raffaelli e Favata, perché Raffaelli aveva detto che voleva fargli un regalo di Natale e poi era comunque noto a Berlusconi perché stava brigando per far avere alla propria azienda alla Rcs un mega-appalto ha 120 milioni di Euro per realizzare il sistema delle intercettazioni telefoniche in Romania, in Romania c’è un Presidente che si chiama Adrian Nastase e che naturalmente è un grande amico di Berlusconi e di quell’operazione, attrezzare la Romania per le intercettazioni telefoniche si occupa l’Italia, tant’è che è ufficiale, il Prefetto Del Mese, capo dei Servizi segreti del Cesis è andato nel 2004 in Romania per mettere a punto questo accordo di assistenza da parte dell’Italia alla Romania e questa assistenza dovrebbe, secondo Raffaelli naturalmente le sue aspettative, coinvolgere l’azienda di Raffaelli che dovrebbe farci un sacco di soldi. Il regalo che porta Raffaelli è questo pendrive, una captatio benevolentiae nei confronti di Berlusconi che sta tentando la rimonta nei confronti di Prodi, quindi è entusiasta di poter sbattere poi sul giornale di suo fratello delle intercettazioni che seminano il panico e l’allarme nell’elettorale di centro-sinistra, consentendogli di fare la campagna elettorale contro la sinistra degli affari, non dimentichiamo, arrivammo al paradosso per cui Berlusconi, l’uomo che degli affari in politica ha fatto ha sua missione di vita, accusava il centro-sinistra di fare altrettanto e ben gli sta naturalmente al centro-sinistra che gli ha dato il destro di farlo. A questo punto cosa succede? Succede che passa una settimana e subito dopo le feste di Natale, alla vigilia di capodanno Il Giornale pubblica a tutta prima pagina “Fassino a Consorte: abbiamo una banca” con la trascrizione integrale di quella telefonata che conosceva solo la Procura di Milano che la teneva in cassaforte, la Guardia di Finanza che la teneva in cassaforte, Raffaelli e a questo punto anche Favata, Paolo Berlusconi e Silvio Berlusconi, secondo voi chi gliela data al giornale di Paolo e Silvio Berlusconi? L’indagine comincia perché? Perché a un certo punto Favata che è in difficoltà, l’uomo che ha messo in comunicazione Raffaelli con Paolo e quindi con Silvio Berlusconi, comincia a chiedere soldi in giro, minaccia di rivelare la cosa, non viene soddisfatto e allora va dai giornalisti nella speranza che Casa Berlusconi venga a scoprire che lui è un pericolo e che quindi finalmente qualcuno si decida a cedere alle sue richieste, va a parlare con L’Unità, con Peter Gomez de L’Espresso, va da Di Pietro per dargli questa storia, naturalmente chiede soldi anche ai giornalisti, i giornalisti soldi non gliene danno, lui va da Di Pietro e quest’ultimo cosa fa? Fa una denuncia alla Procura di Milano su quello che ha saputo e quindi l’inchiesta della Procura di Milano parte ascoltando ovviamente i vari testimoni di questa storia, i quali, quasi tutti, la confermano nei particolari che prima vi ho sintetizzato. Il primo a confermarla è un certo Eugenio Petessi, chi è? E’ un amico di Favata, quest’ultimo si è confidato con lui e gli ha raccontato quello che ha appena fatto, ha portato Raffaelli con il pendrive con la telefonata a Berlusconi, Raffaelli viene interrogato a sua volta e quindi Petessi dice: sì, sì, mi raccontò che la cosa l’aveva fatta, è un primo riscontro, chiamano Raffaelli i magistrati, Raffaelli dice che c’è stato l’incontro, dice che lui ha chiesto l’aiuto per la Romania, ma nega ovviamente di avere portato l’intercettazione perché, non solo è un reato, ha violato un segreto, essendone depositario, ma se si scopre che ha violato un segreto lui ha chiuso con il mondo delle intercettazioni perché quale Procura affiderà più a lui il compito di fare le intercettazioni se poi lui se le va a vendere in giro o a far sentire in giro? Quindi è ovvio che il Raffaelli non può confermare questa cosa e quindi tenta di negarla. Quindi Petessi conferma tutto quello che gli ha raccontato Favata, Raffaelli conferma gli incontri ma non conferma di avere consegnato il pendrive, Favata dice di avere incontrato 3 volte Paolo Berlusconi due volte nella sede de Il Giornale di Milano e la terza a Roma a Palazzo Grazioli, questo scrive il G.I.P. Giordano che due mesi fa ha arrestato Favata per avere tentato di estorcere soldi a questa banda e ha indagato, intanto la Procura ha indagato Paolo Berlusconi per ricettazione, per avere ricevuto quell’intercettazione segreta e quindi illegalmente diffusa e anche per millantato credito perché c’è il sospetto che i soldi che dovevano andare a Favata o una parte di quei soldi che dovevano andare a Favata per la mediazione in realtà li abbia incassati Paolo Berlusconi e un’altra parte si ipotizza che abbia potuto intercettarli in qualche modo quel Petessi che ha raccontato di avere saputo tutto. Scrive il giudice “Nel secondo incontro Raffaelli riferì delle difficoltà che Rcs incontrava per ottenere degli ordini all’estero e Paolo Berlusconi disse che loro avrebbero potuto svolgere attività di segnalazione presso governi stranieri con cui il governo italiano in quel momento presieduto dal fratello Silvio, aveva buoni rapporti al fine di favorire l’attività imprenditoriale della ditta Rcs. In occasione del terzo incontro ma Palazzo Grazioli a Roma, Paolo Berlusconi presentò Raffaelli – quello della ditta di intercettazioni – a Valentino Valentini che era il capo delle relazioni internazionali della Presidenza del Consiglio e che soprattutto è l’uomo più vicino a Berlusconi, una specie di segretario tutto fare che è anche parlamentare” questo Valentini a dire di Paolo Berlusconi avrebbe potuto in concreto segnalare le attività di Rcs all’estero, per esempio in Romania, Valentino sentito, conferma questo incontro nella primavera del 2005, ammette di avere dato la sua disponibilità, avrebbe visto quello che si poteva fare, ma forse spiegò anche a Raffaelli che non sapeva se con il nuovo governo ultima Romania sarebbero proseguiti i rapporti amichevoli che l’Italia aveva avuto con il predecessore del nuovo Presidente che era Nastase, vecchio amico di Silvio. Autunno 2005 succede il patatrac, la svolta, c’è questo file audio segretato in quei posti che sappiamo che comincia a girare, lo racconta il Petessi al giudice, dice nell’ottobre – novembre 2005 mi trovavo nell’ufficio dell’Ing. Raffaelli e lui stava lavorando alla sua scrivania a un computer portatile, dopo qualche minuto ha alzato mi occhi e rivolgendosi a me mi girò il computer e mi disse: ti faccio sentire una cosa curiosa, quindi la faceva sentire a chi passava di lì. Sullo schermo del computer vidi la riproduzione di un foglio con delle colonne in cui a sinistra erano indicate delle date, degli orari, poi nella colonna successiva vi erano indicati dei nomi e infine nell’ulteriore colonna dei commenti del tipo: non importante, non rilevante, nella schermata del computer sono rimasto colpito avendo visto dei nomi di persone conosciute, in particolare ricordo un rigo in cui si riportavano i nomi di Briatore e Ricucci e poi un altro in cui apparivano i nomi di Consorte e Fassino, sono le telefonate della scalata Bnl Unipol.
L'inchiesta parte grazie a Di Pietro
Nel girare il computer verso di me Raffaelli disse: senti questa tanto non è importante, quindi schiacciò un tasto così e sentì una conversazione telefonica tra Briatore e Ricucci, parlavano di un invito in barca etc., mentre Raffaelli stavano per girare il suo computer verso di lui, io sono stato colpito dai nomi Fassino – Consorte proprio a causa della notorietà politica del primo e quindi incuriosito chiesi: e questa? Indicando l’annotazione relativa a Fassino – Consorte e Raffaelli mi disse: ok, ti faccio sentire anche questa che tanto non ha rilevanza, sì con il cavolo!Ho quindi sentito l’inizio di tale conservazione in cui ricordo che Fassino disse: abbiamo una banca, Petessi dice la verità scrive Barbacetto su Il Fatto perché è provato agli accenni a particolari inediti e mai citati da nessun giornale, per esempio la presenza tra i vari interlocutori di quelle telefonate intercettate di un Avvocato che poi è morto tragicamente e anche l’invito in barca di Ricucci a Briatore. La telefonata di Fassino colpisce Petessi e tornerà buona qualche giorno dopo con il regalo di Natale, Favata fa da postino tra Raffaelli e Paolo Berlusconi e non solo porta la chiavetta Usb con l’intercettazione, ma c’è anche una storia di soldi cole dice Petessi allo stesso giudice, dal giugno 2005 per oltre un anno aveva emesso fatture fittizie nei confronti di Rcs, sempre per richiesta di Raffaelli dell’importo di 40 mila Euro oltre Iva del 20% ogni mese, poi Petessi aveva consegnato regolarmente in contanti per disposizione di Raffaelli le somme in questione a Favata a Milano nei pressi dell’ufficio di Paolo Berlusconi presso Il Giornale, Favata gli chiedeva di agire in tal modo in quanto la somma in questione doveva essere consegnata a Paolo Berlusconi in cambio di un suo intervento per lo sblocco dell’affare in Romania. All’inizio del pagamento Favata gli disse che aveva ottenuto attraverso il Paolo Berlusconi che Raffaelli potesse incontrarsi a Roma a Palazzo Grazioli con Valentino Valentini, al quale dovevano essere destinate le somme da lui versate a Paolo Berlusconi perché sbloccasse l’affare Rcs con la Romania, ma dopo qualche tempo Raffaelli gli disse di avere incontrato Valentini in un viaggio aereo e quello si era mostrato abbastanza freddo, tanto che Raffaelli commentò che a suo parere in realtà Valentini non aveva affatto ricevuto il denaro che, a dire di Paolo Berlusconi, avrebbe dovuto gestire per favorire la conclusione delle trattative in corso con la Romania, quindi stiamo parlando di Paolo Berlusconi che, secondo quello che racconta Petessi, avrebbe ricevuto dei soldi, promettendo che li avrebbe distribuiti in giro per favorire Raffaelli. Alla fine allora chi se li è tenuti questi soldi? Paolo Berlusconi è indagato per millantato credito perché c’è il sospetto che una parte, i soldi sarebbero in tutti 560 mila Euro, se li sia tenuti Paolo, l’altro sospetto è che non pezzettino se lo sia tenuto pure Petessi, l’appalto rumeno non decolla, Favata che è in gravi difficoltà economiche perché ha chiuso alcune società, era in società anche con Paolo Berlusconi, comincia a chiedergli dei soldi a Paolo Berlusconi e manda anche dei segnali a Silvio, scegliendo quelli che ritiene possano essere gli intermediari giusti, a chi si rivolge per fare da intermediario con Silvio? A Niccolò Ghedini, ai diritti del Foglio Giuliano Ferrara e di Panorama Maurizio Belpietro, poi chiede prestiti a Raffaelli che consegna a Petessi 300 mila Euro dai fondi neri dell’azienda, Favata però continua a chiedere soldi e minaccia di vendersi in giro la storia del regalo di Natale. Contatta L’Unità, L’Espresso, parla con Di Pietro, parte l’inchiesta anche se lui non lo sa perché Di Pietro ha fatto la denuncia e poi scrive una lettera nel 2007 a questo Petessi Favata in cui gli dice: “Caro Alberto come tu ben sai non riesco a garantire alla mia famiglia un dignitoso livello di vita, potrai immaginare cosa vuole dire vivere non paese dove tutti si conoscono avendo debiti nei negozi, fare la spesa diventa sempre più difficile, per non parlare delle bollette, a tutto questo aggiungi che tra una settimana è Natale, ho deciso pertanto visto che Roberto con me parla in una maniera e a te dice l’esatto opposto, di vendere la vicenda Paolo, avendo due possibilità: la prima è con Repubblica avendo l’aggancio di una giornalista, la seconda molto più ricca ma anche più pericolosa è con Fabrizio Corona, garantisco la massima discrezione nei tuoi confronti, come nei confronti di Roberto, speravo di riuscire a parlarti personalmente ma per mille motivi non è stato possibile, un affettuoso abbraccio Fabrizio”. Nella misura cautelare che ordina l’arresto di Favata, il G.I.P. si dice convinto che Favata abbia chiesto soldi e ricattato, ma abbia detto anche delle cose vere, per esempio di questi incontri che avvengono con l’Avvocato Ghedini, Raffaelli incontra Ghedini e il G.I.P. si domanda: perché? Proprio perché il fatto che Favata minacciava di rendere pubblico il fatto, coinvolgeva non solo Paolo Berlusconi cliente dell’Avvocato, ma anche lo stesso Raffaelli, se infatti il fatto minacciato avesse riguardano solo Paolo Berlusconi non vi sarebbe stata alcuna necessità che Raffaelli tornasse per ricevere risposte etc., Raffaelli è preoccupato perché se Favata si vende la storia in giro ci va di mezzo pure lui mica soltanto Paolo Berlusconi. Quindi l’unico che poteva coinvolgere unitariamente Favata a dire di questi e Raffaelli, nonché i clienti dell’On. Ghedini, Silvio e Paolo Berlusconi era lui, d’altra parte questa è una storia di silenzi, come scrive Barbacetto, perché insieme a quelli che parlano ci sono anche quelli che tacciono, intanto Paolo Berlusconi pur avendo rilasciato un mandato difensivo a Ghedini in ordine a questa vicenda e ritenendosi una persona offesa rispetto a questa vicenda, tuttavia con decisione assai singolare non ha presentato alcuna denuncia Paolo Berlusconi all’Autorità giudiziaria, se dice di essere vittima di un ricatto perché non lo denuncia? E ha taciuto anche quando è stato invitato a comparire per rendere l’interrogatorio in ordine alla supposta ricezione di denaro per favorire la conclusione dell’affare con la Romania e un comportamento come questo secondo il G.I.P. si giustifica solo nel caso in cui la persona offesa, presunta, come nel caso analogo di Raffaelli, ritenga che dalla denuncia del tentato ricatto, gli possono derivare più danni che vantaggi, perché? Perché se denuncia il tentato ricatto, dovrebbe raccontare che è lui che ha portato Favata e Raffaelli da suo fratello Presidente del Consiglio con il pendrive supervietato! Quindi per esempio la pubblicazione inevitabilmente conseguente alla celebrazione di un processo penale, del fatto minacciato costituiva per lui già un grave danno e poi ci sono i silenzi dell’Avvocato Ghedini che ha fatto di tutto e finora è riuscito a non andare a testimoniare in questa inchiesta pur essendo stato più volte con vocato, addirittura con la minaccia del PM di farlo accompagnare coattivamente dai Carabinieri se non si presentava. Ghedini viene definito dal G.I.P. la persona a cui Favata avrebbe in concreto esposto le sue richieste per avere vantaggio economico, citato per rendere sommarie informazioni sui fatti a sua conoscenza, Ghedini si è rifiutato di comparire, perché? Perché ha detto che ha il segretario professionale, nel senso che Paolo e Silvio Berlusconi che gli hanno dato il mandato di seguire per loro questa inchiesta e quindi lui se parlasse dovrebbe in qualche modo violare il segreto professionale. Poi c’è l’assistente di studio che ha ricevuto Favata, l’assistente dello studio Ghedini, l’Avvocato Cipollotti che è stato sentito l’altro giorno in Procura, il Giudice Giordano ha stabilito che l’incontro tra Cipollotti e Favata non è stato di natura professionale, tra un Avvocato e un cliente, nel senso che Cipollotti avrebbe partecipato a quell’incontro come intermediario di una richiesta economica perché non ci voleva andare Ghiedini a quell’incontro. Naturalmente in tutta questa vicenda ci sono soldi che girano e non si sa chi se li sia presi, c’è una certezza assoluta e cioè che quel file audio superproibito è arrivato tramite l’amministratore della ditta, tramite l’intermediario Favata, tramite Paolo Berlusconi che li ha portati da Silvio, nelle mani dell’allora Presidente e anche oggi, del Consiglio, che dice di difendere la nostra privacy e che in realtà era tanto per cambiare l’utilizzatore finale di quel file audio perché poi i vantaggi politici e elettorali della pubblicazione indebita, anche se doverosa, di un’intercettazione ancora segretata che poi tra l’altro è stata pure ritenuta di nessuna rilevanza penale anche se aveva una grande rilevanza pubblica è stato lui, è stato lui che ha fatto la rimonta anche grazie a quella pubblicazione sul suo giornale rilanciata dalle sue televisioni, rilanciata dalla sua RAI, la RAI all’epoca parlava di vicende giudiziarie, perché? Perché facevano comodo a Berlusconi, mica come adesso, adesso non fanno comodo a Berlusconi perché c’è di mezzo, tanto per cambiare, lui, quindi questa storia che è uno scandalo incredibile, molto, molto peggio del Watergate, in Italia non lo conosce nessuno, salvo quelli che hanno la fortuna di leggere pochissimi giornali che di questa storia diffusamente si sono occupati e uno di questi è Il Fatto quotidiano.
Per chi ne vuole sapere di più, perché mi rendo conto che la storia è abbastanza intricata anche se i capisaldi sono abbastanza chiari, può andare sul sito de Il Fatto quotidiano, sperando che non ci siano altri problemi tecnici in questi giorni e troverà lì documentazione di ogni genere, c’è tutta la documentazione anche inedita che riguarda per esempio gli abboccamenti che Favata chiese a Peter Gomez che ha raccontato anche lui in prima persona e che ha registrato parte di quelle conversazioni nelle quali questo signore tentava disperatamente di lucrare qualcosa da una vicenda sulla quale aveva messo in piedi anche un ricatto. Così vi potete fare un’idea di come è ridotta l’informazione in Italia e del perché anche un omino debolissimo ormai come il Presidente del Consiglio, sta in piedi, sta in piedi perché come diceva Petrolini, non ce l’ho con te che mi fischi dal loggione, ce l’ho con il tuo vicino che non t’ha ancora buttato di sotto! Passate parola, buona settimana!
Il tavolino è di quelli da giardino, di plastica bianca, a poco prezzo. Sopra la tovaglia color senape c'è il "Piccolo manuale informativo per i lavoratori stagionali, comunitari e non": fotocopie di articoli di cronaca e accanto le tabelle con le tariffe aggiornate divise per categoria di hotel e mansioni. Di fronte c'è il cavalletto con le "civette", anche queste bilingue, "informazioni sindacali" si legge. È da questo angolo quasi invisibile del corso di Gatteo a Mare che sono venute alla luce le testimonianze dello sfruttamento e della tratta dei lavoratori dall'Est Europa fino alle spiagge della Romagna.
Quattro sere a settimana Sandra prende posto in via delle Nazioni, che divide Cesenatico da Gatteo a Mare, in quel breve tratto di costa rimasto sotto la provincia di Forlì-Cesena. È cominciato tutto quando lei, che ora lavora in un'industria che produce piadine, faceva la stagione come donna ai piani, a pulire le camere. Veronika, la sua collega romena le raccontò quanto prendeva al mese: 950 euro. Cinquanta euro meno di lei, ma lavorando il doppio. Un orario da schiava, 12 ore al giorno. Nei periodi di piena, come nella settimana di Ferragosto, anche di più. Così Sandra ha deciso di informare i lavoratori stagionali sui loro diritti, soprattutto gli stranieri che arrivano qui ogni anno ad aprile e che poi a settembre tornano a casa. Nei decenni del "boom", fino alla fine del '900 parlavano sardo, calabrese, campano. Ora l'accento è quello dell'Europa dell'est. La maggioranza sono romeni, ma vengono anche da Moldavia e Polonia. Donne soprattutto, gli ingranaggi invisibili dell'enorme macchina del turismo di massa.
Con l'aiuto di Ercole Pappalardo, sindacalista della Filcams-Cgil di Cesenatico, si è documentata e in collaborazione con l'associazione Rumori sinistri, un collettivo che ha sede a Rimini, ha messo su il suo piccolo "ufficio". I romeni che passano la sera, dopo una giornata interminabile fatta di pulizie, cucina, piatti e servizio ai tavoli, leggono l'invito nella loro lingua. Alcuni passano oltre perché non si fidano, altri si fermano e chiedono come possono fare per avere il sussidio di disoccupazione una volta terminata la stagione, oppure quanto dovrebbero prendere realmente di stipendio in base al loro orario di lavoro. Sandra mostra loro le tabelle salariali e la maggior parte delle volte li invita a procedere con una vertenza. Scrivendo su un foglietto il numero di cellulare di Ercole.
Per ciò che riguarda il lavoro soprattutto in Italia,tutto è possibile,la deregulation è iniziata da molto tempo,con le mille sfaccettature dei contratti,nei quali i pseudo imprenditori sguazzano e godono come ricci in amore.
Ormai i lavoratori nostrani o da qualsiasi zona del mondo,si possono considerare i nuovi schiavi per la sopravvivenza,la forbice tra poveri e ricchi nell'opulento occidente,è e sarà sempre più larga.
Tremila auto, alimentate solo elettricamente, stanno per invadere Parigi e cambiare il concetto di trasporto urbano. Un sogno «verde» che il sindaco Bertrand Delanoë aveva annunciato, nel 2008, al Salone dell’auto. Il politico aveva spiegato che prima della fine del suo mandato avrebbe lanciato un servizio di car sharing «ecologico». In molti avevano sorriso. Ma Delanoë, socialista e ultras delle politiche ecologiche, ama vincere le sfide. Basti guardare a quelle contro il traffico. Non effimeri slogan ma fatti. Il primo cittadino, nel 2007, tanto per intenderci, aveva ideato il servizio Velib. Ventimila biciclette, distribuite in 1.600 stazioni (una ogni 300 metri in centro) di noleggio automatico. Un successo enorme «copiato » da molte città come Londra e Milano. Forte di questa nuova sensibilità ecologica dei suoi concittadini ha pensato di replicare il progetto con le auto «verdi» chiamandolo Autolib.
I problemi dei veicoli elettrici erano tanti. Dalla mancanza di veri modelli di serie al costo elevato delle batterie. Senza dimenticare la scarsa autonomia e la mancanza di infrastrutture per la ricarica. Nel corso di questi ultimi anni, però, le Case automobilistiche e le politiche governative in favore dell’ambiente hanno fatto passi da gigante. Le auto ibride (propulsione sia termica che elettrica) sono diventate una realtà e le batterie agli ioni di litio hanno aumentato l’autonomia di percorrenza dei mezzi.
Così, lo scorso anno, al bando parigino hanno risposto sei consorzi. Poi, a marzo, in due sono stati scartati e i quattro rimasti in lizza (Ada, Bollorè, Veolia e Avis) stanno con il fiato sospeso perché, il primo luglio, ci sarà una riunione importante per stabilire il nome del vincitore. Dopo l’aggiudicazione, prevista nel giro di qualche mese, partiranno i lavori per le infrastrutture e nel 2011 tutto entrerà in funzione. Autolib avrà 3mila mezzi disponibili in mille punti della città di cui 300 in periferia. Senza nessun obbligo di riconsegna nello stesso punto in cui si è presa l’auto. Saranno utilizzabili 24 ore su 24, sette giorni alla settimana.
L’abbonamento mensile dovrebbe aggirarsi sui 15 euro e l’utilizzo del veicolo avrà una tariffa intorno ai 5 euro ogni mezz’ora. In molti pensano che siano troppi. Per questo motivo il sindaco ha commissionato un sondaggio che aveva come campione i parigini e gli abitanti di 80 comuni limitrofi. Ebbene, «quattro milioni di persone sono favorevoli all’iniziativa e 2,5 milioni intenderebbero utilizzare Autolib». Dati che confortano l’amministrazione pubblica perché l’investimento iniziale sarà notevole. È stato stimato che ogni colonnina di ricarica costerà 50 mila euro.
E in Europa? Boris Johnson, sindaco di Londra, ha già annunciato che copierà di nuovo il suo collega francese e vorrebbe superarlo trasformando la City in «capitale elettrica dell’Europa ». L’Italia non sta a guardare. La Mercedes ha stipulato un accordo con Enel per un progetto sperimentale che ha visto distribuire cento Smart elettriche fra Roma, Milano e Pisa. Il canone mensile è di 480 euro al mese e per ricaricarla, Enel applica una tariffa flat di 25 euro al mese. Anche Nissan-Renault, insieme alla multiutility A2A e con la benedizione del Comune di Milano, sperimenterà un servizio analogo che prevede l’installazione nel capoluogo lombardo 200 punti di ricarica e 70 a Brescia. Il canone d’affitto della vettura sarà di 500 euro al mese mentre i costi di ricarica delle batterie saranno di 25 euro. Il futuro è adesso.
[ da http://natura.forpassion.net ]
Inutile sottolineare che il futuro sarà elettrico misto a idrogeno,magari con altri progetti legati al mondo del biogas,l'era dei combustibili fossili non è al tramonto ma poco ci manca,sperando che non sia troppo tardi per l'ecosistema dell'ambiente che ci circonda,essendo per noi umani l'unica casa possibile questo pianeta.
Alcune delle più lungimiranti dichiarazioni del senatur e di alcuni compari!!
di Elisabetta Reguitti
1984-1990: nasce la Lega lombarda che debutta alle amministrative, la Pretura di Saronno indaga per “vilipendio della bandiera” e “associazione antinazionale”, primo raduno a Pontida reso celebre dal giuramento pronunciato nel 1167 dalla Lega dei Comuni contro l’invasore Barbarossa.
Di questo periodo è importante sottolineare come la “Lega nord per l’indipendenza della Padania”, costituita da associazioni politiche, avesse il conseguimento dell’indipendenza e il suo riconoscimento internazionale quale repubblica federale indipendente e sovrana. E la legittimità di un partito che si caratterizza per uno scopo non costituzionale e contrario all’articolo 5? Sono gli anni in cui Bossi dichiara: “In Italia ci sono due gruppi etnici: la razza celtica, che viene da migliaia di anni di lavoro e i latini che considerano il lavoro roba da schiavi”.
1990-2000: il parlamento del nord inaugurato da Umberto Bossi, mentre la Lega viene coinvolta in una inchiesta sulla maxitangente Enimont, nascono le Camicie verdi (comitato di liberazione della Padania), Bossi invoca (senza risultato) la disobbedienza fiscale sull’Isi (imposta straordinaria sugli immobili), va a Belgrado e parla da “fratello” al leader serbo Milosevic. Otto serenissimi vengono processati e condannati per direttissima per l’assalto al campanile di San Marco in nome della “Veneta serenissima armata”. “Siamo qui per un passo incontrovertibile, per la prima dichiarazione di guerra allo Stato centralista, alla partitocrazia di Roma, alla prima repubblica che non vuole lasciare il posto alla seconda” (Umberto Bossi, La Stampa, 11 maggio 1992).
“Ho già preparato i manifesti: “Nord prepara la valigia”. Se riusciamo a convincere questo nord di brava gente a non pagare l’Ici allora sì che viene il bello. Che mi arrestino, arrestino pure uno della Lega e qui è la rivoluzione” (La Stampa, 19 agosto 1992).
“Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito partito fascista. Questi sono quella cosa lì. E si può dimostrare facilmente. Questo partito è messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano nascosti dietro paraventi, non rispettano le regole della Costituzione, chiamano golpista il presidente della Repubblica, svuotano il parlamento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore”. (Ansa, 19 gennaio 1995).
“Inoltre usano le televisioni che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto Gelli: dove il Paese dal punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra contro sinistra (…) usano la televisione come un randello per fare e disfare. Si tratta di una banda antidemocratica su cui è bene che ci sia qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di ricostruzione del partito fascista” (Ansa, 19 gennaio 1995).
“La Padania deve combattere contro il nazionalsindacalismo e il nazionalclericalismo. Sono lontani i tempi di Giovanni XXIII il gran lombardo. Ora è arrivato il Papa polacco che ha portato la Chiesa a interessarsi molto più del potere temporale che di quello spirituale. I vari casi Ior e Marcinkus sono a dimostrarlo” (9 agosto 1997).
“Il tricolore lo metta al cesso signora!” (Venezia, riva Sette Martiri, 16 settembre 1997).
“Quando vedo il tricolore io m’incazzo. Il tricolore io lo uso soltanto per pulirmi il c…” (Comizio a Cabiate, 1997): questa frase venne udita dai presenti, tra cui i carabinieri di Cantù di servizio in borghese, chiamati poi a raccontare l’episodio durante il dibattimento: il processo finì con la sentenza di condanna per vilipendio del 2001.
“È una sentenza pesantissima e ingiustificata. Ma i ragazzi di Venezia si facciano coraggio. Non sconteranno tutta la pena: infatti non appena arriverà la Padania saranno liberati con tutti gli onori” (Dichiarazioni di Roberto Maroni, attuale ministro degli interni della Repubblica italiana, il 10 luglio 1997 sulla vicenda dell’assalto armato al campanile di Venezia).
“La Padania è una realtà politica nota in tutto il mondo, anche se la classe politica stracciona del Mezzogiorno finge di non saperlo mentre per noi il meridione esiste solo come palla al piede che ci portiamo dolorosamente appresso da 150 anni” (Mario Borghezio durante un comizio ripreso dal film “Camicie Verdi” di Claudio Lazzaro).
Dal 2000 ad oggi: nasce la Casa delle libertà, Bossi diventa ministro delle Riforme, nasce la Bossi-Fini, viene approvata la devolution, Bossi rilancia con il trasferimento della Rai a Milano invocata anche come capitale d’Italia.
“Noi parlamentari, deputati, senatori, ministri e sottosegretari giuriamo fedeltà alla Padania e al suo popolo e promettiamo di batterci con tutte le forze per la libertà e la prosperità della nostra terra e delle sue genti” (Pontida, La Stampa, 18 giugno 2001).
“Profughi non ne vogliamo, stiano a casa loro”, (Sull’emergenza umanitaria della guerra in Iraq, l’Unità, 21 marzo 2003).
“I vecchi democristiani per i danni che hanno fatto al Paese andavano fucilati” (Corriere della Sera, 26 settembre 2003).
“Il nord potrebbe vivere meglio senza tirarsi addosso il centralismo dello stato italiano. Dobbiamo svegliarci. E visto come stanno le cose non ci rimane che la via della secessione. Basta con le chiacchiere” (Pramaggiore (Ve), Repubblica.it, 26 ottobre 2006).
“La libertà non si può più conquistare in Parlamento ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà”. (Al parlamento padano, Mantova. Ansa, 29 settembre 2007).
“Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’inno dice che l’Italia è schiava di Roma… toh (gestaccio). E’ arrivato il momento fratelli, di farla finita. Basta di far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal nord” (Padova, Repubblica.it, 20 luglio 2008).
“So quanti di voi sono pronti a battersi, anche milioni, ma io ho scelto la strada pacifica rispetto a quella del fucile. La lotta della Lega non finirà fino a quando la Padania non sarà libera” (Pontida, 20 giugno 2010).
Il video riporta spezzoni di alcune trasmissioni televisive,ma nei suoi comizi le citazioni al tempo erano,il mafioso di Arcore,il piduista,etc,etc. Pare che i tarallucci e vino tra i due contendenti si siano materializzati tramite alcuni pagamenti del sultano verso i padani,azzerando buona parte dei debiti che la Lega aveva accumulato tramite la sua acuta organizzazione economica,ivi compresa una banca del nord,che ha chiuso i battenti molto velocemente,lasciando sul campo molti debiti e correntisti trombati poi ripagati,sappiamo da chi. Naturalmente tutto ciò che uscì sul giornale "La Padania",sulle accuse al sultano,sono state cancellate dalla redazione del giornale,ivi comprese le tracce su google.
Quando il cerchio si chiude,davvero come fece "Giotto"
Il Re Mida alla rovescia ha colpito ancora: dopo le Twin Towers, la crisi finanziaria, il terremoto e una mezza dozzina fra Mondiali ed Europei di calcio, l'unico nano menagramo ha fulminato pure l’ultima Nazionale di calcio. Confermando la regola: lui porta buono a un solo italiano, se stesso, mentre per gli altri è una catastrofe via l’altra. La svolta interessante è che, da un po’ di tempo, ha cominciato a menar gramo anche dalle sue parti. Ne sanno qualcosa Scajola, Bertolaso e tutta la Cricca. Ora la nomina di Brancher a ministro di Nonsisachè per sottrarlo al processo (ma una robetta purchessia da fargli fare si troverà, altrimenti lo fanno ministro dello Sviluppo di Qualcosa o dei Rapporti con Qualcuno) apre gli occhi persino a chi li ha foderati di salame: ieri, per dire, ha cominciato a dubitare Pigi Battista, mentre Polito El Drito si domandava sul Riformatorio “dove ho sbagliato?” e confessava di “aver passato buona parte dell’età adulta a sostenere che il berlusconismo non è un fenomeno criminale ma politico” e “non va demonizzato”. In effetti lo spettacolo è avvincente: un tempo, per sottrarsi ai processi, gl’imputati si davano alla latitanza; oggi diventano ministri. Ecco, manca soltanto che con appena 16 anni di ritardo i pie’ veloci Battista e Polito scoprano chi è Berlusconi e magari, con la dovuta calma, pure Mills, Previti, Dell’Utri e Cosentino. A quel punto si rischia veramente grosso: le voci sulle ragioni che han portato alla nomina di Sciascia a deputato, Dell’Utri a senatore, Cosentino a sottosegretario, Brancher, Matteoli e Fitto a ministri potrebbero sfiorare addirittura il Quirinale. Il capo dello Stato, con i suoi fulminei riflessi, potrebbe domandarsi chi nomina i ministri e addirittura scoprire che li nomina lui. E poi, Dio non voglia, domandare a B. perché diavolo glieli ha fatti nominare. A quel punto si aprirebbero le cateratte: e se il presidente della Repubblica scoprisse il perché del lodo Al Fano, dello scudo fiscale, del legittimo impedimento, della legge bavaglio e prossimamente dell’Al Fano-bis, dopo altre 37 leggi ad personam in 15 anni? E se lo stesso Napolitano si domandasse perché diavolo ha firmato tutte le boiate che gli han portato? Sarebbe una vera catastrofe perché, opportunamente indirizzato, potrebbe financo scoprire che l’art. 74 della Costituzione gli dà il potere di rinviarle alle Camere. Di questo passo c’è pure il caso che si accorga che, con la dipartita di Scajola, il ministero dello Sviluppo economico è occupato ad interim dal premier padrone di Mediaset, che nei prossimi mesi dovrà firmare il contratto di servizio con l’azienda concorrente di Mediaset, comunemente detta Rai: una situazione che potrebbe persino configurare un lievissimo conflitto d’interessi e portare il Colle a domandare a Palazzo Chigi cos’aspetti a nominare un ministro che si occupi di Rai senza possedere Mediaset. Così, tanto per vedere l’effetto che fa. Forse, quando B. irromperà al Quirinale con mascherina e calzamaglia nere e piede di porco in mano, pioverà l’estremo monito. Ma l’effetto più devastante della débâcle azzurra è che ricalca in piccolo il trend nazionale: la selezione delle classi dirigenti non per merito, ma per colpa grave. La demeritocrazia. Chi è bravo è pure dotato di un cervello pensante e autonomo, dunque è una minaccia. Il che spiega il trionfo dei soliti noti, decrepiti, mediocri, senza qualità, ma obbedienti, servili, pronti a tutto. Come i pipponi azzurri, preferiti a gente estrosa come Totti, Balotelli e Cassano, lasciati a casa per non disturbare il manovratore. La stessa selezione all’incontrario sta per regolare il giro di nomine alle Authority di vigilanza: Cardia dalla Consob alle Fs (non distingue un treno da un carro funebre), Catricalà dall’Antitrust alla Consob (mai vigilato il trust Mediaset), Masi dalla Rai all’Antitrust (ci siamo capiti), Martusciello da Publitalia al Pdl all’Agcom, Innocenzi da Mediaset al governo all’Agcom a destinazione ignota. Ma ancora per poco: essendo pure lui indagato, un ministero non glielo leva nessuno.
L’ultimo articolo sul nuovo numero del Fatto quotidiano di Marco Travaglio,ovvero il nostro paese ormai fondato sulla “DEMERITOCRAZIA” è un’ulteriore chicca dell’illustre giornalista. Una fotografia purtroppo assurda e reale nello stesso tempo,che lascia poco spazio alle speranze d’una inversione di tendenza. Purtroppo a mio parere il fondo è ancora distante da raggiungere,fortunatamente esiste questa realtà che denuncia questo stato di cose,dentro un atmosfera diffusamente soporifera.
Lo "Zero star hotel" è un rifugio atomico fra le montagne svizzere che un artista ha deciso di trasformare in un albergo. 14 letti in stretti corridoi spartani.
La discesa nel tubo al posto della classica hall risulta un pò inquietante,ma potrebbe essere un'alternativa,sempre che le tariffe non siano troppo alte,il tenore di vita in Svizzera è piuttosto alto,in ogni caso mi pare un'idea originale.
Come volevasi dimostrare: prima ancora di capire quali siano i suoi compiti, il ministro Brancher ha capito quali siano i privilegi della casta
Neanche il tempo di scegliere il nome per il suo dicastero (attuazione del federalismo o sussidiarietà e decentramento?) e il neo ministro Aldo Brancher ha svelato il motivo per cui è stato nominato. Questa mattina l’avvocato Piermaria Corso, difensore di Brancher, ha depositato un’istanza in cui chiede che venga applicata la legge sul legittimo impedimento nei confronti del suo assistito, in vista dell’udienza del processo in cui Brancher e’ accusato di appropriazione indebita per il ‘caso’ Antonveneta.
L’udienza è in programma sabato davanti al giudice monocratico della V Sezione Penale del tribunale di Milano. L’avvocato Corso chiede che il processo venga rinviato in applicazione della normativa che prevede la possibilità di ‘congelare’ i procedimenti che riguardano le più alte cariche dello Stato e i ministri. A questo punto è probabile che i giudici stralcino la posizione del ministro e proseguano il processo per la moglie, anch’essa imputata.
Brancher, ex prete, storico collaboratore di Berlusconi, una condanna definitiva durante Tangentopoli schivata per la prescrizione del reato, è oggi imputato a Milano per appropriazione indebita. Secondo i pm, lui e la moglie avrebbero ricevuto centinaia di migliaia di euro dall’allora amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani, durante la tentata scalata ad Antonveneta.
“La maschera è caduta, si è capito il vero motivo di questa nomina” – ha immediatamente commentato il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini. Più caustico il commento di Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori: “Ormai – ha detto Donadi – per sfuggire alla giustizia ci sono solo due strade: la latitanza o una poltrona nel governo Berlusconi”
Se tutte le leggi ad personam,tutte le leggi porcata di questo esecutivo,fossero state interpretate dal centro-sinistra,come forza politica sarebbe sparita come i dinosauri,viceversa per l'elettorato di centro-destra,tutto ciò è come fosse acqua che sgorga. Segno dei tempi,agli italiani piace l'uomo che s'è fatto da solo,combinandone più di bertoldo in Francia,ma assolutamente da rispettare poichè molto ricco e potente.
Siamo un mix tra Arlecchino e Pulcinella,questa mi pare la fotografia più consona di questo paese,l'uno servo di due o più padroni,l'altro da considerare il tutto e il suo contrario.
Le nostre origini sono queste,e non riusciremo mai a scrollarcele di torno.
"Tutto ora, tutto vero, tutto dentro, tutto in nero": in Escort 25 il manifesto delle "disposte a tutto" Non è nei negozi. Le radio lo snobbano. E i discografici? Forse, un giorno. Eppure in Rete è già un cult. Si chiama Immanuel Casto, ha 26 anni, di giorno è art director, ma di notte è il cantore del “Porn Groove”. Vuol dire, tette, culo, gnocca, “69” messi in rima. Niente di nuovo per alcuni appassionati degli Skiantos e figli, ma la sua ultima canzone “Escort 25” ha registrato novantamila contatti, e i ragazzi cantano il ritornello che fa “tutto ora, tutto vero, tutto dentro, tutto intero…”. Evocative anche le altre hit: “Anal beat”, “Che bella la cappella”, “50 bocca/100 amore” e “Coiti nel buio”.
“Bè, il mio è progetto musicale che parte da anni – racconta Immanuel -, dove c’è sia una componente ludica, sia una sfera di ricerca artistica e di descrizione sociale”. Insomma, sulla scia del documentario “Videocracy” di Erik Gandini, anche lui cerca “di mettere in luce la nostra società interpretando uno stereotipo che poi si commenta da solo”. Quindi ragazze seminude pronte a ogni compromesso pur di arrivare e il sesso come unica merce di scambio.
Griffe, Costa Smeralda, Montecarlo, sale da gioco. Droga. “C’è molta attualità – continua il re del ‘Porn Groove‘ – anche se sarebbe stato molto semplice mettere dei riferimenti a persone, magari a Silvio Berlusconi e Fabrizio Corona, ma tutto si sarebbe esaurito in una parodia. In realtà volevo fare un affresco di un’epoca. Perché il pezzo non parla né di prostituzione, né di ricchezza, bensì di una sorta di aspirazione generazionale, al raggiungimento di uno status”.
Uno status promosso dal “ruolo ‘didattico’ della politica: è attraverso chi ci governa che arriva la legittimazione”. Bene. Comunque, ecco concerti, serate, inviti. E qualche inconveniente: “Che regali mi fanno i fans? Sono molto eterogenei, qualcuna mi tira il reggiseno sul palco, o gli slip. Ma una volta è andata peggio, molto peggio: in ‘Anal beat’ canto ‘non ti negherò il mio deretano, te lo consegnerò chiavi in mano’. Ebbene, a Perugia sono stato linciato da una serie di mazzi di chiavi con su scritto il ‘mio deretano’”.
Nessuna ferita permanente… “Se questo lavoro mi ha portato vantaggio con le donne? No! Ho una relazione stabile, non mi interessa. Forse era meglio non dirlo. Vabbè, oramai è andata”.
“Tutto ora, tutto vero, tutto dentro, tutto in nero…”.
Meglio diffondere l’Italia d’oggi,se per alcuni potrà essere considerato uno spettacolo anche questa interpretazione,va bene ugualmente,chi al contrario ancora riesce a riflettere,potrà contribuire alla causa.
Un amico che lavora a la-voce.info ce lo aveva detto: “Preparate una bottiglia da spaccare. Un sito è come il varo di una nave. Non sai quanti problemi e quanti casini comporta”. Beh, noi ieri quella bottiglia non la abbiamo rotta. O almeno non lo abbiamo fatto del tutto.
Il nuovo sito del ilfattoquo tidiano.it è sì scivolato in mare con le prime luci all'alba, ma è stato subito preso d'assalto. Non dai pirati, ma dai navigatori. Com'era successo il 23 settembre quando le 90.000 copie del primo numero de Il Fatto Quotidiano (troppo poche) erano scomparse nel giro di un'ora dalle edicole e i lettori ci telefonavano disperati, ieri tra le sei mezza e le 9 oltre 450.000 utenti unici hanno tentato di farci visita. E la ressa, per dirla in maniera ben poco tecnica, ha finito per mandarci in tilt. Colpa nostra che come al solito ci siamo sottostimati. Credevamo che un risultato del genere fosse possibile ottenerlo nell'arco delle 24 ore. Non in un'ora e mezza. Scusateci. Siamo un giornale ancora artigianale. Pieno d'idee, di buona volontà (la redazione ha lavorato sino alle 4 e mezza del mattino e si è ripresentata in ufficio alle 7), ma che decisamente pecca di modestia. È arrivato il momento di capire davvero che noi esistiamo soprattutto grazie alla Rete. Se 40 mi-la persone - molte delle quali utenti abituali di Voglio-scendere, il vecchio e ormai quasi glorioso blog aperto da Marco Travaglio, Pino Corrias e dal sottoscritto tre anni fa - non avessero sottoscritto, a scatola chiusa, l'abbonamento online al Fatto, oggi probabilmente non saremmo qui. Quegli abbonamenti sono infatti stati il volano che ci ha permesso (dal punto di vista economico) di andare a giocare in edicola la nostra partita con i più grandi. Vincendola, grazie alla direzione di Antonio Padellaro, sempre più spesso. Quindi se la Rete ci ha dato fiducia, noi dobbiamo fare qualcosa per meritarcela: non solo dal punto di vista dei contenuti. Ma anche da quello tecnico.
Così ieri, mentre per tutta la giornata il sito si vedeva e non si vedeva o girava lentissimo, ci siamo dati da fare. Abbiamo rimesso nei cassetti i nostri scoop. Abbiamo quintuplicato i server e abbiamo cominciato a ridisegnare parte dell'architettura informatica dell'homepage (o almeno così ci hanno spiegato i tecnici). Un lavoro complicato destinato a durare sino a questa mattina.
I ragazzi della "mezza sporca dozzina del Web" si rivedranno in redazione oggi alle 7 per cominciare a riempire di nuovo ilfattoquo tidiano.it di articoli e contenuti multimediali, pronti a riprovare ad andare online verso le 14. Il parto insomma è difficile, ma la mamma e il neonato sono forti e, prima o poi, ce la faranno. E questa non è la sola buona notizia. L'altra sono il numero altissimo di persone che ci stanno aspettando e i giudizi – tutti positivi a leggre dai commenti postati – sulla versione Beta del sito. Anche per questo noi non siamo troppo delusi. Siamo abituati, da sempre, a marciare in salita. E poi ieri eravamo talmente in tanti che la storia di questo inizio, da vecchi, la racconteremo. Potete starne certi. Non è una promessa. È un fatto.
Col senno di poi,l'unico errore fondamentale della redazione del Fatto quotidiano,è stata l'impossibilità di scaricare la versione Pdf del giornale in questi due giorni,per il resto è tutto fieno in cascina per ciò che concerne le aspettative e il futuro dell'importante realtà per la libertà d'informazione,una piccola tiratina d'orecchie a fin di bene. Non sono un tecnico del settore,ma poteva essere sufficiente lasciare la possibilità di scaricare tramite l'Antefatto.
In bocca al lupo per tanti click online,non dimenticando i fondamentali abbonamenti al giornale.
Saviano: la mia foto da morto su 'Max' è di pessimo gusto
Roberto Saviano non ci sta, e dopo gli attacchi di una parte della politica ed anche di alcuni sportivi, ora deve difendersi dalla rivista 'Max', che gli fa uno 'scherzo' non proprio divertente.
Sul noto periodico è possibile vedere un fotomontaggio che ritrae il 'cadavere' di Roberto Saviano ripreso di scorcio, all'interno di un obitorio.
La scritta che accompagna la foto non è stata presa bene dal famoso scrittore che ha denudato la camorra dei suoi segreti: "Hanno ammazzato Saviano".
"E' di cattivo gusto", ha affermato l'autore di 'Gomorra', aggiungendo inoltre in merito: "Una foto utilizzata per speculare cinicamente sulla condizione di chi vive protetto. Questa pressione sulla mia morte lascia sgomento me e la mia famiglia. Ma rassicuro tutti: non ho alcuna intenzione di morire"
[ da ricerca web ]
Si difendono adducendo che sia stata una provocazione,interpretata dal giornale famoso per il gossip "tette e culi al vento",nell'intento di proteggere il famoso scrittore,ma a mio modesto avviso,penso che sia una trovata per vendere più copie,e di cattivo gusto.
Sul Corriere della sera hanno organizzato un sondaggio,potete esprimere il vostro parere sulla "genialata" di Max!
- La razza umana si estinguerà nel giro dei prossimi cento anni e così pure un sacco di specie animali. A dirlo è nientemeno che Frank Fenner, 95enne professore di microbiologia dell'Australian National University, ma soprattutto lo scienziato che ha contribuito a debellare il vaiolo. Stando all’eminente cattedratico, a far precipitare gli eventi saranno l’esplosione demografica e i consumi fuori controllo, due fattori ai quali gli uomini non riusciranno a sopravvivere, mentre a dare inizio alla caduta sarebbero stati i cambiamenti climatici.
IRREVERSIBILE - «L'homo sapiens sarà estinto probabilmente nei prossimi 100 anni - ha detto Fenner al giornale The Australian - e lo stesso accadrà per molti animali. È una situazione ormai irreversibile e penso sia davvero troppo tardi per porvi rimedio. Non lo manifesto perché la gente sta comunque tentando di fare qualcosa, anche se continua a rimandare. Di certo, da quando la razza umana è entrata nell’era nota come Antropocene (termine coniato nel 2000 dallo scienziato Paul Crutzen per definire l’era geologica attuale, in cui le attività dell’uomo sono le principali fautrici delle modifiche climatiche, ndr), l’effetto sul pianeta è stato tale da poter essere paragonato a una delle epoche glaciali o all’impatto di una cometa. Ecco perché sono convinto che faremo la stessa fine degli abitanti dell’isola di Pasqua. Attualmente, i cambiamenti climatici sono ancora in una fase molto iniziale, ma già si vedono dei considerevoli mutamenti nelle condizioni atmosferiche. Gli Aborigeni hanno dimostrato che potrebbero vivere per 40 o 50mila anni senza la scienza, la produzione di diossido di carbonio e il riscaldamento globale, ma il mondo non può e così la razza umana rischia di fare la stessa fine di molte altre specie che si sono estinte nel corso degli anni». La catastrofica e pessimistica visione di Fenner non sembra, però, trovare grande rispondenza fra i suoi stessi colleghi. «Frank può anche avere ragione - ha spiegato il professor Stephen Boyden, oggi in pensione, al Daily Mail - ma alcuni di noi hanno ancora la speranza che si arrivi a prendere consapevolezza della situazione e che, di conseguenza, si mettano in atto i cambiamenti necessari a raggiungere un vero sviluppo ecosostenibile».
CRISI GLOBALE - «La razza umana - gli fa eco Simon Ross, vice presidente dell'Optimum Population Trust - si trova ad affrontare delle autentiche sfide come i cambiamenti climatici, la perdita della biodiversità (ovvero, l’estinzione di alcune specie animali, ndr) e una crescita senza precedenti della popolazione». Ma c’è chi all’agghiacciante previsione di Fenner mostra in qualche modo di crederci e se la scorsa settimana il principe Carlo aveva messo in guardia dai pericoli legati alla crescita così impetuosa della popolazione mondiale, un altro scienziato, il professor Nicholas Boyle dell’università di Cambridge, si è spinto anche oltre, ipotizzando il 2014 come la data del "giudizio universale", spiegando (nel libro "2014: Come sopravvivere alla prossima crisi globale") che il mondo si sta infilando in una crisi globale senza precedenti, che avrà influenze estremamente più vaste dell’attuale crisi economica internazionale. Nel 2006 era, invece, toccato all’esimio professor James Lovelock lanciare l’allarme circa una diminuzione della popolazione mondiale nel prossimo secolo, quantificabile in 500 milioni di unità, a causa degli effetti del riscaldamento globale, sostenendo che nessun tentativo di cambiare il clima avrebbe davvero risolto il problema, ma avrebbe semplicemente permesso di guadagnare del tempo.
[ da Corsera ]
Teorie discordanti,e secondo il livello di ottimismo o pessimismo fatevi un'idea anche voi.A me pare che l'ecosistema dia dei segnali preoccupanti,dalle temperature medie,dai carotaggi effettuati dagli scienziati,non c'è mai stata un'epoca comparabile alla nostra,ovvero l'accelerazione delle stesse in così breve tempo,alle aree desertiche sempre più estese del pianeta. Il boom demografico e l'evoluzione economica industriale dell'oriente,saranno coinvolti milioni di persone,per l'esattezza metà della popolazione globale,non potranno che aumentare e probabilmente dare sempre più ragione all'anziano scienziato.
E se vogliamo citare anche l'apocalittica marea nera del golfo del Mexico,dove milioni di barili di petrolio non coinvolgeranno solo i litorali circostanti,bensì tramite le maree,il devastante inquinamento si diffonderà in buona parte dell'oceano Atlantico.
Basta un'ora di ascolto del lettore mp3 per provocare danni temporanei all'udito, afferma uno studio dell'universita' belga di Gand. Secondo lo studio ad essere danneggiati sono alcune cellule superficiali dell'orecchio interno, sensibili gia' a 92 decibel. Secondo la Commissione Ue fino al 30% dei trentenni potrebbe aver bisogno di apparecchi acustici nei prossimi decenni per la musica in cuffia, ed e' in preparazione una direttiva che limiti a 85 decibel la capacita' dei lettori.
[ notizia Ansa ]
Se poi ci si reca nelle discoteche spacca timpani tutte le settimane,vi è la certezza di diventare sordi molto precocemente. Meglio ascoltare la musica ad un audio accettabile,altrimenti farete molto felici le società che costruiscono apparecchi per i sordi,e vi posso assicurare che la qualità di queste protesi non sono granchè!
Dopo il raduno di ieri a Pontida con la Lega, che è tornata ad evocare la secessione nel caso il federalismo fiscale non vada in porto, il presidente della Camera Gianfranco Fini va all'attacco. «La Padania non esiste», dice colpendo al cuore uno dei simboli più cari al Carroccio. Non solo. Questo tipo di «invenzioni», va giù duro, intacca la «coesione nazionale» che «rischia di affievolirsi senza un contrasto alle sortite separatistiche». Parole alle quali replica il governatore del Veneto Luca Zaia: «Allora nemmeno il sud esiste».
E sulle quali va pesante il senatore leghista Giovanni Torri: «Se la Padania è propaganda - dice - allora ripercorrendo la storia politica del presidente della Camera viene da chiedersi un pò di cose». Tanto per dirne una - afferma il leghista - «non è vero che quando andò al Family day stava di fatto con l'attuale compagna?». In ogni caso, data la replica inferocita dei 'suoì, non è difficile immaginare che le parole di Fini possano avere irritato il Senatur Umberto Bossi che solo pochi giorni fa aveva fatto da sponda al co-fondatore del Pdl sulle intercettazioni con un'occhio all'obiettivo di portare a casa il federalismo fiscale. Una riforma sulla quale il Carroccio vuole accelerare anche per dare una risposta alle autonomie locali sul piede di guerra per i tagli lineari della manovra che tolgono loro l'ossigeno. Con i sindaci del nord che ieri hanno addirittura scelto di non salire sul palco di Pontida. Di questo andrà a parlare Bossi stasera ad Arcore con il premier Silvio Berlusconi chiedendo, appunto, garanzie sul prosieguo del federalismo. «Il governo si sbrighi», è il monito del governatore della Lombardia Roberto Formigoni che sottolinea come entro dieci giorni al massimo debba arrivare in Parlamento la relazione del Tesoro sull'impatto della riforma e, a seguire, un pacchetto di nuovi decreti attuativi.
Del resto, come sottolinea il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, sulla linea delle parole di ieri di Bossi («il federalismo sono io»), «ci sono tre ministri che stanno lavorando a mille per farlo». «Bossi, Tremonti e Calderoli - dice il ministro della Semplificazione, senza peraltro citare il neo-ministro Brancher - stanno lavorando per portare entro giugno la relazione tecnica sul federalismo e quattro decreti legislativi». Secondo quanto spiegano fonti governative, la Lega avrebbe avuto assicurazioni dal ministro Tremonti sulla relazione che potrebbe anche arrivare in Parlamento qualche giorno prima dell'ultima data utile, ovvero il 30 giugno. E sarebbero a buon punto anche tre dei prossimi decreti attuativi (quello su Roma Capitale ha già avuto l'ok del Cdm) che potrebbero arrivare tutti insieme in uno dei primi Consigli dei ministri di luglio. Si tratta dei due che vanno a stabilire fabbisogni e costi standard in relazione alle funzioni fondamentali delle autonomie e di quello sui tributi locali di Comuni e Province. In settimana verrà stabilità la road map dei provvedimenti. Intanto l'opposizione va all'attacco. L'Udc con Pier Ferdinando Casini, che ha sempre votato no sul federalismo, ha buon gioco a cavalcare le perplessità di Formigoni sul rapporto manovra-riforma federale. Mentre il Pd con Francesco Boccia, chiede che non si facciano scelte al ribasso sui costi standard e avverte: «o si fa il federalismo fiscale ora o muore».
[ da L'unità ]
Dopo la minaccia di secessione dichiarata da alcuni esponenti leghisti ieri a Pontida,il più illustre si chiama "Castelli",la destra ribelle capeggiata dal Presidente della Camera,Fini,rilancia non riconoscendo ciò che è più caro ai verdi del "va pensiero",tutto ciò pare un brutto temporale e chissà se non diventerà peggio,chi va con la Lega prima o poi sbotta,gli out,out del Senatur & soci non possono passare come acqua che sgorga,anche se di fatto per come sia spaccato il paese a livello elettorale,gli anni a venire potranno aprire qualsiasi scenario.
La secessione non è dietro l'angolo ma appena passato il marciapiede,a parer mio.