venerdì 12 giugno 2015

La considerazione idiota di Umberto Eco sui social
















Ricevendo la laurea honoris causa in Comunicazione all'Università di Torino, l'autore de Il Nome della Rosa ha criticato ferocemente il Web e ha difeso la carta stampata, citando Hegel: "La lettura del giornale è la preghiera quotidiana dell'uomo moderno. Si tornerà all'informazione cartacea"

Che certi ambienti culturali che potremmo definire “novecenteschi” non amassero particolarmente il Web e i social network era cosa nota. Ma ieri c’ha pensato Umberto Eco, l’intellettuale più noto d’Italia, a rincarare la dose. Ricevendo la laurea honoris causa in Comunicazione e Culture dei Media all’Università di Torino, l’autore de Il Nome della Rosa e Il pendolo di Foucault non le ha certo mandate a dire: “I social permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”.

Parole durissime, ma dietro l’attacco c’è anche una riflessione più specifica su un tema che non può essere ignorato: “Il grande problema della scuola oggi è insegnare ai ragazzi come filtrare le informazioni di Internet. Anche i professori sono neofiti di fronte a questo strumento”. Il problema delle fonti esiste, e non solo per i ragazzi a scuola. Sono i media i primi che rischiano di restare impelagati tra le secche delle bufale, ma forse basta saper fare il proprio mestiere con scrupolo per evitare tali intoppi.

L’opinione di Umberto Eco è in controtendenza anche per quel che riguarda il futuro dei giornali. Secondo il professore e scrittore non spariranno, soprattutto in questa fase in cui proliferano “bufale e riletture storiche fantasiose” sul Web: “Sono fedele a Hegel, che diceva che la lettura del giornale è la preghiera quotidiana dell’uomo moderno. Si tornerà all’informazione cartacea“. Convinzione sincera o battaglia di retroguardia venata di snobismo, Umberto Eco forse è uno dei pochi intellettuali che, in Italia, può permettersi di andare controcorrente. A torto o a ragione, quella è un’altra storia.



Una generalizzazione imbarazzante l'affermazione dell'illustre letterato,sparare nel mucchio in questo modo non lo onora,se è pur vero che esistano molteplici voci idi..te sul web le distinzioni andrebbero fatte a priori.

Questa è la realtà che stiamo vivendo e indietro non si torna,può piacere o meno ma non esiste il monopolio del buon senso e della cultura,lo spazio va dato a tutti.

per eventuali notifiche - iserentha@yahoo.it

2 commenti:

LaDama Bianca ha detto...

Mi piacerebbe sapere chi dovrebbe decretare quali siano gli idioti o perché. Troppo facile sparare a zero su tutti, peraltro arrogandosi il diritto di saperne di più, di poter parlare liberamente a scapito di altri.
Non mi è piaciuta la sua uscita, l'ho trovata piuttosto infelice.

Ivo Serenthà ha detto...

Solo un certo delirio da saccente,chi non comprende l'importanza del web in ogni sua sfaccettatura,positiva o negativa che sia,evidentemente ha dei limiti.

Saluti