giovedì 15 marzo 2012

Con la cultura non si mangia,anzi si progredisce



di Andrea Aparo

Università, all’estero non capiscono nulla… Lo so, lo so. Ne ho già parlato ma il tema mi sta molto a cuore. Poi gli antichi dicevano che “repetita juvant”. Quindi ne parlo ancora perché è stata appena pubblicata l’edizione 2011-12 della classifica annuale delle università del mondo stilata dalla rivista Times Higher Education. Nulla di nuovo: le università italiane, le più antiche e una volta prestigiose del mondo, nelle prime cento semplicemente non ci sono. Nemmeno una.

Già sento il coro degli accademici, ricercatori, assistenti, tecnici, uscieri e bidelli che salmodiano con voce unica e intonata che la classifica non vale nulla, che i criteri sono sballati, che loro, tutti loro, di ogni ordine e grado sono belli, bravi e bravissimi. I 17mila 554 professori ordinari con almeno 16 anni di esperienza appartenenti a università di 149 paesi i cui pareri hanno definito la classifica in base alla reputazione non hanno capito nulla, capiscono poco e capiranno ancora meno. Comunque sia, al primo posto c’è Harvard. Al solito. Poi il MIT. Al terzo posto Cambridge, Regno Unito. Nelle prime 50, 29 sono statunitensi, 3 australiane, 2 giapponesi, una tedesca, una svizzera, una di Hong Kong, le cinesi sono 2, 6 del regno Unito, Singapore una, canadesi 3. Italiane nessuna. Chi se ne importa della reputazione -continua il salmo di cui sopra- ben altri sono i parametri che contano! Giusto. La classifica, chiamiamola “generale”, tiene conto di 13 indicatori di prestazione raggruppati in 5 aree: Insegnamento, Ricerca, Citazioni, Relazioni con l’industria, Internazionalità. Rispettivamente valutano l’ambiente di apprendimento; la quantità, reputazione e valore economico della ricerca; influenza della ricerca svolta; innovazione; personale, studenti e ricercatori. (Chi ne vuole sapere di più sulla metodologia può trovare informazioni e spiegazioni a questo (link).

Secondo questa altra classifica Harvard scende al secondo posto e al primo svetta il Caltech, ovvero il California Institute of Technology. La prima delle italiane? L’università di Bologna sta da qualche parte fra il posto 226 e 250. Se si guarda alla sola Europa, la prima università italiana è sempre l’Alma Mater bolognese, al duecentododicesimo posto.
Se invece si guarda alle classifiche per settore di attività –Ingegneria e Tecnologia, Arte e Scienze umanistiche; Scienze mediche; Scienze biologiche, Scienze fisiche e Scienze sociali- in nessuna di esse compare fra le prime 50, un’università italiana.

Incredibile -conclude il salmo già citato e sempre urlato- quanto questi del Times Higher Education insieme ai 178mila 500 accademici di 137 paesi non capiscano proprio nulla.

Avere università di qualità mondiale è elemento essenziale per le nazioni per alimentare e sostenere nel tempo una economia dinamica, capace di crescere, di attrarre investimenti. Non c’è crescita, occupazione, generazione di ricchezza e benessere senza educazione di altissima qualità. Si parla tanto di strategie e non ci si rende conto di quanto sia strategica l’università e l’educazione di ogni ordine e grado.

Onorevole, ex-Magnifico, di certo ancora Chiarissimo Professor Profumo: si fa qualcosa prima che finisca di evaporare tutto?



Le riflessioni e l'accorato appello alle Istituzioni sono del tutto condivisibili,del resto rammento che recentemente l'eminentissimo Tremonti,ha affermato "con la cultura non si mangia",evidentemente anche su questo piano non ha capito nulla,è abituato a correggersi e piroettare concetti,tra qualche tempo scriverà un libro dopo quello sulla globalizzazione,nel quale stravolgerà la tesi.
Nel momento difficile epocale,con la coperta cortissima dei possibili investimenti,sarà arduo poter destinare moltissime risorse verso gli atenei e la scuola in generale,certo è che parallelamente si dovrà riformare e ringiovanire tutto il sistema,magari con il fatidico metodo meritocratico molto difficile da ottenere su queste latitudini.
Altrimenti l'oblio non solo economico che abbiamo ainoi intrapreso,continuerà inesorabile.

Auguri a tutto il paese,inizio a incrociare le dita!

&& S.I. &&


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1 commento:

LaDamaBianca ha detto...

Non c'è da stupirsene...e aggiungerei un purtroppo!