giovedì 30 dicembre 2010

Le dimissioni di cinque minuti delle parlamentari del Pdl,di Michele Serra




Le donne del Pdl sono in subbuglio. Dopo i casi Carfagna e Prestigiacomo (uscite dal partito sbattendo la porta e rientrate pochi minuti dopo perché fuori pioveva e faceva molto freddo), altre liti e altre crisi agitano il vivace mondo della destra femminile. Vediamo i casi più spinosi.

Alessandra Mussolini

Ha calato un cestino dal davanzale con un biglietto di dimissioni, per protestare contro la riammissione di Mara Carfagna, sua dirimpettaia a Napoli. Ma il cestino si è impigliato nei panni stesi. Con la mano a conchetta attorno alla bocca, la Mussolini ha invocato l'aiuto di Pulcinella, che transitava in quel momento sotto il suo davanzale. La Carfagna, attirata dal clamore, si è affacciata alla finestra e ha accusato la Mussolini di stropicciarle il bucato: le due finestre frontestanti distano solo un metro e mezzo, e il filo del bucato è in comune. Ne è nato un parapiglia spaventoso, al quale hanno partecipato posteggiatori abusivi, suonatori di mandolino, femminielli, pizzaioli e bambini vestiti da Maradona, nel pittoresco scenario dei vicoli, con il caratteristico suono della caccavella e del putipù sullo sfondo. I giornalisti, subito accorsi, sono stati accusati dalle due donne di voler fare solo del facile folklore.

Rosi Mauro

La vicepresidente del Senato, molto criticata per avere retto una seduta di Palazzo Madama sparando diversi colpi in aria con la sua Colt, ha giudicato strumentali le polemiche perché la pistola era regolarmente denunciata. Incompresa anche da Bossi, che non sopporta più i suoi modi rozzi e le ha chiesto più volte "ma dove cazzo li hai imparati, porca di quella vacca!", la Mauro ha in animo di lasciare la politica e tornare al suo precedente lavoro (ha brevettato la macellazione dei maiali a mani nude). Interprete genuina dell'animo popolare della Lega, oggi la giudica imborghesita: "Bossi non è più lui, si fa lavare e addirittura stirare le canottiere, sono cose da finocchi". È in dissidio con il partito anche a causa della decisione dei probiviri, che hanno abolito il tradizionale saluto leghista, "Uei!".

Alda della Bovisasca

Deputata leghista della Bovisasca, Alda della Bovisasca non è certo sospettabile di avere fatto carriera per meriti sessuali. È un'anziana cantante della Bovisasca, famosa per l'interpretazione della "Bela Gigugin", della "Bela lavanderina" e della "Bela Rosina", che ha riunito in una sola canzone, "La trilogia dela bela Gigugin, dela bela Lavanderina e dela bela Rosina". La cantò la prima volta per le truppe alleate, nel 1945, quando liberarono la Bovisasca, e venne pagata molti dollari purché la smettesse. Mai invitata a Villa Certosa, ignorata da Rai e Mediaset, evitata perfino da Pupo e Emanuele Filiberto, ha deciso di lasciare il Parlamento, troppo lontano dalla sua amata Bovisasca. Le sue dimissioni sono state accolte con grande sorpresa perché, non essendo mai stata a Roma in vita sua, nessuno sapeva che Alda fosse deputata.

Scybilla Promanzoni

Ex capezzolina del varietà di Mediaset "Tette! Tette! Tetteeeee!", chiuso dopo una sola puntata perché era sembrato indecente anche all'Associazione dei registi porno, che aveva scritto una vibrante lettera di protesta, Scybilla Promanzoni si è rassegnata, come ripiego, a entrare in politica. Berlusconi l'ha nominata ministro delle Finanze, ma in Bielorussia, per evitare strumentalizzazioni da parte dell'opposizione. Ben presto in rotta con il premier Popov, che pretendeva che imparasse il bielorusso, Scybilla si è dimessa e sta meditando un clamoroso rientro sulla scena italiana, o come capezzolina, o come vicepresidente del Consiglio, o tutt'e due le cose, sfidando le inevitabili polemiche sul doppio incarico.



E vissero felici e contente,con qualche bisticcio fino a quando regnerà il messia di Arcore

[ Kenzo ]

2 commenti:

valerio ha detto...

la risposta è lì , nella vignetta !!

ciao auguri , complimenti ancora per il blog

Ivo Serentha and Friends ha detto...

Auguri a te,complimenti alla tua realtà.