mercoledì 30 settembre 2009

Mara Carfagna e il suo splendido appartamento acquistato sotto costo



Può senza dubbio sorridere,oltre la splendida carriera,un appartamento acquistato in questo modo,non è da comune mortale


Per l’appartamento offerte fino a 1,3 milioni, ma tra mediatori e buoni uffici alla ministra ne bastano 930 mila.

Mara Carfagna ha comprato uno splendido appartamento a due passi da Fontana di Trevi. Da quando si è sparsa la voce, soprattutto tra i colleghi del Pdl, fioriscono i pettegolezzi. “Il fatto quotidiano” è andato a verificare carte alla mano cosa c’è di vero. Scoprendo che Mara Carfagna ha comprato effettivamente un appartamento che sul mercato vale molto di più del prezzo dichiarato nel suo atto. Una strana vendita a un prezzo sottocosto rispetto a quello pagato per l’acquisto e inferiore a quello offerto, anni prima, da altri potenziali acquirenti. Ma partiamo dal Catasto. Dalle visure risulta che Mara Carfagna ha acquistato un appartamento di 7,5 vani a pochi metri dal suo ufficio al ministero. Si tratta di un quinto piano in un palazzo nobile, con affaccio su via della Stamperia, vicino al Quirinale che fino al 2001 era di proprietà di una società di Berlusconi, la Edilnord.

Il Cavaliere però non c’entra. Il ministro più apprezzato da Silvio ha comprato molti anni dopo la vendita da parte delfratello del premier, Paolo Berlusconi. L’appartamento misura circa 160 metri quadrati e fa parte di uno stabile che rappresentava uno dei gioielli del portafoglio Edilnord, venduto alla Pirelli di Tronchetti Provera, nel 2001. La Pirelli, a sua volta, lo conferì in una società del gruppo Aedes (la Dixia Spa) nella quale ottenne una quota di minoranza. Dixia nel 2005 mette in vendita lo stabile a un buon prezzo. Una società immobiliare salernitana con buoni agganci a Roma si accaparra due appartamenti. Si chiama Promozione e Sviluppo ed è controllata da un avvocato, Mario Santocchio, che è stato candidato al consiglio regionale campano con Forza Italia nel 2000 e che oggi è assessore del Pdl nel comune di Scafati. Santocchio compra nel dicembre del 2005 e sgancia 1 milione e 728 mila euro per due case: l’appartamento che poi sarà del ministro Carfagna e un altro più piccolo, che si trova al civico accanto. Nell’atto i prezzi sono distinti chiaramente. La futura casa di Mara Carfagna costa un milione e 92 mila euro: 910 mila euro più Iva.

Santocchio compra bene e realizza subito. Sul portone appare il cartello vendesi. Si fanno avanti i compratori. Il primo è Luciano Onder, il giornalista della RAI che conduce le trasmissioni più autorevoli in campo sanitario racconta: “Tentai di comprare perché era molto bello: tre grandi stanze affacciate su via della Stamperia, verso il Quirinale, altre due sul cortile. Era luminoso, anche se le stanze erano sghembe e bisognava eseguire una profonda ristrutturazione”, ricorda Onder, “trattavamo sul prezzo quando a un certo punto il venditore mi disse che si era presentato un magistrato che offriva di più e avrebbe comprato a 1 milione e 100 mila”. “Il Fatto Quotidiano” ha rintracciato il magistrato. Si è occupato di indagini di mafia e vive sotto scorta e chiede l’anonimato. A “Il Fatto Quotidiano” racconta: “Sì ho visto quell’appartamento con mia moglie. Abbiamo trattato a lungo ma non siamo riusciti a comprarlo. Avevamo offerto 1 milione e 200 mila euro ed eravamo disposti a salire ancora ma ci hanno detto che avrebbero venduto a un’altra persona a 1 milione e 320 mila euro. Eravamo nell’ultimo scorcio del 2006”.

Poco dopo, il 15 dicembre del 2006 Santocchio vende a una famiglia di gioiellieri salernitani, i Troncone. Nell’atto i contraenti indicano un prezzo più basso, molto più basso di quello trattato dal magistrato e da Onder. Addirittura più basso di quello d’acquisto. Santocchio vende a 850 mila più Iva quello che aveva comprato a 910 mila più Iva. “L’appartamento non era in ottime condizioni e accettai di vendere a un prezzo più basso”, dice Santocchio oggi, negando i ricordi di Onder e del pm: “Non hanno documenti per riscontrare le loro parole. Se avessi avuto un’offerta a 1,2 milioni avrei venduto. Il prezzo è quello dichiarato”. Passano ancora due anni e l’appartamento torna in vendita. Sul mercato vale almeno un milione e mezzo. Santocchio propone l’affare a Mara Carfagna, che conosce, essendo sua concittadina e compagna di partito.

Nel palazzo si dice che l’appartamento era in vendita a 1 milione e 700 mila euro, prima che lo comprasse il ministro. Se avesse davvero sborsato quella cifra, la mannaia dell’aliquota del venti per cento avrebbe portato via ai Troncone un quinto del guadagno: 150 mila euro di tasse. Ma non è andata così. La famiglia Troncone di Salerno si è accontentata di 930 mila euro. Molto meno di quello che avrebbero pagato volentieri il giornalista e il pm due anni prima. il 18 febbraio 2009 davanti al notaio D’Aquino, il padre del ministro, Salvatore Carfagna, e il padre della venditrice, Aniello Troncone, dichiarano che il prezzo di vendita è 930 mi-la. Circa 450 mila euro sono pagati accollandosi il mutuo a tasso fisso,(per una rata di circa 4 mila euro al mese) mentre il resto è versato mediante assegni tratti sulla Banca della Campana. Dove ha preso i soldi il ministro? Circa 200 mila euro vengono dalla vendita di un monolocale che aveva comprato a Roma quando era un’attrice alle prime armi. Escludendo i 450 mila euro del mutuo, e considerando i 200 mila euro che presumibilmente serviranno per la ristrutturazione, Mara Carfagna ha avuto a disposizione circa mezzo milione cash.

Non c’è da stupirsi troppo. Mara Carfagna è parlamentare dal 2006. Il suo stipendio lordo supera i 140 mila euro e quello netto ammonta a 90 mila euro circa. Mentre, quando era una stellina dello spettacolo, almeno stando alla dichiarazione presentata nel 2005, guadagnava poco di più. Il mezzo milione che sembra una cifra notevole ai comuni mortali, per lei non è una somma irraggiungibile. Cosa diversa sarebbe stata se avesse pagato davvero 1 milione e settecento mila euro. In quel caso, mancherebbe un milione di euro all’appello. Alla fine, insomma, la domanda che rimane sul tavolo è questa: il prezzo dichiarato nell’atto, 930 mila euro, è quello reale di acquisto? A “Il Fatto Quotidiano” il ministro replica: “Si è occupato di tutto mio padre. Non conosco i dettagli di quella compravendita. Ma certamente sarà stato fatto tutto nella legalità e nella trasparenza”. Al termine di questa inchiesta si possono formulare tre ipotesi. La prima è che il venditore non sopporta le toghe e i giornalisti e ha preferito vendere sotto costo a un ministro.

La seconda è che la crisi si sia abbattuta con forza solo sul quinto piano del palazzo in questione, risparmiando il resto del centro di Roma. L’ultima spiegazione, che però riportiamo solo come ipotesi di scuola, quasi per assurdo, è che il ministro, o meglio il padre, abbia dichiarato un prezzo di vendita simile a quello di acquisto e diverso a quello reale solo per evitare al venditore di pagare le tasse sulla plusvalenza.



Evidentemente chi ha venduto è rimasto folgorato dallo charme della Ministra,una folgorazione un tantinello cara,anche se apparentemente non dovrebbero sussistere reati a riguardo.

Chi arriva a determinati vertici,ha la strada spianata,è sempre stato così,soprattutto nell'epoca del partito azienda al potere da quindici anni,o quasi!!

Solo un piccolo appunto alla redazione del Fatto quotidiano,la notizia è interessante e andava data,al contrario del silenzio mediatico italiano,ma la prima pagina pare più uno scoop da Novella 3000,penso che si potesse aprire con altro.



&& S.I. &&

Lo scudo fiscale visto dalla satira



Il fatto quotidiano













[Giannelli - Corsera ]



[ Mauro Biani ]


[@#& blog Freedom &#@]

Una badante e una colf,purchè siano abbronzate,di Massimo Gramellini



I più famosi abbronzati del pianeta


Commendator Carugati, oggi scadono i termini previsti dalla legge: ha regolarizzato la badante di sua madre? «Mi permetta intanto di dire che non sono razzista. Ben vengano gli immigrati che hanno voglia di lavorare». Come la badante di sua madre. «Ma certo. Basta con i clandestini. Sì agli extracomunitari onesti, no a quelli che delinquono. Serve una legge seria». Come quella che consente di regolarizzare la badante di sua madre. «Non è una legge seria. È una legge triste. Si vede che l’han fatta in Europa. Lassù, dove fa buio presto. Ma si rende conto che per sistemare la peruviana della mamma io dovrei avere un reddito superiore ai 20 mila euro?». Scusi, lei non possiede una bella fabbrichetta? «Uh». E un paio di belle macchinette? «Uh uh. Ferme in garage: non ho neanche i soldi per la benzina». Le saranno rimasti almeno i 500 euro necessari ad avviare la pratica. «Quelli non mi servono, perché la peruviana è disposta a versarli lei. Ma quando l’avrò messa in regola, dove troverò i soldi per pagarle lo stipendio? 880 euro più 220 di contributi! E chi sono io, Bill Gates?». Quindi lei fa parte di quel 70% di italiani che non ha regolarizzato il clandestino che sgobba in casa sua. «E per forza. Serve una legge più simpatica».

Ci illumini, la prego. «Chi lavora in nero va fatto emergere, ma a patto che si possa continuare a pagarlo in nero anche dopo. Semplice, no?». Lei è nato per fare politica. Il suo slogan? «Lasciamo l’Europa agli europei e il Mondo ai mondiali. Noi continuiamo a fare gli italiani, che ci viene meglio».

[ da La stampa ]


Cronaca banale ma diffusa in questo paese,si vorrebbe tutto e il suo contrario,ovvero la badante o la colf in nero,altrimenti diventerebbero di colpo "abbronzate",perchè fa figo,non ci si deve contorcere nelle dichiarazioni dei redditi,e tutto sommato un pezzo di pane al terzo mondo affamato lo si garantisce.
Siamo nell'olimpo dell'opportunismo,bellezza...

&& S.I. &&

martedì 29 settembre 2009

200 crolli sospetti all'Aquila,sta arrivando la resa dei conti



È il momento della verità nell'inchiesta della magistratura sui crolli degli edifici a L'Aquila durante il terremoto della scorsa primavera. I nomi dei primi indagati sono pronti: costruttori, probabilmente. Ma non solo. Anche le verifiche sulle stabilità, le autorizzazioni per gli ampliamenti, le certificazioni sulle modifiche strutturali sono finite al centro delle indagini. E dalle perizie depositate negli ultimi giorni sarebbero emerse alcune posizioni critiche: niente nomi, né tantomeno qualifiche professionali o funzioni manageriali di dirigenti statali o proprietari di ditte trapelano dal Palazzo di giustizia abruzzese.

Ma il procuratore Alfredo Rossini, pur non sbilanciandosi, ha fatto chiaramente capire che a qualcuno verrà chiesto il conto per i morti e i lutti di quei terribili e interminabili minuti in cui il sisma ha squarciato case, raso al suolo palazzi: «Da queste perizie — ha spiegato — presumibilmente emergono delle responsabilità. Non posso dire i nomi degli indagati ma è certo che i primi giorni di ottobre iscriveremo i nomi delle persone nel registro degli indagati». Gli esperti hanno concluso la parte iniziale del loro lavoro. Hanno esaminato documenti acquisiti al catasto, eseguito prove tecniche. Hanno testato i materiali raccolti dalle squadre di soccorso tra le macerie. E hanno riportato nero su bianco le loro conclusioni. Tra le consulenze messe a disposizione dei pubblici ministeri, ci sono quelle di alcuni luoghi simbolo del terremoto: si sono concentrati, almeno per il momento, sul catastrofico crollo della «Casa dello Studente», sull'inspiegabile cedimento strutturale di buona parte dell'ospedale, sugli sfregi provocati dal terremoto al convitto nazionale. «I siti sotto esame sono 200», ha specificato Rossini per far capire quanto sia imponente la mole di lavoro che aspetta le toghe. Per il momento, la priorità è stata data ai luoghi maggiormente colpiti per la qualità e il numero delle persone offese. Ma niente e nessuno — lasciano intendere gli inquirenti — sarà trascurato.

Rossini esclude l'ipotesi di voler arrivare alla celebrazione di un maxi-processo, un dibattimento con centinaia di imputati dove possa essere più complicato far emergere le singole responsabilità. «Abbiamo fatto una grande indagine per organizzare alla stessa maniera tutti i siti in cui ci sono stati dei crolli di rilevanza penale e dove ci sono stati, purtroppo, dei decessi per rendere possibile singoli processi. In questa grande inchiesta abbiamo fatto le selezioni in maniera da poter poi presentare facilmente i dibattimenti davanti ad eventuali giudici per evitare che ci siano interruzioni», ha aggiunto il procuratore. Che ha rilanciato l'allarme-cosche nelle attività di ricostruzione post-terremoto: «Abbiamo diversi procedimenti in corso e stiamo assegnando anche i sostituti applicati presso la Procura distrettuale antimafia. Ci sono state tante comunicazioni di persone, di famiglie mafiose che fanno parte delle società impegnate nella ricostruzione».

[ da Corsera ]

Le indagini hanno fatto il loro corso,tra pochi giorni verranno interpellati gli indagati e con tutta probabilità molti di loro andranno sotto processo,le immagini dei crolli nel capoluogo abruzzese le abbiamo viste tutti quanti,ci siamo chiesti come delle palazzine costruite dagli anni 60 alle più recenti possano essere crollate,l'intensità del sisma non avrebbe dovuto creare questi danni,considerando che dagli anni 30 L'Aquila è nell'elenco delle zone sismiche e le relative costruzioni avrebbero dovuto essere a norma contro gli eventi tellurici.

Le vittime e i danni ingentissimi alla popolazione chiedono giustizia,poichè sicuramente esistono delle gravi responsabilità sui materiale usati e sui progetti.

Per chi volesse visionare il video sulla possibile prevenzione delle case più antiche e le tecnologie sfruttabili per renderle sicure, il filmato di Superquark a riguardo.




@@ Dalida @@

Il piccolo dittatore ormai al delirio,di Marco Travaglio



Charlie Chaplin ci scuserà,e per rendere l'idea...

Messaggio riepilogativo a reti unificate.L’opposizione non deve opporsi, infatti per fortuna non lo fa. I giornalisti non devono farmi domande, a parte quelle che suggerisco io. I fotografi non devono fotografarmi, tranne i miei. I sindacati non devono sindacare. I magistrati non devono indagare sulle stragi di mafia, cioè su di me, perché quella è roba vecchia. E Mangano era un eroe, infatti non ha fatto il mio nome né quello di Marcello. I giudici non devono interpretare né contestare le leggi e, se la Costituzione glielo consente, è sbagliata la Costituzione. La Corte costituzionale non si deve permettere di giudicare incostituzionali le mie leggi incostituzionali; chi si crede di essere: la Corte Costituzionale? Il Capo dello Stato deve firmare quello che gli mando io e basta, come del resto ha sempre fatto. I tribunali devono condannare tutti gli immigrati a prescindere e assolvere tutti i miei amici a prescindere. Io posso denunciare gli altri, ma gli altri non possono denunciare me. I portavoce della Commissione europea non devono portare la voce della Commissione europea, se no usciamo dall’Europa. I parlamentari non devono votare perché mi fanno perdere tempo: bastano e avanzano i capigruppo.

L’Onu non deve fare l’Onu, altrimenti usciamo pure dall’Onu. La Chiesa non deve impicciarsi nei diritti umani degli immigrati e di Dino Boffo, ma solo nelle faccende di sua competenza: scuola privata, Ici, fecondazione assistita, testamento biologico. Il Papa deve dare la comunione ai divorziati, o almeno a uno: io. Gli italiani devono sposarsi in chiesa e avere una sola famiglia, eccetto me e le mie famiglie. Michelle Obama, la moglie abbronzata dell’abbronzato, deve baciarmi e all’occorrenza lasciarsi dare una palpatina. Mia moglie non deve chiedere il divorzio da me, io invece posso chiederlo da lei. Fini non deve avere delle idee e, se gliene vengono, se le tenga per sé. I pubblicitari non devono fare pubblicità ai giornali che non sono miei e alle tv che non sono mie (fra l’altro, pochissime). La Rai deve controllarla il governo, quando al governo ci sono io; quando invece sto all’opposizione, il controllo spetta alla Vigilanza, cioè all’opposizione, cioè sempre a me.

Santoro e la Gabanelli non devono raccontare cose vere, se no è giornalismo e si mette in cattiva luce Vespa. I miei giornali invitano gli elettori di centrodestra a non pagare il canone della Rai, così lo stipendio a Minzolini, Mazza, Orfeo, Liofredi, Masi, Vespa e agli altri amici lo pagano gli elettori della sinistra. La crisi finanziaria non esiste, è un’illusione ottica delle gazzette della sinistra: basta non parlarne e sparisce. I contribuenti devono smetterla di lamentarsi per le tasse troppo alte: gli faccio un condono all’anno, possibile che non capiscano? I registi non devono fare film non prodotti da me, altrimenti non sono capolavori, ma culturame. Gli insegnanti non devono insegnare. Le escort non devono farsi pagare, altrimenti addio gioia della conquista. I tenori degli enti lirici devono andare a lavorare nei campi, fannulloni che non sono altro. Il Carnevale di Viareggio non deve fare carri allegorici su di me, casomai su Mao, Stalin, Pol Pot e Di Pietro. Non ho nulla a che vedere con il Giornale di Feltri, ma mi dissocio dal Giornale di Feltri.

Kakà e Leonardo mi remano contro. Fini è un nano. Sono alto un metro e settantuno e nessuno deve permettersi di essere più alto di me, il che fra l’altro è impossibile. Sono il miglior presidente del Consiglio dai tempi di Mario e Silla: me l’ha detto l’amico Alcide De Gasperi, che mi è stato presentato l’altro giorno da don Sturzo in conference call con Luigi Einaudi. (Lo portano via)



Fortunatamente dalla scorsa settimana esiste Il fatto quotidiano,questi articoli di Marco Travaglio non sono una novità per chi pratica la rete e si informa bene,il soggetto dell'articolo ha già in mano buona parte del paese,che se lo coccola e vezzeggia,un'altra parte è presa a far congresso e primarie,ed una ancor più consistente non si rende conto e non se ne accorgerà mai purtroppo,d'essere ormai in una moderna dittatura,farcita dal nulla in televisione,ma chi ha il potere lo esercita e pretende che nessuno fiati.

Benvenuti e accomodatevi nel paese d'un uomo solo al comando!!

[@#& blog Freedom &#@]

Milena Gabanelli (Report) e l'impossibilità di potersi proteggere con una polizza personale



Luigi Ferrarella, sulle pagine di questo giornale, ha sollevato un problema che condivido e mi tocca da vicino: la pressione politica (che in Italia è particolarmente anomala) sul condizionamento della libertà d’informazione forse non è l’aspetto più importante, anche se ciclicamente emerge quando coinvolge personaggi noti. Per questo facciamo grandi battaglie di principio e ignoriamo gli aspetti «pratici». Premesso che chiunque si senta diffamato ha il diritto di querelare, che chi non fa bene il proprio mestiere deve pagare, parliamo ora di chi lavora con coscienza. Alla sottoscritta era stata manifestata l'intenzione di togliere la tutela legale.

La direzione della terza rete ha fatto una battaglia affinché questa intenzione rientrasse, motivata dal dovere del servizio pubblico di esercitare il giornalismo d’inchiesta assumendosene rischi e responsabilità. Nell’incertezza sul come sarebbe andata a finire ho cercato un’assicurazione che coprisse le spese legali e l’eventuale danno in caso di soccombenza dovuta a fatti non dolosi. Intanto sul mercato italiano, di fatto, nessun operatore stipula polizze del genere, mentre su quello internazionale questa prassi è più diffusa. Bene, dopo aver compilato un questionario con l’elenco del numero di cause, l’ammontare dei danni richiesti e l’esito delle sentenze, una compagnia americana e una inglese, tenendo conto del comportamento giudicato fino a questo momento virtuoso, si sono dichiarate disponibili ad assicurare l’eventuale danno, ma non le spese legali. Sembra assurdo, ma il danno è un rischio che si può correre, mentre le spese legali in Italia sono una certezza: le cause possono durare fino a 10 anni e chiunque, impunemente, ti può trascinare in tribunale a prescindere dalla reale esistenza del fatto diffamatorio.

A chi ha il portafogli gonfio conviene chiedere risarcimenti miliardari in sede civile, perché tutto quello che rischia è il pagamento delle spese dell’avvocato. L’editore invece deve accantonare nel fondo rischi una percentuale dei danni richiesti per tutta la durata del procedimento e anticipare le spese ad una montagna di avvocati. Solo un editore molto solido può permettersi di resistere. Quattro anni fa mi sono stati chiesti 130 milioni di euro di risarcimento per un fatto inesistente, e la sentenza è ancora di là da venire. Se alle mie spalle invece della Rai ci fosse stata un’emittente più piccola avrebbe dovuto dichiarare lo stato di crisi. Visto che ad oggi le cause pendenti sulla mia testa sono una trentina, è facile capire che alla fine una pressione del genere può essere ben più potente di quella dei politici, e diventare fisicamente insostenibile. Questo avviene perché non esiste uno strumento di tutela. L’art. 96 del codice di procedura civile punisce l’autore delle lite temeraria, ma in che modo? Con una sanzione blanda, quasi mai applicata, che si fonda su una valutazione tecnica «paghi questa multa perché hai disturbato il giudice per un fatto inesistente». Nel diritto anglosassone invece la valutazione è «sociale», e il giudice ha il potere di condannare al pagamento di danni puntivi «chiedi 10 milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20». La sanzione è parametrata sul valore della libertà di stampa, che viene limitata da un comportamento intimidatorio. La condanna pertanto deve essere esemplare. Ecco, copiamo tante cose dall’America, potremmo importare questa norma. Sarebbe il primo passo verso una libertà tutelata prima di tutto dal diritto. Al tiranno di turno puoi rispondere con uno strumento politico, quale la protesta, la manifestazione, ma se sei seppellito dalle cause, anche se infondate, alla fine soccombi.

[ Milena Gabanelli - Corsera ]

Siamo ad un passo per poter sentenziare,la fine delle trasmissioni di approfondimento e di eventuale denuncia delle tante truffe e aspetti criminali nel nostro paese.
Come spiega Milena,qualsiasi inchiesta non potrebbe svilupparsi in una qualsiasi rete minore,le denunce fatte dai presunti offesi sono talmente lunghe e onerose da risultare impossibili per chi le riceve.
Il sospetto di aver tagliato le gambe,professionalmente allo staff di Report,mediante la privazione della tutela legale decisa dai vertici Rai,a questo punto è fondato.

Mi auguro che venga sospesa questa condizione,altrimenti questa importante realtà non potrà più informare,e ritorneremo al buio dei tanti misfatti del "bel paese".

&& S.I. &&

lunedì 28 settembre 2009

Bundanoon-Australia,la cittadina dove è vietata l'acqua in bottiglia



SYDNEY - Addio all'acqua in bottiglia. Si torna al rubinetto e alle fontane. Dopo il via libera ottenuto con un referendum popolare nel mese di luglio, la città australiana di Bundanoon vieta definitivamente la vendita di acqua imbottigliata. In plastica, naturalmente, ma anche in vetro. I 2.500 residenti della località a 120 chilometri da Sydney si erano detti d'accordo con l'iniziativa ambientalista lanciata da un commerciante locale, Huw Kingston. E così, in città sono state ritirate dagli esercizi commerciali le ultime casse d'acqua imbottigliata: al loro posto sono state distribuite bottiglie riutilizzabili e sono state inaugurate una serie di fontane lungo la principale strada del paesino da cui zampilla acqua pubblica. Il dibattito tra gli abitanti del villaggio australiano eco-consapevole è nato dopo che una società aveva deciso di costruire uno stabilimento per l'estrazione di acqua proprio a Bundanoon. «Non aveva senso che prendessero l'acqua qui in città, la trasportassero a Sydney per imbottigliarla e la riportassero indietro per vendercela nei negozi» aveva spiegato Kingston. E hanno detto no all'offerta dell'azienda decidendo di gestire, e bere, la propria acqua. Gratis

DECISIONE - Dal divieto saranno esentati i turisti, che però verranno incoraggiati a riempire le bottiglie vuote alle fontane della città. La decisione era stata adottata quasi all'unanimità dal consiglio comunale (350 voti a favore e solo due contrari) nel giugno scorso. Dei due voti contrari, uno era stato quello di un consigliere locale, l'altro, del rappresentante di un'azienda di bibite che voleva imbottigliare acqua minerale da una vicina sorgente sotterranea. «Mentre i leader del mondo discutono di cambiamenti climatici non dobbiamo dimenticare che ciascuno di noi può fare qualcosa, anche a livello locale», ha commentato Kingston al quotidiano Southern Highland News.

[ da Corsera ]

Si potrebbe prendere spunto ovunque dalla decisione della cittadina australiana,i costi e il controllo dell'acqua imbottigliata,insieme all'aspetto ambientale legato allo smaltimento del pvc,sono costi sociali e del nostro budget familiare.
Dovunque voi siate,la sicurezza dell'acquedotto cittadino garantisce una miglior sicurezza,i controlli dell'acqua depurata vengono effettuati in diverse ore del giorno,mentre non è chiaro quanto siano precisi i controlli delle industrie legate all'imbottigliamento.
Altro aspetto rischioso,sono gli stoccaggi dell'acqua imbottigliata nei depositi,nel caso fossero esposti al sole,la tossicità del recipiente recipiente potrebbe risultare nocivo per la salute,il passaggio della tossiccità del pet con il calore è garantito.
Se pensiamo all'inquinamento dovuto ai trasporti del prodotto,dove il via,vai dell'acqua ad esempio in Italia,è come una maionese impazzita,acque del nord verso il sud e viceversa intasando ulteriormente le autostrade.

Nel caso l'acqua dal vostro rubinetto risultasse particolarmente odorosa dal cloro,è sufficiente lasciarla decantare in una caraffa,dopo alcune decine di minuti l'odore scompare.

Risparmiare e aiutare l'ambiente è possibile,l'esempio in questo caso arriva dalla lontana Australia.

&& S.I. &&

Marco Travaglio,il passaparola del lunedì,lo scudo fiscale tendente al delinquenziale e altre sfumature



"Buongiorno a tutti, c’è tanta carne al fuoco e è difficile scegliere un tema per il Passaparola di oggi, perché ce ne sarebbe da dire un po’ dappertutto: dall’attacco incredibile all’informazione libera, all’attacco alla legalità che sta per essere perpetrato con il cosiddetto scudo fiscale, che in realtà è un gigantesco condono fiscale e non soltanto fiscale, come vedremo.
Annozero sotto attacco

Sull’ultimo attacco del governo alla trasmissione Annozero non penso di essere la persona più titolata a parlare perché, sia pure come ospite indesiderato dai vertici RAI, sono parte in causa.
Volevo soltanto fare notare una cosa: quando il Ministro Scajola e il Sottosegretario Romani annunciano che convocheranno il Consiglio di amministrazione della RAI e i massimi dirigenti dell’azienda per verificare il rispetto del contratto di servizio, dicono una cosa che va molto oltre tutto quello che è avvenuto in questi quindici anni: le censure, le epurazioni, gli editti bulgari, quelli post/bulgari, quelli pre bulgari (Grillo ne sa qualcosa!), perché qui non è un esponente politico della maggioranza o del governo che auspica di non vedere più in televisione personaggi o trasmissioni sgradite; questo era l’editto bulgaro, Berlusconi disse “ non voglio più vedere, se cambieranno registro, Biagi, Luttazzi e Santoro” e poi ci fu chi, obbediente e ossequiente, in RAI eseguì l’editto. Qui siamo a una cosa diversa: qui vogliono mettere proprio per iscritto, per contratto che è il governo a controllare la televisione. Voi direte “ ma già oggi”: attenzione, non è così! Oggi - e è un abominio! - è il Parlamento a controllare la televisione e, nel Parlamento, almeno siedono tutti i partiti rappresentati, addirittura c’è questa usanza di bon ton, per cui il Presidente della Commissione Consiliare che deve sorvegliare per conto del Parlamento il rispetto delle regole nei programmi della RAI, ossia la Commissione Consiliare di vigilanza, è un esponente dell’opposizione: nel nostro caso Zavoli, dopo che hanno impedito di farlo a Leoluca Orlando. E quindi non dico che sia l’ideale: anzi, personalmente ho sempre trovato abominevole che siano i partiti a controllare la RAI, laddove in tutti i Paesi del mondo è la televisione pubblica a controllare i partiti e la politica, il controllato che controlla i suoi controllori di modo che non controllino! Però diciamo - questo dice la legge, la Legge Gasparri - che loro stanno violando la legge Gasparri che hanno fatto loro, perché? Perché adesso la vigilanza è presieduta da Zavoli, il quale è un anziano signore perbene che conosce il galateo istituzionale, il quale ha subito detto “ voi non potete, voi governo, intervenire sul contenuto dei programmi, tanto più non lo potete fare invocando il cosiddetto contratto di servizio”: che cosa è il contratto di servizio? Il contratto di servizio è un contratto che regola i rapporti tra lo Stato e l’azienda, la RAI; la RAI si impegna a fornire ai cittadini una serie di servizi, tot minuti di informazione - chiamiamola così per convenzione - tot minuti di programmi di servizio, che ne so? Anche i programmi per i non udenti, i programmi per i disabili, i programmi culturali - parlo sempre tra virgolette, è ovvio! - che non debbono mai essere superati invece dai programmi di intrattenimento, che non fanno parte dello strettamente definito “ servizio pubblico” e che, quindi, devono finanziarsi non con i soldi del canone, ma con i soldi della pubblicità. Questo è sostanzialmente il contratto di servizio: tu, RAI, mi fornisci questi servizi e io, Stato, ti do il canone per sopravvivere. Non è una peculiarità italiana, tutta questa buriana sul canone dipinto come una cosa unica al mondo: ce l’hanno in tutti i Paesi le televisioni pubbliche, il canone, anzi quello della RAI è tra i più bassi al mondo. Quale è il problema? E’ che la RAI fornisce il servizio che fornisce: ecco perché gli oppositori a questo regime o a questo sistema ogni tanto propongono di non pagare il canone; recentemente l’ha fatto Grillo, quando stavano all’opposizione lo facevano i leghisti, che bruciavano i bollettini etc., è una forma di protesta politica e in Italia, però, nessuno ricorda mai che questa forma di protesta politica favorisce Mediaset, ovviamente, perché a Mediaset nessuno mette i tetti sugli introiti pubblicitari, che invece la RAI ha. In ogni caso, l’unica cosa che non era mai avvenuta è che fosse il governo a sollecitare lo sciopero del canone: perché? Perché, dato che di solito la maggioranza occupa la RAI, poi non si lamenta di cosa fa la RAI, noi siamo a questo punto: Berlusconi, in seguito a varie riunioni a Palazzo Grazioli, ha deciso i vertici della RAI, ha deciso il direttore generale, ha deciso il direttore di RAI 1, ha deciso il direttore del TG1 - Mazza e Minzolini - ha deciso il direttore del TG2, Orfeo, ha deciso il direttore di RAI 2, Liofredi e adesso vorrebbe decidere anche nella riserva indiana del centrosinistra il direttore del TG3 e di RAI 3, poi una profluvie di vicedirettori, capistruttura, portaborse etc. etc., la radio: non parliamone! Ha occupato completamente anche la radio!
Adesso, tramite i giornali di Berlusconi o fiancheggiatori - Il Giornale e Libero - lanciano lo sciopero del canone, ossia prima riempiono la RAI di loro famigli, come se non bastassero quelli che ci avevano già messo prima e adesso dicono ai loro elettori “ non pagate il canone, così i nostri servi li facciamo pagare agli elettori del centrosinistra, i quali continuano a pagare il canone”, è il massimo!
Scajola fuorilegge

L’altra cosa è che il contratto di servizio non consente al governo di convocare i vertici della RAI per sindacare i contenuti di un programma, nel nostro caso Annozero, perché? Perché il contratto di servizio dice quale deve essere la proporzione tra i programmi di intrattenimento e i programmi di informazione e di servizio pubblico etc., ma poi come vengono fatti questi programmi, quella è, ovviamente, responsabilità della dirigenza dell’azienda, del direttore generale e dei direttori delle reti e dei responsabili dei programmi. Santoro ha un contratto da direttore e quindi è come il direttore di un giornale, che risponde al suo editore ma decide in autonomia chi devono essere i suoi collaboratori: o meglio, dovrebbe essergli consentito di decidere in autonomia chi sono i suoi collaboratori. Invece che cosa fa Scajola? Dice “ vi convoco, perché Annozero non mi piace e quindi, visto che non mi piace, viola il contratto di servizio”: naturalmente è non soltanto un’imperiale sciocchezza, ma è anche un atto illegale, un atto eversivo; significa che il governo, ora che la Commissione di vigilanza è presieduta da uno dell’opposizione, vuole sostituirsi alla Commissione di vigilanza, cioè sostituirsi al Parlamento: voi direte “ non è una novità, già fanno i decreti al posto dei disegni di legge, già fanno i voti di fiducia per esautorare il Parlamento”, ecco, siamo oltre. Adesso vogliono prendere la Commissione di vigilanza, metterla nel cestino: cosa sulla quale non ci sarebbe da piangere, se non fosse che la vogliono sostituire con il governo che, se è possibile, è ancora peggio rispetto a prima, perché il governo rappresenta soltanto una parte, ovvero il centrodestra. Quindi vogliono cominciare a dettare i palinsesti a seconda del piacimento e, come se non bastasse, il servilismo che porta la televisione pubblica a essere per i nove decimi completamente appiattita e asservita. Non stiamo parlando di una cosa che prosegue una tendenza durata 15 anni, con le epurazioni: stiamo parlando di un salto di qualità nel peggio, naturalmente, ossia la pretesa di formalizzare anche per iscritto, istituzionalmente, che il governo comanda direttamente quello che ci deve essere e chi ci deve essere nei programmi della televisione, decide Berlusconi, che naturalmente è anche il proprietario di tutta l’altra parte del sistema televisivo. Lo dico, perché se seguite i commentini dei leaders del PD, o non capiscono o fanno finta di non capire, quando si sente D’Alema dire “ è l’ennesima dimostrazione che questa destra è illiberale”: no, non è l’ennesima dimostrazione che questa destra è illiberale, è un atto eversivo che andrebbe denunciato con forme proporzionate alla gravità di questo atto eversivo, illegale, incostituzionale. Sappiate che da 30 anni la Corte Costituzionale, con una giurisprudenza costante, ha stabilito che il governo non ha poteri di controllo sulla televisione, tant’è che, quando il governo - oggi il Ministero delle Attività Produttive, gestito da Scajola e dal Sottosegretario alle comunicazioni Romani - firma annualmente il contratto di servizio e, a fine anno, ne dovrà firmare un altro, non chiude la partita, nel senso che non basta l’accordo tra il governo e la RAI per firmare il contratto di servizio, ci vuole l’approvazione del Parlamento, cioè della Commissione di vigilanza che, se non le piace il contratto di servizio, se lo può cambiare unilateralmente a suo piacimento e quindi vuole dire che la legge stabilisce il primato del Parlamento, che dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e non soltanto la parte che ha vinto le elezioni grazie al conflitto di interessi. Questo perché sia chiaro quello che sta succedendo: non c’entra niente, è un’altra cosa rispetto alle epurazioni, alle censure, agli editti, è una cosa diversa; vogliono mettere per legge - e dato che la legge ancora non c’è la vogliono piegare, per metterlo già in una.. come se ci fosse una legge materiale che scavalca quella scritta - che il governo è padrone non solo della RAI, come azionista, ma è anche il controllore e quindi può fare interventi su quel conduttore, su quel giornalista etc. etc., il governo!
Riciclaggio di Stato

Chiudo la prima parentesi e mi occupo del condono, di quello che chiamano amabilmente lo scudo: lo scudo è un termine soave, è come termovalorizzatore, no? Il termovalorizzatore dà un senso di tepore e anche di valorizzazione: in realtà è un bieco inceneritore cancerogeno.
Lo scudo fiscale è una soave espressione per nascondere il condono sugli evasori, sui trafficanti di droga, di armi, di persone umane, però lo scudo fiscale uno dice “ è lo scudo che mi protegge da qualcosa”, ti protegge dai gendarmi che ti dovrebbero portare via, perché non hai pagato le tasse su capitali che hai dovuto nascondere, perché spesso li hai accumulati con attività di mafia, di ‘ndrangheta, di traffici illegali. Poche cose perché, oltre all’uso delle parole sbagliate, ci sono anche continue propagande: dice “ lo scudo fiscale l’hanno fatto in tutto il mondo, perché gli Stati hanno bisogno di risorse per mettere soldi nella fornace delle attività produttive e salvare l’occupazione, salvare le banche” etc.: sono tutte balle! Altri Paesi hanno fatto lo scudo fiscale, certo, ma non anonimo e facendo pagare il giusto ai cittadini. Io al massimo non ti faccio pagare la multa che dovresti pagare, perché sei un evasore, al massimo ti salvo dall’incriminazione per evasione fiscale, ma tu mi paghi tutte le tasse che non mi hai pagato sui capitali che adesso fai rientrare e dichiari! Questo è quello che succede in altri Paesi e faccio un esempio: negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Sapete che cosa chiedono sui capitali che vengono rimpatriati le leggi di scudo fiscale negli Stati Uniti e in Gran Bretagna? Negli Stati Uniti chiedono il 49%, la metà di quello che fai rientrare la dai allo Stato; il 35% è la tassa che devono pagare per la sanatoria e in più c’è il 14% di sanzioni per l’evasione fiscale. In Inghilterra, in Gran Bretagna chiedono il 44%, quasi la metà: il 40% è il costo della sanatoria e il 4% sono le sanzioni. Quindi non è vero assolutamente niente che il nostro scudo fiscale lo fanno tutti: il nostro scudo fiscale è un unicum al mondo, non perché altri non facciano rientrare pure i capitali, per legge, con qualche modico vantaggio rispetto a quello che si sarebbe dovuto pagare se si fosse rispettata la legge originaria, ma perché da noi lo scudo è quasi gratis, anonimo, mentre per esempio in Gran Bretagna è prevista la pubblicazione dei nomi dei contribuenti che hanno commesso gli illeciti fiscali più rilevanti. Quindi non c’è amnistia a buon mercato e non c’è, soprattutto, anonimato, mentre da noi nessuno saprà mai chi ha fatto rientrare quei soldi e, conseguentemente, chi aveva guadagnato quei soldi in maniera criminale e non ci aveva pagato le tasse, in maniera altrettanto criminale.
Cito, 20 marzo 2009 - non è passato molto tempo: sei mesi - “ l’Italia potrebbe ricorrere a un nuovo scudo fiscale solo se la misura venisse decisa dall’Unione Europea”, l’Unione Europea non ha deciso niente e noi invece l’abbiamo fatto e l’abbiamo fatto così. “ Non è necessario varare lo scudo, è una cosa non richiesta da noi, ma è venuta da richieste esterne all’Italia”: altra balla spaziale di Berlusconi il 13 maggio 2009, dopodiché fanno lo scudo fiscale e dopodiché ci aggiungono anche un emendamento, l’emendamento Fleres, già approvato al Senato, che praticamente aggiunge porcheria alla porcheria e salva dalle conseguenze penali coloro che “scudano” i soldi che hanno portato all’estero e li fanno rientrare in Italia, oppure dicono di averli fatti rientrare in Italia, ma può anche essere il caso opposto, ossia che li avessero nel materasso di casa e abbiano detto “ li avevo all’estero, li ho fatti rientrare”. Il denaro non è fungibile e quindi chi lo sa dove stava? Se poi il tuo rapporto si esaurisce con la banca e lo Stato non ci mette becco, perché è la banca a cui tu devi dare la tassina Tremonti per riuscire a scudare, cioè a ripulire, cioè a riciclare quel denaro sporco, è tutto tra te e la banca: tu versi il 5%, la banca lo versa allo Stato, perché questa è la tassa in Italia, non il 49% degli Stati Uniti, non il 44% della Gran Bretagna, da noi è il 5%! Il 5%! Cioè su enormi capitali, sui quali si sarebbe applicata un’aliquota vicina al 50%, tu non hai pagato una lira, adesso puoi fare rientrare tutto e, invece di dare allo Stato la metà, dai il 5%, ossia ti tieni il 95% di quei soldi sporchi su cui non hai pagato le tasse e, in più, lo Stato non ti potrà perseguire neanche per i reati che stanno dietro all’accumulo e, spesso, all’intascare quei soldi.
Ecco perché questo è un condono che protegge da ogni sanzione amministrativa, tributaria, previdenziale alla faccia dei soliti fessi, che hanno sempre pagato tutto, tasse e contributi! Il costo finale, come vi ho detto, è il 5%, non c’è il rischio di essere sputtanati, perché è tutto anonimo, si prevede un grande gettito, dicono “ abbiamo bisogno di soldi”: strano, perché Tremonti aveva detto - le citazioni che vi ho fatto prima erano di Berlusconi - se non erro anche a Annozero che gli scudi e i condoni non si sarebbero più fatti, intanto perché erano immorali e soprattutto perché ormai non fruttavano più soldi, in quanto chi doveva condonare aveva già condonato e chi non voleva condonare non avrebbe condonato neanche in futuro. Infatti ogni volta che si fanno previsioni di introiti dai condoni e dagli scudi, quelle previsioni vengono regolarmente disattese, perché arriva nelle casse dello Stato un decimo o ancora meno di quello che si era previsto, sono tutte balle! Sono regali alla criminalità organizzata: questa è la ragione, questo è il movente, purtroppo!
Nel 2001 abbiamo incassato 1 miliardo e mezzo di Euro: avevano detto che ne avremmo incassati 7 o 8; nel 2003 avevano previsto 15 miliardi di introiti: sapete quanti ne sono arrivati? Sono arrivati 600 milioni, cioè è arrivato circa un trentesimo di quello che avevano previsto. Naturalmente vengono cancellati i reati di dichiarazione infedele, di omessa dichiarazione, spariscono le sanzioni amministrative, tributarie e previdenziali e questo ve l’ho già detto e, in più, ci si mette al riparo dagli accertamenti per gli anni che sono ancora passibili di verifiche fiscali, ovviamente fino al tetto massimo della somma che uno ha dichiarato di aver fatto rientrare.
Presidente, non firmi

Ebbene, questa porcata, peggiorata dall’emendamento Fleres, passato al Senato e ora al vaglio della Camera, ha indotto Il Fatto Quotidiano, il nostro giornale, che è in edicola e in abbonamento da martedì scorso, a lanciare un appello: qualcuno di voi dirà “ un appello disperato”, chissà, c’è sempre una prima volta! “Presidente, non firmi”: è un appello a Napolitano, che finora ha firmato tutto; ci sarà pure una volta, anche per cambiare un po’, che non firmerà qualcosa! Ha firmato la Legge Alfano e adesso, il 6 ottobre - speriamo - rischia di vedersela dichiarare incostituzionale e sarebbe uno schiaffo pazzesco a chi, invece, aveva sostenuto che il Lodo rispettava i dettami della Corte Costituzionale e i paletti fissati nel 2004 sul Logo Schifani /Maccanico; magari stavolta ha detto “ valuterò” e, quando dice “ valuterò”, tutti si eccitano, dice “ valuterà”, come se fosse una cosa straordinaria: in realtà le leggi, se le firma senza valutarle, è peggio, vorrebbe dire che avrebbe addirittura ragione Grillo quando dice che dorme! Speriamo che le valuti, ma il fatto che abbia detto “ valuterò” già ha terremotato, dice “ oddio, valuta!”: speriamo che valuti, speriamo che legga l’appello che, su Il Fatto Quotidiano, ha scritto Bruno Tinti, che è l’ex capo del pool criminalità economica della Procura di Torino, che di queste cose se ne intende, è andato in pensione l’anno scorso, scrive libri, scrive su Il Fatto Quotidiano e ricorda due o tre cose al Presidente: “ con questo emendamento (Fleres) una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato liceizza e intermediari e professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare neanche l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio, insomma, omertà, complicità e favoreggiamento. Le prime due previsioni- ossia che non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio- in realtà non cagioneranno un grave danno al concreto esercizio della giustizia penale”: perché? Perché dal 2000 una legge costruita con l’esplicito scopo di impedire i processi penali sui reati fiscali assicura l’impunità alla quasi totalità degli evasori e questa è una legge fatta dal centrosinistra, è una porcheria bipartisan del 2000. “Perché l’evasore fiscale commetta un reato bisogna che evada più di 103.000 Euro per ogni anno”: cosa che veramente si possono permettere in pochi, anche con il massimo sforzo. “E i casi di evasione superiori a 103.000 Euro si aggirano intorno appena al 10% del totale: è impossibile ormai celebrare un processo per false fatture e dunque anche per frode all’Iva comunitaria. Quando si scopre una “ cartiera”, cioè una società che emette fatture false e quindi si scoprono gli utilizzatori finali di queste fatture, poi non è che si possa fare un unico processo, ma bisogna farne tanti quanti sono i luoghi in cui questi utilizzatori hanno il loro domicilio fiscale: il che è fonte di tali sprechi di tempo e di risorse da garantire, nella quasi totalità dei casi, la prescrizione del reato”, che è brevissima, riguarda i colletti bianchi e quindi se la sono fatta breve, la prescrizione!
“Infine, una delle forme più insidiose di evasione, quella commessa mediante la falsificazione sistematica della contabilità, che è il sistema che seguono quasi tutti gli evasori, è stata considerata un reato talmente lieve da essere punito con una pena massima di tre anni appena. Il che significa che nessuno va mai in prigione, perché ottiene sempre la sospensione condizionale della pena, l’indulto - ci aggiunge poi, ovviamente, il condono dell’indulto - e l’affidamento in prova al servizio sociale. Quanto al falso in bilancio non è una novità che, dopo la riforma della legislazione societaria voluta dal governo Berlusconi - che ne ha approfittato, è l’utilizzatore finale anche lì - in Italia di processi del genere non se ne fanno più e il bilancio è diventato un reato fantasma, che c’è in astratto ma non si processa mai in concreto e, se si processa, si prescrive subito. Ma la nuova legge contiene una norma che è una calamità: peggio che sanare i reati fiscali e i reati contabili! Essa assicura l’impunità a trafficanti di droga, di armi, di donne, sequestratori di persone e altri delinquenti di grosso livello”. Scrive Tinti “signor Presidente, il denaro non ha colore, non odora diversamente a seconda del reato da cui deriva, non ha etichette che lo identifichino, il provento dell’evasione fiscale e del falso in bilancio non si differenza visivamente dal riscatto pagato dalla famiglia del sequestrato o dal ricavo del traffico di esseri umani. I trafficanti di droga colombiani portano i loro soldi a Miami e li ripuliscono pagando il 50%, questo è il prezzo del riciclaggio”: ti do 100 lire sporche e il riciclatore me ne ridà 50 pulite, lavate, immacolate. Se passasse questa legge avremmo un riciclaggio di Stato, per di più assolutamente concorrenziale con quello praticato dai professionisti del settore, perché lo scudo fiscale non ti costa il 50, ma il 5% e quindi non ti ritornano 50 lire su 100 pulite, perché ne ritornano 95 su 100 pulite dallo Stato, riciclate dallo Stato!
Il condono favorisce la criminalità organizzata

“E’ vero che la nuova legge prevede la possibilità, per le banche e gli altri intermediari, di non rispettare l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio solo a proposito di reati fiscali e falso in bilancio”, per gli altri dovrebbero segnalare, “ ma signor Presidente, chi glielo spiega alle banche che i capitali che rientrano dall’estero provengono da un traffico di armi, anziché dall’evasione fiscale o dal falso in bilancio? Come fanno a distinguerli? Come distinguere il provento dell’evasione fiscale da quello di truci e violenti delitti? Non si può, Presidente! Questa legge garantirà ai peggiori delinquenti una prospera e sicura verginità. Signor Presidente” , scrive Tinti su Il Fatto Quotidiano, “ questa legge è una bandiera dell’illegalità: dove non avrà concreti effetti sul piano personale trasmetterà un messaggio di opportunismo, renderà evidente a tutti che adempiere ai propri obblighi tributari, a principi etici irrinunciabili nella gestione delle imprese, è un’ingenuità o peggio, è antieconomico, è una legge criminogena, perché favorirà la futura evasione fiscale, convincendo tutti che pagare le tasse è da stupidi. E dove, invece, purtroppo avrà concrete conseguenze si tratterà di un formidabile favoreggiamento nei confronti delle forme più gravi di delinquenza organizzata: Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e magistratura non potranno neanche trovare le prove di questi reati, forse magari conosciuti per altre vie, poiché il provento del reato sarà ormai sparito per legge. Signor Presidente, non firmi questa legge e eviti che il nostro Paese sia sospinto ancora più in fondo nel precipizio di illegalità: peggio, di immoralità che ci sta separando dal resto dei Paesi civili”. Per chi vuole firmare questo appello, abbiamo già raccolto quasi 30.000 firme in due giorni, lo può fare sul sito antefatto.it. Il Procuratore di Milano, Francesco Greco, l’altro ieri ha definito l’Italia un Paese off shore: dice che ormai siamo come le Cayman nel Centro America, il tutto dopo un anno e mezzo di crisi finanziaria, durante la quale ci siamo sentiti dire che bisognava fare la guerra ai paradisi fiscali e dovremmo farci la guerra da soli, tanto per cominciare! Leggete Il Fatto Quotidiano e passate parola!"

[ Kenzo ]

domenica 27 settembre 2009

Peppino Impastato,altro pesante sfregio nel bergamasco



In migliaia si sono trovati a Ponteranica nel Bergamasco per protestare contro il sindaco leghista che aveva fatto togliere la targa nella biblioteca pubblica,nella quale ricordava la morte di Peppino Impastato, vittima della mafia. Quella targa doveva essere fissata sull'ulivo della pace piantato un anno fa, ma, nella notte, qualcuno l'aveva sradicato lasciando un beffardo biglietto: Qui voglio un pino". Ecco le immagini della protesta e dell'atto vandalico segnalatoci dal gestore del BoPo, cui si è posto rimedio piantando un nuovo fusto.

[ da La repubblica ]

Altro segnale xenofobo e razzista,dalle parti di Ponteranica non gradiscono la memoria d'un eroe che è stato ucciso dalla mafia,solo perchè siciliano,l'ignoranza può giocare questi scherzi,ma sia ben chiaro,ignoranza senza dubbio ma becera allo stato brado.

&& S.I. &&

Il kebab alla Santanchè,solo se rinnovato al silicone,di Michele Serra



La battaglia di Daniela Santanchè contro l'oscurantismo islamista è appena agli inizi.
I punti fondamentali della campagna politica sono tre: 1. Strappare il burqa alle donne; 2. Strappare la barba agli imam; 3. Strappare le palle a qualcuno; 4. Costringere l'intero harem dello sceicco Al-Quaraquak, detto l'Iracondo, a partecipare al Festival di Sanremo con la canzone 'Sesso a volontà'. Giudicato troppo cruento anche dallo staff della signora, formato da ex legionari, preti lefebvriani ed ex pugili della palestra Duce della Balduina, il programma è stato ripensato in chiave più conciliante.

Burqa In un dettagliato documento, Santanchè individua il vero punto dolente dell'indumento: in caso di lifiting facciale, non è possibile mostrare i risultati in pubblico. La comunità musulmana replica che il lifting rende impossibile l'identificazione delle donne soprattutto a volto scoperto, perché diventano tutte identiche a Sophia Loren da vecchia, anche se hanno diciotto anni. Tanto vale tenere il burqa. Si sta cercando un compromesso. Santanchè propone di incontrarsi a metà strada: un burqa all'occidentale, disegnato dai costumisti di Mediaset, con culo e tette di fuori, che faccia sentire le donne musulmane integrate nei nostri costumi.

Dialogo Sempre in segno di conciliazione, Santanchè si è recata in visita al venerabile imam Alì, detto il Purissimo, impugnando un enorme salame di Varzi. Su suggerimento del ministro Calderoli, la festosa delegazione governativa era accompagnata dalla Corale delle Osterie Padane che intonava il canto popolare 'Ma alle donne, caso strano, il salame piace sano'. L'imam Alì ha apprezzato lo spirito amichevole, ha fatto disinfestare il quartiere e subito dopo è svenuto. I colloqui sono stati rimandati.

Scambi culturali L'associazione Minareto, formata da anziani capi tribù appena arrivati da Pakistan e Afghanistan, è stata invitata da Santanchè ad assistere a 'X Factor'. Dopo essersi consultati, gli anziani hanno fatto una proposta alternativa: andare tutti a casa della Santanchè per celebrare nel suo salotto l'antico rituale della Battaglia delle Capre: montoni inferociti che si affrontano a cornate tra le urla della folla. Possibile compromesso: il rito tribale potrebbe svolgersi negli studi di 'X Factor' sostituendo alle capre i concorrenti. Ipotesi due, invitare tutti al Palio di Siena che gli antropologi considerano ideale per far sentire come a casa loro le comunità arcaiche di tutto il pianeta.



Polemiche ll circolo culturale Sorelle inflessibili, animato da anziane massaie fondamentaliste che indossano il famigerato burqa a casetta (un prefabbricato munito di tapparelle, angolo cottura e citofono) non ha gradito la proposta della Santanchè di destinare i loro burqa ai terremotati, con cerimonia in diretta a 'Porta a Porta'. Un buco nell'acqua anche la proposta governativa di dotare i burqa di rotelle e targa: la Motorizzazione civile, che sta ancora sbrigando pratiche di cambio di proprietà degli anni Settanta, non è in grado di provvedere in tempi utili all'immatricolazione dei burqa come ciclomotori.

Kebab Santanchè propone di regolamentare severamente la vendita e il consumo di kebab. Con una delle sue tipiche azioni dimostrative, ha fatto irruzione in una rosticceria araba di Lambrate avvolgendo il kebab nelle pagine più veementi dei libri di Oriana Fallaci. La clientela, divertita, le ha giudicate abbastanza croccanti, ma dal sapore molto discutibile. Il nuovo regolamento comunale prevede che il kebab, per rispettare e usanze gastronomiche e le norme igieniche lombarde, debba avere le uvette e i canditi come il panettone, essere impanato come le cotolette e servito insieme a un bicchiere di Baygon con funzioni di disinfettante.

[ da L'espresso ]

Mussulmani dappertutto,dal festival di Sanremo a Xfactor,ha dimenticato il billionaire Michele,ma risulta davvero un dettaglio,il suo legittimo proprietario è discretamente in crisi ultimamente,la sensibilità di Serra ha avuto il sopravvento.

Vi regalo la Santanchè vittima dell'agguato islamico....



[ Kenzo ]

sabato 26 settembre 2009

Cina,uccisi a bastonate migliaia di cani randagi



Oltre 4000 animali uccisi dalle squadre «della morte»


Continuano, ma non passano più inosservate in Cina le stragi di animali, anche quando ordinate dalle autorità per ragioni sanitarie. La soppressione di 4.000 cani e gatti per prevenire la possibile diffusione della rabbia nella provincia del Sichuan ha sollevato di nuovo le proteste dell’opinione pubblica, riporta oggi il quotidiano China Daily.

Un contadino del villaggio Baojing, nel Sichuan, è morto dopo essere stato ricoverato con i sintomi della malattia. L’uomo era stato morso qualche tempo fa da un cane. La decisione delle autorità di uccidere tutti i cani e gatti della zona con l’aiuto di squadre «della morte» ha scatenato le proteste di molti cittadini.

La stampa cinese recentemente ha dedicato molti articoli agli animali, dai 400.000 euro pagati da una signora per acquistare un cane Tibetan terrier al lussuoso cimitero per i quattro zampe a Shanghai, al proliferare di negozi con accessori alla moda. Oggi in Cina gli animali non sono più solo merce economica: compagni ideali per gli anziani abbandonati a se stessi e per generazioni di figli unici, status symbol nei salotti dei nuovi ricchi, stanno conquistando in fretta il ruolo di amici fedeli.

Eppure attualmente nel Paese, tranne che per le specie in pericolo di estinzione, non sono previste sanzioni per atti di crudeltà nei loro confronti: bruciarli vivi o bastonarli a morte sono metodi all’ordine del giorno per la lotta al randagismo o per pretese misure sanitarie, hanno spesso denunciato gli animalisti.

Dalle prime discussioni sull’argomento nel 2002 alla notizia diffusa dalla stampa ufficiale lo scorso giugno di una legge in via di definizione, i passi in materia sono stati numerosi ma poco concreti.

Potrebbe rappresentare una svolta, se sottoposta all’attenzione delle autorità nella prossima Assemblea nazionale del Popolo a marzo, la bozza di una legge per la Protezione degli animali disegnata da un gruppo di legali coordinati da un ricercatore dell’Accademia delle scienze sociali, Chang Jiwen.

Il documento, che comprende 181 clausole che vanno dalle misure di prevenzione delle malattie a quelle contro la tortura e il maltrattamento degli animali, «diffonde un nuovo concetto di welfare utile per l’armonia sociale», ha dichiarato Chang al quotidiano di Hong Kong South China Morning Post.

[ da La stampa ]

A quando nomineranno nuovamente la Cina per ospitare giochi olimpici,visto e considerato che negano i diritti umani e gli animali li trattano così bene.
Come crudeltà sono ai primi posti nelle classifiche,ma gli interessi economici verso di loro superano questi piccoli e insignificanti dettagli....

Inseriamo il video non adatto alle persone più sensibili



&& S.I. &&

Scudo fiscale,l'appello affinchè non firmi la porcata il Presidente della Repubblica

Sottoscrivete l'appello su l'antefatto


CLICK SOTTOSCRIZIONE




Signor Presidente,

il Senato ha approvato l’emendamento Fleres alla legge che ha istituito lo scudo fiscale. Se anche la Camera lo approvasse, Lei resterebbe l’ultima difesa.

Signor Presidente, con questo emendamento una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato “liceizza”; e intermediari e professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare l'obbligo di segnalazione per l'antiriciclaggio; insomma omertà, complicità, favoreggiamento.

Le prime due previsioni, in realtà, non cagioneranno un grave danno al concreto esercizio della giustizia penale: da anni (dal 2000) una legge costruita all’esplicito scopo di impedire i processi penali in materia di reati fiscali assicura l’impunità alla quasi totalità degli evasori. Perché l’evasione fiscale costituisca reato bisogna evadere un’imposta superiore a 103.000 euro per ogni anno di imposta; e i casi di evasione superiori a tale soglia si aggirano intorno al 10 % del totale. E’ ormai impossibile celebrare un processo per falsa fatturazione, e dunque anche per frode all’Iva comunitaria: quando si scopre una “cartiera” (una società che emette fatture false) e quindi si scoprono gli “utilizzatori finali” (secondo una recente definizione che ha avuto molto successo) di queste fatture, poi non si può fare un unico processo ma tanti quanti sono i luoghi in cui questi utilizzatori hanno il loro domicilio fiscale; il che è fonte di tali sprechi di tempo e di risorse da garantire nella quasi totalità dei casi la prescrizione. Infine, una delle forme più insidiose di evasione fiscale, quella commessa mediante la sistematica falsificazione della contabilità (il sistema seguito dalla quasi totalità degli evasori), è stata considerata un reato lieve, punito con una pena massima di 3 anni di reclusione; il che significa che nessuno va mai in prigione per via di sospensione condizionale della pena, indulto, affidamento in prova al servizio sociale.

Quanto al falso in bilancio, non è certo una novità che dopo la riforma della legislazione societaria voluta dal governo Berlusconi (che ha consentito allo stesso Berlusconi di essere assolto in molti processi in cui era imputato per questo reato), in Italia di processi del genere non se ne fanno più: il falso in bilancio è divenuto un reato fantasma, che c’è in astratto ma non si processa mai in concreto.

Ma la nuova legge contiene una norma che è una calamità: essa assicura l’impunità a trafficanti di droga, di armi, di donne, sequestratori di persona e altri delinquenti di grosso livello.

Signor Presidente, il danaro non ha colore, non odora diversamente a seconda del reato da cui deriva, non ha etichette che lo identifichino. Il provento dell’evasione fiscale e del falso in bilancio non si differenzia visivamente dal riscatto pagato dalla famiglia del sequestrato o dal ricavo del traffico di esseri umani. I trafficanti di droga colombiani portano il loro denaro a Miami e lo “ripuliscono” pagando circa il 50 per cento: questo è il prezzo del riciclaggio. Se passasse questa legge, avremmo un riciclaggio di Stato, per di più assolutamente concorrenziale con quello praticato dai professionisti del settore: lo scudo fiscale costa solo il 5 per cento.

E’ vero, la nuova legge prevede che la possibilità per banche e altri intermediari di non rispettare l'obbligo di segnalazione per l'antiriciclaggio sia limitata ai reati fiscali e al falso in bilancio. Ma, signor Presidente, chi glielo spiegherà alle banche (che certamente non hanno molto interesse a scoraggiare queste iniziative da cui ricavano dei bei soldi) che i capitali che rientrano provengono da un traffico di armi e non da evasione fiscale? Come distinguere il provento dell’evasione fiscale da quello di altri truci e violenti delitti?

Non si può, signor Presidente: questa legge garantirà ai peggiori delinquenti una prospera e sicura verginità.





Signor Presidente, questa legge è una bandiera dell’illegalità: dove non avrà concreti effetti sul piano penale, trasmetterà un messaggio di opportunismo: renderà evidente a tutti che adempiere ai propri obblighi tributari, a principi etici irrinunciabili nella gestione delle imprese, è un’ingenuità, peggio è antieconomico. E’ una legge criminogena perché favorirà la futura evasione fiscale, convincendo tutti che “pagare le tasse” è cosa inutile, perfino stupida, tanto, prima o poi …. E dove invece e purtroppo avrà concrete conseguenze, si tratterà di un formidabile favoreggiamento nei confronti delle forme più gravi di delinquenza organizzata. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Magistratura non potranno nemmeno trovare le prove di questi reati, forse conosciuti per altre vie, poiché il provento del reato sarà ormai sparito.

Signor Presidente non firmi questa legge; eviti che il nostro Paese sia sospinto ancora più in fondo nel precipizio di illegalità, peggio, di immoralità che ci sta separando dai Paesi civili.



[ da l'antefatto - Bruno Tinti ]

Appena sottoscritto l'appello al Presidente,questa ulteriore porcheria spero non la firmi,sebbene sia una norma comunitaria,nelle altre realtà europee non esiste l'anonimato del ritorno di capitale e l'obolo da pagare è ben maggiore del 5% della somma.

Sono tutti sopra il 15-20% sino ad arrivare al Regno Unito che chiede il 40%.

Si vergognino e soprattutto si vergogni chi ha votato questo esecutivo!!

&& S.I. &&

A Durban(Southafrica) la prima città a prova di hackers





Dopo il Sudafrica, toccherà a Madrid, Londra e Tokyo

A Durban una rete inviolabile grazie ai codici segreti quantistici

Per gli hackers è cominciato un conteggio alla rovescia (forzato) che, per il momento, promette solo la fine delle loro ostilità. Grazie alla meccanica quantistica, cioè quanto di più sofisticato e, ai più difficil­mente comprensibile, che la fisica possa esprimere. La città di Durban, in Sudafrica, ha realizzato in questi mesi la prima rete cittadina «an­ti- hackers». Collegati fra loro sono gli edifici municipali di Pinetown, Westville e Cato Manor. La parola magica che la difenderà è «crittogra­fia quantistica», cioè la scienza dei codici segreti che fa ricorso alla teo­ria da cui è partita la fisica moderna. Il «padre» era Max Planck e l’annun­ciava in una conferenza a Berlino il 14 dicembre 1900. Da allora è inizia­ta una lunga storia segnata da illu­stri controversie (Einstein non ci credeva, pur avendo contribuito) e che solo di recente ha aperto la fine­stra alle prime applicazioni. Tra quelle più desiderate c’è il compu­ter quantistico che porterà una rivo­luzione che oggi nemmeno siamo in grado di valutare pienamente.

Il primo passo che sta raccoglien­do successo riguarda appunto la «Quantum Key Distribution (QKD)» realizzata inviando se­gnali su fibre ottiche. L’ultima significativa sperimentazione è stata compiuta nell’ottobre 2007 a Ginevra durante le elezioni con un collegamen­to tra la stazione di raccolta dei conteggi e il Data Center del governo. Grazie al succes­so di questo progetto pilota il Cantone di Ginevra ha deciso che la tecnologia «QKD» sarà impiega­ta in tutte le future elezioni. Ma se Durban è la prima città al mondo ad accendere una rete del genere, nel 2010 si aggiungeranno altre tre città: il governo di Tokyo complete­rà i collegamenti fra tutti i ministe­ri e pure Madrid e Londra avranno ultimato la loro prima rete metro­politana.

«Questa tecnologia proposta ne­gli anni Ottanta e sperimentata in la­boratorio negli anni Novanta, final­mente dai primi anni Duemila con­sente le prime applicazioni indu­striali — spiega Erwan Bigan della svizzera Swisscom — Ma sono anco­ra pochissime le società impegnate su questa frontiera che trova resi­stenza ad essere applicata nonostan­te gli indubbi vantaggi». Sviluppi e possibilità sono emer­si dalla Conferenza internazionale «Quantum Information Processing and Communication» tenuta per la prima volta in Italia, all’Università La Sapienza, a Roma dove queste ri­cerche erano state avviate da France­sco De Martini. Il motivo, infatti, è che presso l’ateneo è attivo un picco­lo ma agguerrito gruppo di ricerca­tori ormai di fama internazionale che lavora teoricamente e pratica­mente sull’argomento il quale deve la sua fama alla fantascienza perché utilizza i principi del teletrasporto resi celebri da Star Trek.

«Seguendo la via più semplice, manipoliamo i fotoni con le proprie­tà della fisica quantista — spiega il professor Paolo Mataloni alla guida del gruppo nel Dipartimento di fisi­ca —. Così riusciamo a costruire una rete nella quale far viaggiare in­formazione in maniera inviolabile. Tutto si basa sulla polarizzazione dei fotoni in modo random e come ciò avvenga lo sa chi invia il messag­gio e chi lo riceve, soltanto se prima ha ricevuto la chiave di interpreta­zione. Inoltre, qualsiasi tentativo di intrusione nella rete viene subito ri­conosciuto perché altera la comuni­cazione ». In Italia ci sono alcuni al­tri gruppi di ricercatori impegnati in questo campo. Nelle Università di Firenze e Pisa si fa ricorso ad un’al­tra tecnica (Bose-Einstein Conden­sation) nella quale sono protagoni­sti invece dei fotoni, delle particelle atomiche chiamate bosoni portate a temperature vicine allo zero assolu­to (meno 273 gradi centigradi). Nel­le università di Torino e Camerino si fa ricorso, come a Roma, ai fotoni e a Camerino è nata pure una start-up, una società che inizia a commercializzare i risultati.

L’obiettivo ambito rimane però il computer quantistico nel quale il bit classico viene sostituito dal Qu­bit, cioè dal «Quantum bit», il «quanto di informazione quantisti­ca » nel quale le basi del conteggio dei computer classici «zero» e «uno» si manifestano in molti modi nello stesso momentoamplificando eccezionalmente la capacità di ela­borazione.

«Nel nostro laboratorio — raccon­ta Mataloni — manipolando due fo­toni siamo arrivati ad una capacità di 6 Qubit. Ora siamo in gara per condividere un progetto di ricerca europea che entro tre anni mira a re­alizzare un microprocessore da 20 Qubit, mattone fondamentale del fu­turo computer quantistico il quale si trova oggi allo stesso livello offer­to dagli elaboratori tradizionali ne­gli anni Cinquanta». L’Europa, in questo campo, è in una posizione di primo piano a livel­lo internazionale, per nulla inferiore agli Stati Uniti o al Giappone. Se si saprà mantenere, per il Vecchio Con­tinente, dalla fisica quantistica che ha generato teoricamente potrebbe­ro emergere anche preziose applica­zioni pratiche.

[ da Corsera ]

Troppo difficile comprendere questa tecnologia,la materia è off limits,gli addetti ai lavori,le teste pensanti hanno finalmente raggiunto questo livello di protezione sfruttando la fisica quantistica.

Ho l'impressione che qualsiasi tecnologia possa essere conosciuta anche da chi la vuole sfruttare per fini poco nobili,probabilmente quel livello lo raggiungeranno in pochi,ma la sfida è già aperta.dopo Durban vi saranno altre città che si proteggeranno,chissà quanto tempo riusciranno a stare tranquilli..

&& S.I. &&

venerdì 25 settembre 2009

Federconsumatori,come non pagare e farsi rimborsare l'Iva dalla tassa rifiuti



Logo Federconsumatori

I consumatori italiani, da questo momento in poi, non devono più pagare il 10% di Iva sulla tassa rifiuti, ma soprattutto possono richiedere il rimborso di quanto indebitamente versato dal 1999 al 2008. Oltre 6 milioni di famiglie italiane, residenti in circa 2000 comuni, quindi, aspettano risarcimenti tra i 200-230 millioni di euro all'anno (stima APAT).

Una recente sentenza della Corte Costituzionale, la N° 238 del 24 luglio 2009, infatti, ha stabilito che la TIA (Tariffa di Igiene Ambientale) è un tributo come la TARSU (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) e, quindi, non assoggettabile all’Iva.

Come chiedere il rimborso?
Per prima cosa, bisogna ritrovare le ricevute dei pagamenti effettuati negli ultimi dieci anni, in modo da documentare i versamenti della Tia, sui quali è stata calcolata la voce Iva al 10%.
In secondo luogo, i consumatori possono scaricare dal sito www.federconsumatori-torino.it il modello di lettera da inviare con raccomandata A/R al Comune competente, ai soggetti terzi incaricati della riscossione e, per conoscenza, alla Federconsumatori (via fax o a mano ). Questo è molto importante perché in caso di contenzioso l’associazione può tempestivamente contattare i cittadini.

Come devono comportarsi i consumatori con le bollette in arrivo?
Oltre al problema di essere rimborsati per le somme indebitamente pagate negli ultimi anni, la vera questione ruota attorno alle bollette future.
Federconsumatori consiglia ai cittadini di pagare solo in parte l’importo richiesto in bolletta, sottraendo la quota del 10% di Iva non dovuta. E' bene specificare nella causale del bollettino di pagamento la dicitura "TIA dedotta dell'IVA 10%". Attenzione, però, perché in quest’ultimo caso il gestore potrebbe richiedere la differenza mediante ingiunzione o cartella esattoriale. Se dovesse accadere, occorrerà tempestivamente proporre opposizione, facendo valere i principi affermati dalla Corte Costituzionale.

Per scaricare il modulo,affinchè abbia inizio l'iter del rimborso

CLICK

[ da Federconsumatori-Torino ]

Mi pare una buona iniziativa,come spiega l'informativa dell'associazione consumatori,oltre la raccomandata al vostro comune,dovrete informare anche la sede della vostra città o più vicina di Federconsumatori,d'aver avviato la pratica.


[@#& blog freedom &#@]

Napoli,manganellate della polizia a madre di disabile





La protesta delle famiglie è sfociata nella violenza da parte della forze dell'ordine,erano in piazza per la disperazione dei mancati finanziamenti dovuti ai loro figli disabili,ormai da mesi,per quanto possano essere volate parole grosse,la reazione del poliziotto risulta assolutamente improponibile.

La scena mi ha ricordato le manganellate a Genova durante gli scontri del G8,rivolte a persone a terra con le mani alzate.

&& S.I. &&

giovedì 24 settembre 2009

Massimo D'Alema,le sue schizofrenie spalmate negli anni,di Marco Travaglio




Massimo D’Alema ha ragione: in Italia c’è troppo “antiberlusconismo che sconfina in una sorta di sentimento antiitaliano”. Lo dice anche Berlusconi (“la sinistra è antiitaliana”), dunque è vero di sicuro. “Questa concezione di una minoranza illuminata che vive in un paese disgraziato – spiega ancora D’Alema - è l’approccio peggiore che possiamo avere. Piuttosto bisogna sforzarsi di capire le ragioni della destra”. Sante parole: a qualcuno basta sentir parlare D’Alema, ricordare la sua Bicamerale e il suo governo, o magari dare un’occhiata al lombrosario che lo circonda, per capire al volo le ragioni della destra. Segnaliamo dunque al Lìder Massimo alcuni truculenti esempi di antiberlusconismo antiitaliano, affinchè prenda buona nota e opportuni provvedimenti. Si aggira da anni per la politica italiana un noto esagitato che, del presidente del Consiglio in carica, è riuscito a dire in sequenza, con grave sprezzo del patriottismo: “Se perde le elezioni, Berlusconi dovrà rifugiarsi all’estero, in rovina” (5-3-94), “è una via di mezzo tra Marinho, il padrone della tv Globo brasiliana, e Giancarlo Cito (31-12-93), “ha una tipica mentalità totalitaria” (10-9-94), “è il compare di Craxi (24-6-94), “è come Ceausescu” (2-8-94), “mi ricorda Kim Il Sung” (13-7-94), “è il capo di una banda che antepone i propri interessi a quelli dell’Italia” (4-3-95), “un pericolo per l’E u ro p a ” (5-3-95), “buffone, grandissimo bugiardo, squadrista della tv” (5-3-95), “un barbaro” (3-5-95), “si nasconde sotto due dita di cerone per non arrossire delle cose che dice e porta i tacchi alti alla Little Tony” (24-8-95), “non riconoscerei Berlusconi come premier legittimo nemmeno se vincesse le elezioni” (23-9-95), “fa appello agli istinti peggiori del Paese, a quell’Italietta dei pavidi e dei conformisti pronti ad accorrere intorno al vincitore ” (19-3-2001), “di questo passo lo vedremo con lo scolapasta in testa” (6-4-2001), “siamo preoccupati della salute mentale di Berlusconi” (7-4-2001), “estraneo alle regole della civiltà politica” (17-4-2001), “vuol fare dell’Italia la Thailandia d’E u ro p a ” (30-4-2001). E questo per citare soltanto le carinerie.

Ancora qualche giorno fa il feroce antiberlusconiano antiitaliano definiva il premier “un uomo che non ama la democrazia, sospettoso e violento” (8-9-2009), uno che “dà dell’Italia un’immagine umiliante all’estero ” (18-9-2009), oltre a frequentare squillo nella misura di “30 per 18 serate” (11-9-2009). Ora però è venuto il momento di svelare il nome del pericoloso antiberlusconiano antiitaliano di cui sopra: Massimo D’Alema. Lo stesso che adesso denuncia “l’antiberlusconismo che sconfina in una sorta di sentimento di antiitalianità”. Questa, in letteratura psichiatrica, si chiama dissociazione, ma talora sconfina nella schizofrenia e, se non viene adeguatamente curata, nello scolapasta in testa. Ecco, non vorremmo che, a furia di preoccuparsi per la salute mentale di Berlusconi, si sentisse poco bene anche D’Alema. Ps1. L’altra sera, dopo aver massacrato George W. Bush per otto anni, David Letterman ha sbeffeggiato il presidente in carica Barack Obama. Un caso di antibushismo e antiobamismo che sconfina in una sorta di sentimento antiamericano. Ps2. L’esternazione di D’Alema sull’antiberlusconismo che sconfina in una sorta di sentimento antiitaliano è avvenuta alla presentazione di un pregnante best-seller: “A destra tutta. Dove si è persa la sinistra?”. Ultimamente era segnalata in quel di Bari, fra le barche, le ville e i pied à terre di Giampi Tarantini.




Un articolo di Travaglio,nel quale emerge quale sia l'impostazione del neo Fatto quotidiano,non si fanno sconti a nessuno,che sia di destra o di sinistra.
Sulla presunta "schizofrenia" politica del velista non per caso,avrete potuto tutti quanti prenderne atto,dai tempi della bicamerale il baffettino originario di Gallipoli,nato e cresciuto a Roma,attacca e porge la mano a chi detiene il potere,se esiste un conflitto d'interessi enorme in questo paese,lo si deve a uomini politici come D'Alema,i quali non hanno avuto il coraggio di interpretare una norma considerata fondamentale in tutto il mondo occidentale.
Questo fa capire quanto sia affidabile,buona parte del Pd,la cosiddetta opposizione di questo paese.

Siamo davvero messi bene!!!

&& S.I. &&

Scudo fiscale,non si potrebbero adottare i respingimenti per i capitali all'estero?





[ inserto satirico ]

Ieri il mio commento sull'Antefatto,mi auguravo che il giornale trattasse nel secondo numero,dell'ennesima porcata di questo esecutivo.



Spero nel numero di domani vi sarà cenno,ma non ho dubbi,sull'ennesima legge,decreto che sia,del ritorno dei capitali esteri,degli italiani "onesti" del bel paese,che con la miseriuccia del 5% di tassa potranno far ritornare i soldini in patria.

Effettivamente l'opportunità esiste in tutta la comunità europea,ma non esiste l'anonimato degli stessi e gli interessi risultano assai più alti.

Una delle tante porcate,e non sarà sicuramente l'ultima.

I soliti che pagano le tasse fino all'ultimo centesimo ringraziano,soprattutto gli elettori del Pdl,almeno quelli che sono corretti con l'erario,e mi chiedo come possano votare una coalizione del genere...

&& S.I. &&

mercoledì 23 settembre 2009

Berlusconi nobel per la pace,l'inno e il comitato della promozione,incredibile ma vero




Esiste anche il sito che promuove la "nobile causa"

Nel caso vogliate farvi un click

PROMOZIONE SILVIO PER IL NOBEL DELLA PACE

Addirittura potete finanziare con carta di credito e versamenti paypal

Pare che la suddetta richiesta sia iniziata,grazie alla diplomatica trattativa svolta da lui nella crisi russa-georgiana,ha scongiurato un probabile conflitto mondiale,detto dai promotori chiaramente,e pare che glielo abbiano riconosciuto anche Putin,Sarkozy e compagnia bella,i quali sicuramente confermeranno tutto.....

Cronaca incredibile e surreale emersa da oggi,ma in preparazione da qualche tempo,anche il delizioso motivetto del filmato su YouTube lo può confermare,ritengo la pernacchietta finale giustificatissima.

[ Kenzo ]

Il Fatto quotidiano,buona la prima



Già dalle prime ore del mattino il giornale è risultato esaurito nelle edicole,nei prossimi giorni la redazione organizzerà una più robusta tiratura.

Naturalmente la copia numero 0,è stata acquistata dal sottoscritto stamattina con difficoltà,la terrò come prezioso ricordo.

In via del tutto eccezionale,Il Fatto quotidiano è consultabile da tutti solo oggi in Pdf.

CLICK IL FATTO QUOTIDIANO PDF

Non è mancato lo scoop,in prima pagina naturalmente!!


&& S.I. &&

Win for life,il gioco della rendita mensile



Da Lunedì 28 settembre si potrà scommettere su questo curioso gioco,con la giocata base da un euro e scegliendo 10 numeri tra i 20 possibili,si potrà sperare di vincere per vent'anni 4mila euro al mese,ci saranno estrazioni ogni ora dalle 8 alle 20,le giocate potranno essere verificate sui video della ricevitoria o su internet,tramite il sito della Sisal.

Per la verità oltre avere la fortuna della scelta dei 10 numeri toccherà sperare anche nell'uscita dell'undicesimo deciso automaticamente nell'atto della giocata.

Con la sola vincita di 10 numeri ci si potrà consolare con 10000mila Euro,si vincono premi minori con i 9-8-7,un'altra curiosità è determinata dalla possibilità di vincere anche totalizzando zero,però toccherà giocare 2 euro con la stessa schedina.

Insomma nel panorama del superenalotto,gratta & vinci e ogni sorta di opportunità,si aggiunge anche la vincita mensile,di questi tempi non sarebbe male,anche se 10 numeri + 1 da indovinare sono davvero tanti,per la precisione ogni colonna ha una possibilità su tre milioni e mezzo,rispetto ai 90 numeri del superenalotto non c'è confronto,le possibilità in questo caso sono spalmate su oltre 600 milioni.



Buona fortuna e non esagerate con le giocate,è sufficiente un euro per sperare

[@#& blog Freedom &#@]

martedì 22 settembre 2009

Anno zero,Santoro annuncia,senza Travaglio la trasmissione non parte






Bene ha fatto Santoro ad affermare i suoi propositi,senza Travaglio e il suo editoriale la trasmissione non può partire,avrete potuto constatare anche voi,che dopo il suo editoriale è sempre esistito un esponente che ha criticato e dibattuto le sue tesi,in tutte le puntate delle scorse edizioni,dall'onnipresente Ghedini a Lupi,esponente del Pdl.

Essendo un giornalista scomodo,anzi scomodissimo,prima hanno fatto mancare gli spot pubblicitari della trasmissione,poi continuano a negare il contratto a Travaglio,sommando la mancata tutela legale a Milena Gabanelli e il suo Report,non possiamo che prendere atto d'essere molto vicini ad una dittatura mediatica imposta dal padrone di coalizione del Cdx,la sua vendetta per essere stato messo in difficoltà dopo le inchieste di Palazzo Grazioli e Villa Certosa.

[@#& blog Freedom &#@]

Il Fatto quotidiano,domani la prima,o meglio il numero zero



Antonio Padellaro & Marco Travaglio

Domani la prima uscita del giornale tanto agognato,una difficile organizzazione portata a termine in pochi mesi,partendo da zero con la preparazione della sede,e dei giornalisti che ne faranno parte,risulta comunque un'impresa in così breve tempo,regalandoci il frutto tramite la prima di domani.

Per chi si è abbonato ed ha scelto l'opportunità Pdf,riceverà intorno a mezzanotte la versione scaricabile sul Pc,gli abbonati di cui faccio parte sono circa 27mila,più le copie che saranno vendute in edicola,garantiranno la sicura sopravvivenza nel primo anno di stampa.

A differenza di altre testate,il Fatto quotidiano non ha editori di riferimento,bensì è interamente finanziato da noi abbonati più i soci azionari che credono nel progetto.

Il direttore del giornale è Antonio Padellaro e tra le firme più illustri,Marco Travaglio,Furio Colombo,Luca Telese,Oliviero Beha,e molti altri giornalisti mediamente giovani,i quali garantiranno la freschezza e la serietà di trattare gli argomenti senza alcun freno,normalmente imposto dagli editori di riferimento.

Nessuno sul Fatto quotidiano risulterà intoccabile,finalmente un giornale che potrà raccontare in piena libertà,a tutti noi la verifica da domani.

In bocca al lupo a tutto lo staff,e anche a noi sostenitori.



La prima pagina solo di prova,un esempio del giornale della scorsa settimana

&& S.I. &&

lunedì 21 settembre 2009

Lorenzo Cherubini,alias Jovanotti,a Cuba in concerto





Il concerto organizzato con molti altri gruppi e cantanti,è di buon auspicio per l'avvicinamento dell'isola caraibica verso l'occidente e nella fattispecie verso gli States.
La rivoluzione cubana ha avuto delle ragioni negli anni 50,con il popolo oppresso dallo sfruttamento yankee,la cultura e una vita decorosa sono stati i risvolti più importanti a discapito della libertà,infatti il concerto è stato duramente contestato dagli esuli cubani a Miami.

Penso che siano maturi i tempi per la democratizzazione a Cuba,di pari passo con l'avvento di Barack Obama alla guida degli States,almeno me lo auguro come in buona misura se lo sia augurato chi ha partecipato al concerto.

&& S.I. &&

Marco Travaglio,il passaparola del lunedì,Dell'Utri e la lettera di Provenzano a Berlusconi



Il testo integrale dell'intervento

Buongiorno a tutti, ci sono stati da poco i funerali dei nostri caduti nella guerra dell’Afghanistan, personalmente, per quello che può valere, mi associo al lutto. Vorrei anche associarmi al lutto di tutti gli afgani che sono stati uccisi in questi anni dalle truppe di occupazione militare americane, inglesi, italiane etc. etc., dei quali invece ci dimentichiamo sempre: non esistono morti più morti degli altri, ma sicuramente le morti più ingiustificate sono proprio quelle degli afgani che, in Afghanistan, sono a casa loro, mentre, purtroppo, noi siamo a casa di altri. Chiudo questa parentesi e vi preannuncio che tra un po’ vi farò una sorpresa: vi farò vedere la prima pagina del numero zero de Il Fatto quotidiano; so che molti di voi sono abbonati o saranno comunque lettori in edicola e quindi magari gradiranno questa sorpresa, perché ormai siamo agli sgoccioli: oggi è lunedì, mercoledì usciremo con il primo numero e, chi si è abbonato on- line, già martedì sera a mezzanotte, alle 23: 59, se tutto va bene, potrà trovare in versione PDF sul suo computer il nostro giornale, libero e senza padroni. Però partiamo subito, prima di questa primizia, da un paio di notizie della settimana che non mi pare siano state analizzate: sono state date, ma non sono state analizzate, quello che manca in Italia non è neanche il giornalismo d’inchiesta, è il giornalismo di analisi, un giornalismo che faccia capire che cosa sta succedendo, che colleghi i puntini dell’enigma, per fare venire fuori la figura completa. Le due notizie sono due decisioni prese da due organismi dello Stato, di cui uno è la Corte d’Appello di Palermo, che sta processando Marcello Dell’Utri e l’altro è l’avvocatura dello Stato; sono funzionari pubblici, sia i magistrati che gli Avvocati dello Stato, che paghiamo per fare giustizia: i magistrati debbono valutare le prove e decidere, nel caso in cui siano giudici di Corte d’Appello, se l’imputato è colpevole o innocente, gli Avvocati dello Stato - lo dice il loro stesso sito Internet- hanno il compito di difendere la Pubblica amministrazione nei processi, compresi naturalmente quei procedimenti che finiscono davanti alla Corte Costituzionale, dove la Pubblica amministrazione, ossia il Parlamento e il governo, deve andare a difendere la legittimità costituzionale delle leggi o dei decreti che approva. Quindi sono persone pagate da noi per fare giustizia per rappresentare gli interessi collettivi: lo dico perché, in realtà, le due decisioni, le due posizione prese dalla Corte d’Appello di Palermo (Presidente Dall’Acqua) e dall’Avvocato dello Stato Glauco Nori non mi pare che rappresentino i cittadini, le esigenze della giustizia e l’interesse pubblico: è una mia opinione, io non mi sento rappresentato né dalla decisione presa dalla Corte d’Appello di Palermo, né tantomeno dalla posizione assunta dall’avvocatura dello Stato. Andiamo con ordine: che cosa doveva decidere la Corte d’Appello di Palermo? La Corte d’Appello di Palermo è quella di fronte alla quale Marcello Dell’Utri è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, dopo che in primo grado era stato condannato, in Tribunale, a nove anni di reclusione; ha fatto ricorso lui contro la condanna, ha fatto ricorso la Procura di Palermo, sostenendo che la pena era troppo lieve, sebbene fosse abbastanza consistente, ma stiamo parlando di mafia, se l’accusa viene confermata anche in appello e quindi processo di appello. Al processo di appello si è lavorato per tre anni, dal 2006 al 2009; nel corso di questo processo d’appello la pubblica accusa ha chiesto di depositare nuovi elementi di prova e la Corte d’Appello li ha respinti quasi tutti, anche nell’ultima udienza ha respinto i nuovi elementi di prova, o indiziari, come si dice, portati dal Procuratore Generale Antonino Gatto. Che elementi erano? Erano gli elementi di cui abbiamo parlato molte volte quest’estate, ovvero le novità emerse dal fronte Ciancimino, figlio dell’ex Sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. Si chiama Massimo Ciancimino, a casa sua è stato trovato un lembo di una lettera che Provenzano ha indirizzato a Berlusconi, purtroppo l’altra parte è scomparsa e la parte, invece, che è stata trovata e che oggi possediamo è rimasta sepolta in uno scatolone della Procura di Palermo, fino a quando non è cambiato il Procuratore: è andato via il Procuratore Grasso e è arrivato il Procuratore Messineo, che ha rimesso a lavoro i magistrati che erano stati estromessi dal lavorare sulla mafia nella gestione precedente, questi magistrati hanno scoperto che mancava un pezzo, sono andati a ravanare negli scatoloni e hanno trovato il lembo della lettera di Provenzano a Berlusconi. I Carabinieri l’avevano segnalata addirittura in carattere maiuscolo, affinché nessuno se la perdesse e invece qualcuno se la era persa. A questo punto si sono precipitati , stava proprio finendo il processo d’appello Dell’Utri: i giudici, prima delle vacanze, stavano per dare la parola al Procuratore Generale per la requisitoria, quando sono arrivate queste nuove carte, dicendo “ prendete atto che c’è anche questa mezza lettera strappata”, perché? Perché intanto c’è Provenzano che scrive a Berlusconi, il capo della mafia che scrive all’attuale capo del governo, lo chiama Onorevole e quindi è una lettera che si riferisce all’impegno politico di Berlusconi, probabilmente successiva al 93 /94, è la lettera di cui sapete già tutto: Provenzano promette appoggio politico a Forza Italia, in cambio della disponibilità di una rete televisiva, Berlusconi tanto ne ha tante, ne ha ben tre, ne aveva tre all’epoca, adesso ne ha anche sei. Minacciava, in caso contrario, di dare luogo a un evento funesto, a un “ triste evento”: così lo chiama Provenzano o chi, materialmente, ha vergato questa lettera e il triste evento, secondo il figlio di Ciancimino, era il rapimento o l’assassinio del povero Piersilvio. Naturalmente tutto è andato bene, Piersilvio è più vivo che mai, non ha mai subito attentati o tentativi di sequestro, quindi dobbiamo pensare che quella lettera, in qualche modo, abbia avuto soddisfazione. Ma perché portare una lettera di Provenzano a Berlusconi in un processo dove è imputato Dell’Utri? Che c’entra Dell’Utri? Giusta domanda, per chi se la pone: Dell’Utri c’entra perché Massimo Ciancimino sostiene che, il destinatario penultimo della lettera, colui che la doveva consegnare a Berlusconi, era Dell’Utri e che quindi la trafila era - l’abbiamo già raccontato - Provenzano che la scrive, la dà a un certo Lipari, che era un suo uomo di fiducia, il quale la dà al figlio di Ciancimino, il figlio di Ciancimino la porta a suo padre che è in carcere, il padre trova il modo - avrebbe dovuto trovare il modo - di farla avere a Dell’Utri e Dell’Utri a Berlusconi. Questo è il percorso. Dice, il figlio di Ciancimino, “ quella lettera me la ricordo intera, è strato che ce ne sia soltanto più metà” e è ancora più strano, in quanto, aggiungo io, Ciancimino dice “ nella prima parte della lettera c’era proprio scritto che Dell’Utri avrebbe dovuto consegnarla a Berlusconi”, quindi Dell’Utri era un po’ il postino, secondo il figlio di Ciancimino. Naturalmente non sappiamo se è vero o meno, finché non sarà stata trovata l’altra parte della lettera questa cosa di Dell’Utri la dice Ciancimino, che è un testimone oculare, però: infatti la lettera è stata trovata a casa sua e quindi è ben possibile che se la ricordi tutta intera; semmai c’è da domandarsi chi ne ha tagliata metà e ha portato via proprio la metà nella quale c’è il nome di Dell’Utri, mentre ha lasciato la metà dove c’è il nome di Berlusconi, dell’Onorevole Berlusconi. I Carabinieri no: i Carabinieri quello che hanno trovato l’hanno messo lì, bisogna capire che cosa è successo, ma in ogni caso nei processi i giudici servono proprio a questo, a sentire il testimone e a valutare se la sua testimonianza è attendibile oppure no, per valutarla bisogna sentirlo, il testimone. Ecco perché la Procura di Palermo ha sentito Ciancimino, il quale ha detto queste cose che vi ho parafrasato e poi ha depositato il pezzo di lettera e i verbali di Ciancimino, affinché i giudici inserissero queste prove nel fascicolo del processo e ascoltassero, a loro volta, Ciancimino.
Ciancimino è attendibile o no?

Sapete che nel nuovo processo penale non si può dare per scontato quello che c’è nei verbali resi dai testimoni o dagli indagati davanti al Pubblico Ministero, ma tutto deve essere ripetuto in aula, davanti ai giudici e quindi i giudici avrebbero dovuto chiedere a Ciancimino di ribadire le cose o meno, che risultavano dai suoi verbali, davanti ai Pubblici Ministeri e invece l’altro giorno la Corte d’Appello di Palermo ha respinto la richiesta della Procura Generale di inserire agli atti le nuove prove, le carte e i verbali di Ciancimino e, soprattutto, hanno rifiutato di sentire Ciancimino. Quindi adesso, dopo la requisitoria che è appena iniziata e dopo le arringhe difensive, i giudici si chiuderanno in Camera di Consiglio per decidere se Dell’Utri è colpevole, come aveva deciso il Tribunale, o è innocente, come chiedono i suoi Avvocati, senza poter valutare la lettera di Provenzano a Berlusconi e le dichiarazioni di Ciancimino, che dice che il pony express che faceva da trait d’union da Provenzano a Berlusconi era Marcello Dell’Utri, quindi praticamente hanno preso una robusta possibile prova e l’hanno rigettata, l’hanno rifiutata, non la vogliono vedere, non la vogliono esaminare. Io non lo so per quale motivo: c’è chi dice che l’hanno fatto perché il Presidente del collegio è già stato trasferito al Tribunale di Caltanissetta e quindi non vede l’ora di finire il processo di Dell’Utri per potersi trasferire, armi e bagagli, a Caltanissetta; speriamo che non sia così, perché i processi sono tutti importanti, ma un processo del genere che perde per strada una prova soltanto perché il giudice ha fretta sarebbe molto triste, dopo tre anni poi un’udienza per sentire Ciancimino non avrebbe spostato granché, sarebbe durato un’udienza in più, questo processo. Non vorrei neanche pensare che abbiano voluto respingere una prova, perché altrimenti avrebbero dovuto tenerne conto ai fini di una condanna, cioè non vorrei - per l’amor del cielo! - che avessero già deciso in altro senso, ovvero per l’assoluzione: sarebbe molto grave, questo sarebbe un sinonimo di malafede, ci sarebbe da ricusarli dei giudici così prevenuti. Speriamo che non sia così, resta il fatto che non si capisce per quale motivo non hanno voluto esaminare questa prova. Nell’ordinanza che ho qui i giudici Lacommare, Barresi e Dall’Acqua, che è il Presidente, scrivono, anche se l’ordinanza è firmata soltanto dal Presidente, che “ l’esame del frammento di foglio sequestrato il 17 febbraio 2005 in un locale nella disponibilità del Ciancimino e l’esame del contenuto dei verbali, relativi agli interrogatori da questi resi il 30 giugno e il 1 luglio 2009 - appena l’altro ieri, perché avevano appena trovato il foglio e l’hanno convocato d’urgenza, Ciancimino, i magistrati - al Pubblico Ministero di Palermo non consentono di ritenere che, le indicazioni fornite sul posto, della richiesta di acquisire questi elementi, pur suscettibili di ulteriore approfondimento nell’ambito dell’indagine condotta dalla Procura, siano allo stato connotate dai requisiti di specificità, utilità e rilevanza necessari per l’accoglimento dell’istanza”. Praticamente dicono che questa lettera di Provenzano a Berlusconi e le dichiarazioni di Ciancimino, che dice che la lettera doveva portarla Dell’Utri, non sono connotate da requisiti di specificità, utilità e rilevanza, non sono rilevanti, non sono utili e non sono specifiche. Aggiungono poi: “ dall’esame dei verbali di interrogatorio di Ciancimino - che parla della lettera e del ruolo di Dell’Utri - emerge una continua e non sempre sanata contraddittorietà delle dichiarazioni rese dal Ciancimino”, cioè Ciancimino dice delle cose contraddittorie. Può darsi, infatti spetta proprio ai giudici sciogliere queste contraddizioni, incalzarlo, interrogarlo, fargli le domande giuste, vedere se si contraddice, capire perché si contraddice, oppure magari invece ottenere delle risposte meno contraddittorie in un senso o nell’altro, nel senso di liberare Dell’Utri dal sospetto, oppure invece di accertare che Dell’Utri ha fatto anche quello, oltre a tutto quello che il Tribunale aveva già accertato. Se non lo stabiliscono i giudici se Ciancimino è attendibile, chi lo deve stabilire?! E se parla di Dell’Utri come pony express di lettere da Provenzano a Berlusconi, in quale altro processo deve andare questa roba, se non nel processo dove si sta processando Dell’Utri, con l’accusa di essere stato per 30 anni il trait d’union tra la mafia e Berlusconi?! Mi sembra che sia il posto giusto per accertare queste cose! Non si capisce per quale motivo la contraddittorietà, ammesso che sia contraddittorio quello che dice Ciancimino, debba indurre i giudici a non sentirlo: se è contraddittorio è un motivo in più per sentirlo e per chiarire. Dicono poi, i giudici, che “ Ciancimino colloca questa lettera in un periodo storico, cioè il 1992, che non risulta compatibile con l’appellativo di Onorevole, utilizzato nel frammento di foglio in esame e riferito a Berlusconi”, che infatti fu eletto in Parlamento per la prima volta nel 94. Ciancimino dice che quella lettera è del 92, nella lettera c’è scritto “ Onorevole Berlusconi” e i giudici dicono che Onorevole Berlusconi lo è diventato nel 94: è vero, può darsi che Ciancimino sbagli data, che abbia ricordi confusi, è difficile ricordarsi tutte le date delle elezioni etc., oppure può darsi che racconti balle per un qualche motivo, a proposito della datazione di quella lettera. Bene: sentitelo, incalzatelo, fategli queste obiezioni e vedete come risponde. Per quale motivo un errore di data dovrebbe non dico rendere inattendibile Ciancimino, ma renderlo non meritevole neanche di essere interrogato? Boh! Dicono ancora, i giudici, “ considerato che Ciancimino tra l’altro ha ammesso di non conoscere gli sviluppi e gli esiti della vicenda”: certo, lui non sa se è avvenuta la consegna a Dell’Utri e, da Dell’Utri, a Berlusconi e chi se ne importa! Quello che qui conta è se davvero Provenzano usava Dell’Utri come pronta consegna, come postino, se davvero aveva scritto che Dell’Utri avrebbe dovuto consegnarla a Berlusconi probabilmente si riferiva al fatto che aveva fatto la stessa cosa altre volte, che era un postino collaudato. Il fatto che poi, anche quella volta, la consegna sia avvenuta oppure no a noi non interessa niente e non dovrebbe interessare neanche ai giudici: perché? Perché basta sapere che, in una lettera indirizzata da Provenzano a Berlusconi, c’era scritto che la consegna la doveva fare Dell’Utri: questo dovrebbe interessarli, visto che devono giudicare Dell’Utri come possibile trait d’union tra la mafia e Berlusconi! Prima di affidare una lettera a Dell’Utri per Berlusconi, Provenzano si sarà informato su chi era: evidentemente, se aveva scelto lui, vuole dire che si fidava di lui perché aveva già fatto altre consegne o altri favori, o aveva già messo in contatto la mafia con Berlusconi, non è che uno prenda il primo che passa e dica “ scusa, c’è una lettera di Provenzano per Berlusconi, me la consegni?”: è ovvio che ti rivolgi a qualcuno molto affidabile e, soprattutto, molto taciturno. In ogni caso queste sono tutte cose da chiedere a Ciancimino, invece loro dicono “ no, non gliele chiediamo, perché avremmo dovuto chiedergliele?”, ma vi rendete conto?! E, alla fine, dicono “ rilevato, pertanto, che dall’esame del contenuto degli unici verbali emerge un quadro confuso e contraddittorio, questa Corte non può compiutamente valutare l’utilità e la rilevanza del mezzo di prova, rispetto alle accuse formulate a carico dell’imputato”, questa è veramente curiosa! Non avevano mica detto loro di prendere per oro colato i verbali davanti al Pubblico Ministero, avevano detto loro “ sentite Ciancimino: a noi ha detto così, vediamo che cosa dice in aula, la lettera c’è, nessuno può mangiarsela”, l’avevano fatta sparire e è ricomparsa, è sparita una seconda volta, i giudici d’appello hanno deciso di non prenderla in considerazione. Speriamo che ritrovino un po’ di logica in tempo utile per la sentenza, perché queste motivazioni sono quanto di più illogico - questo almeno lo si può dire, è diritto di critica - si possa immaginare e è preoccupante che siano così privi di logica, i giudici che stanno seguendo un processo di questo genere.
Menzogne colossali

L’altra cosa riguarda l’Avvocato dello Stato: come vi ho detto, nel sito dell’avvocatura dello Stato c’è scritto che “ l’avvocatura dello Stato è un pool di giuristi specializzati, che rappresenta e difende in giudizio l’amministrazione statale e, più in generale, tutti i poteri dello Stato”. Quindi, quando viene chiamata a difendere la bontà, la costituzionalità, la legittimità di una legge che, secondo alcuni tribunali, come quello di Milano e altri, è incostituzionale, dovrebbe andare lì e difendere la costituzionalità della legge, ossia dovrebbe cercare di spiegare, se ci riesce, che la Legge Alfano è rispettosa della Costituzione, che la Legge Alfano, che rende immuni dai processi le quattro alte cariche dello Stato, non confligge con l’articolo 3, che dice che siamo tutti uguali di fronte alla legge, senza aggiungere “ tranne quattro”. Insomma, dovrebbe occuparsi della legge, cioè di una norma generale e astratta: questo dovrebbe fare l’avvocatura dello Stato davanti alla Corte e invece che cosa fa, l’Avvocato Glauco Nori, a nome nostro, cioè dello Stato e a spese nostre, cioè dello Stato? Lo paghiamo noi l’Avvocato dello Stato. Va lì e dice alla Corte, per spaventarla probabilmente, “ state attenti, perché se bocciate la Legge Alfano succede un’ira di Dio nella politica italiana, perché Berlusconi torna imputato, se torna imputato si dimette, crolla il governo, crisi, un casino che non finisce mai, lasciamo il Lodo Alfano, che è meglio”, questo è il discorso. Allora capite che questa è una cosa che eventualmente potrebbe dire l’Avvocato Ghedini: non l’ha detta, eh, attenzione, perché queste sono delle scempiaggini che neanche l’Avvocato Ghedini, che è tutt’altro che fesso, oserebbe mai dire; perché? Perché se andasse lì e dicesse “ se Berlusconi torna imputato si deve dimettere” beh, poi se Berlusconi torna imputato si deve dimettere davvero e, soprattutto, andrebbe lì a ammettere che quella è una legge fatta da Berlusconi per Berlusconi, non è una legge fatta per tutelare le alte cariche dall’eventuale pericolo che un giorno possano essere sottoposte a processo e perdano, quindi, la serenità e il tempo che invece è loro necessario per concentrarsi quotidianamente sul loro lavoro al servizio degli italiani, perché questo ci hanno raccontato e era il movente della Legge Alfano, non salvare le chiappe all’attuale Presidente del Consiglio. Infatti Ghedini queste stupidaggini non le ha dette: le ha dette l’Avvocato dello Stato che, invece di difendere il Lodo, ha difeso Berlusconi, togliendo anche il velo dell’ipocrisia che attorniava questa legge, quel velo di ipocrisia che indusse il capo dello Stato a firmare, in men che non si dica, una legge incostituzionale, “perché bisogna tutelare le alte cariche dall’incursione dei magistrati cattivi”. Quindi se non altro è stato sincero, l’Avvocato dello Stato ha detto “ questa è una legge fatta per Berlusconi, l’unico che ne approfitta è Berlusconi, se Berlusconi torna sotto processo è un casino”. Il problema è che lui non lo può dire, l’avvocatura dello Stato deve dire che la legge è costituzionale, non deve calare le conseguenze di un’eventuale bocciatura nella situazione attuale: perché? Perché le leggi valgono per sempre, le leggi vengono fatte per l’interesse generale, non vengono fatte per risolvere un problema particolare di una persona o così dovrebbe essere. Quindi, secondo alcuni, questo è stato un clamoroso autogol, perché? Perché è andato lì a dire alla Corte “ guardate, l’hanno fatta per quello lì, adesso stiamo attenti, perché sennò quello lì poi finisce sotto processo”. Le argomentazioni, oltretutto, sono proprio delle palle colossali, delle menzogne colossali: per esempio, dice l’Avvocato Generale, “ se Berlusconi tornasse sotto processo con la bocciatura della Legge Alfano - cosa che sarebbe automatica - la stampa seguirebbe i processi a Berlusconi con formule suggestive, con uno stile giornalistico sottolineato, con fughe di notizie coperte dal segreto”. Le fughe di notizie coperte dal segreto a volte si verificano nella fase delle indagini, quando c’è il segreto investigativo, ma qui stiamo parlando di una legge che protegge le alte cariche dello Stato dai dibattimenti, cioè dai processi, che sono pubblici e senza alcun segreto. Quindi il giornalista va al processo, vede quello che succede e lo racconta, non c’è nessun segreto, è impossibile violare il segreto con fughe di notizie in un dibattimento pubblico, tant’è che c’è pure la gente, i curiosi possono andare a assistere. Le indagini invece sì che hanno delle notizie segrete, ma le indagini su Berlusconi si possono fare anche con il Lodo Alfano, perché il Lodo Alfano blocca i processi e non le indagini, conseguentemente o questo signore non sa di che cosa sta parlando, oppure sta mentendo, nella speranza di spaventare la Corte, dicendo “ stiamo attenti, perché se torna sotto processo chi la sente la stampa: quelli cominceranno a occuparsi dei processi a Berlusconi tutti i giorni con grande enfasi!”, figuratevi! Sono 15 anni che processano Berlusconi e la stampa sono secoli che non si occupava più dei suoi processi, non ci andava nessuno: io sono andato qualche volta ai processi a Berlusconi, eravamo sempre i soliti quattro gatti! Televisioni che abbiano seguito i processi a Berlusconi: ma in quale film?! All’estero forse, forse le televisioni estere. Prima bugia. Ma la seconda bugia è ancora più mirabile: perché? Perché si dice che, se Berlusconi torna processo, deve dimettersi: intanto chi l’ha detto? Dove sta scritto? La legge da noi non lo prevede che debba dimettersi, all’estero neanche, però si dimettono sempre se vengono imputati: anzi, è difficile che i Ministri o i Presidenti del Consiglio vengano imputati, proprio perché all’estero non candidano gli indagati, così evitano che un indagato poi venga imputato; da noi invece gli indagati hanno addirittura una corsia preferenziale e quindi, a un certo punto, di solito vengono anche imputati e si pone il problema, ma non sta scritto da nessuna parte che Berlusconi si debba dimettere: anzi, lui ha sempre detto “ non mi dimetterò mai”, l’opposizione, o quella robetta che chiamiamo opposizione, il PD- almeno parlo del PD, poi ce ne sono altre - gli ha sempre detto “ non te ne andare” e quindi gli ha raccomandato di non dimettersi, ma lui non ci pensava proprio e, in terzo luogo, lui sono 15 anni che è imputato e non si è mai dimesso. Per quale motivo adesso dovrebbero cambiare le cose? Lui ha governato per cinque anni da imputato, perché il Lodo Schifani fu immediatamente cassato dalla Corte Costituzionale e non si è né dimesso, né ha avuto dei problemi, semplicemente non andava alle udienze dei suoi processi e quindi, anche questa storia che perde tempo a seguire i suoi processi e non può più stare a Palazzo Chigi, lui in questi 15 anni ha avuto ventidue rinvii a giudizio o giù di lì e ai processi c’è andato tre volte: alla prima udienza nel processo Guardia di Finanza e alle due udienze del processo Sme, dove ha fatto le dichiarazioni spontanee, fine, mai visto in Tribunale Berlusconi. Quindi sono tutte balle! Si crea un’attesa di un pericolo imminente per spaventare la Corte, ma in realtà quel pericolo- ammesso che le dimissioni di Berlusconi siano un pericolo: volesse il Cielo! Ma non c’è nessuna speranza e nessuna possibilità che ciò avvenga- semplicemente per dare alla Corte Costituzionale una responsabilità politica che non può avere, perché la Corte Costituzionale deve guardare la Costituzione, guardare la legge e vedere se l’una è compatibile con l’altra; dato che la Costituzione è un po’ più importante della legge, se non sono compatibili fanno fuori la legge, non la Costituzione, oso sperare. Tutto questo l’Avvocato dello Stato l’ha sostenuto non a nome di Berlusconi, o a nome di un privato: lo doveva sostenere a nome dello Stato, l’Avvocato dello Stato difende lo Stato e le sue leggi, non il rappresentante pro tempore dello Stato o del governo. E invece ha avuto una crisi di identità: nel tragitto tra l’avvocatura dello Stato e la Corte Costituzionale ha avuto un attacco di labirintite e non ha più capito che differenza c’è tra sé stesso e l’Avvocato Ghedini e tra lo Stato e Berlusconi, “l’état c’est moi”, diceva il Re Sole: Berlusconi, nell’interpretazione dell’avvocatura dello Stato, o almeno di questo signore, è diventato lo Stato. Guardate che sono passaggi che sembrano trascurabili, ma sono dei macigni sulla Costituzione e sul senso civico che si dovrebbe avere e è molto preoccupante che neanche la logica alberghi più nelle ordinanze di certi giudici, come abbiamo visto prima, o nelle decisioni prese da un organismo così fondamentale come quello che dovrebbe difendere lo Stato davanti ai tribunali e alla Corte Costituzionale. Bene, a questo punto aspettiamo, ovviamente, di vedere che cosa succederà al processo Dell’Utri, Il Fatto quotidiano lo seguirà quotidianamente, a differenza degli altri giornali, che l’hanno completamente abbandonato, già in primo grado non lo seguiva nessuno e vedremo che cosa succede dal 6 ottobre in avanti, davanti alla Corte Costituzionale, dove saremo, anche lì, pronti a raccontare tutto quello che accade.
Floppone in prima pagina

E adesso vi faccio vedere una prova naturalmente, un numero zero, ma perché vi facciate l’idea, più o meno, di come sarà Il Fatto quotidiano: questa è la prima pagina della prova di stampa che abbiamo fatto l’altro giorno, era il giorno dopo il monologo di Berlusconi a “Porta a Porta”, quando hanno eliminato tutta la programmazione concorrenziale affinché lui potesse ritagliarsi e stagliarsi a reti unificate e il risultato è stato quel floppone gigantesco di ascolti che avete visto sui giornali e conseguentemente, quel giorno, abbiamo provato - ripeto, è una prova - a fare un titolo, questa è una frase di Enzo Biagi, “ l’uomo solo al telecomando”, l’hanno lasciato solo, c’è la vignetta della salma mentre l’imbalzamatore è Bruno Vespa. Qua c’è la nostra inchiesta, ogni giorno, se il fatto è clamoroso come questo ce ne occuperemo, altrimenti abbandoneremo l’agenda degli argomenti dei quali hanno già parlato gli altri giornali, cosa che sicuramente non può avvenire -non lo so- quando c’è la strage in Afghanistan, ma che può avvenire invece nelle giornate ordinarie, nel qual caso la nostra inchiesta, in questo caso le morti nel calcio per doping, sale in prima posizione e quindi quello sarà il nostro titolo dominante, poi ci sono rubriche, cattiverie varie, dentro il giornale è tutto a colori e adesso non ve lo faccio vedere tutto, perché altrimenti vi levo la sorpresa, ma l’importante è che cominciate a memorizzare la testata e a innamorarvi, spero, di un giornale che non ha denaro pubblico, che non ha padroni, che non ha palazzinari, petrolieri, Presidenti del Consiglio, banchieri, finanzieri, costruttori di automobili etc. alle spalle, ma ha alle spalle semplicemente i suoi giornalisti e, soprattutto, i suoi lettori che, solo per gli abbonati, sono proprio in queste ore arrivati a 30. 000. Trovate sul sito antefatto.it i luoghi dove Il Fatto quotidiano arriverà in edicola: purtroppo lo so, molti non troveranno il proprio paese o la propria città, abbiamo fatto questa scelta, che è una scelta obbligata, perché non abbiamo i soldi per arrivare a 38. 000 edicole. Rischieremmo di tracollare appena partiti e quindi abbiamo preferito una distribuzione mirata, nella maggior parte dei capoluoghi, riservandoci, se dovesse esserci una grande risposta, come ci auguriamo, o una buona risposta da parte del pubblico, di aumentare il servizio strada facendo, magari aumentando le pagine, aumentando i giornalisti e aumentando anche i luoghi della distribuzione in edicola, molto meglio, invece, che non dare tutto all’inizio e poi essere costretti a togliere qualcosa e a tagliare. Per questo il Consiglio che do a chi si accorge, si rende conto che non troverà nella sua città o nel suo comune Il Fatto quotidiano in edicola, c’è sempre la possibilità di abbonarsi o all’on- line oppure con l’abbonamento postale e adesso stiamo predisponendo anche la soluzione del coupon, proprio perché chi invece in edicola il giornale lo trova, possa avere già un carnet di opzioni da fare poi timbrare dall’edicolante, in modo da assicurarsi comunque una copia garantita, perché credo che, soprattutto nei primi giorni e nelle prime settimane il giornale, se - come spero - l’attesa è tanta, sarà anche abbastanza difficile da trovare. Passate parola e ci vediamo o in abbonamento o in edicola mercoledì, con Il Fatto quotidiano, mercoledì 23 settembre, grazie.

[ Kenzo ]