Il suo film "Vincere", che ha diviso l'ultimo Festival di Cannes, racconta la storia tragica della donna che diede un figlio al Duce
PORDENONE Al Festival di Cannes, Marco Bellocchio ha spaccato in due la critica: il suo film "Vincere", la storia drammatica di Ida Dalser che diede un figlio a Benito Mussolini ma poi, considerata una minaccia per l'irreprensibile quadretto famigliare del Duce con la moglie Rachele, fu confinata dal regime in manicomio, ha entusiasmato la stampa straniera e lasciato più perplessa quella italiana. "Vincere", intanto, è quarto al box office e Bellocchio è pronto a testare la reazione del pubblico: questa sera presenterà personalmente il film a Cinemazero di Pordenone, prima della proiezione delle 21.15.
Ieri sono arrivate anche sei candidature ai Nastri d'Argento, tra le quali quella alla miglior regia, a Giovanna Mezzogiorno come miglior attrice, a Filippo Timi come miglior attore e a Francesca Calvelli, compagna di Bellocchio nella vita, per il montaggio. Tutte le candidature sono meritate: "Vincere" è un melodramma coinvolgente che intreccia, con inventiva stilistica, l'amore caparbio e assoluto di Ida per il Duce con l'ascesa del fascismo. E riunisce alcuni dei temi ricorrenti nella filmografia del regista, da "I pugni in tasca" a "L'ora di religione", da "La balia" a "Il regista di matrimoni": l'intreccio fra storia e dimensione privata, la ribellione (anche qui declinata al femminile, come in "Il diavolo in corpo" e "Buongiorno, notte"), il sopravvento dell'inconscio, la presenza inestirpabile della Chiesa. Bellocchio è un baluardo del cinema italiano laico, "engagé" e autoriale, non ha mai abbassato la guardia sulla ricerca estetica ma gran parte della credibilità del film, in questo caso, gravava sugli attori, Giovanna Mezzogiorno e Filippo Timi.
Ridare un volto a Benito Mussolini e a Ida Dalser non era compito facile: come ha scelto i protagonisti? «La scelta di Timi è stata più facile perché ha un'aderenza fisica con Mussolini che gli permetteva di rappresentarlo giovane e potente, ma anche il talento per incarnare l'opposto, la fragilità del figlio Benito Albino. Giovanna Mezzogiorno ha un viso terribilmente giusto per il personaggio e in più una grande capacità di reazione fisica, un temperamento tenace, duro, nordico come Ida».
Come si è documentato sulla vicenda di Ida Dalser? «Le fonti sono il bel libro ricco di notizie "La moglie di Mussolini" di Marco Zeni (ed. Effe e Erre, ndr.), quello più giornalistico di Alfredo Pieroni ("Il figlio segreto del Duce: la storia di Benito Albino Mussolini e di sua madre Ida Dalser", ed. Garzanti, ndr.) e il documentario "Il segreto di Mussolini" di Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli. Poi ho fatto alcuni giri in Trentino nella zona di Ida, ho trovato le sue cartelle cliniche nell'ospedale di Pergine e ho parlato con la gente di Sopramonte, il suo paese».
In una sequenza Ida, riportata in manicomio dalla folla che protesta, dice alla sua gente: "Non dimenticateci". La sua speranza si è avverata? «Sì. A Sopramonte il ricordo di questa donna, di questa eroina, è ancora molto vivo. Tant'è vero che l'episodio del film in cui Ida mostra una pistola al figlio e gli dice "Qui c'è un colpo solo, è per il cuore di tuo padre" è stato raccontato a un mio collaboratore da una signora anziana. Attorno a Ida e contro il fascismo c'era una sorta di difesa da parte dei compaesani forse anche perché, fino a pochi anni prima, quello era territorio austriaco».
Che ruolo ha la presenza della Chiesa nel film? «Non c'è un attacco particolare nei confronti della Chiesa, ma si stigmatizzano due cose. La prima è che Mussolini, laico e mangiapreti, per arrivare al potere assoluto ha avuto bisogno di fare un accordo con la Chiesa. L'altra è un certo tipo di ideologia cattolica, in qualche modo presente anche oggi anche se espressa con parole diverse, che sottolinea la rassegnazione e la carità, sostiene che la vita è un passaggio, che la parte migliore viene dopo. Sono cose che non condivido per niente ma, in quel contesto, erano messaggi che servivano a confortare dalla tragedia dell'isolamento manicomiale. In tempi di disperazione questa mentalità è benemerita, ma non è sufficiente. E non manda avanti il mondo».
Come in "Buongiorno, notte", anche in "Vincere" ha inserito immagini di repertorio che rinforzano l'impronta storica del film... «Ho pensato subito che la storia potesse essere rappresentata attraverso immagini reali. Mi servivano anche come strumento di sintesi, perché il film in due ore racconta trent'anni. Avevo la possibilità di mostrarle utilizzando una serie di situazioni in cui i personaggi sono al cinematografo che, in quell'epoca, era popolare come la televisione oggi».
Nel film usa didascalie, sovraimpressioni, grafica: lei stesso l'ha definito un "melodramma futurista". «Ho creato un linguaggio, divenuto definitivo durante il montaggio, che utilizza anche connessioni irrazionali ma non dissociate, come l'idea di condensare in pochissimi secondi l'attentato di Sarajevo, i funerali degli arciduchi, Mussolini nudo che s'immagina già di essere al balcone di Palazzo Venezia. Tutto, anche l'uso della didascalia in chiave di "futurismo rivoluzionario" un po' come le didascalie aggressive di Ejzenstejn, vuol essere espressivo, non esplicativo. Abbiamo cercato in modo abbastanza empirico di esaltare i momenti importanti, anche con apporti grafici».
Guardando "Vincere" nei giorni caldi della bufera mediatica che ha investito il premier Berlusconi è inevitabile pensare a quanto, oggi come allora, le vicende private entrino in politica... «Quando ho pensato di fare questo film non ho affatto considerato di proporre una relazione col presente, o di attaccare Silvio Berlusconi. Nel confronto con la realtà attuale, però, viene fuori qualcosa di più riferito non tanto alla persona singola di Berlusconi, ma ad un clima generale di disperazione, insensibilità, cinismo. Mi sembra che la gente si sia arresa: il consenso verso Berlusconi non è mai entusiastico, è come se non ci fosse niente di meglio».
Suona come una critica alla sinistra... «Lo è: l'opposizione non sa proporre ai suoi "naturali" elettori, come gli operai e i precari, una risposta più convincente della demagogia populista del premier. Se la maggior parte degli operai vota per Berlusconi vuol dire che c'è qualcosa che la sinistra non riesce a comunicare, che non si riescono ad opporre delle idee convincenti. In questo senso c'è un clima simile all'epoca raccontata dal film: nel fascismo c'era un forte conformismo, lo stesso che si respira qui oggi anche se non siamo in una dittatura ma in una "democrazia autoritaria", per usare le parole di Eugenio Scalfari».
Nel 2006 si è candidato alle elezioni con La Rosa nel Pugno. Ha mai pensato di tornare in politica? «Assolutamente no. Quella era una candidatura simbolica: La Rosa nel Pugno, un partito laico che univa socialisti e radicali e propugnava idee che condividevo, era fragilissimo e così ho dato la mia adesione anche formale. Ma per me stare in Parlamento, o anche solo in un consiglio comunale, sarebbe come suicidarmi. Ho bisogno di una libertà assoluta, di alzarmi, di muovermi. E lo dico con rispetto di chi passa la propria vita sugli scranni».
[ da l'Espresso ]
Questa deriva razzista,molto ben interpretata dall'attuale esecutivo,è la verifica,o meglio lo specchio fedele della maggioranza degli italiani,bene ha fatto il bravo regista ad approfondire l'importante argomento,si sta effettivamente diffondendo il conformismo verso chi comanda o sostiene costoro,diventando complici passivi,ma inesorabilmente determinanti.
BENVENUTI alla nuova guerra tra Microsoft e Google, a colpi di innovazioni nei motori di ricerca, per farli diventare più intelligenti e più utili nella vita di tutti i giorni. È questa la filosofia che c'è dietro Bing, un motore di ricerca che Microsoft ha annunciato oggi e che debutterà mercoledì 3 giugno (in Europa sarà in beta con funzionalità limitate).
Microsoft ha divulgato ora i dettagli e alcune immagini del motore, e un video esplicativo. Il motore si basa su un principio nuovo: offrire informazioni immediatamente utili per esigenze pratiche, guidando la ricerca fino al risultato che l'utente voleva. Per acquistare un prodotto, avere la recensione di un hotel, trovare la tariffa migliore per un viaggio o consigli medici, tra le altre cose. Bing (che prima aveva il nome in codice Kumo) è "un motore decisionale", secondo Microsoft.
Ma perché ci sarebbe bisogno di un nuovo motore? Tutti sappiamo come funziona quello di Google: scrivi parole chiave e ricevi un elenco di link a siti pertinenti. Ebbene, questo per Microsoft non è più sufficiente a soddisfare l'utente. Nell'annunciare Bing, cita un rapporto di Comscore secondo cui il 30% delle ricerche rimane senza risposta e quindi abbandonato. Il 66% delle ricerche richiede che l'utente faccia più tentativi per ottenere quanto voluto.
Bing, invece di andare allo scontro diretto con Google (che ha ormai una quota di mercato schiacciante nel mondo), prova quindi a rovesciare la prospettiva, con un approccio nuovo. A cominciare dall'homepage. Invece della pagina candida e asciutta che ha fatto la fama di Google, Bing parte con gli "effetti speciali": un'immagine ad altissima risoluzione, che cambia a rotazione. Possiamo cliccarci per avere ulteriori informazioni, oppure partire con una ricerca libera, da digitare in una barra. A seconda delle parole digitate, il motore intuisce l'ambito della ricerca, cioè i nostri possibili scopi, e ci dà poi una guida verso il risultato finale.
Per esempio, se scriviamo il nome di un automobile ci dà opzioni per arrivare direttamente al manuale, a una recensione, a un sito dove comprarla. Se scriviamo il nome di una località turistica, ci chiede se vogliamo foto, consigli su hotel e via dicendo. Queste opzioni che guidano la ricerca sono calcolate dinamicamente dal motore, con il nuovo algoritmo ideato da Microsoft. È uno sforzo profondo di adattare l'intelligenza robotica del motore a quella mobile e imprevedibile degli utenti, perché le due possano meglio andare d'accordo.
Bing è inoltre tanti motori in uno. Ha varie sezioni (Salute, Viaggi, Shopping, Notizie, Sport), accessibili da un menu a sinistra; ciascuna con una propria grafica e layout. Se clicchiamo su Viaggi, per esempio, ci saranno opzioni e barre di ricerca adatte a chi vuole partire da una località e arrivare a un'altra (analogamente a quelle di un motore specializzato come Expedia.it). Per lo shopping, la versione europea di Bing integrerà Ciao (uno dei principali siti europei di comparazione prezzi e prodotti).
"Siamo convinti che ci sia ancora grande margine di miglioramento nella ricerca web, che è evoluta poco, nella sostanza, negli ultimi anni. Lo scopo di Bing è far perdere meno tempo agli utenti. Del resto, ormai la gente fa ricerca sul web non tanto più per trovare informazioni ma per prendere decisioni", dice Luca Colombo, Consumer&Online Marketing Officer Microsoft Italia.
Nel suo cercare di estrarre intelligenza dal web dando risultati all'utente in forma più umana di un'austera lista di link, Bing è vicino ai concetti della ricerca semantica, ora ben rappresentati da WolframAlpha. Microsoft ha fatto la sua mossa per rilanciare la sfida a Google e al modo tradizionale di cercare cose sul web. Ora, la parola agli utenti.
[ da La repubblica ]
Meglio così,i monopoli non sono positivi,Google poi,è la parola più diffusa del web in tutto il globo,bene hanno fatto quelli della microsoft ha studiare un prodotto diverso,più preciso e corrispondente alle richieste del pubblico,sicuramente il colosso della west coast affilerà i coltelli,dopo la botta,sicuramente arriverà la risposta.
Fumo di sigaretta batte Harley Davidson 3-0, perché l'inquinamento atmosferico che provoca è tre volte quello della rombante '883'. Lo ha dimostrato oggi Giovanni Invernizzi, capo del laboratorio per lo studio dell'inquinamento da fumo di sigaretta dell' Istituto dei Tumori (Int) di Milano, davanti a 300 studenti dei primi anni delle scuole superiori, invitati nell'aula magna dell'Int nell'ambito della settimana contro il fumo, che culminerà domenica 31 nel 'World no tobacco day'.
L'esperimento è stato condotto all'esterno dell'ospedale, dove il motore della grossa moto è stato avviato facendo in modo che i tubi di scarico restassero all'interno di una piccola cabina con le pareti di plastica trasparente, in presenza di un misuratore di polveri sottili. Contemporaneamente, nel grande schermo in aula indicante la concentrazione delle polveri, si è visto che in un paio di minuti le particelle inferiori al micron (millesimo di millimetro), cioé i Pm1, sono passate da 170 mila (valore di fondo dell'aria di Milano) a 250 mila. Dopo aver arieggiato la cabina, l'esperimento è stato ripetuto con una ragazza che ha acceso una sigaretta. Ebbene, nello stesso periodo di tempo di due minuti, l'indice del Pm1 è balzato a 700 mila, saturando lo strumento di misurazione. "Ciò significa - ha osservato Invernizzi - che nello stesso periodo di tempo il fumo di sigaretta ha inquinato almeno tre volte tanto, perché il fumo ha saturato lo strumento misuratore, che non aveva più modo di misurare oltre".
Meglio scordarle o ridimensionare la quantità delle bombe a polveri sottili
All'inizio era un esperimento empirico divulgato sul web, adesso è arrivata la conferma dell'Arpa: le pietre dei marciapiedi della Spina 1 sono radioattive. Nessun pericolo per la salute dei cittadini, ma certo adesso sono in molti a chiedersi se per le prossime pose non sia il caso di scegliere altre pietre non radioattive.
È passato un mese da quando i primi allarmi sono stati lanciati su internet da un medico che aveva scoperto alte concentrazioni di radiazioni sulle lastre grigie che pavimentano corso Mediterraneo, corso Lione e corso Castelfidardo, in prossimità del Politecnico. Lastre di sienite, una specie di granito che secondo il progetto coprirà tutta la lunghezza della Spina nata sopra il passante ferroviario.
Visto il tamtam che stava correndo tra i blog il Comune aveva predisposto dei controlli sui marciapiedi. «E adesso che abbiamo visto che non ci sono pericoli per la salute vedremo se prendere provvedimenti contro chi semina il terrore», afferma l'assessore all'Ambiente Domenico Mangone.
Il sopralluogo dei tecnici dell'Arpa è stato effettuato il 6 maggio e, come si legge nella nota, «le verifiche effettuate hanno dimostrato che l'incremento dei livelli gamma registrati in prossimità di marciapiedi del quartiere Crocetta sono dovuti all'impiego di pietra tipo granito contenente radionuclidi naturali in concentrazioni superiori alla media». A contatto con la pietra gli strumenti hanno registrato livelli di 562 nanoSievert all'ora, che scendono a 470 a un metro da terra, mentre in generale nell'ambiente sono previsti livelli intorno a 100 nanoSievert all'ora. Dunque valori cinque volte superiori alla media. Nomi che fanno paura come radon, uranio e torio, elementi che in natura esistono e con cui si convive più di quanto si pensi. La cosa principale, tuttavia, è calcolare il tempo di esposizione e in questo caso «l'impatto sulla popolazione non è significativo», conclude l'Arpa. La dose di radiazioni emanate dai marciapiedi, infatti, si aggira tra 0,45 e 0,63 milliSievert all'anno, che è al di sotto dell'1 milliSievert che viene fissato come limite di legge per la salute dei cittadini. Anche se il paragone è approssimativo, visto che la legge parla di esposizioni artificiali, ma nulla dice della presenza in natura di radiazioni, né dell'uso di materiali per la costruzione. E proprio questo è il nocciolo della questione: di questi livelli di radiazione non si muore, ma la salute ne fa volentieri a meno, soprattutto per chi deve tagliare e posare la pietra. Dunque, visti i risultati dell'Arpa, si potrebbe prendere in considerazione l'ipotesi di sostituire la pietra usata con un altro tipo di granito. Questa volta inerte.
[ da La repubblica ]
La cosa più ragionevole sarebbe quella di sostituire il marmo,e per il futuro le istituzioni cittadine dovranno informarsi meglio sui materiali che si utilizzano nei lavori per la collettività,e soprattutto per chi è a contatto nella lavorazione di questo granito.
Liberate il Nobel per la pace - A Tokyo una manifestazione ha chiesto al regime birmano il rilascio immediato del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi
Il tribunale birmano ha accettato la richiesta di incriminazione di Aung San Suu Kyi, aprendo di fatto il processo alla leader dell'opposizione democratica. San Suu Kyi, accusata di avere violato gli arresti domiciliari per avere ospitato per due giorni un cittadino americano mormone nella sua casa, si è dichiarata innocente. Lo ha riferito il suo avvocato.
La leader dell'opposizione in Birmania, Aung San Suu Kyi, si è dichiarata "innocente" davanti al tribunale che la processa da lunedì a porte chiuse nella prigione di Insein, a nord di Rangoon. Lo annuncia uno dei suoi avvocati e portavoce del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia. La 63enne leader democratica e Premio Nobel per la Pace è accusata di aver violato gli arresti domiciliari per aver ospitato per due giorni un bizzarro americano, il mormone John William Yettaw, giunto nella sua casa attraversando il lago a nuoto.
"Non sono colpevole, dato che non ho commesso alcun reato", ha dichiarato San Suu Kyi, secondo il portavoce e legale Nyan Win, fornendo un resoconto dell'udienza ai giornalisti. Il tribunale birmano, tuttavia, ha accettato la richiesta di incriminazione per San Suu Kyi, aprendo la strada a una sentenza che sarà probabilmente pronunciata prima che scadano i termini dei domiciliari, il 27 maggio. Se giudicata colpevole, rischia fino a cinque anni di carcere che, secondo uno dei suoi avvocati, l'americano Jared Genser, potrebbero essere letali per le sue precarie condizioni di salute.
[ da ricerca google ]
Dal 2004 agli arresti domiciliari,Aung San Suu Kyi,deve subire questa nuova accusa,creata ad hoc dal regime birmano,nell'intento di
allungare a dismisura la sua prigionia,una voce ed una personalità,il nobel della pace,che fa paura alla dittatura.
Sono doverose e legittime le contestazioni a riguardo.
In Francia nonostante lo spot,difficilmente gli elettori si catapulteranno alle urne,ma una pubblicità del genere è davvero singolare,non vedo come si potrebbe replicare in Italia.
Appalti,subappalti,fretta di finire i lavori,risparmio sulla sicurezza,un mix che ha mietuto tre vittime ieri in Sardegna,tre lavoratori che non torneranno più a casa, sono morti per il classico tozzo di pane familiare.e che purtroppo non saranno gli ultimi.
Il 60% degli italiani e' contrario al nucleare, per 7 su 10 e' pericoloso. Mentre le fonti alternative piacciono a 8 italiani su 10. Il 75% vorrebbe che l'energia fosse prodotta da solare e fotovoltaico. In generale, le questioni ambientali preoccupano il 68,7% dei cittadini, piu' del rischio terrorismo e guerre al 22,1% e del problema casa al 4,9%. Questa la fotografia di una ricerca di Lorien Consulting e del mensile 'La nuova ecologia'.
[ da Ansa ]
Sappiate regolarvi alle prossime elezioni,sia nell'elezione europea che in quelle amministrativa,dare un segnale all'attuale maggioranza sarebbe positivo,l'enorme esborso di denaro per costruire centrali nucleari potrebbe essere utilizzato nell'installazione di estesissimi campi fotovoltaici nel centro e nel sud Italia dove l'energia solare è più sfruttabile,in questo caso il plutonio non diventerebbe un incubo quotidiano,nel reperirlo,nel rischio d'incidenti delle centrali e nello smaltimento.
Un lavoro artigianale,inserito casualmente dal web
Ho una pessima notizia da darmi. Con la crisi tornano in auge i lavori manuali. Chi non può più permettersi di accendere un mutuo per pagare un idraulico strappa alle ragnatele il libretto di istruzioni in tedesco e riprende contatto con la spigolosa fisicità della sua lavatrice. È il rilancio della civiltà della concretezza. È il recupero dell’autosufficienza e dell’autostima. È il disastro per chi, come me, non sopravvivrebbe più di due ore a un camping con i boy scout di Franceschini. Forse un giorno scriverò «Lo zen e l’arte del rammendo del calzino», ma intanto dovrei smetterla di dissanguarmi l’indice ogni volta che tento di infilare il filo nella cruna dell’ago. Siamo all’inizio di una nuova selezione naturale e so di figurare nella lista dei brontosauri. Se avessi una figlia di diciotto anni, anziché la velina le suggerirei di fare la sartina: c’è maggior richiesta e minore concorrenza.
Nei Paesi anglosassoni il fai-da-te è già un filone televisivo: dal grande fratello al piccolo chimico. Non mi avranno come finalista. Mi consolo con le avventure altrui: ho un amico con due lauree che ha impiegato tre ore e ventotto minuti per collegare il «decoder» al televisore. Quando cominciava a sentirsi un inutile agglomerato di libri, ha tirato una botta contro l’apparecchio e quello, inopinatamente, si è messo in azione. Mi ha confessato di essere stato pervaso da una sensazione molto maschia. La stessa che provò il mio antenato a Neanderthal nell’istante in cui, dopo aver ustionato tre mogli e altrettante suocere, riuscì finalmente ad accendere il fuoco.
[ da La stampa ]
Saggi consigli caro Gramellini,toccherà aspettare qualche tempo,difficile da quantificare,non solo le nuove generazioni sono state educate con altri "valori",li conosciamo tutti,inutile elencarli,e stridono enormemente con i buoni lavori manuali d'un tempo che ha consigliato,ma fortunatamente esiste il fenomeno extracomunitario!!
Ogni riferimento alla repubblica delle banane non è puramente casuale,se non ci fosse Daniele Luttazzi "inframezzo",ma con il padrone della villa faraonica a far gli "onori",sarebbe assolutamente perfetta.
Questa è la lettera di sei detenuti islamici a Macomer (Nu) in Sardegna, trasmessa per la prima volta su facebook da Roberto Di Nunzio. Chi vuole può copiare integralmente questo post e pubblicarlo nel suo blog. Con la speranza che serva.
"Tanti saluti a voi, spero che la mia modesta lettera troverà tutti voi in buona salute. Vogliamo raccontare alla associazione gli abusi di potere contro i prigionieri islamici che si verificano al carcere di Macomer (Nuoro) – una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna. Però adesso i prigionieri di Guantanamo stanno meglio di noi che siamo chiusi in questo lager..." 20 Maggio 2009 -- "Il 4 aprile 2009 sono stato trasferito, con il mio amico Ilhami Rachid, dal carcere di Carinola (Caserta). Quando siamo arrivati in questo carcere, sin dal momento in cui siamo scesi dal blindato, le guardie ci hanno trattato male. A noi, ancora con le manette ai polsi, hanno detto di prendere i nostri sacchi e altra roba. Ho detto alle guardie che con le manette non riuscivo a prendere tutto, in risposta mi hanno messo di forza il sacco sulle spalle trascinato in matricola attorniato da 6 guardie. Il mio amico Rachid si è fermato per chiedere alle guardie il perché di questo trattamento."
"La risposta è stata l’aggressione: hanno cominciato a picchiarlo con colpi di pugno sul collo e alla testa; non mi hanno permesso di aiutarlo: hanno trascinato anche lui in matricola con lo stesso nugolo di guardie. Nella perquisizione che ne è seguita loro non hanno rispettato il Corano. In Italia ho già girato sei carceri, mai ho visto un trattamento come questo. Dopo la perquisizione ci hanno portati nelle celle che si trovano in una sezione uguale al 41 bis: isolamento totale, porta blindata chiusa 24 ore su 24, non vediamo nessun’altro prigioniero, solo guardie; anche il cibo ce lo portano le guardie."
"Ogni volta che usciamo dalla cella veniamo perquisiti palpati, ognuno di noi, da due guardie. Anche i vestiti ce li danno contati, di libri ce ne danno soltanto 5. Al passeggio siamo divisi dagli altri, non possiamo andare con loro, andiamo all’aria solo con quelli della nostra sezione. In questa sezione-lager siamo in 25 prigionieri islamici di diversi paesi del nord Africa."
"L’8 aprile 2009 sono andato a parlare con il comandante, gli ho chiesto il perché di questo regime e del pestaggio contro Rachid. Lui mi ha detto: questo regime resta così fino a quando arriverà un cambiamento dal ministero! Questa storia è una bugia, perché non c’è nessun carcere in Italia in cui chiudono la blindata 24 ore su 24 ore. Sul pestaggio di Rachid ha detto: “noi non abbiamo picchiato nessuno e quando picchiamo facciamo molto male”. (Questa la democrazia in Italia?). La posta che entra in questo carcere ti viene consegnata dopo 25 giorni, in ogni altro carcere la ricevi non dopo 4 giorni che è stata spedita. La tengono bloccata."
"Il giorno 4 aprile 2009 con i miei amici abbiamo cominciato lo sciopero della fame, lo porteremo avanti fino a quando non cambiano questo regime: o ci danno i nostri diritti o ci trasferiscono da questo lager."
"Il 2 maggio due amici che dovevano chiamare le loro famiglie sono stati provocati dalle guardie. A un nostro amico una guardia ha detto “voi siete di Al-Qaeda e non conoscete le guardie sarde come picchiano” e altre parolacce. Lo stesso giorno un amico voleva passare il fornello ad un altro attraverso il lavorante, uno di noi, la guardia ha detto al lavorante di non farlo intimandogli di andare in cella. Mentre stava ancora parlando con la guardia, questa ha chiuso la blindata in faccia colpendogli il braccio. Abbiamo subito fatto una battitura di 25 minuti. Per tutto questo tempo e quando è arrivata la banda delle guardie hanno detto al nostro amico lavorante che la guardia non aveva visto il suo braccio. La mattina dopo quando è andato a parlare gli ha detto di voler fare una denuncia. Il comandante gli ha risposto: “Se tu fai una denuncia, io faccio una denuncia contro fi te e ti chiudo dal lavoro”.
"Per davvero ci troviamo davanti ad una banda di “criminali!”. Loro hanno trovato un’isola, nessuno sentirà dei loro abusi di potere, però noi non ci fermeremo mai di scrivere fino a quando tutto il mondo avrà sentito come trattano i prigionieri islamici in Sardegna!"
"Alla spesa non portano il giornale per noi. Hanno la scusa pronta: il trasporto non arriva fino qui. Cari amici di Yairaiha, noi abbiamo bisogno del vostro aiuto per pubblicare la nostra storia e vi chiediamo di intervenire per cancellare la nostra sofferenza perché noi siamo isolati dall’esterno, inoltre siamo stranieri". Grazie mille, a presto,
Ho pubblicato la lettera dei prigionieri islamici,al di là delle accuse a questi detenuti,non si può tollerare un comportamento criminale del genere da parte dei custodi delle carceri,siamo in un regime democratico e Guantanamo deve rimanere una vergogna degli States.
Le maggiori testate nazionali e non,si stanno mettendo d'accordo sul pay-news,una decisione del tutto legittima,dipenderà dal prezzo che stabiliranno le varie testate,in ogni caso non penso che avranno successo,rimarranno e si moltiplicheranno agenzie free,con la pubblicità in rete si può sopravvivere senza problemi,chiaramente complice il disastro economico,i giganti dell'editoria sono parecchio in crisi,il crollo delle inserzioni pubblicitarie è stato inevitabile.
Le piccole agenzie sapranno approfittarne,i colossi chissà se non ritorneranno sui loro passi!!
Il testo integrale,il passaparola è stato registrato mercoledì 20 maggio
"Buongiorno a tutti, oggi puntata di aggiornamenti, intanto sul numero dei parlamentari pregiudicati, quando era iniziata la legislatura, meno di un anno fa erano 17, poi diventò definitiva la condanna all’On. Camber e diventarono 18, adesso se Dio vuole siamo già a quota 19, è diventata definitiva nei giorni scorsi la condanna al deputato dell’Udc di Ragusa Giuseppe Drago, quest’ultimo ha una storia strepitosa, è stato per quasi un anno Presidente della Regione Sicilia, Governatore della Sicilia, il giorno in cui cadde la sua Giunta oltre a prendere il cappotto, il cappello, l’ombrello e i suoi effetti personali, aprì anche la cassaforte che ospitava i fondi riservati a disposizione del Presidente della Regione, svuotò la cassaforte e mise tutto in un sacchetto e scappò con la cassa, la stessa cosa aveva fatto il suo predecessore, un certo Provenzano che non è parente del più noto Bernardo, Giuseppe Provenzano, i due sono stati poi indagati perché? Perché il nuovo Presidente, il diessino Capo di Casa, quando ha aperto la cassaforte per cercare i fondi a disposizione del Presidente, prima ho detto fondi riservati, non sono fondi riservati, sono fondi a disposizione del Presidente, per esempio Capo di Casa aveva bisogno di sostituire i cuscini nell’appartamento riservato al Presidente e trovò la cassa vuota, chiese spiegazioni e gli impiegati gli dissero che si era portato via tutto il suo predecessore, allora fece la denuncia, i magistrati interrogarono Drago, il quale disse di averli usati per beneficenza, lui faceva la beneficenza con i soldi degli altri, con i soldi nostri, il problema è che poi le pezze di appoggio per questi versamenti per la beneficenza si sono rivelate un’altra aggravante a suo carico perché pare che le avesse costruite ex post per giustificare quell’appropriazione, è stato rinviato a giudizio per peculato, pure la Corte dei Conti gli ha chiesto i soldi indietro, il processo è andato avanti con la lentezza che hanno i processi in Italia e quindi dopo qualche anno è stata confermata la sua condanna in appello a 3 anni, sempre per peculato e l’altro giorno è passata in giudicato in Cassazione sia a carico di Drago, sia a carico di Provenzano. Naturalmente i due non faranno galera, perché? Perché c’è il condono, c’è l’indulto, Mastella, Forza Italia, Democratici di Sinistra, Margherita, Verdi, Rifondazione Comunista, Udc e mi scuso se ne ho dimenticato qualcuno, forse facevo meglio a ricordare chi non votò per l’indulto nel 2006 e cioè l’Italia dei Valori, la Lega, una parte di Alleanza Nazionale e si astennero i Comunisti italiani, gli altri erano tutti favorevoli. Grazie a quell’indulto vergognoso i due che erano scappati con la Cassa della regione non faranno neanche un giorno di galera, per fortuna i giudici hanno inflitto l’interdizione dai pubblici uffici, quindi Drago è parlamentare, adesso dovrà sloggiare dal Parlamento, naturalmente dopo la condanna in appello da semplice Consigliere regionale, Casini lo aveva portato in Parlamento proprio perché gli sembrava ingiusto che un condannato in appello per avere rubato i soldi della Regione, restasse fuori dal Parlamento e quindi l’aveva accompagnato a Montecitorio da dove adesso dovranno riaccompagnarlo fuori, non è automatico, sapete che quando un giudice emette una sentenza definitiva la Cassazione e questa sentenza prevede l'interdizione dai pubblici uffici, succede quello che è successo con Previti, la palla passa alla Giunta per le eleggibilità e le ineleggibilità, la quale deve stabilire se sia il caso o meno di ottemperare una sentenza definitiva della Magistratura, una dei tanti abusi a cui si presta questo Parlamento indecente, quindi se lor signori nella Giunta si decideranno a sancire quello che ha già sancito la Cassazione, il Signor Drago verrà accompagnato all’uscita senza potervi più rientrare e quindi nell’attesa che lo caccino abbiano 19 pregiudicati, manca ancora un po’ di materiale per arrivare a quota 25 che era la quota standard delle ultime legislature, però la legislatura è ancora lunga, devo dire che anche le pratiche della politica promettono bene, quindi penso che presto arriveremo a quota 25 che è il numero perfetto dei pregiudicati in Parlamento.
L'impero illegale di Berlusconi Bisogna aggiornare anche ciò che abbiamo detto sulle liste elettorali per le europee perché ci sono delle novità, delle new entry oppure ci sono delle old entry che però hanno avuto nuovi sviluppi, la giustizia è lenta ma questi sono talmente veloci nel combinarne di tutti i colori che poi ogni tanto anche nei processi succede qualcosa, per esempio sappiamo da qualche giorno, grazie alla sentenza del Tribunale di Milano sul caso Mills che il nostro Presidente del Consiglio è un corruttore impunito, non che fosse una novità naturalmente, bastava leggere la sentenza a proposito del Caso All Iberian per esempio, per sapere che Craxi era stato pagato in nero da Berlusconi tramite il sistema delle società offshore, tra l’altro che era stato costruito dall’Avvocato Mills con ben 23 miliardi occulti, proprio guarda caso negli anni in cui in Parlamento passava la legge Mammì che santificava il monopolio della televisione commerciale da parte del Cavaliere, sono soldi con i passaggi documentali, lo dico perché in questi giorni dicono: ah ma non hanno trovato i passaggi di denaro tra Berlusconi e Mills e quando li hanno trovati tra Berlusconi e Craxi è cambiato qualcosa? Niente, Berlusconi aveva detto: se si scoprirà che ho dato anche soltanto una lira a Bettino Craxi, lascerò la politica, in realtà era entrato in politica proprio per nascondere il fatto che aveva dato i soldi a politici etc., quindi non c’è stata una condanna per corruzione soltanto perché i giudici non hanno stabilito il do ut des tra quei soldi e la legge Mammì anche perché era difficile stabilire un solo do ut des, visto che Craxi di leggi per Berlusconi ne aveva fatte parecchie e aveva fatto anche parecchie non leggi, consentendogli di espandersi all’infinito in un paese che era un far west dove la televisione non era minimamente normata per tutti gli anni 80, quindi ci fu una condanna per finanziamento illecito a entrambi che poi fu confermata, per quanto riguarda la ricostruzione dei fatti, anche se cadde in prescrizione, in Cassazione definitivamente provato che Berlusconi comprava Craxi alla vigilia e durante l’approvazione della Legge Mammì. Sapevamo che la Fininvest era un’azienda dedita alla corruzione della Guardia di Finanza perché ovviamente ogni volta che arrivano i finanzieri e mettevano il naso nei libri contabili, se non fossero stati corrotti avrebbero scoperto che i libri contabili erano taroccati, all’epoca non era stato ancora depenalizzato di fatto il falso in bilancio, quindi era un problema taroccare i libri contabili, bisognava corrompere i finanzieri, dopodiché si è depenalizzato il falso in bilancio, così i finanzieri anche se trovano i libri contabili taroccati non ci possono più fare niente. Nelle sentenze abbiamo addirittura la prova che la Fininvest pagava la mafia, chi di voi legge la sentenza Dell’Utri 2004, la sentenza più sconvolgente, forse ancora più sconvolgente della sentenza Andreotti, quindi la sentenza più sconosciuta della nostra storia, si renderà conto che nell’archivio segreto della Cosca di San Lorenzo, uno dei quartieri di Palermo, uno dei mandamenti mafiosi di Palermo, fu trovato un libro mastro dove il capo cosca, credo che si chiami di cognome Biondino, segnava le entrate e le uscite della cosca, c’erano tutti quelli che pagavano il pizzo e poi in una voce separata c’era scritto Canale 5 e di fianco la cifra. Era un regalino che ogni tanto la Fininvest mandava alla mafia, quindi che Berlusconi abbia sempre pagato e corrotto tutti, persino la mafia lui e le sue aziende lo sapevamo. Adesso sappiamo una cosa in più, sappiamo che oltre a comprare, mi sono dimenticato, abbiamo la sentenza Mondadori nella quale è scritto che l’Avvocato Previti, Pacifico e Acampora che erano i legali della Fininvest nella battaglia per il controllo della Mondadori, comprarono con 420 milioni di lire in contanti il Giudice Vittorio Metta per scippare la Mondadori al proprietario legittimo De Benedetti e consegnarla nelle mani di Berlusconi, questo 20 anni fa, sono 20 anni che Berlusconi controlla qualcosa che non è suo. Come si chiama uno che tiene una cosa che non è sua ma è di un altro? Si chiama ladro a casa mia, poi usate la parola che più vi aggrada, secondo me quella rende abbastanza bene l’idea! Nella sentenza Mondadori che punisce i 3 Avvocati per avere corrotto il giudice e punisce il giudice per essere stato corrotto dagli Avvocati, c’è scritto che i soldi venivano dalla Fininvest di Berlusconi e che la corruzione del giudice era finalizzata ovviamente a far ottenere a Berlusconi quella Mondadori che il famoso lodo arbitrale aveva invece assegnato indubitabilmente a De Benedetti, quindi sappiamo già prima della sentenza Mills che Berlusconi e il suo gruppo sono il gruppo Berlusconi ha corretto la Guardia di Finanza, ha corrotto giudici, ha pagato politici, ci mancava una categoria, i testimoni, il falso testimone, a cosa serve? Serve a coprire reati commessi precedentemente, quando uno commette un reato, deve stare attento a non lasciare testimoni, se lascia testimoni deve pagarli perché dicano il falso in modo da garantirsi l’impunità e è esattamente per questo che Mills fu pagato, Mills sapeva tutto degli affari occulti di Berlusconi, aveva messo in piedi lui le società offshore nelle isole del canale, le Virgin Island e in altri paradisi fiscali, quelli che oggi Berlusconi dice di voler combattere, 64 società nei paradisi fiscali costruiti da Mills, negli anni 80, Mills sapeva anche perché erano state costruite queste società all’estero, per fare cosa Berlusconi usava queste società occulte che sfuggivano al bilancio consolidato del suo gruppo. Quelle società servivano a schermare delle operazioni che erano illecite e che quindi non dovevano essere ricondotte alla persona di Berlusconi, 23 miliardi a Craxi, decine di miliardi a Previti, dai quali poi Previti attingeva le tangenti per girarle ai giudici, pagavano estero su estero Giulio Malgara perché non lo potevano pagare trasparentemente e ufficialmente? Perché Giulio Malgara era il Presidente dell’associazione degli inserzionisti pubblicitari e era anche uno dei padri padroni dell’Auditel, capite che se colui che deve stabilire gli ascolti di RAI e Mediaset prende soldi all’estero dal proprietario di Mediaset o di Fininvest, qualcuno potrebbe dubitare che l’Auditel non sia attendibile, perché? Perché per essere una rilevazione indipendente, chi fa la rilevazione non deve prendere i soldi né dall’uno né dall’altro, pagavano naturalmente Malgara con dei prestiti che però per anni e anni risultavano non restituiti, non so se li abbia restituiti ultimamente. C’era il problema di Telepiù, la Legge Mammì aveva consentito a Berlusconi di avere 3 reti televisive, ma avrebbe dovuto girare, vendere a altri il suo giornale, Il giornale e vendere a altri le quote di maggioranza di Telepiù, la televisione privata che Berlusconi aveva creato, Berlusconi cosa fece? Né l’uno e né l’altro caso, girò Il giornale e i Telepiù a dei prestanomi, prestanome per il giornale era suo fratello Paolo, i prestanomi per le quote eccedenti di Telepiù, Berlusconi poteva avere soltanto il 10% in base alla Legge Mammì, il resto lo doveva alienare, a chi li ha girati? Li ha girati a dei suoi amici e prestanomi, tra cui l’immobiliarista Della Valle, nulla a che vedere con quello delle Tod’s, Moratti, Chirc, l’imprenditore televisivo tedesco etc., ai quali pare avesse dato i soldi per comprare le quote che erano sue, praticamente le quote erano rimaste sue, ma erano state intestate a teste di turco, a teste di legno, prestanomi e queste operazioni furono fatte sempre tramite le società offshore, perché? Perché erano una violazione palese della Legge Mammì e se si fosse scoperto come il pool di Milano ipotizzava ma non riuscì a provare, proprio perché queste prove non c’erano e Mills stava zitto, che Berlusconi possedeva più del 10% tramite i prestanomi, la Legge Mammì sanzionava questo comportamento con la revoca delle concessioni e se si fosse scoperto che era ancora il vero proprietario del Giornale e di Telepiù, Berlusconi avrebbe perso le concessioni per Rete 4, Canale 5 e Italia 1, sarebbe stato morto, rovinato, prima della discesa in campo sarebbe stato finito! Quindi immaginate quanto era importante farle lontano dall’Italia queste operazioni e quanto era importante che Mills, che ne era a conoscenza, stesse zitto! In più ci sono scalate all’insaputa dalla Consob, irregolari alla Standa, Mondadori e alla Rinascente con soldi che provenivano da quelle risorse, riserve. La costruzione dell’impero di Berlusconi grazie al quale Berlusconi è Berlusconi, è avvenuta tutta all’estero e tutta di nascosto con traffici di ogni genere che a un certo punto rischiavano di venire fuori quando Mills fu convocata dalla Procura di Milano e poi dal Tribunale di Milano a testimoniare nel processo sulla corruzione della Guardia di Finanza e sul caso All Iberian fu lì che Mills, come scrive lui stesso al suo commercialista, è una storia che abbiamo già raccontando, credendo che la sua lettera restasse tra lui e il commercialista Drennan disse: io in quei due processi avrei potuto cacciare Berlusconi in un mare di guai se avessi detto la verità, se avessi ricondotto a lui personalmente quelle società, invece mi limitai a dire che erano società che avevo costruito per conto del gruppo, ma non dissi per conto di lui, non dissi che lui operava direttamente su quelle società, perché dato che la responsabilità penale è personale, se lui avesse detto che era Berlusconi in persona che operava su quelle società, si sarebbe aperto uno squarcio su tutte le attività che avevano creato l’impero di Berlusconi e Berlusconi sarebbe stato rovinato, ormai alla fine degli anni 90, quando era già in politica e stava all’opposizione e nessuno pensava che sarebbe tornato al governo, anche perché nessuno poteva immaginare che quei deficienti del centro-sinistra avrebbero rovesciato il Governo Prodi, mandando al governo D'Alema e Amato che hanno completamento distrutto per sempre la sinistra. Questo era il momento drammatico, quando Mills viene chiamato al Tribunale di Milano a testimoniare, è lì che fa le false testimonianze o le testimonianze reticenti e è per gratitudine e per ricompensarlo di queste testimonianze false o reticenti che Berlusconi gli fa avere quei famosi 600 mila dollari che sono costati la condanna a Mills e che sarebbero costati la condanna anche a Berlusconi, se Berlusconi non si fosse scansato dal processo con una legge ad hoc che si chiama Legge Alfano e che tutti noi speriamo che presto la Corte Costituzionale a settembre – ottobre, quando la valuterà dichiari incostituzionale oppure che comunque il referendum che ha avviato Di Pietro porti a cancellarla e a restituire Berlusconi al suo habitat naturale, il Tribunale di Milano che è l’unico posto dove sta bene! Quindi voi capite che questa sentenza Mills è una sentenza decisiva, onnicomprensiva per capire come Berlusconi ha fatto carriera prima come imprenditore e poi come si è salvato nella sua carriera di politico, grazie al silenzio di una persona, silenzio che naturalmente loro devono continuare a alimentare, quindi devono continuare a difendere Mills, anche se potrebbero benissimo infischiarsene visto che Berlusconi nel processo non c’è, in questi giorni avete sentito parlare Berlusconi e i suoi Avvocati, ma lui non era imputato, lui è fuori dal processo grazie al lodo Alfano, tutti hanno pensato che Berlusconi fosse stato colpito in qualche modo da quella sentenza, in realtà è stato colpito soltanto Mills, ma Berlusconi non può abbandonare Mills perché se parla Mills lui è rovinato “se parlassi io lo caccerei in un mare di guai” scrive Mills al suo commercialista nei primi anni 2000. Questa sentenza quindi terrorizza il Cavaliere per quello che c’è scritto e per le implicazioni che può avere, indipendentemente dalla sorte processuale, è chiaro che nessuno andrà in galera per questa legge, visto che comunque è tutto indultato e anche se non fosse indultato comunque cadrà presto tutto in prescrizione, ma è perché è un altro tassello per ricostruire la verità e per smontare quella leggenda che vuole Berlusconi grande imprenditore, Berlusconi se non avesse violato tutte queste leggi nel modo che abbiamo descritto, non sarebbe mai diventato quello che è diventato, è un impero fondato sull’illecito, illegalità, corruzione, frode fiscale, falso in bilancio, sull’offshore , tutto occulto perché? Perché non si può fare niente di palese con quelle pratiche lì! Quindi di Berlusconi sappiamo un po’ di più grazie a questa sentenza che è di primo grado, può darsi che in appello venga cambiata, ma i fatti purtroppo sono gli stessi, i fatti li conoscevamo anche prima che venisse emessa la sentenza, la sentenza era chiamata soltanto a sanzionare il comportamento per vedere se era anche penalmente rilevante, ma il fatto che ci fossero queste società, che fossero di Berlusconi, che fossero servite a quegli scopi, bastava leggere tutte le altre, questa è una specie di sunto di un’intera carriera criminale.
Carlo Bulletti (IdV) risponde Concludo rapidamente sugli altri due o tre aggiornamenti, il primo riguarda Carlo Bulletti, è un candidato dell’Italia dei Valori, mi ha scritto dopo che l’ho definito uno un po’ lesto a cambiare casacca, candidato alle europee, mi ha scritto una lettera, devo dire che mi ha fatto piacere, perché non capita di frequente, di solito ti querelano, di solito ti minacciano, molto cortese dicendo che sono stato male informato, che lui è figlio di un democristiano della corrente di Zaccagnini, che si riconosce della cultura Liberal, che è per la laicità dello stato e smentisce una cosa che avevo detto in base a informazioni che avevo avuto dall’Emilia Romagna, cioè che lui fosse stato candidato nel 2004 in una lista del centro-destra con dentro Alleanza Nazionale, Forza Italia e Lega. Lui stesso però dice che la sua, come candidato Sindaco a Cattolica, era una lista civica che si chiamava “per chi ama Cattolica” lista di centro-sinistra, però alternativa ai Democratici di Sinistra e che per questa ragione era stata appoggiata da tutto il centro-destra, quindi non era una lista ufficialmente del centro-destra, ma era una lista che era appoggiata da tutto il centro-destra e se è stata appoggiata dal centro-destra, vuole dire che lui ha accettato l’appoggio del centro-destra, quindi di Forza Italia, Alleanza Nazionale e della Lega, riconosco che non era formalmente la lista del centro-destra, ma era una lista civica sulla quale era confluito il centro-destra. Non ho niente contro Bulletti, quest’ultimo è un medico, ho visto il suo programma, dice: sono per la laicità dello stato, la ricerca scientifica, il testamento biologico, i diritti delle coppie, mi sono schierato, dopo essermi iscritto al PD e candidato con Di Pietro proprio perché su questi temi della laicità e del testamento biologico, della ricerca scientifica e dei diritti delle coppie di fatto, l’ho trovato molto limpido e molto chiaro mentre invece il PD è ambiguo perché ha 3 o 4 linee diverse. Non ho niente contro il Dott. Bulletti, do atto di questa sua lettera, chi di voi vuole saperne di più trova informazioni sul suo sito Bulletti.com, ho segnalato semplicemente che per i miei gusti personali, preferirei che quando si mantiene uno schieramento, anche se qui era un’alleanza capitatagli addosso, saltare un giro non farebbe male, dopodiché nessuno può essere inchiodato a vita a una posizione, però quello che segnalavo era che si poteva anche tentare di prendersi un anno, due anni sabbatici e poi riprovare la politica da un’altra parte, certamente come avevo già detto nella puntata sulle candidature, Bulletti come del resto Sergio Staino che si è candidato in una delle liste ex comunista, sinistra e libertà pur essendo iscritto al PD, non erano certamente personaggi che ritenevo impresentabili per ragioni etiche o per ragioni penali, mi sembravano due casi di non grande coerenza, ma al di là di questo nulla contro le persone.
Antinoro (Udc) e la compravendita dei voti Invece per venire alle conclusioni, 3 candidati che hanno avuto degli sviluppi, uno è una new entry si chiama Antinoro, è dell’Udc naturalmente, è l’Assessore ai beni culturali della Giunta Giunta Regionale della Sicilia, Udc e ha ricevuto un avviso di garanzia per voto di scambio, i magistrati della Dda di Palermo hanno scoperto intercettazioni e altre cose che aveva dato 3 mila Euro a due mafiosi per assicurarsi un pacchetto di voti, pare 60 preferenze, di qui l’accusa di voto di scambio, l’operazione è molto più ampia, naturalmente i magistrati hanno scoperto che ogni voto veniva pagato fino a 50 Euro, quindi 50 Euro alla persona che ti dà la preferenza, molti politici pare che lo facessero, sono stati fermati 19 presunti mafiosi, sono stati arrestati 2 capimafia e tra i vari politici indagati c’è questo Antinoro che è assessore dell’Udc regionale, lo rimane anche da indagato per questo reato infamante, ha già detto: continuo a svolgere il mio lavoro e poi si difende dicendo che lui ha vinto prendendo 28 mila voti, bisogna vedere come li ha presi, non è un bel modo di difendersi perché se li ha pagati uno per uno, credo gli siano anche costati un occhio della testa, però non è un bel modo di difendersi dire: prendo tanti voti, non ho bisogno di comprarli, bisogna vedere come li prendi i voti, se li prendi spontaneamente o li prendi comprandoli! Vedremo come andrà il processo, in ogni caso non si dimette e è candidato alle elezioni europee, Casini ha pensato di portare anche lui al Parlamento europeo, un indagato per voto di scambio con la mafia.
L'ufficio stampa di Raffaele Lombardo Raffaele Lombardo è il Governatore, il capo della Giunta dove c’è pure questo Antinoro, bene, Lombardo avevamo detto che era sotto osservazione della Corte dei Conti per avere riempito lui e come il suo predecessore Cuffaro l’ufficio stampa della Regione Sicilia di giornalisti, tutti con contratti da caporedattori, ha un ufficio stampa che è più grosso di quello di Palazzo Chigi credo, circa 20 giornalisti per suonare la trombetta e decantare le lodi della sua meravigliosa Giunta, si è ritenuto che ci sia un enorme spreco di denaro pubblico, la Corte dei Conti ha chiesto il danno erariale a lui e a Cuffaro per 4 milioni di Euro e adesso si è mossa anche la Procura di Palermo che contesta sia a Cuffaro, sia a Lombardo, sia a altre persone, il reato di abuso d’ufficio per avere fatto queste assunzioni facili clientelari.
Mastella rinviato a giudizio Infine Mastella, avevamo detto che Mastella era indagato per vari casi di concussione nel inchiesta che era nata a Santa Maria Capua Vetere che aveva portato all’arresto di sua moglie, di suo consuocero e che poi aveva portato a indagare lui e che poi aveva dato il pretesto a lui per far cadere il Governo Prodi, non è più indagato, nel senso che è già imputato, è arrivato proprio l’altro giorno, il 15 maggio, la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Napoli che ha ereditato quella di Santa Maria Capua Vetere, richiesta di rinvio a giudizio firmata dal Procuratore Lepore e dal PM Curcio e trasmessa al G.I.P. che nei prossimi giorni fisserà l’udienza preliminare. Mastella ha commentato: non ci voleva la zingara per indovinare che sarebbe andata così, in realtà lui aveva detto che l’inchiesta era basata sul nulla e quelli di Santa Maria Capua Vetere erano dei cialtroni e che appena l’inchiesta fosse passata a Napoli, sarebbe immediatamente crollato l’impianto accusatorio, invece l’impianto accusatorio è tutto in piedi, c’è una rimodulazione dei reati, si parla di vari casi di concussione, reato comunque gravissimo invece dell’associazione a delinquere inizialmente contestata e c’è la richiesta di processo per Mastella, per sua moglie Sandra e per una ventina di imputati, quasi tutti dell’Udc , si parla di 3 casi di concussioni e altri di abuso d’ufficio. Questo lo dico perché naturalmente sui giornali questa notizia, devo dire a parte Repubblica che l’ha messa in grande, è passata praticamente inosservata, Il Corriere della Sera ce l’aveva a pag. 20 in un trafiletto minuscolo in quelli dove di solito si dà notizia dello smarrimento di un barboncino da parte di una contessa che promette lauti ricompensi a chi glielo riporta sano e salvo, lì c’era la notizia che il Ministro della Giustizia del Governo di centro-sinistra, è imputato per plurime concussioni aggravate e è naturalmente candidato del centro-destra del Popolo della Libertà provvisoria al Parlamento europeo, passate parola!"
Nell'aula bunker dell'Ucciardone oggi si è commemorato il 17esimo anno dalla strage di Capaci,con la presenza di un emozionato Presidente,Giorgio Napolitano. 500 chili di tritolo non sono stati sufficienti per far dimenticare uno dei tanti eroi della nostra Repubblica,l'elenco sarebbe lungo,il blog Freedom ha voluto ricordare,Giovanni Falcone,Paolo Borsellino e Peppino Impastato.
Non bastava l'esibizione dell'uomo più piccolo del mondo,un pover'uomo con discreti problemi cognitivi sbattuto sullo schermo per fare audience. Non ho idea quante altre "puttanate" abbiano trasmesso,ho voluto pubblicare l'ultima performance per dare un target a questo schifo.
Barbaro D'Urso una brava conduttrice che ha subito una strana involuzione,la sua compiacenza,le sue risate in qualche caso forzate,sono penose,ma servono a raggiungere qualche altro contratto.
Le differenze sostanziali tra i politici inglesi e nostrani,le dimissioni dei politici nel Regno Unito avvengono per un qualsiasi piccolo scandalo,oltre guadagnare la metà della nostra casta,non esistono similitudini manco a cercarle col lumicino
Scampato miracolosamente alla guerra civile e uscito quasi indenne dall’epidemia di febbre suina, mi accingevo finalmente a mettere il grugno fuori di casa quando il Ministero della Paura ha diffuso un comunicato sulla prossima emergenza nazionale: il caldo. Prima che angosciato, ne sono rimasto sorpreso. L’altra settimana avevo visto al telegiornale un servizio dai toni drammatici sul pericolo di frane a causa della pioggia. Il caldo a fine maggio è davvero un colpo basso. Per fortuna i consigli delle Autorità Competenti mi hanno molto rinfrancato. Suggeriscono di non portare i bambini nel deserto del Sahara fra mezzogiorno e le quattro e in ogni caso di mettergli in testa un cappellino. Prudenza con i gelati: non devono essere troppo freddi. Quanto agli anziani, è opportuno che si muovano poco. Per colpa dell’afa rischiano un calo improvviso di sodio e potassio. I sintomi? La voglia di muoversi poco. Un bel rompicapo. E attenzione alle finestre: dagli spiragli potrebbero infiltrarsi dei mostri mitologici, le cosiddette zanzare: scure, affamate e incontrollabili, neanche fossero sbarcate nottetempo da un gommone.
Ho sfidato la sorte e sono uscito lo stesso. Avevano ragione quelli del Ministero. C’era un’afa da boccheggiare e sentivo le perline di sudore ingioiellarmi la fronte, mentre torrenti alpini scorrevano garruli sotto le mie ascelle. Allora ho seguito docilmente i consigli degli esperti e mi sono tolto la cuffia, la sciarpa e il cappotto. Devo riconoscere che è andata subito meglio.
[ da La stampa ]
Per la serie il cielo e il mare sono azzurri,piove bagnato,i boschi d'estate sono verdi,il rito stagionale è iniziato,i media non possono astenersi dalle solite cronache. Vorrei ricordare il solito aspetto a mio giudizio importante,mi rivolgo soprattutto agli anziani e a chi li segue,si dimenticano di dissetarsi in modo equilibrato,complice la mancanza dello stimolo della sete,un consiglio sempre valido e non banale.
Fessbuc è tutto imperniato su internet,sulla vita che ha trasformato e condiziona in buona misura buona parte della popolazione,non sarà da nomination questa sitcom organizzata alla buona,risulta però simpatica e con quel pizzico d'ironia che non guasta,una valida presa in giro sul mondo che ci circonda.
Ottimismo,solo ottimismo,sulle riforme glissa,nonostante l'enorme maggioranza in carica.
I devastanti danni salteranno fuori tra qualche tempo,quando in tutto il mondo occidentale la ripresa economica andrà a gonfie vele,dalle nostre parti si verificherà il classico e ripetuto flebile venticello.
Il filmato è imperniato nella più alta soddisfazione dell'evento,ed è giusto sia così,quel muro era resistito troppi anni,le aspettative non sono state a mio parere all'altezza della situazione. Il continente europeo sempre più unito e con la moneta unica,è ancora servo degli egoismi nazionalisti,ognuno a tirare l'acqua al proprio mulino,l'identità europea è ancora una chimera nonostante i notevoli passi avanti,è decisamente un processo molto lungo,dovranno passare secoli prima di raggiungere gli importanti obiettivi desiderati.
Nel frattempo godiamoci i buoni passi avanti,impensabili nei primi anni 80.
Il ricordo di quei giorni così emozionanti
e la speranza che un altro muro,magari tra molto tempo sia abbattuto
Chi sono i 307.650 individui che, record dei record, hanno visitato questa edizione della Fiera del Libro? Un isolotto di intelligenza alla deriva in un mare di grandifratelli e letterine? L’idea di contrapporre 307.650 illuminati a 59 milioni di presunti beceri che vanno in piazza solo per applaudire «Amici» o festeggiare gli scudetti mi puzza di razzismo intellettuale. E non mi convince neanche l’ipotesi che siano l’avamposto di un’altra Italia, misurabile a milioni, ma comunque drammaticamente minoritaria. Un’Italia sobria e normale che rifugge le telecamere e ha desideri sobri e normali, fra i quali quello di sdraiarsi su un’amaca all’ombra di un albero con un libro fra le mani e un amore sulle ginocchia.
Ho l’impressione, e in taluni casi la certezza, che fra i 307.650 templari del Libro ci siano persone che guardano «Amici» e pure le partite, che votano Lega e Berlusconi, che leggono solo i bestseller da autogrill e a volte nemmeno quelli. Gli esseri umani sono più complessi e variegati di come li rappresenta questo buffo bipolarismo antropologico di moda, in base al quale chi vota a destra lavora, rutta e sogna di impalmare una velina e chi vota a sinistra studia, arriccia il naso e sogna di impalmare una contessa. Molti di noi - la maggioranza, spero - non stanno sempre o di qua o di là, ma un po’ di qua e un po’ di là, e un po’ da nessuna parte, per fortuna. E non perché siano cerchiobottisti, ma perché persino in un’epoca di conformismi, nessuna vita è riconducibile a un questionario omogeneo di luoghi comuni.
[ da La stampa ]
Al di là che ognuno di noi può comparire o scomparire in qualsiasi realtà,dal salone del libro alla piazza del grande vuoto,mi sia consentito di definire così,cotanta vuotezza,il passo non è breve. La differenza sta tra chi il televisore lo usa una tantum ormai,e chi invece ne fa quasi una ragione di vita,e con quel che passa il convento è davvero una miseria,con qualche fiore all'occhiello fortunatamente,mi dica che sono snob,ma piazza S.Carlo l'ho debitamente evitata nel fine settimana.
La parte che non compare tra i commenti sull'articolo della Stampa,causa mancanza di caratteri nel commento.
Tra tette,culi,lap dance e code chilometriche per comparire nel vuoto assoluto,se proprio un qualsiasi individuo desidera immagini forti,ve ne sono in quantità industriale in rete e non solo!!!
«Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso». Lo ha detto, a Monopoli, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dialogando con gli studenti sui temi della Costituzione. Il dibattito su bioetica e testamento biologico è stato evocato durante il dibattito in cui gli studenti delle scuole della cittadina pugliese hanno posto al presidente una domanda sull’articolo 33 della Costituzione che parla di libertà per arte e scienza. Fini afferma che su certi temi in lui «il dubbio prevale sulle certezze»: «Ma è un dibattito aperto, oggi, nella nostra società e auspico che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici di questi ultimi mesi». Nel corso della sua trasferta pugliese Fini ha anche affrontato il tema dell'immigrazione, rivendicando diritti per i migranti e spiegando che la xenofobia si sconfigge solo con l'integrazione, a partire da quella scolastica.
L'EQUILIBRIO DEI POTERI - Sempre in tema di assetto costituzionale, Fini ha parlato della possibilità di modificare la Carta nelle parti relative all'equilibrio tra i diversi poteri dello Stato. «La seconda parte della Costituzione - ha sottolineato - si può cambiare e serve un nuovo equilibrio tra esecutivo e legislativo. Il governo ha ragione quando dice che i tempi della decisione devono essere celeri; tuttavia il Parlamento, con la sua maggioranza e la sua opposizione, è l'espressione della coralità del Paese e non può essere sacrificato ma oggi le democrazie funzionano se sono rappresentative e governanti». Secondo il presidente della Camera, il punto di equilibrio si raggiunge con «un Parlamento rappresentativo e una democrazia governante». Per Fini al Parlamento spetta «l'indirizzo generale e il controllo dell'operato dell'azione di governo. La democrazia è tale se il palazzo è una casa di vetro ed è trasparente».
[ da Corsera ]
Dall'Udc ai pricipali esponenti del Pdl,la reazione è stata quasi unanime,il fuoco di fila contro questi ragionamenti non poteva che essere sostenuta.
Al contrario chi vive una condizione sociale e politica con valori laici,non può che plaudire alle sue affermazioni,sicuramente rimarrà il personaggio politico di spicco più isolato su questo fronte a destra,ma gli sia riconosciuto la massima stima per il coraggio e la coerenza senza nascondersi dietro ad un dito,poichè di politici e di simpatizzanti con queste idee nel Pdl ne esisteranno pur essendo una minoranza,ma l'esposizione porterebbe ad enormi rischi.
Chi non va d'accordo con il padrone della coalizione,rischia pesantemente d'essere isolato nell'immediato e di non far più parte della corte!!
L'avvocato David Mills ha agito per conto di Berlusconi e della Finivest. È questa la motivazione con cui i giudici hanno condannato il legale inglese per corruzione in atti giudiziari. I giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano, presieduti da Nicoletta Gandus (ricusata senza esito dal premier) nello spiegare «il movente sotteso alle condotte di Mills», scrivono: «Egli ha certamente agito da falso testimone, da un lato, per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data; dall'altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico».
Nel determinare la pena inflitta a Mills i giudici rilevano «l'oggettiva gravità della condotta, di assoluta rilevanza nei procedimenti in cui è stata posta in essere, anche in ragione della qualità e del numero dei reati ivi giudicati; va poi considerato il ruolo istituzionale di alcuni dei soggetti imputati nei procedimenti penali in cui David Mills rendeva falsa testimonianza».
La condanna per Mills è stata di quattro anni e sei mesi, solo due mesi in meno di quanto era stato richiesto dal pubblico ministero Fabio De Pasquale. Il punto fermo è dunque che Mills è stato corrotto. Il presunto corruttore, Silvio Berlusconi, invece, per ora non rischia niente: il processo nei suoi confronti è sospeso, in attesa che la Consulta decida sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano.
Dal canto suo, Mills si era difeso con un memoriale in cui affermava che Berlusconi era stato vittima dei suoi errori e chiedeva scusa al premier. Per i consulenti della difesa è dimostrato che i 600mila dollari facevano parte di una somma più ingente che Mills aveva ricevuto dall'imprenditore Diego Attanasio perché la gestisse.
«Riferirò in Parlamento». È stata questa la risposta di Silvio Berlusconi, a margine dell'inaugurazione del Policlinico di San Donato, alla richiesta di un commento sulle motivazioni della sentenza di condanna dell'avvocato inglese David Mills nel processo che vede coinvolto anche il premier.
[ da L'unità ]
La lettura della sentenza non lascia dubbi,il corruttore salvato dal lodo e dalle varie prescrizioni in questi anni è colpevole,vada a riferire in parlamento ciò che desidera,sicuramente tirerà fuori il solito banale argomento delle toghe rosse. Si consolerà abbastanza in fretta,il risultato elettorale per l'ennesima volta non gli girerà le spalle!! La maggioranza degli italiani lo vuole,purtroppo dobbiamo sopportarlo tutti quanti.
La bicicletta e lo sport che ne deriva,mi piace molto di più praticarlo,dai tempi del mitico Pantani,le sue imprese nell'immaginario collettivo furono epiche,nonostante la sua caduta col doping,ascoltare o meglio assistere alle tappe in salita era una vera goduria. Negli anni successivi abbiamo tutti compreso che il doping viene assimilato diffusamente dagli sportivi numero uno delle due ruote,lui fu un capro espiatorio,dava fastidio e ci fu accanimento nei controlli.
Il disinteresse verso questo nobile sport aveva il destino segnato,dal giro al tour,le maglie rosa e gialle vengono ridisegnate secondo i controlli antidoping,ma ieri i ciclisti hanno toccato il fondo.
La protesta contro il circuito milanese,poteva essere del tutto plausibile,dei dieci giri stabiliti,nove sono stati pedalati a velocità da passeggio,i ciclisti in questo modo hanno protestato per la pericolosità del tracciato. Se lor signori avessero condotto anche l'ultimo giro con la medesima media,la protesta avrebbe avuto senso,invece proprio nell'ultima appendice,si sono scatenati da veri professionisti,come se l'ultimo giro non fosse più pericoloso,anzi!!!
Il capo protesta è stato il texano,Lance Armstrong,resuscitato ai pedali dopo l'abbandono deciso due anni fa,fosse rimasto in Texas avrebbe fatto più bella figura.
Da ieri esiste un motivo in più,direi fondamentale,per disinteressarsi prima alla corsa rosa,poi di quella gialla....
Il comissario e l'anarchico Buongiorno a tutti, oggi è il primo compleanno di Passaparola, da un anno siamo insieme a farci compagnia con questo appuntamento del lunedì e vorrei parlarvi di una questione che mi è capitata, ma non è un fatto personale, naturalmente riguarda un tema molto importante che è la nostra storia repubblicana, anzi il doppiofondo della nostra storia repubblicana. Tutto è cominciato qualche giorno fa quando il Capo dello Stato ha ricevuto al Quirinale due vedove simbolo dei ministeri della nostra storia repubblicana, la vedova del Commissario Luigi Calabresi e la vedova dell’anarchico Giuseppe Pinelli, quest’ultimo precipitò dalla finestra della Questura di Milano poco dopo la strage di Piazza Fontana, per la quale era stato sospettato, ingiustamente sospettato in base a quella pista anarchica che la Questura di Milano aveva imboccato a causa di una velina falsa, depistante, trasmessa agli organi di Polizia dall’allora Ministro dell’Interno, in particolare dall’Ufficio Affari Riservati del Viminale, quello che per anni, anni e anni è stato presidiato e guidato da un personaggio molto particolare, il Prefetto Federico Umberto d’Amato. La velina sulla pista anarchica portò le forze dell’ordine milanesi a imboccare la strada del sospetto nei confronti di Pietro Valpreda che peraltro era stato riconosciuto dal tassista Rolandi e poi si è scoperto che in realtà quel riconoscimento era anche plausibile nel senso che Valpreda somigliava molto a una persona che a buon titolo poteva essere coinvolta in quella strage, poi alla fine dopo una lunga custodia cautelare - all’epoca si chiamava carcerazione preventiva - e dopo molti processi dalle alterne sentenze, venne riconosciuto innocente. Nel frattempo, grazie alle indagini prima condotte da giudici milanesi come Gerardo d’Ambrosio, Emilio Alessandrini, al Giudice Stiz di Trento, si era poi arrivati alla pista autentica, quella vera, quella che poi è stata certificata anche da una sentenza della Cassazione, la pista nera, la pista dei neofascisti, neonazisti di ordine nuovo, in particolare delle cellule venete: Freda, Ventura, Zorzi, questi erano i capi delle cellule venete e della cellula milanese di ordine nuovo. Il Commissario Calabresi fu indicato come il colpevole dell’assassinio di Pino Pinelli, fu indicato da molti intellettuali in un famoso appello, alcuni dei quali poi hanno chiesto scusa per avere ingiustamente criminalizzato il commissario Calabresi definendolo l’assassinio di Pinelli, il defenestratore di Pinelli e fu proprio lo stesso Gerardo d’Ambrosio a trattare quella vicenda e alla fine a scagionare Calabresi che era stato criminalizzato da una campagna lanciata da Lotta Continua e ripresa da molti intellettuali molto famosi anche di sinistra, che in buona o in cattiva fede, avevano individuato in lui il mostro, colui che aveva individuato la pista anarchica e colui che aveva defenestrato l’anarchico Pinelli. In realtà si è scoperto non solo che Calabresi e Pinelli erano amici, anche perché Pinelli veniva spesso sentito, gli anarchici in quel periodo qualche bomba dimostrativa l’avevano piazzata anche se Pinelli non c’entrava direttamente, quindi si regalavano addirittura dei libri a Natale il Commissario e l’anarchico, ma soprattutto si accertò e lo accertò Gerardo d’Ambrosio, grazie a testimonianze assortite, persino di giornalisti che erano presenti quella sera e quella notte in Questura, sapevano benissimo che nel momento in cui cadde Pinelli dall’ufficio dal Commissario Calabresi, quest’ultimo non era presente nell’ufficio, anzi era in un’altra area del Palazzo, dall’altra parte, molto lontano, quindi non poteva essere minimamente responsabile di quella caduta, caduta che poi fu attribuiti dal Giudice d’Ambrosio a un malore che aveva colto Pinelli che poi era precipitato da una specie di piccolo ballatoio nel quale era andato a fumare, a prendere un po’ d’aria aprendo la porta – finestra dello studio di Calabresi.
Pacificazione di una stagione di stragi Comunque siano andate quelle vicende, sono vicende molto lontane, quindi è stato molto giusto, positivo che le due vedove di quella stagione si siano ritrovate insieme al Capo dello Stato, nel 40° anniversario della strage di Piazza Fontana, perché a dicembre ci sarà il 40° compleanno di una strage che poi ha cambiato la storia d’Italia e sia Pinelli, sia Calabresi furono le vittime a scoppio ritardato di quella strage dopo le vittime, che invece erano cadute a causa di quella bomba neofascista, perché Calabresi fu lasciato solo dallo Stato durante quella campagna di criminalizzazione che poi armò la testa e la mano dei killer di Lotta Continua. Sapete che per il delitto Calabresi sappiamo chi è stato, sappiamo chi ha guidato la macchina e sappiamo chi ha ordinato quel delitto: quel delitto fu ordinato dal capo del servizio d’ordine di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, fu avallato dal leader di Lotta Continua Adriano Sofri che disse a Leonardo Marino, l’operaio FIAT che era stato un po’ da autista a Sofri e era stato incaricato di condurre l’automobile per accompagnare il killer che era Ovidio Bompressi e Marino prima di accettare di partecipare a un omicidio, visto che mai prima di allora l’organizzazione si era macchiata di attività di questo genere, si era limitata a rapine, a esercitazioni militari ma non a omicidi, Marino prima di andare a Milano a partecipare all’attentato mortale a Calabresi, volle sapere dal leader di Lotta Continua di Sofri, del quale si fidava ciecamente, se anche Sofri era a conoscenza di questo progetto e Sofri gli disse di fare esattamente quello che gli aveva ordinato Pietrostefani e nel caso in cui fosse stato arrestato di nominare un certo Avvocato di Bologna che era un amico dell’organizzazione e allora poi Marino rubò la macchina utilizzata per l’attentato e accompagnò Bompressi che sparò e uccise il Commissario Calabresi in Via Cherubini. Anche Calabresi fu vittima dunque a scoppio ritardato della stagione che si era creata con la strage di Piazza Fontana e del depistaggio, perché se non ci fosse stato il depistaggio del Viminale dell’Ufficio Affari Riservati che additava la pista sbagliata, quella anarchica per allontanare i sospetti dei neofascisti che erano molto legati a spezzoni dei servizi segreti italiani e soprattutto americani, Calabresi non sarebbe stato indotto a interrogare gli anarchici, non ci sarebbe stato l’interrogatorio a Pinelli, non ci sarebbe stata la tragica morte di Pinelli e quindi non ci sarebbe stata la campagna contro Calabresi e quindi non ci sarebbe stato l’omicidio di Calabresi. Quindi quella stagione, il nostro Capo dello Stato, molto giustamente ha cercato non di chiuderla, ma di accompagnarla a una fase di pacificazione, purtroppo non tra i protagonisti che sono morti, ma tra le vedove dei protagonisti.
Parole giuste e parole infelici In quell’occasione il Capo dello Stato ha detto una cosa molto giusta e una cosa molto infelice secondo me. Cito da “Il Corriere della Sera”: "Napolitano e le stragi, manca ancora la verità", dice il Capo dello Stato Giorgio Napolitano “Per attentati come quello di Piazza Fontana - e per quelli che lo seguirono, anche quelli rossi ovviamente perché dopo Piazza Fontana nasce il terrorismo rosso – manca un’esauriente verità giudiziaria anche se nel caso di Milano, Piazza Fontana, procedimenti e inchieste parlamentari hanno identificato l’ispirazione politica, non è proprio esatto che manchi una verità giudiziaria, è mancata la punizione dei colpevoli, ma la sentenza ultima della Cassazione su Piazza Fontana ha stabilito che gli attentatori facevano parte di Ordine Nuovo, della colonna veneta di Ordine Nuovo e che i probabili complici o responsabili di quell’attentato tra i quali Freda e Ventura non possono più essere processati e eventualmente condannati perché erano già stati assolti nei processi che si sono celebrati negli anni in cui le indagini furono ferocemente depistate, quest’ultimo processo, come quello in corso parallelo per l’attentato di Brescia a Piazza della Loggia, sono invece nati da nuove indagini, da nuovi collaboratori, come Martino Siciliano e come un altro, credo si chiami Carlo Digilio che hanno collaborato con la giustizia che hanno consentito di rifare i processi, purtroppo non più a carico di quelli tipo Freda e Ventura che erano già stati giudicati una volta e già assolti - sapete che in Italia non si può essere processati due volte per lo stesso reato, si chiama "ne bis in idem" questo principio giuridico - ma la Cassazione, questo è importante, pur non potendo mandare in galera nessuno, ci dice che quella era la matrice, quello era l’ambiente e era un ambiente neofascista, neonazista, Ordine Nuovo pesantemente infiltrato da uomini dei servizi segreti americani invece italiani, se fossero deviati o meno non mi avventuro perché per esistere una deviazione, deve esistere una direzione corretta, non so se i nostri servizi segreti abbiano mai avuto nella loro maggioranza una direzione corretta, per cui si può parlare di deviazioni, molto spesso le deviazioni sono proprio quelle dei fedeli servitori dello Stato che deragliano rispetto al binario, che è quello principale, che invece in realtà stesso si occupa di coprire queste stragi, questi omicidi politici, perché molto spesso queste stragi e questi omicidi politici sono stati o disposti o avallati o lasciati fare da uomini delle istituzioni, quindi chi è deviato rispetto a cosa non si è mai capito, servizi di sicurezza americani e italiani. Dice Napolitano: “da allora in Italia si incrociarono diverse trame eversive da un lato di destra neofascista con connivenze anche in seno a apparati dello Stato - parole sante - dall’altro di sinistra estremista e rivoluzionaria, fino al dilagare delle Brigate Rosse, poi prima linea etc. etc.” il Presidente – dice Il Corriere – rammenta i tentativi di creare con le bombe un clima di convulso allarme o disorientamento e quindi una destabilizzazione del sistema, una svolta autoritaria con depistagli, dice il Presidente della Repubblica, di una parte degli apparati dello Stato e poi si augura che almeno nel processo per la strage di Brescia, affiorino verità, come nel caso di Piazza Fontana e giustizia, cioè che qualche colpevole si riesca a condannarlo e a mandarlo finalmente in galera!” Poi aggiunge, e questa è la parte secondo me discutibile, “per quante riserve si possano nutrire sulle conclusioni raggiunte, non si possono gettare indiscriminati e ingiusti sospetti su chi indagò e sulla Magistratura - e su questo siamo d’accordo, la Magistratura fu a sua volta depistata, - coloro che si occupavano delle stragi sono magistrati valorosi come D’Ambrosio, come Emilio Alessandrini che poi è stato addirittura assassinato dai terroristi rossi, avendo indagato su Piazza Fontana. La parte discutibile è quella che viene adesso, il nostro Stato Democratico proprio perché è rimasto democratico e in esso abbiamo vissuto, non in un fantomatico doppio stato, porta su di sé il peso della verità incompiuta. Napolitano dice: un conto è parlare di questi depistaggi, deviazioni, strategie della tensione etc., etc., un conto è dire che l’Italia è vissuta in un doppio stato, la teoria del doppio stato è stata illustrata, sostenuta da molti storici, molti giornalisti, politici, politologi, storici italiani e stranieri che sulla base delle carte hanno notato come in Italia, nella Prima Repubblica e purtroppo anche nella Seconda, ci siano due livelli istituzionali: il livello pubblico, quello che va in scena a beneficio di noi cittadini o forse spettatori e sudditi, è uno stato che professa democrazia, trasparenza, legalità, rispetto della vita, correttezza, dietro le quinte, invece, spesso le stesse persone, spesso altre persone che però appartengono sempre allo stesso stato, hanno commissionato omicidi, hanno tollerato stragi, hanno destinato indagini su omicidi e stragi, insomma hanno fatto della violenza e dell’omicidio e della strage uno strumento di lotta politica alternativo, rispetto a quello che veniva professato e testimoniano sul palco, sulla scena.
La teoria del doppio Stato Il doppio stato è questo, uno stato di vizi privati e pubbliche virtù, uno stato che per giunta era sovranità limitata perché in base a accordi internazionali che qualcuno ha fatto risalire a Yalta in Italia, non poteva darsi l’eventualità che il partito Comunista andasse al governo, naturalmente il Partito Comunista non è mai andato al governo innanzitutto perché non è mai riuscito a vincere le elezioni, il sorpasso ci fu soltanto, se non erro, nella seconda metà degli anni 70, in occasione di un’elezione europea, nelle elezioni politiche il Partito Comunista prese sempre un po’ meno rispetto alla Democrazia Cristiana e comunque non aveva allevati a sufficienza per arrivare al 51%, ma erano già pronti dei piani e questo è stato dimostrato, per impedire al Partito Comunista di diventare partito di governo anche nel caso in cui fosse riuscito a raggiungere democraticamente la maggioranza. E’ vero che il Partito Comunista per molti anni è stato un partito non democratico, un partito legato all’Unione Sovietica, ma è anche vero che le regole democratiche, purtroppo, devono valere per tutti e quindi è strano che ci fossero accordi internazionali per impedire che anche per via democratica il Partito Comunista potesse entrare nel novero dei partiti di governo. Colui che stava lavorando per portare il Partito Comunista nell’area di Governo e cioè Aldo Moro, fu rapito dalle Brigate Rosse e ciascuno può pensarla come vuole sul caso Moro, sicuramente ci sono dei libri che segnalano, come quelli di un grande investigatore storico – politico e giornalista come Sergio Flamini che ha dedicato quasi tutta la sua vita ai misteri del caso moro e a quei legami, molto probabili tra i pezzi delle Brigate Rosse e pezzi dei nostri servizi segreti o almeno legami inconsapevoli, infiltrazioni da parte dei servizi italiani, dentro le Brigate Rosse, se non per pilotarle, almeno per governare certi loro comportamenti o almeno per sorvegliarli in tempo reale o addirittura per anticiparli e per studiarne le mosse. Il discorso di Napolitano dunque arriva da un lato alla richiesta di fare verità e giustizia e questo è ineccepibile, dall’altro a negare il fatto che l’Italia abbia vissuto in un doppio stato, quello pubblico e quello privato, quello che si esibiva e quello che trescava, depistava, uccideva, faceva stragi! Di questo doppio stato credo che non ci si possa neanche mettere a discutere, perché è un fatto notorio, nel senso che basta leggere pazientemente sentenze come quella a carico di Giulio Andreotti definitiva, come quella di primo grado a carico di Dell’Utri sulla parte delle trattative tra lo Stato e la mafia e tra esponenti della politica e la mafia negli anni della nascita della seconda Repubblica, ma basta leggere con attenzione la storia della strage di Portella della Ginestra che inaugurò di fatto la seconda Repubblica nei giorni caldi delle elezioni che decisero se l’Italia avrebbe avuto un futuro nell’occidente con la vittoria della Democrazia Cristiana e dei suoi alleati il 18 aprile 1948 o invece se avrebbe avuto un governo del fronte popolare delle sinistre con alla guida Togliatti. La Portella della Ginestra quindi è una delle pietre fondanti della prima Repubblica, esattamente come la strage di Capaci, quella di Via D’Amelio, quella di Milano, di Firenze e di Roma sono le stragi, purtroppo fondanti della seconda Repubblica, la prima Repubblica è nata dalla Resistenza, della Costituente e lo sappiamo, ma immediatamente all’esordio c’è una bomba, uno sterminio di sindacalisti a Porcella della Ginestra, in Sicilia, in Provincia di Palermo, dove a sparare ci sono gli uomini della banda Giuliano, gli uomini della mafia e uomini dei servizi di sicurezza. Il bandito Giuliano viene usato dallo Stato, ricatta uomini dello Stato che lo hanno usato, un suo parente stretto Gaspare Pisciotta sa tutto e quando Giuliano viene ucciso per il tradimento di Gaspare Pisciotta con i Carabinieri che poi fanno una pantomima e fingono che Giuliano sia morto in un conflitto a fuoco con loro, Gaspare Pisciotta diventa il ricattatore perché anche lui è a conoscenza di tutti i misteri di Portella della Ginestra e dell’assassinio di Salvatore Giuliano e dal carcere dove viene arrestato per l’omicidio di Giuliano, lancia messaggi continui ai politici, a Scelba Ministro dell’Interno dell’epoca e a altri esponenti della politica e delle istituzioni, dicendo so, voglio parlare, finché viene messo a tacere con il famoso caffè corretto al veleno. Di storie come queste abbiamo.. Sindona che era un altro che poteva parlare e che è stato silenziato con un caffè corretto al veleno, abbiamo le sentenze sulle stragi fondative sulla seconda Repubblica che ci dicono come siano stati condannati soltanto i mandanti diretti e gli esecutori materiali, mentre i mandanti dell’intera strategia stragista politico – terroristica che la mafia mette in atto per conto terzi, uccidendo intanto Falcone che probabilmente è l’unica strage interamente mafiosa, anche se di significato politico di quella strategia, ma dal delitto Borsellino, dalla strage di Capaci alla strage di Via Palestro a Milano, alla strage di Firenze in Via dei Georgofili, alla strage di Roma, alle bombe di Roma alle basiliche di San Giorgio a Cremano, San Giovanni Laterano e poi l’ultima strage, quella che viene all’ultimo momento annullata nel novembre 1993, proprio alla vigilia delle elezioni fondative della seconda Repubblica, quelle che verranno finte 3, 4 mesi dopo da Forza Italia, noi abbiamo la certezza, perché è la certezza giudiziaria, che quei mandanti occulti esterni alla mafia e occulti perché non sono stati trovati esistono e visto che non sono stati trovati sono a piede libero, forse siedono in qualche istituzione importante e forse qualcuno che sa qualcosa siede in qualche istituzione importante e non è un caso forse, se in questi 15 anni ci siamo preoccupati molto più delle stragi altrui, quelle di Alcaida che a noi, per fortuna, finora non ha fatto danni, invece di occuparsi delle stragi nostre, dei morti nostri, dico i morti che gridano ancora giustizia da sottoterra a Firenze, Milano, Roma e Palermo. Quindi che esista questo doppio stato con buona pace del nostro Capo dello Stato è un dato di fatto e è addirittura un fatto notorio, lo sanno tutti, per leggere la continua doppiezza di strato e doppio stato, andatevi a vedere uno splendido libro che vi ho già segnalato più volte, “Il ritorno del principe” di Roberto Scarpinato, intervista a Saverio Lodato pubblicato da Chiare Lettere. Napolitano legittimamente ritiene che il doppio stato non c’è, e è fantomatico, naturalmente in un paese democratico ci si domanderebbe: A) com’è possibile che il Capo dello Stato, non un giornalista, possa dire che pezzi delle istituzioni hanno depistato stragi, hanno lavorato in un’oscura strategia della tensione per creare un clima di allarme, per destabilizzare il sistema, per una svolta autoritaria, per nascondere i veri colpevoli, quale Presidente della Repubblica di quale paese democratico potrebbe dire del suo paese quello che ha detto giustamente il nostro Capo dello Stato, quindi il fatto che l’Italia sia un unicum per la sua storia e per l’uso del delitto del crimine come strumento di lotta politica, è un fatto, nella sentenza Andreotti si scrive che Andreotti andava a discutere dell’omicidio di Mattarella prima che venisse perpetrato e dopo che era stato perpetrato e con chi ne discuteva? Con il mandante dell’omicidio Mattarella, Stefano Bontate allora capo della mafia, senza ricordarsi di avvertire Mattarella. Questo è doppio stato, non c’è niente altro da dire, si chiama doppio stato, il Capo dello Stato ritiene che sia fantomatico e dicevo: affari suoi! Nel senso che non spetta al Capo dello Stato raccontare la storia d’Italia, la storia d’Italia la raccontano gli storici, la cercano gli storici, facendo funzionare il loro libero diritto di ricerca, di pensiero, di critica, la cercano di giornalisti, i cittadini, gli archivisti, i politici, i politologi, chi fa la storia non la può scrivere nelle democrazie, è nelle dittature che c’è la storia ufficiale l’ipse dixit, l’ha detto il Capo dello Stato, la storia è questa e noi storici di regime ci mettiamo a 90 gradi, obbediamo e ci facciamo mettere il timbro dello Stato sulla nostra storia di Stato, ma la storia di stato è qualcosa di terribile, di sovietico, di autoritario! Era Mussolini in Italia che voleva fare la storia e anche scriverla contemporaneamente!
Se lo dice il Quirinale, allora è vero Da noi la cronaca dell’ippica non la può scrivere il cavallo ovviamente, quest’ultimo corre e ci sarà qualcuno che racconta come ha corso. Invece un giornalista, fino a qualche settimana fa vicedirettore del Correre della Sera Pierluigi Battista, prende quella frasetta di Napolitano, trascurando le altre, per fargli dire che gli storici devono smetterla di cercare le prove del doppio stato perché? Perché l’ha detto Napolitano, il Quirinale affondò l’ideologia del doppio Stato e qui fa una lunga lista di storici che dovrebbero intanto vergognarsi per quello che hanno sostenuto in questi anni e poi dovrebbero smetterla con queste dietrologie, fa i nomi di Sergio Flamini peraltro chiamandolo Flamini mentre si chiama Flamigni, non sa neanche come si chiama la persona con cui sta polemizzando, Giuseppe Lupis che ha fatto dei bellissimi libri di storia sui servizi segreti italiani, Aldo Giannuli, i fratelli Cipriani, Giovanni, Fasanella, Sandro Provvisionato, Dimitri Buffa, Nicola Arano, Carlo Lucarelli se la prende anche con Lucarelli e dice “basta” il Capo dello Stato ha suonato il silenzio, quindi statevi zitti! Ipse dixit è una cultura un po’ autoritaria, ricorda il Ministero della verità del 1984 Orwell il Ministero della Verità, decide lui quali sono le verità vere, quali sono quelle false, decide il governo quali parole dobbiamo usare, infatti la pace diventa guerra, decide lo Stato, la storia e addirittura il vocabolario! Vado alla fiera del libro, dico che questa cosa mi sconcerta, vedere un giornalista o un iscritto all’ordine dei giornalisti, che invita gli storici e i giornalisti a smetterla di fare ricerche e a mettersi a 90 gradi sulla storia ufficiale che è stata sancita, secondo lui, dal Capo dello Stato, esplode il finimondo! Ricordo anche alla fiera del libro che Giorgio Napolitano era stato protagonista da un’altra infelice dichiarazione, quando era diventato il primo Ministro dell’Interno comunista e non democristiano della storia d’Italia, nel 1996 nel primo Governo Prodi, appena insediato al Viminale il 23 aprile, proprio nell’anniversario della strage di Capaci, aveva detto a Lucia Annunziata “mi impegno alla massima trasparenza… ma non vado lì per aprire armadi… farò tutto quello che sarà necessario per risolvere la trasparenza, ma non intendo rifare la storia di 50 anni, non vado a fare indagini retrospettive” valeva la pena di portarci un ex comunista al Viminale per sentir dire delle cose che avrebbero potuto dire anche Cossiga e Andreotti, tanto valeva lasciarci Cossiga e Andreotti che gli armadi li avevano tenuti chiusi per 50 anni! Si sperava che un ex comunista li aprisse, invece lui tende subito a rassicurare che lui gli armadi non li apriva! Su “Il Corriere della Sera” esce un articolo delirante e dice “Doppio Stato, attacco show di Travaglio, un attacco violento a Giorgio Napolitano” per avere io citato una frase che ha detto Napolitano “vilipendio” semmai è “autovilipendio” dopodiché c’è scritto che nell’incontro che era organizzato da Micromega, non c’è stato il contraddittorio, non mi ero portato qualcuno a parlarmi sopra a interrompermi e a insultarmi come di solito vorrebbero fare questi signori! Dopodiché sotto si scrive che la mia teoria ricorda il Ministero della verità di Orwell con un ribaltamento totale della realtà, perché nel Ministero della Verità di Orwell non c’è nessuno che fa ricerche libere, io invece ho chiesto che si continui a fare ricerche libere sul doppio stato anche se il Capo dello Stato non gradisce! Quindi ho detto esattamente il contrario, è chi interpreta le frasi del Capo dello Stato come la fine delle ricerche storiche che dovrebbe essere accusato di avere nostalgia per il Ministero della Verità di Orwell ma comunque questo per dirvi come viene fatta l’informazione su quello che passa per essere il primo quotidiano italiano!
Quando Napolitano non voleva aprire gli armadi Ieri sera mi chiama Aldo Giannuli, quest’ultimo è uno storico, un’analista, è stato consulente della Commissione stragi, è uno dei massimi esperti dei misteri d’Italia e mi ricorda una cosa che mi ero dimenticato, intanto mi dice che aveva scritto una lettera al Corriere della Sera per rispondere a Battista, ma dato che sul Corriere della Sera vige il contraddittorio, non gliel’hanno pubblicata, e allora l’ha pubblicata sul suo sito che chiunque voglia consultare è aldogiannuli.it, ma soprattutto Giannuli mi ha ricordato in quale contesto il Presidente della Repubblica attuale nel 1996 Ministro nell’Interno aveva detto “non aprirò gli armadi, non vado lì a aprire gli armadi” il contesto era che Federico Umberto d’Amato, il vecchio capo dell’ufficio affari riservati, quello della velina depistante di Piazza Fontana sulla pista anarchica, ancora vivo nel 1996, nei giorni della nascita del Governo Prodi aveva detto: ah Napolitano Ministro dell’interno, l’abbiamo tenuto sott’osservazione per 30 anni, è una brava persona! E’ una dichiarazione che poteva sembrare anche un messaggio un po’ così, sta di fatto che dopo quella dichiarazione un po’ così, Napolitano si sente in dovere di dire: ah vado lì ma non apro gli armadi! Cosa succede? Che pochi mesi dopo, il primo agosto 1996 Federico Umberto d’Amato muore e guarda un po’ la combinazione, esattamente una settimana dopo, lui muore il primo agosto, l’8 agosto viene trovato sulla circonvallazione dell’Appia a Roma un pezzo dell’archivio segreto del Viminale, un po’ di quegli armadi che Napolitano aveva giurato di non essere arrivato lì per aprirli e lì c’era di tutto e di più! Napolitano fa una brutta figura perché trovano degli armadi non appena lui ha detto: non vado a aprire gli armadi perché non ce ne sono! Allora lì è un po’ a disagio e dice: non farò sconti a nessuno, farò piena luce… nomina una Commissione di inchiesta interna, dicendo che poi tutto ciò che è stato trovato, tutti i risultati di questa Commissione di inchiesta saranno pubblici. Purtroppo però dopo qualche mese, quando la Commissione interna consegna la sua relazione alla Commissione stragi sull’archivio dell’Appia, si scopre che è tutto segretato, addirittura per i consulenti della Commissione stragi, i quali di solito possono andare a consultare anche i documenti top secret con l’autorizzazione e prendere appunti. Per quelle carte dell’Appia e la relazione su quelle carte dell’archivio riservato dell’Appia, invece il Ministro dell’Interno, presieduto da Napolitano aveva stabilito che non potessero portarsi neanche un foglio per prendere appunti i consulenti che consultavano quelle carte, potevano soltanto guardarle, dovevano scrivere a che ora avevano iniziato a guardarle e a che ora avevano smesso di guardarle e dovevano dire carta per carta quelle che guardavano, il tutto sotto la sorveglianza di un Carabiniere. Dopodiché data un’occhiata veloce a questa montagna di centinaia di carte, tutto è rimasto segreto e segretato per sempre, ci furono poi degli altri ritrovamenti di altri pezzi di quegli archivi riservati in altri sottoscala etc., etc., insomma si ebbe l’impressione che non solo Napolitano non fosse andato lì per aprire gli armadi, ma a giudicare dalla segretezza con cui aveva protetto quelli che si erano scoperti, fosse arrivato lì addirittura per dare un altro giro di chiave a quegli armadi! Naturalmente appena ho parlato, ho toccato evidentemente un nervo sensibile perché tramite ambienti del Quirinale, sapete come fa il Quirinale a rispondere, non dice mai “Napolitano dice” da ambienti vicini al Quirinale fanno osservare che è stata garantita massima pubblicità e trasparenza, per nulla al mondo! Massima segretezza come ha appena dimostrato Giannuli, leggerete il suo testo sul suo blog. Ieri è uscito l’ultimo furbo della nidiata che è Fassino che ha fatto una dichiarazione “ancora una volta Marco Travaglio ricorre a ricostruzioni fantasiose, giudizi sommari e espressioni offensive nei confronti del Capo dello Stato per accreditare presunte verità prive di qualsiasi reale fondamento, fortunatamente – aggiunge Fassino esprimendo solidarietà a Napolitano – la stragrande maggioranza degli italiani sa quanto Giorgio Napolitano in tutti gli incarichi politici e istituzionali, si sia sempre ispirato al rigore” è una frase che Fassino avrebbe potuto pronunciare a proposito di qualunque altra cosa, perché non ho detto nulla di tutto ciò che lui mi attribuisce, mentre Fassino naturalmente non sa quello che avevo detto, non sa a cosa mi riferivo, nessuno ha sentito il bisogno di andare a verificare che cosa avevo detto e magari un giorno, non dico a Fassino perché sarebbe troppo, ma a qualcuno che sia veramente interessato alla nostra democrazia, verrà la curiosità di domandarsi a eventuali superstiti o loro eredi, che fine hanno fatto quelle carte secretate nel 1996 con il Carabiniere di piantone e la chiave chiusa a doppia mandata, passate parola!
Ho inserito il mega video dell'intervento di Travaglio alla fiera del libro,sono cinque video in sequenza,armatevi di pazienza e gustatevi i vari interventi a tutto campo del solito giornalista senza peli sulla lingua!