sabato 25 giugno 2016

A quando l'impossibile Italexit?














Keep calm and give us back our democracy

di Alessandro Gilioli

Un anno fa, nel pieno della crisi greca, qui si faceva sommessamente notare che in gioco non c'era solo la piccola Grecia ma un po' tutta l'Europa.

Insomma c'era un problema più grosso, sul tavolo. Cioè l' eccessiva invasione di campo nella vita delle persone da parte di poteri non eletti (Fmi, Bce) o comunque molto lontani (commissione Ue) che aveva messo in moto nei vari Paesi reazioni e meccanismi che le istituzioni non riuscivano più a controllare: dalla Spagna alla Gran Bretagna, dall'Italia alla Francia.

Il disastro che di conseguenza si stava profilando era molto maggiore di quello greco: era cioè una catastrofe nelle coscienze dei 500 milioni di cittadini europei.

Esseri umani che le istituzioni avevano per decenni fatto finta di non vedere, trattandoli come se non esistessero, come se non avessero consapevolezza, orgoglio e volontà.

Di nuovo, qui lo si è detto fino allo sfinimento: i veri nemici dell'Europa - cioè quelli che la stavano distruggendo - erano loro, gli Juncker, le Merkel, i Cameron, i Rajoy.

Cioè quelli che avevano fatto esplodere i sentimenti nazionalistici e anti-Ue con le loro ideologie economiche dogmatiche, con una burocrazia al servizio delle lobby, con un presidente puparo dell'evasione fiscale per le corporation, con un ministro del commercio che si piccava di non dover rispondere ai cittadini europei, "I do not take my mandate from the European people".

Il primo dato che emerge dal voto di giovedì - e qui lo dice uno che nonostante tutto avrebbe messo la croce su Remain - è proprio questo: la rivincita della politica e della democrazia sull'economia e sulla finanza.

Dopo trent'anni in cui le élite si erano convinte di non dovere più alcuna accountability ai cittadini.

Ci eravamo talmente disabituati a questo principio di base della convivenza democratica - toh, le nostre sorti le decidiamo tutti noi elettori, a maggioranza - che ieri c'è stato anche qualche piccolo delirio in merito, in giro, più o meno trattenuto.

Napolitano, ad esempio, ha definito «un'aberrazione» il referendum britannico: non i suoi esiti, proprio il fatto che le persone abbiano potuto esprimersi su una decisione fondamentale per il proprio Paese.

Anche per l'ex premier Mario Monti la consultazione popolare è stata «un abuso di democrazia», ma almeno nel suo caso c'è coerenza perché è diventato sia senatore sia premier senza mai avere preso un voto e quando si è presentato alle urne ha floppato, il che rende comprensibile il suo scarso attaccamento all'idea che le persone votino, perfino gli straccioni e quelli che non hanno fatto la Bocconi.

Ancora oltre è andato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, già demiurgo di Canale 5 ed ex consigliere di Renzi, proponendo restrizioni al suffragio universale conquistato in Italia nel 1946.

E qui siamo appunto al delirio: non varrebbe neppure la pena di parlarne se questa uscita non riassumesse una parte importante del problema.

Tra le molte cose che l'establishment e la politica non hanno capito, infatti, c'è anche il fatto che a cementare il tappo della pentola a pressione questa scoppia.

Fuori di metafora: che per arrivare a una nuova relativa stabilità - dopo questa turbolenta fase di conflitto tra establishment arroccato e cittadini furiosi - è necessario non chiudere di più ma al contrario aprire di più i canali tra i cittadini e le istituzioni, tra gli elettori e le decisioni che li riguardano.

Mentre nell'ultimo trentennio siamo andati nella direzione opposta: le persone hanno avuto sempre di più la sensazione non infondata di essere allontanate dalle decisioni, che venivano esternalizzate a istituzioni e poteri lontani.

Queto è solo un pezzo del problema, naturalmente.

L'altro pezzo è quello dei contenuti delle decisioni che venivano prese lontano dalle persone, dei loro effetti economici e sociali nella vita di quasi tutti.

Ieri un'ottima analisi di "The Nation" spiegava il rapporto non secondario tra condizione sociale e vittoria del Leave, facendo pulizia di molte superficiali analisi sul "razzismo" degli inglesi. E tutto ciò al netto del fatto che anche i sentimenti anti-immigranti hanno molto a che fare con l'impoverimento del ceto medio e con la desertificazione del welfare, insomma è abbastanza ovvio che se in una vasca si riduce l'acqua poi i pesci messi peggio inizino a scannarsi tra loro.

Adesso è tutto un piangere sul latte versato e un vaticinio di catastrofe urlato proprio da chi la catastrofe l'ha provocata.

Bah.

Keep Calm and give us back our democracy, direi piuttosto.

Dateci indietro la nostra democrazia - cioè il nostro diritto di decidere sulle decisioni che riguardano tutti - e un po' di attenzione sociale, un po' di redistribuzione del reddito e delle ricchezze, un po' di scuole pubbliche, di asili, di ospedali, di autobus, di chance di programmarsi una vita, di avere una casa, una pensione, insomma di guardare al proprio futuro senza sentirsi tremare le gambe.

Forse, per evitare il casino globale, funzionerebbe meglio che togliere il suffragio universale.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Al contrario della sua dichiarazione di remain nella comunity,se fosse possibile in Italia voterei per l'impopolare leave,pur non avendo simpatie legaiole e fregandomene di ciò che dice a giorni pari o dispari il guru ligure.

Più che una comunità europea a me pare un incubo,dove si è sotto ricatto quotidianamente dalla sciura Merkel e dalle banche,il dramma epocale della migrazione sta determinando la fine di qualsiasi sogno di Stati Uniti d'Europa,ognuno arroccato a non dare ospitalità nell'egoismo più assoluto,anche perchè le economie sono quasi tutte alla canna del gas,a parte la grande Germania.

Dalla moneta unica e dalla comunità europea diffusamente ci si sente precari e più poveri,il welfare sta andando a brandelli,come la sanità e la pubblica istruzione,il dato della disoccupazione è enorme,e a me questo trend non mi piace affatto,meglio staccarsi con tutti i drammi che ne conseguiranno,anche se la drammaticità è tutta da valutare,per terminare il perfido gioco del gatto contro il topolino,prima si stacca la spina meglio sarà.

Di leggere continuamente di salvataggi delle banche,non vedere mai nessuno che vada in galera tra chi le gestisce,direi che la misura è colma,ma da queste parti ce ne usciremo solo all'ultimo stadio del disastro,e sarà colpevolmente troppo tardi.

I.S.

iserentha@yahoo.it

2 commenti:

Maurizio Ambrosini ha detto...

Come non condividere parola per parola @

Ivo Serenthà ha detto...

Non ho idea di quanti in Italia ne abbiano le scatole piene di questa comunità europea da incubo,certamente la paura di uscirne almeno qui penso che sia maggioranza.

Saluti