venerdì 27 luglio 2012

Cronache disoneste di un'Italia andata a rotoli



Formichieri e Mutandari

di Marco Travaglio

Bei tempi quando i politici, tipo Craxi, si difendevano mozartianamente dicendo “rubiamo tutti”. Almeno sentivano il bisogno di giustificarsi, anche se confondevano l’alibi con la confessione (se rubiamo tutti, vuol dire che rubo anch’io). Poi venne Previti e aggiunse un tocco di classe all’opera buffa: disse che i suoi bonifici svizzeri al giudice Squillante “non sono corruzione, al massimo evasione fiscale”. Cioè, per difendersi dall’accusa di un reato, ne confessava un altro. B. invece ha sempre negato persino di chiamarsi B., buttando tutto in politica: siccome il pm è rosso, io non ho fatto nulla. Dell’Utri, più colto (soprattutto sul fatto), è sempre andato per accumulo: “Frode fiscale? Manca solo la mafia. Mafia? Manca solo l’estorsione. Estorsione? Manca solo la pedofilia” (non osiamo immaginare il prossimo passaggio). Scajola, non potendo accusare gli assegni rossi di Anemone di complottare contro di lui autobonificandosi sui conti di chi gli vendeva la casa, inaugurò la Maginot dell’“a mia insaputa”, subito sposata dai vari Malinconico, Bossi, Conso, Mancino. Mancava giusto Formigoni, artefice di una difesa a geometria variabile. Prima accusa i giornali di falso perché scrivono che è indagato, mentre la Procura non lo dice, dunque non risponde ai giornali e non si dimette. Poi glielo dice anche la Procura, allora dichiara: “Tutto qua? Ho letto l’informazione di garanzia ma non ho trovato nessuna novità: era già tutto sui giornali”, dunque non risponde ai giornali (“deriva voyeuristica e gossipara”) e non si dimette. Poi aggiunge: “Non trovo l’atto corruttivo”. Forse non ha letto bene: i pm sostengono che ha ricevuto 8.5 milioni dall’amico Daccò, che a sua volta ha incassato in dieci anni 70 milioni dalla Fondazione Maugeri per i 200 milioni della Regione che – grazie alle delibere discrezionali sulle prestazioni “non tariffabili” della giunta Formigoni – è riuscito a procurare alla Fondazione. Nel Codice penale la corruzione si consuma quando un pubblico ufficiale favorisce qualcuno in cambio di “denaro o altra utilità”. E qui di denaro e utilità, fra ville, yacht, cene luculliane, vacanze a sbafo, regalini e regaloni ce n’è a iosa. Soldi pubblici a cliniche private che poi pagano provvigioni da favola a Daccò che poi riempie di soldi e favori al governatore: questa è l’accusa. Senza contare i 600 mila euro di finanziamenti elettorali, secondo i pm illeciti, dal patron della Maugeri rimpinzata di fondi regionali. Reato? Non reato? Decideranno i giudici. Ma l’indecenza è certa. È vero che l’invito a comparire aggiunge poco a quanto già si sapeva. Ma non è per quello che il Celeste deve dimettersi: avrebbe dovuto farlo da un pezzo. Non per i reati, ma per i fatti accertati sui suoi rapporti col “facilitatore” ingrassato dalla sua politica. E per mesi di bugie: “Daccò ha rapporti solo con l’amministrazione”; “Non mi ha mai dato un euro”; “Le mie vacanze le ho sempre pagate io”; “Non è stato sottratto un euro di denaro pubblico”. Peggio di Formigoni ci sono solo i formichieri. Gibelli (Lega): “Non ci faremo intimidire dalla verosimiglianza delle accuse”. Cioè le accuse sono verosimili, ma ci vuol altro per intimidire un Gibelli. Belpietro, caposcuola del dadaismo giornalistico, s’inventa che i pm vogliono “mettere al gabbio il governatore” e commenta la notizia (falsa) del suo arresto. Sallusti invece è un noto esponente del nascondismo, come il Mutandari di Corrado Guzzanti: siccome i governatori imputati Vendola ed Errani non si dimettono e il sindaco Emiliano ha ricevuto cozze pelose, allora Formigoni è innocente, al massimo un po’ “ingenuo”. Del resto – argomenta sul Giornale – “un altro numero uno del settore, Rotelli, siede nel Cda del Corriere, eppure nessuno sospetta favori e cortesie illegali”. Forse perché il Corriere è un giornale e non un governatore che gestisce i fondi della sanità. Ma, per zio Tibia, questi sono distinguo da ernia al cervello.



E' molto probabile che da un censimento legato all'accertamento dell'onestà o disonestà,emergerebbe un paese spaccato in due,dove una parte paga all'inverosimile tutto ciò che c'è da pagare e l'altra da parassiti allo stato brado intenti a succhiare tutte le risorse possibili.

Se dovesse ampliarsi la fascia dei secondi diventerebbe un vero e proprio far west,già se ne intravede il trailer....

&& S.I. &&


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2 commenti:

Tommaso Lanni ha detto...

Marco sei un grande!! Grati per la tua cultura, capacita e coraggio di argomentare su tutta questa spazzatura.
Tommaso e Margherita.

Ivo Serentha and Friends ha detto...

Ce ne fossero altri di questo spessore e franchezza,ma di giornalisti che non hanno paura di perdere la comoda poltroncina ce ne sono pochini.

Saluti