lunedì 27 febbraio 2012

A proposito di Marchionne e la possibile dismissione autovetture Italia



La parabola di Marchionne, da “innovatore socialdemocratico” ad “anti-italiano” Dalle fanfare che accompagnarono il suo insediamento al capo del Lingotto nel 2004, alla promessa di investire 20 miliardi nelle fabbriche italiane, fino al recente annuncio di voler chiudere altri due stabilimenti. In mezzo la battaglia contro la Fiom, i referendum “con la pistola puntata alla tempia” a Mirafiori e Pomigliano e la clamorosa uscita dalla Confindustria di Emma Marcegaglia. Ecco le tappe principali della parabola dell’imprenditore in maglioncino, l’italo-canadese Sergio Marchionne: da ‘uomo nuovo’ a liquidatore dell’industria del Belpaese. Sì, perché se solo otto anni fa il patron del Lingotto prometteva che la Fiat sarebbe tornata “ciò che è stata”, oggi (come ha ribadito in un’intervista al Corriere) la partita per la sua sopravvivenza si gioca solo sulla capacità di “esportare negli Stati Uniti”.

Il parere di Stefano Feltri




Quanti dovranno ricredersi su Marchionne,l'elenco sarà molto lungo,ciò che più fa arrabbiare,è che la produzione auto in Italia sia stata fagocitata dal gruppo Fiat nel corso degli anni,la ventilata dismissione di buona parte degli stabilimenti lascerà un vuoto impressionante,come del resto è già in atto,si veda con la chiusura di Termini Imerese e con le promesse campate in aria ai lavoratori del gruppo per incassare il consenso nei referendum e la produzione mai vista fino ad ora a Mirafiori,bensì a singhiozzo e con ricorso a moltissima cassa integrazione.

Come riescano in Germania a produrre moltissime auto e con più gruppi produttivi,con dei salari che risultano quasi il doppio dei lavoratori italiani,pare incredibile,ma da quelle parti non è esistito un manager addobbato con maglioncini blu in cashmere... e continuano a incrociare le dita che non appaia qualcosa di simile.

&& S.I. &&


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