sabato 9 ottobre 2010

Alfonsina Strada,la donna ribelle al giro d'Italia di ciclismo per uomini



A GUARDARLA in quelle foto sbiadite in bianco e nero, in sella alla sua bicicletta in pantaloncini corti, non ha nulla a che spartire con le misure e le silhouette delle sportive dei nostri giorni. Piccola e muscolosa, capelli corti e capricciosi intorno un viso paffuto con un sorriso appena accennato. Alfonsina Strada, bolognese, classe 1891, è stata una "suffragetta" delle cicliste, ed è passata alla storia per essere stata l'unica donna che ha partecipato al Giro d'Italia, nel 1924.

Alfonsina ha corso dietro a Thys, Pellissier e Girardengo, ha visto crescere la fama di Bartali e Coppi e ha raccolto numerosi premi e riconoscimenti, gareggiando quasi sempre in competizioni maschili. Malgrado sia lei la "bellezza in bicicletta" cantata negli anni 50, l'Italia e il mondo sportivo l'hanno dimenticata in fretta. Ha terminato la carriera esibendosi su due ruote come attrazione negli spettacoli da circo e negli ultimi anni si è trasferita a Milano, dove ha aperto un negozio di biciclette diventato una scuola di ciclismo: aggiustava tubolari, cuciva copertoni e allenava le nuove leve. È morta il 13 settembre 1959, all'età di 68 anni, mentre cercava di mettere in moto la sua Guzzi.

A ricordare le sue imprese hanno pensato i Têtes de Bois, che le hanno dedicato una canzone, Alfonsina e la bici 1, inserita nell'album "Goodbike" e da cui è stato tratto un video diretto da Agostino Ferrente. "A una stella che mi guardava dalla cucina, ho dato il nome di Alfonsina" canta Andrea Satta a bordo del camioncino mentre una straordinaria Margherita Hack in officina è alle prese con manubri, catene e telai. Una passione per i Têtes de Bois che alla bicicletta hanno dedicato anche un festival, Goodbike 2, che si concluderà domenica in provincia di Roma, tra Zagarolo e Gennazzano. In questa occasione si parlerà spesso di Alfonsina grazie a Paolo Facchinetti, ospite della manifestazione per parlare del suo libro Gli anni ruggenti di Alfonsina Strada (Ediciclo editore, 12,50 euro) in cui ricuce i frammenti della vita della ciclista e ripercorre le tappe di quello storico Giro d'Italia del '24.

Guarda il video: Alfonsina e la bici 3

"Ho sentito nominare Alfonsina quando ho iniziato a scrivere per il quotidiano Stadio, a Bologna. Erano i cronisti di ciclismo più anziani che parlavano di lei - racconta Facchinetti, giornalista sportivo e scrittore - e da allora mi è rimasta la curiosità sull'Alfonsina. Solo molti anni dopo, quando ho avuto tempo, ho voluto approfondire la sua storia perché una sua nipote ultraottantenne abitava a pochi passi da casa mia. Tramite lei ho contattato altri parenti che hanno completato il racconto". Alfonsina era una donna generosa e riservata, spiega l'autore. "La sua generosità la si scoprirà alla fine della sua carriera, nell'officina in via Varesina, dove insegna ai ragazzi ad aggiustare le biciclette e ad allenarsi. Coppi, Bartali e Magni andavano a salutarla al negozio. Di lei oggi rimane il ricordo della tenacia e del coraggio, la sfida con se stessa e con gli uomini, e c'è riuscita perché non si è mai arresa ed è arrivata sempre al traguardo, anche se ultima".

Alfonsina Morini nasce il 16 marzo 1891 a Riolo di Castelfranco Emilia da una famiglia molto povera e numerosa. Non ha mai avuto un giocattolo e quando il padre porta a casa una vecchia bicicletta lei, che ha 10 anni, scopre un mondo nuovo. In poco tempo impara a correre più dei maschi e da allora non si separa più dalle due ruote. Con gli anni inizia ad allenarsi con regolarità, correndo sulla via Emilia, e arriva a Torino dove le donne in bici non danno più scandalo come invece ancora accade al paese. Ogni domenica gareggia con altre donne ed è presto proclamata "miglior ciclista italiana" quando vince la sfida con la celeberrima Carignano. Qualche anno dopo a Stupinigi è l'unica donna in una gara dove arriva settima e nel 1911 stabilisce il record mondiale di velocità femminile con oltre 37 chilometri orari (anche se i primati femminili diventano ufficiali solo dal 1955).

Poi si sposta a Milano dove incontra e sposa Luigi Strada. Scoppia la guerra e molte manifestazioni sportive vengono sospese. Non il Giro di Lombardia che nel '17 si svolge il 2 novembre, nove giorni dopo la disfatta di Caporetto. Lei è in gara con il numero 74 e il nome di Alfonsina Strada: 204 chilometri con partenza e arrivo a Milano. In gara Girardengo, Belloni e il favorito, l'astro nascente Pellissier. Arriva al traguardo un'ora e mezza dopo il vincitore e viene classificata ultima. L'anno dopo ci riprova e arriva penultima: è diventata intanto la "regina della pedivella".

La sua partecipazione al Giro d'Italia nel '24 è una pura casualità: quell'anno non si trovano iscritti perché le case hanno deciso di boicottare la corsa per protesta contro gli organizzatori. Mancano i grandi nomi e Alfonsina viene accettata a tre giorni dal via: ci sono da percorrere 3613 chilometri in dodici tappe, dal 10 maggio al primo giugno, con partenza quasi sempre a notte fonda. Novanta i partecipanti, alla prima tappa la sua presenza è quasi inosservata. Già alla seconda il pubblico raddoppia e Alfonsina diventa sempre più popolare. La soddisfazione arriva quando attraversa l'Emilia Romagna, dove in tanti fanno il tifo per lei. Alla fine su 90 della partenza, solo 30 corridori raggiungono il traguardo, più tre che arrivano fuori tempo massimo: Alfonsina è tra questi, ha concluso il Giro e ottiene appalusi e fiori.

Dopo quell'anno non riuscirà più a iscriversi al Giro e cominia a pedalare la sua bicicletta sotto il tendone di un circo in Francia e Spagna. Nel '37, a 46 anni, vince ancora in diverse sfide femminili e l'anno dopo a Saint Germain stabilisce il primato mondiale femminile di 12 ore. In seguito apre il suo negozio-officina a Milano e disputa la sua ultima gara nel '56, a 65 anni: una corsa per veterani in un circuito a Nova Milanese, e vince. La sua vita finisce il 13 settembre 1959, una domenica: va con la sua moto Guzzi a vedere la partenza della Tre Valli Varesine. Quel giorno la sua moto le dà problemi, non vuole ripartire. La sera quando torna a casa è triste perché, racconta alla portinaia, a quel raduno nessuno l'ha riconosciuta. Decide di andare a parcheggiare la moto al negozio e comincia ad armeggiare col pedale ma la Guzzi non va. Poi l'ennesima pedalata e cade: il cuore non ha retto allo sforzo. Viene portata in ospedale ma muore durante il tragitto. Sulla tomba di Alfonsina, a Cusano Milanino, una bicicletta di bronzo ricorda la passione di una vita.



Una storia piacevole d'una gran donna con la sua passione coltivata a dispetto di tutti.

Il video a lei dedicato

"Alfonsina e la bici": il videoclip della canzone che i Têtes de Bois hanno dedicato ad Alfonsina Strada, la ciclista ribelle che per prima sfidò il maschilismo sportivo partecipando, unica donna, al Giro d’Italia del 1924 e accumulando numerosi riconoscimenti internazionali. La regia è di Agostino Ferrente, nel video Margherita Hack, Militant A, Sergio Staino e Mario Benedetti. Il brano è tratto dall’album GoodBike scritto da Andrea Satta con musica dei Têtes de Bois.



@ Dalida @

1 commento:

Savino Dicorato ha detto...

Una storia che non conoscevo (purtroppo) e il coraggio di una donna che nel 1924 ha sfidato ogni pregiudizio gareggiando con gli uomini al Giro d'Italia.

Oggi i Têtes de Bois la ricordano con un video e una protagonista d'eccezione che non avrei mai immaginato in queste vesti: Margherita Hack!

http://savinodicorato.blogspot.com/2010/10/alfonsina-strada-lunica-donna-al-giro.html