venerdì 14 maggio 2010

Allarme isole Tremiti,i primi sondaggi nel cercare petrolio

Hanno ucciso sette cetacei lo scorso dicembre




di Chiara Paolin

Sette giganti senza più respiro, nell’acqua bassa, enormi e impotenti. Lo scorso 10 dicembre un gruppo di cetacei spiaggiò alle isole Tremiti, rocce preziose e pinete profumate nel mare del Gargano. Ci vollero giorni per recuperare, studiare e smaltire quei corpi. Balene morte per embolia, salite in superficie troppo in fretta, spaventate da qualcosa più grande perfino di loro. “Una scena straziante, le assicuro. E chissà non sia stata proprio colpa delle navi che cercano il petrolio: girano di continuo, sparano l’aria per far tremare il fondo marino e capire cosa c’è sotto. Si sentono i botti, fanno paura”. Marina Carducci è segretaria comunale alle Tremiti. Organizza un po’ tutto per i 350 abitanti del microarcipelago, quattro isolotti di cui due abitati: San Domino, con le case e gli alberghi, e San Nicola con il magnifico castello-abbazia e i casoni dove confinavano i carcerati. Ci passò anche Sandro Per-tini. Storia e natura, nessuna smania modaiola, la scolaresca in visita con gli zaini pieni di panini. Spiega Francesca Lo Sordo, giovane plurilaureata e impiegata part time al comune: “È la classica gita in giornata. Qui il turismo funziona soprattutto così, non riusciamo a far restare la gente. Servirebbero investimenti, progetti, ma mancano i soldi. Io sono rimasta anche dopo l’università, è dura. E adesso pure la storia del petrolio: ma se succede un incidente? Vogliamo rovinare quel poco che è rimasto?”.

Tutti sull’isola ce l'hanno con la Petroceltic, compagnia irlandese che ha chiesto di esplorare i fondali a poche miglia dall’arcipelago. Obiettivo: capire se lì sotto c'è petrolio. La Gazzetta del Mezzogiorno ha fatto lo scoop tirando fuori la notizia da un anonimo bollettino ministeriale. Le amministrazioni locali si sono ribellate in blocco: dal Comune alla giunta regionale, da destra a sinistra, tutti hanno rifiutato l’ipotesi di trivellare una zona che lambisce la Riserva Marina. Dal governo centrale, invece, risposte positive sia dal Ministero dei beni culturali (con alcune prescrizioni) e soprattutto dal Via, l'ufficio di Valutazione dell'impatto ambientale. Mancava solo la firma del ministro Stefania Prestigiacomo per consentire le prime esplorazioni, ma un consiglio comunale straordinario, con un centinaio di amministratori riuniti in loco, è riuscito a frenare momentaneamente il progetto. Era il 27 aprile quando la Prestigiacomo faceva sapere: “Alle Tremiti non è stata autorizzata alcuna trivellazione, l’allarme è totalmente ingiustificato: non c’è e non verrà fatto nessun buco in mare. Al ministero dell’Ambiente èstatorichiestodirealizzaredelle indagini con eco-sonar”.

Ribatte Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia: “Non è così, basta guardare le carte. La richiesta prevedeva il sondaggio tramite perforazione. L’uso delle navi con air gun, cioè un potente getto d’aria compressa, è preventivo. Non richiede nemmeno l’ok del Via. Qui il tema vero è un altro: perché tutte queste compagnie straniere vengono a bucare il territorio italiano? Mancando il Piano energetico nazionale, non ci sono limiti o linee guida. Ergo, si dice di sì a tutti. Inoltre le compagnie pagano allo Stato appena il 30% tra royalties e tasse. Altrove occorre molto di più, fino all’80%, come ricompensa per i danni ambientali”. Quindi, mentre Obama mette una tassa su ogni barile per assicurare fondi da utilizzare in casi d’emergenza, come il disastro della Louisiana, noi continuiamo a fare ricche la multinazionali dell’oro nero. E il beneficio non va solo a chi estrae. Perché quel che si trova nell’Adriatico in realtà non è greggio ma fango bituminoso, un materiale che nessuna raffineria italiana può trattare. SolonegliEmiratiArabi ,acostispropositati. E allora perché cercarlo? Una risposta, involontaria, viene dalla stessa Petroceltic: “Dal primo permesso all’avviare davvero le ricerche passerebbero 6-7 anni - spiega il direttore generale, Pasquale Quattrone -. E, se fossimo fortunati a trovare una zona da forare, sarebbero necessarie altre autorizzazioni, altri 10-12 anni”.Un sacco di tempo. Per fare cosa? Promettere nuovi posti di lavoro, altre royalties per lo Stato, suggerire l’apertura di impianti adatti a lavorare il materiale. Magari in Albania o in Tunisia, dove c’è fame di sviluppo. L’importante è far restare il petrolio al centro dell’agenda energetica.

E le Tremiti, intanto? Il ministro Prestigiacomo ha deciso di far riaprire la pratica al Via includendo la documentazione della Regione Puglia, pervenuta oltre tempo limite e non ancora considerata. Pareri obbligatori e non vincolanti: il ministero può agire come vuole. È però probabile che sia della Petroceltic la prossima mossa: ritiro della richiesta, riformulazione, dilatazione dei tempi. Schema classico. Tanto ha appena ricevuto il via libero per l’ennesima ricerca su un tratto di 730 km quadrati tra Pineto e Vasto, subito più a nord. Secondo il censimento del Comitato Difesa Beni Comuni, sono 115 le piattaforme di estrazione attive in Adriatico tra gas e petrolio, 57 quelle fuori uso. Però mai smantellate.



Cercare petrolio ai confini del parco marino delle Tremiti equivale ad una bestemmia,fortunatamente al momento non sono stati dati i permessi alla società irlandese,ma i primi sondaggi hanno ucciso per embolia sette cetacei,l'improvviso frastuono delle prime ricerche di greggio le hanno fatte emergere in superficie troppo in fretta.

Spero che vi sarà la diffusione tramite la denuncia mediatica dell'eventuale rischio,in quella zona possiamo augurarci tutti quanti che non sorga una piattaforma marina atta alla trivellazione,ciò equivarebbe a rovinare le isole Tremiti in modo irreparabile,anche se non ci fosse alcun incidente legata all'ipotetica attività,il punto preciso dove dovrebbe sorgere è al confine con il parco marino e le stesse isole.

@ Dalida @

1 commento:

Anonimo ha detto...

ciao sono skiatto

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