
FOGGIA — Tende e baracche di fortuna con lavatrici e frigoriferi in mezzo alla strada e come servizi igienici solo una buca larga un metro e mezzo e profonda due senza alcuna protezione per la riservatezza. Cosi vivevano 112 cittadini stranieri, bulgari e romeni, all’interno di una tendopoli scoperta dai carabinieri e dagli agenti della Polizia Municipale alla periferia di Trinitapoli, in via Pitagora. Centododici persone - tra cui anche diverse donne e bambini - giunti nel centro ofantino per lavorare come braccianti agricoli nelle campagne circostanti, soprattutto per la raccolta del pomodoro.
Il campo dove vivevano gli stranieri era stato realizzato in un terreno agricolo di proprietà di un pensionato di Trinitapoli di circa sessanta anni che, forse proprio per nascondere la tendopoli, aveva recintato con un muro di tufo alto circa tre metri. All’interno del terreno gli investigatori hanno trovato sessantotto tende da campeggio di varie dimensioni, molte delle quali erano state realizzate a ridosso di piccole baracche in legno per rendere più agevola la permanenza nel campo. All’interno delle tende gli stranieri avevano tutto l’occorrente per mangiare e dormire - letti, frigoriferi, piccoli comodini di fortuna - tra cui anche i televisori, molti dei quali erano dotati dell’antenna parabolica per seguire i canali televisivi satellitari della Romania e della Bulgaria. Nonostante le tende e le baracche di fortuna fossero dotate di corrente elettrica grazie ad un allaccio ad uno dei contatori di proprietà del titolare del fondo, le condizioni igienico-sanitarie in cui gli stranieri sono state giudicate pessime anche dagli ispettori della Asl che con i carabinieri hanno partecipato al blitz di ieri mattina.
I bulgari e i romeni, infatti, non avevano né acqua corrente e né servizi igienici. In particolare come bagno gli stranieri utilizzavano una buca - che avevano realizzato al centro del terreno - larga un metro e mezzo e profonda due metri: la buca, che non aveva alcuna protezione per la privacy, veniva utilizzata da uomini e donne indistintamente. Per lavarsi i braccianti usavano una fontana che si trovava all’ingresso della tendopoli e che era allacciata alla rete idrica del pensionato. Acqua che serviva anche per cucinare e che veniva utilizzata pure in quattro piccole strutture di fortuna, in legno e mattoni, realizzate anche loro all’ingresso del terreno e che venivano usati locali per la doccia. Nel corso delle indagini i carabinieri di Trinitapoli e della compagnia di Cerignola hanno scoperto che gli stranieri pagavano al proprietario del fondo un fitto settimanale di quindici euro a testa, pari a oltre mille e seicento euro ogni settimana. Poiché gli stranieri che vivevano all’interno del terreno sono comunitari al pensionato gli investigatori hanno contestato soltanto violazioni sulle leggi igienico-sanitarie, attività abusiva di affitta camere, oltre alla realizzazione di strutture abusive. Inoltre gli è stato intimato di abbattere sia il muro di cinta che nascondeva la tendopoli e tutte le altre strutture realizzare abusivamente come i locali adibiti a locali per la doccia. Il blitz di ieri mattina rientra in una serie di controlli disposti dai carabinieri - con la collaborazione dei colleghi del nucleo Ispettorato del Lavoro - nei comuni ofantini dove maggiormente è presente la concentrazione di cittadini stranieri che vengono utilizzati come braccianti agricoli nelle campagne di Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia e in altri comuni della neonata provincia pugliese per la raccolta del pomodoro e di altre colture. Ieri a Stornarella i carabinieri hanno controllato tre aziende agricole che impiegavano lavoratori alcuni dei quali stranieri, tutti regolarmente assunti.
[ da Corsera ]
Per una situazione di degrado così profonda,chissà quante altre non verranno mai conosciute,sappiamo tutti quanti ormai da anni chi raccoglie pomodori e altri prodotti nel mezzogiorno d'Italia,Medici senza frontiere ha pubblicato servizi a riguardo sulla situazione allucinante di queste persone,le condizioni delle loro luride residenze e delle loro condizioni sanitarie,ma nulla o quasi in questi anni è mutato,non dovrebbe essere difficile individuare queste situazioni,le attività non si svolgono tra quattro mura,ma evidentemente non esiste la volontà di mettere fine all'orrore.
Inseriamo il video documento sulla situazione a Rosarno in Calabria nel 2008,definirle allucinanti è un eufemismo
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