
Ha avuto il suo momento di gloria sul web la lezione di quel giovane manager che incitava all'orgoglio aziendale nel nome di Waterloo, da lui giudicata la più grande vittoria di Napoleone. Può capitare che a un esame giornalistico ci sia chi, interrogato su Garibaldi, se la sbrighi dicendo che «vestiva la camicia rossa». Può capitare per un onorevole l’America sia stata scoperta nel 1892. Storie di ordinaria ignoranza che riguarda la classe manageriale, quella politica, certo giornalismo. Per Giovanni Floris gli esempi non riguardano solo il decadimento della nostra classe dirigente. Sono l’espressione di uno scadimento generale dei nostri standard educativi, in un Paese dove il 19% dei laureati scrive a fatica due righe in italiano e non è in grado di comprendere le indicazioni per l’uso di un’aspirina.
Il dolente pellegrinaggio di Floris è anche la mappatura fedelissima e impietosa de La fabbrica degli ignoranti (Rizzoli), cioè la scuola e l’Università valutate per ciò che costano e producono, per il modo con cui gestiscono le risorse. Cosa ha dietro di sé l’ignoranza diffusa, cioè «l’incapacità di maneggiare gli strumenti della conoscenza, della cultura, la fatica nel capire e farsi capire»? Un esercito di docenti senza alcuna prospettiva, carriere immobili e nessun riconoscimento del merito in una professione che è la più itinerante, «siamo diventati tappabuchi, low cost, badanti di studenti».
Realtà di una burocrazia impazzita, con taglio di fondi e aumenti di sprechi. Dove può accadere che a Napoli, tra 13mila dipendenti, non si riescano a trovare i due bidelli necessari a far andare avanti una scuola. E che nel Friuli ci sia un turnover di professori (precari) per cui in una scuola i docenti cambino ogni anno. Il tutto in una situazione dove la mancanza di orientamento per gli studenti è una vergogna nazionale, con intere generazioni allo sbando, in una comunità scolastica «non selettiva, ma cinica». Essa premia i figli dei ricchi e penalizza quelli dei poveri che magari «sono bravi, ma sono soli, senza aiuto», senza sostegno e così a laurearsi sono i figli dei ricchi i cui studi sono pagati dagli altri, che si perdono per strada dopo essersi iscritti.
La denunzia di Floris è davvero incalzante e intransigente, straordinariamente ricca di “documenti” distribuiti tra l’antologia di articoli, lo scavo intelligente sulle “sorprese” di Internet, le selezionate opinioni di esperti sulla paralisi della scuola e le cure necessarie. E tutto converge in una «emergenza sociale» e riguarda, attraverso il modello dell’esperienza scolastica, il declino di convivenza civile, prassi politica, innovazione culturale. Floris sa bene che quello sulla scuola è un investimento a lungo termine: spendere oggi può alleggerire il presente di chi lavora nella scuola.
Ma se spendi bene, avrai i frutti tra dieci o venti anni, non puoi incidere immediatamente. A fronte di questi grandi temi egli avanza tre proposte “minimali”. Sono la possibilità di scelta della sezione da parte dell’alunno per “il riconoscimento del valore del singolo insegnante”. Il ripristino del voto in condotta che anticipa la riforma della Gelmini. L’istituzione di una Carta Atena destinata ai consumi culturali dei docenti. Piccole, provvisorie “cure” per un malato tanto grave, gravissimo...
dal messaggero web
Aggiungo personalmente,che il problema è senza dubbio la formazione sui banchi di scuola,ma è solo una visione parziale,se l'imbarbarimento e l'ignoranza,di pari passo con l'egoismo e il " virtuosismo" dell'essere coatto,non è nient'altro che la deriva dei modelli mediatici a cui le nuove generazioni fanno riferimento,un bombardamento intensivo fin dai primi anni di vita,dove il successo,l'affermazione a prescindere,sono i temi ricorrenti e proposti soprattutto dalla televisione,se per aver successo ci si deve proporre da cafone e sullo stile,vince chi è più aggressivo,dalla scuola non si possono attendere miracoli educativi,possono essere al massimo come le classiche pezze cucite su un abito,comunque la si veda,risulterà miserevole.
I frutti a cui accenna Floris,ovvero gli investimenti educativi,da chi dovrebbero essere proposti,da un governo che ha su questi temi,un enorme conflitto d'interessi per caso!!!
Non solo gli studenti o le nuove generazioni sono poco informate,ecco degli esempi sulla nostra classe dirigente politica,non sono tutti così ovviamente...
[ post inserito da dalida ]
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