Caro Presidente Napolitano. Ieri, in Basilicata, un cittadino le ha rispettosamente chiesto di non firmare il decreto che con il pretesto del rimpatrio dei capitali condona montagne di reati. Lei ha risposto che se anche avesse respinto quel condono, il governo l'avrebbe ripresentato lo stesso. Ci ha colpito la forza del tono oltre che, naturalmente, la sostanza, pesante, delle parole. Un segno, forse, di tensione. Come a dire: il decreto è quello che è ma non chiedetemi di fare ciò che i poteri non mi consentono. Quasi che parlando alla singola persona, lei si fosse rivolto a quella parte del Paese che ha sempre creduto nella legge che persegue i reati. E che adesso non può accettare che il reato diventi legge. Tra quei tanti che le hanno chiesto di non firmare ci sono anche gli 81821 cittadini italiani che hanno sottoscritto l'appello a lei rivolto dalle colonne di questo giornale da Bruno Tinti e condiviso da autorevoli giuristi. C’era scritto: lo scudo che permette agli evasori di rimpatriare i capitali nascosti all’estero nei paradisi fiscali, spingerà l’Italia ancora più in fondo nel precipizio di illegalità e di immoralità che ci sta separando dai Paesi civili. Quelle 81821 firme trasmesse venerdi via mail agli uffici del Quirinale non hanno meritato, però, alcun cenno di risposta. Ce ne dispiace. Non pensiamo a un silenzio infastidito poiché ben conosciamo la considerazione con cui ha sempre guardato alla libera informazione, la stessa che in queste ore manifesta a difesa della sua autonomia minacciata.
Siamo sicuri che lei saprà trovare il modo per non fare sentire ancora più sole quelle persone che a lei si sono rivolte e a lei guardano con fiducia. Quella stessa solitudine che hanno avvertito dopo l'approvazione del cosiddetto lodo Alfanoche solleva dai processi le quattro più alte cariche dello Stato. Protezione di cui il presidente della Camera Gianfranco Fini ha deciso di non avvalersi nella causa intentatagli dal magistrato Woodcock (che ha ritirato la querela) e che, tra pochi giorni potrebbe essere dichiarata incostituzionale dai giudici della Consulta. Solitudine che, immaginiamo, accompagni le decisioni della più alta carica dello Stato davanti a un governo protervo. Pronto, come ci ha detto, a rispedirle sulla scrivania la stessa legge vergogna che lei avesse eventualmente respinto. Frase, riteniamo, più dura da pronunciare che da ascoltare.
[ Antonio Padellaro ]

Troppo gentile è il commento del Direttore del Fatto quotidiano,ha usato toni morbidissimi verso la più alta e rappresentativa carica dello stato,senza nascondere la delusione d'una buona parte degli italiani,non solo gli 81mila che hanno firmato l'appello,viceversa personalmente suona come una presa in giro l'affermazione di Napolitano,che il decreto sarebbe tornato da firmare praticamente uguale,foss'anche stato così,in ogni caso avrebbe dato un esempio di dignità,non si può firmare una porcata del genere in modo così leggero.
Una delusione che non dimenticheremo,questo è un paese che ha perso la dignità anche dalle persone più serie e non se lo sarebbe aspettato
Il primo,il più autorevole non minimizza ma cerca giustificazioni da arrampicamento sugli specchi,lasciando la sola bacchettata al coordinamento e l'organizzazione del Pd,tocca fare più informazione sugli impegni importanti.
Improponibile il secondo personaggio,il quale afferma che il parlamento è troppo grande,troppi parlamentari,evidentemente soffre di agorafobia politica costui,"ma chi è?"
Un opposizione che farebbe invidia all'armata brancaleone,per la disorganizzazione latente,putroppo assolutamente presente
&& S.I. &&
0 commenti:
Posta un commento